S*P*Y*S (1974) Attenti a quei due spioni

Ci sono congiunzioni astrali che vanno rispettate e segnali che non si può ignorare. Come per esempio quando scopri che Cassidy è un fan sperticato di Hudson Haws. Il mago del furto (1991), film che non sentivo citare da svariate vite.
Dopo aver letto il suo post mi sono detto: sarebbe bello ora rispolverare quel DVD che comprai su bancarella circa dieci anni fa. Proprio così, dieci anni ha impiegato l’Universo a mandarmi un segno sul momento esatto in cui parlare di questo film, e l’ha fatto utilizzando la Bara Volante!

Un titolo semplice, quasi distratto

Un momento, ma all’epoca il DVD su bancarella funzionò male, e quando tentai di condividere con gli amici dell’epoca una chicca strepitosa ed imperdibile… addirittura il disco si bloccò e non sembrò più funzionare.
Dopo aver promesso a Cassidy una chicca da antologia, mi sono affacciato tremante alla mia dvdteca casalinga, dove da dieci anni dorme un DVD comprato per strada che già non funzionava all’epoca. In che guaio mi sono cacciato? Prendo il disco, lo volto per vedere la data… e l’occhio mi casca sulla casa che l’ha ristampato in digitale. La Universal… Se questo non è un segno dell’Universo…
Infilo il disco nel lettore e funziona alla perfezione. Semplicemente perché dieci anni fa non era il momento giusto per svelare al mondo questa chicca. Semplicemente perché dieci anni fa quei miei vecchi amici di social non erano fan di Hudson Hawk. L’Universo ha aspettato… ed ora è il momento…
Ma lo scoprirete alla fine del pezzo.

Due tizi che potrebbero diventare famosi…

Parigi. Una chiesa addobbata a festa per un matrimonio. Bambini che giocano, parenti in festa. Confetti e riso lanciati in aria.
Un bagno pubblico, che doppiaggio diventa “pisciatoio”. Forse i giovani non li ricordano ma c’erano anche in Italia e li chiamavano vespasiani: Totò ha detto tutto sull’argomento in Totòtruffa ’62.
Un fotografo immortala la sposa e poi entra nel bagno pubblico: inizia a tastare ovunque e poi si allontana. Perché nel frattempo è arrivato un misterioso motociclista, che entra nel vespasiano e inizia a tastare pure lui. Un secondo dopo tutto esplode e il motociclista si salva per un pelo.
Il commento della gente che arriva sul posto è un imperdibile segno dei tempi: «Secondo me è stato un regolamento di conti tra pederasti». È un’invenzione del doppiaggio italiano come solo un tempo sapeva fare.

Elliott Gould: i ricci più ricci di Hollywood!

Nell’attentato i due misteriosi figuri si sospettano l’un l’altro, ma in realtà non sanno di lavorare entrambi per la stessa fazione: sono entrambi spie americane, ma soprattutto sono entrambi miti.
Sono due ragazzi promettenti di nome Donald Sutherland ed Elliott Gould.

Donald Sutherland: i baffi più baffi di Hollywood!

Nel 1970 c’è stato un film che è diventato leggermente un fenomeno di costume, uno scherzetto dal titolo M*A*S*H, una taglientissima e irrispettosa presa in giro dell’impegno bellico americano proprio quando i cinema sono pieni di warmovie che mostrano quanto siano eroici quei soldati.
Mentre il film si appresta a diventare immaginario collettivo, la 20th Century Fox pensa che ci vorrebbe un’altra pellicola con quei due ragazzetti protagonisti di M*A*S*H, com’è che si chiamavano? Mi pare Sutherland e Gould, qualcosa del genere.
Visto che oltre al warmovie piacciono tanto anche gli agenti segreti furbi e gagliardi, perché non usiamo gli stessi attori – e la stessa grafica del titolo – per un film che prenda in giro la spy story? Da queste semplici premesse nasce un gioiello che purtroppo oggi temo sia sconosciuto: S*P*Y*S.

Fotobusta italiana dell’epoca

A chi affidare il compito di sbeffeggiare il genere principe del momento? Chi è così pazzo da prendere in giro James Bond e i suoi fratelli? Accetta la sfida un cinquantenne di Philadelphia che ha iniziato dalla TV e ha fatto qualche film. Un tizio di nome Irvin Kershner.
Probabilmente nessuno si è accorto che ha girato questo film, perché per avere un minimo di notorietà dovrà girare La vendetta dell’uomo chiamato cavallo (1976): da lì in poi è tutto in salita. I leoni della guerra (1976), Occhi di Laura Mars (1978), L’Impero colpisce ancora (1980) e finalmente il paradosso: 007: Mai dire mai (1983). L’uomo che ha diretto la parodia di Bond… ora dirige Bond Connery in persona!
Nulla sembrare fermare Kershner… ah, no, aspetta. Robocop 2 (1990) riesce a fermarlo per sempre…

Deliziosa locandina italiana dell’epoca

Presentato a New York City il 28 giugno 1974 e poi fuori concorso al Festival di Cannes, arriva subito in Italia il 7 novembre successivo.
Per motivi misteriosi viene presentato in VHS dalla Warner Home Video e Cannon (!) in data purtroppo imprecisata. Va in onda su Reteuno (Rai1) venerdì 20 febbraio 1981 alle 21,30, e lo stesso canale lo manda in onda nel pomeriggio del 15 dicembre 1984. Passa a Raitre il 5 gennaio 1986 e infine Canale5 lo manda in onda in seconda serata domenica 13 novembre 1988: fine della vita del film.
Ad esclusione del raro DVD Universal del 2009 che ho trovato su bancarella a 3 euro, non sembrano esistere altre tracce italiane del film.

Certo però che a James Bond lo trattavate meglio…

Ma insomma, per chi era la bomba nel vespasiano? Era proprio per Griffin (Elliot Gould) e Bruland (Donald Sutherland), agenti poco segreti e ancor meno speciali al ben poco valido servizio di Martinson (un inedito Joss Ackland in chiave brillante).
Parliamo di un servizio segreto così segreto… che la centrale è nascosta dietro il cesso!

Incredibile: Joss Ackland è nato vecchio!

Griff e Bruland fanno amicizia nel peggiore dei modi, ognuno convinto che l’altro volesse ammazzarlo. Poi però Griff capisce tutto, sfruttando il suo naturale intuito: è stato Martinson in persona a cercare di farli fuori.

«I cinesi agiscono con calma, i russi in fretta e noi da stronzi.»

Ecco spiegata in due parole l’intelligence americana! Va bene, l’originale slappy forse poteva essere tradotto meglio con quel “cialtroni” che riportano i sottotitoli del DVD, ma siamo nel ’74, amici miei, e in Italia gli ammericani non hanno tutti quei fan che avranno negli anni a venire.
Martinson è mortificato, un banale errore di assegnazione dell’incarico: erano altri due agenti a dover morire, come fare per farsi perdonare?

«Tu segui la serie Attenti a quei? Ecco, cominciamo a stare attenti» (cit.)

Martinson affida ai due agenti, a mo’ di risarcimento morale, una missione facile facile: devono prelevare il ballerino Sevitsky (Michael Petrovitch) che vuole disertare dall’URSS ed espatriare in America per soldi. E perché vuole incontrare Raquel Welch.
Un incarico facile facile, che anche due mentecatti potrebbero portare a termine. Infatti Griff e Bruland… non ci riescono! Ed è soltanto l’inizio di una sequenza inarrestabile di azioni di spionaggio che i due eroi sbagliano a testa alta.

Spie? Agenti Segreti? Ma no, siamo solo due simpatici cazzoni!

Un team di autori televisivi scrive per i due agenti sgangherati un fiume di situazioni che prendano palesemente in giro tutte le tematiche tanto care alla spy story dell’epoca: dai pingui “russoski” agli anarchici capelloni – che si possono ingannare con qualsiasi frase, basta specificare che l’ha detta Kropotkin! – dai silenziosi agenti cinesi agli idioti del servizio britannico, dal messaggio cifrato che finisce in bocca ad un cane – ribattezzato subito Kropotkin – agli inseguimenti clowneschi passando per un killer che sbaglia eternamente mira.

Solo occhi allenati potrebbe riconoscere in questi pescatori degli agenti cinesi…

Sutherland e Gould ci mettono la loro faccia da schiaffi e ad ogni inquadratura si assicurano che sia chiaro che niente è sul serio. In fondo stanno usando il metodo sperimentato in TV da Tony Curtis e Roger Moore in Attenti a quei due (1971), dove la parodia del genere è meno sfacciata ma lo stesso palese.

Non sparare, ma se proprio devi… almeno spara solo a lui!

Temo che visto oggi il film possa addirittura risultare incomprensibile, ma va ricordato che all’epoca il genere spy regnava sovrano come dopo il Duemila regnano gli horroracci da due soldi: per sperare di avere successo, un romanzo, un fumetto, un film o un telefilm dovevano per forza avere elementi spy.
Sono cresciuto negli anni Ottanta respirando le ultime esalazioni di questa moda quindi ancora oggi riesco a ridere delle trovate di S*P*Y*S, perché ci ritrovo presi in giro tutti quei noiosissimi film che vedevo da bambino. Perché per ogni James Bond c’erano almeno cento filmacci spy pezzenti che le TV trasmettevano, e molti di quei film li avevamo fatti noi italiani sotto copertura.

Perché tutti continuano a puntarci una pistola contro?

Va be’, ma alla fine della fiera… dov’è questa “chicca” di cui ho parlato all’inizio? Sono probabilmente l’unico al mondo a mostrarvi il video che trovate qua sotto, e che potete anche scaricare: si trova sul mio GoogleDrive, visto che sono bandito a vita da YouTube.
Si tratta del finale di S*P*Y*S, una scena che sono sicuro Bruce Willis e Danni Aiello conoscessero bene ai tempi di Hudson Hawk

Un’ultima nota per il doppiaggio. Questo film guadagna tantissimo nella nostra lingua, perché negli anni Settanta esisteva ancora un doppiaggio italiano che sapesse interpretare e addirittura migliorare. Non me ne voglia nessuno, ma oggi è più facile che si limiti a snocciolare termini itanglesi che sottraggono forza ad un testo.
Tradurre la canzone finale è un gesto di classe che appartiene davvero ad un’altra epoca…

L.

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37 risposte a S*P*Y*S (1974) Attenti a quei due spioni

  1. Cassidy ha detto:

    Nuuuuooooooo!! Avevi promesso una chicca, ma questa è clamorosa!! 😀 Il film lo conosco solo perché spulciando le filmografie di Kershner e del mitico Donald Sutherland, mi cadeva sempre l’occhio su questo titolo scritto proprio come M*A*S*H che però non era M*A*S*H, no no, ma che scherziamo! Ora dovrò vederlo per forza! A parte il fatto che ti ringrazio sia per avermi fatto conoscere questo film, ma anche perché oggi passerò la giornata a canticchiarmi “Side by “ide”, meraviglia assoluta di post!! 😀 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’Universo ha atteso pazientemente dieci anni perché ti sottoponessi questa chicca, dieci anni in cui il DVD ha riposato nella mia collezione, quasi dimenticato, e miracolosamente è tornato a funzionare dopo che sembrava perso per sempre. Tutti questi segnali non potevano essere ignorati ^_^
      Scherzi a parte, la canzone è un mito e dal 1927 in poi sicuramente sarà stata cantata da chiunque, però mi piace pensare che al momento di camminare “fianco a fianco” con Danni Aiello al caro vecchio Bruce sia venuto in mente il finale di S*P*Y*S 😉

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      • Cassidy ha detto:

        Mi fa piacere di aver avuto un ruolo in questo segno arrivato dall’universo, anzi, dalla Universal, il tocco del DVD che riparte per miracolo è la ciliegina sulla torta 😉 Si il pezzo è celebre, ma hai trovato un legame tra due film dal tono molto simile, uniti da questa canzone, uniti direi “Side by side” 😉 Cheers!

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      • Cassidy ha detto:

        Comunque io è da stamattina che mi sparo in cuffia il video (storia vera), no così, perché si sappia che ho sviluppato una nuova dipendenza 😉 Cheers!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti capisco, solo ieri mentre lo facevo e dopo caricato l’avrò visto non so quante volte 😛

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  2. Vincenzo ha detto:

    Che chicca che hai tirato fuori, sul serio…
    E che coppia…
    Certo Kershner non è Altman, anche se a suo modo è fortissimo, non so se hai mai visto una sua intervista, sembra tipo un John Ford della nuova generazione…😀😀

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Non voglio fare la parte del razionalista, ma forse oggi hai un lettore dvd migliore 😛

    Comunque, sembra un film divertente – e Gould è perfetto, nel ruolo del cazzoncello 😉

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  4. Denis ha detto:

    Mai sentito questo film,ma nel 1974 e uscito un’altro film che farà da ispirazione per Arma Letale e Die Hard dal titolo Una strana coppia di sbirri con Alan Arkin e James Caan,comunque Sutherland passerà il ruolo di spia al figlio Kiefer in 24 che poi doppierà Snake in Metal Gear V

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Questo film onestamente non l’avevo mai sentito… Ma adesso mi hai messo la pulce e mi sa che devo recuperarlo in qualche modo.
    Sono curioso di vedere quanti film hanno attinto a questo S*P*Y*S (“Spie come noi”? Giusto per citare due cretini sotto copertura).

    E visto che siamo in tema, posso fare outing? M*A*S*H non mi è mai piaciuto. Ma zero proprio. Nonostante i miei genitori lo venerino in modo totale e anche a secoli dall’ultima visione ne citino parti a memoria.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Così a caldo direi che “Spie come noi” è più comico, con venature sarcastiche, mentre “SPYS” è più satirico. Non sono sicuro delle esatte sfumature di queste parole, però di sicuro questo non è un film comico, ha come scopo prendere in giro la spy story con effetti satirici. Mentre il film di Landis ha vere e proprie gag studiate per far ridere, quindi mi sembra che l’idea di base sia differente.

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  6. Kukuviza ha detto:

    Questi filmetti qua sono veramente fantastici. Sutherland mi piace assai e anche Gould in quei film dell’epoca non mi dispiaceva.
    Comunque ero convinta che il regista dell’Impero fosse Richard Marquand, ero proprio convinta e pensavo: ‘ma come, Lucius scrive una cosa del genere???’ E come san Tommaso, sono andata a controllare, e dopo essermi accorta del mio errore me ne torno nella tana con le ali tra le spalle.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Considero un mio grande pregio non ricordare una mazza e anche se qualcosa me la ricordo, non mi fido: questo mi spinge sempre a controllare! Il che vuol dire che ogni dato che metto nei miei blog è “controllato”, tolti ovviamente errori o sviste. Parafrasando Socrate, l’unica cosa che ricordo è che non ricordo, quindi controllo 😛
      Sono cresciuto con Gould e appena in TV davano un suo film era un patto non scritto in famiglia che si vedeva e basta: che fosse commedia, dramma o che altro non aveva importanza. Se c’era Gould, aveva carta bianca!
      Sutherland mi è capitato molto di meno, forse l’ho conosciuto ed apprezzato in seguito. Sarebbe da studiare, ma temo che non girassero molti suoi film negli anni Ottanta, quando mi sono “formato”. Credo che all’epoca il buon Donald per me fosse solo quello di “Terrore dallo spazio profondo” (1978), che se vogliamo non è proprio rappresentativo della sua carriera.

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      • Kukuviza ha detto:

        Sì Gould passava parecchio. Porca miseria mi hai ricordato “Terrore dallo spazio profondo”…non volevo andare a dormire e guardavo sotto il letto alla ricerca dei baccelli!! Che trauma infantile.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quegli effetti speciali erano terrificanti e schifiltosi: ti facevano sentire sporco! Per quanto all’epoca adorassi Abel Ferrara, quando girò il suo inutile remake fu davvero una delusione: effetti degli anni Novanta nulla potevano contro i baccelloni anni Settanta 😛

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      • Kukuviza ha detto:

        Il film di Ferrara non sapeva di niente. E anche se non c’erano gli effetti speciali schifiltosi, mi ricordo che anche quello degli anni ’50 mi aveva fatto venire una cert’ansia, una inquietudine non da poco.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quello storico, degli anni Cinquanta, è il simbolo della paura del comunismo che a lungo ha pervaso la fantascienza americana, ma c’è una sfumatura che mi sembra non sia stata notata, o almeno non a pieno.
        Data l’epoca, le donne sono tutte mogliettine svenevoli e ubbidienti, ma quando ne vediamo una trasformata dal baccellone… si vede subito che è cambiata. Ora parla all’uomo sullo stesso piano, e questo getta nel panico il protagonista: una donna che si comporta come una persona normale? Dev’essere per forza un’aliena!
        Sembra una sottigliezza eppure questo sentimento l’ho ritrovato sempre, studiando le donne artificiali degli ultimi duecento anni per uno dei miei saggi in ebook. Sono ginoidi costruite da uomini che mandano nel panico gli uomini stessi, i quali poi reagiscono con odio distruttivo. Le ginoidi “buone” sono quelle che si mantengono succubi e ubbidienti come le donne “vere”: non credo che sia una cosa voluta scientemente, ma guardando in sequenza duecento anni di ginoidi spicca palesemente agli occhi. 😉

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      • Kukuviza ha detto:

        Interessante questa lettura, non ci avevo mai pensato in effetti. La trasformazione post-baccello l’avevo interpretata più come assenza di emozione o conformismo, infatti se uno non voleva far capire agli alieni di essere un umano, non doveva mostrare sentimenti di nessun tipo.
        Però è assai interessante questo aspetto misogino dei creatori di ginoidi. Mi sa che però in generale, uno che crea un qualche tipo di essere artificiale si aspetta ubbidienza dalla sua creatura e quando essa si ribella diventa subito cattiva agli occhi del creatore.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti gli androidi nella narrativa tendono a ribellarsi, perché per l’autore (e per il lettore) un uomo è libero e per natura si ribella alla schiavitù. Invece appena questo istinto viene sviluppato dalla ginoide, scatta un qualche sorta di terrore profondo che porta il disprezzo. Si potrebbe definire la Sindrome del Cigno Nero: appena una donna si mostra libera e indipendente, come la versione ginoide di Odette, ecco che viene ritratta in modo negativo. Al contrario, quando una donna si finge bambola e gioca a limitare la propria libertà, come nelle varie versioni di Coppelia, ecco che è vista con simpatia ed è ritratta in modo positivo.
        E’ una mia idea, perché quando di solito si parla di ginoidi si citano un paio di esempi famosi e non si prendono in considerazioni prodotti di cultura più bassa. Invece questo sentimento si ritrova addirittura nei fumetti erotici: la protagonista che salta la cavallina è tollerata dal lettore, che in fondo è proprio quello che cerca nella storia, ma appena nella trama appare una donna artificiale che fa le stesse identiche cose, viene vista in modo negativo e diventa la cattiva della vicenda. Ripeto, dubito sia fatto scientemente, ma è un curioso risvolto della psicologia degli autori maschi.

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      • Kukuviza ha detto:

        Esiste qualche autrice che ha trattato lo stesso tema?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La meno nota è Gwyneth Jones, che nel suo romanzo “Pazienza divina” (1984) è stata la prima ad scrivere il termine “gynoid”: prima di lei le donne artificiali venivano chiamate “androidi”, giusto per mortificarle un altro po’.
        L’unico esempio famoso è Thea Von Harbou con lo stupendo romanzo “Metropolis”, scritto per il celebre film del marito Fritz Lang. La sua ginoide è figlia del terrore che nasce dall’invenzione della catena di montaggio americana, che sta conquistando il mondo, esattamente come Olympia di Hoffmann era figlia della rivoluzione industriale: non credo sia un caso che lo scienziato di Metropolis, interrogato sul nome della sua donna artificiale, risponda “Parodia”, che è il nome con cui il Nathanael de “L’uomo della sabbia” sferza Olympia quando scopre che è solo una bambola.
        Il romanzo della Von Harbou è stupendo, ma da solo non basta a capire come le scrittrici vedano le donne artificiali. Soprattutto se paragonato a duecento anni di ginoidi scritte da maschi…
        Ecco un passaggio che adoro del romanzo:
        «Non siamo perfetti, Futura! Siamo imperfetti! Imperfetti! Ti posso dare quel sorriso che ha fatto precipitare gli angeli nell’inferno? Ti posso dare le lacrime che redimerebbero perfino Satana, e che lo farebbe beatificare?… Parodia è il tuo nome! E Fallimento è il mio!»

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      • Kukuviza ha detto:

        Anche se le autrici sono in minore numero hai comunque notato che trattano le ginoidi in modo diverso dagli autori, quindi. È una cosa interessante, anche perchè subconscia.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se seguiamo la tesi di Sarah Connor, l’uomo costruisce robot perché ovviare all’impossibilità di partorire, quindi una donna non sente alcun particolare bisogno di scrivere di persone artificiali, uomini o donne che siano. Il problema è che Sarah Connor è scritta da un uomo…
        Mary Shelley era una donna eppure ha scritto la storia di creazione artificiale per eccellenza, ma anche lì arriva il “razzismo” di genere. Quando la creatura chiede una donna, il dottor Frankenstein inizia ma trova abominevole creare un donna e si ferma a metà: dunque creare un maschio unendo pezzi di cadavere non è così brutto come farlo per una donna, e la vera “moglie” del mostro rimane semplice carne buttata su un tavolaccio. (Ci penserà cent’anni dopo il cinema a creare la fugace icona della Moglie di Frankenstein. Che poi sarebbe “sposa”, bride, visto che non si svolge alcuna funzione quindi la traduzione italiana “moglie” mi sembra imprecisa.)

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  7. Giuseppe ha detto:

    Che perla ingiustamente dimenticata sia dalla tv che dall’home-video, questo SPYS (l’avessi trovato pure io quel DVD! E non credo ci sarebbero stati nemmeno particolari problemi di lettura, avendo dovuto cambiare il lettore poco più di un paio d’anni fa 😉 ): penso di averlo visto in ogni suo passaggio televisivo, all’epoca. E ho fatto bene, visto l’immeritatissimo oblio di cui è rimasto incolpevole vittima da lì in avanti 😦
    Per quanto rimanga impossibile operare una vera selezione fra scene migliori -lo sono TUTTE, praticamente- in un film scoppiettante come questo, ogni volta che se ne parla mi piace ricordare quella del rischioso trucchetto messo in atto per poter uscire dal ristorante senza pagare il conto 😀
    P.S.
    1) Attenti a quei due, serie di una classe e un’ironia d’altri tempi: la rivedo ogni volta che la ridanno!
    Ricordo pure alcuni film di “rimontaggio” per le sale in stile U.F.O. (da noi era una prassi per le serie britanniche di successo, in quegli anni: sfruttamento commerciale al di là del piccolo schermo, col non secondario bonus del colore che in tv era ancora di là da venire)…
    2) Gli Ultracorpi di Abel Ferrara: non disprezzabile, in fondo, anche se non regge il confronto con il precedente e terrificante remake di Kaufman…
    3) A proposito di ginoidi: Olympia è stata pure agente operativa in incognito per la martinmysteriana base di Altrove… tutt’altro che una bambola, lì, nonché pochissimo incline ad essere considerata “parodia” da chiunque (sempre che questo chiunque non volesse testare sulla propria pelle la forza di una terminatrix ante-litteram) 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      1) Ho cercato di tracciare e lasciare memoria proprio di quei film di Attenti a quei due che portavano al cinema gli episodi TV: ecco quelli che ho trovato.
      2) All’epoca ero pazzo di Ferrara e di Meg Tilly, ma lo stesso mi sembrò un film molto poco potente, per portare quella firma. La critica al conformismo e all'”unità” era troppo di grana grossa per lo stile più tagliente utilizzato dalle sceneggiature di Nicholas St. John con cui mi sono innamorato di Abel.
      3) Ho dovuto inghiottire la mia antipatia per la Bonelli e leggermi quelle avventure dell’Olympia agente, anche se poi per il saggio non l’ho utilizzata. C’erano fin troppe incarnazioni del personaggio hoffmanniano da curare per infilarla. Però l’ho inserita nell’Enciclopedia delle Donne Artificiali a cui sto lavorando 😉
      Purtroppo il personaggio del fumetto ha davvero poco a che vedere con Hoffmann, è solo che Olympia è il nome archetipico per la donna artificiale, e solo perché quella di Metropolis non ha nome. (O almeno non nome universalmente accettato e riconoscibile.)
      Rispetto agli androidi le ginoidi nella cultura popolare sono tante ma tutte pressoché dimenticate, quindi è difficile per una storia fare riferimento a predecessori illustri. E la disparità di trattamento sembra trovare un (forse) inconsapevole simbolo nel film “I.A. Intelligenza Artificiale”, dove l’androide prostituto è co-protagonista mentre la ginoide prostituta (Gigolo Jane) fa giusto una comparsata di cinque secondi.

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      • Kukuviza ha detto:

        Meg Tilly, con quei suoi lineamenti un po’ alieni, era adatta al ruolo però

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quello sì, era perfettissima: il suo grido è l’unico momento che salvo del film 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Dunque, così a occhio direi che i film di Attenti a quei due li hai trovati tutti (compresi quelli che non avevo mai visto) 😉
        Per quanto riguarda “I.A. Intelligenza Artificiale” propenderei per il simbolo inconsapevole, nel senso di una disparità forse motivata anche da altre intenzioni come ad esempio, data la comune professione, la scelta non “maschilista” di dare più spazio all’androide Gigolo Joe che non alla ginoide Gigolo Jane…

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  8. Kukuviza ha detto:

    Aspetta, mi sono dimenticata di chiedere: cos’è sta storia che sei bandito a vita da Youtube??? 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Una decine d’anni fa ero molto attivo sul Tubo, un sacco di video con un discreto numero di visualizzazioni: purtroppo, come in ogni consesso umano, tanta gente significa tanta spazzatura. Per pura stronzaggine arrivarono le segnalazioni di violazione di copyright e YouTube non fa processi: se qualcuno segnala, sicuramente ha ragione. Superata la quota tre segnalazioni ho perso tutto: anni di contatti da tutto il mondo, anni di video, commenti interazioni… tutto spazzato via in un lampo. Se volevo riaccedervi dovevo dimostrare di non aver violato il copyright, seguendo l’assurdo principio che l’onere della prova va all’accusato, non all’accusatore! E così se ne sono volati via anni di lavoro. Almeno quando sono stato cacciato da Facebook, perché ora sono vietati gli pseudonimi, ho perso solo anni di chiacchiere e poco altro.
      E’ il mio destino essere cacciato dai club che accettano persone come me 😀

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