Hellraiser 3 (1992) Inferno sulla città

Continua il ciclo dedicato alla saga che fa male… perché fatta male!

Va be’ che va be’, ma però…
Questo dev’essere stato il complesso ragionamento della New World Pictures di Roger Corman: va bene produrre filmacci, ma a tutto c’è un limite. Già Hellraiser 2 (1988), prodotto solo perché il primo film era un capolavoro, è stata parecchio dura: fare pure il terzo sarebbe davvero un masochismo degno d’un Suppliziante.

“Fangoria” n. 110 (marzo 1992)

Comunque la New World Pictures nel 1988 si divide in altre case e fa di tutto perché nessuno le chieda un terzo Hellraiser. Però le cose vanno male: la New World Entertainment va subito in bancarotta e nel gennaio 1990 viene venduta insieme alla New World Video a Ronald Perelman, ma solo come antipasto: il ricco affarista si compra da Roger Corman per 82,5 milioni la Marvel Entertainment Group, che la New World Pictures aveva comprato nel 1986.
Perelman è un uomo d’affari, non se le sporca le mani con i film della New World. Lui si compra la casa, i diritti dei film li butta per strada: che se li raccolga pure il primo stronzo che passa. E passa la Trans Atlantic Entertainment, fondata proprio nel 1988 da Lawrence L. Kuppin ed Harry Evans Sloan, precedentemente dirigenti della New World Pictures: ma guarda a volte quanto il cinema assomiglia ai giochi sporchi di qualsiasi altro settore…
Morale della favola, la Trans Atlantic non ha soldi ma ha i diritti di alcuni filmacci dell’ex New World. «La compagnia sta attualmente pianificando un gran numero di sequel dei film di successo della New World», annunciava entusiasta Philip Nutman da “Fangoria” (n. 110, marzo 1992). Mi sembra il momento buono per sfornare Hellraiser III: Hell on Earth, distribuito dalla Dimension Films.

Come si capisce dalla grafica, sarà un film d’inferno

Alla rivista “Shivers” (n. 5, febbraio 1993) Clive Barker racconta:

«La prima volta che ho sentito parlare di Hellraiser III era chiaro che la casa produttrice non mi voleva a bordo per ragioni economiche. Il capo Lawrence L. Kuppin voleva la sua firma sul progetto, non la mia, e non mi voleva in giro. Ero ragionevolmente costoso e, francamente, sapevo che voleva qualcuno a buon mercato. Ho avuto la sensazione che la filosofia di fondo fosse “Tenete Barker fuori”.»

Intervistato poi da “The Bloody Best of Fangoria” (n. 12, luglio 1993), sempre Barker racconta della sua mansione di produttore esecutivo:

«Il lavoro di produttore esecutivo consiste nell’infilare il dito nella torta quando pensi di poter migliorare la ricetta, e tenere il dito fuori quando pensi non sia il caso. […] È quello che ho fatto con Hellraiser III. La Miramax [Dimension Films] venne da me con un film, disse che era un po’ leggerino e mi chiese se potessi migliorarlo. Risposi che c’era un film molto buono, all’interno di quello, ma avevamo bisogno di spendere più soldi. Dissero che avrebbero messo a disposizione mezzo milione di dollari se riuscivamo a girare qualcosa in tre o quattro giorni. Così abbiamo girato tutta la roba bondage del finale, la pianta strana e gli effetti speciali “succhia-pelle”, cose che tutti avrebbero sempre voluto fare. Tu non hai mai desiderato di succhiar via la pelle ad una donna?»

Salutiamo Clive e la sua strana perversa fantasia – spero ironica – e limitiamoci a notare che probabilmente nel suo delirio d’onnipotenza non si è reso conto che nella torta non ci ha infilato un dito, ma ben altra parte anatomica…
Probabilmente sarebbe stato un buon piccolo film, se non fosse stato suppliziato da Clive Barker.

Clive Barker nuoce gravemente al lavoro del tuo dentista

Malgrado non se ne sia accorto nessuno, il 15 e 16 maggio 1992 il film si trova nel cartellone delle anteprime del Fangoria’s Weekend of Horrors di Los Angeles: è stato presentato davvero? Nessuno ne parla, ma dieci giorni dopo il film ha già attraversato l’oceano. Molto più nota infatti è l’anteprima a fine maggio 1992 del Dylan Dog Horror Fest. Come ci racconta “la Repubblica” del 21 maggio,

«il festival milanese si sposta quest’anno in uno spazio che dovrebbe favorire affluenze pari a quelle del mitico Rex di Parigi: un Palatrussardi arredato da tendone degli orrori, con installazioni del maestro nazionale degli effetti speciali, Sergio Stivaletti, stand per la vendita di articoli terrorizzanti, spazi d’incontro tra fans e protagonisti del cinema di paura internazionale.»

Qual è il menu di lunedì 25 maggio?

«Fra le anteprime assolute la parte del leone tocca ai “sequel”, che sono una tradizione del genere (di alcuni circola la voce che siano migliori dell’originale). In programma Grano rosso sangue 2, sèguito della saga orrorifica campestre di Stephen King, Hellraiser 3, sulle nuove turpitudini dei Supplizianti partoriti dalla fantasia di Clive Barker, la celebre casa stregata “protagonista” di Amityville ’92

“Almanacco della Paura” n. 2 (marzo 1993)

Il dylandoghiano “Almanacco della Paura” n. 2 (marzo 1993) è entusiasta. Dalla loro rubrica Maurizio Colombo e Stefano Marzorati scrivono:

«Pensate che addirittura Halloween 4, Hellraiser 3 e Alien 3, facilmente preventivati come fiaschi, si sono rivelati al di sopra di ogni nostra aspettativa, e non ci hanno fatto rimpiangere i soldi del biglietto. Vi sembra cosa da poco?»

Visto che il film uscirà nelle sale italiane solamente il mese dopo, immagino che questo giudizio si sia formato durante il citato Horror Fest.
Comunque per un resoconto dettagliato ci conviene ascoltare il critico Charlie Richard “Chas” Balun sul numero 23 (autunno 1992) della rivista “Gorezone”.

«Un potente ed esplosivo riff dei Metallica scuote il Palutrussardi [ahò, ’sti americani non le azzeccano mai le vocali italiane!] e a un certo punto ci si dimentica che questo è un festival horror e non l’apocalisse. Il cavernoso palazzetto è al massimo della sua capacità, con più di 5 mila fan rauchi vestiti di magliette nere e giacche di pelle, chiamati dalla musica metal a celebrare, l’ultima notte a Milano, il Dylan Dog Horror Fest italiano con l’anteprima mondiale di Hellraiser III: Hell on Earth

“Gorezone” n. 23 (autunno 1992)

Amici e lettori: se conoscete qualcuno che era lì, quella notte, invitatelo sul blog a raccontarci la serata!

«Lawrence Mortorff, produttore di questo sequel, ci informa che la versione che sta per essere proiettata è solo una copia di lavorazione [workprint]: devono ancora essere aggiunti gli effetti speciali visivi e sonori. Alcune delle sequenze devono essere ancora trattate quindi appariranno in bianco e nero. Alla platea non frega un cazzo [doesn’t give a shit]: sono venuti a rockeggiare e niente li fermerà. Anche l’annuncio che il film è arrivato troppo tardi per essere sottotitolato in italiano viene accolto con un coro di suoni gutturali [chorus of throaty cheers].»

Insomma, già il film è una porcata: senza effetti speciali, senza effetti sonori, con parti in bianco e nero e senza sottotitoli… Ma che cazzo hanno visto, quegli italiani al festival? Manco a Sanremo si vede roba così orripilante!
Comunque il critico Balun, che si presenta subito come uno che non stima affatto i primi due Hellraiser, viene rapito della proiezione e ne rimane estasiato, votando il resto della sua vita a fare il cenobita. Mi sa che non stava bene, di suo.

Tutti così, voi critici: prima criticate poi vi piace il nostro dolore

Montato per bene, la Dimension Films distribuisce Hellraiser III: Hell on Earth in patria americana l’11 settembre successivo: oibò, possibile nessuno si sia accorto che l’inferno in Terra è sceso l’11 settembre? Qui ci scappano almeno altri tre libri cospirazionisti…
La consueta Eagle Pictures porta il film nelle sale italiane il 9 aprile 1993 con il titolo Hellraiser III. Inferno sulla Terra. La prima trametta, apparsa lo stesso giorno su “La Stampa”, inventa una definizione che oserei chiamare capolavoro: «il portatore di dolore Pinhead». Applausi a scena aperta!

VHS Multivision

Ma ecco come continua la recensione:

«Dal 1987 del primo Hellraiser, film di debutto del romanziere d’orrore Clive Barker tratto da un suo libro, il Grand-Guignol decadente e i malefici oggetti ideati dallo scrittore seguitano a affascinare, anche quando Barker è ormai altrove.»

Va invece giù duro il recensore del giorno dopo, 10 aprile:

«Banale e stupidotto nella presentazione dei personaggi di contorno e finché cerca di spiegare l’inspiegabile, Hellraiser III funziona quando si abbandona al puro gioco della fantasia nella dimensione onirica e morbosa che Barker predilige. Sono efficaci gli effetti speciali, i trucchi, le visioni di carni squartate, zampilli di sangue, viscere fumanti: è bella l’immagine della coraggiosa eroina, in fuga in una rarefatta New York notturna insidiata dal soprannaturale.»

Me lo immaginavo diverso, l’inferno

Rimane qualche mese in sala prima di scomparire: non esistono prove di una sua trasmissione televisiva, anche se è facile che sia avvenuta con qualche strano titolo alternativo.
La consueta Multivision lo presenta in VHS, anche in versione economica, in data imprecisata ma è facile che sia stato nello stesso 1993. Esiste una VHS Hobby&Work della serie “Rassegna di Cinema Horror” purtroppo senza data, mentre risale al 1999 una VHS della Fox Video, a dimostrazione di una vita in home video molto attiva. In tutte queste edizioni il film si chiama semplicemente Hellraiser III.
Al momento di portarlo in DVD, nell’ottobre 2005, la Stormovie non si sa perché si inventa un titolo di sana pianta: Hellraiser III. Inferno sulla città, che qualche solerte fan ha inserito anche in IMDb: da dove esce ora questa “città” se nei cinema era “Terra”? Non se lo chiede di certo la Koch Media nella sua opera di ristampa del ciclo nel 2012, così lo ristampa con quel titolo sia in DVD che in Blu-ray.

Lo sceneggiatore di Liverpool Peter Atkins viene via con poco, non è che abbia molto da fare. Anzi, se serve è disponibile anche come attore: infatti interpreta il barista infame e il cenobita “Barbie”. (Che non c’entra niente la bambola, è un gioco di parole con barbed wire, “filo spinato”.)
Disponibilissimo è anche il londinese Anthony Hickox. Non è ancora il grandissimo autore di film con Dolph Lundgren – Nell’occhio del ciclone (1999) e Jill Rips (2000) – e di film con Steven Seagal – Submerged (2005) – quindi si può permettere di giocare con l’horror. In fondo è reduce da Waxwork (1988) e Waxwork 2 (1992).

La giusta punizione per lo sceneggiatore/attore Peter Atkins

Il ras del quartiere Monroe (Kevin Bernhardt) compra una misteriosa scultura da un misterioso negozio inesistente, gestito da un misterioso barbone… interpretato da Lawrence Kuppin, ex dirigente New World e ora capo della Trans Atlantic.
Monroe porta a casa la scultura e ci infila una mano dentro: oh, uno le mani le infila dove vuole. Però dentro c’è un topo – animale noto per fare la tana all’interno di sculture – che lo morde e il sangue, irrorando la pietra, riporta in vita la testa del nostro cenobita preferito. (Anche se purtroppo questo nome non viene più utilizzato nella saga.)
Monroe è un duro, e dopo aver pianto decide di accettare il patto satanico: se porterà vittime umane alla statua avrà il potere. E Monroe ottiene così il potere… di scoparsi la prima mignottella che trova. Ammazza che potere! Ma come te chiamano, He-Man?
Visto Monroe ha il sesso in testa, quando sarà fregato e divorato diventerà il cenobita Pistone, con due pistoni che gli pompano nelle tempie: neanche Dante avrebbe trovato contrappasso migliore.

L’inutile e fastidiosa protagonista del film

Intanto la giornalista dal capello perfetto Joanne detta Joey (Terry Farrell) cerca lo scoop e assiste a fatti strani, tipo tizi al pronto soccorso pieni di catene che gli esplode la testa. E poi sogna la guerra manco fossimo finiti in Allucinazione perversa (1990), e poi fa un mucchio di robe inutili che affossano il ritmo della storia.
Visto che però possiede la scatola di Lemarchand, sarà purtroppo la protagonista del film. Va be’, non esageriamo: c’è lei in video, ma protagonisti sono solamente i cenobiti.

Ma… chi ha messo quel tubo sulla scatola?

L’unico momento in cui Joey non dà fastidio allo spettatore è quando se ne esce con questa frase:

«Ho oltrepassato la soglia della follia per raggiungerti»

Curioso, due mesi dopo l’uscita americana di questo film esce Bram Stocker’s Dracula e il suo

«Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti»

Che Coppola si sia avvalso della partecipazione occulta dello sceneggiatore Atkins?

Oh, io ’sto gioco proprio non lo capisco

Joey ha detto quella frase rivolta al Captain Elliot Spencer (Doug Bradley), che finalmente ci viene presentato con nome, cognome e grado.
Questi si lancia in discorsi noiosi, raccontando come cercando nei peggiori bar di Caracas abbia trovato la scatola di Lemarchand e abbia iniziato la sua luminosa carriera di cenobita.

«C’è un mostro, là fuori… e quel mostro sono io.»

Così inizia la parte migliore del film. Oddio, migliore… Diciamo la parte meno peggio del film.

Il posto più morbido dove infilare un CD

Dal primo capitolo torna Bob Keen, che la rivista specializzata “Fangoria” (n. 117, ottobre 1992) definisce «British-born FX maestro», e la sua compagnia Image Animation.

«Quando per la prima volta abbiamo creato i cenobiti per Hellraiser ovviamente non avevamo idea che avrebbero avuto così tanto successo, perciò mi sono concentrato sul dare ai cenobiti un aspetto ancora più intrigante. […] Per questo film non c’era alcuna descrizione iniziale di come sarebbero apparsi i cenobiti: mi sono venute delle idee e il regista e lo sceneggiatore sono stati molto disponibili ad ascoltarle, dandomi molto materiale su cui lavorare.»

I cenobiti storici sono morti nel secondo film. (Ma quando uno schiavo dell’inferno muore… dove va? Forse in Paradiso: un amante dei piaceri della carne lì si annoierà di brutto!)
Bob Keen dunque inventa nuovi artigiani del dolore – il citato critico Balun conia un espressione geniale: Pain Gang! – e il primo ad arrivare in scena è quello chiamato “Camerahead Cenobite”. L’attore Ken Carpenter viene truccato come… la versione suppliziante di John Carpenter!

L’attore Carpenter con i baffi di John Carpenter!

L’amica della protagonista, Terri, è interpretata dall’esordiente Paula Marshall che anni dopo diventerà star televisiva. La giovane attrice prima veste… cioè, “sveste” la pelle della vittima suppliziante scarnificata…

A quanto pare, questa è la fantasia preferita di Clive Barker

… poi con la sigaretta nel collo diventa la mitica Troia Fumante. No, scherzo, il nome datole dai fan è “Dreamer Cenobite”, perché il suo personaggio diceva che voleva sognare in grande.

Vieni con me e fumerai in eterno… dal collo!

Ma il mio preferito in assoluto è quello non accreditato nei titoli di coda: il DJ cenobita di Radio Sballo Station, che lancia CD taglia-tutto!

Master Mix e il suo disco caldo dell’estate all’inferno

Non pensiate che tutti questi personaggi abbiano più di dieci secondi di spazio nella storia, sono semplici note di colore che fanno da sfondo all’opera del personaggio di cui finalmente viene citato il nomignolo.

«Altri amici sono venuti a giocare con te, Joey.»
«Gioca con questa, portaspilli!» (Play with this, Pinhead!)

Entra dunque in scena il nome Pinhead, che da semplice nomignolo apocrifo entra prepotentemente nel dizionario di Hellraiser, proprio quando ne escono Supplizianti e cenobiti. (Per non parlare di ierofanti.)
Solo che ormai siamo in pieno Valetudo: non ci sono più regole, non ci sono più premesse, non c’è più correlazione fra causa ed effetto, quindi vale tutto. Non si capisce nulla della trama perché non c’è nulla da capire: sono solo immagini in libertà, come Elliot Spencer che lotta contro Pinhead (cioè il se stesso diabolico del futuro!) per far cadere la scatola di Lemarchand. Gesto dopo il quale scompaiono tutti i demoni: ma perché?

In verità vi dico: prendete e soffritene tutti!

L’unico momento da salvare di questo filmucolo è quando Pinhead entra in chiesa e comincia a recitare frasi cristiane in salsa decisamente dissacrante: in fondo… il corpo e il sangue sono elementi importanti anche per i cenobiti…

L.

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28 risposte a Hellraiser 3 (1992) Inferno sulla città

  1. Zio Portillo ha detto:

    La tua recensione perfetta batte il film 6-0, 6-0. Ricca di contenuti interessanti, notizie storiche (il Festival e le sue opinioni in merito) e retroscena gustosi. Complimenti Lucius!
    Il film invece… Bah! Un accozzaglia di situazioni e siparietti incollate con lo sputo una all’altra. E poi c’e Pinhead che nonostante tutto mantiene in piedi la baracca alla buona. Già dopo il primo capitolo la saga ha svaccato. Gli svariati seguiti continuano a calare di qualità. Anche se questo NON È ANCORA il peggiore… Ma manca poco al fondo!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il bello di fare ricerche è che anche per un filmaccio come questo si può trovare un sacco di chicche da condividere, e più si cerca più si trova!
      La saga è vistosamente in picchiata e non posso che aspettarmi il peggio: spero solo di trovare altre chicche ^_^

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  2. Cassidy ha detto:

    Avevo un sacco di cose da scrivere ma su Ken Carpenter truccato da John Carpenter mi sono alzato in piedi ad applaudire! 😀 Per altro con la macchina da presa in un occhio, ho solo il sospetto, se l’attore si fosse chiamato che so, Ken Siffredi… vabbè meglio non pensarci! 😉

    Questo è uno degli “Hellraiser” che ho visto la prima volta di notte in qualche passaggio tv, ricordo bene la scena della chiesa con Pinhead ciarlante. Bellissimo il tuo pezzo pieno di chicche, spero davvero qualcuno risponda al tuo appello, a quell’Horror fest evidentemente regalavano super alcolici, penso sia l’unica spiegazione per una tale esaltazione collettiva 😉 Cheers!

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Chissà se come film monco rendeva meglio…

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    In fondo hai detto bene te, una serie che parla di supplizi non poteva esimersi dallo sbracare con seguiti ove il supplizio è solo guardarli. Oserei dire: geniale 🙂

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  5. rikynova83 ha detto:

    Bella Lucius, poi ti dirò, ma a prima vista mi sembrano delle persone che vestono dei costumi di carnevale spacciandosi per Cenobiti. Spero che tu abbia preso degli screenshot non significativi…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Magari, sarebbe confortante. Purtroppo invece sono momenti topici del film…

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      • Giuseppe ha detto:

        … senza dimenticare la cenobitica festa al club 😉 Scherzi a parte, sono parecchio affezionato a Hellraiser III e trovo ancora oggi che questo sia l’ultimo degno titolo della saga a mantenere ben più di un valido motivo di interesse (oltre a mostrarmi la futura Jadzia Dax -Terry Farrell- a confronto con Pinhead e nuovi, simpatici compagni) pur sviluppandosi in un modo differente rispetto ai precedenti… e, fortunatamente, pure rispetto ai successivi! Mi sa tanto che la scatola di Lemarchand, con la sua configurazione-trappola nel finale, non si è portata via solo i cenobiti -ideale aggancio ad un prosieguo diretto che però nessuno avrebbe mai più girato- ma pure il futuro stesso della saga (per me forse -e dico FORSE- solo il quinto e il settimo lasciano almeno intravvedere qua e là ombre sparse di ciò che una volta è stato grande) 😦
        P.S. Adesso sarei curioso anch’io di conoscere qualche testimone diretto di quel lontano Dylan Dog Horror Fest, essendo io sempre stato convinto che avessero visto il film INTEGRO!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il fatto che Barker sia entrato all’ultimo a girare la parte finale dimostra ancora di più come il film sia nato a pezzi, e che poi non siano stati in grado di fonderli bene. Le singole trovate sono divertenti ma non mi sembrano amalgamate, sono idee lasciate da sole mentre il film cambia direzione ogni dieci minuti. La scena del club è fortissima ma sta lì, da sola, a morire di solitudine…

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  6. theobsidianmirror ha detto:

    C’è un altro momento di grande cinema da salvare: quello che vede Monroe (si chiamava così?) trombarsi la biondina con la sigaretta tra le labbra. Una performance che lascia sbalorditi e, diciamolo compiutamente, ammirati!
    A parte ciò credo che questo sia stato l’ultimo della saga che io abbia visto e anche l’ultimo, da quanto ho capito, degno di essere, non dico ricordato, ma semplicemente citato quando si parla di Hellraiser. Non è un caso se tutti i cofanetti di DVD che ho visto in giro nei negozi includono solo i primi tre capitoli e nulla più (cofanetti di altre saghe, tipo Nightmare, sono sempre stati confezionati nella loro completezza).
    Nonostante lo scempio, ammetto di preferire questo capitolo al secondo.. se non altro perché mi riesce meno difficile rimanere sveglio fino ai titoli di coda.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Questo è sicuro, già solo per l’insieme (non omogeneo) di scene mitiche questo terzo va ricordato.
      Il discorso dei cofanetti e della relativa distribuzione dipende molto dalle case. Quando in casi come Hellraiser una lunga saga viene frammentata e i diritti cominciano ad essere sparsi qua e là, diventa difficile per una casa raccogliere tutto per un cofanetto, soprattutto in casi – come questo – in cui la casa che produce, la casa che distribuisce e la casa che porta in home video sono entità molto distanti fra loro.
      Una saga come Nightmare, dove i film sono sempre prodotti dalla New Line Cinema e distribuiti in home video sempre da Warner, non ha problemi, come non ne hanno saghe come Alien e Predator in cui la stessa casa produce, distribuisce e stampa in digitale.
      Vedremo le prossime puntate quante case raccoglieranno l’eredità di Hellraiser…

      "Mi piace"

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  8. Austin Dove ha detto:

    “sono solo immagini in liberà(errore di battitura), come Elliot Spencer che lotta contro Pinhead”
    leggi sopra, c’è un errore

    Piace a 1 persona

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  12. Francesco ha detto:

    Da notare che la sceneggiatura è MOLTO superiore al film finale. Peter Atkins aveva fatto un discreto lavoro e il regista ha introdotto idee stupide che nella sceneggiatura non c’erano (per esempio quei ridicoli nuovi cenebiti).

    Piace a 1 persona

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  19. SAM ha detto:

    Visto anche questo film sul tubo e direi che è si un pò meglio del 2 ma sempre una mezza ciofeca rimane.
    I nuovi Cenobiti sono ridicoli, mostri da cartone animati americano per ritardati : il mio preferito è il lancia CD che quando si muove fa i rumori alla Robocop, ma anche la donna cenobita con la sigaretta nel collo mica scherza.
    Se i mostri di Barker erano inquietanti e sudici, questi sono veramente scemi ( ma sarà stato fatto apposta per farne action figure che potessero piacere pure ai più giovani).
    Si noti che anche qui i capezzoli femminili sono banditi : si agli squartamenti, agli spellamenti , e si alle scene di sesso, a patto che non si vedano nè glutei , nè tette.
    C’è qualcosa di molto strano in ciò, vero ?
    Curioso che nel doppiaggio italiano , l’attore Doug Bradley abbia due voci a seconda del ruolo di umano/Pin Head .
    In versione mostro, è doppiato dal grande Romano Malaspina, il doppiatore di Actarus e Hiroshi in Goldrake e Jeeg.
    Ancora più curioso che in un altro film della saga ( quello nello spazio), Pin Head ha la voce dell’ Imperatore delle Tenebre di Jeeg Robot.
    Insomma, ruota tutto intorno a Jeeg Robot .
    Cmq l’articolo andrebbe coretto all’ inizio , in quanto la società New Line non era più di Corman dal 1983.
    Non sono sicuro che Perlman si comprò la New Line insieme alla Narvel.
    Dovrei andare a rileggere Marvel Untold Story di Sean Howe .

    Piace a 1 persona

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