Death Race 4 (2018) Beyond Anarchy

Il 21 marzo 2017, recensendo Death Race: Inferno (2013), avevo espresso questo desiderio:

«Confidiamo nel futuro Death Race: Anarchy (2018) della specialista in sequel cialtroni Universal 1440 Entertainment.»

La data è arrivata e la casa – aiutata dalla famigerata bulgara UFO – ha mantenuto la promessa. Malgrado la data d’uscita in home video del 30 gennaio 2018 non sembra sia stata mantenuta, malgrado il film sia promesso in DVD e Blu-ray ma appunto, solo promesso, ugualmente gira in rete Death Race 4: Beyond Anarchy.
È un titolo troppo ghiotto per resistere alla visione: prometto che appena uscirà in Italia mi prenderò il Blu-ray, così ci completo la collezione di “corse mortali“.
Ma in questa sgasata non sono da solo: sulla pista c’è pure Cassidy con la sua Bara Al Volante!

Capisco l’anarchia, ma che centra quel “Death Race”?

Siamo nel futuro, ovviamente. Un futuro molto, ma molto, ma molto lontano da quello dei precedenti Death Race, tanto che spesso durante la visione ci si chiede perché abbiano usato quel franchise.
A parte gli inutili ritorni di Goldberg (Danny Trejo) e Lists (Frederick Koehler), in piccoli ruoli che sembrano attaccati in post-produzione per allungare il brodo, non sembra esserci alcun legame con la saga: Death Race: Beyond Anarchy mi sembra semplicemente la versione filmica della serie TV Blood Drive (2017).

Ma che gli fa Danny Trejo alle donne?

Eppure la stessa Universal 1440 e lo stesso Roger Corman (o ciò che ne resta) con Death Race 2050 (2017) avevano provato a traghettare nel Duemila il forte messaggio di critica sociale del film originale con Carradine: va bene, il 1975 è lontano e chi all’epoca voleva combattere il potere ora ne fa parte e non vuole che il potere si combatta; chi combatteva la legge ora ha capito che la legge ha vinto (I fought the law and the law won, The Clash 1977) e chi voleva battere il sistema ha scoperto che il sistema è imbattibile (You can’t fight it, you can’t beat the system, Kenny Lynch per Distretto 13, 1976), ed ora ne fa parte.

Sembra la stessa macchina, ma non lo è

Con il nuovo millennio chi vuole mettere una bomba non è più un eroe popolare, viene schedato come terrorista e quindi non può più essere presentato come combattente per la libertà: ora c’è bisogno di un eroe di altissimi valori morali. E per gli americani esiste solamente un valore morale: rifiutare il sesso. Fare un film dove tutti scopano tranne il protagonista sembra l’unico modo di combattere il potere nel Duemila…

Sembra la stessa maschera, ma non lo è

Arriva così quel gran genio di Paul W.S. Anderson, ottimo regista ma pessimo sceneggiatore, e cosa fa? Lo sceneggiatore. Si presenta con il suo compagno di merende Tony Giglio, che oltre alla saga Death Race ci ha regalato anche la moscia sceneggiatura di U-429 (2004) e la comunque dignitosa regia di SWAT. Sotto assedio (2017).
Per completare il trenino arriva come co-sceneggiatore e regista Don Michael Paul, che di professione fa l’attore ma ogni tanto si diverte a sedersi sulla sedia del regista. È una nostra vecchia conoscenza, visto che l’abbiamo trovato a dirigere Lake Placid 4 (2012), Jarhead 2 (2014), Sniper 5 (2014), Tremors 5 (2015) e Sniper 6 (2016): diciamo che è l’uomo dei numeri…
Questa allegra combriccola di ragazzacci pensa bene di cambiare il gioco in corsa e di prendere un filone per usarlo come lancio per tutt’altro prodotto. Non so se l’abbia fatto perché i dati di vendita dei precedenti titoli sono bassini o per semplice cialtronaggine, ma comunque il cambio di rotta è più che evidente.

Falce e martello: un po’ poco come “messaggio politico”

Siamo nel futuro, dunque, e le prigioni sono diventate così grandi da occupare intere città circondate da mura. Come dite? 1997: fuga da New York? Va be’, ora non cominciamo, eh?
Le brave persone si proteggono quindi tenendo le orde di criminali irriducibili recintati dentro enormi quartieri degradati chiamati sprawl. Come dite? Sembra lo sfondo dei romanzi cyberpunk di William Gibson? E va be’, ma così non si va avanti…
Mettiamola così: si sono messi in tre per partorire ‘sta cazzatina di soggetto scopiazzone…

Quello al centro è ovviamente Paul W.S. Anderson…

I criminali si sono auto-organizzati, ed essendo auto-muniti hanno auto-organizzato un torneo di auto. Perché? Che vi frega? L’hanno fatto e basta.
Chi vince il torneo regna, e chi regna si becca la fr… fragrante libertà di regnare… Ma in realtà tutti nello sprawl si gustano la fragrante libertà di regnare, ognuno a modo suo.
In questo mondo-baraccone nato da Mad Max: Fury Road (2015) e sviluppato seguendo passo passo la citata serie Blood Drive, c’è solo un re: Frankenstein. No, non quel Frankenstein…

Lo stile delicato e i rimandi sussurrati che permeano il film

Davvero difficile pensare all’eroe tragico, romantico, idealista e giusto della saga e poi affiancarlo a questo che è semplicemente la versione cialtrona (o più cialtrona) dell’Immortan Joe di Fury Road.
Qui Frankenstein domina la città prendendosi tutte le razioni di cibo e distribuendole con misura, in modo da avere potere di vita e di morte su tutti. Ogni volta che la SWAT prova ad entrare in città per farlo fuori, affrontandolo in dieci contro mille, curiosamente quei dieci vengono sopraffatti.
In questo circo ambulante, arriva Connor Gibson. Gibson? Ma allora la citazione dello sprawl non era casuale! Vuoi vedere che è una paraculata così da far gridare ai critici «È un film cyberpunk!» (Tanto ormai non lo ricorda più nessuno cosa voglia dire la parola, quindi può benissimo essere utilizzata anche qui.)

Scontro di attoroni: a voi indovinare chi recita peggio

Sarebbe lecito supporre che un attore come Zach McGowan, dalla filmografia cine-televisiva sterminata, in dieci anni di carriera sia riuscito ad apprendere almeno i fondamentali della professione. Così non è.
Questo tubero comatoso vegeta in video come se fosse ripreso a sua insaputa, ma in fondo il suo ruolo è talmente vacuo che non è richiesta la vita: basta un corpo muscoloso, anche se appartenente a un cadavere. Così Connor dovrebbe essere l’eroe della storia, il cavaliere della valle solitaria che arriva dal nulla, fa fuori i cattivi e cavalca verso il tramonto. In effetti potrebbe essere così, se l’attore fosse vivo.
Purtroppo quell’agglomerato di muscoli si è spento tempo addietro e vediamo solamente un informe cadavere venir mosso in video, probabilmente da corde e funi, senza che una sola parola sensata esca dalla sua bocca.

«Ti sei fatta il capello duble-fàcc?» (cit.)

Chi è Connor Gibson? Un blando colpettino di scena finale potrebbe spiegarlo, ma in realtà è un personaggio nato male inserito in un film nato morto.
Se non altro è il perfetto antagonista di Frankenstein, che è personaggio parimenti piatto e senza spiegazione: a parte due chiacchiere buttate a casaccio, non sapremo mai chi è questa gente perché in fondo serve solo ad allungare il minutaggio.
Tutto il film è dedicato alle rombanti corse mortali, alle… alle… alle… oh, ragazzi, ma dove sono le corse?

A fine film, distrattamente vediamo delle macchine…

80 minuti. Ripeto, 80 minuti di inutili chiacchiere mosce e di scazzottate inutili. Un’ora e venti su un totale di un’ora e cinquanta: questo il tempo dedicato al nulla! Venti minuti netti di corsa finale: sembra di essere tornati ai ritmi dei film di Hong Kong anni Settanta, dove il combattimento finale col cattivo durava una vita.
Ah, ma pero ’sti venti minuti so’ duri duri duri. Insomma…

In video ci vengono presentati in dieci secondi una secchiata di piloti che non fai in tempo neanche a leggere il nome, ma tanto è inutile: muoiono tutti a casaccio talmente in fretta che non capisci neanche più chi è che sta correndo. Venti minuti di corsa in cui partecipano tutti personaggi NON mostrati nella precedente parte del film, quindi ogni volta che vengono inquadrati ci si chiede: ma chi cazz’è questo?

Posso capire che una corsa della morte costi e che sia necessario tenere bassa la sua presenza in video, ma allora perché fare un film che si chiami Death Race? Magari si potevano togliere secchiate di inutili chiacchiere e limitarsi a presentare i personaggi che dovranno correre. Invece per un’ora e venti assistiamo al nulla più totale e poi d’un tratto sbuca gente che corre e muore: ma chi era? Boh, che ti frega, tanto è morto…
Il disinteresse totale è ciò che segue alle rombanti macchine nella corsa finale. Non c’è una trama, non ci sono personaggi, non c’è alcun pathos, non c’è attesa… e la corsa finisce perché è finita la benzina…
Che mesta tristezza…

Birra alla spin…terogeno! (Non ho resistito…)

Con una pernacchia finale si chiude questo inutile film tratto da Blood Drive, che per motivi misteriosi è stato chiamato Death Race. A parte sesso e violenza – entrambi sempre gratuiti quindi totalmente privi di fascino – rimane solo gente sporca che si agita in video in cerca di un motivo per farlo.

Predator vs Frankenstein

E su tutti svetta Frankenstein con la sua maschera da Predator, per il quale non trovo miglior definizione se non quella dell’Ash di Army of Darkness: «re del cazzo e della merda» (Jack and shit).

L.

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33 risposte a Death Race 4 (2018) Beyond Anarchy

  1. Zio Portillo ha detto:

    Dai?!?! Così male? Ho letto Cassidy di là e mi pareva un filmetto onesto, senza pretese, zeppo di difetti ma che fa il suo dignitosamente. E ora leggo il tuo post e mi hai fatto scendere la fotta… Però di là Cassidy aveva usato una foto di un paio di chiappe per convincermi meglio. Mhmmm… Furbo! 😃
    Ovviamente lo recupero (insieme a quei capitoli persi per strada o dimenticati) anche perché c’e Trejo e vediamo com’è. Vi farò sapere!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo l’aver preso nettamente le distanze dalla saga e la vicinanza ad un genere che non amo (quello postapocalittico dove tutti sono vestiti strani) mi ha deluso, così come il fatto che un film dal titolo “Death Race” sia pressoché privo di corse mortali. Venti fiacchi minuti su 110 è una percentuale troppo bassa per rientrare nel franchise.
      Inoltre ricorda che io non sopporto le robe alla Mad Max sin dagli anni Ottanta, e questo film nel suo piccolo strizza più di un occhio a Fury Road. Se però ci avessero messo magari due macchine che correvano avrei chiuso un occhio, invece niente…

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  2. Vincenzo ha detto:

    ma che fiqata è quello spillatore di birra?

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  3. Cassidy ha detto:

    Sono un cretino! (mai sopravvalutarsi) non ho fatto il collegamento tra il nome della prigione e il cognome del protagonsita che era chiaramente una citazione a Gibson. Dici bene sembra che ad un certo punto si siano ricordati che servivano delle gare in auto. Don Michael Paul sa gestire un budget e farlo sembrare un po’ meno pezzente di quello che in realtà è, ma le idee originale le ha lasciate negli altri pantaloni ecco 😉

    Hai ragione anche sul discorso che una volta i “Bombaroli” (sto pensando ad un pezzo di De Andrè) erano gli eroi, cinque alto per avermi citato i Clash! 😀 Cheers

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Ma no Lucius, non è cyberpunk, è gotico: c’è Frankenstein! E non ti arriva l’eleganza delle immagini?
    Le efebiche fanciulle inglesi?

    Direi che è un film più generico dei farmaci con i brevetti scaduti, ma non altrettanto utile ;P se non per confermare la presenza di un trend, cioè l’assenza di una sceneggiatura scritta con criterio 😕

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Un criterio in realtà sembra esserci: fare un film di corse in auto SENZA corse in auto. E quindi giù a buttare roba in video per tergiversare e allungare il minutaggio. Tanto siamo nell’est europeo, costa tutto poco e gli attori vengono via un tanto al chilo…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Un film omeopatico, insomma XD

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      • Giuseppe ha detto:

        Gli scarichi delle auto inquinano per cui vanno usate solo in caso di necessità (giusto qualche corsa ogni tanto. Ma POCHE però)… dopo gli altissimi valori morali, non ci si poteva non richiamare anche al rispetto dell’ambiente 😉
        Ma se qui chi vince il torneo regna, e chi regna si becca la fragrante libertà di regnare, allora dovrà anche pensare a chi perde perché chi perde va rimesso in riga, senza negargli il diritto ad avere una fi… figura di riferimento capace di spronarlo verso le future vittorie 😛
        Mah, nonostante tutto penso che un’occhiata alla fine gliela darò comunque…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah sicuramente un’occhiata la merita, anche solo per la figura di riferimento 😛

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  5. Kukuviza ha detto:

    Ma è una incredibile coincidenza che tu e Cassidy abbiate recensito lo stesso film? Sono basita!

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  6. Pietro Sabatelli ha detto:

    Mi tengo stretto Mad Max e Blood Drive, ma una chance gliela darò 😉

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Predator, l’uomo dei numeri…svenuto! 🙂 🙂 🙂
    E una chance…mi sa che non gliela darò 🙂

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  8. benez256 ha detto:

    Se in un futuro non così lontano un rutto come Danny Trejo riesce a pisellare tutte quelle donnine, allora il futuro sarà un posto stupendo 🙂

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  9. Il Moro ha detto:

    Ok ho capito, aspetto il prossimo.

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