Larceny (2017) Lo svedese in Messico

Continua l’impegno di Dolph Lundgren a lavorare per le più minuscole case in circolazione, e stavolta tocca all’unione dell’americana Parkside Pictures e la messicana Badhouse Studios.
Il risultato è la sottrazione delle due cinematografie, cioè un film che sappia essere indegno di entrambe: Larceny.

Ignoro se sia il cognome del protagonista o slang messicano…

Dopo un’anteprima televisiva in Romania (!) il 1° febbraio 2017, il film appare nell’home video americano dal 15 settembre successivo. Cecchi Gori e Minerva Pictures uniscono le forze per portare in Italia il film, dal 23 gennaio 2018 in DVD e Blu-ray.

Uno svedese di 1,96 metri in Messico: gli piace vincere facile

Il senatore americano corrotto Tom Pumple (Louis Mandylor: sono lontani i tempi in cui faceva il buono: per lui nell’action di serie Z ci sono solo ruoli da cattivo!) mentre pubblicamente annuncia di voler costruire a proprie spese un muro per separare gli Stati Uniti dal Messico – ogni riferimento a Trump è puramente voluto – in segreto fa accordi zozzi con il più potente narcotrafficante del mondo, noto come Il Capitano, interpretato dal prolificissimo Luis Gatica che credo sia molto amato in patria, visto che è protagonista di lunghissime e immotivate scene del tutto gratuite.

Mandylor impegnato nel fiero cipiglio trumpiano

I due cattivi non hanno fatto i conti con Jack (ignoro se Larceny sia il suo cognome) e la sua squadra di allegri rubagalline: lo svedesone che fa malone s’è messo in testa di rubare i fantastiliardi del Capitano e con complici che non saprebbero neanche rubare un gelato a un bambino si lancia in una missione tutta da piangere.

La faccia di chi vuole rubare i fantastiliardi della droga

Consegnatosi alla giustizia per salvare i compari, Jack viene portato alla prigione federale della Bassa California “La Jaula” (La gabbia). Un gringo in una terribile prigione messicana: ok, qui ora inizia un prison movie di quelli da patatine, birra gelata e rutto libero. Invece il rutto consiste nel moto di rigetto del povero stomaco di fronte a cotanta bruttezza.
Dopo due secondi che è entrato, Jack si ritrova in un ambiente carcerario ricostruito alla bell’e meglio, è coinvolto in una risse di 1,5 secondi e quindi dopo un totale di 3,5 secondi è finito il film carcerario: si torna all’imbarazzante heist movie.

Lo svedese e il messicano: l’incubo di Trump!

Raggiunto dalla complice-amante Norma (la cilena Jocelyn Osorio di cui non si sa la data di nascita perché se no sarebbe stato ancora più imbarazzante: può essere la nipote di Dolph e invece fa l’amante…) mentre altri complici fanno cose stupide, ora gli sceneggiatori diversamente capaci dovrebbero spiegarci come fa Jack in una prigione messicana a rubare i fantastiliardi del Capitano, a meno che questi non li conservi nella cantina del carcere.
Inutile farsi domande, inizia una trama pastrocchiata che fonde mille spunti senza approfondirne nessuno, con gente che va e che viene presa vistosamente da altri set. Avete presente il finale di Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974) di Mel Brooks, con i cowboy che passano di set in set e di genere filmico in genere filmico? Ecco, qui avviene la stessa cosa: sembra che le riprese siano passate di set in set senza stare a preoccuparsi se questo avesse minimamente senso.

Pronto? Trovatemi una casa di produzione degna e nessuno si farà male

«Sto diventando troppo vecchio per queste cose». Purtroppo è vero, Dolph, ma con una specifica: è troppo vecchio per minchiatine di cui non abbia il controllo. Perché quando Dolph ha voce in capitolo almeno il risultato è ghiotto e ci si diverte. Qui è solo un pupazzone nelle mani del regista improvvisato R. Ellis Frazier e di produttori messicani che spaccano il film in due, con il loro attore pupillo che gigioneggia senza motivo a solo favore del pubblico locale.

Big in Messico!

A parte i primi piani di Dolph, che è sempre cazzuto, non esiste un solo fotogramma dignitoso in questo film: è tutto una sequenza di minchiatine improvvisate, con attori raccolti alla fermata dell’autobus, e con la rachitica Osorio che se la tira da fatalona: fastidiosa anzi che no.

Inquadrature a caso della inutile quota rosa

Va bene che il lavoro è lavoro, e Dolph – come gli altri eroi d’azione – va dove lo porta l’ingaggio, ma davvero queste minuscole produzioni cialtronesche sono veleno per l’anima. Almeno nell’aprile dello stesso anno in Altitude, ancora un’altra infima produzione, se la comanda cazzuto e guida da solo un aereo civile come se stesse parcheggiando la sua auto in garage. Almeno una risatina te la strappa.
Aspettiamo tempi migliori per il nostro svedese preferito.

L.

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42 risposte a Larceny (2017) Lo svedese in Messico

  1. Zio Portillo ha detto:

    Sulla pellicola in questione non mi esprimo visto che non l’ho vista. Mi limito a considerare che se neanche Lucius (che di Dolph è il fan n.1) non salva nulla, significa che siamo nella Z più Z che ci sia.

    Postilla succosa. Dolph è in Puglia a girare un film: “The Tracker”. Quello che fa specie non è lo svedesone in Puglia visto che a quanto pare con il compenso giusto verrebbe pure a fare la comparsata nel video del battesimo di mia figlia! No, quello che fa già vibrare le corde della Z è che con lui c’è Marco Mazzoli de “Lo Zoo di 105” che fa il poliziotto.

    Ecco, Mazzoli alla radio è il numero uno assoluto ma a recitare…

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    • Zio Portillo ha detto:

      Sul Facebook di Mazzoli ci sono altre foto e un paio di video. Uno con Luca Alba che fa brutto a Dolph che sta allo scherzo e abbassa le penne…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ormai Dolph è un globe trotter, e sono più che sicuro che per un pezzo di torta e un Fernet parteciperebbe con gran piacere al battesimo di chiunque 😀 Al momento giusto si alzerebbe, prenderebbe la capoccina della battezzanda con una mano sola e direbbe: «Io ti battezzo in due!» 😛
      Quando gli americani girano in Italia riescono a creare la spazzatura più maleodorante, quindi mi sa che ‘sto Tracker lo salterò a piè pari…
      (Dopo una splendida prima stagione, già alla seconda “Mozart in the Jungle” dava segni di cedimento, ma la serie è morta male alla terza, quando hanno deciso di ambientarla in Italia con ospite il più veneziano dei veneziani: Christian De Sica…)

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  2. Kukuviza ha detto:

    Certo che non se perde una di boiata, big D.
    Però la recensione era divertente!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dolph è democratico, lavora per chiunque lo paghi 😀
      Purtroppo ultimamente sta lavorando per produzioni infinitesimali che non gli danno lo spazio che merita e lo usano solo come pupazzone, però lo stesso quando appare in scena in film ci guadagna parecchio 😉

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      • Kukuviza ha detto:

        Ma un po’ dovrebbe anche farsi desiderare! E quanto potranno pagarlo queste produzioncine? Probabilmente tutto il budget che hanno va a lui dal momento che tutti gli altri sono per l’appunto presi alla fermata dell’autobus (non poteva passare un po’ prima sto autobus?)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Credo si tratti di una specie di “equilibrio del terrore”. Dolph e gli altri action heroes storici sono ignorati dalle grandi case, a meno di comparsate (molto rare), però sono immediatamente riconoscibili e milioni di spettatori nel mondo sono disposti a vedere i loro film, qualsiasi essi siano. Le piccole case li cercano perché con il loro faccione in locandina ogni ridicolo filmetto si vende da solo in tutto il mondo – sono i fan stessi a fare le campagne pubblicitarie! – ma sicuramente non possono offrire budget elevati, anche se penso proprio che gran parte dei soldi spesi vadano in tasca al protagonista.
        Visto che questi attori di solito lavorano ogni anno per più produzioni, spesso con un impegno minimo – non parliamo mica dei sei mesi di riprese delle major hollywoodiane: con una settimana in Bulgaria si fa tutto! – ecco che la loro fama si autoalimenta pur essendo ormai un ricordo del passato. L’apice è Seagal, coi suoi 10 film l’anno regolari: tanto deve solo stare seduto e guarare nel vuoto. Potrebbe farne pure 100. Guadagnerà un decimo di quanto prendeva negli anni Novanta, ma appunto con dieci film, spesso di dieci case diverse, il conto annuale è paro.
        Considera che questi film direct-to-video non è che debbano passare per l’esame delle sale: nessuna rivista si occupa di loro, nessun critico può decretarne la vita o la morte, non hanno bisogno di raggiungere quote di mercato: ogni anno le tante casupole sfornano filmetti dei vari generi che più tirano (horror, romance, action, western) ed è la somma che fa il totale, come diceva Totò.
        E poi sono più che convinto che volare molto basso porti anche vantaggi fiscali…

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      • Kukuviza ha detto:

        Ahaha, ci sta lo slogan per un’agenzia viaggi:”una settimana in Bulgaria, tutto compreso, anche un film con Dolph!”

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah deposito subito lo slogan, prima che qualche bulgaro e lo freghi 😛

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      • Zio Portillo ha detto:

        Può essere la nuova frontiera del cinema low-cost fatto nell’est Europa. Una volta portavano i vecchi nostrani in gita e gli vendevano i set di pentole in bus mentre viaggiavano.
        Ora si potrebbero fare i bus che partono nottetempo, arrivano a destinazione e al Giorno 1 c’è la visita al mercatino di Natale a Cracovia e la cena tipica. Al giorno 2 c’è la comparsata nel film con Seagal o Dolph (a seconda dei giorni…) e per i tre fortunati che sono stati estratti c’è pure la riga di dialogo o la pistolettata prima di uscire di scena. Al giorno 3 c’è la visita al santuario di Maria Addolorata con recita del rosario. In nottata si rientra in Italia.

        Poi ci saranno pure gli extra tipo Capodanno a tutto liscio con Special Guest Steven Seagal (che tanto sta seduto e si mangia di tutto!).

        Come ottenere comparse a costo zero. Anzi che pagano pure!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Chi lo sa che non lo facciano già? Penso che molti pagherebbero per essere “ammazzati” da Seagal, Dolph o uno dei vari eroi falliti 😀

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      • Kukuviza ha detto:

        Dai, dai, ammettete che vorreste partecipare a questi viaggi 😀 Non c’è nemmeno bisogno di portare con sè le calze e le penne a sfera verdonesche!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah voi fuma’? Smoke! Voi mena’? Fight! 😀
        Il mio sogno invece sarebbe concedere a Dolph l’intervista dei suoi sogni, per parlare delle decine di film che i suoi fan ignorano e della sua attività di regista che purtroppo non sembra essere andata a buon fine. In ogni intervista tutti parlano solo di Ivan Drago e di roba che l’attore ha fatto 30 anni fa, come se tutto il resto non fosse mai esistito. Invece sarebbe bello parlare di una lunga carriera al di là delle particine degli anni Ottanta…

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      • Kukuviza ha detto:

        Lucius, vai in Puglia e salvalo dalle grinfie di Mazzoli. Se ti presenti con una cassa di tu sai cosa, non credo che ti rifiuterà un’intervista! 😀

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Pensare che sia facile fare una storia in una prigione messicana… solo la Z!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Mentre su don’t kill it non eravamo concordi qui…ti appoggio!! Film davvero orrido e quel che è più preoccupante è che a me i film ambientati in carcere piacciono tutti…fuorchè questo! 😱😱😱

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In fondo il carcere fa solo da inutile location, non è propriamente un prison movie. Per esempio “Riot” era almeno simpatico, sebbene Dolph avesse solo un ruolo minore, e addirittura aveva qualche combattimento marziale. Qui lo svedesone dà calcioni e pugnoni, ma solo per pochi secondi: troppo poco…

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  5. Cumbrugliume ha detto:

    Pensare che la locandina mi ispirava 😦 Oh beh, avanti il prossimo Dolph (tanto ne gira dodici all’anno)

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  6. Giuseppe ha detto:

    Forse abbiamo frainteso tutti: questo non è davvero un film… è piuttosto un unico, lungo spot del Fernet Branca abilmente mascherato. Sì, mascherato sotto forma di filmaccio così indigesto e amaro che ci vuole appunto l’amaro giusto per digerirlo 😀

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  7. Mirko ha detto:

    Alla fine “Larceny” è semplicemente una parola inglese che significa “Furto”, ed è probabilmente riferito al film tutto che è una roba soporifera e indegna di Dolph… le scene di lotta che si giravano a scuola con i primi Nokia nel formato 3gp erano più realistiche. Peccato perché mi rendo proprio conto che una volta la serie B era in mano a gente che almeno sapeva fare il suo mestiere ma ora stiamo andando verso il nulla.

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  8. Kukuviza ha detto:

    Hahaha, anche Dolph probabilmente non se lo ricorda. Dirà:”L’anno scorso ho fatto un film che si chiama…La, La, la qualcosa”.

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