The Shape of Water (2017) La rivincita di Roger Corman

Se lo scriverai, lui verrà. Rimaneggiando la celebre frase de “L’uomo dei sogni” (1989) presento con orgoglio un guest post davvero particolare. Ieri ho evocato Evit il cui commento mi ha spinto a vedere un film che non avrei mai visto di mia spontanea volontà, “La forma dell’acqua“, tanto che non ho resistito a recensirlo in modo dissacrante. Non mi ero reso conto che mentre scrivevo la recensione ho sfregato le dita sulla tastiera fino a comporre una Lament Configuration: la scatola di Lemarchand ha fatto sì che evocassi Evit in persona, atterrato su questo blog appositamente per dare la sua versione dei fatti.
Spero sia solo il primo di tanti altri chiodi con cui il nostro Pinhead sevizierà il cinema!
L.


The Shape of Water (2017)
La rivincita di Roger Corman

di Evit
del blog Doppiaggi Italioti

Henry Fielding

Henry Fielding

Nel 1741, lo scrittore inglese Henry Fielding pubblicò, sotto falso nome e senza mai ammetterne la paternità, una parodia dichiarata di Pamela (si legge “Pàmela”) di Samuel Richardson, di appena un anno prima, che era un romanzo sulle virtù della modestia, della pazienza e della castità femminile, tanto popolare quanto moralista e ipocrita.

Fielding fece quello che facciamo frequentemente anche io e i miei collaboratori di Doppiaggi Italioti quando guardiamo “film brutti” per la nostra serie di intrattenimento i videocommentatori, si inventò una nuova chiave di lettura (comica) con cui reinterpretare l’intera storia di quella virtuosa Pamela di Richardson. Così nel romanzo-parodia di Fielding scopriamo che Pamela non era poi questa umile, casta e cortese giovane donna di servizio che cercava di resistere alle molestie del padrone (che comunque desiderava), bensì una perfida e libidinosa ex-prostituta con un ingannevole piano in testa: “incastrare” il suo padrone e alla fine farsi sposare da lui.

Tra i tanti dettagli comici, nella storia parodistica si scopre che il vero nome di Pamela era in realtà Shamela (che è anche il titolo del romanzo), una comica fusione tra “shame” (vergogna), “sham” (imbroglio) e “Pamela”; quindi era letteralmente la versione scandalosa di quella Pamela di Richardson che Fielding vedeva come simbolo dell’ipocrisia della morale del tempo.

Copertina originale di Shamela, romanzo di Henry Fielding

 

Pensavate che la letteratura di secoli passati fosse soltanto tediosa? Come vedete, i “Mel Brooks” esistevano anche prima del cinematografo, invece dello Sforzo che sostituisce la Forza, qui abbiamo Shamela al posto di Pamela ma il principio è lo stesso.
Cosa c’entra con La forma dell’acqua? Per ora mettete questo aneddoto da parte che ci torniamo.
Andiamo avanti di qualche secolo, anno 2018, pochi minuti dall’inizio della visione di La forma dell’acqua ed è già possibile tirare, senza troppi sforzi, dei parallelismi con Il favoloso mondo di Amélie.

Entrambe le storie sono al limite del genere fantastico, ambientate nel XX secolo con una protagonista femminile inusuale che ben rappresenta gli spettatori romantici, introversi, un po’ stravaganti (chi non lo è in fondo) ma che nel corso della storia si porrà contro le ingiustizie, in difesa di persone più deboli, magari innamorandosene. Entrambe sono mute o quasi.

Scena dal film The Shape of Water. Protagonista guarda fuori dal finestrino dell'autobus, palesemente innamorata.

Anche chi non ha visto il film può sentire la fisarmonica franciosa che suona di sottofondo.

Una premessa che può risultare adorabile e largamente condivisibile (il successo di entrambi i film ne è una riprova) e ci può anche piacere l’evoluzione moderna della figura del cattivo, quella rivisitazione dell’eroe di una volta, l'”uomo vero”, che con gli occhi di oggi si rivela essere in realtà nient’altro che uno xenofobo, pervertito e molestatore. In più non si lava le mani dopo aver fatto pipì, ricamandoci sopra una spiegazione degna di Tarantino e Sergio Leone messi insieme sul mondo che si divide in due tipi di uomini, quelli che si lavano le mani prima di fare la pipì e quelli che si lavano le mani dopo aver fatto la pipì. Il colpo di scena sulla sottotrama delle mani non lavate arriva con il suo ritorno a casa, quando scopriamo che la moglie ha il feticcio di odorare le mani pisciose. Un omaggio inverso al rapporto tra Napoleone e Giuseppina? Non ci è dato sapere. Mi piace pensare di sì.

Guillermo Del Toro con mani insanguinate

Non voglio neanche sapere dove sono state quelle mani, Guillermo.

Peccato che il cattivo con le mani che puzzano di pipì non abbia altro da offrire oltre all’usuale ottima recitazione di Michael Shannon e anche l’aggiornamento del suo personaggio a tempi più moderni non aiuta a nascondere il fatto che si tratti di un cattivo monodimensionale (parola abusata ma qui necessaria), l’equivalente moderno di quelli che in Kenshiro dicevano continuamente “tu adesso morirai!” per 25 minuti di fila, cattivo per il gusto di essere cattivo.

Aggiungiamoci che le musiche (già premiate con ricchi premi e cotillon) non fanno altro che ricalcare uno stile già proposto da Yann Tiersen nel 2001 per l’universalmente adorato Amélie (e a Tiersen non andò neanche una candidatura, mondo boia!), a sottolineare l’aspetto favolistico della storia vista dagli occhi della protagonista. Sono passati 17 anni da Amélie, chi lo ricorderà mai?

Guillermo Del Toro che si esalta per aver ricevuto l'Oscar

Amélie, puppa!!!

La storia ripropone cose già viste letteralmente in dozzine di altri film famosissimi ma Del Toro è protetto dalla sua fama di regista “visionario” (calcio in bocca al primo che usa questo false friend in modo serio), inattaccabilmente buono e sempre in difesa di quelli che la società considera “mostri”. Da questo punto di vista l’appoggio della comunità LGBT+ a questo film è assolutamente comprensibile in un epoca dove il maschilismo, l’intolleranza e l’omofobia sono ancora valori molto comuni.
Tutto questo però non mi fa dimenticare che alla fin fine rimane comunque la storia di una donna che si scopa letteralmente un pesce.

Il modello è quello stravisto della ragazza che si innamora del mostro, portato però a nuovi estremi e addobbato come un brillante film alla francese. Chapeau.

uomo stilizzato che si toglie il cappello e scritta "chapeau"

Tanto di cappello a Del Toro. Attenti dietro quando vi piegate.

La premiata sceneggiatura poi è quanto di meno meritevole mai visto, nel suo essere controtendenza e dalla parte dei “losers” Del Toro finisce inavvertitamente per cascare in stereotipi vecchi quanto il cucco come l’uomo in là con gli anni che vive da solo, indossa golfini ed ha la passione per i musical e il tip-tap, il suo migliore amico è una donna. Sarà per caso un omosessuale in una società omofoba??? Davvero? Mai visto niente di simile. Che, per caso è pure artista? (Lo è.)

Scena dal film The Shape of Water, protagonista mostra un biglietto di auguri al mostro

Tu ciuf-ciuf acciuffi me

Quando capite (a pochi minuti dall’inizio e in virtù delle dozzine di storie simili già viste) che la nostra protagonista finirà per accoppiarsi con il pesce, il film diventa da subito un gran macinato di coglioni da mettere in forno a fuoco lento. Infatti, sappiamo ancor prima di vederle che dovremo sorbirci tutte le lente e prevedibilissime fasi del loro incontrarsi e cominciare a conoscersi, che mai per un solo istante sembrano plausibili o sensate, e scene simili dovranno essere necessariamente lente perché se se lo fosse scopato quasi subito nessuno lo avrebbe ritenuto plausibile.

Scena dal film The Shape of Water

Le fasi inevitabili. Emozionanti come vedere un lavoratore in pausa pranzo.

Le insensatezze non si fermano al rapporto tra donna e anfibio perché quando la nostra protagonista non porta uova sode in dono al mostro (e non mi dilungherò su queste scene mortali) vive in un mondo ancora più assurdo.
Siamo negli anni ’50 dieselpunk dove i laboratori super-segreti della CIA vengono puliti da comuni donne delle pulizie che con mocio e secchio hanno libero accesso ovunque e a piacimento. A richiesta puliscono il sangue dei torturati e all’occorrenza possono anche organizzare una tipica fuga con il camion della lavanderia. Ci sono momenti in cui sembra davvero scritto da un bambino di 8 anni.
Eppure una certa dose di consapevolezza ce l’ha Del Toro visto che non si esime dallo scherzarci sopra quando mostra la donna delle pulizie che toglie la polvere da un enorme camera del vento con l’ausilio di un piccolo piumino.

Scena dal film The Shape of Water, il mostro nella vasca da bagno

La vasca da bagno lurida in cui il mostro caga e piscia fa parte del sex appeal

Ma del resto quando fai un film in cui ci deve essere una storia sessuale tra donna ed anfibio con cazzo a scomparsa è chiaro che devi forzare un po’ la mano qua e là pur di arrivare a quei momenti clou. Il “bello” è che il film delude anche nel momento clou perché per essere il più possibile accettabile dal grande pubblico non mostra l’amplesso con il mostro, in compenso però ce lo descrive bene, a gesti.

Sally Hawkins che fa il segno dell'OK, nel film The Shape of Water

Gesti molto significativi

La scena che rimarrà più impressa è certamente quella dell’unione amorosa in apnea in una stanza da bagno riempita d’acqua fino al soffitto (basta tappare gli scarichi dei sanitari, no?). È una fiaba, quindi la scena non deve avere letteralmente senso, e neanche la sceneggiatura.

Immagine del tweet di "Doppiaggi Italioti" che spera ironicamente in un Oscar a The Shape of Water

Quando dissi che La forma dell’acqua meritava di vincere l’Oscar lo dissi a scherzo, perché mi faceva ridere l’idea che potesse vincere un film sulla zoofilia in cui una donna scopa un anfibio antropomorfo (o mostro della laguna se preferite ma per me rimane un pesce inchiavabile, inutile che gli mettete gli addominali scolpiti per rendere la cosa il più possibile “accettabile”).

Scena del film La forma dell'acqua in cui l'attrice principale mostra a gesti il funzionamento del pene del mostro

Cazzo a scomparsa™

Mi felicito della sua vittoria perché la vedo come una sorta di rivincita post-mortem di Roger Corman. Fatti da parte Il pianeta del terrore, adesso le unioni abominevoli sono roba ad alto budget e degna del tappeto rosso, l’importante è che siano consensuali e che le giri Del Toro in modo fiabesco con musiche in stile Amélie ed anche tua nonna potrà finalmente godersi l’accoppiamento donna-bestia pensando di avere davanti a sé un bel film d’autore, attuale e sicuramente importante.

Guillermo Del Toro che mostra il premio Oscar ma il cartellino dice "Roger Corman director"

Ha chiamato Roger Corman, dice che rivuole il suo film
sul mostro della laguna che si scopa una donna.

Vi state ancora chiedendo che cosa c’entri La forma dell’acqua con Shamela di Henry Fielding? Non lo avete ancora capito? Guillermo Del Toro è il nostro Henry Fielding cinematografico! Però ignaro. Ha creato inavvertitamente una parodia di film migliori ma nessuno ha il coraggio di dirglielo. Invece di Amélie abbiamo una sorta di Shamélie e, se Amélie a stento sfiorava il tema della sessualità, la nostra Shamélie si masturba nella vasca da bagno nel tempo necessario a bollire delle uova. Quando poi scopre l’esistenza di un mostro acquatico subito cerca di adescarlo (con suddette uova) e alla fine riesce a “farselo”, così come Shamela era riuscita a farsi sposare dal padrone coronando il suo sogno.

Anche il romanzo Shamela ebbe i suoi seguiti quindi spero che questo The Shame of Water non sia il primo ed ultimo di una nuova serie parodistica d’autore firmata Del Toro. Noi amanti dei film di serie Z ci aspettiamo che dopo il mostro della laguna possa arrivare anche un seguito col mostro di Frankenstein che si scopa una donna delle pulizie sorda (ma che parla a volume altissimo) oppure l’uomo lupo che si fa la cieca, augurandoci però che ci sia sempre un personaggio omosessuale stereotipatissimo che dica banalità tipo: “sono nato troppo presto o troppo tardi”.

Non dite a Del Toro che Camilleri ha anche scritto Il cane di terracotta. Temo quello che ci potrebbe fare.

Poster alternativo di The Shape of Water che viene rititolato "The Shame of Water"


P.S.
Ringrazio Evit per la disponibilità e spero torni ancora a regalarci chiodi!
L.

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Informazioni su Evit

Blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.
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28 risposte a The Shape of Water (2017) La rivincita di Roger Corman

  1. Evit ha detto:

    L’ha ribloggato su Doppiaggi italiotie ha commentato:

    Un mio articolo pubblicato sul blog “Il Zinefilo – Viaggi nel cinema di serie Z”.

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Oggi voi due (Lucius e Evit) mi avete svoltato la giornata. Due post magnifici, esilaranti ma pure che ti imparano le cose del tipo che so dire “saggezza” in greco in dieci modi differenti! Bravissimi!

    Ah, leggendo il post di Evit mi è venuto in mente di quanto Fry va a letto con la sirena in FUTURAMA non senza qualche difficoltà:

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Pezzo assai spiritoso ^^

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  4. Denis ha detto:

    Applausi^_^ comunque Kenshiro e tutto attacato di cognome fa Kasumi,insomma zoofilia mainstream comunque riassumendo Abe Sapiens (e identico) tromba mi hai fatto venire in mente un’episodio dei Griffin in cui degli uomini pesce volevano trombarsi Lois perchè non erano sirenetti ma la parte sopra ittica e le le gambe umane infatti uno pure esclama alla povera Lois” ho il pene”

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    • Evit ha detto:

      Ahah! Pensa quanto materiale sugli accoppiamenti uomo-pesce.
      Vado a correggere Kenshiro. Dopo tanti anni, ancora tanta ignoranza a pensare che fosse “Ken” come la bambola, cognome Shiro.

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  5. marco1946 ha detto:

    Applaudo con due mani, non disponendo della terza e della quarta.
    Non posso competere con tanta bravura; però sta lavorando a un remake italiesco che potrei intitolare LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA.
    Crescentini Karolina è perfetta per la parte della protagonista: non deve parlare e così la sua sgradevolissima voce non è più un problema
    Zalone Kekko (la cui appartenenza alla specie umana è dubbia) potrebbe fare l’anfibio
    La parte del Kattivo Kolonnello potrebbe farla Panariello… oppure potrebbero essere 3 colonnelli e così facciamo lavorare Aldo Giovanni e Giacomo… insomma ci devo pensare.

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    • Evit ha detto:

      Grazie Marco, troppo gentile. Io penso che nessuna versione italica potrebbe battere The Shame of Water anche se “la scoperta dell’acqua calda” è un titolo che invoglia.
      Zalone sarebbe indubbiamente l’anfibio in tal caso, concordo. C’è solo un ruolo possibile per Panariello: la donna delle pulizie che dice “o’ mamma!” tutto il tempo.

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  6. Kukuviza ha detto:

    E pensare che si leggono recensioni dove si dice che il film inneggia alla diversità e lo fa persino controcorrente. Adesso mi si dica un film dove il messaggio è che la diversità non va bene.

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    • Evit ha detto:

      È vero che inneggia alla diversità, ma in maniera così estrema ed improbabile che diventa inavvertitamente comica e purtroppo è anche noioso proprio perché tutto mi sembra così ovvio e palese già dall’inizio del film.

      Di film dove la diversità non va bene ce ne sono anche troppi, basta prendere una qualsiasi commedia anni ’80 dove tutti si preoccupavano di non essere o diventare “finocchi”. Anche il maschio stupratore era frequentemente una figura comica (Jerry Calà ci ha fatto una carriera su quello).

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      • Kukuviza ha detto:

        Ahahah, non accetto risposte in cui compare Jerry Calà 😀
        No, ok, intendo film ‘seri’ dove c’è un protagonista che ha un qualche tipo di diversità. Di solito la morale è che la diversità non è qualcosa di negativo e non deve essere motivo di paura o di discriminazione da parte di chi non è ‘diverso’.
        E mi viene in mente Lucius ieri nella girandola di uguale/diverso.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        C’è comunque da dire che negli stessi identici anni in cui la commedia italiana rendeva macchiette gli omosessuali e ne esorcizzava in mille modi la “minaccia”, in edicola uscivano fiumi di fumetti in cui il sesso etero andava tranquillamente a braccetto con quello omo, non solo senza alcun tipo di denuncia, ma addirittura con esaltazione. Nel 1984 esce “Macho“, credo il primo (e magari anche l’unico) eroe a fumetti dichiaratamente ed apertamente omosessuale. Quindi forse l’Italia non è un buon metro di paragone, visto che cambia profondamente faccia a seconda di chi ha davanti e a seconda del pubblico a cui si rivolge. (Quello dei fumetti erotici probabilmente era un pubblico senza gli stessi moralismi di quello del cinema.)
        Sono con Kukuviza, non credo esistano film che esaltino smaccatamente l’uniformità, anche perché gli americani sono un popolo nato sulla paura del comunismo quindi semmai è vero il contrario: ogni loro singolo film esalta la diversità personale perché è un valore fondante. E quindi, forse senza rendersene conto, fanno tutti film uguali: perché se siamo tutti diversi… allora siamo tutti uguali 😀
        Raccontare una storia in cui si professi il valore della diversità è la più banale delle banalità: è una delle “moralità” che Victor Hugo prendeva in giro nell’Ottocento, tanto per capire quanti passi in avanti abbiamo fatto 😛

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      • Evit ha detto:

        Ok, adesso capisco cosa intendevi, Kukuviza. Volevi sottolineare la scoperta dell’acqua calda da parte dei critici americani (e quindi a ruota anche gli altri) per elogiare un film che parla di diversità. Il discorso sugli americani che la esaltano è giustissimo ma ce ne sono tanti che non parlano proprio di diversità (non che tutti debbano farlo). Die Hard ad esempio non parla di diversità, fottuta California dove le checche cercano di baciarti ai party! Eheh. Faccio l’avvocato del diavolo ovviamente, non mi toccate Trappola di Cristallo.

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  7. Vincenzo ha detto:

    😂😂😂grandi! avete creato la più grande accoppiata di stroncature in sicro della blogosfera (per quel che ne so io, ma io ne so veramente poco).
    Roba da Cagnotto-Dallapè, medaglia d’oro di stroncatura sincronizzata!!!

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  8. Vincenzo ha detto:

    Ancora una cosa e poi mi taccio: quello del lavarsi le mani prima o dopo è il monologo che Tarantino avrebbe sempre voluto scrivere ma non ha avuto mai il guizzo di genialità necessario. Già me lo vedo che si mangia le mani per l’occasione persa, maledicendo Del Toro😀😀

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  9. Cassidy ha detto:

    Il paragone con Roger Corman è brillante, di fatto “The Shame of water” è “Monster” (1980) con l’innamoramento e il sesso consensuale, al posto dello stupro inter specie 😀 Anche se a me il film è piaciuto, i difetti lì avete elencati alla grande, mi accodo a Vincenzo, gran “One two punch” di demolizione! 😀 Cheers

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    • Evit ha detto:

      Ancora mi devo leggere la tua, volevo prima vederlo… ed ecco il risultato!
      Questa mia e quella di Lucius pubblicate lo stesso giorno non sono recensioni, piuttosto sono come il pestaggio in due di un bambino di otto anni!
      Questo Monster (1980) non l’ho mai sentito nominare prima ma il voto IMDb di 2,8/10 già mi ispira! Se esistesse in italiano potrei metterlo nella scatola della videotortura.

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  10. loscalzo1979 ha detto:

    Il mondo è bello perché vario.
    A me è piaciuto, ma la tua “stroncatura” la adoro XD

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    • Evit ha detto:

      Così come per la mia serie “non comprate quel biglietto” su youtube, l’importante è aver strappato una risata, tutto il resto è gusto personale che mai mi propongo di cambiare negli altri.

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  11. Crudelio ha detto:

    ***SPOILER! SPOILER! SPOILER!***
    Secondo me dovevano fare il finale con lei agonizzante che diceva che al mostro: “Addio, e grazie per tutto il pesce. E ci siamo capiti.”

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  12. Crudelio ha detto:

    Insomma, oggi se a Hollywood fai un film sull’ “accettazione del diverso”, è un capolavoro anche se fa cagare. Proprio come con “Arrival”. In cui Villeneuve secondo me non si accorge che il personaggio (Amy Adams) che dovrebbe rappresentare la “meravigliosamente umana mentalità aperta pronta all’interazione senza pregiudizi” finisce x risultare sadico (nei confronti della figlia) e chiuso al dialogo (nei confronti del marito). “Vabé, allora adesso gli facciamo fare un film umano con un senzatetto protagonista. Dove per senzatetto si intende Rick Deckard. Sarà un film umano. Anzi, più umano dell’umano, eheheh”.

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