The Shape of Water (2017) Il bagnato mondo di Amélie

Questa è una favola moderna. La favola di un autore di favole moderne, il messicano Guillermo del Toro, che nasconde dentro di sé un grande dolore. Ha mangiato tre chili di Baci Perugina per poter collezionare il numero più alto possibile di sdolcinate frasette banali e sguaiate. Assiso sul trono del cinema, mentre si svuota producendo un nuovo capolavoro si legge e si rilegge le frasucole in cerca delle più banali. Solo quelle più scontate e totalmente prive di spessore avranno l’onore di diventare il suo nuovo film.
Tanto del Toro è venerato come un dio e pure se fa un film di due ore con il primo piano del suo sfintere che canta riceverebbe il plauso generale.
Proprio perché sono l’unico a non amare questo autore, non farà male a nessuno un’unica critica negativa del suo operato.

Con cinque Baci Perugina ti faccio un film di due ore

Ero contagiato dall’entusiasmo de L’Ultimo Spettacolo, ero pronto al citazionismo grazie al ricchissimo post di Faust Vernazzani su CineFatti, ero incantato dal lirismo di Marcella Leonardi di Frammenti di Cinema ed ho apprezzato le lodi de La Bara Voalnte e Storie da birreria.
Se volete leggere splendide recensioni fermatevi qui e cliccate su questi link: io sono invece un mostro della laguna nera e sono costretto a trattare male un film che ho detestato.

Davo per scontato invece che tutti gli autorevoli siti di cinema, quelli blasonati, quelli che influenzano milioni di spettatori, fossero tutti con le mutande alle caviglie quando si parla di del Toro e soprattutto del suo ultimo film, che non è mica come quello prima – che prima adoravamo e ora storciamo il naso – no, questo è meglio. È il miglior film di del Toro fino al prossimo, che sarà migliore perché questo, insomma, è così così. I grandi siti blasonati sono sempre accampati sul carro del vincitore, quindi non li considero nemmeno.
Lungi da me dunque l’idea di vedere The Shape of Water, dato che del Toro non mi è mai piaciuto: dopo il recente imbarazzo provato con Crimson Peak (2015) avevo deciso di lasciare ben volentieri il più grande regista del mondo ai suoi fan devoti. Però poi…

Ah Michael, so’ così pieno di Baci Perugina che se non ti scansi ti esplodo frasi romantiche!

Poi leggo questo commento di Evit:

«In questa fiaba dieselpunk una Amelie si scopa un pesce»

Oibò, possibile che questo eretico del cinema si permetta di dissacrare in siffatto modo il più grande capolavoro di del Toro fino al suo prossimo film, che sarà migliore? Possibile che il film che è piaciuto ad ogni forma di vita terrestre ed acquatica, con ampie fette di consenso anche nel mondo anfibio, si ritrovi insultato da un blogger ben noto per l’ignobile vizio di vedere filmacci? Non è che a forza di torturare la sua vittima Petar con film palesemente nati dallo sterco di Satana si è rovinato il gusto?
Devo indagare: che c’entra Amélie? Tutti parlano del Mostro della laguna nera, tutti citano un film che non hanno visto da decenni e forse conoscono solo da Google Immagini: sicuramente hanno ragione loro…

«Dichiaro che ogni mio coinvolgimento nel film si è svolto a mia insaputa»

Presentato in anteprima italiana al Festival del Cinema di Venezia il 31 agosto 2017, dopo l’uscita americana del 2 settembre successivo la 20th Century Fox riporta il film in Italia il 14 febbraio 2017 (fonte: ComingSoon.it) con l’insopportabile moda dei titoli italo-inglesi: La forma dell’acqua. The Shape of Water.
La Warner lo porta in DVD e Blu-ray dal 31 luglio 2018.

Il meraviglioso mondo di Amélie Cocimelova

Questa è una favola moderna. La favola di una ragazza coi capelli neri che vive in un mondo reale ma fatato, fatato ma reale, identificabile storicamente ma anche pieno di magia. Questa ragazza è Amélie. Non so perché venga citata una certa Sally Hawkins (Elisa Esposito), io non l’ho vista.
Mentre il compositore Alexandre Desplat fa di tutto per ricopiare esattamente le atmosfere della inarrivabile colonna sonora di Yann Tiersen – che è come imitare Beethoven con il cazoo – Amélie rotea di qua e di là mentre del Toro cerca in modo imbarazzante di ricopiare paro paro lo stile aerobico di Jean-Pierre Jeunet, con tanto di immagini distorte che è come se io mi mozzassi un orecchio: non è che automaticamente divento Van Gogh…

Poi d’un tratto Amélie prende un uovo. E già vedo del Toro che balla, tutto emozionato, tutto rosso in viso dall’emozione, tutto contento perché già sente milioni di ditini battere sulle tastiere mentre milioni di mutande si abbassano allegramente. Qualcuno della troupe riesce a fermare del Toro e gli chiede cos’abbia mai da saltellare in giro, e del Toro decide di rivelargli quello che gli spettatori scopriranno quando il cuore esploderà loro nei petti: l’uovo… è il simbolo della vita… Perché viene dal greco “uovòs”, che significa saggezza.

Fomentato dall’aver scoperto l’acqua calda, del Toro si dà una manata in fronte. Ma sì, l’acqua! L’acqua è il simbolo della vita, perché viene dal greco “acquàs”, che significa saggezza. Ma anche lo straniero è il simbolo della vita, perché viene dal greco “stranieròs” che significa saggezza, quindi facciamo un film con le uova, l’acqua e lo straniero. E pure la patacca, perché la patacca è sempre la patacca. (Dal greco “pataccàs”, che significa saggezza.)
Perché c’è un’altra parola che viene dal greco, ed è “paraculòs”…

Indovinate un po’ chi delle due deve spogliarsi?

Il più grande regista del mondo, prima dell’uscita del nuovo film di qualche altro più grande regista del mondo, riesce a battere se stesso andando sempre più in basso con la banalità del banale, con una simbologia da scuola elementare che sarebbe risultata pacchiana e di grana grossa nel Medioevo. del Toro infatti riesce ad inventare la “tuttàfora“: con la metafora almeno solo metà stava fòra, ora invece… sta tutta fòra!
Niente mezzi termini, del Toro non conosce la sottigliezza e scrive un film così plateale che può essere capito anche da chi non l’ha visto (beato lui).

Vetri con la pioggia: grande cinema, su Del Toro Channel

Così abbiamo una protagonista buona buona buona in modo assurdo che è bruttina e muta, ma proprio perché muta vive in un mondo magico dove le cose brutte sono lasciate fuori semplicemente cambiando canale della TV. Ovviamente fa la sguattera cenerentolosa, e ovviamente è trattata male da tutti, e ovviamente si sente diversa come si sente diverso chiunque altro nel mondo, perché avete mai sentito qualcuno dire “oh, io mi sento uguale”, no, tutti si sentono diversi perché essere diversi è la condizione standard per essere accettati al cinema dagli uguali, perché alla fine sono tutti uguali, i diversi, e più si sentono diversi e più sono uguali, perché sentono l’amore per il diverso in quanto diversi, essendo uguali agli uguali che si sentono diversi dagli uguali che si sentono diversi, che fare bene l’amore fa bene all’amore ma ormai è tutto fatto con le polverine.
E questo per descrivere solo i primi cinque minuti di film.

Allora, voi siete i diversi ma siete uguali a voi stessi: recitate muti che se no vi scappa da ridere

Arriva il diverso, perché in ogni favola c’è il diverso. Che però è uguale al mostro della laguna nera, e qui giù le mutande. Ah, che bello il mostro della laguna nera, non glie ne è mai fregato niente a nessuno del mostro della laguna nera e ora tutti a dire ah, che bello il mostro della laguna nera. Che poi, ad essere onesti, se avessero scelto il fantasma formaggino sarebbe stato uguale: qui il mostro della laguna nera non c’entra una mazza di niente, è solo una paraculata per far godere i critici. Dal greco “criticòs”, che significa saggezza.
Il diverso ci piace, perché è diverso (e via la manfrina di cui sopra), così Amélie glie mette du’ ova pe’ terra e il mostro si innamora. Oh, nella laguna nera si usa così: Ciao bello, che fai stasera? So’ due uova davanti, tre uova dietro. Un uovo per la bocca. Dal greco “bòccas”, che vuol dire saggezza.

Ciao, bello: vada per tre uova!

La titanica bravura di Michael Shannon non riesce a superare il cartonato che è costretto ad interpretare: ma quant’è cattivo Strickland, c’ha pure il nome da stronzo. La sua carne è cattiva, puzza pure: oh, ma che messaggio sottilissimo, ma che simbolismo sopraffino. Tratta male il mostro e lo mette in ginocchio in catene scopiazzando il mitico Charles Laughton de Il gobbo di Notre Dame (1939) – o invece è una citazione di Sofia Boutella in The Mummy (2017)?

Tranquilla, è solo una citazione multipla di cose già viste e riviste

Ma quant’è cattivo Strickland, che tratta male il diverso così che spinge tutti i vari diversi della storia ad unirsi per salvare il diverso. Però è diverso pure Strickland, e sono diversi pure i russi cattivi che sentono Oci ciornie – altro altissimo momento di lirismo da peto d’osteria – e sono diversi pure i neri tanto quanto i razzisti che li discriminano. Ah rega’, ma ’ndo stanno gli uguali? Qui so’ tutti diversi, e proprio perché tutti diversi sono tutti uguali nella loro diversità dall’essere uguali fra diversi (aggiungete frasi a caso, tanto la sceneggiatura è così: un continuo ripetersi di banalità qualunquiste).

Ma perché un viso d’angelo così lo chiamano sempre a fare il cattivo?

Mentre Amélie e il mostro si esprimono a gesti con la stessa dose di zuccherosa banalità della Marlee Matlin di Figli di un dio minore (1986) – in fondo gli anni Ottanta spaccano, no? – continuano i sermoni sulla diversità.

«Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.»
(Matteo 25:35,36)

Lo so, sembra strano, certi politici omonimi e vincenti alle ultime elezioni che d’un tratto agitano il Vangelo in aria non hanno letto con attenzione questo passo, in cui Gesù dice che «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.» (Matteo 35,40)

Ego te absolvo da ’sto filmum zuccherosum

Sembra che del Toro abbia ricopiato fedelmente il passo di Matteo perché nel film avviene esattamente tutto quanto qui su descritto, per poi passare ad una spiattellata fusione di E.T. (1982) e Cocoon 2: il ritorno (1988).
Quando da ragazzo ho avuto la sfortuna di vedere il seguito del celebre film di Ron Howard, non sono riuscito a reprimere i fischi: la creatura, il diverso, torturato dagli scienziati “uguali” che deperisce finché l’amore dei diversi umani è tale che la creatura ritorna potente e si prepara al finalone strappalacrime. Buuuuh, ah copioni, ma questo è E.T.! Ecco perché mi è impossibile “commuovermi” ad un finale paraculo e copione. Dal greco “copionòs”, che significa saggezza.

Voi allora inseguite Amélie che vola con la creatura in bicicletta contro la luna

Mentre Rufus – non so perché alcuni citino un certo Giles (Richard Jenkins): io ho visto solo il Rufus del film di Amélie! – legge i suoi ridicoli Baci Perugina e spara frasi da colica renale tipo «siamo tutti soli», rimane ad Amélie l’onore di sparare la più titanica delle svenevoli frasi melense tipiche da filmone strappalacrime:

«Lui mi vede per quello che sono»

Nuoooooooooooooooooooooooooooooo!!!

Perché le cicatrici del corpo sono simbolo delle cicatrici dell’anima.

Nuoooooooooooooooooooooooooooooo!!!

Poi parte il musical in bianco e nero.

Nuoooooooooooooooooooooooooooooo!!!

Sarà mica una citazione da Frankenstein Junior (1975), col mostro che balla?

Io sono un diverso, lo confesso. Perché ho visto, apprezzato e ricordo ancora Il favoloso mondo di Amélie (2001) di Jeunet – dove guarda caso la fotografia cambiava a seconda delle location, idea che invece diventa “nuova e fresca” con del Toro – così come ho visto E.T., il cui messaggio viene oggi ripetuto identico a dimostrazione che non è servito a niente.
Io sono un diverso, lo confesso. Perché il simbolismo spicciolo mi fa tanta tristezza, invece di gridare al capolavoro del cinema, e poi l’acqua come psicopompo (questo sì dal greco, “trasportatore dell’anima”, con tutti i significati possibili della psykè greca) non è mica la prima volta che la incontro su schermo – devo davvero citare The Ring e tutti i suoi fratelli? – così come l’uovo simbolo di vita forse sono l’unico a conoscerlo (sono ovviamente sarcastico): eppure il più grande attore del mondo Rober De Niro in veste di diavolo se ne mangiava uno lentamente, in una delle scene più iconiche di Angel Heart. Ascensore per l’inferno (1987), film che solo i diversi ricordano.

E qui… BOOM.. apri la scatola dei Baci e dài fondo al barile

Io sono un diverso e quindi diversamente da tutti ho trovato fastidioso e paraculo questo film. Un film che esalta i diversi, quindi se avete amato questo film dovete amare anche me e, per estensione, questa recensione. Bella la paraculaggine, eh?

Chiudo dunque lasciandomi ispirare dalla romantica poetica de La forma dell’acqua e declamo la lirica finale che fa da giudizio del film: so’ tutti froci col culo di del Toro. (Dal greco “culòs”, che significa saggezza.)

L.

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41 risposte a The Shape of Water (2017) Il bagnato mondo di Amélie

  1. Zio Portillo ha detto:

    Copio&incollo il commento che ho fatto da Cassidy quando scrisse del film. Scusate la mancanza di originalità ma oggi sono un po’ incasinato…

    <>

    Aggiungo solo che al commento di Evit sono morto!

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    • Zio Portillo ha detto:

      A proposito di casino… Ho fatto partite il commento senza incollarlo. Serve decisamente più caffeina stamattina! Ci riprovo:

      Non so… Mi piace molto Del Toro dai tempi del “Labirinto” e “Hellboy” ma a questo giro di giostra mi ha lasciato un po’ freddino. Tutto bello, tutto perfetto, tutti bravissimi. Una favola fantastica pensata, creata e girata per noi adulti. Ma il risultato finale l’ho trovato “troppo perfetto”. Ai limiti dello stucchevole o dei denti cariati se preferite. I buoni della storia sono gli imperfetti ma puri e con il cuore grosso così. Mentre i cattivi sono proprio dei figli di pu***na per i quali è impossibile parteggiare o giustificare. Capisco che tutto è un metaforone abbastanza ovvio e come le favole dei bimbi i protagonisti non sono ambigui ma sono “buoni vs cattivi”, però da un film candidato a ben 13 statuette mi aspettavo qualcosa di meglio. Tutto è lineare e semplice semplice come le favole dei bambini, appunto. Ma noi non siamo bambini!
      Oh, può pure essere che non ero dell’umore giusto o che il film non mi “sia arrivato”. Magari in un’altra circostanza avrei pianto come un vitello pure io, chi lo sa.

      Riconosco comunque che è fatto e girato da Dio e che la Hawkins è bravissima ma non me lo rivedrei mai.

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  2. Ivano Landi ha detto:

    Be’, proprio l’unico a non amare Del Toro non sei, visto che neanche a me piace. Volevo dare una chance a questo film dopo aver letto la rece di Cassidy, ma ora sono di nuovo scoraggiato.

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  3. Vincenzo ha detto:

    grandissimo Lucius (che significa saggezza :-D)
    ti dirò che io sono tra quelli abbastanza scettici verso questo film e sono più vicino alla tua posizione (al netto delle ironie che comunque ti sono venute benissimo :-D) che a quella espressa da Paolo sul nostro blog…
    il film mi ha fatto storcere il naso sotto vari aspetti, poi si sapeva che agli Oscar avrebbe trionfato, mentre la vera sorpresa è stata il fatto che abbia vinto il Leone d’Oro, e infatti nelle 7 domande che abbiamo formulato per il dopo Oscar c’era anche quella che avanzava il dubbio sul fatto che la Mostra premiando questo film si fosse venduta l’anima al diavolo…
    Ameliè mi spiace quasi citarlo perché è un film che a suo tempo amai molto, quando ero giovane e sognatore, e questo a mio avviso non gli va nemmeno messo vicino… certo però che Del Toro proprio a quel film finisce per guardare (non solo Desplat, che lo fa in modo imbarazzante, scimmiottando Tiersen), mettendoci del suo, per carità, ma – come hai ben rilevato tu – ispirandosi anche da un punto di vista tecnico…
    tutto ciò per dire che per me il film è da 6 / 6 e mezzo (e conta che io sono sempre generoso coi voti), ma non di più (e molto merito va a Shannon e alla Jenkins, che sono a loro modo straordinari)…
    sicuramente i due Oscar principali assegnatigli gridano vendetta… non tanto per la regia, che era il più scontato (anche se c’era un certo PTA che aveva fatto un capolavoro che però non poteva essere preso in considerazione da questa Academy)… mi riferisco soprattutto allo “scippo” del miglior film a Tre manifesti..
    ma vabbé gli Oscar lasciano il tempo che trovano…
    sta di fatto che il tuo amico Del Toro il prossimo anno sarà presidente della regia in laguna 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non dubito che il nostro Torello guiderà fast and furious verso tutte le vette del cinema, quello che mi stupisce è che l’ovazione che il film ha ricevuto testimonia come davvero non serva a niente parlare della diversità, perché dimostra che tutto quanto è già stato detto fino ad oggi – in modi decisamente migliori – è già stato del tutto dimenticato.
      Poi c’è il fastidio personale di una film talmente didascalico e paraculo che grida vendetta, ma quello è perché sono un mostro della laguna nera 😛
      E’ anche vero che di fronte alle favolette che ormai il cinema ci spaccia per blockbuster (cosa sono in fondo i film Marvel, i Signori degli Anelli vari e la fantascienza young adult se non favole?) sicuramente uno che inserisce elementi “adulti” (va be’, diciamo così) in una favoletta si fa notare, ma è solo il simbolo di quanto di cartone sia diventato il cinema, non della genialità di del Toro.
      Di sicuro se in Italia non si forma un governo, alle prossime elezioni tutti voteranno del Toro! 😀

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Go visto poco di del Toro – i due Hellboy, Il labirinto del fauno, Pacific Rim… tre su quattro mi sono piaciuti, dovresti già sapere quale non è stato di mio gusto, ma repetita iuvant, trovo Pacific Rim abominevole, buono solo per pagare il mutuo con pornografia robotica.
    Comunque, tre su quattro vanno bene per dire che del Toro, tendenzialmente, mi piace 😉

    Ora: La forma dell’acqua non l’ho visto, ancora – fortunatamente, il cinema va avanti anche senza le mie misere finanze, che se aspetta me, si fa una certa ora – ma non posso negare di essere curioso… di certo, sarebbe meglio smettere di mitizzare i premi: è bello vincerne uno, ma spesso non è trasparente come l’acqua ( 😛 ) il motivo della vittoria, specie se la motivazione è di tipo estetico e dunque tremendamente soggettiva. Gli Academy Awards sono proprio quel tipo di premio, mi sa, ma devo ammettere di non aver mai seguito una premiazione, quindi potrei essermi perso il momento in cui viene espresso il motivo della premiazione 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Si è sempre quanto vale un Oscar, il più opportunista e politico degi premi, eppure con la fine della critica negli anni Novanta – quando ancora qualcuno faceva notare che nella sua storia non era mai stato premiato un nero, tanto che l’Academy si sbrigò a premiare il primo stronzo che passava, cioè Denzel Washington nell’assurdo “Training Day” – tutti hanno iniziato a giudicare un film dal premio che ha vinto. Per carità, date cento statuette a del Toro, che mi frega? Però non dite che siccome ha vinto cento statuette automaticamente ha ragione.
      Tutto quello che c’è da sapere sull’Oscar lo spiega Robet Downey jr. in “Tropic Thunder”, il più grande manuale di cinema che sia mai stato scritto e infatti sta sul culo a tutti: perché dimostra che il re è un paraculo, altro che nudo! E del Toro è il re dei paraculi: buon per lui 😛

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Non visto ma agli Oscar tifavo spudoratamente per “Tre manifesti…” che invece ho visionato e ho trovato davvero meritevole! Lo consiglio…
    Un grande plauso per la recensione dal neologismo “tuttafora” all’epico finale 🙂

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  6. Cassidy ha detto:

    La scena di ballo di “Frankenstein Junior”! Come ho fatto a non pensarci 😉 Il problema è sempre lo stesso, tanti sono saliti sul carro del vincitore, è un film politicamente corretto, e tempo che sia stato preso in considerazione dall’Accademy più per quello che per altro. Secondo me ha degli effettivi meriti, ma non è completamente riuscito, mi è piaciuto un casino questo post perché non solo mi ha fatto ridere, ma perché hai elencato davvero tutti i difetti, di una storia che era già stata raccontata prima. Sono un appassionato del cinema di Del Toro fin dai suoi esordi, nel suo cinema trovo tante cose che mi piacciono, ma hai centrato un punto importantissimo, come cacchio è che gli ultimi due film di Del Toro sono stati ultra criticati, per via di una trama lineare che in effetti avevano, mentre questo, che ha una trama ancora più minimale è il suo miglior film? Cito un film che a me è piaciuto tanto e a te no, dove sono quelli che criticavano “Pacific Rim” ora? Gran post, ci voleva, per il mio coinvolgimento non sarei mai riuscito a scriverlo, sono felice che lo abbia fatto tu 😉 Cheers

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  7. Kukuviza ha detto:

    Prima o poi lo devo proprio vedere sto filmaccio, ma a sto punto ho la sensazione di quell’altra ciofeca che è Avatar.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Davvero una bella gara! Proprio perché tutti veneravano Avatar ho aspettato tipo dieci anni a vederlo, finché non sono stato costretto a farlo: visto che Cameron ha auto-plagiato il suo “Aliens”, mi è toccato vedermi quel filmone sbadiglione. Se non altro ho dormito come un bambino 😛

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      • Kukuviza ha detto:

        Mi ricordo che avevo letto una trama di qualche riga e ho pensato: leggendola così sembra la solita trama scontata ma di sicuro il film sarà un po’ più complesso. E invece no, quelle poche righe di trama erano davvero tutta la trama. Uno dei film più banali della storia.
        Beh, almeno se hai un attacco di insonnia sai come fartelo passare!

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      • Conte Gracula ha detto:

        Anche io ho trovato insulso Avatar: un worldbuilding poco curato, un intrigo che va avanti a forza di perché sì, personaggi puntiformi (perché monodimensionali più di una retta)… l’ha graziato una resa grafica notevole, ma è una bella carta da regalo che ricopre una scatola vuota 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Visto che non ho trovato il minimo interesse neanche nella confezione, per me è stato davvero un film vuoto e indifferente. Neanche la presenza del mio amore Michelle Rodriguez è bastato a tenermi sveglio 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        A me ha fatto piacere vedere Aliens 2.0, cioè come Cameron avrebbe fatto il film se nel 1986 avesse avuto tanti soldi a disposizione: per fortuna non ne aveva, così ha potuto creare un capolavoro. Qui invece del Powerloader vs Alien Queen abbiamo Powerloader vs Panterona nera, ma il succo è lo stesso: un cartone animato privo di qualsiasi spessore. Per carità, ha guadagnato miliardi quindi buon per lui, ma preferisco quando Cameron era Cameron 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Giusto per far notare il grado di auto-plagio…

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      • Kukuviza ha detto:

        A me manco la parte grafica ha detto granchè, cioè bellissima tecnicamente ma solo poche scene mi hanno stupito dal punto di vista dell’immaginazione.
        E insulso è veramente la parola adatta.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non ho mica capito perché la gente è impazzita all’epoca: forse non aveva mai visto un film e hanno reagito come gli spettatori dei primi del ‘900 davanti al film del treno 😀

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      • Kukuviza ha detto:

        Credo siano discorsi che si autoalimentano. Qualcuno inizia a dire che il film è un capolavoro e allora giù tutti quanti a ripetere la stessa cosa, che sia vera o meno.
        Per me è tipo quando dicono Marilyn l’icona del cinema di tutti i tempi. Adesso, senza niente togliere a Marilyn, ma anche basta. A me sembra che Marilyn sia l’icona massima insuperabile solo perché si continua a dire che lo è.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Verissimo, è una reazione a catena autoalimentante dove non conta più l’opinione personale (spesso del tutto assente) bensì lo spirito di gruppo, la coscienza collettiva che annulla l’individuo. Per cui si ripete ciò che si sente dire senza neanche sapere quale sia l’argomento, e il cinema segue ciecamente queste mode, sperando di vendere biglietti alla massa, non alla somma degli spettatori. Credo però che non funzioni, visto che tutti quelli che dicono che De Niro è il più grande attore del mondo poi non vanno al cinema a vedere i suoi film 😛

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  8. Denis ha detto:

    Ieri ho provato a guardare Crimson Peak ma dopo i primi 10 minuti e per via della palette cromatica troppo accessa (secondo me non adatta all’horror) e dialoghi pallosi,l’ho subito cancellato dalla chiavetta e ho guardato quello dopo American History X quello si un bel film,gia Pacific Rim era palloso e stereotipato di brutto e Del Toro e un pò troppo che la mena con la storia del diverso,Angel Heart bei ricordi.
    Anche a me Il Signore degli Anelli non mi ha mai esaltato (una volta sui 400 calci ho scritto perchè un’aquila gigante non ha buttato direttamente nel Monte Fato ,Frodo e l’anello si risparmiavano fatiche inutili,discorsi inutili e Sean Bean non moriva!) e un fan mi ha pure ripreso(per loro non esiste ironia)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ahahah è universalmente noto che i fan sono privi di umorismo ed autoironia 😀 tutto è maledettamente serio per loro…

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      • Giuseppe ha detto:

        Ricordiamoci che siamo fan pure noi, eh 😀
        Riguardo ad Amélie (e il suo favoloso ma forse un tantino sopravvalutato mondo: con tutto che a me Jeunet piace, di solito) cosa dire, se non che mi aveva lasciato piuttosto indifferente quanto invece NON l’ha fatto l’ultimo del Toro… sarà che io sono suo fan dai tempi di Cronos (dagli inizi, in pratica) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sicuramente conta il fatto che sono un non-fan di del Toro dall’inizio – o comunque dalla prima volta che l’ho visto – ma di sicuro un modo per apprezzare Amélie è vedere questa copia sbiadita: allora sì che si riesce ad apprezzare l’originale ^_^ Non dico che sia quello di Jeunet sia un capolavoro, ma di sicuro è un film particolare e decisamente unico. E ora che ho visto i tentativi di del Toro di imitarlo lo apprezzo ancora di più 😛

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    • Conte Gracula ha detto:

      C’è una storia di The Dork Tower in cui giocano di ruolo la storia del Signore degli anelli e fanno proprio così ^^

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  9. gioacchino di maio ha detto:

    Appena iniziato ho pensato subito ad Amelie, (un Amelie per adulti per quello che fa in vasca, non ricordo se ci sia mai stato un film premiato come miglior film con un Oscar, dove la protagonista appare nuda, per gli americani e la severa censura deve essere dura), la routine, la solitudine, in una storia fuori dal tempo, personaggi stereotipati, i russi cattivi, insomma un esile favoletta che ho letto, potrebbe essere un plagio di una commedia del 1969.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, intrigante la domanda sugli Oscar, il più moralista dei premi.
      Come dicevo ci mancava solo che Amelie sfuggisse dagli scienziati con il mostro su una bicicletta volante, visto l’alto livello di scopiazzo del film 😛

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    • Fausto Vernazzani ha detto:

      Ci furono 12 anni schiavo, anche se per una scena violenta e non d’amore. Masturbazione esplicita invece in American Beauty! Questo tra i vincitori, poi tra i candidati al titolo ce ne sono stati altri… Chiamami col tuo nome e la sua pesca ad esempio, The Wolf of Wall Street… e in effetti non me ne vengono proprio in mente altri.

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  10. Pingback: The Shape of Water (2017) La rivincita di Roger Corman | Il Zinefilo

  11. Moreno Pavanello ha detto:

    Attento a essere così diverso perché altrimenti il prossimo film Del Toro potrebbe farlo su di te! 😉

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  12. loscalzo1979 ha detto:

    Sai che quella dell’uovo mi aveva fatto venire in mente De Niro anche a me?
    Comunque, ti si vole bene lo stesso Lucius, anche quando demolisci un film che mi piace, amo il tuo stile.

    Per dimostrartelo:

    https://www.thewrap.com/shape-of-water-dildo-sex-toy-sales-surge-oscars/

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  13. Fausto Vernazzani ha detto:

    Ehi!! Io sono fan di Guillermone, non lo nascondo, è il mio regista preferito e lo studio ormai da diversi anni 😀 piuttosto è Amelie che ormai tollero poco, Jeunet è un regista straordinario che secondo me è stato rovinato dal suo film minore. Ha diretto roba decisamente migliore di quel favoloso mondo. Comunque, detto questo, da “fan”, appassionato o come diavolo devo definirmi, ci tengo a dire una cosa: The Shape of Water, che comunque mi è piaciuto, lo considererei molto in basso rispetto ad altri film del mio amato Guillermone. Non perché lo trovo paraculo, non concordo, ma perché rispetto ad altri suoi film qui è stato in effetti assai lezioso in alcuni momenti – la scena del ballo anche dopo 4 visioni, continua a non piacermi affatto, per quanto ne comprenda il senso all’interno della pellicola e del suo modo di fare/pensare cinema – e, sì, più didascalico del suo solito. Non che le altre volte non abbia sempre esplicitato a dovere certe caratteristiche di luoghi e personaggi, ma un Crimson Peak era assai più sottile nei suoi riferimenti nascosti rispetto a The Shape of Water. Ci tenevo solo a dire questo xD mi spiace che Guillermone sarà ricordato per quello che in effetti è un suo film importante per comprenderlo, ma comunque minore.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non giudicherei l’entusiasmo passeggero per questo film come indice di “memoria”: i critici e gli spettatori dimenticano velocemente quindi non mi stupirei se già fra un mesetto, archiviata la notte degli Oscar, gli entusiasti tornino coi piedi per terra ed analizzino il film a mente fredda, confrontandolo con gli altri titoli del regista. (Non parlo ovviamente dei fan, ma di quei critici e lettori generici che amano sparare giudizi entusiastici a prescindere per poi dire l’esatto contrario all’uscita di un altro film 😛 )

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      • Fausto Vernazzani ha detto:

        Intanto l’unico film di Guillermo del Toro considerato da tutti resta Il labirinto del Fauno, forte anche della candidatura agli Oscar che fu. Bisognerà vedere tra qualche anno, è vero che il vincitore agli Oscar spesso è destinato a essere secondario rispetto ad altri candidati di maggior presa sociale, come Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Get Out. Vedremo comunque, io Guillermone continuo ad amarlo alla follia 😀

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