Lance Henriksen e i suoi incontri ravvicinati (1977)

Nel maggio 2011 il mitico e mitologico Lance Henriksen presenta un libro che, per molti fan, è uno scrigno di autentici tesori: l’autobiografia di uno dei più prolifici caratteristi della storia del cinema.
Oggi Lance con le sue centinaia di film all’attivo è un volto noto in tutto il mondo, ma nella metà degli anni Settanta era solo un ruvido newyorkese che aveva puntato tutto sulla propria faccia tosta e voleva diventare un attore, riuscendo a fare minuscoli ruoli in film grandiosi.

Il testo “normale” che traduco è a firma di Joseph Maddrey, che ha raccolto le dichiarazioni di Henriksen nel corso di anni mettendole in ordine all’interno di un vero e proprio saggio di cinema di genere.
Il testo fra virgolette è parola di Lance…


Questo post rientra nei festeggiamenti per i 30 anni in Italia del film di Spielberg. Ecco le altre iniziative:

  • IPMP” presenta le locandine italiane dell’epoca
  • Il Zinefilo” presenta gli ultimi due capitoli della novelization Mondadori
  • NonQuelMarlowe” racconta un ricordo personale legato al film

Nel suo viaggio per andare ad iniziare una nuova vita a Los Angeles, Henriksen fa una fermata in un hotel di Berkeley dove vivevano la madre e la sorella.

«Era Natale e ricordo d’aver preso un biglietto da 100 dollari e averlo messo sotto l’albero di Natale come regalo. Quando mia madre lo vide… afferrò il biglietto e se lo infilò nel reggiseno. Più tardi, quando stavo per andarmene, la cosa mi colpì: mia madre e mia sorella stavano vivendo in un cesso d’hotel e io le stavo lasciando lì. Avevo ancora nel portafoglio gran parte della mia paga per Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975), così tornai indietro e diedi tutto a mia madre. Le dissi di prendersi un appartamento. Scoppiò a piangere e disse “Ho avuto così paura del fuoco”. “Che fuoco?” le chiesi, e lei disse: “Ho avuto così paura che l’hotel avrebbe preso fuoco per via della gente strana che ci vive”. Le diedi tutto ciò che avevo e quindi, di nuovo, ero al verde.»

Per sua fortuna la paga successiva era dietro l’angolo.

Il secondo ruolo di Henriksen in un grande film fu Robert, la guardia del corpo dello scienziato Claude Lacombe, interpretato da François Truffaut, nel film Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) di Spielberg. Gran parte della pellicola è stata girata a Mobile, in Alabama, ma Henriksen ha viaggiato anche in India per alcune riprese. Il suo ruolo in Quel pomeriggio di un giorno da cani lo ha seguito fin lì. La prima notte in un hotel di Bombay l’attore ha ricevuto una telefonata alle 4 di notte da un giornalista che lo voleva intervistare.

«Mi disse, “Lance, Lance, mi spiace svegliarti ma qui la competizione è tale che ho dovuto giocarmi questa carta. Ti va di scendere per fare un’intervista?” Io risposi come un completo idiota, “Sì, certo, sarò lì in un attimo”. Quindi scendo nell’androne e questo tizio mi intervista: il giorno dopo, la mia foto è sulla prima pagina di un quotidiano di Bombay. Più tardi quel giorno sto camminando per un bazaar quando alla fine di una via vedo una coppia di tizi, con dei turbanti e dei coltelli, che mi fissano. La folla mi spinge verso di loro mentre io cerco di rallentare e penso: questi hanno brutte intenzioni. Sembrano degli assassini! Mi ritrovo dritto davanti a questi due e uno di loro sorride, e mi dice: “Quel pomeriggio di un giorno da cani”. Io sobbalzo e dico “Sì”. Ero così fottutamente sollevato che ho abbracciato quel tizio.»

Lo straniero col coltello racconta al “famoso attore americano” che Quel pomeriggio di un giorno da cani non era stato capito in India, perché «qui nessuno rapina le banche».

Il ruolo di Henriksen in Incontri ravvicinati del terzo tipo ha fatto meno impressione fra gli spettatori. «Ho lavorato a quei film per sei mesi», si lamenta l’attore, «e sono su schermo forse per solo un minuto e mezzo». Una spiegazione per questo può dipendere dalla prima impressione che Spielberg ha avuto di Lance. Il regista ha detto che ha fatto il casting del film scegliendo gente che avesse il “cuore da bambino”, con l’eccezione di alcuni “adulti resi duri dalla vita” nel ruolo di scienziati e militari. Quando ha incontrato Henriksen apparentemente Spielberg ha visto un “adulto reso duro dalla vita”. Lance ricorda: «Disse “Ho voluto incontrarti per vedere se tu fossi diverso dal tizio di Quel pomeriggio di un giorno da cani“. Il personaggio di Robert, uscì fuori, era in pratica molto simile. Probabilmente Spielberg non sapeva che altro farci con quel giovane attore. Henriksen ammette che il suo comportamento durante una scena particolare non aiutò affatto la sua causa:

«Ricordo le riprese della scena finale, dove ci sono piccoli alieni che escono dall’astronave… e il mio primo istinto nei panni del mio personaggio è stato: perché non mi tolgo la giacca e ci avvolgo un alieno, rapendolo così da avere la prova che esistono? C’erano vari contenitori ai margini del set, così pensai: lo infilo dentro uno di quei contenitori, aspetto che la nave se ne vada e così dopo avremo uno di loro. Suggerii tutto questo a Steven e lui mi guardò come se avessi appena cagato nella coppa del punch. Disse “Questo è un altro tipo di film, Lance”. Sapevo di aver commesso un errore, ma quello era un istinto genuino: è quello che avrebbe fatto un ragazzo di New York. Cos’altro avrei dovuto fare?»

Truffaut a sinisra, un giovanissimo Henriksen a destra

Magari Henriksen si è giocato il favore di Spielberg, ma riscosse molto interesse da parte di François Truffaut.

«Mi passò un enorme e pesantissimo libro sulla vita di Josh Logan e mi disse: “Ti interrogherò su questo libro: ti conviene leggerlo”. Ed io pensai: oh cazzo! Era come se mi avesse beccato a fare qualcosa di sbagliato e stesse cercando di impartirmi una lezione. Mi disse: “Sono quattro mesi che ti vedo passare tutto il giorno sul set, senza mai lasciarlo. Studi sempre tutto ciò che succede: stai sprecando il tuo tempo”. E non cambiai affatto questa abitudine: non ho mai lasciato il set. Una delle ragioni per cui all’epoca stavo sempre sul set era la scrittura. Potevi ritrovarti sul copione la scritta “Il missile esplode sulla rampa di lancio”. È solo una frase, ma quando la girano vedi davvero un missile esplodere e la reazione di tutti i presenti. Stavo studiando come le parole sul copione corrispondessero poi ad un’effettiva azione… ma non sapevo come spiegarlo a Truffaut. Non sapevo spiegarmi bene, all’epoca. Non potevo dire “Ho bisogno di farlo, ho bisogno di guardare. È il mio secondo film e ho bisogno di vedere tutto ciò che accade”. Così risposi: “Va bene, leggerò il libro”.»

In realtà lesse solo una piccola parte del saggio, in cui l’autore descrive la sua collaborazione con Marlon Brando nel film La casa da tè alla luna d’agosto (1956):

«Josh Logan disse che Brando fece una scena in cui mise tutto ciò che aveva. Poi ripeté la scena senza dare niente. E Logan disse: “Ho fatto l’errore di preferire la seconda scena, e Brando non ha fatto nulla per il resto del film”. Quando l’ho letto sono rimasto colpito. Non potevo credere che accadessero davvero quelle cose… Quando Truffaut mi interrogò finsi di aver letto tutto quel fottuto libro, e gli raccontai quella storia. Probabilmente lo annoiai a morte, così disse: “Okay, va bene”, e se ne andò. Lo fregai come solo un bravo bugiardo sa fare.»

Quella comunque non fu la fine del rapporto fra Henriksen e Truffaut:

«Ho visto il suo film I 400 colpi [1959] quando avevo circa sedici anni. Lo vidi in un cinema di San Francisco e pensai che quella era la storia della mia vita: un divorzio, patrigni, finire in collegio… Ero io quel ragazzo. All’epoca pensai: Perché qualcuno dovrebbe fare un film sulla mia vita? Non ho mai detto nulla a Truffaut di questo. Gli sono stato accanto per cinque mesi e gli ho parlato di Jules e Jim [1962], ma non gli ho mai citato I 400 colpi… Alla fine delle riprese mi diede un libro de I 400 colpi e mi disse: “Sei sempre stato quel ragazzo”. Credo che la ragione per cui la gente si lanci nel mondo della recitazione sia per essere vista ed ascoltata, e questa è probabilmente la cosa più importante delle loro vite, per una ragione o per l’altra. E quello fu il momento in cui finalmente qualcuno mi ha visto ed ha visto ciò che stavo facendo. Fui sopraffatto dall’emozione.»

Nel montaggio finale di Incontri ravvicinati il personaggio di Henriksen è a malapena visibile. Stando all’attore, la produttrice Julia Phillips che una delle sue scene era stata tagliata perché lui attirava troppo l’attenzione, sebbene rimanesse sullo sfondo. Il mondo in cui mangiava il suo sandwich distraeva dai personaggi in primo piano. Mentre Henriksen ammette che ciò che stava facendo non era necessario, dice che non era davvero sua intenzione rubare la scena a qualcuno: stava semplicemente seguendo i suoi istinti attoriali. Dice: «Sul set tutti sono sempre impegnati a fare qualcosa di interessante. Se tutti rimanessero fermi ad aspettare la loro stupida battuta, non succederebbe niente.»

In ultima analisi il ruolo dell’attore in Incontri ravvicinati del terzo tipo fu un “acchiappa-scoregge”, come lo definisce Henriksen. «È quando tu fai semplicemente parte dello sfondo. Se all’attore principale scappa una scoreggia, ci si aspetta che tu rimanga lì a prendertela in faccia.»


Alien vs Predator

Riporto anche un brano dell’audiocommento del DVD di AVP: Alien vs Predator (2004) in cui Lance Henriksen racconta al regista Paul W.S. Anderson un aneddoto dei tempi di Incontri ravvicinati.


avp24

Paul: I Predator che salgono la rampa, non so se lo vedete, fanno una gran fatica. La rampa era molto scivolosa, perché la volevo lucida per riflettere tutta la luce: abbiamo usato il Mylar, che è viscido e riflettente. I Predator, con i piedi di gomma, arrivavano a metà rampa e scivolavano indietro: a ripensarci è molto divertente. Allora era seccante.

Lance: I dreadlock sono grandiosi.

Paul: Il Predator è stato ingaggiato da L’Oréal.

Lance: Ricordi che ho fatto Aliens? Scusa, volevo dire Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Paul: Stessa cosa, vero?

Lance: Abbassarono la rampa centrale: era tutto Mylar: tutti cascavano per terra. Richard Dreyfuss arrivò in cima e scivolò all’indietro.

Paul: Avresti dovuto dirmelo prima… (ride)

Lance: Non c’ero in quel momento. Tutti i bambini vestiti di gomma fecero una gran fatica ad arrampicarsi là sopra.

Paul: La stessa cosa qui.


L.

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27 risposte a Lance Henriksen e i suoi incontri ravvicinati (1977)

  1. Pingback: Incontri ravvicinati con una tipa! | nonquelmarlowe

  2. Pingback: Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

  3. Zio Portillo ha detto:

    Bellissimo post Lucius!
    La parte che Lance vuole fregarsi un alieno in “Close…” è qualcosa di favoloso! Molto interessante pure il discorso degli attori sullo sfondo che attendono le proprie battute senza fare nulla. E’ una cosa a cui spesso faccio caso anche se più nelle serie tv che al cinema.

    Piace a 1 persona

  4. Cassidy ha detto:

    Meraviglia! No dai Lance che dice a Spielberg che sarebbe una buona idea rapire uno degli alienucci è mitico! Quasi me la vedo la faccia di disappunto di Spielberg 😀
    Lance e François Truffaut sembrano una coppia agli antipodi, non ti aspetteresti di pensare a due così insieme, in realtà grazie a questo post ho capito che non è affatto così, gli approcci saranno pure diversi, ma la passione per il cinema è la stessa. Inoltre Truffaut che distribuisce libri a destra e a manca è quasi poetico, coerenza estrema cavolo, per lui “Fahrenheit 451” era roba estremamente serie, per quello gli è venuto così bene 😉 Gran post sul serio! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non mi stupisce che Spielberg non abbia più chiamato Lance in un film: deve averlo scambiato per un rapitore prestato al cinema 😀
      Adoro questi libri di memorie, è un gran peccato che da decenni siano scomparsi dai piani editoriali italiani. E anche prima non è che ce ne fossero così tanti, nelle nostre librerie. Invece sono fonti preziosissime per conoscere il cinema dal punto di vista di chi sta dietro la cinepresa… e spesso dietro un attore principale a subirne i gas! 😛

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  5. Cassidy ha detto:

    Ci sono arrivato solo ora, l’alieno rapito da Lance, sarebbe stato protagonista di un incontro ravvicinati del quarto tipo. Sul pianeta degli alieni, alcuni complottisti formulano teorie su un umano dalla faccia inquietante che rapisce alieni per studiarli: Close Encounters of the Lance Kind 😀 Cheers!

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  6. Conte Gracula ha detto:

    Non è male nemmeno l’aneddoto sugli scivoloni del Predator: il potente cacciatore alieno in una gag da cartone degli anni ’40 XD

    Spielberg scandalizzato sembra quasi Stan Lee che frigna perché hanno sparato in testa a Capitan America in un momento in cui c’è tanto bisogno di lui, coi talebani in giro… chissà se Lance ha interpretato bene le emozioni di Spielberg.

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  7. loscalzo1979 ha detto:

    Henriksen eroe vero, sticazzi

    Piace a 1 persona

  8. Evit ha detto:

    Non guarderò più quella scena con gli stessi occhi!

    Piace a 1 persona

  9. Pingback: [1979-09] Alien su “Starburst” | 30 anni di ALIENS

  10. Pingback: Lance Henriksen, re del genere (1993) | Il Zinefilo

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