Zio Portillo contro Classe di Ferro (guest post)

Torna Zio Portillo a raccontarci una serie-evento del mondo televisivo.
L.

Può una serie televisiva italiana di sole due stagione (24 puntate complessive, dalla durata di un’ora ciascuna) entrare nel mito e rimanere scolpita nella testa degli spettatori in modo indelebile negli anni a venire? Certo che può farlo. È il caso di Classe di ferro. Successo strepitoso con tanto di record di ascolti nella nona puntata della prima stagione (quasi 6 milioni di telespettatori per il 20% di share! Una TV su cinque sintonizzata su Italia 1 alle 20.30 a guardare un telefilm…).

In uno “strambo paese a forma di scarpa” (cit. Cassidy) la serie veniva trasmessa per la prima volta da Italia 1 nel 1989 e raccontava un’Italia all’epoca attualissima ma che ora non c’è più: quella del servizio militare obbligatorio. Come per “I Ragazzi della Terza C” il telefilm rappresenta uno spaccato molto fedele dei giovani dell’epoca stereotipandoli abbastanza ma rendendo i protagonisti credibili e facilmente identificabili con noi stessi o con amici e conoscenti. C’è chi vuole evitarsi un anno lontano da casa e dagli affetti e per questo si finge omosessuale per farsi esonerare dall’obbligo come Gabriele Serra (Paolo Sassanelli) da Bari. Chi non può proprio andare per via della famiglia che conta su di lui per guadagnarsi da vivere come è per Mirko de Zan (Francesco Apolloni) che lavora su e giù per la Romagna nello sgangherato circo di famiglia. C’è poi chi ha il padre introdotto e che può fargli evitare la naja. Ma per il Conte Giampiero Montini (Massimo Reale, già Woodstock ne I ragazzi della Terza C) di Firenze le tentazioni della carne sono enormi sopratutto se il padre, vedovo, ha un’avvenente e giovane ragazza come fidanzata (una focosa Eva Grimaldi). Beccati dal padre in flagrante al giovane tocca partire come tutti i comuni mortali. Peccato che il suo status lo facciano arrivare in caserma a bordo della propria Ferrari 308 GT4 Bertone. C’è poi Reginald di Tosto (Luca Venantini), figlio di italiani emigrati in America che, misteri della burocrazia italiana, viene chiamato a fare il militare in Italia. A completare il cast principale delle neo-reclute ci sono il siciliano Scibetta (Giampiero Ingrassia), lo studente fuoricorso umbro Bertolazzi (Guido Venitucci), il meccanico romano e balbuziente Cardarelli (Luca Amorosino) e il contadino lucano e bonaccione Rocco Melloni (Rocco Papaleo).

La serie inizia con i vari giovani che ricevono la cartolina azzurra che gli intima di presentarsi prima a Triste per il mese di C.A.R. e poi in quel di Castelvecchio d’Agide in provincia di Udine per prestare il Servizio Militare per la Repubblica Italiana. Passeranno assieme un anno intero tra scherzi, frustrazioni, levatacce ma anche cementando la propria amicizia in un rapporto sempre più forte e coeso. La loro vita viene scandita per un anno intero dalle varie tappe del servizio militare. Si va dal “Giuramento” con tutte le autorità presenti, per poi passare alle esercitazioni (con tanto di riprese sul campo o filmati d’archivio che fungono da spottone per l’Esercito), alle notti in caserma con i “nonni” (quelli a cui manca poco per il congedo) che mettono sotto e bullizzano le “spine” (i nuovi arrivati). Fino a mostrare la vita fuori dalla caserma (le licenze) con i tentativi maldestri di abbordaggio alle (poche) ragazze disponibili o le pratiche o gli stratagemmi per imboscarsi o per sfuggire al coprifuoco che la vita militare richiede. Temi molto leggeri anche se non mancano stoccate o tentativi (appena appena abbozzati) di trame leggermente più serie come quando in caserma si presenta la recluta di colore che viene subito presa di mira da reclute razziste. Poca roba visto che i toni rimangono più sulla commedia leggera. Ben distanti quindi da pellicole drammatiche come Soldati – 365 all’Alba (1987) o goliardiche/trash come i vari La dottoressa ci sta col colonnello (1980) e simili.

Differentemente rispetto ad altre opere, questo Classe di ferro ha innanzitutto una buona fedeltà con la vita della caserma dell’epoca. Il modo di vivere, di porsi, di parlare… Tutto è stato messo giù nel modo più fedele possibile grazie all’opera degli sceneggiatori tra cui spiccano Bruno Corbucci, Piero de Bernardi e Leonardo Benvenuti. Le avventure delle reclute inframmezzate da vere riprese dell’E.I. hanno ottenuto il visto del Ministero della Difesa con tanto di sostegno di quest’ultimo e quindi ogni divisa, ogni mezzo e ogni aspetto della vita militare è il più fedele possibile a quanto effettivamente avveniva sotto le armi negli anni ’80. A partire dal filone “commedia-sexy” degli anni ’70-’80, nessuna opera ha ottenuto il beneplacido del Ministero, nemmeno il succitato Soldati – 365 all’Alba. Quest’ultimo infatti mette in cattiva luce la vita di caserma e in particolar modo un graduato (Massimo Dapporto) che prende di petto e di mira un giovane romano (Claudio Amendola) rendendogli la vita impossibile fino al dramma finale. Per questo motivo la pellicola di Marco Risi sfoggia divise ed alamari non ufficiali. Di tutt’altro spessore è Classe di ferro perché le puntate viaggiano spedite e allegre come una scampagnata. Giornate dure e pesanti si concludono sempre con un lieto fine e l’anno di naja è allegro e spensierato. Vuoi non fornire i mezzi e le divise a ’sti bravi ragazzi che fanno vedere di buon occhio i militari italiani? Eddai!

Oltre alle reclute, ovviamente, ci sono anche i militari in carriera che faranno da istruttori e da superiori. Ci sono il il napoletano furbo e smaliziato ma anche vicino alle nuove reclute Tenente dell’Anno (Pierluigi Cuomo), il prete ciociaro della caserma Don Castelli (Maurizio Mattioli) e poi man mano i superiori di grado che sono il Capitano Cavicchi (Aldo Ralli) e il Colonnello Calcaterra (Elio Zamuto). Ambedue fieri e autoritari ma non mancheranno di mostrarsi flessibili e quasi paternali con i ragazzi. Ma su tutti quanti spicca un gigantesco Adriano Pappalardo che interpreta il Sergente Maggiore Roberto Scherone. Massiccio, energico, collerico e perennemente sopra le righe, il Sergente Scherone è il parente più prossimo del “Sergente Istruttore Hartman” di Full Metal Jacket. Entrambi urlano a più non posso e hanno il compito di istruire le reclute alla vita di caserma impartendo ordini e mostrandosi rigidi e inflessibili. Ma a differenza del personaggio kubrikiano, il sergente nostrano è decisamente più umano e comico visto che si scoprirà che la fidanzata lo chiama “Bibì” e che il suo nome esteso è Roberto Maria Scherone. Maria perché i genitori avrebbero voluto una bambina e da piccolo lo costringevano a giocare con le bambole! Muscoli e risate per Pappalardo che raggiungerà l’apice nella sfida a braccio di ferro contro gli scozzesi ospiti della caserma nell’episodio da record (1×09: Gli Scozzesi)

Ultima nota va alla sigla: ASSO.

Scritta e interpretata da Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti. Polemiche a non finire perché proprio in quel periodo il buon Jovanotti stava sostenendo il suo anno sotto le armi e voci di corridoio raccontano che avrebbe scritto e regalato la sigla alla produzione in cambio di una licenza extra-lunga.

E poi, faccio notare come già durante la sigla del programma non ci si scandalizzava a mostrare una zinna! Sono passati quasi trent’anni e abbiamo fatto una repentina marcia indietro…

Zio Portillo

P.S.
Ringrazio Zio Portillo per questo articolo!
L.

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15 risposte a Zio Portillo contro Classe di Ferro (guest post)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Grazie Lucius per avermi pubblicato… Avanzi in regalo un dvd dei Baldwin appena arrivano le offerte di Amazon! 😘

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  2. Cassidy ha detto:

    Me la ricordo questa serie, penso che la guardassero tutti all’epoca, anche se confesso candidamente che la parte che preferito era la sigla, non perché mi piaccio Jovanotti (quello proprio no) ma tra la scimmie e le signorine poco vestite aveva i suoi motivi di interesse 😉 Ricordo anche che dei protagonisti non ne trovavo particolarmente simpatico nessuno, Rocco Papaleo e Pappalardo erano quelli che spiccavano. Cheers!

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    • Zio Portillo ha detto:

      E’ stata veramente un cult e poi passava su Italia 1 in prima serata. Impossibile non imbattersi in CLASSE DI FERRO.
      Effettivamente nessuno ha fatto strada dopo il telefilm. Solo Papaleo anche se nella serie non aveva un ruolo principe. Era spesso in coppia con Reginald di Tosto (l’americano) e le loro trame erano di spalla. I veri protagonisti erano gli altri.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Strepitoso! 🙂 🙂 🙂
    E in più mi mi dato anche uno spunto….presto (credo) saprai! 🙂
    Coming soon…!

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  4. pirkaf76 ha detto:

    Non me ne perdevo un episodio.
    In effetti se la rivedessi adesso proverei quasi una sensazione di imbarazzo, ma all’epoca era una serie che adoravo.

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    • Zio Portillo ha detto:

      Effettivamente non è invecchiata benissimo. Troppe situazioni al limite, battute che non fanno ridere, ingenuità diffusa,… È una serie decisamente figlia del proprio tempo.

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      • Giuseppe ha detto:

        Senz’altro. Ma un suo perché ce l’aveva, nonostante le caratteristiche elencate (situazioni al limite, battute non divertenti, ingenuità) non facilmente ignorabili già ai tempi… però si era più giovani, e si era disposti a passarci sopra 😉
        P.S. Riguardo a Jovanotti, ricordo anche altre voci di corridoio dell’epoca: esasperati per il suo continuare a tirarsela da nuovo idolo delle folle con privilegi annessi e connessi, i commilitoni gli avrebbero spesso e volentieri consigliato di piantarla. E NON a parole…

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  5. Conte Gracula ha detto:

    Mai visto un solo episodio, sono allergico al mondo militare – seguivo poco persino le Sturmtruppen!
    Però, bello l’articolo! 😉

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  6. Pietro Sabatelli ha detto:

    Semplicemente un cult, una di quelle serie che ricordi con nostalgia 😉

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  7. Sam ha detto:

    Efettivamente neanche io ci andavavo pazzo , in quanto odiavo i militari e tutto quello che ci gira in tondo ( e meno male che il, militare non l’ho fatto , e senza farmi passare per iomosessuale : mi è bastato dire che mi piacevano i fumetti , i cartoni e i videogiochi per non farmi ammettere , Oddio, forse anche segnare come ” si ” domande come “ti piacciono i fiori ?” e “no” su “vorresti fare il fioraio, ?” deve avermi aiutato .) L’unica cosa che gradivo era la professoressa tedesca del colleggio femminile, un autoritaria mistress difficile da dimenticare. YUM! Ho rivisto di recente in tv , pochi mesi fa , negli speciali dedicati agli anni 90 di Italia 1 ( e ci si chiede perché, visto che è del 1989 ) e già lo gradivo di più.

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  8. Sam ha detto:

    mi sa che l’ho confuso con “college” errore mio

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