Nunchaku al cinema 16. Meltdown

Dopo il successo di Arma letale 4 (1998) alcune case italiane portano in videoteca i film di quel tizio cinese che nel film faceva il cattivo e menava tutti: un certo Jet Li. Da vent’anni era il miglior artista marziale sul video, bandiera della Repubblica Popolare Cinese in un mercato dominato dalla corrotta e occidentale Hong Kong, ma il grande pubblico non lo sapeva. La Cecchi Gori porta qualcosa, la Dimension Films porta qualcos’altro (sotto coi sottotitoli) finché nei cinema italiani la Warner presenta Romeo deve morire (2000): Joel Silver l’aveva promesso a Jet, “in America funziona così: prima fai il cattivo e muori, poi fai il protagonista buono”.
I precedenti film di Jet Li vengono via con due spicci e un nugolo di case comincia a litigarseli: per sbaglio qualcosa arriva anche in Italia, come le pregiate ma ultra-costosissime edizioni Columbia Tristar. Quanto ha pianto il mio portafoglio nel 2003…

In modo del tutto casuale arriva nelle videoteche italiane Shu dan long wei (鼠膽龍威, “cistifellea di gatto”!!!, 1995), noto ad Hong Kong con il titolo anglofono alternativo High Risk ma distribuito dalla Columbia Tristar nel mondo come Meltdown. L’Italia non si lascia mica fregare sui titoli, così da noi si inventano Meltdown – La catastrofe, con sottotitolo «La vendetta ha un nuovo volto». (Subito uscì anche un Meltdown 2 che però non ha alcun legame con questo film.)

«Giuro su Dio che finché campo non voglio più salire neanche su un tetto di una macchina!» (cit.)

La regia è di Jing Wong quindi già sapete che è roba buona, dove si vola parecchio. Tenete poi d’occhio la data: questo film esce nelle sale di Hong Kong il 12 luglio 1995, cioè sei mesi dopo il successo planetario e insperato di Terremoto nel Bronx, il terzo e finalmente fruttuoso tentativo di Jackie Chan di sfondare all’estero. (Dopo l’imbarazzante Chi tocca il giallo muore, diretto da Robert “Cialtrone” Clouse, e Protector, che anni dopo verrà in pratica plagiato da Rush Hour.)
Tutto il mondo da mesi è impazzito per Jackie e tutti ridono del suo gongfu comedy: Jet Li, simbolo per eccellenza del drammone più drammatico e drammissimo, eroe intangibile e detentore dei più sacri valori filosofici e morali cinesi… mi sa che ci sforma parecchio.

Sei simpatico, Jackie: quasi quasi ti stritolo…

Non stupisce dunque che in Meltdown l’eroico poliziotto Kit (Jet Li), sconvolto per non essere riuscito a salvare la famiglia da un attentato dinamitardo, si ritrova a fare lo stuntman al cinema per Frankie Lone, un attore vanesio, viziato, piagnucoloso e idiota. Un attore interpretato da Jacky Cheung, sosia e parodista di Jackie Chan!

Un attore vanesio e gigionesco: una sottilissima presa in giro

Jet sopporta con rassegnazione i capricci della star incapace, che si fa bello di acrobazie mozzafiato che in realtà compie di nascosto il suo stuntman di fiducia, ma la redenzione è dietro l’angolo: lo stesso terrorista che ha sterminato la famiglia di Kit prende in ostaggio un grattacielo… Ora, per favore, cominciate a gridare tutti in coro: Na-ka-to-mi, Na-ka-to-mi…

Quando Bruce Lee finisce in Die Hard, diventa… “Fight Hard”! (o “Game of Die Hard”)

Non è certo un mistero che Meltdown è la reinterpretazione cinese del Mito di Die Hard, visto che proprio nel maggio 1995 era uscito Die Hard 3.

«Yippee ya yeah, pezzi di merda!» (cit.)

Proprio come McClane, Jet Li è l’elemento inaspettato in un piano machiavellico, e si ritrova da solo ad affrontare i vari terroristi. Non ha piedi nudi e non è in canottiera – in tutta la sua lunga carriera Jet non ha mai mostrato un solo centimetro della sua pelle! – ma il concetto è lo stesso.

«Signora McClane, deliziato di fare la sua conoscenza!» (cit.)

Arriva il momento topico, quello che vale da solo l’intero film. Il perfido terrorista Kong – l’altissimo e spettacolare Billy Chow, villain d’eccezione di Hong Kong – si diverte a prendere in giro la star piagnona Jacky, anche lui deluso dalla differenza fra l’uomo e l’attore.

«Benvenuto alla festicciola!» (cit.)

Per umiliarlo gli fa indossare la celebre tuta gialla di Bruce Lee, di cui Jacky non è palesemente degno, e gli dice di fare un po’ di quelle mossette che fa al cinema, con risultati umoristici.

Sembra una parodia, ma è l’apice di una scena di combattimento molto bella

Ma tranquilli, la redenzione è dietro l’angolo e l’attore viziato scoprirà dentro di sé il sacro fuoco della marzialità: il going berserk di Jacky sarà travolgente!

«Con i miei saluti, pezzo di merda!» (cit.)

Un film divertentissimo che rappresenta l’anti-Jackie per eccellenza: niente buonismo, azione svolazzante mozzafiato, tanti morti ammazzati, siparietti comici cattivi e tante nunchakate: malgrado Jacky non usi l’arma nel modo classico, lo stesso il suo è probabilmente il combattimento al nunchaku più lungo della storia del cinema marziale.

«Maledetto porco, ti ammazzo, poi ti cucino e poi ti mangio. E poi ti mangio!» (cit.)

Dimenticate il moscio Jet Li che avete visto nei pessimi filmacci occidentali in cui è stato purtroppo protagonista: qui è un duro a morire… qui è… Jet McClane!
Invece preparatevi a Jacky Cheung, una cattivissima ma irresistibile parodia di Jackie.

«Ma chi vuoi imbrogliare col tuo nunchaku?» (semi-cit.)

(continua)

L.

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11 risposte a Nunchaku al cinema 16. Meltdown

  1. Zio Portillo ha detto:

    Film che credo di non aver mai visto e dopo questo post devo PER FORZA recuperare!

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  2. Cassidy ha detto:

    Dispettucci tra divi, nunchaku, Jet Li scatenato e quintali di Die Hard, mi hai appena venduto il film! 😉 Ti ringrazio per le citazione, e ti meriti un applauso per l’utilizzo delle didascalie una meglio dell’altra 😉 Cheers!

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  3. Fausto Vernazzani ha detto:

    Adoro adoro adoro. La redenzione di Jacky Cheung mi arrivò inaspettata e colpì molto molto piacevolmente 😀 tra l’altro avendolo visto tanti anni dopo la sua uscita mi è arrivato più facilmente il “messaggio” parodico, ora che Jackie Chan davvero se le inventa tutte pur di fingere di essere sempre lui a fare gli stunt nonostante l’età. Gran bella roba comunque, il buon Jet Li “d’epoca” non delude mai!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se non ricordo male pagai questo DVD – nella prima edizione Columbia Deluxe – ben 23 euro, una cifra spropositata, visto poi che era un pacchetto di 4 uscite (tre film di Jet e uno di Jackie), un salasso che però valeva la pena. Fra quelli di Jet questo era sicuramente il migliore, ben costruito e con buona alternanza di action e comedy. Non vorrei sbagliare ma all’epoca ero già un po’ saturo dello stile di Jackie, che con film come Pallottole cinesi stava già mostrando una ricerca ossessiva del clownismo che aveva abbondantemente stufato: all’epoca non avrei mai immaginato l’attore potesse finire a fare abomini come “Kung Fu Yoga”, ma era chiaro che non era più la star marziale degli anni Ottanta. Quindi mi divertii anch’io parecchio alla parodia di Jacky ^_^

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      • Fausto Vernazzani ha detto:

        Io ancora ancora qualcosa degli anni Novanta e Duemila riesco a reggerla, ma ovviamente non a farmela piacere come il Jackie degli Eighties, sì. Che poi lavorava in contemporanea a Jet Li nel periodo di Once Upon a Time in China, enorme concorrenza. Meltdown purtroppo sono solo riuscito a vederlo in DVD grazie a un prestito, ma uno di questi giorni non mi dispiacerebbe comprarlo!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ho visto che la Universal ha ristampato in edizioni più abbordabili quelle edizioni Columbia.
        A memoria credo che “Rush Hour” (visto al cinema) sia stato l’ultimo film di Jackie che mi abbia divertito, perché poi per piacere agli americani ha cominciato a fare film per famiglie ed è stato davvero devastante.
        Non che Jet abbia fatto di meglio: se già da film come “The One” e “Amici X la morte” non avesse capito che gli Stati Uniti erano la morte artistica per lui, è riuscito lo stesso a fare la figura del coglione nei Mercenari: della serie “come uscire di scena strisciando”. Almeno in patria si limita a fare piccoli ruoli, una specie di “comparsata del maestro” come fanno gli altri divi di Hong Kong.

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  4. Giuseppe ha detto:

    Per piacere davvero agli americani Chan e Li hanno dovuto diventare “americani” a loro volta, e la cosa non ha fatto loro un gran bene, non proprio…
    Tornando a Meltdown credo di non averlo mai visto nemmeno io, ma a quello che ho letto ci sono tutti gli estremi per un recupero 😉

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