Hellraiser 9 (2011) Revelations

Continua il ciclo dedicato ad una saga che fa male… perché fatta male: a quota nove film, ci sono gli estremi per una denuncia penale.

Su “Fangoria” n. 308 (novembre 2011) viene ricordata, per il passato 18 ottobre, l’uscita dell’ennesimo Hellraiser con lo stesso entusiasmo dimostrato dalla rivista anni prima:

«Sarà davvero una rivelazione se questa veloce produzione, con un altro attore nel ruolo di Pinhead, potrà soddisfare i fan della longeva serie.»

Dopo il double feature del 2005, dove sono stati prodotti ben due disastri al prezzo di uno, sembra che finalmente il Ciclo di Hellraiser possa riposare nel suo inferno: forse finalmente si è toccato quel fondo cercato da vent’anni. O forse no.

C’è ancora tanto dolore che si aggira all’Inferno…

I fan sono brutte bestie (lo posso dire, visto che io sono uno di loro!) e più il “prodotto madre” fa schifo più il fandom si propaga. Già in passato un matto aveva fatto un cortometraggio ispirato alla saga – Hellbent: A Hellraiser Chronicle (1994) – ma con la fine del ciclo i matti si moltiplicano.
The Hellraiser Chronicles: A Question of Faith (2005), Hellraiser: Prophecy (2006), Hellraiser: Deader – Winter’s Lament (2009) fino al geniale titolo che merita un applauso: Mama Raised a Hellraiser (2010), geniale gioco di parole con il brano Mama raised a Hellrazor di TuPac.
Tutti cortometraggi amatoriali che fanno piangere l’Inferno e che non ho alcuna intenzione di vedere: già fanno schifo i film ufficiali, figuriamoci i fan-made. Vi ho linkato i due della Jonathan S. Kui Film: guardateveli, se avete il coraggio…

Un tipico fan di Hellraiser, amante del dolore che nasce da pessimi film

Passano gli anni ed è sempre più chiaro che l’Inferno è più vivo che mai ed Hellraiser ha una base di fan disposti a spendere: è ora di spremere ancora questa vacca sofferente!

Nell’aprile 2011 Clive Barker torna a fare il paraculo: mette il suo nome bello visibile su un prodotto Hellraiser con cui in realtà ha poco a che fare. La Boom! Studios inizia la sua lunga e vivace serie a fumetti – portata in Italia nel 2013, in cartaceo e digitale, da Bao Publishing – con Pinhead che fa e dice cose stupide, ma quel che conta… è che affronta una lunga lotta contro Kirsty Cotton, personaggio di ben tre film: lotta che finirà nel gennaio 2012 con una trovata geniale. Pinhead perde il suo posto di cenobita-capo e torna uomo… mentre al suo posto si pone Kirsty Cotton, nuova regina dei Supplizianti!
I fan si stanno sciogliendo in brodo di giuggiole, quindi è il momento perfetto per un nuovo filmaccio da due soldi. Ma forse le motivazioni sono ancora diverse…

Le basi di Hellraiser: la scatola e la fi…nestra sull’Inferno!

Nel febbraio 2012 per la rivista specialistica “Fangoria” (n. 310) Aaron Williams intervista Simon Bamford, l’attore che nei primi due film ha interpretato il cenobita “palla di lardo” (butterball), il quale non nasconde di essere pronto non appena qualche produzione lo chiamerà di nuovo a fare il Suppliziante. Mangia tranquillo, Simon…

«Che io sappia, Hellraiser: Revelations non è quel ventilato remake che la Dimension Films ha sbandierato in giro. Si sono semplicemente resi conto che avrebbero perso i diritti del franchise se non avessero prodotto un altro film entro una certa data, stabilita da contratto, ed essendo questa molto vicina hanno tirato fuori un film in tempi record. Dal soggetto iniziale al film finito sono stati di una rapidità incredibile, il che spiega perché sembri un po’ grezzo.»

Oltre alla notizia inquietante che si sta parlando di un remake del primo Hellraiser («Credo sia ancora in ballo e Clive ha avuto un sostanziale input nel soggetto» ci minaccia Bamford) scopriamo che quanto dicevamo nelle settimane passate nei commenti a questa saga ha un fondo di verità: Hellraiser continua a vivere per mere ragioni di contabilità!
Non solo fare filmacci in generale è una buona tecnica per pagare meno tasse, ma tirare fuori titoli anche quando non si sa che dire è comunque imperativo per non perdere i diritti di un franchise. (Anche se credo dai noi in questi casi usiamo la parola brand, ignota alla stampa cinematografica.)

Scusa, ragazza: è solo una questione di franchise

Sempre per “Fangoria” (n. 340, marzo 2015) Michael Gingold intervista Joel Soisson, prolifico produttore di filmacci che per la saga di Hellraiser si è occupato di Hellworld, Hellseeker e Revelations, e gli chiede come si sentisse a lavorare ad un franchise che non aveva più gli autori originali, né Barker né Bradley.

«Nel corso della mia carriera ho imparato da tempo che solo perché tu puoi fare un sequel non è detto che tu debba farlo, e questo è probabilmente uno di quei casi. Il budget era così estremamente basso – tipo un quinto rispetto ai film precedenti – che non potevamo permetterci nulla. La storia andava bene, ma non c’erano risorse per girarla nel modo giusto, e il nostro regista non era in grado di lavorare con il suo solito stile: uno stile molto costoso. Tutti erano seccati: Doug era seccato perché Bob [Weinstein] non faceva nulla per averlo nel film, Clive era seccato perché nessuno gli chiedeva idee e consigli ed io non sapevo che fare… Sì, direi proprio che non è un gran film.»

E se lo dice chi l’ha fatto, possiamo crederci.

L’ombra di un nuovo Pinhead si aggira per l’Inferno

Messo sulla sedia del regista lo spagnolo Victor García – già autore del terrificante Il ritorno nella casa sulla collina (2007) e dell’escrementizio Arctic Predator (2010) – il vero colpo di genio è la scelta dello sceneggiatore. Dopo Doug Bradley c’è solo un nome comune all’intera saga: l’esperto di effetti speciali Gary J. Tunnicliffe, che stavolta viene “promosso” sceneggiatore. E a sorpresa lavora meglio di tutti quelli che l’hanno preceduto, a riprova che è meglio scegliere chi non c’entra niente piuttosto che quelli che hanno scritto la propria mansione sul biglietto da visita.
Il 18 ottobre 2011 dunque esce Hellraiser: Revelations: non esiste traccia di distribuzione italiana, a meno di qualche misteriosa e non rintracciabile traduzione di Netflix.

Ormai la grafica dei titoli è buttata un po’ via…

Lo dico subito: sono il primo a stupirmene, ma nelle intenzioni la storia non è affatto male. E il pregio più grande è che per la prima volta in vent’anni abbiamo un film che affronta tematiche appartenenti all’universo di Hellraiser: per la prima volta sin dalla metà degli anni Novanta un’anima suppliziante torna in questo mondo grazie al sangue versato.
Magari è tutto merito del progetto originario di fare un remake del primo film, comunque per la prima volta da tantissimo tempo abbiamo un “vero” Hellraiser su schermo.

Bella, amico: mi sembra di essere tornato al primo film!

Steven (Nick Eversman) e Nico (Jay Gillespie) sono i soliti due coglioni tipici dei film horror. Se ne vanno a Tijuana per ubriacarsi e fare sesso estremo e, come ogni vacanza da film, ammazzano una prostituta. In fondo siamo in Messico, si dicono i due, con centinaia di omicidi al minuto… chi se ne accorgerà di uno in più? Si vede che Steven e Nico sono due gentiluomini.
In cerca di piaceri estremi, Steven cede alla curiosità quando un barbone offre loro una scatola di Lemarchand, che lui ovviamente apre in due secondi netti. E puntuale arriva l’orrore: cioè un Pinhead con la faccia da fesso!

Quanti errori in un’unica scelta di casting…

A vederlo senza trucco Stephan Smith Collins sembra un candidato perfetto per Pinhead, poi però con quella gomma in faccia, con le guanciotte e gli occhioni… che madornale errore. Se non altro dopo vent’anni finalmente il personaggio torna a parlare come un cenobita infernale:

«Siamo la luce delle tenebre e la via per sensazioni estreme. Guardiani dell’esperienza suprema. Ed ora verrai con noi.»

Da quant’era che Pinhead non diceva qualcosa di infernale? Bei tempi…

Ah, i cari vecchi bagni di sangue…

Visto che Steven ha azionato la scatola, i Supplizianti si prendono Nico. Oh, sono creature cattive e quindi fanno gli infami! Però Nico si libera (non si sa come) dopo che Steven ha ucciso un’altra prostituta, iniziando il bagno di sangue che ci vuole per far tornare di carne una creatura infernale.
Il problema è che tutto questo lo scopriamo pian piano durante la sera fatale in cui Steven è tornato a casa dai suoi familiari, ansiosi per la sua scomparsa. Loro credono di essere in Paradiso per aver ritrovato il ragazzo disperso, invece sono ad un passo dall’inferno.

Nico in versione Pinhead 2, la vendetta

Perché Steven è tornato a casa sapendo che avrebbe portato l’Inferno con sé? Perché Nico è tornato di carne per poi riapparire Suppliziante? Perché ora esiste la regola che se uno muore mentre i cenobiti lo torturano si sottrae al dolore? Va be’, mo’ basta con le domande tanto non esistono riposte: ora non esageriamo, già azzeccare un soggetto buonino di Hellraiser è come vincere alla lotteria, non è che ora possiamo pure chiedere una vera sceneggiatura.

E ora… attàccate a ’sto chiodo!

Ci resta la soddisfazione di un Pinhead che torna a parlare cattivo:

«Possiedi un’oscurità che rivaleggia con la mia, Nico. Sarà un piacere davvero speciale quello di sventrarti.»

Finalmente qualcuno in un film di Hellraiser parla come se fosse in un film di Hellraiser!

Come si spegne ’sto coso?

Pare che il budget sia stato di 350 mila dollari ma non mi stupirei se in realtà fosse molto di meno. Una stanza con due tavoli è il Messico, un salotto è casa di Steven, una stanza buia è l’Inferno: non un film impossibile da girare in un paio di giorni.
Lo stesso questa barzelletta di film è l’unico che dalla metà degli anni Novanta ritiri fuori la mitologia visiva e concettuale di Hellraiser, l’unico cioè che dai tempi del terzo film abbia davvero qualcosa a che vedere con il soggetto iniziale di Barker, con tutte le dovute proporzioni. Che davvero sia l’inizio di una rinascita dell’Inferno in terra?

Perché tanto lo sapete… che il ciclo non è ancora finito…

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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20 risposte a Hellraiser 9 (2011) Revelations

  1. Conte Gracula ha detto:

    Quindi siamo alla fase “accontentatevi” della saga.
    Se hai l’attore, non hai il copione, se hai il soggetto, non hai la sceneggiatura: è una saga sfortunata!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so se userei quella definizione. Quando cerchi di fare qualcosa e ti viene male, possiamo parlare di sfortuna. Quando fai qualcosa che non vuoi fare ma devi, quando fai volutamente male qualcosa, quando non guardi quello che fai, quando compi apposta ogni sbaglio possibile solo perché sei costretto a tirar fuori un film a caso, non parlerei di sfortuna…

      Piace a 1 persona

  2. Zio Portillo ha detto:

    Mi sa che ho commesso un errore madornale! Ho mollato la saga 4 o 5 film fa… Ora che questo capitolo segna un leggero sussulto mi viene la malsana idea di provare a recuperarlo!
    Comunque al di là del film, trovo interessante tutto il corollario di informazioni e notizie che la pellicola si porta appresso.
    Come sempre bravo Lucius a recuperare tutto.

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ principalmente per andare a caccia di chicche e informazioni che affronto questi cicli, grazie al fatto che viviamo in un’epoca dove chiunque può accedere alla più grande mole di informazioni mai vista dalla nascita dell’umanità.
      Recuperare Hellraiser non lo consiglierei al mio peggior nemico, ma sappi che ho trovato una super-chicca che potrebbe aiutarti: rimani sintonizzato ^_^

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  3. Cassidy ha detto:

    Incredibile che ci abbiano messo così tanto film per recuperare l’idea di uno in fuga dall’inferno. Ormai sembra una gara ad eliminazione “Chi non ha ancora diretto un film?” con le persone che si nascondono dietro la pianta in pieno stile Fantozzi 😉 Cheers

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Meno male che mi fermai prima! Non sapevo dell’esistenza di questi scempi! Ho un pruritino che mi dice di aggiornarmi ma credo che dopo la lettura cambierò inesorabilmente idea :-)!

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  5. Moreno Pavanello ha detto:

    Comunque il facepalm di Pinhead alla notizia di ogni nuovo film è il miglior commento a questa saga.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando l’ho visto sulla copertina del numero 8 della saga a fumetti – quando Pinhead perde il suo posto di leader dei cenobiti e torna umano – mi sono detto: “Ecco l’immagine perfetta per l’intera saga” ^_^

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  6. Giuseppe ha detto:

    Io nemmeno son riuscito a provare un minimo di indulgenza verso le “buone” intenzioni della storia, visto come poi hanno realizzato il tutto. Un ritorno alle origini di tale grettezza è un insulto a quelle stesse origini… Ma Collins poi chi interpretava qui, il cugino di Pinhead, per caso? Non è che battute ritornate ad essere old style -purtroppo fuori tempo massimo- assieme ad una manciata di uncinate classiche potessero bastarmi a farmi “brindare” (eufemismo) ai vecchi tempi: anzi, hanno riacutizzano dolorosamente la nostalgia dei suddetti 😦
    P.S. L’attore è Simon Bamford 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Che il risultato sia drammatico è più che evidente, così come è chiaro che arrivati a metà film sia scomparsa ogni logica nella sceneggiatura, improvvisando poi robe senza alcun senso. Però lo stesso apprezzo la scintilla di Tunnycliffe, che dopo vent’anni a curare gli effetti speciali della saga ha voluto quasi scrivere un omaggio all’Hellraiser che fu.

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah, per quello ha deciso di non mollare il colpo: come già saprai, infatti, Tunnicliffe si è riservato una parte nell’ultimissimo Hellraiser: Judgment, concepito da lui medesimo con la stessa filosofia di Revelations (e cioè riallacciarsi alle tematiche originali della saga). A differenza di quest’ultimo, però, pare che stavolta le cose siano andate un po’ meglio…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Lo scoprirò fra qualche giorno, e lo racconterò lunedì: spero sarà una bella Pasqua, quella che passerò con l’ultimo Hellraiser ^_^

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  7. Pingback: Hellraiser 10 (2018) Judgment | Il Zinefilo

  8. Austin Dove ha detto:

    1)nn parlare male de Il ritorno della casa sulla collina
    2)quando ho visto la faccia del nuovo pinhead sono scoppiato a ridere: Very LOL xD

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  9. Pingback: Arctic Predator (2010) Terrore tra i ghiacci | Il Zinefilo

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