One Tough Bastard (1996) Faccia da bastardo

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Dico io, sarà mai possibile intitolare un film Faccia da bastardo??? Sì, se si tratta di un action decisamente grossolano. Sì, se siamo nell’anno del Signore 1996. Sì, se il protagonista ha le grezzissime sembianze di Brian Bosworth. Quindi: sì. Aggiungo: sarà mai possibile trovare qualcuno di così coraggioso da vederselo??? Risposta affermativa: colpevole, vostro onore. Me lo guardo, a mio consueto rischio e pericolo.

L’incipit, giusto per mettere le cose in chiaro, è scioccante: Brian, che interpreta il sergente maggiore John North, corre giulivo in aperta campagna con, sullo sfondo, una musica da La casa nella prateria; quindi giunge in cima ad una rupe dove lo attende la figlioletta, osservano un’aquila e si passano una coccinella tra le mani. Dio mio, Bosworth padre premuroso e coccolone è credibile quanto Tyson che raccoglie margherite per farsi una coroncina di fiori. Spero almeno che, spente le telecamere, la coccinella se la sia sgranocchiata. Perlomeno il suo aspetto tenerone è destinato ad avere vita breve: la bambina suddetta e la moglie, infatti, assistono accidentalmente ad un losco traffico di armi e vengono eliminate dai malintenzionati che poi vengono presi d’assedio dalla polizia; in tale frangente quasi nessuno dei presenti ha un comportamento plausibile, a partire da uno dei cattivi che, nonostante abbia puntati addosso miriadi di fucili, si mangia, con tutta calma, una ciambella.

Non è da meno il protagonista che si avvia, ignaro, sul luogo del ritrovo coi familiari cantando “stasera si balla” (con una spontaneità che ve la raccomando) e che, constatata la malaparata, si avvicina, disarmato e camminando placido, ai sequestratori; questi, ovviamente, gli sparano e lui guarda il sangue come se la sua fuoriuscita fosse un’anomalia. Effettivamente, voi avreste mai pensato che Brian Bosworth potesse sanguinare? Alla stessa maniera non avrei mai pensato che il nostro potesse recitare e, almeno a proposito di questo, abbiamo solide conferme: quando la pargoletta spira sul letto d’ospedale la sua scena madre è davvero drammatica. Drammatica nel senso di raccapricciante, per ogni spettatore che vi debba assistere.
A proposito di prestazioni attoriali indegne, entra nella storia, senza un chiaro motivo, un ragazzino di colore che fa il corriere della droga e che, allorché, insieme ad un compagno, vede un amico morto assassinato sul marciapiede condivide il «Maledizione!» del compare col pathos di chi osserva, costernato, che il frigo è un po’ vuoto e poi se ne va. Come somatizza le emozioni questo cittino non le somatizza nessuno.

Brian e il cittino

Nel frattempo il vendicativo Brian scopre che anche i federali sono corrotti, che c’è un traffico di armi dell’esercito, che a capo di tutto c’è il malavitoso Dexter Kane (M.C. Hammer) e… bla bla bla. Insomma, un mucchio di nemici, e tu speri che “faccia da buon paparino” diventi ben presto “faccia da bastardo”. In effetti il protagonista comincia a regalare, qua e là, qualche dose di calci & cazzotti e pare abbia i pugni nella mani visto che, appena tocca qualcuno, questi salta in aria come se lo avesse travolto una scarica di dinamite. Brian Bosworth ha la capacità di trasmettere maggior potenza anche alle armi che impugna: nel momento in cui spara con un mitragliatore ad una jeep, lo sfigato automezzo si lascia esplodere che è un piacere. La sua potenza pare inversamente proporzionale alla sua recitazione, quindi risulta incommensurabile.

Brian e Bruce… ma chi è la faccia da bastardo?

Mentre scorrono i minuti, ogni singolo personaggio della pellicola diventa sempre più inverosimile ed antipatico come un cactus piazzato fra le natiche: l’agente FBI leader dei corrotti (interpretato da Bruce Payne), non trovandosi d’accordo col boss, accenna alla «lurida negraccia di tua madre» senza che il boss stesso gliela faccia minimamente pagare (tutto molto realistico, sì), mentre il moccioso somatizzatore e trafficante di stupefacenti, solo perché il protagonista gli rivolge uno sguardo, se ne esce con un «può essere anche Superman, se non la pianta lo stendo». Certo, scricciolo, tu stenderesti Brian Bosworth. Per fortuna i due diventano amici; oddio, “per fortuna”, a ben pensarci un marmocchio di meno al giorno avrebbe, forse, tolto l’urticaria di torno.

Faccia da Brian!

Subito dopo torna in auge Bruce Payne che pensa bene di uccidere un uomo fermo ad una pompa di benzina con un sobrio lanciafiamme, allontanandosi con stoica flemma giusto un secondo prima della sommaria esplosione del luogo: ah, questi novelli Terminator con più c**o che anima. Il vero problema però è che, mano a mano che ci avviamo verso l’ovvia resa dei conti, dal volto di Bosworth non si schioda quell’espressione da Mulino Bianco che aveva fatto dilagare lo sdegno sin dai primi minuti. E allora si svela l’arcano: la vera faccia da bastardo è quella dello spettatore che, di fronte ad un film così carogna, non può che sentirsi un adulterino, reo di aver tradito il buon nome del cinema per un lungometraggio infarcito di azione zotica e farabutta. Colpevole, vostro onore.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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15 risposte a One Tough Bastard (1996) Faccia da bastardo

  1. Conte Gracula ha detto:

    ” vera faccia da bastardo è quella dello spettatore che, di fronte ad un film così carogna, non può che sentirsi un adulterino”

    E no, ora voglio la locandina Z di Willy l’Orbo!

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  2. Cassidy ha detto:

    Trovo che il titolo “One Tough Bastard” sia davvero cazzuto, per certi versi “Faccia da bastardo” lo è allo stesso modo, non è la traduzione giusta ma rende l’idea. Il problema è se poi il protagonista è un “Faccia da patatone coccolone” non andiamo mica tanto bene 😉 Brian Bosworth ha sempre avuto una discreta faccia da schiaffi, ma questo film è il più moscio tra i suoi che ho visto, non che negli altri brillasse per talento, però almeno interpretava i ruoli giusti ed era diretto dalla gente giusta, si sto pensando a Craig R. Baxley quando ancora era artisticamente vivo. Avevo rimosso MC Hammer nel ruolo da cattivo! 😉 Cheers

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Ma infatti l’inghippo sta proprio qui, sarebbe stato un sottotitolo perfetto o comunque calzante a pennello per un Brian formato “Forza d’urto” ma non in questo film con mimiche da Mulino Bianco…perdindirindina! 🙂

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Un titolo che è un manifesto d’intenti, un ex giocatore di football come protagonista e un cantante rap come antagonista. Solo per questi motivi il film merita di stare nell’olimpo del trash!

    Bravo Willy a sorbirsi l’ennesima ciofeca!

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  4. Denis ha detto:

    Bruce Payne e recidivo nel ruolo di cattivo anni’90 me l’o ricordo con un’altro grande nome della Z Wesley Snipes su un’aereo e pure come cattivo in uno dei seguiti di Highlander dove moriva Lambert,ma Kate Bosworth e per caso la figlia del mentecatto di Bryan in cui l’unico film decente rimane Forza d’urto di Baxley che come come cattivo aveva Lance Henriksen

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  5. Giuseppe ha detto:

    Tenendo conto che è di Brian Bosworth che stiamo parlando, Willy, l’incipit potrebbe essere semplicemente una sequenza tagliata lasciata per errore al posto di quella corretta: North corre dietro alla coccinella colpevole di averlo infastidito (M.C. Hammer in sottofondo con “U Can’t Touch This” come ad ammonire di lasciar stare il povero insetto) quando all’improvviso, giunto in cima alla rupe, la bestiolina sparisce in un frullio d’ali… dopo un breve stacco, vediamo North e la figlia passarsi tra le mani l’aquila che ha appena sgranocchiato la coccinella. Ecco, questo avrebbe potuto essere il tono giusto per il film fin dall’inizio: per il resto, avendolo visto anch’io, confermo tutto, compreso il suo atteggiamento quando viene colpito dai sequestratori (più che rendersene conto, sembra un idraulico che cerca di capire quale tubo stia perdendo) che forse volevano solo verificare quanto ci fosse di vero nel fatto che lui avesse la recitazione nel sangue, appunto… ma non voglio essere del tutto maldisposto nei suoi confronti. Prendiamo la scena della morte della pargoletta: e se la scarsa drammaticità fosse dovuta più che altro a delle ambiguità di sceneggiatura? Tipo “al capezzale della figlia dipartita”… “Ma perché devo dire partita se è morta, eh?” Avrebbe in caso potuto chiedersi il buon Brian, continuando a coltivare il dubbio che non gli avrebbe permesso di raggiungere il giusto pathos. E poi non si può certo dire che, qualora le circostanze lo richiedano, lui non sappia prendere in pugno la situazione (o, meglio, prenderla a pugni), considerando anche la sua abilità nel ricalibrare le armi (nel senso che gli basta prenderle in mano per cambiar loro il calibro, visti i risultati). Riguardo alla sopraggiunta amicizia col moccioso trafficante, non manca di logica neppure questa… in fondo sono colleghi di spaccio: uno spaccia stupefacenti, l’altro addirittura cerca di spacciare capacità attoriali (entrambi con risultati entusiasmanti)!
    Concluderei raccomandando di non stigmatizzare troppo l’atteggiamento del ragazzino di fronte al cadavere: quello stanco “maledizione” stava senz’altro a sottintendere quanto quel corpo fosse ormai vuoto come il suo frigo e come tutto il film (del resto già uno dei cattivi suggeriva che la ciambella forse sarebbe potuta non riuscire col buco)… già, ma Bruce Payne? Niente di che, lui cercava solo di mettere bene a FUOCO il rischio che questo lungometraggio, essendosi BRUCIATO ogni idea decente dall’inizio, venisse dato direttamente alle FIAMME 😀

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Ahahaha! Oltre alla solita spassosa controrecensione sono ormai stupefatto e commosso per il fatto che qualcuno patisca le mie stesse pene (grazie Giuseppe, compagno di visioni sconsiderate)…la via crucis della Z! 🙂

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