Hellraiser 10 (2018) Judgment

Siamo giunti alla fine (forse) di un ciclo devastante di dieci film, una saga che dimostra come non esista alcun “fondo” e che si va sempre più in basso: neanche l’Inferno ferma la produzione di nuovi incredibili filmacci.

Per motivi misteriosi i fan di Hellraiser sono tanti, agguerriti e appassionati, tanto che nel 2013 in Gran Bretagna si prova a dare una svolta con Hellraiser: Origins: si sentiva proprio la necessità di un prequel in questa saga…
Per fortuna il progetto viene soppresso nella culla e non ci rimane altro che il trailer.

Cercando materiale per il decimo ed ultimo film ho trovato delle interressanti interviste, con notizie ghiotte che volevo assolutamente condividere: le traduco in esclusiva e le trovate in appendice a questo post.

Vi ricordo infine che anche La Bara Volante di Cassidy si è tuffata nella dolorosa impresa di guardarsi questo film…


Indice:


Recensione Zinefila

Per capire come siamo giunti a questo punto è necessario riassumere brevemente alcuni punti fondamentali, rivelati nelle interviste che trovate a fine post e nello speciale che presenterò lunedì prossimo. (Tutto materiale inedito tradotto in esclusiva!)

Ormai è ufficiale: ogni circa sette anni la famigerata Dimension Films deve sfornare un titolo di Hellraiser altrimenti perde i diritti sul marchio, che rischiano seriamente di finire nelle mani di qualche casa produttrice in gamba: è un pericolo da evitare. Davvero vogliamo vedere una bella storia di Hellraiser? Ma siamo matti? È dal 1992 che la Dimension spala merda su questo ciclo, non è che ora andiamo a regalarlo a chi sappia davvero fare dei film.
Dopo i primi anni del Duemila e la morte del cinema, i fratelloni Weinstein investono sempre vertiginosamente meno nel ciclo e qui nasce un bel problema: girare in Romania e usare solo attori incapaci mantiene i costi pari a zero… ma Doug Bradley si succhia da solo gran parte del budget!

Chi avrà l’onore di ricevere i chiodi in testa?

È dal 2005 che la Dimension cerca in tutti i modi di sfanculare il costoso attore, e non si pensi neanche per un secondo che il fallimento di questo proposito è dovuto al fatto che il volto di Doug è l’unico motivo per cui gli spettatori nel mondo comprano il prodotto: di vendere i film di Hellraiser alla Dimension non frega una stramazza!
Dopo sempre più lunghe ed estenuanti trattative, Doug riesce sempre ad averla vinta e a portarsi via un sacco di soldi – in proporzione ai budget ridicoli messi a disposizione – e tutto nasce dal fatto che è amico di Gary J. Tunnicliffe, storico maestro degli effetti speciali della saga ed ora nuovo genio della lampada: a lui la svogliata Dimension ha dato mandato di peggiorare la già devastata situazione di Hellraiser.

Essendo un totale esordiente nonché amante della saga – che giustamente sente sua, avendovi partecipato attivamente per decenni – Gary viene via con due spicci e dopo avergli fatto scrivere Revelations i Weinstein gli affidano pure la regia del nuovo film, girato al volo e a casaccio giusto per mantenere i diritti in scadenza del marchio.
Non sapremo mai se l’abbia fatto apposta o si sia mosso come un elefante in cristalleria, ma Gary riesce nell’intento che i Weinstein perseguivano dal 2005: riesce a sfanculare l’amico carissimo Doug. Ufficialmente fa di tutto per averlo a bordo, ma gli fa offerte così ridicole che è impossibile accettare.
Un indizio sulla sua possibile buona fede potrebbe essere che quando la Dimension gli ha affidato lo Scettro Marrone – cioè la regia del nuovo escrementizio prodotto Hellraiser – Gary si è reso conto che fare un film della saga senza “Pinhead Bradley” è stato un tonfo epocale, una figuraccia che ha fatto epoca, e così prova di nuovo a contattare l’amico di un tempo… riuscendo a spezzare definitivamente una amicizia decennale. (Come questo avverrà, lo scoprirete lunedì prossimo!)

Pinhead e Tunnicliffe, le colonne di Hellraiser

Girato ed annunciato nel 2016, solamente nel febbraio del 2018 finalmente vede la luce Hellraiser: Judgment di Gary J. Tunnicliffe, one man show in cui l’ex effettista speciale della saga ricopre tutti i ruoli tecnico-artistici, saltando da un posto all’altro come un invasato.
Da anni ormai la distribuzione italiana ha mollato la presa sul marchio quindi anche questo film è inedito: quando il Paese in cui la maggior parte dell’home video è costituita da spazzatura maleodorante rifiuta i tuoi prodotti… stai davvero sbagliando di brutto!

Ecco, bravi: dateglie fuoco!

Tunnicliffe ha un bel dire nelle interviste che si è ispirato alla fotografia di Seven (1995) di David Fincher: non è che se mi tingo di biondo divento Brad Pitt…
Il povero Gary ci prova e ce la mette tutta, il problema è che non ha niente con cui lavorare e non può che creare un prodotto irrecensibile: sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
Vogliamo davvero parlare della “burocrazia infernale” ritratta dal film? Vogliamo parlare delle scene a metà fra l’onirico e il cialtrone che solo un pazzo può aver concepito? Penserei ad un palese omaggio a Ciprì e Maresco ma neanche loro hanno avuto il coraggio di immaginare il giudizio delle anime attraverso sangue sparato sulle tette di tre tizie.

Ciprì e Maresco, uscite fuori!

Vogliamo parlare della spettacolare coppia di sbirri formata dallo sgualcito Sean (Damon Carney) e dal fighetto David (Randy Wayne)? Cercano per tutto il tempo di imitare i poliziotti visti in TV con risultati di una tristezza terrificante. Tipo arrivare sulla scena del crimine senza nessuno: nelle serie poliziesche intorno ad un cadavere ci sono tipo cento persone, qui invece ci sono soldi solo per due attori. E il morto magari è pure un morto vero, perché soldi per un altro attore non ce ne sono.

Ammazza che poliziotti…

La totale assenza di budget porta alla scelta di attori del tutto improvvisati e di bocca buona, il che porta ad una sceneggiatura che preveda l’assenza di tutto, dal cast alla scenografia, e questo porta all’ennesima caduta verso il buco nero del fastidio di questa saga.

Un cenobita che ha cenato troppo

Non esiste trama se non la paraculata di ambientare metà film a Ludovico Street, nel tentativo disperato di allisciarsi i fan più integralisti citando la via in cui si svolgeva il primo film – l’unico Hellraiser vero. Però si badi che a parte il nome non esiste alcun richiamo visivo: tornare a girare nella casa del primo film era impossibile, sarebbe costato tipo due dollari e quindi era assolutamente fuori budget.

La cenobita macellaia…

Ah, alla fine arriva un tizio coi chiodi in testa, che dice le solite due minchiate inutili e poi piglia schiaffi da tutti: sarebbe questo il grande ruolo per cui Doug Bradley si è fatto il sangue amaro?

Giuro che per tutto il film ho pensato che questi due fossero lo stesso attore!

Da decenni chi parla di Hellraiser usa una parola che mi manda fuori di testa: mythology. C’è un canone di Hellraiser e una sua mitologia, come se fosse una cosa seria, come se esistesse qualcuno alla Dimension che ha un “libro delle regole della saga”, come se le terrificanti sceneggiature che si sono alternate – scelte rigorosamente a casaccio e poi rovinate in fase d’opera – avessero un qualsiasi elemento in comune. Ma quale mitologia? Non esiste un solo film di Hellraiser che segua le stesse regole del precedente, che mostri cose anche solo vagamente simili: ogni Hellraiser spara a cazzo senza neanche preoccuparsi di cosa succeda, tutto per non far perdere i diritti sul marchio a quei grandi cineasti dei fratelli Weinstein. Sarebbe questa la mythology?
Ogni singolo fotogramma di questo Judgment è un errore multi-strato, un multi-level di imbarazzo plurimo che rappresenta lo standard dell’“horror di cassetta” che una volta amavamo, perché era più divertente e disimpegnato dei “filmoni” al cinema. Oggi nulla è serio e nulla è divertente, nulla è impegnato e nulla è disimpegnato, c’è solo un limbo dove per mere ragioni fiscali si tengono in vita idee morte: ci sono solo 50 sfumature di marrone, e la saga di Hellraiser ne copre almeno 49…


Intervista a Paul T. Taylor (Pinhead)

Traduzione da 1428 elm del 29 dicembre 2017

Paul T. Taylor

Congratulazioni per il tuo ruolo di Pinhead, personaggio che rappresenta un’icona molto amata del cinema horror. Eri un fan di Hellraiser prima di questo film?

Interpretare Pinhead è stato letteralmente un sogno diventato realtà: sono fan di Hellraiser sin dalla sua prima uscita e ho tutte le action figures! Nel 1987 non avevo mai visto nulla del genere, e gli effetti speciali sono ancora oggi sorprendenti.

Un sacco di fan non amano l’idea di qualcuno che non sia Doug Bradley nei panni di Pinhead. Hai ricevuto critiche per il tuo ruolo o i fan si sono dimostrati più ben disposti all’idea?

Ho ricevuto forti critiche già prima che fosse finita la mia settimana di riprese! I fan sono appassionati ma sono stato messo in guardia dal regista già durante la nostra prima conversazione al telefono, che alcuni fan non avrebbero accettato un “estraneo” nel ruolo di Pinhead. Stephen Smith Collins, che l’ha interpretato nel criticatissimo Revelations, non ha fatto una buona riuscita e mlti fan ancora sono seccati. Io però non ci bado, molti fan sono emozionati all’uscita di un nuovo Hellraiser e sono stati ben disposti nei miei riguardi. Ringrazio già ora quelli che vorranno vedere la mia performance, prima di condannarmi.

Hai fatto qualcosa di speciale per prepararti al tuo ruolo?

Sì, ho passato molto tempo da solo al buio, a fumare… cioè qualcosa di completamente diverso dalle mie abitudini, mentre per altri è la vita quotidiana. Ho voluto rendere la mia voce più “tombale”. Vivo accanto ad un quartiere malfamato e ho cominciato a camminare di notte, con l’aria di sfidare chiunque a litigare con me: non è successo niente, ma mi è servito ad affrontare quella paura. Pinhead è senza paura ed avevo bisogno di capire cosa si provi.

Inoltre ho guardato un sacco di film horror e drammatici, con grandi cattivi: da Il silenzio degli innocenti a Schindler’s List. Ma dopo qualche settimana ho smesso per cominciare a lavorare sul personaggio: per fare Pinhead il mio Pinhead.

Il Taylor-Pinhead

Judgement verrà distribuito nel febbraio 2018 ma in realtà il film è stato completato più di un anno fa: c’è stata una qualche ragione specifica per questo ritardo?

Credo che le ragioni siano diverse, ma probabilmente la più importante è che la Dimension Films non ha fatto il film per amore del franchise bensì semplicemente per conservarne i diritti. È proprietà Weinstein, e tutti noi sappiamo come funziona. Mi chiedo se il film sarebbe mai stato distribuito se quelle donne non si sono fatte avanti a condividere le loro storie, con Weinstein che è rimasto in silenzio. Penso che prima il film non fosse una priorità per lo studio, ma ora hanno bisogno di tutti i soldi che possono rimediare.

Mentre giravi il film, quanto tempo ti serviva per la “trasformazione” in Pinhead?

Ci volevano meno di due ore per il solo make-up. È divertente, c’è una tradizione di Hellraiser per cui la persona designata ad applicare il trucco di Pinhead cerca di battere il record di tempo. Mike Measimer è entrato nella roulotte, ha fatto partire un timer e ha iniziato ad incollare. Ad un certo punto fermava il timer ed usciva per una pausa sigaretta, poi tornava, faceva ripartire il timer e si continuava. Ha battuto il record ma non so di che cifra si tratti.

Tutto ciò di cui io mi preoccupavo era che i chiodi rimanessero dritti, e da quel punto di vista tutto si è svolto alla perfezione. Poi arrivava Gary a mettere le lenti a contatto perché è davvero bravo in questo, e sa applicarle anche in situazioni d’emergenza.

Hai qualche ricordo particolare dell’esperienza di questo film?

Il mio ricordo preferito è quando stavamo per girare la scena principale, in cui Pinhead fa le se cose (a 10 pagine dalla fine del film) e Gary disse «Okay, rendiamo Paul T. Taylor una star!» Non ho mai sentito quelle parole pronunciate prima d’ora e mi hanno esaltato. La possibilità che quelle parole diventino reali non è più solo un sogno ma qualcosa di reale. Il tempo ce lo dirà.

Il mio momento preferito di fronte alla cinepresa è stato durante la prima scena girata in veste di Pinhead, in cui sto seduto tranquillo su un trono, rimanendo in ascolto e limitandomi ad essere presente. È stato un buon modo di iniziare ad essere Pinhead.

A novembre c’è stato un po’ di tumulto per alcune scene accusate di violenza contro gli animali. Gary Tunnicliffe ha già chiarito eppure quelle polemiche girano ancora: possiamo una volta per tutte chiarire la situazione dalla bocca di Pinhead?

Ah! Ah! È davvero ridicolo: ragazzi, è un film di Hellraiser! Credetemi, nei film di solito accadono cose ben peggiori agli animali. Però capisco cosa provi la gente riguardo a questo tipo di violenza. I cani utilizzati per le riprese sono rimasti ovviamente illesi: magari si sono un po’ spaventati. Fa tutto parte dell’umorismo da serial killer.

Cosa devono aspettarsi i fan da questo nuovo film? Cosa lo differenzierà dagli altri titoli?

Ciò che contraddistingue Judgment è che è scritto e diretto da un esperto di Hellraiser. Gary conosce il canone e questo film è stato concepito per essere un film di Hellraiser, al contrario di alcuni dei seguiti. I fan possono aspettarsi qualche nuovo cenobita e qualche nuovo demone… o sono angeli? Hmmm…

Un’altra cosa particolare è che la storia dà al personaggio di Pinhead un arco narrativo. Gli succedono delle cose e lui reagisce facendone altre. Credo sia un buon copione e lancia idee per ipotetici nuovi seguiti, aggiungendo un personaggio che merita di finire nell’universo di Hellraiser.

Pinhead è ovviamente il più noto dei cenobiti ma è sempre accompagnato da altri e questi sono cambiati di film in film. Quale altro tipo di cenobita devono aspettarsi i fan?

C’è un gruppo di nuovi personaggi ma non ho ben chiaro se siano cenobiti o demoni, servi o schiavi. Hanno nomi come The Auditor, The Cleaner, The Jury ecc. Fa tutto parte delle nuove idee di Gary per ripopolare l’Inferno. In questo senso il film ha due storie che si intersecano: quella del terribile serial killer e quella dei lavoratori dell’Inferno.

Il personaggio di Pinhead spaventa le platee da più di trent’anni, ma in quanto Pinhead esiste un film che spaventa te?

Sì, L’Esorcista.

Hai altri progetti in lavorazione?

Ho un cameo in un film intitolato Sick For Toys in uscita il prossimo Natale [2018], e sono coinvolto in un paio di film che sono attualmente in pre-produzione. In uno sono un demone cattivissimo, in realtà un avvocato finito all’Inferno che cerca di “fare carriera”, e in un altro sono un clown cannibale. Favoloso!

Fra tutti i ruoli che hai interpretato, ce n’è uno che preferisci?

Tengo conto anche del teatro, dove lavoro principalmente. Ho interpretato Lockstock nel musical Urinetowne ed è stato il più grande divertimento in scena. E ho recitato nel ruolo di Frank’N’Further nel Rocky Horror Show, che in quanto a divertimento viene subito dopo. Per i film devo rispondere che Pinhead è il mio preferito in assoluto.


Intervista a Gary J. Tunnicliffe (regista/attore)

Traduzione da Dread Central del 12 febbraio 2018

Gary J. Tunnicliffe: regista, sceneggiatore e attore

Come ti sei sentito quando hai scoperto che eri stato scelto per dirigere il nuovo Hellraiser?

È stato un lampo a ciel sereno. Credevo che dopo la delusione di Revelations il film successivo sarebbe stato un remake/reboot ad alto budget o un seguito come me fuori dalla porta, quindi è stata una sorpresa inaspettata ricevere quella chiamata, in cui mi si chiedeva se fossi interessato nella scrittura e regia di un film di Hellraiser a basso budget.

Qual era la tua visione creativa?

Visione creativa? Be’, se hai visto il film credo sia chiaro come la mia visione sia un miscuglio di influenze, da Cronenberg a Lynch, da Barker (ovviamente) a del Toro, Gilliam, Goya, Bacon ecc. Volevo fare qualcosa che fosse avvincente ed interessante anche in un periodo di produzioni piccole. 350 mila dollari e 15 giorni di riprese è abbastanza restrittivo, quindi volevo creare un copione che fosse accessibile a tutti, attori e tecnici. Può suonare un po’ stupido, ma davvero ho cercato di creare qualcosa di vecchio (i cenobiti, Pinhead, la mitologia), qualcosa di nuovo (The Auditor e altri nuovi personaggi), qualcosa prestato (l’estetica da Seven di David Fincher) e qualcosa di blu (l’illuminazione di Pinhead)!

Uno sceneggiatore sempre all’opera

Temevi la reazione dei fan fedeli a Doug Bradley?

Ne ero terrorizzato! Specialmente dopo un fallimento plateale, tanto che ho detto a Paul [Taylor] «Sei dannato sin dall’inizio». Doug ha creato un personaggio brillante, ed io sono stato così fortunato da stargli vicino per tanto tempo: avrei tanto voluto che fosse tornato, in questo film, ma una serie di fattori l’hanno impedito: non ultimo il fatto che Doug non abbia accettato compromessi. Onestamente non ci ha proprio fatto una bella figura con quelli che pagano il biglietto per vedere questi film, così quando mi sono trovato davanti una parete… ho preso la decisione di cambiare direzione e cercare qualcun altro. E la cosa mi è costata un’amicizia durata molti anni.

Paul ha una grande fisicità ed una buona faccia per il make-up, il che è molto importante se pensiamo all’esperienza di Stephen Smith Collins in Revelations. Lui era entusiasta, essendo un fan della serie, e si è presentato ben disposto ad ascoltare, ad essere diretto e a far parte del gruppo: sono davvero grato alle persone che gli hanno dato la possibilità di essere applaudito per il suo lavoro.

Paul T. Taylor e Gary J. Tunnicliffe

Il tuo ritratto dell’Auditor è davvero inquietante: com’è stato dirigere te stesso nel film?

Prima di tutto si risparmia tempo e denaro. Interpretare The Auditor ha voluto dire per me truccarmi due ore prima dell’inizio del turno così che il gruppo di truccatori – due in totale! – potessero dedicarsi poi a Paul. Ha poi significato poter preparare in anticipo protesi e costumi.

Inoltre volevo proprio interpretarlo! Ho recitato per tanti anni, amo questa serie e volevo interpretare questo ruolo. Ho pensato che lo scenario peggiore era che io facessi così schifo da potermi poi doppiare in seguito.

Infine, ho avuto un sacco di aiuto dagli altri attori, specialmente da Damon Carney. Abbiamo avuto un grande rapporto ed è stato bello recitare con lui. Dietro la cinepresa c’era il produttore Mike Leahy e la mia script supervisor Pepper [Reed]: erano i miei occhi e mi davano indicazioni.

Hai svolto diverse mansioni dietro la cinepresa: quale corrisponde alla tua vera passione?

Dirigere, poi recitare e infine scrivere. Ho deciso di non occuparmi più di protesi e make-up finché vivo, e sono troppo vecchio per fare lo stuntman; mi sarebbe piaciuto dirigere un film horror con più soldi e più tempo, così da poter davvero sprigionare la mia visione creativa.

Dopo Judgment che progetti hai in ballo?

In verità sto aspettando di vedere come vanno le cose e come il film verrà recepito, per capire se ci saranno altre opportunità. Ho un paio di copioni nel cassetto e un’idea per una reinterpretazione de Il cuore rivelatore di Poe, ma sinceramente vorrei continuare a dirigere film horror. Non action né storie d’amore, solo strani e spaventosi film horror.

Gary J. Tunnicliffe, Paul T. Taylor e Michael Leahy


L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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26 risposte a Hellraiser 10 (2018) Judgment

  1. Austin Dove ha detto:

    aspettavo con ansia questa, è quella che avevo chiesto di fare xD
    oddio, nn pensavo fosse tanto malvagio, su wikipedia c’è scritto che la critica lo giudica il migliore tra gli ultimi seguiti…
    buona pasquetta ^^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Buona Pasquetta anche a te 😉
      I giudizi su Wikipedia non dovrebbero esistere, visto che è un’enciclopedia e non il bar dello sport. Comunque chi ha osato dire una cosa del genere dovrebbe fare una cura a base di visione forzata di film precedenti al Duemila, per avere idea di quanto devastantemente i ignominiosamente brutto sia questo Judgment: ti basta vedere il film per capire quanto sforzo io abbia fatto per non limitarmi a riempire di bestemmie il post 😀

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      • Austin Dove ha detto:

        nn era un giudizio, ma una citazione di critici:
        “IGN’s William Bibbiani assessed that “Hellraiser: Judgment is one of the better of straight-to-video Hellraiser sequels, but that says a lot more about how bad those other films are than how good this one is.”

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ appunto il genere di informazioni che un’enciclopedia NOM dovrebbe dare: perché ha citato IGN e non un altro sito similare? Si finirebbe nella par condicio italiana e si dovrebbero citare i giudizi di tutti i siti di cinema 😀
        Proprio per questo non dovrebbero essere citati giudizi in Wikipedia, neanche se provengono da critici blasonati, bensì limitarsi ad informazioni enciclopediche: se proprio c’è l’esigenza di segnalare una delle centinaia di critiche che ogni film ottiene, la si mette nei “collegamenti esterni” senza citarne il contenuto.

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  2. Denis ha detto:

    Ho capito che i chiodi invece di usarli per la faccia del Pinhead dovevano metterli nella bara della saga di Hellraiser per dargli il sonno dei giusti oppure fare un film animato da uno studio jap li non c’erano ristrettezze per l’effettistica e c’era tutto la splatter possibile ,come hanno fatto con il film animato di Highlander l’unico sequel decente di un’altra saga distrutta subito,in pratica entrambi erano film da one shot.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Ohi ohi…volevo scrivere questo commento nel momento in cui sono incappato nella burocrazia infernale…sto male dal ridere e dal disgusto 🙂
    Proverò ad andare avanti ma non so se sarò in grado!!!
    Se domani non avete mie notizie avvertite le autorità!

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  4. Cassidy ha detto:

    49 (su 50) sfumature di marrone è davvero l’epitaffio su questa saga 😉 Sei stato più che eroico nel recensire tutti gli Hellraiser, una vera impresa, questo poi è di un’inutilità rara, sei riuscito ad essere preciso e professionale, quando davvero, bastava una serie di improperi e bestemmie per scrivere di questo film! Non vedo l’ora di vedere la tua chicca finale della prossima settimana 😀 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Almeno è stata più divertente che vedere questa parata di orrori: spero che qualcuno faccia un’offerta per rilevare i diritti di Hellraiser dalla Dimension, per la prima volta dal 1992, fare qualcosa di almeno decente….

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  5. Zio Portillo ha detto:

    A me dispiace pure perché per dei Weinstein che utilizzano il nome di Hellraiser per raccattare denaro e non perdere i diritti (sperando di venderli cari in tempi migliori), c’è gente come quel povero disgraziato di Tunnicliffe che ci crede veramente. E’ dentro da una vita, si sbatte, sa che tutto è un’operazione “salva-diritti”, ma ci crede e ama Pinhead e i cenobiti. E poi, poverino, si ritrova con un budget che basterebbe appena per chiamare il fotografo al vostro matrimonio a scrivere, interpretare e girare una pelliccola. Se non ha passione lui per Hellraiser chi ce l’ha?
    Ma siamo (con le dovute proporzioni) all’eutanasia della saga: se veramente amate Hellraiser staccate la spina. Lasciate o vendete i diritti a chi può rilanciare il franchise senza continuare questo inutile accanimento. Ora è finita e per i prossimi anni siete al “liberi tutti”. Vediamo come finisce la storia con la Weinstein ma essendo fallita mi sa che i diritti andranno veramente al miglior offerente. Incrociamo le dita…

    Al solito gran pezzo Lucius, ricco di chicche gustose. Mi sa che ci stai abituando troppo bene… Tra due lunedì devi veramente calare il jolly perché dopo questo ciclo di Hellraiser non so cosa puoi fare di meglio.

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  6. Conte Gracula ha detto:

    Ti dirò, messe assieme, le due parole “burocrazia” e “infernale” potrebbero essere un concetto forte, persino in un film serio, ma in una storia tendente allo splatter come Hellraiser, non puoi farlo con i soldi del bar mitzvah di un figlio dell’alta borghesia 😛
    Sarebbe anche il caso di chiuderla con questa storia di vendere i diritti a rinnovo lustrale, produce solo mostri che non fanno paura. Più che altro, danno noia.

    Interessanti le interviste: l’attore mi sa che è un po’ eccentrico e se ha fatto il Rocky Horror, dovrebbe essere in grado di modulare la voce in modo flessibile… e allora perché fumare per abbassarla? °O°
    Comunque, oscar per la faccia tosta 😛
    L’effettista/regista mi ha fatto tenerezza -_-

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Povero Gary, ha tanto cuore ma nient’altro a disposizione: ci crede sul serio, si vede, ma non ha la minima speranza.
      Facile che l’attore abbia lavorato di fantasia: il suo ruolo dura tipo dieci secondi, quindi la sua voce ha davvero un’importanza pari a zero…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Lo spero per lui XP

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      • Giuseppe ha detto:

        … E se in quel quartiere qualcuno avesse risposto al suo atteggiamento preparatorio (per il ruolo)/provocatorio, probabilmente dopo non avrebbe nemmeno avuto bisogno di chissà quale make-up per presentarsi sul set (forse qualche piccolo problema di masticazione con la pizza nelle pause, tutt’al più) 😛
        Peccato per Tunnicliffe, sì… e per noi tutti, visto che questa volta speravo almeno di poter ricominciare a crederci anch’io.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Finché ci saranno i Weinstein dietro Hellraiser, sarà una rutilante caduta nel letame: spero vivamente che i problemi che stanno vivendo li spinga a vendere il marchio a qualcuno che sarà in grado di fare di meglio: cioè chiunque!

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      • Kukuviza ha detto:

        Ma io mi immagino proprio, sto tizio che gira per il quartiere malfamato con faccia da attaccabrighe e nessuno che gli dà soddisfazione. Manco l’interesse dei teppisti è riuscito a suscitare.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah un’interpretazione interessante: teppisti sì, ma acuti osservatori, tutti i criminali del quartiere hanno notato la totale irrilevanza del tizio e già subodorato i suoi inutili ruoli al cinema. Perché perdere tempo con lui? 😀

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      • Kukuviza ha detto:

        Potrebbe essere una nuova tecnica di casting: sguinzagliare gli aspiranti alla parte in un quartiere malfamato. Se i teppisti non sono interessati, scatta subito il “le faremo sapere…”

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        I responsabili del casting saranno truccati da teppisti e si aggireranno nei quartieri malfamati, per studiare non visti le reazioni davanti agli attori spavaldi. Sarà gradita qualche lite con relativo accoltellamento: un vero attore deve avere la pelle tosta 😀

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      • Kukuviza ha detto:

        hahahah, Dolph passerebbe tutti i casting! Sperando che non disintegri per sbaglio i registi truccati da teppisti!

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