Swiss Army Man (2016) Un morto per la vita

Era dal 2014 che non mettevo il voto “9” ad un film, inserendolo nel mio archivio dei titoli visti: l’ultimo è stato Daisy Diamond (2007).
La media dei film che vedo negli ultimi anni – che sono molti di più di quelli che recensisco – non supera il “4”, con giusto qualche felice eccezione, quindi è una grande emozione trovare un film «demente e sorprendente», come l’ha definito “Empire” (maggio 2017).

Tratto sempre male la Koch Media (perché se lo merita!) invece il 9 novembre 2017 ha portato in home video italiano questo gioiellino, Swiss Army Man, con l’aggiunta del sottotitolo Un amico multiuso: stavolta non un titolo immotivato.

La sorpresa del decennio!

Sono davvero in difficoltà nello scrivere questa recensione, perché sono abituato a prendere in giro, stroncare, perculare e dileggiare dei filmacci che non meritano di essere visti, oppure simpatiche cialtronate che almeno ti fanno fare due risate per quanto sono ridicole. Come recensire un film che usa gli strumenti della cialtronata per raccontare in modo sorprendente una vicenda intima, personale ma allo stesso tempo universale? Come fare a scrivere che un cadavere scorreggione è il personaggio migliore visto al cinema da tanti anni? Come faccio a raccontare della tenera amicizia di un naufrago con un morto, che lo aiuta a capire la vita e trovare il coraggio di affrontarla senza più nascondersi?
I Daniels (Daniel Kwan e Daniel Scheinert) scrivono e dirigono una perla rara con la voglia di sorprendere e commuovere: sentimenti ormai sconosciuti al cinema.

La migliore interpretazione di Daniel Radcliffe… e non è sarcasmo!

Sono passati i tempi in cui si guardava al Sundance Film Festival come al Paradiso del cinema d’autore, quello lontano delle ruffianerie delle major, quello fatto con pochi soldi ma tanto cuore: il festival si è parecchio trasformato in modaiolo e i Simpson hanno davvero detto tuto ciò che si poteva dire su questo evento. Sono sincero, se avessi saputo che Swiss Army Man era stato presentato al Sundance il 22 gennaio 2016 probabilmente l’avrei snobbato, invece quando alla fine scopro che ha vinto la mia reazione è una sola: «E vorrei vedere!» Se non fate vincere questo film, potete anche chiudere il festival!
Però ha vinto solo come migliore regia, mentre il miglior film – The Birth of a Nation – è una scelta molto politica, molto Oscar, molto d’opportunismo (e che fai, non lo premi un film sugli schiavi neri?) che dimostra solo quanto avessi ragione a snobbare il Sundance: se ti comporti come gli Oscar, perché te la tiri da alternativo?

L’inizio di una grande amicizia

Tranquilli che, com’è usanza del Zinefilo, la trama non ha spoiler.
Hank (un assolutamente perfetto Paul Dano) è un naufrago su un’isola deserta che ha deciso di farla finita. Si mette una corda al collo e sta per saltare… quando sulla riva scorge un uomo. Che sia anche lui un naufrago? La scoperta è terribile: Manny (un assolutamente perfetto Daniel Radcliffe) non è altro che un cadavere.
Hank sta per tornare a rimettersi il cappio al collo quando… be’, quando il cadavere fa quello che fanno i cadaveri. La putrefazione genera gas all’interno del corpo, gas che tende ad uscire, e quindi Hank emette un peto involontario. Niente di strano. Solo che Hank si trova sull’acqua… e il suo lungo peto gli permette di cominciare a navigare…
Nella migliore scena da titoli di testa della storia, Hank ha l’illuminazione giusta: salta in groppa ad Hank e i due si preparano a solcare l’oceano a suon di peti…

Ho solcato l’oceano a cavallo di Daniel Radcliffe…

Con quale faccia racconto questa trama, se fino a ieri mi sono lanciato in critiche aspre contro i film che si basano sui peti? In effetti all’inizio avrei potuto dire che quella di Swiss Army Man è solo una trovata divertente per aprire il film in modo dissacrante, quasi a mettere in scena una barzelletta: c’è un naufrago che si salva a cavallo di un morto scorreggione… Andiamo, come può un film migliorare dopo un inizio del genere?
E invece succede proprio questo, perché non ci troviamo davanti a “peti italiani”, cioè emessi per far ridere di pancia (o di altra parte del corpo), ma è solo un modo dissacrante per introdurre un argomento ben più sottile: un peto è semplicemente qualcosa che hai dentro e che non riesci ad esternare, finché non esce da solo nel peggiore dei modi.

Ho solcato l’oceano con Paul Dano sulla schiena…

Hank è un naufrago interiore, è un uomo solo non per incidente ma perché non ha il coraggio di affrontare quella vita che invece è tanto facile per quelli intorno a lui, così facile che infatti lo prendono in giro. Hank è stanco di essere preso in giro, criticato, giudicato solo perché la vita non gli viene così facile. Tutto questo però Hank lo ignora, e sarà proprio il cadavere di Manny a farglielo capire lentamente… Perché ora Hank deve spiegare ad un morto cosa sia la vita…

Serve un morto per capire cosa sia la vita…

Il titolo del film gioca sul fatto che il cadavere di Manny è “multiuso”. Arrivato sulla terraferma, in un territorio però sconosciuto e molto pericoloso, Hank inizia ad usare Manny per crearsi un ambiente più familiare, più sicuro e più “normale”. Sono finiti in una discarica fra la foresta – dove cioè quelli che sanno vivere buttano la roba che non interessa più – quindi hanno materiale infinito per ricostruire quella realtà che Hank vuole spiegare a Manny… perché il morto pian piano comincia a tornare in vita…

da “Apple Magazine”, 7 ottobre 2016

Quello che inizia è un’incredibile storia con solo due personaggi… e uno è pure morto! Oltre ad una sceneggiatura intrigante e sorprendente – nel senso che anche i punti che sembrano più leggeri e superficiali ad un certo punto si dimostrano importanti – quello che riempie gli occhi è la quantità e qualità di invenzioni stilistico-visive di cui il film sciaborda, in modo che la storia si arricchisca e anche quei momenti che all’apparenza sembrano meno densi alla fine ti rimangono nel cuore.
E a sorpresa, dopo anni passati a NON seguire la carriera di Radcliffe, scopro che è bravissimo: detta così può sembrare una presa in giro, ma davvero questo cadavere è il ruolo della vita!

Come si interpreta un cadavere scorreggione che torna in vita ma non conosce nulla della vita? Come si interpreta un “uomo-coltellino svizzero”, un “amico multiuso”, che durante tutto il film subisce le più incredibili situazioni per aiutare il suo nuovo amico? Sarebbe davvero facile lanciarsi nella gigioneria che un ruolo del genere farebbe pensare, basterebbe un attimo a rendere Manny una macchietta, un clown per far ridere gli spettatori. Invece Daniel sembra capire il profondo dramma che il personaggio interpreta: malgrado molte situazioni siano similari, questa non è una pagliacciata alla The Last Man on Earth: questo è un film terribilmente drammatico, su due personaggi senza più speranza e senza più cuore, condannati ad una schiacciante solitudine, che si incontrano per caso ed insieme, il morto e il vivo, riescono a ricordare quel sentimento che un tempo lontano li teneva in vita. Daniel rende alla perfezione la disperazione di un personaggio paradossale che però incarna ogni essere umano: e onestamente non credevo sapesse recitare così bene.

Will the real Daniel Radcliffe please stand up?

I Daniels creano un gioiello senza tempo, una storia piena di cuore fatta di due personaggi alla ricerca di un cuore, una parabola della vita con due personaggi disperati in cerca di vita. Il tutto con una regia delicata ma presente e potente, capace di creare ogni scena come se da questa dipendesse l’intero film, capace di tenersi in disparte – come se fosse un film buttato lì così – ma attenta in ogni singola inquadratura. Una regia che sa costruire il film scena per scena, e sa quando passare a riscuotere il credito: quando ad un certo punto parte una versione a cappella del tema di Jurassic Park di John Williams… capisci che mentre tu guardavi da una parte i Daniels costruivano a tua insaputa per poterti stupire come in una magia.

Essere morti non preclude certi interessi…

A forza di vedere filmacci fetenti – e non sto parlando solo della serie Z! – a forza di vedere paccottiglia preconfezionata che altri chiamano blockbuster, ti esplode il cuore quando ti trovi di fronte a qualcosa che il cinema da decenni ha dimenticato: pura emozione.
Perché se alla fine di Swiss Army Man avete gli occhi asciutti… be’, allora i cadaveri siete voi!

A volte la vita non ti offre solo la morte…

Chiudo con un estratto del “The Graham Norton Show” grazie al quale ho saputo per la prima volta dell’esistenza di questo film. Nel tour promozionale Radcliffe ha portato con sé il suo “Dead Daniel”, e appena propone di regalarlo a qualcuno del pubblico scoppia il panico: dato l’entusiasmo, decide che forse è una pessima idea!
Dovete gustarvi le espressioni di Justin Timberlake e Anna Kendrick quando Daniel mette sul divano il suo cadavere!

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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25 risposte a Swiss Army Man (2016) Un morto per la vita

  1. Zio Portillo ha detto:

    Aspettavo il twist finale e invece…
    Sono contento che finalmente esca qualcosa che arriva a beccarsi un 9 nel tuo taccuino personale. Ora mi hai messo una voglia di recuperarlo. Vediamo se ci riesco in qualche maniera.
    Daniel Radcliffe ha avuto uno dei ruoli più iconici di… Sempre? E tra 50 anni per tutti sarà ancora Harry Potter. Però si è rimboccato le maniche fin da subito (nudo a teatro in “Equus”) e ha fatto di tutto per staccarsi la cicatrice a forma di fulmine dalla testa. E pian piano ci sta riuscendo. Per quanto vale, sono contento per lui.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non ho mai visto Harry Potter ma lo stesso partivo prevenuto, perché era appunto l’ennesimo ragazzino che da adulto cerca una strada con forte handicap: non parte da zero, perché è ovviamente stra-famoso, ma cerca di comportarsi come un attore che parta da zero. Il suo ruolo nei Maghi del crimine 2 o come igor in Frankenstino e Frankenstone mi avevano convinto che non c’era speranza per un eterno giovane Potter, invece qui mi ha davvero sorpreso. Accetta un ruolo che avrebbe fatto scappare urlando molti attori e secondo me merita di essere ricordato per questo molto più che per la sua saga adolescenziale.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Più che il cercare di comportarsi come un attore sconosciuto e squattrinato, secondo me Radcliffe ha voluto lavorare con ogni copione che gli veniva proposto solo per non essere più Harry Potter. Il magnate megalomane, l’assistente dello scienziato pazzo, un cacciatore di spettri, un pazzo che ama i cavalli, il morto (!!!),… Tutto va bene pur di prendere le distanze dal mago orfanello. Come attore (in quello che ho visto io) non è un fenomeno, ma non è nemmeno così cane. Ne ho visti di più famosi e pompati che si spacciano (o vengono venduti) come fenomeni. Quello che è sicuro è che la voglia e il coraggio non gli mancano di certo. E se uno fa di tutto pur di togliersi un’etichetta di dosso non posso che apprezzarlo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Purtroppo in tutti i film in cui l’ho visto mi è sempre sembrato fuori parte, come se Schwarzenegger facesse un pretino di campagna. Qui per la prima volta mi sono dimenticato che era Daniel Radcliffe e ho apprezzato il suo personaggio.

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  2. Cassidy ha detto:

    Se dovessi stilare una lista di dieci film visti negli ultimi cinque anni che mi hanno lasciato qualcosa, non so se riuscirei ad arrivare a dieci titoli, ma di sicuro tra questi si sarebbe “Swiss army man”. Sulla Bara mi avevo espresso il tuo entusiasmo per il film, non mi sarei mai aspettato di trovarlo qui sul Zinefilo, eppure sono molto contento che ti sia piaciuto e pure tanto!

    La tua analisi è perfetta, Daniel Radcliffe riesce a dare forma ad un personaggio dalle capacità assurde ma che non scade mai nella commedia scoreggiona, anche se le scoreggie hanno il loro bel ruolo nel film 😉 Utilizzare il tema di Jurassic Park di John Williams, in quel modo non ruffiano, ma sinceramente entusiasta, è una dichiarazione d’amore per il cinema e per la vita, e lo dico io che considero la scena originale dei Brontosauri come un altissimo momento di cinema, quindi non proprio la pizza con i fichi ecco. Cheers!

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  3. Vincenzo ha detto:

    inutile dire che dopo questa recensione il film finisce di diritto nelle alte sfere della mia lista delle cose “da vedere”…
    devo essere sincero, non ne avevo neanche mai sentito parlare (oppure l’avevo completamente rimosso se per caso ne avevo sentito parlare), e un po’ me ne vergogno, perché vuol dire che mi perdo troppe cose per la strada…
    meno male che ci siete voi!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Figurati, sai quante me ne perdo io? Proprio perché non seguo festival, ufficiali o alternativi che siano, è giusto per caso che magari becco certe chicche. Questo film la prima volta l’ho conoscuito grazie al “The Graham Norton Show”, dove Radcliffe si è presentato con la sua versione cadavere 😀
      E’ un film di pura emozione e con tanto cuore: te lo consiglio caldamente. Inoltre è pieno di invenzioni visive e di stile che danno nuova speranza ad un cinema non solo patinato e fighetto…

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Il Zinefilo non fa spoiler, ma il Conte Gracula, nei commenti, sì: alla fine, si scopre che Radcliff era condizionato per credersi un cyborg ed era immune alle pallottole grazie al kevlar del giuMbotto!

    Tornando sobrii, Radcliff è stato abbastanza furbo da cercare ruoli diversi da Harry Potter sin da subito. Vuol essere un attore e ha scelto la strada che ogni aspirante attore dovrebbe seguire, cioè cercare di ampliare la gamma delle proprie esperienze sul set – o sul palco.
    Non è neanche terribile come espressività, forse ancora un po’ acerbo… ma se ha imparato Di Caprio, crescerà anche lui!

    Riguardo a The Birth of a Nation, so che con quel titolo c’è un film di inizio novecento e anche il tema sembra simile… sarà un remake?

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Non mi convince ancora del tutto ma, fidandomi ciecamente di te, mi appresto a recuperarlo! 🙂

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  6. Kukuviza ha detto:

    Hai detto che eri in difficoltà nello scrivere questa recensione, ma dal risultato finale direi che ne è venuto fuori un bel pezzo. Ma eri partito con quella di vedere una schifezza oppure eri di aspettativa neutra?
    Forse per far parte di questo film bisognava avere un “Dan” nel nome.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ah è vero! Oltre ai due registi pure Radcliffe! Questo è un chiaro caso di discriminazione nei confronti di altri nomi 😀
      Comunque mi aspettavo un film paradossale, sapendo che il cadavere sarebbe stato usato come “coltellino svizzero”, ma tutto mi aspettavo tranne tanta emozione e tanta intensa voglia di stupire, roba ormai dimenticata al cinema.

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  7. loscalzo1979 ha detto:

    E’ un buon film in effetti e fatto molto bene, probabilmente uno dei ruoli migliori di Radcliffe.

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  8. Giuseppe ha detto:

    E’ più di un anno ormai che ce l’ho in listone ripromettendomi di guardarlo ma, con lo sprone extra della tua ideale frase di lancio “Perché se alla fine di Swiss Army Man avete gli occhi asciutti… be’, allora i cadaveri siete voi!”, potrebbe essere finalmente arrivato il momento giusto (e bravo Radcliffe) 😉

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