Dragon Fire (1993) Distopia marziale

Per un motivo che vi sarà chiaro domani, ripesco dall’Archivio Marziale Etrusco un film che ancora oggi mi scalda il cuore. Lo beccai nel 2002 sul compianto canale satellitare DuelTV, che all’epoca riproponeva il grande patrimonio dimenticato di Italia1: dubito fortemente però che questo titolo sia mai stato trasmesso dalla Mediaset dei tempi d’oro, e comunque non ne ho trovato alcuna traccia.
Nei primi anni Novanta i film di arti marziali andavano così tanto che ben presto si sono contaminati con l’altro genere evergreen, la fantascienza, dando vita ad una serie di perle che ho presentato qui. Da questo scrigno arriva anche Dragon Fire – targato Concorde-New Horizons di Roger Corman – che nel 2005 la MHE ha portato in un raro DVD che custodisco gelosamente, con in locandina l’etichetta “Stormovie” che non sembra aver nulla a che vedere con quella Stormovie.

Metà del budget è andata nella grafica del titolo!

Il regista Rick Jacobson era una bella speranza dell’epoca, nel giro marziale. Nato da cult del genere come Quadrato di sangue (1991) e Cintura nera (1992), ha firmato anche Bloodfist VI (1995), Bloodfist VIII (1996) e altri titoli similari prima di passare alla TV di serie A, con regie per Xena e Baywatch. Dopo una nuova parentesi con l’esageratissimo Bitch Slap. Le superdotate (2009), torna alla TV di alto profilo dirigendo per Spartacus: Blood and Sand e Ash vs Evil Dead. Nel 1993 siamo proprio agli albori di un regista in piena formazione, ma serve a dimostrare che anche da infimi titoli di genere possono uscire fuori bravi professionisti.


«Nelle guerre c’è la forza normale e quella straordinaria.
La forza normale è per combattere.
Quella straordinaria è per vincere.
»
Slick


Siamo in un futuro distopico: ne avete mai conosciuti altri? Come’è che si dice? La distopia tutti i futuri si porta via…
Siamo nella Los Angeles del 2032, ovviamente bbuia, ovviamente con le strade cittadine affollate, ovviamente piena di asiatici e ogni altro stereotipo inventato da Blade Runner (1982).

Non mi sembra di scorgere alcuna citazione di Blade Runner

Riciclando sequenze d’archivio di altri film, con l’astro-treno pendolare della sera arriva sulla Terra Laker Powers (Dominick LaBanca) e la sua drammatica acconciatura primi anni Novanta, che avevano tutti gli action heroes coevi.
Appena sbarca viene aggredito da ladri asiatici ma lui si difende colpendo i loro pugni col proprio mento e bloccando i loro calci con le proprie costole. Viene salvato da un tizio buffo che poi gli fa i complimenti per come combatte, quindi è chiaro che lo sta sfottendo: si tratta del tuttofare intrallazzone Slik (Kisu), che è solito accogliere gli “scruta-stelle”: il termine slang con cui i terrestri chiamano quelli nati su altri pianeti.

Slik e Laker in un nightclub del futuro

Laker è appena arrivato da Nuovo Mondo 2… ma davvero? Lo sceneggiatore ha davvero immaginato che l’assenza totale di fantasia nel futuro farà ribattezzare due nuovi mondi Nuovo Mondo 1 e Nuovo Mondo 2? Quanta creatività in un’unica storia! Voglio ardentemente sperare che sia una divertita citazione della New World Pictures di Roger Corman…
Comunque, dicevo, Laker arriva sulla Terra per trovare suo fratello Johnny (Dennis Keiffer), il “gianca”, cioè il campione di kickboxing. Quindi nel futuro avranno un termine slang per ogni stupidata ma non sanno trovare un nome proprio per due interi nuovi mondi? Mamma mia quant’è distopico ’sto futuro.

Il futuro distopico e una classica… distopa!

Comunque, dicevo, Laker scopre sul posto che il campione Johnny suo fratello ha stirato le zampe, ammazzato da qualcuno per strada. La notizia scatena così tante forti emozioni in Laker che l’attore addirittura per un attimo muove mezzo ciglio.

L’espressione di disperato dolore che invade il volto del protagonista


«La forza normale è quello che si può vedere.
Quella straordinaria è ciò che è nascosto.
»
Slick


Saputo che l’assassino sicuramente era un gianca pure lui – che forse è la versione italiana di junker ma non sono riuscito a capirlo! – Laker decide di entrare nel giro dei combattimenti illegali che tanta importanza sembrano avere nella Los Angeles del futuro. Non è neanche chiaro se siano davvero illegali, comunque è solo una trovata di sceneggiatura per mostrare del vecchio sano pit fight che fa sempre il suo porco effetto, in noi malati fan marziali.

L’unica regola del pit fight: capelli osceni!

In questo lo aiuta Slick perché lui è il solito traffichino che conosce tutti, è in pratica il Joshua di Lionheart, e presenta al protagonista alcuni ferocissimi guerrieri che affronterà. Come per esempio Li (Randall Shiro Ideishi), «un gran figlio di puttana, conosce qualsiasi tecnica del kikcboxing cinese»: descrizione utilissima!

Li: un personaggio sottilissimo, grande prova di recitazione sussurrata

«Quello lì lo chiamano Hulk [Richard Fuller]: è un pezzo di merda, e anche frocio!» Come si può perdere una volta che si conoscono così a fondo gli avversari?

Hulk si allena… mangiando il pollame!

Infine c’è Ahmed Mustafa, «il più grande speculatore degli incontri gianca», interpretato dal fin troppo sottovalutato Michael Blanks, ciocco di ottimo legno nero inadatto alla recitazione ma dal punto di vista marziale apprezzabilissimo, avendo sangue buono nelle vene: è infatti il fratello del mitico Billy Blanks. (E se non sapete chi è quest’ultimo, avete davvero perso la parte migliore degli anni Novanta!)

Ti farò male lì…

Immancabile il trainin montage, sebbene il budget non consenta altro all’infuori di un sacco a cui LaBanca dà dei colpetti particolarmente svogliati: possibile che non ci fosse neanche un copertone da rovesciare, in Balboa Style?

Eh, la lotta l’è bela, basta avere l’ombrela… (semi-cit!)

Non mancano le inesorabili pirle di saggezza che Maestro Slick declama: titanici sfondoni recitati come se fossero Sun Tzu e che impreziosiscono questo film.


«La difesa è l’attacco anticipato.»
Slick


Laker, dovo aver tirato due pugnetti in aria e aver fatto due saltelli, è pronto ad affrontare i feroci lottatori del futuro, ed è subito chiaro che il big boss sarà Ahmed.

Brutta scopiazzata del calcio di Van Damme: per fortuna il montatore tronca la sequenza

Mentre il protagonista continua ad indagare su un misterioso lottatore chiamato Il Serpente, che forse è l’assassino del fratello, tocca ad Ahmed vincere mille punti con il dialogo che da solo vale l’intero film.

— Conosci un lottatore di nome Il Serpente?
— Sì: ce l’ho nelle mutande.

92 minuti ininterrotti di applausi!

Tanto per rendere più cattivo Ahmed e fare una scopiazzata da Senza esclusione di colpi! (1988), nasce il farlocco personaggio di Eddie (Harold Hazeldine), con cui Lakers diventa così amico, ma così amico… che gli limona la ragazza. Oh, l’amicizia è l’amicizia, eh?
Eddie partecipa al torneo con il suo amicone Laker soltanto per essere mandato in coma da Ahmed, il quale poi ricopia Chong Li e minaccia il buono con il ditino.

E mo’ meno a te!

Il combattimento finale manca un po’ di emotività, non abbiamo un going berserk, ma non è una pecca: semplicemente ci sarà un twist di sceneggiatura simpatico, un colpo di scena non certo impossibile da immaginare ma che rende questo film un gradino più in alto della Z classica.

Capitttooooooo? (cit.)

Oggi Roger Corman è molto rivalutato semplicemente perché la media dei film è scesa a livelli così fetenti che il suo cinema sembra un sogno lontano, ma in realtà per lo standard dell’epoca siamo un po’ bassini. Girare in uno scantinato fingendo sia una città del futuro distopico era troppo pure per Corman, quindi in questo caso i titoli marziali coetanei mi sento di dire fossero un pochino migliori.

Un po’ rozzo, ma simpatico

Ma dal punto di vista marziale, tanto di cappello.

Dimagrisci in fretta, con “KiloCalcio in Pancia”!


«Fingi di essere inferiore,
e alimenta l’arroganza dell’avversario:
attaccalo quando meno se lo aspetta.
»
Slick


Molti dei lottatori secondari sono veri atleti prestati allo schermo – come si può vedere dal mix di cartelli qui sotto, presentati ad inizio film – mentre i protagonisti sono vistosamente in splendida forma, sebbene non sempre valorizzati da una coreografia poco ispirata.
Di sicuro però c’è la voglia di imitare il cinema di Van Damme, sia nelle mosse – che Blanks ricopia più volte – sia nell’uso delle riprese rallentate che ha fatto la fortuna di Van Damme. Visto che questo rimane un prodotto marziale per fan marziali, direi che l’obiettivo è raggiunto.

Un piccolo gioiellino ruvido di cui, come dicevo, conservo gelosamente sia il DVD che le schermate faticosamente catturate all’epoca utilizzando un software che ti faceva sputare sangue per ottenere risultati minimi. Direttamente dagli Archivi Marziali Etruschi, ecco alcuni screenshot del 2002! (Se non ricordo male la scheda di acquisizione video era una Maxtor.)

Come dicevo, domani saprete perché ho fatto questo recupero archeologico-marziale, ma intanto non posso chiudere senza un’immagine incredibile: forse ho tanato una delle tante citazioni del Kill Bill di Quentin Tarantino!

Quale delle due è Daryl Hannah?

L.

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21 risposte a Dragon Fire (1993) Distopia marziale

  1. Zio Portillo ha detto:

    Gioiellino davvero questo “Dragon Fire”. Trama zeppa di maccosa, ingenuità diffusa, poverata clamorosa nelle location ma in fondo chissenefrega! Non è che “Kickboxer” o “Senza Esclusione di Colpi” siano Bergman! A noi interessava che i tizi si menassero bene, che ci fosse la frase maschia, la sboronata (“E adesso tocca a te!”) e il “cuore” dell’eroe che lo portasse in cima a tutti andando oltre al dolore e ribaltando la sconfitta. Se questo film di Jacobson ha tutto quello che serve, allora è meglio di un 90% di pellicole di botte uscite negli ultimi 20 (?) anni.

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Il protagonista è espressivo come il tofu, mi sembra sotto la media dei pochi film marziali che ho visto ^^
    Se si salva sul versante delle mazzate, almeno un po’… buon per lui – ma visto che c’era il futuro distopico, perché non metterci qualche cyborg? 😛

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  3. Denis ha detto:

    Guarda che per fare il training montage bastava anche una gallina da inseguire come insegna Balboa infatti da li la canzone Ciapa la galina ^_^
    Location misere,one liner come se piovesse e accanciature orribili anche Willy L’orbo approverebbe!
    Il cinema del 2000 e come le boy band dei ’90 dove sanno solo ballare e non suonano più,almeno negli’80 le boy band suonavano ancora gli strumenti.

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  4. Cassidy ha detto:

    Ferma tutto, avevo circa un milione di cose da dire, anche solo sulle didascalie che probabilmente sono le migliori che tu abbi mai sfornato. Dirò solo una cosa, da questo momento in poi, quando dovrò consigliare a qualcuno il tuo blog, gli dirò di leggersi questo post, qui hai riassunto tutta la filosofia di questo blog, potrebbe essere il manifesto programmatico del Zinefilo. I 92 minuti di applausi vanno dedicati a quella battuta ma condivisi con questo gioiello di post! 😀 Cheers

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  5. Giuseppe ha detto:

    “…ma lui si difende colpendo i loro pugni col proprio mento e bloccando i loro calci con le proprie costole”: ecco, io comincio ad applaudire già da qui 😀
    Peccato che Il Serpente poi non abbia lasciato lottare il serpente nelle sue mutande… è probabile che le distope lo avrebbero apprezzato parecchio 😉

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