Venerdì 13 [1] (1980) Inizia il viaggio

Venerdì 13 aprile 2018: esiste un momento migliore per iniziare un ciclo dedicato alla saga filmica di Venerdì 13? Sì, venerdì 13 giugno, come nel primo film, ma il prossimo giorno utile cade a luglio quindi vi beccate l’inizio ora!

Per chi ama le etichette, potremmo stare a litigare per decidere se il mitico Friday the 13th sia uno splatter movie o uno slasher movie, così come potremmo stare a trovare tutto ciò che il regista ha rubato a John Carpenter. Potremmo, ma non lo faremo.
Giusto per inquadrare il fenomeno, cito i film che di solito i libri di cinema e le riviste specializzate evidenziano come predecessori, una cordata di cult del terrore che partono da L’ultima casa a sinistra (1972) di Wes Craven, che ha generato l’ambiente da cui è nata Carrie (1976) di Brian De Palma che a sua volta ha generato Halloween (1978) di John Carpenter. Potete aggiungere o togliere titoli a piacimento.
Il problema è che Venerdì 13 davvero non può competere con questi film se non per due aspetti portati all’eccesso: lo splatter e lo slasher. Che sia entrambi questi generi? Vi lascio riflettere…
Di sicuro va notato che se partiamo da L’ultima casa a sinistra come predecessore del “nuovo cinema del terrore”, allora il richiamo è ancora più stretto: perché quel film di Wes Craven era prodotto da un giovane Sean S. Cunningham.

Sean S. Cunningham nel 2011

Chi ha seguito il mio ciclo sulle Ghost House, ricorderà il nome di Cunningham, che nel 1985 si è impuntato nel produrre ghiotti film “casalinghi”, o spacciati in Italia per tali: Chi è sepolto in quella casa? (1985), La casa di Helen (1987), La Casa 7 (1989), House IV (1992) sono grandi successi di pubblico, rispetto ai filmetti che produceva dieci anni prima. Nel 1975 Cunningham era specializzato in filmucoli che regolarmente facevano flop su schermo, e visto che non esisteva l’home video non c’era speranza di guadagnare una volta che le sale cinematografiche li buttavano via.
Cunningham all’epoca è un regista e un produttore attento ai titoli, convinto che anche se il film non è un gran che lo stesso guadagnerebbe, con il titolo giusto. Ne è così convinto che un giorno del 1979 fa qualcosa di incredibile…

«Mi divertivo a immaginare titoli, e per esempio pensavo che se avessi avuto qualcosa intitolato Venerdì 13 l’avrei sicuramente venduto. Questo titolo mi rimase così impresso che mesi dopo decisi di pubblicare un annuncio pubblicitario di un film intitolato Venerdì 13senza avere alcun film in mano. Insieme a Steve Miner mettemmo insieme questa pubblicità a grandi caratteri, in cui si leggeva: Venerdì 13: il film più terrificante mai girato. Disponibile a dicembre
(dichiarazione riportata in Going to Pieces di Adam Rockoff)

Non c’è un copione, non c’è né cast né troupe, non c’è neanche una semplice idea. Ma c’è un titolo, un titolo maledettamente buono.

«Feci uscire la pubblicità d’estate, intorno al 4 luglio [1979], sul settimanale “Variety”, a tutta pagina, e il telefono iniziò a squillare. Tutti volevano questo film. E mi dissi: “Cazzo, mi sa che devo girarlo”. Ci mettemmo a lavoro e provammo a buttar giù un copione, mentre cercavamo un cast: iniziammo le riprese intorno al Labor Day [primo lunedì di settembre].»

Logo per la pubblicità apparsa nel luglio 1979

Cunningham non vuole fare un altro film a tinte forti, da anni non riusciva a scrollarsi di dosso la fama “sinistra” de L’ultima casa a sinistra (1972) che aveva prodotto con Wes Craven: preferiva minuscoli filmetti che non guadagnavano un soldo. Quando l’eco mondiale nato dalla sua falsa pubblicità gli permise di racimolare 500 mila dollari, il produttore-regista scende a più miti consigli: le bollette vanno pagate e i film che sta facendo finora non glielo permettono.
Il citato Rockoff dice che probabilmente ciò che ha contribuito alla fine a scegliere per l’horror paga-bollette è stato il fatto che la serie a cui Cunningham stava lavorando (Manny’s Orphans) venne soppressa. «La semplice verità è che avevo bisogno di un film di successo», racconterà il cineasta a “Fangoria” nel 1980.
Cunningham mette sotto Victor Miller a scrivere un copione che ha il titolo di lavorazione Long Night at Camp Blood. Sempre secondo Rockoff l’autore prende dal suo romanzo Hide the Children (1978) il nome di Jason e gli affibbia il cognome Voorhees come omaggio ad una ragazzina di cui era innamorato, ai tempi di scuola. Il mito è servito.

Quando un titolo vale più di un film!

Nell’autunno del 1979 si va tutti a girare a No-Be-Bo-Sco, un campo boy scout abbandonato giusto fuori Blairstown (New Jersey). Rockoff afferma che ancora oggi si vede l’insegna del Camp Crystal Lake, provocando certo un brivido di paura agli eventuali visitatori.

Siete pronti ad entrare nella storia?

Cunningham ha scelto il posto per ovvi motivi, visto che è una struttura già pronta e si può risparmiare sulla scenografia, ma certo passare le notti autunnali in quel luogo così isolato non è stato certo piacevole. «Non avevamo soldi e dormivano negli chalet del campo, senza riscaldamento in quelle notti gelate» racconta il regista.

Riprese autunnali in un campo estivo abbandonato

Finito di girare il film si apre il “cinema-mercato”. Probabilmente è stata la scelta di un titolo azzeccato, come ipotizza Cunningham, comunque sta di fatto che tutte quelle case che mai avrebbero prodotto un film del genere d’un tratto facevano a botte per poterlo distribuire: addirittura Rockoff parla di una guerra fra Paramount, Warner Bros e United Artists per accaparrarsene i diritti. Alla fine vince la Paramount per il mercato americano e la Warner Bros per quello estero.
Cunningham riceve 1,5 milioni di bigliettoni e le major si impegnano a spendere 3 milioni per le campagne pubblicitarie. Il regista racconta che Frank Mancuso, all’epoca a capo della distribuzione Paramount, si è preso un bel rischio perché si trattava di un film senza attori noti e girato in evidente privazione di mezzi: poteva essere un grave errore, distribuirlo in ben 700 sale d’America, invece è stata la fortuna di Mancuso, che poi è diventato capo della Paramount.

Il nome giusto al posto giusto

Uscito in patria il 9 maggio 1980, quando viene ritirato il film ha totalizzato 40 milioni di dollari di incassi contro un budget di 500 mila!
Arriva il 12 settembre successivo nelle sale italiane con il semplice titolo Venerdì 13 («Sarà soltanto un incubo?») – ecco la locandina italiana d’annata – e la Warner Home Video lo presenta anche in VHS in data imprecisata. Anche CIC Video e DeAgostini si uniscono al mondo delle videocassette ma con la svolta del Duemila la Paramount si compra tutti i titoli del franchise tranne il primo, che quindi in pratica scompare nel nulla: è nota un’edizione “I Miti Mondadori” nel 2004. Per fortuna la Warner nel luglio 2010 – grazie probabilmente all’uscita del remake – ripresenta il film in una bella edizione DVD di 92 minuti, con quindi dieci minuti di splatter ripristinato!

Il vero “papà” di Jason!

Ad aprire il film non è il Camp Crystal Lake – che nel doppiaggio italiano diventa “campo di Lago Cristallo”! – bensì Harry Manfredini, che crea non solo una colonna sonora spettacolare che amplifica il terrore, ma anche l’effetto sonoro che sarà sempre proprio di Jason in tutti i film, quel ki ki ki ma ma ma costruito fondendo le prime sillabe delle parole “killing” e “mommy”, pronunciate da Manfredini stesso per l’incisione.
Ecco come nel 2011, per il documentario Friday the 13th: The Ultimate Compilation, il compositore ricorda quel lavoro.

«Il primo film in fondo ruota su un assassino misterioso, se ci pensate: non si sa chi sia a compiere i delitti. Così abbiamo deciso che, visto che non si vede mai l’assassino, il mio lavoro era di dare al colpevole un’identità, mediante una musica che lo contraddistinguesse in ogni scena in cui è presente.»

Precisa poi che l’idea del ki e del ma gli è venuta ascoltando la frase pronunciata da Betsy Palmer (mamma Voorhees) a fine film: «Kill her, Mommy. Kill her!».
«Henry mi ha salvato il culo»: parola di Cunningham!

«I suoi movimenti sono rapidi!
Le sue azioni sono mortali!
Il suo coltello è affilato!

Questa è l’estate del 1958 a Camp Crystal Lake. Un’estate che finisce nell’omicidio e nella morte.»

(dalla semi-novelization del film
apparsa su “Famous Monsters of Filmland” n. 13, maggio 1980)

Con un assassino misterioso che uccide in prospettiva inizia quella che davvero è una rielaborazione di Halloween (1978) ambientata in un campeggio.

Pose plastiche con Kevin Bacon

Dopo una parentesi nel 1958, vediamo dei ragazzi buttati su schemo senza stare troppo a preoccuparsi di presentarceli: alcuni sono in vacanza altri gestiscono il decrepito Camp Crystal Lake. Li vediamo parlottare, fare cose, e poi uno per uno muore male. Il motivo lo sapremo alla fine del film ed è una bella trovata di sceneggiatura, ma rimane il fatto che Venerdì 13 dimostra come non serve una trama: basta un’oculata campagna pubblicitaria e una distribuzione capillare per assicurarsi un successo.

La faccia di Kevin sembra dire «va be’, ma quando si tromba?»

Le critiche dell’epoca ovviamente ci vanno giù duro, non solo con il film ma anche con i tanti spettatori che sono andati a guardarlo. Ecco cosa scrive Anthony Tate su “Halls of Horror” n. 25 (1982):

«Venerdì 13 è spazzatura di celluloide, quel tipo di spazzatura che al pubblico americano piace. Però è spazzatura divertente perché si rifiuta di prendersi sul serio e questo può salvarla.»

Al di là di cosa pensino i critici, la gente letteralmente si contorce in sala, come racconterà Cunningham che spiava gli spettatori durante le prime proiezioni.

Accetta l’accetta!

In un’intervista telefonica al saggista Jason Norman, presentata poi in Welcome to Our Nightmares (2014), la protagonista Adrienne King ricorda che alla prima del film sedeva accanto a sua madre Anita: all’arrivo della scena finale

«mia madre saltò di almeno un metro sulla poltrona e lanciò un grido: credo che abbia aiutato le vendite della pellicola!»

I produttori capiscono subito che il genere ha potenzialità per alti guadagni.
Intervistato nel 1981 da Bob Martin per “Fangoria”, ecco cosa racconta Tom Savini:

«Originariamente la sceneggiatura [del film Gli occhi dello sconosciuto (1987)] non aveva alcun assassinio mostrato su schermo. Quando i produttori videro Venerdì 13 hanno poi voluto gli omicidi: così mi sono presentato sul set un paio di settimane prima della fine delle riprese e ho cominciato ad ammazzare la gente. Volevano una decapitazione ed io avevo ancora una testa da Venerdì 13: la potete vedere gettata nell’acquario.»

Non è un caso che due mesi dopo questo film arrivi nei cinema americani Prom Night, che prende Carrie e lo fonde con Halloween – con tanto di Jamie Lee Curtis – per un risultato da noia sbadigliosa ma pieno di effetti sanguinolenti (e teste mozzate).

Com’è contento Kevin di essere fra i pionieri dello splatter/slasher movie

Jim Harper, nel suo Legacy of Blood (2004), ci racconta che questo film, «one of the most influential slasher movies ever made», per anni è stato disprezzato dalla critica sebbene adorato dai fan. La maggior parte dei critici l’ha sempre etichettato sbrigativamente come trash, e questo nei casi migliori:

«i critici più puritani hanno iniziato a lanciare in aria parole come “offensivo” e “malato”. Quegli stessi critici hanno poi regolarmente elogiato i lavori di Dario Argento, che sono tanto sanguinolenti e misogini (se non di più) di Venerdì 13. Ma va tutto bene, perché (ci viene detto) i film di Argento sono – ehm – arte, mentre Cunningham è semplice trash

Proprio Jim Harper ci regala il succo del film:

«Se stai cercando qualcosa di diverso da sangue e spavento, allora hai sbagliato film».

Inutile far finta di niente, la forza del film sta totalmente ed esclusivamente nell’abbondanza di effettacci splatter da leccarsi i baffi, con un Tom Savini esordiente e in grande spolvero: il problema è che le versioni italiane del film hanno varie sfumature di censura, e ne esiste una di circa 80 minuti che rende tutto una parodia. In questa versione vediamo ragazzi parlare e poi strillare fuori campo… in pratica è un film porno senza scene di sesso!
Non so quale versione sia uscita al cinema o in home video nell’Italia dell’epoca, ma spero vivamente sia almeno la versione da 90 minuti, dove si può gustare quello splatter che è l’unico motivo per cui il film esiste.

Oggi fa ridere, ma nel 1980 la gente urlava!

Celebre è il finale con Adrienne King – che in pratica dopo questo ruolo di “final girl alla Jamie Lee Curtis” non ha fatto altro al cinema – che mentre giace a mollo sul lago viene assalita dal martoriato giovane Jason. Il saggista Jason Norman nel 2014 racconta che la scena non era prevista nella sceneggiatura originale, ma è stata inserita per fare un omaggio a Carrie (1976) di De Palma e il suo finale “a sorpresa”.

Che bello Crystal Lake: quasi quasi ci muoio…

Così l’attrice ricorda la lavorazione nel numero speciale “Jason Goes to Hell: The Final Friday Official Magazine” (1993):

«Ci sono voluti tre mesi per girarla [quella scena finale]. Una prima versione l’abbiamo girata a settembre [1979], un’altra ad ottobre e infine l’ultima versione a novembre. Sebbene quindi nella storia sia estate, alla terza ripresa faceva meno 2 gradi e nevicava! Sean [Cunningham] era mortificato e mi prometteva: “Questa è l’ultima cosa che ti chiedo”. L’acqua era così fredda ed io così poco vestita che subito dopo girata la scena mi presi un forte raffreddore e fui fuori gioco per due settimane.»

Strano, è estate ma mi sto crepando di freddo…

Ari Lehman, quattordicenne all’epoca in cui è diventato il primo Jason del cinema, in un’intervista pubblicata in Welcome to Our Nightmares (2014) racconta:

«Quando saltai fuori dall’acqua alla prima ripresa, Adrienne saltò giù bene dalla barca e finì nel lago con un grido. Fu asciugata e le vennero risistemati i capelli così che potessimo girare la scena un’altra volta. Questa fu perfetta, e a suo merito va detto che Adrienne appariva davvero ignara che un ragazzo squilibrato ricoperto di fango stava per afferrarla e trascinarla giù.»

Ari Lehman, il 14enne che fu Jason per tre secondi!

L’attrice conclude ricordando che all’epoca di film similari ce n’erano davvero pochi in giro, quindi sul set si avvertiva un genuino senso di innocenza. Visto oggi Venerdì 13 è spaventosamente “canonico”, ma in fondo appartiene al momento esatto in cui si stava scrivendo il canone.

Che dolce, mamma Voorhees: io mi fido di lei…

Un paio di curiosità.
Mi sembra che il serpente che i ragazzi trovano nello chalet venga ucciso sul serio, ma in fondo uccidere gli animali a favore di camera poteva capitare, in quegli anni: come per esempio nell coevo nostro Cannibal Holocaust.

Ad un certo punto Marcie (Jeannine Taylor) mentre si sta lavando si guarda allo specchio e declama:

«Guardandomi in quello specchio capii che sarei stata sempre brutta, e dissi “Cara, sarai sempre una patata”»
(When I looked into that mirror, I knew I’d always be ugly. I said, “Lizzie, you’ll always be plain”.)

La frase non è spiegata, ma forse l’essere pronunciata durante un diluvio può spiegare perché il personaggio stia citando la Katharine Hepburn de Il mago della pioggia (The Rainmaker, 1956), in cui il padre infieriva su di lei dicendole che era brutta (Go look at yourself in the mirror. You’re plain!)

Mentre critici come Gene Siskel chiedono che i film horror in generale e Venerdì 13 in particolare vengano spazzato via dal cinema, un curioso “incidente diplomatico” legato al film arriva da una fonte inaspettata.

Quel “mongoloid”, in alto a sinistra, è una parola infelice che darà problemi

Sul numero 6 di “Fangoria” (giugno 1980) l’editore Bob Martin racconta degli sforzi di Tom Savini per trasformare un giovane attore in Jason… cioè in un “mongoloide”. Noi oggi rabbrividiamo al pensiero di trovare una parola così forte su una rivista, ma dobbiamo ricordarci della data. Nel 1980 io facevo la prima elementare e non esisteva il politically correct: non si diceva che qualcuno era portatore di handicap, era “andicappato”; non si diceva che qualcuno aveva la sindrome di Down, era mongoloide.

Tom Savini crea il primo Jason! (da “Fangoria” n. 6, giugno 1980)

La leggerezza di Martin nell’uso di quella parola viene però subito bachettata. Sul numero 8 della rivista (ottobre 1980) è Martin stesso a scusarsi e a pubblicare questa lettera:

«Noi dell’associazione dei bambini con sindrome di Down siamo ovviamente molto seccati per il suo servizio sul film Venerdì 13. Da anni lottiamo per sfatare le false leggende che circolano su questi bambini: ci sono abbastanza mostri in questo mondo fra le cosiddette persone normali. […] Siamo dispiaciuto che i giovani di oggi, leggendo il suo articolo, possano pensare che il mostro ritratto sia come i nostri bambini. Speriamo che in futuro gli articoli potranno considerare i nostri sentimenti e i nostri bambini. Loro hanno diritto di vivere e noi, come genitori, abbiamo la nostra personale definizione di mongolismo: ed è “amore”.»

L.

P.S.
E ora, tutti nella Bara Volante… prima che vi ci mandi Jason!


Bibliografia

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48 risposte a Venerdì 13 [1] (1980) Inizia il viaggio

  1. Il Moro ha detto:

    Comincia un altro ciclo del coraggiosissimo Zinefilo! e vai!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so quale forza irresistibile mi spinga ad entrare in gorghi così oscuri, ma di sicuro non riesco ad oppormi 😛
      Con montagne di materiale eccezionale digitalizzato e messo a disposizione di tutti, poi, è un crimine non fare queste ricerche 😛

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  2. Denis ha detto:

    La copertina del libro Legacy of blood e quella del film Lo squartatore di New York di Fulci,ma ho visto che il primo Venerdi 13 si trova facilmente e uscito un cofanetto coi primi 6 film in dvd e recentemente e uscito abbinato assieme al nuovo It e al remake di Nightmare,c’è pure il videogioco su Ps4 e Xbox One e la Namco tra il 1988 e il 1993 ha fatto uscire tre videogiochi dal titolo Splatter House in cui il protagonista Rick e vestito uguale a Jason e deve massacrare obomini per salvare la fidanzata Jennifer(cit di Phenomena e la Connelly) il remake in 3d usci nel 2010 per Ps3 e Xbox 360 e un gioco splatter ma divertente.
    Un film non mi fa impazzire e parecchio rozzo e ho visto mi sa la versione tagliata .

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, è uscito abbinato, cioè il destino dei film sfigati. Probabilmente beghe fra Paramount e Warner l’hanno penalizzato, rispetto agli altri che invece dal 2000 hanno avuto normale vita “in solitaria”, ma nel 2010 è uscita la bella edizione citata che ristabilisce l’ordine delle cose 😉

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  3. Conte Gracula ha detto:

    La trama è sicuramente pretestuosa, ma quella che c’è, funziona a sufficienza. È una storia semplice, ma quanti riescono a sbagliare persino il pane? ^^

    A ogni modo, era girato piuttosto bene. Qualche dialogo lo ricordo un po’ sopra le righe, ma in confronto ad altri colleghi di gran successo, Venerdì 13 è praticamente un film di Truffaut 😛

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  4. Cassidy ha detto:

    Sono molto, ma davvero molto contento che Giasone infesterà le pagine del Zinefilo per i prossimi venerdì, già mi frego le mani per quello che potrai tirare fuori con questi film 😉 Ormai è parecchio che ti leggo, ma resto sempre stupito dalla quantità di materiale che riesce a tirare fuori dai tuoi archivi. Per l’inizio di questa rubrica, un ottimo post sulle origini del mito di Jason calza a pennello! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Vanno ringraziati gli sforzi di appassionati che hanno digitalizzato tonnellate di materiale cartaceo dimenticato e l’hanno reso disponibile a tutti: basta armarsi di pazienza e non farsi prendere dal panico davanti alla infinita mole di materiale a disposizione 😛
      Non mi capacito invece di come non sia stato in grado di trovare una sola biografia di Kevin Bacon. Pregustavo i ricordi di Gavino della sua gioventù spezzata a Crystal Lake, invece malgrado la sua notorietà non ho trovato saggi che parlino della sua carriera. (Giusto un fan book che dedica due righe al film, in fondo qui Kevin fa giusto una comparsata ad inizio carriera).
      Spero nei prossimi titoli di trovare attori che abbiano in seguito raccontato la loro esperienza con Jason ^_^

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Wow! Una delle mie serie trasher (slasher trash) preferite! Allaccio le cinture, leggo e mi preparo per le prossime puntate (molte! Io li ho visti tutti!) 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Io invece non ne ho visto nessuno, per intero, solo pezzi sbrandillati 😛 Quindi per me sarà la prima volta: speriamo almeno ci sarà da divertirsi…

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Aaaaaaahhhhh….la prima volta 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Mai nessuno per intero?? E’ davvero arrivato il momento di mettere insieme i pezzi, allora! 😛 E il divertimento ci sarà… non sempre, certo, ma ci sarà 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Può darsi pure che la memoria mi faccia brutti scherzi, ma non ricordo che mi sia capitato qualcuno dei titoli per intero: ho visto così tanti spezzoni che probabilmente messi insieme fanno qualche film, ma stranamente non mi è mai capitato un titolo intero. E sì che è fra le più lunghe saghe del cinema, ma magari non passava così spesso in TV da smuovermi la voglia di registrarlo…

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  6. Pietro Sabatelli ha detto:

    Ah, gli horror di una volta, quelli sì che erano eccezionali come fu ed è questo qui 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di sicuro è un canone, perché in pratica ancora oggi molti film sembrano fatti col copia e incolla. Però strutturalmente è davvero minimo: entrano in scena dei personaggi ed escono morendo, senza mai dire nulla di concreto. Sicuramente la sua fortuna è essere stato qualcosa di completamente nuovo e con gli effetti del mitologico Tom Savini si vince facile 😉

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  7. Nick Parisi ha detto:

    Ci sarebbe tanto da scrivere, dallo stalker che tanto perseguitò Adrienne King al punto da costringerla dopo essere stata la protagonista dei primi due film a ritirarsi dalle scene al fatto che Betsy Palmer non voleva proprio interpretarlo quel ruolo di Pamela Voohres perché lo considerava idiota ed adesso invece è il ruolo per cui viene ricordata di più.
    Ma tu hai ridato luce al mito quindi complimenti!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come dicevo, la disponibilità di un mare di materiale ha reso difficoltoso scegliere cosa raccontare e cosa no. Ho dovuto lasciare fuori sin troppe cose, ma i problemi della povera King pensavo di citarli nel secondo, quando esce di scena.
      E per fortuna parliamo di un film interpretato da attori ignoti e solo la King è stata intervistata ad anni di distanza: se fossero tutti attori famosi alla loro prima esperienza sarei impazzito! (Come dicevo, curiosamente non sembrano esistere libri di interviste o di approfondimento dei film di Bacon, al contrario d personaggi molto meno famosi ma più amati dai fan. Recentemente per il blog alieno ho scoperto che lo sceneggiatore Joss Whedon è conisderato un dio dai fan ed è pieno di libri su di lui e la sua Buffy!)

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  8. Zio Portillo ha detto:

    Ho un fine settimana che definire “denso” è alquanto riduttivo. Ho letto al volo in pezzo e… Tanto di cappello Lucius!
    Ennesimo articolo zeppo di curiosità da leccarsi i baffi!

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  9. Kukuviza ha detto:

    Ma quindi il termine “plain” è stato tradotto come “patata”? Ma più che indicare bruttezza, non dovrebbe indicare una persona normale senza particolari caratteristiche attrattive? C’è quel modo di dire Plain Jane, mi sembra.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non ho sono riuscito a trovare il film con la Hepburn, ma a memoria se non era proprio “brutta”, quel plain sicuramente indicava qualcosa di simile. (La “patata” è una invenzione discutibile dei doppiatori del Venerdì!)
      Appena riesco a recuperare il film controllo 😉

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    • Kukuviza ha detto:

      Ho l’impressione che “plain” comprenda tutta una serie di sfumature che vanno dal bruttino all’insignificante. Un po’ come quelle parole tipo “awesome” o “amazing” che a me vien da tradurre con una parola random a scelta tra fantastico, eccezionale, straordinario, meraviglioso et similia.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quindi lo spazio di manovra per il traduttore è ampio, il che non è mai un bene, perché poi diventa difficile scegliere. Come dicevo vado a memoria, ma credo proprio che per il film della Hepburn la parola fosse negativa – forse “scialba” ma credo più probabilmente “brutta” – mentre è facile che il traduttore di “Venerdì 13” non abbia colto la citazione, o se sì non ha saputo sfruttarla, o più semplicemente ha improvvisato perché tanto nessuno avrebbe capito il richiamo ad un film non certo famoso da noi. Sebbene forse nel 1980 più noto di oggi.

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      • Kukuviza ha detto:

        Credo che “scialba” sarebbe stato meglio, anche se “brutta” potrebbe risultare più funzionale per la scena nel film con la Hepburn.
        Forse in Venerdì dovevano tradurre sia “ugly” che “plain” e quindi usare “brutta” due volte sarebbe stata una ripetizione. Sicuramente un termine migliore di patata potevano trovarlo. Anche se questo mi fa venire in mente una poesia che Qui Quo e Qua avevano scritto e mandato a Paperina facendole credere che l’aveva scritta Paperino:”Solo le patate hanno gli occhi che hai tu: piccoli, stretti e nulla più”

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ahaha bella poesia: potevano usare questa nel doppiaggio! 😀

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  13. nik96 ha detto:

    io tra Nightmare e Venerdi 13 preferisco di piu Venerdi 13 anche perche è piu realistico e piu bello e poi Jason è migliore di Freddy.

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  14. nik96 ha detto:

    no non credo hahahaha.

    Piace a 1 persona

  15. nik96 ha detto:

    in questo film a me piace il tema musicale nella scena in cui l’assassino insegue la ragazza che gli aveva chiesto un passaggio a Crystal lake.

    Piace a 1 persona

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