Knock Off (1998) Hong Kong: colpo su colpo

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Era un blando pomeriggio di fine anni ’90 in un ameno paesino di montagna quando il sottoscritto notò un manifesto che annunciava, in pompa magna, la proiezione del film Hong Kong: colpo su colpo nel da poco riaperto cinema locale. La mano, lesta nonché fuggitiva, corse al portafoglio constatando una penuria di denaro che non avrebbe consentito granché; dunque, si manifestò l’atroce dilemma: Estathé, patatine Sticki e altri troiai o il biglietto per l’ultima fatica di Van Damme? Vinse la prima opzione, mi rifocillai, mi leccai le dita… ma rimase quella sensazione da Sliding Doors. E se…?
Adesso, dopo vent’anni, ho deciso di visionare la pellicola in questione e comprendere così, una volta per tutte, se la gravosa scelta di allora fu la migliore che potessi prendere.

Un po’ stracciato, ma è sempre Van Damme

In due minuti assistiamo ad un traffico illecito, l’arrivo della polizia, esplosioni sparse qua e là, inseguimenti vari, sangue che zampilla dal nulla come se fossero dei misteriosi effetti “stimmate”, un motoscafo anfibio che “cammina” sulla ghiaia meglio di quanto scivoli sull’acqua, un classico «Oh, cazzo», effetti speciali alla Scooby-Doo. Due minuti. Il regista ha concentrato quasi tutto il trash del decennio più trash di sempre in due minuti. Ah, cotanto regista è Tsui Hark, quello di Double Team (1997), con Rodman sugli scudi: ciò spiega molto, moltissimo.

Tsui Hark, un regista geniale distrutto da Van Damme

Qualche delucidazione sul livello del lungometraggio ce la dà anche la comparsa di Rob “abbassiamolo questo livello” Schneider nei panni di Hendricks, un rappresentante di capi di abbigliamento, soprattutto jeans. Tuttavia, una delle sue prime battute, rivolta alla marea di topa che lo circonda, è quasi fonte di verità assoluta «Siete delle modelle, dovete sembrare delle sgualdrine». Non si può trovare altrettanta consolazione nel suo socio Marcus Ray, un Jean-Claude Van Damme che si presenta cantando canzoni insulse con faccia forzatamente giuliva e che, esperto in traffici illeciti, critica i suoi collaboratori perché, sulle scarpe false, hanno scritto “Pumma”. «Solo un analfabeta le comprerebbe», sentenzia. Quindi tu ne faresti incetta, no, Jean-Claude?
Oltretutto il protagonista è fastidiosamente entusiasta nella prima parte della pellicola, superando in demenza addirittura la designata spalla comica: si fa chiamare “gamberetto andato a male”, saluta gli amici con mossette che, anche in età adolescenziale, meriterebbero un bullismo pesante e catartico, effettua un’assurda gara di risciò in cui lui traina Rob che, ad un certo punto, preda di raptus agonistico, lo frusta con un’anguilla. Van Damme reagisce sbuffando.

Fasulle e farlocche facce da duri

In tema di comportamenti farlocchi, che dire di quando li accusano di contraffazione? A formulare l’ignominioso addebito è una Lela Rochon in splendida forma che li mette sotto torchio sedendosi e stendendo le gambe sulla scrivania pur vestendo minima minigonna che lascia intravedere la patatina. E non intendo le Sticki. In molti filmacci sarebbe partita subito una sequenza porno ma purtroppo questo filmaccio è di altro genere. Quindi, assistiamo ad un dialogo che si conclude con la di lei domanda, «Siete gli ideatori di questo traffico o siete solo degli imbecilli?», e la risposta del sodale dell’attore belga: «Degli imbecilli». Che sia un film sbagliato lo si capisce anche dal fatto che Schneider pare la bocca della verità.

Come dicevo, facce da duri totalmente immotivate

Poi, incredibilmente, avviene anche l’ultima cosa che vorresti in un lungometraggio di questo tipo: la trama si complica tra micro-bombe, agenti segreti sotto copertura (i nostri), CIA, mafia russa e cinese e, insomma, uno non può nemmeno spegnere il cervello e godersi le scene d’azione. Oddio, “godersi” è un parolone: le sequenze suddette sono così ridicole ed esagerate da rasentare la parodia come quando, all’interno di un capannone, il protagonista tiene sotto controllo una cinquantina di malfattori con l’uso di una catena e due/tre mosse marziali per poi fuggire con una Vespa trovata lì per caso. Ricordo ancora che eravamo all’interno di un capannone e forse nemmeno al primo piano. La fortuna aiuta gli audaci. E Van Damme. Inoltre, nell’ambito del combattimento, il discutibile regista inserisce dei rallentamenti la cui unica funzione è irritare il già irritato spettatore. Se gli autori di Matrix avessero visto questo scempio forse la storia del cinema sarebbe cambiata.

Ogni tanto ci scappa pure un calcio…

Dopo tale sequenza la Rochon cura le ferite di Rob tastandosi morbosamente le tette: altro scenario porno mancato. Uffa. Al posto del sogno suddetto ci becchiamo un Jean-Claude in mutande, sudato e che parla da solo. La mia misura è quasi colma. Nella follia il più lucido, con mio incredulo sgomento, resta il nostro Rob che, quando il cattivo dice «Saranno cavoli amari per tutti», replica «Metti su un mercato di frutta». Meglio lui di un JCVD che sembra aver preso a cuore la mission di ridicolizzarsi in ogni scena action che glielo consenta. Confermando così la giustezza della decisione presa quel blando pomeriggio di vent’anni fa. Quando i miei occhi spensierati si posarono lieti su mani unte di patatine. Mentre ora le occhiaie della Z mi ottenebrano. Perdincibacco.


P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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26 risposte a Knock Off (1998) Hong Kong: colpo su colpo

  1. Conte Gracula ha detto:

    Le patatine sono quasi sempre la scelta giusta. Io adoro le Grill, ma anche le Sticki sono buone 😉

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  2. Cassidy ha detto:

    Non so cosa mi abbia catapultato indietro nel tempo di più, se sentire citare le Sticki, oppure la scelta del film di oggi, che ho visto in svariati passaggi tv, sul serio JCVD non ha fatto bene alla carriera di Tsui Hark. Non ho ben capito come tastarsi le tette possa curare le ferite, bisognerebbe approfondire questa questione 😉 Cheers

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Più che un salto all’indietro…è un capitombolo che fa sbattere potentemente la testa e ottenebra le facoltà psichiche!!!
      Sulle tette, hanno molte qualità ma anche io non sapevo fossero taumaturgiche 🙂

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Come di consueto grazie a Lucius per le didascalie! Inoltre sarei curioso di sapere la sua opinione sul film anche se credo di immaginarmela!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quel periodo avevo “dato l’addio” al cinema marziale quindi non ho seguito le uscite di Van Damme, che poi ho recuperato in seguito in VHS. Purtroppo non conoscevo ancora Tsui Hark, quindi sia “Double Team” che questo “Knock Off” furono profonde delusioni. Al di là della tecnica registica, sono film profondovamente incompatibili con Van Damme: non è il suo stile, è come se Stallone interpretasse “Il giardino dei ciliegi”.
      Credo di aver visto questo film forse solo due volte, e forse anche meno: ogni singola inquadratura mi genera dolore fisico, anche per la presenza dell’insopportabile Schneider: ma davvero qualcuno ha mai riso ad una sua battuta? L’unica cosa buona che ha fatto Schneider è la figlia Elle King, cantante country rock che adoro.
      E’ uno dei tanti film sbagliati di quegli almeno 15 anni in cui Van Damme ha cercato di fare di tutto TRANNE l’unica cosa che tutti volevano che facesse: e Scott Adkins ha furbamente seguito la sua strada…

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Questo film lo davano a ciclo continuo in tv anni fa. Ma credo di averlo visto solo una volta per poi evitarlo come la peste. Un po’ per JCVD in fase più che calante, ma sopratutto per quell’odioso attore chiamato Rob Schneider. Mai sopportato. E se togliamo “Dredd” con Stallone non salvo nessuno dei suoi film.

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  5. Giuseppe ha detto:

    Per Willy: perfettamente d’accordo sulla tua proporzione, e infatti io tendo ad evitare Rob Schneider al cinema almeno tanto quanto evito Barbara d’Urso alla tv! Comunque, con gli effetti speciali alla Scooby-Doo credo che tu abbia centrato il punto perché questo più che come film dev’essere visto come un cartone animato, dove però l’unico che non si anima abbastanza per tirare cartoni a sufficienza è proprio JCVD, mentre il mercato di frutta avrebbe fatto bene a metterlo su lo stesso Schneider. Magari specializzandosi nella vendita al dettaglio della prugna, chiaro simbolo dell’effetto lassativo della sua (molto) presunta verve comica ai danni del povero spettatore… spettatore che comunque non può non apprezzare il momento di amara consapevolezza mostrata da Jean-Claude circa il futuro della propria carriera: rimanere sudato, in mutande e a parlare da solo senza più nemmeno una partner a prendersi cura di lui (vedi appunto la bella Lela Rochon che qui preferisce ignorarlo per prestare cure somMAMMARIE a quel pirla di Schneider) 😀
    P.S. Ripensandoci, anche un gamberetto andato a male rende bene l’idea del livello (sia per la freschezza che per le conseguenze gastrointestinali) delle “battute” del pessimo Rob… 😉

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Hai ragione! Questo film va visto com un pessimo cartone animato e JCVD come un gamberetto smutandato e andato a male! Era un film profetico! 🙂
      p.s. se a Rob capitasse di leggere questo post cadrebbe in una crisi creativa irreversibile…ah, no, lui di creativo non ha nulla fuorchè la demenza 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La beffa è che dopo aver rovinato il futuro di Tsui Hark negli USA con “Double Team”, Van Damme è andato fino a casa del regista, ad Hong Kong, per rovinarlo pure lì! Questo è accanimento!
      Almeno non è una questione personale, visto che poi ha rovinato pure il grandissimo Ringo Lam…

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  6. andreaklanza ha detto:

    Purtroppo non sono d’accordo con nulla in questa recensione. HK colpo su colpo è uno dei migliori Van Damme degli anni 90 con una regia inventiva, un ritmo forsennato e scene d’azione strafighe, Insieme ad Hard target, Face off, In hell e Il grande colpo è la cosa migliore girata in Occidente da un regista orientale. La confezione è la stessa ottima di un qualsiasi action made in HK dell’epoca, solo con attori americani, nulla da spartire con le cadute di ritmo e di cattivo gusto del precedente Double team (spettacolare comunque a livello visivo se si elimina il cancro Rodman). E’ un film che personamente mi fa morire dalle risate a partire dalla PUMMA, un mio mito personale.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      All’epoca non conoscevo il cinema di Hong Kong quindi quando uscirono questi film li trovai detestabili in ogni singolo fotogramma, a parte Hard Target, perché Woo sapeva sposare perfettamente due stili abissalmente differenti come l’americano e l’HK. Poi ho conosciuto ed amato il cinema di Hong Kong, trovando in Tsui Hark e Ringo Lam registi geniali, ma le loro opere americane con Van Damme le ho odiate semmai ancora di più, visto che l’attore inbolzito era incapace di tenere il passo con cotanto registi.
      Venendo dagli anni ’80, il Van Damme che ho amato ha raggiunto le vette dello stile dell’epoca con Double Impact, che è la summa dell’action marziale dell’epoca di origine Cannoniana, poi con Hard Target abbiamo scoperto che anche il cinema marziale – considerato peggio del porno – poteva raggiungere vette di lirismo elevate, ma è stata una beffa, visto che poi è ricaduto giù.
      Knock Off non è un film marziale (il genere all’epoca era ormai bello che spazzato via), non è un film di Hong Kong, non è niente: è solo un enorme errore nella carriera di tutti i registi coinvolti, e infatti a parte Woo tutti gli asiatici che hanno provato a sfondare con Van Damme sono tornati a casa con le corna rotte.
      Che possa piacere non lo metto in dubbio, ognuno ha i suoi gusti, ma che addirittura sia una delle cose migliori di un regista asiatico mi sembra un po’ esagerato 😛

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  7. andreaklanza ha detto:

    No, Lucius, non in assoluto o Tsui Hark mi ucciderebbe per The Blade o anche solo Time and tide, ma in Occidente.

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