Venerdì 13 [4] (1984) Capitolo finale

Nuovo appuntamento per raccontare i miei venerdì con Jason.

Ormai era una tradizione di massacro estivo, quella iniziata nel 1980: chissà cos’hanno pensato gli spettatori del 1983, ritrovatisi senza un assassino muto! Tirano dunque un sospiro di sollievo quel 13 aprile 1984 – quel venerdì 13 aprile! – quando esce nei cinema americani Friday the 13th: The Final Chapter. Un ritorno alle origini, finite le velleità del 3D.

Cambio di logo, con l’arrivo della maschera da hockey

Si affaccia nelle sale italiane il 26 luglio 1984 con il titolo Venerdì 13. Capitolo finale, finalmente con un titolo che identifichi la saga.
A Capodanno del 1987 viene presentato in VHS CIC Video. La Paramount lo porta in DVD dal febbraio 2002, e in VHS il 20 ottobre 2004: probabilmente una delle ultime videocassette vendute.
Il primo passaggio televisivo noto risale a venerdì 22 gennaio 1988, in seconda serata su Italia1.

Sarà davvero la fine? Ovviamente no

«Sebbene fosse estraneo alla serie, Zito perfezionò la formula di Venerdì 13: un’attenta e calibrata combinazione di spavento, umorismo e tensione.»

Così Adam Rockoff nel suo Going to Pieces (2016) introduce l’arrivo di Joseph Zito alla regia: un nome che scalda il cuore di chiunque abbia mai visto un film anni Ottanta.
Certo, all’epoca non è un regista che goda di grande stima, è più che altro l’autore di Rosemary’s Killer (1981) e non ha ancora sfondato nell’action con Rombo di tuono (1984).

Sono il vostro amichevole massacratore di quartiere

Presi dei passanti come sceneggiatori, la storia ci riporta tutti a Camp Crystal Lake dove scopriamo esserci una casetta piccola così, con tante finestrelle colorate, e una donnina piccola così, con due occhi grandi per guardare gli assassini. Va be’, Lucio Dalla a parte c’è questa casa abitata da mamma, figlia adolescente e figlio infante, quest’ultimo interpretato dal giovane e già insopportabile Corey Feldman: è a lui che viene affidata la super-marchetta del film.

Che gli anni Ottanta siano con voi!

Se già nel secondo capitolo si citavano dei videogiochi generici – spiegati dall’amico redbavon – stavolta il product placement ci va giù duro e viene inquadrato bene lo schermo del computer a cui il giovane Corey sta giocando: non sono minimamente un esperto di videogiochi, ma appena ho visto l’immagine ho gridato “Zaxxon“! (La cui cartuccia, ci informa la rivista “Starlog” n. 69, nell’aprile 1983 costava 55 dollaroni!) Ignoro la console di gioco utilizzata: per quello chiedo aiuto a chi ne sa di più…

da “Topolino” n. 1464
(18 dicembre 1983)

Se non vi fidate di me, comunque, il nome viene specificato subito dopo, quando la mamma rimprovera di non aver chiuso bene la porta di casa («E cosa faremmo se entrasse qui quel folle?») e ottiene la risposta:

«He’d probably challenge him to a game of Zaxxon.»

Ovviamente il doppiaggio italiano cancella il richiamo al gioco…

«Probabilmente lo sfiderebbe a una partita.»

… giudicandolo forse ignoto agli spettatori sebbene credo fosse invece già molto famoso anche in Italia.

Ah, e la citazione a Zaxxon viene consumata mentre il giovane attore indossa una maschera, che sebbene si veda per giusto un minuto è entrata anch’essa nel novero del grande collezionismo di Friday the 13th. Pare che Tom Savini abbia rivelato che la maschera è stata costruita in una notte da uno dei suoi assistenti, un ragazzetto in gamba che potrebbe fare carriera: un certo Alec Gillis, che di lì a poco si è ritrovato sul set di Aliens con James Cameron.

Basta poco per entrare nella leggenda di Venerdì 13

Il fugace riferimento della madre ci informa che quella famigliola vive isolata in un bosco in cui da anni agisce un pazzo omicida sterminatore: probabilmente il motivo è che lì le case costano davvero poco.
L’estate però tutto riprende vita ed arrivano comunità di ragazzi in preda agli ormoni, pronti per farsi massacrare senza che nessuno faccia mai un’indagine: ormai a Camp Crystal Lake ci sono più morti che alberi ma non sembra che la gente del posto sia particolarmente spaventata.

Tutti all’economico Crystal Lake, che altrove ti svenano…

Cancellando il finale del precedente film, in cui la polizia dava la colpa alla final girl degli omicidi e in cui mamma Voorhees sembrava tornata dalla tomba, si riparte con l’identica formula del primo film: entrano in scena dei ragazzi qualsiasi e, senza alcuna descrizione se non sommaria, vengono uccisi uno alla volta. Fine del film.
Per fortuna torna Tom Savini a regalarci un bel po’ di splatter come si deve, sebbene la censura ce ne faccia vedere giusto pochi fotogrammi.

Si sente la “mano” di Tom Savini!

R.H. Martin, direttore di “Fangoria”, nel numero 36 (luglio 1984) intervista Savini e gli ricorda che aveva deciso di stare lontano per un po’ dallo splatter.

“Fangoria” n. 36 (aprile 1984)

«È vero, e se questo fosse stato un altro film splatter vi sarei rimasto lontano, ma è l’ultimo di Venerdì 13: ho fatto il primo, e sono noto per essere uno che finisce ciò che inizia. […] Hanno deciso che questo è lo stesso Jason che ho ideato per il primo film, solo più cresciuto: il design non è collegato agli altri due film. Quindi sentivo una certa responsabilità nei confronti del personaggio… e poi mi hanno pagato una fortuna!»

Quanta abnegazione disinteressata!
A quanto pare Savini è stato portato nel progetto grazie anche all’intervento di Zito, con cui aveva già lavorato nel citato Rosemary’s Killer, cosa che ha fatto infuriare non poco Greg Cannom, il primo della troupe ad essere ingaggiato nel progetto, con un’unica direttiva: deve inventare uno Jason “nuovo”, anche se fedele a quanto già visto. Il problema è che Cannom sta finendo di lavorare al videoclip Bark at the Moon di Ozzy Osbourne, e quando torna scopre che il regista appena assunto, Zito, vuole lo stesso Jason del primo film, quello fatto da Savini, e lo vuole proprio identico a come l’ha fatto Savini, in pratica vuole che Cannom lavori come Savini… Insomma, l’antifona è chiara e Cannom molla il progetto: se volete uno che lavori come Savini, chiamate Savini.
Detto fatto…

Savini e le sue magie da “Fangoria” n. 36 (aprile 1984)

Savini arriva sul set direttamente dalla lavorazione di un filmetto a cui sta partecipando, un certo Day of the Dead (1985) diretto da un certo Romero, e – ci racconta la citata intervista – si ritrova del materiale di scena che magari potrebbe servire anche in Venerdì 13… Per esempio un machete: chissà che non possa tornare utile…

Ragazzi, ho trovato questo machete per casa: interessa a qualcuno?

Non credo di dover parlare di SPOILER sul finale di questo film, visto che mi sembra non esista trama in alcuno dei titoli di questa saga, semplicemente Jason muore alla fine di ogni film per poi rinascere. Ma stavolta le ferite che subisce sono particolarmente pesanti, in tutto il corpo, e nel finale la sua testa deforme e mostruosa – totalmente diversa da quella che abbiamo visto nel film precedente, ambientato il giorno prima di questo! – viene “impalata” sul machete che entrerà poi a far parte della sua immagine.

Certo che il povero Jason diventa più brutto ad ogni film!

Che Jason sia finalmente morto sul serio? In fondo stiamo parlando del “capitolo finale”: non so ancora la risposta, ma visto che ci sono parecchi altri sequel sono abbastanza sicuro che non sia così. Magari lo schizzato e traumatizzato Corey Feldman, che uccide a machetate Jason, potrebbe prendere il suo posto: lo scopriremo nelle prossime settimane.
Nel caso, FINE SPOILER.

Prove tecniche di impalamento della faccia!

Alla rivista “Jason Goes to Hell: The Official Movie Magazine” (1993) la final girl di turno, Kimberly Beck, racconta lo stress delle riprese:

«Ho pianto ogni volta che mi hanno gettato acqua addosso, ho pianto quando ho dovuto tuffarmi nel fango, ho pianto quando ho dovuto combattere contro Jason: ma appena smesso di piangere, partivo e facevo quello che dovevo fare. […] I momenti più paurosi e difficili sono state le scene in cui avevo in mano un machete: era molto affilato ed ogni movimento era studiato in precedenza. Ho trovato molta difficoltà nell’eseguire le mosse giuste, e proprio prima di girare l’ultima scena mi sono infuriata: ero convinta che avrei sbagliato l’ultima mossa e avrei ucciso quel povero tizio!»

Una curiosità: pare che l’attrice abbia interpretato di persona anche le proprie spettacolari scene d’azione, senza controfigura, tanto da meritarsi la tessera della Stuntman Association! Tutti gli attori dicono la stessa cosa, e tutti gli attori usano stunt double: chissà se questa notizia apparsa sulla citata rivista sarà vera. Di sicuro durante le incredibili cadute del film non si vede il volto della donna, di solito chiaro segno dell’uso di una controfigura.

Inutile che zoomiate: li porta, gli slip…

Comunque l’esperienza non le ha lasciato un bel ricordo: che sia per colpa di questo Venerdì 13 che ha rifiutato un ruolo nel successivo cult Re-Animator?
Anche la Beck, come Adrienne King del primo film, è finita nel mirino di uno stalker: ha cominciato a ricevere strane telefonate e ad essere seguita al parco… ma solo durante le riprese! Finito il film, lo stalker deve aver perso interesse nell’attrice…

Un film… da facciapalmo!

Il “povero tizio”, come lo chiama la Beck, è Ted White, 58enne stuntman di professione, che si infila i panni di Jason senza che venga accreditato nei titoli. La citata rivista sembra accennare al fatto che l’attore abbia già partecipato al primo film, ma la cosa non è chiara, essendo i vari Jason di solito non bene accreditati. White stesso ha affermato di aver chiesto di non apparire nei crediti del quarto film, disprezzando il genere horror, malgrado una volta visto il prodotto finale l’abbia comunque apprezzato: chissà cosa ne pensa del fatto che la sua pagina IMDb riporta una sua foto nei panni di Jason, l’unico personaggio da lui interpretato di cui abbia disconosciuto la paternità!

Credo che non ci sia White dietro quel trucco…

White adotta il comportamento classico dell’attore che interpreta un cattivo:

«Quando non ero sul set, non socializzavo e in generale mi tenevo a distanza da tutti. La mia idea era che una volta che gli attori avessero familiarizzato con il mio personaggio poi avrebbero perso un po’ della paura che avrebbero dovuto mostrare su schermo. Così invece sentivo che la loro paura era davvero genuina.»

Al momento di sfondare una finestra per afferrare Corey Feldman – che nessuno sopportava sul set – White ha un’idea geniale. Al momento convenuto… non fa niente, tanto che il piccolo attore crede che la scena sia andata male, e poi White piomba dalla finestra e lo afferra: a detta di tutti, l’urlo del ragazzino che sentiamo nel film è autentico!

Già all’epoca nessuno sopportava Corey Feldman

Non manca però l’occasione di fare l’angelo custode:

«Stavamo girando la scena in cui la ragazza è nuda al centro del lago. Era ormai inverno ed aveva così freddo che cominciò a piangere. Alla fine, mi sono stufato e ho detto al regista che avrei smesso di lavorare se non avessero tirato fuori dal lago quella povera ragazza, per farla riscaldare un po’. Così fecero.»

Una notte di riprese per una scena di dieci secondi…

Nel recensire il film all’epoca, non ha dubbi Allan Jones sulle pagine di “Starburst” n. 72 (aprile 1984):

«Parliamoci chiaro, The Final Chapter è un prodotto del tutto fedele alla propria formula: spazzatura acchiappa-soldi [money-making trash]. Eppure, malgrado questo riesce a creare tensione ed una atmosfera intesa intorno ad ogni vittima.»

Vent’anni dopo il giudizio non è cambiato molto, stando alla recensione di John Kenneth Muir nel suo saggio Horror Films of the 1980s (2007):

«Venerdì 13 si basa su una formula cristallizzata e immutabile. Jason veste la sua maschera da hockey, cammina in giro, ammazza buffoni, secchioni e quegli adolescenti che osano fumare erba o fare sesso. Una tempesta aiuta Jason in un momento critico e l’assalto finale sembra farlo fuori.»

Non ho altro da aggiungere, se non che il film dimostra come sia stato un bene che Joseph Zito si sia dedicato all’action di casa Cannon, dove davvero ha potuto risplendere: l’unico suo “tocco” avvertibile in questo Venerdì 13 è la presenza di ottime scene d’azione e di cadute.

Un’ultima curiosità. I maschietti allupati del film ad un certo punto si mettono a guardare una lezione di aerobica in TV, curata da un’atleta molto “succulenta”: grazie ai “trivia” di IMDb scopro trattarsi del film Aerobicise (1982) di Ron Harris, che ovviamente da quel momento è un fenomeno di culto…

L.

P.S.
E ora, tutti nella Bara Volante… prima che vi ci mandi Jason!


Bibliografia

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32 risposte a Venerdì 13 [4] (1984) Capitolo finale

  1. Evit ha detto:

    A proposito di “nessuno sopporta Corey Feldman”, ho sentito che nel commento audio a Goonies c’è tutto il cast dei ragazzini ma Feldman ovviamente vuole spadroneggiare e ad un certo punto Sean Astin se ne va, cioè non lo sentiamo più parlare per il resto del film, presumibilmente seccato dall’ingombrante Feldman.
    Ho solo letto questa cosa, non l’ho ancora mai sentito ma non mi sorprende affatto.

    Riguardo alla marchetta del film, uhhh, che battuta infelice 😂 lo sai che Feldman (come tanti altri ragazzini a Hollywood all’epoca) fu vittima di molestie sessuali?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non lo sapevo, ma “marchetta” da tempo non ha più connotazioni sessuali: è la traduzione italiana di product placement, tanto che anni fa Chiambretti ci chiamò un suo show dove la gente andava a presentare propri libri e film.
      Il sentimento comunque era reciproco, le riviste dell’epoca raccontano che per rendere efficace la scena in cui Corey prende a machetate Jason gli dissero di immaginare che il manichino lì a terra fosse Joseph Zito: riuscì benissimo. Sommando le varie dichiarazioni del cast, è chiaro che sul set ci fosse un’aria tutt’altro che rilassata 😛

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Belli questi venerdì a tutto splatter! 😃
    Come gli altri, anche questo non lo vedo da secoli ma me lo ricordo ancora discretamente. Forse per Feldman, forse per il machete,… Boh!

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Si inizia con Zito, si prosegue con Savini, si finisce con balletti succulenti. Come si fa a non amare il tutto? 😂❤

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Che bello, quando il cast e la crew di un film si comporta come una famiglia unita… di serpenti! XD

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  5. Cassidy ha detto:

    Se continuano a dire «Falla più alla Tom Savini» è pure normale che poi ti girino pure un po’ i maroni, ma è anche normale poi, che Tom Savini per portartelo a casa, lo devi strapagare 😉 Fai bene a sottolineare la mancanza di continuità interna a questa saga, è chiaro che ogni nuovo capitolo messo in cantiere, tenga sommariamente conto di quello precedente, ecco perché Jason muta e cambia così tanto di film in film. Bisogna dire che “Aerobicise” ha qualcosa di ipnotico! 😉 Cheers

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  6. redbavon ha detto:

    Sempre interessanti questi tuoi articoli sull’horror e te lo dice uno che l’horror, sopratutto di questo genere, non lo vede nemmeno se ce lo portano gratis al cinema. Quindi grande onore alla tua capacità di coinvolgimento. Non mi appassionerò mai a questi film, ma grazie a te scopro degli aspetti interessanti.
    Visto che nessuno a risposto al tuo quesito su Zaxxon, mi vedo costretto (ahahah) a intervenire:
    Il gioco è sicuramente Zaxxon, ma non è nella versione per CBS ColecoVision (cioé quella pubblicizzata su Topolino) che è una delle migliori conversioni di quei tempi. La conversione per l’infinitamente più potente Commodore 64 impallidisce al confronto ed è anche piagata da tanta pochezza tecnica.
    L’home computer sulla scrivania sembra proprio un TRS-80 Color Computer, noto anche come “CoCo”. Se posso dirti con assoluta certezza che non è la versione Coleco perché la cartuccia l’ho consumata (altrettanto anche la versione per Intellivision, che perde la tipica grafica isometrica che fece gridare al miracolo, ma ne coglie lo spirito), non posso dirti se si tratta della versione per CoCo. Ho verificato diverse fonti sulla Rete e sono concordanti, peccato però che una volta confrontato il video del gameplay della versione per CoCo, ne venga fuori un altro gioco:
    1) lo schema dei colori non è quello ritratto sulla TV nel film. Potrebbe però trattarsi di una colorazione assunta a livelli più avanzati.
    2) manca un indicatore sullo schermo della TV che è fondamentale ai fini del gioco: l’indicatore del “FUEL”.
    Se riesci a inviarmi uno screenshot ad alta risoluzione, magari catturato direttamente dal film, indago.
    Se poi ci fosse qualcuno che ha giocato la versione CoCO di Zaxxon, potrebbe darci direttamente la soluzione dell’enigma.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio dell’apprezzamento e della tua analisi videoludica ^_^
      Quello che vedi è proprio uno screenshot catturato dal film stesso, quindi non posso darti altro materiale. Il ragazzino nel film è sicuramente arrivato a livelli alti perché elogia i propri risultati, ma magari è una qualche versione particolare del film data dalla casa alla Paramount, chissà.
      Pensa che ricordo bene di aver amato Zaxxon, da ragazzino, ma provando a farci una partita ora, con gli emulatori, dopo mezzo secondo l’ho odiato 😀

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    • Kukuviza ha detto:

      Zaxxon dev’essere il primo videogioco che ho avuto, ma il mio non era infatti come quello della schermata. Non c’erano infatti quei colori, neanche dopo molti livelli. E poi la grafica era meno scarna, qua ci sono pochi elementi. Quando ho visto l’immagine ho pensato a Zaxxon ma più che altro per il tipo di prospettiva di gioco.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Probabilmente anch’io ho pensato subito a quel titolo per la prospettiva, che credo fosse abbastanza inusuale per l’epoca, in cui o era tutto orizzontale o verticale: la diagonale era una cosa credo nuova.

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  7. Erman Petrescu ha detto:

    Complimenti sinceri per queste rubriche. In questo caso, m’è venuta voglia di rivedermi tutta la saga! Una curiosità: che tu sappia non esistono edizioni italiane di Horror films of the 1980s?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio per l’apprezzamento ^_^
      Purtroppo l’editoria italiana di manuali di cinema temo sia del tutto estinta da anni, a parte ristampe o i soliti libri sui soliti autori. (Comunque poca roba.)
      Già quando in Italia l’horror era di grandissima moda era molto raro trovare un libro sull’argomento: figuriamoci oggi! Ed è un peccato perché esistono tantissimi ghiotti titoli molto intriganti, che mi piace sfogliare per raccontare retroscena e chicche di lavorazione. A parte qualcosina scritta da italiani, temo che nessun saggio di cinema di genere arrivi nelle nostre librerie da moltissimi anni…

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      • Erman Petrescu ha detto:

        sto sfogliando l’anteprima ebook di questo titolo e, da appassionato, lo prenderei subito in italiano, dato che il mio inglese non è molto buono.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ci sono davvero degli ottimi saggi di cinema, in giro, ed è un peccato che l’editoria italiana non sembri interessata: in realtà, temo che il problema nasca dal fatto che davvero pochi italiani spenderebbero per un libro di cinema di genere, quindi alla fine quel tipo di editoria è andata lentamente scomparendo dagli scaffali…
        Io ormai ho rinunciato alla nostra lingua, e tutto ciò che è di genere mi tocca leggerlo in italiano: romanzi, saggi, fumetti… se aspetto che li traducono, sto fresco! 😀

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  8. Giuseppe ha detto:

    Che belle quelle atmosfere idilliache sul set dove, alla fine, il fittizio personaggio di Jason diventava quasi rassicurante rispetto al reale viperesco clima fra attori/registi/effettisti prostetici (al di là del sacrosanto scorno di Greg Cannom, c’è da apprezzare comunque la sincerità “finanziaria” di Savini) ecc. ecc. 😉
    Perlomeno è un capitolo, questo, decisamente migliore del precedente (anche, è vero, grazie all’apporto di Joseph Zito) a prescindere da quella continuity che, di fatto, continuerà ad essere poco più che un rumore di fondo…
    P.S. Come sempre, un meritato plauso alla minuziosa ricerca aneddotica e “dietro le quinte” 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, e una volta di più scopro che la “mithology” tanto amata dai fan non è mai esistita, così come parole belle ma vuote come “continuity” o “canone”. Ogni film fa un po’ quello che gli pare 😀

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  9. loscalzo1979 ha detto:

    Quante volte abbiamo letto “Final Chapter” a una saga per poi essere smentiti?
    “A proposito: erano tutti i miei orgasmi!”

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