Night of the Warrior (1991) Costretto a combattere

Continua il viaggio negli “anni maschi” di un attore oggi noto esclusivamente per una dimenticabile serie TV.

La febbre marziale anni Novanta è appena esplosa, e Lorenzo Lamas sta sul pezzo. Nel 1988 Van Damme ha rilanciato il genere con Senza esclusione di colpi! e nel 1989 ne ha scritto i dettami con Kickboxer: da quel momento, qualsiasi film vanti in locandina la scritta “kickboxer”, più o meno veritiera, vende automaticamente più copie. Non importa se sia cinese, americano o italiano: è una parola chiave che assicura vendite.
Non va dimenticato poi che Lionheart (1990) ha fatto esplodere potente il genere pit fight, quei “combattimenti nella fossa” che già esistevano da tempo ma mai in salsa marziale, quindi chiunque voglia vendere film action nei primi anni Novanta deve tenere conto di tutte queste novità. Ecco così che minuscole case presentano Night of the Warrior, film sul pit fight con scritto “kickboxer” in locandina.

Titolo aggiunto nell’edizione DVD

Presentato in anteprima home video giapponese il 23 marzo 1991 (boh, lo dice IMDb…), il film esce in patria americana il 1° giugno 1991. Salta le sale italiane ed arriva in VHS Eagles Pictures / Multivision (purtroppo senza data) con il titolo Costretto a combattere, un chiaro titolo “acchiappone” che si rifaceva a Lionheart.
Sempre la Eagles Pictures lo presenta in DVD dal 31 maggio 2005, uno di quei dischi con custodia fina fina che sono proprio brutti una volta inseriti nella propria collezione di DVD: tocca accontentarci, che è già un miracolo averlo trovato anni fa in una dvdteca, a “prezzo amico”.

Arriva in TV in prima serata su Rai2 il 20 febbraio 1992: quando probabilmente l’ho visto per la prima volta, registrando su cassetta le scene di combattimento.
Per capire quanto Lamas fosse apprezzato dalle emittenti televisive, addirittura il 23 aprile 1993 Rai e Mediaset se lo sono conteso: nella stessa prima serata Rai3 trasmette questo film, mentre Italia1 trasmette Il guerriero della strada (1990): Rete4 trasmette il celebre Brubaker (1980) con Robert Redford solo in seconda serata!

Prima di tutto è obbligatorio segnalare il nome che ha firmato la sceneggiatura del film: Thomas Ian Griffith, la grande “promessa mancata” della marzialità anni Novanta.
Facile che Griffith abbia capito dove tirasse il vento quando ha interpretato il cattivo di Karate Kid III (1989), e subito si è messo all’opera nel tentativo di cavalcare anche lui l’onda marziale dell’epoca. Arriva a cucirsi addosso il film Solo contro tutti (maggio 1993), scritto, prodotto ed interpretato da lui e con un cattivo d’eccezione come quel Lance Henriksen che tre mesi dopo combatterà contro Van Damme in Hard Target (agosto 1993). È l’occasione della vita… ma va male, molto male.
Prima di dare l’addio ai sogni marziali e di rimanere solo attore caratterista – il cui ruolo forse più famoso è quello del super-vampiro cattivo Jan Valek in Vampires (1998) di Carpenter – Griffith fa in tempo a regalarci una sceneggiatura molto particolare: Night of the Warrior non è certo chissà che storia, ma di sicuro c’è il concreto tentativo di prendere i dettami di un genere di moda e cercare di usarli per qualcosa di più “personale”.

Titolo ufficiale, con la schiena di Lorenzo come logo

Miles Keane (Lamas) si batte nella vita e combatte negli incontri clandestini, mentre la gente intorno a lui le mani batte.
Miles Keane si batte e combatte, ma si sente come uno che i marciapiedi batte…

Due tecniche di karate tirate malissimo: bel modo di cominciare!

Aperto un localino notturno gestito dalla madre Edie (Arlene Dahl, attrice sin dagli anni Quaranta) grazie ad un prestito ottenuto dallo strozzino Lynch (Anthony Geary), Miles si ritrova costretto ad incontri di pit fight con le cui scommesse Lynch può recuperare i soldi prestati.

Un lottatore notturno, cioè al buio

Ma Miles non è solo il proprietario di un night club dove sul palco si alternano elaborati numeri di danza moderna – che ci vengono mostrati con lunghe sequenze forse evitabili – Miles per passione… fotografa i barboni!

Per favore, barbone, puoi sembrare più barbone?

In una tavola calda conosce la cameriera Katherine (la sempre splendida e radiosa Kathleen Kinmont), che non si limita ad essere cameriera ma è anche artista e gestisce una galleria d’arte: non è molto studiato il fenomeno delle cameriere galleriste…

Kathleen Kinmont è sempre un bel vedere

Purtroppo non so dove l’ho letto, ma pare che il matrimonio fra Lamas e la Kinmot fosse ormai colato a picco durante le riprese, rendendo quindi duro per i due ritrarre una nascente storia d’amore e passione fisica mentre in pratica avevano in tasca i documenti per il divorzio. Ripeto, però, è una notizia che ho letto anni fa non so dove, quindi prendetela con le molle.

In ogni film Lorenzo se la gira in moto…

Il ricco giapponese Chang – giapponese col nome da cinese interpretato dall’hawaiiano Danny Kamekona! – vuole organizzare un altro incontro con il campione Miles ma quest’ultimo, pagato ogni debito, non ne vuol sapere. Il perfido Lynch organizzerà una rete di inganni e crimini per arrivare alla fatidica notte in cui Miles sarà “costretto a combattere”.

Entra in scena il pezzo grosso!

In quest’ultimo scontro dovrà vedersela con il campione “giapponese”, cioè il mitico James Lew, cino-californiano re indiscusso dello stuntman marziale ereditato da sua maestà Al Leong. Attivo sin dalla fine degli anni Settanta, Lew non ha mai avuto grandi ruoli: addirittura nessuno all’epoca si accorse che c’era lui nella nazionale coreana de I migliori (1989)! Dopo il suo scontro con Lamas, le sue azioni iniziano a salire e i suoi ruoli diventano sempre più protagonisti: da Codice marziale 3 (1992) al ruolo di grande antagonista in American Ninja 5 (1993), e poi è tutto in salita. Il segno che stava “spaccando” è che affronta Charlie Sheen nella scena “rambesca” di Hot Shots! 2 (1993).
In questo 1991 è ancora solo un figurante che ha un po’ più di spazio del solito, ma se lo prende tutto e fa sfoggio di sé, dimostrando di che pasta è fatto.

Applausi per Lew!

Il canadese Rafal Zielinski è un regista abituato a piccole commedie di genere, eppure qui riesce a cogliere alla perfezione l’unico vero motivo di esistere del film: un continuo sottolineare quanto sia figo Lamas e quanto sia bona sua moglie Kinmont. Tutto il resto è secondario.

Ecco quello che chiamo una inquadratura “buona”…

Con una fotografia “sporca” di grande effetto ed uso particolarmente ispirato delle luci, questo film risulta addirittura gradevole dal punto di vista tecnico, ancora oggi con i prodotti da home video girati con qualità da cellulare. Appartiene ad un’epoca in cui anche la serie B sfoggiava immagini dignitose, che cercavano di rifarsi a quelle cinematografiche.

In questo film Lamas sfoggia un alto coefficiente di maschiosità!

Il corpo del protagonista è sempre in forma smagliante ed inquadrato sempre in modo perfetto, ma il meglio è nel finale. La marzialità di Lamas è puramente accennata, non può nulla contro quel mostro sacro di Lew – e il grande coreografo Rick Avery non è che può fare miracoli! – eppure un uso sapiente della luce e delle inquadrature rende il combattimento finale ancora apprezzabile, pur nella sua marzialità ridotta all’osso.

Ma quant’è duro Lorenzone…

Devo confessare che quando ho rivisto il film, nel 2010 grazie ad un fortunato ritrovamento del DVD, sono rimasto molto deluso: la visione di 18 anni prima non mi aveva lasciato ricordi della trama ma solo delle scene di combattimento, ancora marchiate a fuoco nella mia mente. Rivisto oggi, dopo altri otto anni, mi sono sentito più soddisfatto. È sicuramente un film diverso, atipico, molto distante dalle divertenti cialtronate a cui Lamas ci ha abituato, prima e dopo, e forse proprio per questo merita di essere riscoperto.

L.

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10 risposte a Night of the Warrior (1991) Costretto a combattere

  1. Zio Portillo ha detto:

    Mi pare impossibile eppure è così: non ho mai visto nessun film di Lamas! Ogni volta che presenti una pellicola di questa rubrica mi pare familiare il titolo, la locandina, ma leggendo il post… Il vuoto assoluto! Mah…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Possibilissimo, visto che dopo i primi anni del 1990 sono tutti spariti, cancellati dal successo di “Renegade”, o semplicemente da una politica televisiva volta a cancellare ogni film marziale dalla faccia della Terra. Ci riusciranno solo sul finire dei ’90, quando l’ultima marzialità rimarrà quella di Keanu Reeves in Matrix (il che è tutto dire), ma di sicuro i primi a cadere sono stati gli eroi marziali più piccoli, come Lamas: Van Damme è riuscito ogni tanto ad apparire in TV per tutti i Novanta – parlo dei suoi film marziali, non quelli semplicemente action – ma tanti altri sono scomparsi molto rapidamente.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Grazie per la citazione!
    E…devo essere onesto, la cosa più fantasmagorica è quando ho letto delle tv che si contendevano Lamas! 🙂 🙂 🙂

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  3. Cassidy ha detto:

    Quindi ricapitolando abbiamo, un eroe d’azione che fa anche il fotografo di barboni, una cameriera che è anche una gallerista, e un cattivo che è orientale ma anche un Hawaiano. Insomma questo film ha anticipato la crisi economica (e d’identità) della nostra società 😉 Cheers

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  4. Giuseppe ha detto:

    Thomas Ian Griffith sceneggiatore per Lorenzo Lamas? Interessante, questa francamente proprio non me la ricordavo anche se il film devo averlo visto senz’altro, ai tempi: per quanto a dirlo oggi possa suonare impossibile, l’offerta televisiva dei “Lorenzo movies” in quella manciata di anni fortunati faceva sì che fosse praticamente impossibile perderseli, davvero…
    Lamas/Miles Kean si batte e combatte e si sente come uno che i marciapiedi batte, ma chi lo sceneggia almeno un po’ per lui si sbatte (fotografava barboni? Era per farsi un’idea precisa di cosa lo aspettava se il film non avesse incassato abbastanza) 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah era un sistema per far rimanere umile Lorenzo 😛
      Griffith purtroppo non ha avuto il successo che secondo me meritava, il suo “film lancio” aveva tutti i numeri giusti ma stranamente è andato peggio di altri filmetti decisamente più rozzi, che però forse hanno saputo infiammare di più l’immaginazione.

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