The Base (1999) Codice del disonore

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
Ma prima, un breve ricordo personale.

Dall’Archivio Marziale Etrusco

Il primo passaggio televisivo del film, annunciato prima come “Codice del disonore” (titolo della VHS Buena Vista del gennaio 1999) e poi trasmesso come “La base” (titolo inventato dalla Rai), risale alla prima serata su Rai2 di giovedì 23 settembre 1999. All’epoca avevo appena conosciuto l’attore hawaiiano grazie al capolavoro “Crying Freeman” e, dopo qualche anno di interruzione, la febbre marziale stava tornando potente in me.
Ovviamente la visione del film è stata deludente, non essendo un prodotto marziale, ma quell’unica tecnica tirata da Dacascos è stata fra le primissime sequenze – catturata grazie ad una scheda di acquisizione video Matrox – a finire in un progetto a cui stavo lavorando: un’enciclopedia multimediale del cinema marziale in Italia.  Ci ho lavorato nei ritagli di tempo per tre anni di seguito, riprendendo poi a sprazzi il progetto più volte, schedando in totale 492 film con informazioni, locandine, immagini e relativi brevi filmati con tecniche marziali scelte: con tutti i suoi difetti, questo “The Base” è stata fra le prime pietre di un enorme progetto che forse un giorno riprenderò in mano.
L.

Quando una data, un semplice numero, fa la differenza. Perché se ti capita tra le mani un film diretto da Mark L. Lester (Classe 1984, Classe 1999, Commando, Resa dei conti a Little Tokyo) e interpretato da Mark Dacascos (Solo la forza, Crying Freeman, Drive) puoi anche prenotare TV, divano e pop-corn con la prospettiva di una serata decisamente piacevole tra marzialità, giusta dose di tamarraggine e tanta, buona, azione. Però, dovresti controllare la data di uscita della pellicola. E se la suddetta data recita 1999, cioè quando i due erano nella parabola “precipitevole a strapiombo” della loro carriera, il rischio concreto è che la marzialità faccia la fine di un gatto in tangenziale, la tamarraggine esondi pericolosamente, e l’azione tocchi abissi profondi di mestizia.
È il caso di The Base – Codice del disonore e visto che l’anno del lungometraggio, come logica vorrebbe, non mi ha messo in guardia ne pago il fio riportando testimonianza della mia trista esperienza.

Un giovane hawaiiano in divisa

Come gran parte dei rispettabili filmacci targati anni ’90 si inizia nella taccagna location messicana dove una truppa militare guidata dal maggiore John Murphy (cui presta il volto Dacascos) deve prelevare un narcotrafficante; quando i nostri sono vittima di un agguato la cosa si fa subito un tantino raccapricciante dato che coloro che vengono colpiti a morte fanno dei veri e propri show gestuali prima di spirare: forse, in onore delle usanze indigene, hanno pensato bene di imitare le movenze della cucaracha anche nel momento della dipartita. Intanto si viene a sapere che in una base americana alcuni soldati stelle & strisce sono corrotti e commerciano quantitativi di droga: sanno i nomi dei colpevoli, sanno con chi trafficano, sanno anche che hanno ucciso un testimone scomodo. Sanno tutto. Eppure mandano il protagonista, sotto falsa identità, ad investigare. Perché? Semplice, perché bisogna fare un film e bisogna farlo col minimo sforzo possibile. Il minimo.

Una bella squadra in ordine d’altezza

Delle vere e proprie indagini comporterebbero una spremitura di meningi non richiesta, meglio spiattellare subito l’ambaradan. E non ci sforziamo nemmeno di imbastire dialoghi decenti o con un minimo di logica: così, quando comunicano all’infiltrato il suo contatto ricordando che hanno già lavorato insieme, questi replica «Sì, signore, nelle Filippine… faceva caldo». Grazie, Giuliacci, per la notazione meteo. O ancora, allorché il capo della base lo accoglie e il nostro obbedisce a tutto secondo il normale protocollo, il superiore se ne esce con un inspiegabile «Io le faccio strofinare cessi fino a sputare le budella». I casi sono due: o nel doppiaggio è andata persa qualche frase o hanno scritto le battute giocando a Scarabeo. In entrambi i casi, non benissimo.

Non benissimo anche il campo militare che risulta ben presto essere il più indisciplinato del globo: risse, incontri clandestini, missioni private, frequenza assidua del vicino locale di spogliarelliste. Ho visto più ordine e moralità in un addio al celibato in quel di Cuba con Lapo Elkann e le olgettine ospiti speciali. Nei corpo a corpo, inizialmente, è coinvolto anche Dacascos ma si tratta solo di un brevissimo assaggio di marzialità che non tornerà. Un vero e proprio epitaffio. Probabilmente gli stava a pensiero “coreografare” anche quella. Maledetti. In nome del “mi pesano le chiappe” persino l’inserimento dello stesso protagonista nel gruppo di corrotti è subitaneo e perlomeno insensato: hai appena ucciso un testimone, pratichi un’attività illecita su cui sai che stanno indagando, arriva uno sconosciuto e, nel giro di due giorni, lo rendi partecipe dei tuoi traffici? Aaah, solo la Zintage ci può regalare questi illogici “buchi neri”.

Come se non bastasse, in questa sua rischiosa missione, Mark nostro uccide e vede uccidere un bel po’ di gente magari non innocente ma forse nemmeno meritevole di istantanea pena di morte: nonostante ciò l’unica reazione del protagonista, invece di chiedere ai superiori, se non blandamente, di intervenire per evitare altre stragi, è quella di sgranare sempre più i suoi dolci occhioni atteggiandoli a stupore. Ma se il gatto di Shrek suscitava tenerezza, Dacascos desta sconcerto.

Una delle rarissime scene d’azione

Per non farsi mancare nulla desta sconcerto financo la telefonata, insipida e casta scena di sesso con la pulzella designata: talmente poca è la soddisfazione che invece di una bona potevano metterci pure Platinette. L’effetto sarebbe stato il medesimo. E delle emozioni riservateci dal finale ne vogliamo parlare? Anche no. Ho già pagato un prezzo troppo alto. Un prezzo che avrei potuto risparmiare semplicemente ponderando quanto la Z fosse potente nell’anno 1999. Talmente potente da avermi ormai trascinato nel lato oscuro. Anzi, buio pesto.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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– Altri post di Willy l’Orbo:

– Ultimi post con Mark Dacascos:

Informazioni su Lucius Etruscus

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18 risposte a The Base (1999) Codice del disonore

  1. Conte Gracula ha detto:

    L’unico motivo per mettere Dacascos in un film è fargli tirare calci velocissimi sulla faccia della gente, altrimenti puoi metterci chiunque…

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Grazie a Lucius per il delizioso ricordo personale! 🙂

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    …e spero tu possa riprendere il progetto quanto prima! 😉💪

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Commento in due parti:
    1 – Willy. Ennesima perla pescata dal mare di sommerso. Film che credo di aver beccato in tv a fine anni 90 visto che man mano che leggevo il post mi affioravano sbiaditi ricordi. Mi accodo ai vari “peccato!” legati a Decascos e alla sua carriera soffocata nella culla.
    2 – Lucius. Sei un “pazzo”! (nel senso buono del termine, ovviamente). Una mole di lavoro assurda e certosina per recensire e catalogare singole tecniche e scene marziali da ogni film su cui riesci a mettere le mani. Bellissimo e mostruoso allo stesso tempo!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Erano tempi in cui nella Rete neo-nata non esisteva alcun riferimento ai titoli italiani di quei film, quindi ciò che mi premeva era lasciare traccia di quelle versioni italiane che avevo inseguito per anni, a volte trovandoli per puro caso e purtroppo non sempre sono riuscito a conservare su VHS.
      Pensa che in alcuni casi ho trascritto i commenti trovati sulle Guide TV ^_^
      Essendo tutto materiale scritto in HTML, volendo ci vuole un attimo a “pubblicarlo”: basta avere 700 mega di spazio su web e buttarci dentro tutto il materiale, e il gioco è fatto. Tutte le schede sono collegate da link e contro-link interni, quindi dovunque metti il materiale funziona 😉

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Quando qualcuno condivide con me la visione di questi “capolavori” ho sempre un profondo brivido di emozione! 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    In effetti; Willy, l’accoppiata dei due Mark, Lester e Dacascos, autorizzava anche il sottoscritto a sperare in qualcosina di meglio pure in tarda annata: ecco, per dire avrei almeno voluto credere che una battuta del tipo “Sì, signore, nelle Filippine… faceva caldo” avesse un significato del tipo “Nelle Filippine era pericoloso (caldo, appunto), signore, abbiamo rischiato la pelle insieme (io e il mio contatto)” il che l’avrebbe resa sensata come risposta, ma allora come la mettiamo poi con la reazione del superiore al per niente insubordinato Dacascos? “Io le faccio strofinare cessi fino a sputare le budella”? Non è che per caso stava apostrofando l’addetto alle pulizie che passava di lì proprio in quel momento (rimanendo al di fuori dello schermo)? Oppure, da ufficiale qual era, semplicemente obbediva pure lui… sì, obbediva alla mancanza di logica preponderante nel film! E quanto al fatto di mettere al corrente un infiltrato di tutti i propri traffici (avendo UN CAMPO a disposizione ne avevano messi IN CAMPO parecchi, va detto) dopo quarantottore scarse, la spiegazione più ovvia è che tutti indistintamente volessero finire di girare questo insulso mattone il prima possibile… in primis il povero Mark, sofferente nel vedersi così tanto “smarzializzato” e col rischio che, visto l’andazzo in calando, pure la scena di sesso scialba e telefonata si riducesse per lui appunto a una semplice telefonata (e basta) con la pulzella di turno 😉

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