Madhouse (2004) Lance Henriksen fra i matti

Giovedì notte, in pratica all’alba dell’11 maggio 2018, Rai2 ha trasmesso Madhouse, inutile filmaccio scritto e diretto da un tal William Butler: perché mai questa cosa meriterebbe di essere citata? Semplicemente perché c’è il maestro Lance Henriksen in un piccolo ruolo.

Se non ci fosse lui!

Proprio all’interno di una mia personale retrospettiva dedicata all’autore, svoltasi nel 2012 alla ricerca dei suoi titoli che mi mancavano, ho visto per la prima volta questo film – che ho inserito nel video-omaggio per Lance – quindi perché rivedermi questo immondo prodotto distribuito in Italia coi nostri soldi, grazie a RAI-Mafia? (Ricordo che si chiama “canone” quando pago per un servizio che ho scelto, “pizzo mafioso” quando sono forzosamente costretto a pagare per qualcosa che non voglio.)
La risposta è semplice: per catturare qualche schermata col logo televisivo di un film di cui mi piace tenere traccia qui nel Zinefilo.

Pure il grafico del titolo… tanto lucido non è…

Prodotto dalla Lions Gate Films e Lakeshore Entertainment, IMDb dice che addirittura il film è uscito prima in Italia, il 30 luglio 2004 (non si sa però dove sia uscito!), per poi iniziare a girare il mondo.
Di sicuro RAI Cinema e 01 Distribution lo portano in VHS e DVD a noleggio dal 20 ottobre 2004, il solo DVD in vendita dal 9 febbraio 2005: sicuramente avrà avuto diversi passaggi televisivi ma non ho modo di rintracciarli.

Non c’è posto come una casa di filmacci…

Lo spunto del film è di quelli freschissimi, un soggetto proprio nuovo nuovo: un manicomio dove non si capisce chi siano i matti e chi i dottori. Ammazza che novità! Un tema davvero mai affrontato…

Casa di cura del cast di “Hapy Days”

Conosciamo così il dottor Clark Stevens della Farley University, interpretato da Joshua Leonard con un taglio di capelli che lo identifica già come matto col botto. Ma va be’, facciamo finta di credere che sia un dottore.
Entra al manicomio Cunningham Hall per il suo nuovo impiego e subito è chiaro che non c’è alcuna distinzione fra i matti e i savi.

Scusi, vado bene per il manicomio?…

Lo accoglie il dottor Franks (il mitico Lance) che gli fa subito capire che lì non solo lui comanda… ma se la comanda!

L’unico motivo per vedere il film!

Il dottor Franks sembra l’unico sano nel manicomio, ma poi si sbriga a nascondere dalla sua scrivania uno strano libro: Ghosts and Hauntings.

Un po’ rozzo, ma sempre un ghiotto pseudobiblion

Comincia la vita lavorativa del giovane dottor Stevens in un ambiente dove nessuno sembra mai guarire e dove ci sono più matti che dottori, più fantasmi che matti e più matti a fare ’sto film che a guardarlo.

Un bel piacere trovare Natasha Lyonne tra i matti!

Cosa c’è di più banale e scontato di un film con questo soggetto? Perché ogni singola storia che ruoti intorno ad una casa di cura/manicomio finisce con il più fiacco dei colpi di scena, che cioè i sani sono più matti dei matti? È mai esistita una storia di questo genere senza questo colpo di scena, da quando l’ha inventato Edgar Allan Poe? (Se non ricordo male, The System of Dr. Tarr and Prof. Fether, 1845, ristampato in Italia più volte e con più titoli.)

Tipica spettatrice del film

Girato interamente in una casetta in Romania, con caratteristi locali e americani, Madhouse è il simbolo perfetto della serie Z più Z, di quella noiosa e da evitare: non stupisce che subito se lo sia comprato la RAI…

L.

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8 risposte a Madhouse (2004) Lance Henriksen fra i matti

  1. Conte Gracula ha detto:

    Non c’è nulla come un pizzico di originalità, per iniziare bene la mattina! XD

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Ahi, ahi, Lance… Essere trasmessi dalla Rai di questi tempi non è un buon segno…

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Concordo con la noia…ci sono quei film che solo dalle immagini in una recensione ti ispirano il concetto di cui sopra? E poi sospetto di averlo visto, in orari non antelucani, e di averlo rimosso con giustificata azione… 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Sicuramente ha avuto altri passaggi televisivi dove devo averlo beccato almeno una volta: oltre alla presenza di Lance e poco altro, ricordo di aver sperato almeno in un “vero” escamotage soprannaturale che poi alla fine nemmeno c’era (se la memoria non mi inganna)…

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  5. Pingback: 80 anni per Lance Henriksen (2020) | Il Zinefilo

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