Final Impact (1992) Vincere domani

Continua il viaggio negli “anni maschi” di un attore oggi noto esclusivamente per una dimenticabile serie TV.

C’è stato un tempo lontano, un’età dell’oro in cui la passione per il cinema marziale era così esplosiva e totale che non serviva molto per sfornare titoli mitici: bastavano due protagonisti ben allenati, qualche atleta per comprimario e avevi un film pronto anche con due stuzzicadenti come budget.
E se erano tutti tamarri da palestra, vestiti malissimo, era pure meglio!

Intro perfetta per un film marziale…

C’è stato un tempo in cui due amici registi come Joseph Merhi e Richard Pepin decidevano di aprire una propria casa produttrice – PM Entertainment, dalle iniziali di Pepin e Merhi – e sfornare minuscoli filmetti che entravano subito nel mito, grazie ad una richiesta spropositata da parte di un pubblico mai pago.

Li vedete i nomi Pepin e Merhi? Non confondetevi, sono a sinistra…

C’è stato un tempo in cui si curava addirittura la fotografia dei filmetti marziali, perché basarsi su gente che si mena non vuol dire per forza fare un prodotto rozzo. Perché se lo riprendevi con la luce giusta, anche un tubero come Lorenzo Lamas risplendeva.

Posso testimoniare che 25 anni fa questa intro era spettacolare!

Tra il febbraio e il marzo del 1992 arriva nelle videoteche americane Final Impact. Sul numero del gennaio 1992 della rivista specialistica “Black Belt” viene data notizia che il coreografo Eric Lee, insieme al socio Art Camacho, ha da poco finito di coreografare le scene di combattimento per un film con questo titolo, la cui data di uscita non è ancora nota ma in cui Lee stesso si è ritagliato una scena comica in cui combatte con lo stile dell’ubriaco.
Se da una parte questa breve notizia è probabilmente l’unica prova che qualcuno si sia accorto di questo film, ignorato da chiunque, dall’altra il riferimento alla scenetta comica – che in realtà Eric Lee esegue in Quadrato di sangue (1991) – fa sospettare che il cronista non sia poi così informato.

Un titolo mitico che andrebbe rivalutato

Il film arriva in italia addirittura distribuito dalla Fox Video, con il titolo Impatto finale, in un’edizione VHS che è materiale per pochi fortunati collezionisti. (A cui, purtroppo, io non appartengo.)
Il primo passaggio televisivo noto risale al lunedì 25 gennaio 1993, in prima serata su Italia1 con il titolo Vincere… domani, quando ho avuto il piacere e il privilegio di registrare il film per poterne poi copiare le scene di combattimento sulle VHS-raccolta della mia collezione. Quelle scene sono arrivate fino ad oggi, quindi posso solo mangiarmi le mani per non aver conservato il film intero.

Oggi lo trovate su Prime Video.

In foto, Lamas combatte benissimo!

Diretto in coppia dal bravo Joseph Merhi e da Stephen Smoke, è solo a quest’ultimo che è intestata la sceneggiatura, quindi dobbiamo battere a lui il cinque alto per l’idea che apre il film. Lamas è molto lontano dall’essere un attore marziale, ma ha appena fatto il tamarrissimo Costretto a combattere (1991) dove si spaccia per tale: se ora alza l’assicella, circondato com’è di atleti di altissimo livello, rischia una sonora figuraccia.
Ecco la genialata: salta tutta la parte centrale e vola a fine carriera, interpretando il campione mondiale ritirato Nick Taylor. Un uomo finito perché battuto in modo umiliante, quindi nessuno incolperà il personaggio per le poche tecniche stentate che presenterà durante il film.

Una classe da vero tamarro

Anche qui Lamas gestisce un night club, e una sera gli si presenta un giovane di belle speranze che vorrebbe essere allenato dal campione Nick Taylor. Si tratta di Danny Davis, interpretato da un giovane ma già talentuoso Michael Worth al suo esordio.

Un giovane di belle speranze marziali

Decisamente troppo secco e minuto, lo stesso Worth nella sua brevissima carriera marziale ci regalerà grandi scene di combattimento, ma sarà più lesto di altri a capire che il genere non ha futuro, buttandosi subito su qualsiasi altro tipo di film, anche sui documentari sulla prostata. Tutto, pur di non combattere in video, che è l’azione più ignobile che un uomo possa fare.
Non credo che esistano generi narrativi che abbiano raggiunto così alte vette e che, in tempi record, siano decaduti con così grande fragore ed odio.

Palese citazione del Van Damme di No Retreat, No Surrender (1986)

Con la semplicità e scorrevolezza che qualsiasi film marziale di qualsiasi periodo dovrebbe avere, Final Impact si dipana in modo pulito secondo tutto quanto già è possibile immaginare ad inizio film: il giovane lottatore è rozzo ma ha talento e il saggio maestro lo addestrerà per riscattare se stesso ai propri occhi.

E questa è un’altra palese citazione vandammiana

Il primo combattimento che Danny affronta, prima vincendolo poi perdendolo, è contro Gary Daniels, massiccio e splendido vero campione britannico del ring da poco passato al cinema: probabilmente di tutti gli attori che si spacciarono per lottatori di kickboxing, lui è l’unico che può dirsi sul serio praticante di quell’arte marziale.
Dopo una gavetta come cattivo nei film di Hong Kong nei primi Novanta fa in tempo a far sognare noi fan marziali con piccoli ruoli spettacolari in piccoli film: su Italia1 e in videoteca era facilissimo beccarlo e ogni volta era una festa.

Quanto ci faceva sognare, questo inglesone biondo…

Dopo di lui il giovane lottatore affronta Art Camacho, che non risulta come coreografo ma in realtà quella vecchia pellaccia di Art è dietro a un numero impressionante di film marziali: inquadrato o meno, davanti o dietro la cinepresa, difficilmente in quel periodo si girava un prodotto marziale in California senza che Art Camacho non fosse da quelle parti.

Il carisma è pochino, ma la bravuta marziale è indiscutibile

Metà del film va via negli allenamenti che allievo e maestro portano avanti nella casa di quest’ultimo, la classica villetta con piscina che tutti i morti di fame in California a quanto pare possono permettersi. Ovviamente è tutto all’insegna della parodia, visto che mentre Danny si allena Nick beve e legge il giornale…

Tipico allenamento californiano

Poi andiamo tutti a Las Vegas per un torneo che darà a Danny l’occasione di incontrare vari altri lottatori che ambiscono ad entrare nel rutilante mondo del cinema, come per esempio Ian Jacklin, che in questo periodo sta facendo gavetta e prima di scomparire farà in tempo a sbucare in ottimi titoli del genere. L’autunno di questo stesso 1992 sarà valido avversario del giovane Sloan in Kickboxer 3.

Ammazza che figurini ’90s Style…

Questa però, lo ricordo, è una storia di redenzione, quindi è quasi obbligatorio che il campione del torneo, il big boss finale, è proprio lo stesso lottatore che ha battuto Nick Taylor, contro cui quindi Danny dovrà imporre l’onore del maestro. Si tratta del cattivissimo Jake Gerrard, con sempre al fianco la sua amata moglie Roxy: rispettivamente, Jeff Langton e Mimi Lesseos.

Due splendidi cattivi: Jeff Langton e Mimi Lesseos

Della tostissima Mimi ho già parlato nello speciale Martial Girls, mentre del caratterista e a volte stuntman Langton va detto che è incredibile quanto qualcuno che ha fatto così poco in carriera abbia ottenuto lo stesso così tanta visibilità. All’epoca lo riconobbi subito ancora prima di sapere il suo nome, perché tutto ciò che c’è da dire su di lui… è che è il lottatore di Cynthia a cui Lyon dà un pugno nelle palle nel primo pit fight del film Lionheart (1990)! Non ha fatto molto altro, Jeff, ma credo basti questo…

Splendide tecniche volanti

Eric Lee stava nascendo ed è già chiaro che sappia il fatto suo: i combattimenti del film sono tutti splendidi e gustosissimi, sapendo sfruttare buone inquadrature e buona fotografia. E ovviamente la “tecnica Kickboxer”, cioè ripetere almeno tre volte una stessa tecnica, da varie angolature, così da darle più potenza.
Per la sceneggiatura certo non vale lo stesso. Ho rivisto per intero questo film dopo 25 anni e certo non posso dire di aver gradito dei dialoghi che sembrano improvvisati, ma in fondo non è certo questa la forza di un film del genere.

Una fotografia inimmaginabile, dopo il Duemila

Come dicevo all’inizio, ho avuto il piacere e l’onore di registrare il primo passaggio televisivo del film, così da imparare a memoria ogni singola scena di combattimento, considerandolo un titolo di culto del genere marziale. Essendo però questo scomparso immediatamente e credo ormai ignoto ai più, soprattutto ai fan di Lamas, scopro con piacere di aver avuto la possibilità di gustare il meglio di una stagione cinematografica unica al mondo, nata e morta nel giro di pochi anni ma con una produzione inimmaginabile per qualsiasi altro genere.
E siamo ancora al 1992!

L.

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20 risposte a Final Impact (1992) Vincere domani

  1. Cassidy ha detto:

    Sono abbastanza sicuro di averlo visto in qualcuno di quelle repliche televisive, in ogni caso hai ragione da vendere, pare che dal 2000 in poi i direttori della fotografia abbiano smesso di lavorare sui film di genere come questo. Sta venendo su un’ottima rubrica, abbiamo davanti a noi tutti gli anni ’90 da affrontare, quindi penso che arriveranno un sacco di altre camice a quadri e di smanicati vari 😉 Cheers!

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Credo di averlo visto, mi è familiare Lamas che fa da coach a un pischello.
    Nel film, Lamas ha una fidanzata che ci prova col ragazzetto, ma viene respinta?

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  3. Zio Portillo ha detto:

    E niente. Continua lo speciale sul “Jovanotto dell’Action” e continua il mio vuoto totale! Eppure sembrano tutte pellicole che all’epoca avrei guardato molto molto volentieri. E invece… Nada de nada!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La prima serata di Italia1 dei primissimi anni Novanta offriva spesso film di qualità similare, anche inferiore: per dirti che quelli di Lamas erano la serie A dell’epoca! 😛
      Temo che già dalla metà dei Novanta il canale abbia drasticamente ridotto la proposta di questi film, quindi parliamo di un fenomeno ben limitato nel tempo.

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      • Giuseppe ha detto:

        Gli ultimi, veri fuochi d’artificio devono essere stati nel ’96 (grosso modo)… capisco che oggi magari si stenti a credere che tutti questi titoli possano essere stati parte integrante del palinsesto -e in prima serata, pure- di un canale di tutto rispetto, ma chi ai tempi c’è stato lo SA 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Era roba di altissimo richiamo e le reti facevano a botte per accaparrarsi titoli. Per questo non mi è mai venuto in mente di conservare su cassetta film oggi ormai del tutto persi, in italiano: sia perché non avevo soldi per tutte quelle cassette, sia perché ne facevano così tanti e tanto spesso, che nessuno avrebbe mai immaginato sarebbero scomparsi tutti nel nulla…

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      • Giuseppe ha detto:

        Ma infatti non c’era nessuna motivazione logica che potesse portarci a prevedere un oblio così rapido per tutti i quei titoli… è che abbiamo avuto la fortuna di vivere in anni in cui le scelte di palinsesto erano tanto varie quanto sensate: l’errore da parte nostra (errore soltanto a posteriori, ovviamente) è stato il dare per scontato che si sarebbe proseguito su quella strada 😦

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  4. Vincenzo ha detto:

    tira più una buona intro che un carro di buoi 😀 😀
    per me Lamas resterà sempre il protagonista di Renegade, ma forse perché non ho visto questo film…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ho iniziato apposta questo ciclo, perché davvero un ristretto numero di appassionati ha avuto modo di conoscere il Lamas dei film marziali, abissalmente diverso da quello della serie che è l’unico motivo per cui viene ricordato. (Continua a fare film ancora oggi, ma rimane sempre quello di Renegade…)
      Essere tutti rarissime chicche da collezione e l’essere totalmente scomparsi in lingua itailana non aiuta certo questi film, così con questa rubrica cerco di dar loro un briciolo di “riscoperta” 😉

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  5. pirkaf76 ha detto:

    L’ho sicuramente visto ai tempi su Italia Uno.
    Oggi francamente non penso ci riuscirei.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Bella recensione, tante citazioni…ma, poche storie, io devo ancora recuperare gli occhi lasciati ai primi fotogrammi del film! 🙂 🙂 🙂

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