Venerdì 13 [6] (1986) Jason vive

Nuovo appuntamento per raccontare i miei venerdì con Jason.

La Paramount non ha problemi a investire due o tre milioncini ogni anno per sfornare con regolarità un prodotto che in realtà non ha più nulla da mostrare già al secondo episodio, ma non mi sento di dargliene una colpa: a fronte di un minimo investimento i guadagni sono altissimi, perché a parte qualsiasi critica la gente affolla i cinema e i biglietti della saga ogni anno fanno il botto di vendite. Perché mai smettere?
Lo sa bene Sean S. Cunningham, che sebbene ormai si sia buttato sulle ghost house e nelle interviste parli solo del primo film della saga che ha creato, in realtà zitto zitto investe soldi in ognuno dei Venerdì 13 che ogni anno arrivano puntuali come l’influenza. Tanto perché quelli che nelle interviste fanno i cinefili e snobbano i serial volgari poi non hanno problemi a farci soldi.

Inutile continuare a fare lapidi, Jason non ci sa stare sottoterra…

Lo dimostra il fatto che la Paramount fino all’ultimo ha negato l’esistenza di un sesto film in lavorazione: il giornalista Marc Shapiro – che ritroveremo più avanti – ci informa che su “Variety” il progetto in lavorazione è stato mascherato con un falso titolo, Aladdin Sane. Non sfugga il gioco di parole con “-in sane”…
Mentre quindi dicono di non star pensando più a Jason, i produttori della Paramount nel gennaio 1986 danno il via libera per le riprese del sesto film.

«Ges..on vive, è risorto per te» (semi-cit.)

L’appuntamento con Jason diventa estivo, così il 1° agosto 1986 esce nei cinema americani Jason Lives: Friday the 13th Parv VI, una scelta lessicale che sembra suggerire una scelta di campo che deve arrivare ben chiara agli spettatori: basta con gli pseudo-Jason del quarto film, stavolta torna lui… ma proprio lui lui!

“Fangoria” n. 57 (settembre 1986)

Dopo il deludente quinto film – a detta di tutti i fan il peggiore della serie – la Paramount decide di cambiare direzione e chiama l’esordiente Tom McLoughlin a scrivere e dirigere questo nuovo film. In realtà pare che la casa gli abbia tolto dalle mani il film Pesce d’aprile (1986) e che per consolazione l’abbia dirottato su Jason. «Sapevo che era uno di quei film che sarebbero stati fatti sia con me che senza di me», racconta il regista a Marc Shapiro su “Fangoria” n. 57 (settembre 1986), «quindi accettai».
L’esperienza non dev’essere stata soddisfacente, dopo sei settimane a girare di notte nella fredda Georgia, perché dopo un altro film nel 1987 Tom non ha più lavorato nel cinema, limitandosi alla televisione.

Primo film della saga a non arrivare nelle sale italiane, la consueta CIC Video lo porta in VHS nel luglio 1989 con il titolo Venerdì 13. Jason vive, mentre la Paramount lo presenta in DVD nel marzo 2002, ristampandolo poi anche in VHS nell’ottobre 2004.
Il primo passaggio televisivo noto è sul canale a pagamento Tele+ il 13 dicembre 1991: l’unico passaggio noto in chiaro è su Italia1 venerdì 18 luglio 1997.

Il Tommy matto, che ti segue ancora / E giorno e notte, pensa ancora a Jason…

Ritroviamo il nostro Tommy (Thom Mathews), che da bambino ha massacrato Jason (nel quarto episodio), ha passato i successivi anni in manicomio subendo vari stress psichici (nel quinto episodio) ed ora si è convinto che l’unico modo per liberarsi per sempre degli incubi che lo attanagliano sia… impalare il cadavere di Jason. Oh, l’ho detto subito che Tommy è stato in manicomio, eh?

Per il potere di Jason!

Dissepolto il cadavere e infilata nel suo corpo un’asta di metallo, Tommy non sa che ha appena scritto la storia: un fulmine colpisce l’asta e l’elettricità – manco fossimo tornati negli anni Trenta! – dona vita e superpoteri a Jason. E ovviamente ricompone il suo cadavere putrefatto a com’era nel quarto film. Perché non gli ha guarito le piaghe in faccia? Elettricità capricciosa…

Perché l’elettricità non gli ha sistemato la faccia?

Ora Jason Zombie è il Superman del male e non deve più far finta di sottostare alle leggi della biologia umana, di cui si è fatto bellamente gioco per tre film. Ora Jason è come il cavaliere nero di Gigi Proietti: nun je dovete caca’ er cazzo!

Tornato ad un campeggio estivo, luogo prediletto di morte e distruzione, Jason trova secchiate di nuove vittime. La cosa fastidiosa è che nelle interviste, come al solito, tutti a dire che si è voluto curare particolarmente il profilo dei personaggi, mica come gli altri film che c’era solo gente anonima che entrava in scena e moriva in un secondo. Infatti qui c’è solo gente anonima che entra in scena per morire in un secondo…

Quanti anni Ottanta in un’unica scena…

«Ho visto tanti film del terrore da capire che di un tipo con la maschera non c’è da fidarsi.»

Tutto qua la tanto ventilata e promessa “metacinematografia” del film, per non parlare dell’umorismo nero. Un tizio che spara una pallottola di vernice a Jason fa ridere? Secondo me è una trovata fiacchina, comunque è tutto qua l’umorismo del film.

I titoli fanno la parodia di 007: ok, scena mitica!

C’era rimasto un po’ male C.J. Graham quando ha saputo di non aver passato il provino per il protagonista di questo film, ma in fondo non poteva troppo lamentarsi. Faceva il manager di locali notturni e quello di attore era più un capriccio che una prospettiva di lavoro. Quindi si stupì ancora di più quando cinque giorni dopo ricevette una telefonata, che racconterà alla rivista “Jason Goes to Hell Magazine” (1993):

«Lo stuntman che avevano ingaggiato non si dimostrava massiccio come il regista voleva. Era venerdì, e per telefono mi dissero che mi volevano sul set con il costume di Jason il lunedì successivo.»

Il caratterista ha dovuto subire stress molto importanti sul set, come quando il personaggio viene colpito da una fucilata: Graham doveva venir trascinato indietro da un cavo che applicava su di lui più di cento chili di pressione, quindi si è dovuto allenare parecchio per gestirla. Nel finale, in cui si ritrova la schiena in fiamme, l’attore era tranquillo: in fondo si trovava su un lago, alle brutte poteva buttarsi in acqua per spegnere le fiamme. Ad un certo punto lo fece, solo che una volta uscito dal lago scoprì di essere pieno di sanguisughe!

Jason è una catena, ormai!

Molto più semplice l’impegno della final girl Jennifer Cooke, l’attrice newyorkese che ha gradito fare questo film per «avere la possibilità di guidare un’auto davvero veloce.»
Alla citata rivista racconta:

«Il copione diceva quando gridare e io lo facevo. Imparavo le mie battute e mi presentavo in orario: è tutto qua quello che devi fare in un film come questo. Non serve davvero lavorare sul personaggio o addirittura usare il proprio passato per studiare le emozioni: non so voi, ma io non sono mai stata inseguita da un mostro con un’ascia!»

Caro, cosa direbbe Freud di quella pistoletta?

Anche lei ha avuto una brutta esperienza “lacustre”:

«Eravamo a girare in un lago in Georgia alle 3 di notte, ed io indossavo una maglietta e un blue jeans. Poi siamo andati a Los Angeles dove abbiamo girato i primi piani in una piscina alle 4 del mattino: è stato orribile!»

Alle attrici degli horror non è richiesto solo saper gridare: devono anche sopportare il freddo!

Tre teste, un’unica machetata: purtroppo la censura ha tagliato via tutto

Al citato Marc Shapiro il regista confessa di aver girato un finale del film che poi è stato cancellato all’ultimo secondo.

«Alla fine della vicenda avevo introdotto il padre di Jason, ma secondo quelli della Paramount questa trovata avrebbe reso scontato e addirittura obbligatorio fare un seguito, quindi il padre è stato cancellato.»

Edizione DVD

Quindi i produttori di una delle più lunghe saghe del cinema, che tutti hanno sempre considerato una saga, che ha sfornato quasi sempre un film all’anno, d’un tratto non vogliono sentirsi obbligati a fare un sequel l’anno successivo – come regolarmente accadrà. Perché ovviamente sono dei fini cinefili e degli intellettuali, mica ci stanno ad attuare mezzucci dozzinali…

«All’inizio ho detto di no. Sentivo che tutto ciò che poteva essere fatto in uno slasher film era già stato fatto e il genere era sostanzialmente esaurito. Però lo stesso sentivo di poter inserire qualcosa di differente alla saga, così dissi alla Paramount che volevo fare un horror vecchio stampo, quello da pop-corn, che non avrebbe sacrificato gli effettacci ma che avrebbe usato anche l’umorismo.»

Ottime intenzioni e belle parole, ma sappiamo che è ciò che dicono tutti i cineasti intervistati.

Che dite, come stiamo ad umorismo nero?

Vogliamo parlare degli “effettacci” promessi? Nel 1986 la MPAA (Motion Picture Association of America) ha iniziato ad attuare una campagna di lotta alla violenza su grande schermo, il che significa che il film della Paramount gira una grande varietà di effetti truculenti che fanno in tempo ad essere tagliati tutti via prima della proiezione in sala.

“Fangoria” n. 62 (marzo 1987)

«Siamo rimasti molto seccati che le molte cose a cui abbiamo lavorato non siano rimaste nel film completato, ma non c’è molto che puoi fare quando i censori studiano tutto il film e ripetono “Mi spiace, questo non lo puoi fare”.»

Così si sfoga il tecnico degli effetti speciali Jim Gill al giornalista Marc Shapiro, su “Fangoria” n. 62 (marzo 1987). Alla sede californiana della Reel EFX alcuni responsabili degli “effettacci” hanno organizzato una conferenza per testimoniare tutto il loro scontento per come la censura abbia massacrato il loro lavoro. Jason Lives è uscito in sala, ha collezionato una compilation di critiche e spernacchi a cui hanno fatto seguito 22 milioni di incasso (su 3 investiti!), quindi tutto regolare: è un altro grande successo che fa correre la voce che la Paramount abbia messo il cappello su addirittura altri sette film previsti!

Fermo così, Jason, che dobbiamo girare altri sette film

La voce che più piace ai fan e ai tecnici è però un’altra: come un sogno proibito si affaccia l’idea di una videocassetta con la versione estesa del film, dove cioè lo sforzo e l’impegno dei tecnici degli effetti speciali sia mostrato per intero. Purtroppo sin dagli anni Novanta le VHS Director’s Cut sono solo una leggenda metropolitana.

«Il peso di questa nuova censura si è avvertito anche in fase di pre-produzione. Il produttore Frank Mancuso jr. chiese un incontro con tutti i tecnici degli effetti speciali e si mise a sfogliare il copione, pagina per pagina: le cose stavano rapidamente cambiando. Nella stesura originale si strappava la faccia alla gente e c’era un sacco di splatter: Frank prese un lungo sospiro e disse “Dimenticatevelo”.»

Così il tecnico Christopher Swift (che presta gli occhi a Jason in tutti i primi piani) testimonia che già il film è nato censurato, e quindi gli ulteriori tagli hanno infierito su un cadavere.

Vi presento Christopher Swift, modello di occhi!

Il citato articolo di “Fangoria” racconta tutte le scene più forti del film come sono state girate, per poi venir tagliate via dalla censura. Per esempio Swift racconta che il personaggio di Sissy (Renee Jones) era previsto morisse fuori scena, poi però i produttori dopo la visione del montaggio provvisorio decisero che servivano più “ammazzamenti”, così Sissy viene uccisa due volte: Jason infatti raggiunge il suo cadavere, essendo lei stata uccisa fuori scena, afferra la testa della donna e comincia a pugnalarne il collo, per staccarla via.
«Già mentre giravamo sapevamo che quella scena non avrebbe mai passato la censura», conclude Swift, «per questo ci siamo andati giù duro, così da essere sicuri che non passasse.»

Alice Cooper aggredito da Jason (C.J. Graham)

Ben nota è la partecipazione di Alice Cooper alla colonna sonora di questo film. Intervistato da Justin Beahm per “Fangoria” n. 307 (ottobre 2011), il cantante racconta che gli venne chiesta una canzone e lui – convinto che non mettesse paura la maschera di Jason ma la persona che c’era dietro – compose He’s Back (The Man Behind the Mask).

«Ero un grande fan di quegli slash movies, e speravo che non finissero mai. Per me, dovevi per forza essere fan di Jason, Michael Myers o Freddy. Sono sempre stato un fan di Michael, perché non mostrava emozione nel fare ciò che faceva: era semplicemente una macchina di morte. Freddy Krueger era uno standup comedian, invece Michael era molto più freddo.»

La pensava in modo ben diverso nel 1987, quando Marc Shapiro lo intervista in esclusiva per “The Bloody Best of Fangoria” n. 6, quando cioè il giornalista diceva che se non fosse stato vietato per legge Cooper avrebbe sposato Jason, e il cantante rispondeva: «In un certo modo, il personaggio di Alice Cooper e quello di Jason nascono dallo stesso posto strano».
Di sicuro Alice Cooper e Jason si incontrano sul set di un videoclip per la citata canzone, di cui però sono più famose le foto di scena che il video in sé…

Di sicuro i film della saga fanno più parlare per la censura, cioè per il non visto, rispetto a ciò che si vede, cioè niente. È innegabile un leggero guizzo di umorismo nero, in questo episodio, ma stiamo davvero parlando di dosi omeopatiche…
A questo punto, all’incirca a metà del viaggio, temo di essere io a non essere portato per questo genere: non lo slasher movie, che mi piace ancora, ma lo slasher movie che non mostra nulla perché ultra-censurato. Ripeto la similitudine che ho già usato: è come un film porno dove nessuno si spoglia… A che serve?

L.

P.S.
E ora, tutti nella Bara Volante… prima che vi ci mandi Jason!

Bibliografia

  • Justin Beahm, The Man Behind the Mask, da “Fangoria” n. 307 (ottobre 2011)
  • Jim Harper, Legacy of Blood. A Comprehensive Guide to Slasher Movies (Critical Vision 2004)
  • The Other Jasons, da “Jason Goes to Hell: The Official Movie Magazine” (1993)
  • Marc Shapiro, Blood from a Rocker, da “The Blood Best of Fangoria” n. 6 (1987)
  • Marc Shapiro, FX: The Censors Live!, da “Fangoria” n. 62 (marzo 1987)
  • Marc Shapiro, Jason Lives, da “Fangoria” n. 57 (settembre 1986)
  • The Surviving Starlets of Friday the 13th, da “Jason Goes to Hell: The Official Movie Magazine” (1993)

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Informazioni su Lucius Etruscus

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26 risposte a Venerdì 13 [6] (1986) Jason vive

  1. Zio Portillo ha detto:

    Qua, finalmente, arriviamo a pellicole che mi ricordo. O meglio, ricordo qualcosa tipo il fulmine che accende Jason e poi… Basta! Comunque sono piuttosto sicuro di averlo registarto da Tele+ nei primi anni ’90 perché era il “periodo dell’accrocchio”. Praticamente attaccavo il decoder in soggiorno con il videoregistratore in camera mia attraverso un lunghissimo cavo coassiale che passava per tutta la casa. Cosa non mi inventavo!

    Vabbè… Ennesimo film dimenticabile dove i retroscena scovati da Lucius sono nettamente meglio delle imprese di Jason!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Allora non ero il solo ad inventarsi le peggio cose per ottimizzare l’attrezzatura di casa! ^_^
      Per fortuna abitavo in un casa piccolissima, quindi basta qualche prolunga, qualche allaccio trabballante, e potevi comodamente vedere e sentire tutto in ogni angolo della casa 😛

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      • Zio Portillo ha detto:

        Anche casa dei miei è una casa normale, solo che è in due piani con la mia cameretta al piano superiore! Il cavo attraversava letteralmente la casa salendo pure le scale. Un cavo di 30 metri che faceva abbassare di molto la qualità delle registrazioni, ma chissene! Che poi la cosa me l’ero inventata non tanto per Tele+, quanto per il videonoleggio che applicava prezzi stracciati se noleggiavi il film per 3 ore, cioè giusto il tempo della visione. I miei pomeriggi liberi erano questi: preparazione minuziosa di tutto l’ambaradan, passeggiata in videoteca, noleggio del film, corsa fino a casa, avvio dell’accrocchio, due ore di cazzeggio finchè il film non terminava (non lo guardavo subito!), riavvio del nastro e corsa in videoteca per restituire il film nei tempi stabiliti. Il peggio era quando la pellicola prescelta non era disponibile!

        Ah, e molte volte facevo pure il bis visto che questo videonoleggio affittava pure cd musicali. Quindi lo stereo registrava il cd in musicassetta e l’accrocchio faceva copia del film. Sembra preistoria! Bello adesso che con un click sul cellulare hai canzoni e film senza ingegnarsi i peggio magheggi, ma rimpiango quel periodo dove ci spremevamo le meningi per goderci un film o ascoltarci un album musicale in santa pace.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ahhh che bei ricordi, scopro che davvero abbiamo passato esperienze comuni ^_^ Solamente negli ultimi periodi capitava di vedere “in diretta” un film affittato in videoteca, soprattutto nel periodo in cui adottarono la protezione: prima si duplicava sempre e poi lo si vedeva quando c’era tempo e con calma.
        Invece sul finire degli anni Ottanta le videoteche facevano sconti solo se affittavi tre film per il weekend, cosa che noi in famiglia facevamo sempre, così si poteva duplicare con calma. Che bei tempi, quando giravi nelle videoteche come una trottola cercando di decidere quale delizia affittare, molto spesso prendendo sòle terrificanti 😀

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  2. Evit ha detto:

    Di SICURO sull’autobus mi hanno preso per scemo che ridevo da solo.
    Io SO di aver visto un paio di film di Venerdì 13 ma non saprei dirti quali. Spero non questo! 😄

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  3. Cassidy ha detto:

    Ora ho un solo grande sogno:
    “Venerdì 13 – Parte 13: A Jason nun je dovete caca’ er cazzo”
    Musiche di Gigi Proietti, altro che Alice Cooper che sale sul carro del vincitore! 😉 Cheers

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Però, lo slasher, qui, era omeopatico quanto lo humour nero: ci mettono il colpo di mannaia, il censore lo leva e la memoria della celluloide si spera che comunichi comunque la scena, come la memoria dell’acqua coi farmaci omeopatici 😛
    Tutto molto bello… quand’è che i fan hanno smesso di cascarci e pagare per vedere i film? XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La cosa incredibile è che stiamo parlando di grandi successi cinematografici: qui, dove non c’è una goccia di sangue neanche per sbaglio, dove non esiste trama né una sola frase che abbia un minimo valore, si sono spesi 3 milioni e guadagnati 22… Perché allora pensare di cambiare una formula vincente?

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  5. cumbrugliume ha detto:

    Negli anni 80 avrebbero potuto mettere una maschera di Jason dentro un acquario e gli appassionati di horror avrebbero guardato per 90 minuti i pesci rossi che le giravano intorno aspettando… qualcosa. Questo probabilmente l’ho visto proprio su Tele +… non so, ho vaghissimi ricordi ma al tempo stavo bene attento a non perdermi nessuna delle novità horror che passavano in tv. Comunque quella di Venerdì 13 è sempre stata una delle saghe che ho seguito e apprezzato meno, primo film a parte…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quello di cui non mi capacito è che quando ho “scoperto” l’horror, in ritardo rispetto a tutti, mai una volta che mi sia capitato uno di questi film! E sì che registravo di tutto, in TV, e affittavo di tutto, in videoteca, eppure c’era qualcosa che mi teneva lontano da questa saga, senza rendermene conto…
      Per fortuna, dico ora, perché già ne beccavo tante di mattonate, ci mancava pure Jason 😀

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  6. Giuseppe ha detto:

    Obiettivamente Venerdi 13, alla fine, non è mai stato né trama né personaggi ma solo IL personaggio: Jason, appunto. Un Jason che si è sempre trovato “compresso” dalla fama dei due fratelli maggiori (Michael Myers e Freddy Krueger) ricordati pure dal grande Alice Cooper…
    Ah, ovviamente ricordo perfettamente la sorpresa finale di “Jason va all’inferno” perché, se non ci fosse stata, un certo incontro con il tizio bruciacchiato di Elm Street dieci anni più tardi probabilmente non avrebbe nemmeno avuto luogo 😉

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  8. Sam ha detto:

    “Quindi i produttori di una delle più lunghe saghe del cinema, che tutti hanno sempre considerato una saga, che ha sfornato quasi sempre un film all’anno, d’un tratto non vogliono sentirsi obbligati a fare un sequel l’anno successivo – come regolarmente accadrà. Perché ovviamente sono dei fini cinefili e degli intellettuali, mica ci stanno ad attuare mezzucci dozzinali…”
    Secondo me alla Paramount in Jason non credevano più già dal terzo film, nel senso : “è sempre la stessa solfa, i critii lo disprezzano, non è che con questo capitolo ( sceglere numero a caso) non incassa più ?”
    E questo spiegherebbe i budget sempre ridicoli di ogni film, come se la Paramount si aspettasse il flop da un momento all’ altro e non volesse smenarci troppo; invece ogni volta, veniva sbugiardata dagli incassi ciclopici che la costringevano ogni volta a “rischiare” con un novo sequel .

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