Il Cinematic Universe di Mark Verheiden (1994)

“Starlog” n. 206 (settembre 1994)

Traduco questo splendido articolo apparso sul numero 206 (settembre 1994) della rivista “Starlog“, all’epoca in cui Mark Verheiden era un mito per i pochissimi, come me, che avevano avuto la possibilità di leggerne i fumetti. Probabilmente questa intervista risale al momento di maggior quotazione dello scrittore, un apice che nel giro di un attimo si è trasformato in tracollo: malgrado tutto ciò che ha contribuito a creare abbia fatto un discreto successo, Mark è stato immediatamente dimenticato e tutti i sogni di cui parla sono evaporati come neve al sole.

Questo servizio dunque è una perla rara perché fotografa un momento brevissimo, quel momento in cui tutti sognammo un mondo cinematografico che si fondeva con quello dei fumetti. Negli anni 2010 i giovani probabilmente stanno vivendo lo stesso sogno realizzato, con il Marvel Cinematic Universe: evidentemente nel 1994 i tempi non erano maturi.


Le maschere del tempo

di Pat Jankiewicz

da “Starlog” n. 206 (settembre 1994)

Da casa sua, lo scrittore Mark Verheiden vaga
per un universo pieno di comici, poliziotti e creature

Alto e pittoresco, lo scrittore Mark Verheiden assomiglia più al tipo d’uomo che passa il tempo con la moglie Sonja e il figlio di due anni Ben piuttosto che il tipo che corre in giro con intenti di vendetta, un buffone estremamente verde e un poliziotto che viaggia nel tempo. Eppure lui li ha incontrati senza lasciare la sua confortevole casa di Pasadena.

I personaggi più fiammeggianti lo incontrano nella sua stanza adibita a scrittoio, con computer, libri, copioni e vari CD di Elvis Costello. Verheiden è stato in grado di fare l’impossibile. Ha smesso di scrivere fumetti per la Dark Horse Comics (per la quale ha lanciato le serie di “Aliens” e “Predator”) per trasformarli in film. Inoltre sta curando progetti originali con il regista Sam Raimi. Quest’anno, il suo nome apparirà nei titoli di due film tratti da fumetti Dark Horse: The Mask e Timecop (di cui, in quest’ultimo caso, è anche il co-creatore).


L’uomo mascherato

The Mask è già in sala, interpretato da Jim Carrey e diretto da Chuck Russell. «The Mask era un personaggio creato per la Dark Horse da Mike Richardson», spiega Verheiden parlando dell’ingenuo Stanley Ipkiss, che indossando una maschera antica diventa lo spumeggiante protagonista del film. «Già nel 1990 avevano messo a punto una prima stesura della sceneggiatura per la versione filmica.»

«Versioni del fumetto “The Mask” sono già uscite fuori in precedenza, ma i progetto si è concretizzato una volta che io sono stato coinvolto. Avevano già una bozza di sceneggiatura e penso che volessero portarla in una direzione più comica. Mike ed io siamo amici ed io all’epoca avevo un bel po’ di crediti, quindi lui suggerì me per il progetto. Ho scritto la seconda stesura e in pratica è tutto qua il mio lavoro, ma la maggior parte delle mie idee sono sopravvissute alla fine, tanto da intestarmi il soggetto del film. È stato grande: un lavoro veloce che è andato molto bene.

«Lo spunto era stato deciso nella prima stesura, perciò quello che io ho fatto è stato aggiungere cose e lavorare sui personaggi. Ho addrizzato alcune cose perché risultasse chiaro chi fosse il personaggio principale», nota l’autore. «Ho aggiunto gag, molte delle quali sono finite nel film completato.»

La sua scena preferita «è un grande spettacolo di danza dove The Mask si lancia nella canzone Cuban Pete, un vecchio numero di Desi Arnaz. Ho scritto quella scena per il film quando ho scoperto la canzone, quindi ho spedito il nastro insieme al copione e ho detto “Questa è la canzone che dovete mettere nel film!”. The Mask si trasforma in un ballerino di flamenco con un cappello di palline e una camicia di seta.» Verheiden sorride: «è la cosa di cui vado più fiero per The Mask

La scena preferita del suo autore

«Un’altra scena a cui ho lavoro proviene direttamente dai vecchi cartoni animati», spiega lo scrittore. «The Mask sta camminando per un corridoio – è la prima volta che Stanley si è trasformato – quando vede la scritta “Silenzio prego”. Cerca così di fare silenzio in modo esagerato, quando una sveglia comincia a suonare nella sua tasca, iniziando a saltare in giro. Lui cerca di afferrarla ma non ci riesce, quindi estrae un martellone dalla sua tasca e spacca la sveglia. Adoro quel tipo di cose», scuote le spalle. «The Mask è letteralmente pieno di queste trovate “maskiane”.»

Verheiden crede che questo personaggio a fumetti cadrà a pennello per Hollywood. «In un certo modo, The Mask è più facile da fare come film che come fumetto, perché puoi usare tutte le trovate assurde dei cartoni animati come se fossero vere. È molto liberatorio. E The mask può fare tutto ciò che vuoi, sta solo alla tua immaginazione. Per fortuna la Industrial Light & Magic e la tecnologia informatica hanno raggiunto quell’immaginazione, negli ultimi tre anni. Quando ho scritto la mia stesura, agli inizi del 1991, il video di Michael Jackson Black or White e il film Terminator 2 non erano ancora usciti e nessuno aveva mai visto un qualcosa generato al computer. Non avevo alcuna idea se sarebbero stati in grado di girare questa roba. Mike Richardson disse “Tu scrivila, poi vedremo se ci sarà modo di farla”. Per fortuna la tecnologia si è evoluta insieme a noi.»

Gli effetti speciali sono divertenti, danno al film un aspetto da cartone animato che può essere più potente di quanto potresti fare a fumetti, sebbene questi ultimi abbiano la loro forza», osserva Verheiden. «John Arcudi ha scritto la maggior parte dei fumetti di “The Mask” e ha donato al personaggio grandi dosi di sarcasmo ed umorismo nero che traspaiono dal film.»

«The Mask è incredibile! Il film sembra visivamente spettacolare. Tutto è incredibilmente ben concepito e Jim Carrey è molto bravo: interpreta il personaggio in modo davvero divertente.»


Timecop

Verheiden è ancora più felice del suo progetto successivo, cioè una sceneggiatura per la sua creatura Timecop. Jean-Claude Van Damme interpreta il poliziotto del futuro Max Walker. «Parla di un poliziotto che viaggia attraverso il tempo e nel corso di questi spostamenti incnotra la moglie che aveva perso anni prima. Diventa una questione romantica: sarà in grado di impedire che ciò che è successo all’epoca succederà di nuovo?»

«In mezzo a questo, abbiamo aggiunto la storia di un candidato politico, interpretato da Ron Silver, che torna indietro nel tempo per cercare di cambiare le cose così da essere eletto presidente nel futuro.

«Mike ed io abbiamo concepito originariamente Timecop sia come un film che come un fumetto: il nostro piano originale era di provare a farli entrambi», nota Verheiden. «Avrei dovuto scriverlo io sin dall’inizio. La prima storia di Timecop che è apparsa a fumetti non è però quella del film. Mike ed io ne scrivemmo una per il cinema e, contemporaneamente, io sviluppato altre storie per i fumetti. Per rendere più confusa la situazione, ho adattato il film in una novelization a fumetti per la Dark Horse!»

Quante speranze infrante di futuro…

Nota Verheiden che «il fascino di qualsiasi storia sui viaggi del tempo è l’idea di essere in grado di vivere qualcosa di nuovo e vedere se riesci a cambiarla. Quello spunto è il primo impulso che mi ha affascinato, così come raccontare la storia di un uomo che ha perso la moglie e mentre indaga su un caso scopre di avere una seconda opportunità.»

«Il problema con le storie sui viaggi nel tempo è che hanno la tendenza a diventare confuse. Devi essere molto chiaro nelle regole e chiarire cosa può succedere, ma soprattutto non ingannare gli spettatori una volta stabilite quelle regole.»

Le regole di Timecop sono ben chiare. «Abbiamo cercato un’idea che fosse logica. La spiegazione base è che una persone può solamente tornare nel passato, non nel futuro perché questo non esiste ancora. In qualunque tempo e spazio tu ti trovi ora, puoi solamente tornare in ciò che è già stato. Questo non significa che non ci sia futuro e la gente in quel futuro non possa tornare indietro», ride. «Questa era l’unica regola che abbiamo imposto: nessuno va nel futuro. Come puoi vedere nel film, è un’esperienza di viaggio nel tempo molto appassionante. Di base, sei lanciato su un missile contro un muro a mille miglia all’ora. Uno sbuffo di elettricità ti avvolge e d’un tratto sei nel passato. È molto eccitante», dice. «Il missile scompare e tu sei nel passato. Nel film sorge un problema dove tu appari: potresti comparire a mezz’ara su un lago, così come nel mezzo di una parete, in qual caso il muro si aprirà per far spazio al tuo corpo», riassume l’autore.

Una specie di Stargate del futuro…


Sceneggiatore

Verheiden è entusiasta dell’attore di Timecop. «Van Damme è grande nel ruolo. Era una buona scelta e ha fatto uno splendido lavoro. Credo che sia il film migliore che lui abbia mai fatto. Non per autolodarmi, ma il copione gli dà la possibilità di interagire a livello emozionale con gli altri personaggi, non limitarsi a picchiare gente come faceva nei suoi tanti altri film.»

«Quando Jean-Claude ha detto “Voglio fare questo film”, il film è stato fatto! È entrato nel progetto sperando di ampliare il genere dei suoi film, il che è lusinghiero. L’ha considerato il genere di progetto che fa ampliare il tuo pubblico». Verheiden è anche soddisfatto del cattivo. «Ron silver è davvero bravo nel ruolo del senatore Aaron McComb. È stato così bello arrivare sul set e vederlo pronunciare le mie battute!»

«Silver comunica una grande intensità, in quel ruolo, è stata una scelta interessante: non è il primo a cui penseresti nei panni di un candidato presidenziale, anche perché non abbiamo avuto un Presidente barbuto dai tempi di Lincoln! Mi piace quel personaggio, è fra i più estremi e dissacranti della mia produzione. The American porta all’estremo quel carattere, ma puoi trovarne di simili anche nei miei Aliens. Sono naturalmente portato a scrivere di persone che dissacrano l’autorità, ce n’è in tutto ciò che scrivo», confessa.

Ci si potrebbe chiedere se Verheiden abbia avuto problemi dal televisivo Time Trax, con cui il fumetto Timecop condivide alcune somiglianze. «Ad essere onesti, non ho mai sentito parlare di Time Trax: ho volutamente evitato di guardarlo ora perché non voglio saperne nulla. So che parla di un poliziotto che viaggia nel tempo, idea che è già stata usata parecchie volte, quindi penso dipenda dallo stile che dài alla storia. La nostra è assolutamente unica.»

In quanto co-creatore, trova facile lavorare sul suo personaggio. «Sei sempre più affezionato a qualcosa di cui sei anche il creatore. Ho adorato lavorare a progetti personali, perché speri che questi vengano molto meglio di quelli in cui lavori su personaggi di altri. Mike ed io siamo entrambi emozionati dal fatto che Timecop sia venuto fuori così in grande stile, con un grande cast, un grande regista [Peter Hyams] e grandi produttori. Anche The Mask è stato emozionante, per noi.»

L’originale a fumetti

Verheiden ha definito il regista Hyams «molto visionario, con film come Atmosfera Zero e 2010: l’anno del contatto. Credo che abbia portato la giusta sensibilità nel progetto. Abbiamo lavorato insieme durante le prime fasi e ha avuto alcune ottime.»

La scena preferita dallo scrittore «è una di quelle iniziali, quando il Max Walker di Van Damme torna nel 1929 per fermare un tizio che vuole manipolare il mercato azionario», racconta. «È una scena divertente, perché l’idea di essere in grado di fare profitti da disgrazie passate è intrigante. Il materiale girato che ho potuto vedere sembra grande, hanno fatto davvero uno splendido lavoro. Il contrasto fra Van Damme, vestito con la moda del 2004, e il tizio che sta inseguendo, vestito come negli anni Venti, è spettacolare.»

Per il futuro di Timecop lo scrittore promette che «non ci saranno robot! L’abbiamo ambientato nel 2004, e non credo che dieci anni nel futuro facciano così tanta differenza. Pensando al 1984, quanto siamo lontani ora? Ci sono più computer ma la gente va lo stesso al ristorante e guida auto. Sono stufo dei film di fantascienza che vanno troppo in là con l’immaginazione e suggeriscono che nel futuro perderemo le nostre emozioni. In Timecop la tecnologia è differente, ci sono pistole più grandi e qualche macchina curiosa, ma il resto è esattamente come la nostra età.»

Lo scrittore considera Timecop il miglior copione che abbia mai scritto. «È strano per me parlare del mio lavoro, ma il problema che ho avuto con molti film d’azione è che loro parlano d’azione, e non d’emozione. Hai un film quando un eroe si avventa su un mucchio di cattivi, e per giustificare la sua rabbia gli uccidono la moglie, il cane e la padrona di casa, e alla fine lui rimane in piedi su una pila di cadaveri, dicendo “Yippee, ho vinto!” Questa non è la mia idea di un film d’azione.

«Ciò che mi piace di Timecop è come trasmetta un reale senso di perdita emotiva per Max Walker [dovuta alla morte della moglie]. C’è un sacco d’azione, è vero: non scherziamo, è sempre un action movie», ride, «ma abbiamo fatto in modo di inserire anche contenuti emotivi. La storia d’amore è intrinseca alla trama. Sono contento perché la storia secondaria è un’importante parte di Timecop

Riguardo alle future avventure del poliziotto nel tempo, lo scrittore è positivo. «Mi piacerebbe, ma si dovrà vedere come va questo film. Per scaramanzia evito di dire frasi del tipo “Oh, sarà un grande successo e faremo un sacco di soldi”, ma ovviamente se un film va bene non è impossibile che il suo personaggio sia preso in considerazione per un sequel.» [Che arriverà nel 1997 e farà molto più schifo del film originale! Nota etrusca.]


Comics Fan

Le ambizioni di Verheiden nel cinema e nei fumetti iniziano in modo inusuale. «Sono nato e cresciuto ad Aloha, Oregon, proprio fuori Portland. Ho voluto scrivere sin da quando, a cinque anni, ho iniziato a leggere. Sono stato e sono un grande amante dei fumetti», sorride. «Dovreste vedere il mio garage! Quando avevo sei anni volevo comprare fumetti, ma come molti ragazzi di quell’età facevo un casino e li lasciavo ovunque, per casa. I miei genitori mi dicevano “Raccoglili!” e io mi lamentavo: “Oh mamma!”.»

Arrivai a casa da scuola, un giorno, e trovai mia mamma che, ammonticchiati tutti i miei fumetti, stava dando loro fuoco! Disse “Non comprerai mai più un fumetto perché sei troppo disordinato: ti proibiamo di comprarne di nuovi”. Quella era davvero la cosa più sbagliata da dire, perché iniziai a comprarli di nascosto», ride. «Ne comprai migliaia e ne iniziai a scrivere per vivere. Genitori», ammonisce, «se non volete che i vostri figli seguano la mia strada, lasciate comprare loro i fumetti: e soprattutto non bruciateli!»

La sua carriera nei fumetti è iniziata alla Dark Horse Comics. «Vorrei poter dire che è stato per mero talento, ma uno dei miei compagni di college era Randy Stradley, editor della casa. Siamo amici sin dalla fine degli anni Settanta, e quando Dark Horse ha iniziato, nel 1986, ci siamo incontrati con Randy e Mike [Richardson] ad una fiera del fumetto. Conoscevo Mike perché era il proprietario di alcune fumetterie di Portland: eravamo tutti di Portland. Loro dissero: “Stiamo avviando una casa editrice a fumetti: dovresti scrivere qualcosa”.»

«Tornando a casa dalla fiera, raccontai a mia moglie uno spunto che mi era venuto in mente: era The American. Li chiamai e glielo raccontai: “Grande, scrivilo!”. Pubblicarono il fumetto e fu così che io salii a bordo.»

Scrivendo per la Dark Horse ha preso il via anche la carriera cinematografica. «Sono entrato nel mondo del cinema perché ho scritto un fumetto per la Dark Horse basato su Predator», rivela. «Il primo numero uscì e io ricevetti una telefonata dal produttore Joel Silver. Mi disse: “Mi piace questo fumetto, vieni a parlarcene perché vorremmo usare lo spunto per il film Predator 2

«Andai a parlare con i colleghi di Silver riguardo la storia e, mentre ero lì, dissi: “A proposito, ho questo personaggio che potrebbe interessarvi, si chiama The American“. Così mi commissionarono una sceneggiatura. Scrivere Predator per la Dark Horse mi ha permesso di iniziare il lavoro di sceneggiatore. Ho creato tre progetti per loro, e nove o dieci per altre case.»

Verheiden ha lanciato due grandi serie per la Dark Horse: Aliens e Predator. Al contrario di precedenti adattamenti a fumetti di film di altre case, queste non erano mere versioni cartacee della pellicola bensì veri e propri sequel, con le loro proprie trame e i loro personaggi. «Devo dire, in entrambi i casi di Aliens e Predator, che io non sono interessato ai mostri quanto alle relazioni fra le persone intorno a loro.»

«Il Predator è figo perché è senziente: sa pensare e capire, il che lo rende molto più interessante di Alien, che è come un pastore tedesco con lunghi denti», ridacchia lo scrittore. «Per quanto negativo possa essere, il Predator ha una missione: cacciare.»

«Ho impostato i fumetti di Predator all’insegna del gioco d’azione e quelli di Aliens come qualcosa di più oscuro. Per sua natura, l’Alien è un soggetto molto più duro, è molto più spaventoso di un Predator, il quale è essenzialmente un mostro venuto a tagliarti la testa.»

Molti degli spunti di Verheiden – una violenta Los Angeles del futuro, un assassino che segue il caldo, un gruppo di Predator e via dicendo – sono poi apparsi in Predator 2. «La prendo con molta filosofia», dice. «Predator è stato creato da altri, poi sono arrivato io e ho scritto dei fumetti. Sapevo di star addentrandomi nelle proprietà della 20th Century Fox ma era un buon modo di iniziare la carriera. Se quindi il prezzo da pagare è che hanno usato alcune delle mie idee per Predator 2, va bene così.»

«Se qualcuno ha il diritto di essere furioso, sono gli scrittori originali, Jim e John Thomas, perché io ho preso la loro creazione e ci ho fatto dei soldi. Lo stesso non posso negare una certa fitta quando ho visto Predator 2», conclude, «ma è stato solo quello, una semplice fitta e basta.»


Darkman

Intanto, lo scrittore è impegnato a lavorare per i suoi produttori di Timecop. «Ho lavorato su due altri progetti con Sam Raimi e Rob Tapert. Ho riscritto un sequel di Darkman e ho finito una prima stesura di Atlas, un film per Sam e Rob.» [Di cui non esistono tracce. Nota etrusca]

È entrato nel progetto del seguito di Darkman per l’home video «dopo due altri scrittori. Incontriamo Darkman qualche tempo dopo la fine del primo film. Si confronta con alcuni cattivoni che stanno cercando di usarlo per i loro scopi. Vogliono la sua forza aumentata e l’abilità di non provare dolore.»

«All’inizio c’era una storia secondaria dove Darkman veniva coinvolto emotivamente con la moglie del cattivo, e cercava di conciliare una storia d’amore con il portare una maschera, avendo la faccia come una pizza al pomodoro.»

«Questa volta Darkman è interpretato da Arnold Vosloo, il collega di Lance Henriksen in Hard Target. È bravo. Il cattivo è invece Jeff Fahey

Verheiden crede che il furioso anti-eroe di Raimi abbia ancora un grande potenziale. «Darkman è un grande personaggio, e questi film sono un esperimento per tenerlo in vita. È un film pulito, ho potuto vedere la copia provvisoria. È un intrigante via di mezzo fra un Fantasma dell’Opera ed un personaggio con un umorismo più nero. Non è un personaggio da film horror, come Jason Voorhees o Freddy Krueger.»

La sua scena preferita di questo sequel è «una scena simpatica dove Darkman prende il posto del perfido Jeff Fahey e subito la situazione si pone in un modo che lui non sa gestire. Entra a casa di Fahey, dove crede di essere al sciuro, e si ritrova al centro della sua festa di compleanno! È una scena molto divertente che rappresenta bene l’essenza di Darkman.»

L’Atlas di Verheiden «non è basato sull’Atlante mitologico, bensì è ambientato nel futuro», ci rivela. «È un film d’azione con un tizio di nome Atlas che si ritrova in un mondo dove la schiavitù è consentita, e lui si ribella contro di essa in modi particolari. E oltre se stesso cerca di liberare la propria famiglia.»

Per il futuro, Verheiden pianifica di continuare a scrivere fumetti e film, forse addirittura un romanzo. Crede che gli spettatori adoreranno i suoi prossimi due film più di quello precedente prodotto dalla Dark Horse. «Possono dire senza tema di smentita che entrambi Timecop e The Mask sono migliori del precedente Dr. Giggles», dice ridendo.


L.

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27 risposte a Il Cinematic Universe di Mark Verheiden (1994)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Intervista molto interessante sopratutto per me che non conoscevo Verheiden e sono praticamente digiuno di fumetti americani. Intanto il connubio cinema-fumetto con un mix che viaggia in parallelo non credo abbia alcun precedente ed è interessante come le storie su carta (che fino a quel momento erano semplici adattamenti dei film) viaggino oltre alle pellicole dando seguiti ufficiali a ciò che si vede sullo schermo. Ma vale pure l’inverso con sceneggiature che prendono spunto dai fumetti. Ripeto, sono totalmente ignorante in questo campo e l’unico altro film che mi viene in mente che ha ampliato la propria storia in altri media è stato “Star Wars” con l’Universo Espanso. Dei romanzi, dei videogame e dei fumetti che hanno ampliando il mondo di Guerre Stellari in altri media. Peccato che non c’è la sinergia al contrario con il film che prende spunto dai romanzi o dai videogame. Stesso universo ma nessuno connessione reciproca, mentre dei lavori di Verheiden si lavora ad un progetto comune e tutti possono usare il materiale altrui e lavorci su (tipo il discorso su Pretador).
    Comunque è bellissima “l’ingenuità” e la semplicità di Verheiden che traspare. Come per dire: “Che ci vuole? Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa e io avevo delle storie da raccontare, le ho proposte e ne hanno fatto dei fumetti. Poi mi hanno contattato e ci hanno fatto su un film! Bello no? Ora su quel film continuo a dire la mia scrivendoci altri fumetti…”. A dirla così è di una facilità disarmante!
    Chiudo con i film. “The Mask” lo vidi al cinema e fu un successo strepitoso, connubio perfetto tra cinema e fumetto e che riassume perfettamente tutto il discorso su Verheiden. “Timecop” invece lo vidi in VHS e non me lo ricordo male, anzi. Però saranno passati secoli dalla mia ultima visione… Sarei curioso di rivederlo adesso. Mi sa che non è invecchiato benissimo. “Darkman” invece è un fott@to cavolavoro troppo spesso dimenticato. Decisamente figlio del proprio tempo ma era pure troppo avanti per essere apprezzato a pieno. La storia sarebbe perfetta per i giorni nostri ma temo che non verrebbe più girata così.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In Italia purtroppo non è avvertito, ma sono tantissimi gli universi come quello che citi di Star Wars, tanto che film, fumetti e videogiochi sono un’unica entità: se hanno buone storie piacciono, se sono scritti male vengono rapidamente dimenticati.
      A questa fusione mancava solo la Marvel, che ci ha provato per decenni prima di riuscire finalmente a sfondare.
      La produzione americana di fumetti è sterminata oltre ogni immaginazione, sebbene da noi sia noto solo lo spicchio DC/Marvel, quindi è impossibile che cinema e videogiochi non ne tengano conto, e in quei primi anni Novanta Verheiden – che, fra parentesi, è un autore fenomenale! – si è ritrovato in un’onda propizia e l’ha cavalcata bene: il suo Predator 2 è nettamente migliore del film, e credo sia solo per vergogna che nei titoli di testa non c’è scritto “Story by Mark Verheiden”, come sarebbe giusto.
      Solo che l’onda è durata poco e i sogni di Verheiden si sono infranti appena questo numero di Starlog è arrivato in edicola, spazzando via il povero autore: davvero un gran peccato, perché Verheiden è uno scrittore, non un soggettista né uno sceneggiatore, quindi sarebbe bello vederlo tornare a scrivere.
      Spero che la ristampa saldaPress “Aliens: the 30th Anniversary” permetta agli italiani di scoprire che fottuto genio sia Verheiden: io lo so dal 1991 😛

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      • Zio Portillo ha detto:

        Visto? Ti avevo detto che ero a digiuno di fumetti americani! 😛
        Due parole al volo e una tua veloce opinione sui film citati nell’intervista? In soldoni: dicci cosa pensi di “Timecop”!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Visto che rientra nel ciclo “Kung Fu-ture”, lo recensirò quanto prima. In soldoni però l’ho odiato profondamente già al primo minuto di visione, e credo di averlo rivisto una sola volta, disprezzandolo profondamente. La storia è anche buona, ma non c’entra niente Van Damme: come fan di fantascienza sono rimasto deluso, perché è un film interpretato da cialtroni marziali; come fan marziale sono rimasto deluso, perché invece di menarsi si chiacchiera di viaggi nel tempo; come amante del cinema in generale lo disprezzo, perché ha i mezzi e le possibilità del filmone rimanendo una bojata di serie Z con soldi di serie A. Da questo punto lo accosto molto a “Judge Dredd”, che ripeterà identica la formula: un buon fumetto trasformato in bojata che non c’entra niente.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Addirittura? Urca che botta! Povero JCVD… Comunque attendo pazientemente la recensione nella nuova rubrica.

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Condivido il parere di Lucius su Timecop compreso accostamento a Dredd nostro! Attendo impaziente la recensione! 🙂

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  2. Giuseppe ha detto:

    E pensare che Verheiden apprezzava Van Damme in Timecop perché aveva finalmente un ruolo in cui non menava e basta 😉 Scherzi a parte no, non credo che la prima metà dei ’90 fosse il momento ideale per la nascita del CU di Verheiden e probabilmente riguardo ai fumetti non lo sarebbe nemmeno oggi, a meno forse di non riuscire mantenere -da scrittore- il più possibile autonome e separate la produzione cartacea da quella filmica, visto che quel MCU con il quale finirebbe inevitabilmente per confrontarsi ha costruito i propri successi anche (se non principalmente) su questo tipo di separazione. Ecco, se non altro la televisione si è dimostrata un tantino più riconoscente nei confronti del suo genio dandogli delle interessanti opportunità (vedi ad esempio Smallville, Heroes e Battlestar Galactica)…

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    • Giuseppe ha detto:

      … non prima però di aver stroncato anzitempo la serie televisiva omonima (Timecop, appunto) del 1997 dopo soli nove episodi, va ricordato.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti ha trovato nella fantascienza televisiva il suo ambiente naturale, da fan/autore del genere.
      Mark ha fatto tutto giusto al momento giusto, visto che l’intervista risale proprio ad uno dei momenti di maggior esplosione del cine-comic, ma come dice bene tu solo quegli universi creati appositamente per il cinema (e solo vagamente ispirati ai fumetti) hanno riscosso un bricciolo di momentaneo successo. Però siamo diversi universi lontani dai milioni incassati dal MCU, e sebbene siano prodotti molto curati i film di Verheiden sono tutt’altro che esplosivi al botteghino: sono onesti film dell’epoca con consequenziali pessimi sequel, come tradizione vuole…

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    • Anonimo ha detto:

      Già! Oggi sarebbe ancora più difficile visto le imponenti macchine produttive!

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  3. Cassidy ha detto:

    Conosco Mark Verheiden più per le sue sceneggiature che per i suoi fumetti, anche se la minaccia dei fumetti bruciati mi ha fatto venire voglia di denunciare la signora Verheiden per maltrattamento anche molto fuori tempo massimo 😉
    Bellissimo articolo e ti ringrazio per averlo tradotto, qui si parla di una dei miei personaggi dell’immaginario preferiti di sempre (Darkman) quindi mi sono esaltato tantissimo, anche se i seguiti di “Darkman” sono poca cosa, un giorno me li voglio ripassare, li ho tutti in DVD. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mentre traducevo questo pezzo mi prudevano le mani: quante idee per futuri cicli zinefili ^_^
      Penso che sia un rito obbligatorio dell’adolescenza sentire i propri genitori vietare un tipo di fumetto, il che ovviamente lo rende mille volte più attraente, ma arrivare al fuoco davvero è un po’ esagerato!!!

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  7. Fra X ha detto:

    Povero “Timecop”. XD Fossero tutte così le boiate.
    Comunque articolo decisamente interessante ricco di aneddoti. Non sapevo che anche il film con Van-Damme fosse tratto da un fumetto!

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