Berni Wrightson e il cinema (1987)

Traduco questo splendido articolo apparso sul numero 64 (giugno 1987) della rivista “Fangoria”, in cui il celebre disegnatore Berni Wrightson (scomparso il 18 marzo 2017) racconta la sua partecipazione al cinema e i suoi sogni di carriera.
Questo post è un omaggio ad Ivano Landi, che nel suo blog ha dedicato una splendida serie di post ad un’epoca d’oro del fumetto, con una sezione dedicata anche a Wrightson: The Studio, Section Three (che inizia qui).
Alla fine del pezzo, in regalo splendide tavole di Wrightson per i lupi mannari di Stephen King, per l’Uomo Ragno e Hulk/La Cosa!


Indice:



Il mio demone artista

di Daniel Dickholtz

da “Fangoria” n. 64 (giugno 1987)

Il leggendario fumettista Berni Wrightson tira fuori
le sue scarpe da cinema per “My Demon Lover”, “Ghostbusters” ed altri

Quando vuoi qualcosa fatta bene, devi rivolgerti agli esperti. Perciò quando gli autori di My Demon Lover [uscito in Italia nel settembre 1987 come Demonio amore mio] hanno avuto bisogno di qualcuno per creare una serie di mostri minacciosi per il loro film, si sono rivolti ad un artista il cui nome è diventato virtualmente sinonimo di macabro: Berni Wrightson. Per fortuna Wrightson, che si è affermato nel campo fumettistico fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta e due volte vincitore dell’Academy of Comic Book Arts Best Artist Aaward, voleva provare qualcosa di nuovo quando gli è arrivata la proposta.

«[Il make-up artist] Doug Drexler mi ha telefonato», ricorda Wrightson dalla sua casa di New York. «Io ero un fan di lunga data del lavoro suo, di John Caglione e di Carl Fullerton, senza però conoscerli: conoscevo solo i film a cui avevano lavorato.»

Ma mentre Wrightson sperava di lavorare in un film insieme ai suoi make-up artist preferiti, si è ritrovato nel principale degli ostacoli di My Demon Lover: il basso budget.

«Carl ed io abbiamo cambiato molto del copione perché loro volevano cose che non potevano essere realizzate con i soldi che avevano», rivela Wrightson. «Per esempio, volevano un demone con le ali dispiegate, che potesse volare. Non so a quanto ammontasse precisamente il budget, ma di certo non era abbastanza per qualcosa del genere, quindi abbiamo fatto dei cambiamenti. Carl ha portato le nostre idee ai produttori, a loro non piacevano ma comunque cominciavano ad abbassare le pretese.»

Con quel problema di mezzo, Wrightson ha deciso di essere maggiormente coinvolto in My Demon Lover creando lo storyboard di un certo numero di scene. Lavorando con Fullerton, Drexler e Castiglione ha fatto di questo progetto una bella esperienza, ha detto.

«Mi sono davvero divertito. È molto eccitante e piacevole lavorare con questi ragazzi e guardare le tue idee diventare tridimensionali. Spero che ricevano altre commesse a cui io possa lavorare.»

Disegno per la creatura del film My Demon Lover ( New Line Cinema 1987)

Nel 1984 Wrightson ha contribuito al design di molte creature del film Ghostbusters. Prima ancora Creepshow si è avvalso dei suoi servizi in un altro modo. L’artista non ha lavorato a quel film antologico durante la sua produzione, ma ha disegnato la popolare riduzione a fumetti, un incarico che ha ricevuto con gran sorpresa.

«Creepshow era quasi finito», ricorda Wrightson. «Avevo letto qualcosa su “Fangoria” quindi sapevo a cosa stessero lavorando e non vedevo l’ora di vedere il film. Poi ho ricevuto una telefonata da Stephen King

«Lui, George A. Romero e tutti gli altri coinvolti nel film erano convinti che Jack Kamen, l’artista che aveva curato il design del film, avrebbe anche disegnato il fumetto: invece lui si tirò indietro. Erano rimasti con tre o quattro mesi di tempo per finire tutto, quindi Steve mi ha chiamato e mi ha chiesto un favore. Ed io ho accettato.»

Lavorando a perdifiato, Wrightson ha trasformato la sceneggiatura in pagine disegnate, lasciando intere sezioni per i dialoghi e inviando il tutto a King, che avrebbe editato il materiale ed aggiunto le didascalie. Wrightson giudica il proprio lavoro con estrema franchezza.

«Il film è decisamente migliore del fumetto, non c’è paragone!» dice. «Il problema più grande con [il fumetto di] Creepshow è stato il poco tempo a disposizione, e si vede. È stato un lavoro frettoloso e sono davvero sorpreso che abbia venduto bene.»

Disegno per la creatura del film My Demon Lover ( New Line Cinema 1987)

Eppure Wrightson non considera il film un classico. «Non è il miglior lavoro di King», spiega. «Stava lavorando in modo superficiale, quasi volutamente grezzo e completamente sopra le righe, per dare questo effetto da fumettone. Magari quello di cui King non si è reso conto è che non devi essere così palese nel fare un film come un fumetto, perché i due sono quasi la stessa cosa.»

L’adattamento di Creepshow non è l’unico progetto in cui i decani delle tenebre hanno collaborato. Un anno prima di quel favore, i due si erano già incontrati ed iniziato a lavorare alla successiva pubblicazione di Cycle of the Werewolf [in Italia, Unico indizio: la Luna piena]. Quando è uscita la versione filmica, Silver Bullet [in Italia, Unico indizio: la Luna piena], Wrightson ha avuto la possibilità di comparare i propri licantropi con quelli di Carlo Rambaldi.

«Ero un po’ deluso dai lupi mannari», scuote le spalle Wrightson. «Non erano proprio accettabili. A parte il mio giudizio sugli effetti speciali, il film è stato un ottimo ampliamento del libro: ha funzionato molto meglio della semplice storia scritta.»

Wrightson spera di lavorare ancora con King e già sa quale potrebbe essere il prossimo progetto. «Mi piacerebbe davvero fare The Mist. Ne abbiamo parlato uno o due anni fa, e King mi è sembrato piuttosto riluttante a trasformarlo in un fumetto: magari riuscirò ad impuntarmi e a convincerlo.»

Wrightson trova che lavorare con King sia «privo di problemi: è davvero flessibile. È uno scrittore estremamente visivo: un sogno per un illustratore. In quanto alla personalità, non posso pensare ad un uomo più simpatico.»

Il 38enne Wrightson inoltre ha adorato lavorare all’opera del più grande predecessore di King. Fra il 1976 e il 1982 l’artista ha lavorato ad innumerevoli disegni per il suo primo amore, il Frankenstein di Mary Shelley. Ora disponibile in edizione economica, l’edizione illustrata da Wrightson lo riporta alle sue radici.

«Frankenstein è essenzialmente il motivo per cui sono entrato in questo mondo», si confida. «Ero così preso con il film originale, da ragazzino, che divenne una vera ossessione. Alcuni dei miei più vecchi ricordi sono di me che disegno i personaggi del film e ricopio autografi da “Famous Monsters”. L’intera serie di film di Frankenstein – in realtà tutti i vecchi film Universal – mi sono entrati nell’anima. Guardando Frankenstein su una TV in bianco e nero, in una stanza buia all’età di 7 anni, mi ha cambiato la vita.»

Comunque, la creatura di Shelley e Boris Karloff non è stata l’unica influenza per il giovane artista. «I fumetti della EC Comics mi mandavano fuori di testa: erano il frutto proibito della mia infanzia», ricorda Wrightson. «Mi chiedo quanti altri ragazzini abbiano condiviso questa esperienza. Sbirciavi di nascosto questi fumetti nei drugstore e non potevi assolutamente portarli a casa, perché tua madre li avrebbe buttati via. Ma erano meravigliosi.»

«Frank Frazetta faceva le copertine per le edizioni economiche della Ace, negli anni Sessanta – Tarzan, At the Earth’s Core, la roba di Edgar Rice Burroughs – li divoravo! Leggevo Burroughs per via delle sue copertine: erano così evocative.»

«Dick Smith ha avuto anche lui una grande influenza su di me», continua nostalgicamente. «Ho iniziato che volevo diventare un truccatore e poi sono stato dirottato sui fumetti. Ricordo il lavoro di Smith per la serie TV Way Out. Credo che sia stata la prima volta in cui ho associato un nome al suo lavoro. Aspettavo sempre che apparisse la scritta “Make-up by Dick Smith“.»

Sebbene non abbia mai formalmente studiato, una volta Wrightson ha seguito un corso per corrispondenza che l’ha così aiutato che è entrato nella carriera professionistica prima ancora di terminarlo. Iniziando con una storia Sword & Sorcery per la DC Comics, presto Wrightson si è spostato verso l’horror, in cui dopo aver disegnato molte storie, copertine e pagine introduttive, ha incontrato lo scrittore Len Wein per produrre una storia di otto pagine chiamata “Swamp Thing”. Il travolgente successo ha spinto la DC a trasformarla in una serie regolare, e Wein e Wrightson sperano di poter curare per sempre il loro uomo-diventato-mostro-di-palude.

«Eravamo ben consci che stavamo facendo di un mostro un eroe, e abbiamo cercato di stare molto attenti a come presentarlo», spiega Wrightson. «Abbiamo discusso a lungo su come avrebbe dovuto presentarsi: doveva essere orribile, naturalmente, perché è un mostro, ma non doveva spaventare perché è anche un eroe.»

«A parte questo, davvero non abbiamo pianificato un sucesso del genere. L’idea era: “Facciamo una storia delle origini, e poi iniziamo il secondo episodio dal punto esatto in cui finisce il primo, e poi vediamo dove arriviamo.»

Insieme, Wrightson e Wein hanno prodotto una classica serie di dieci numeri (recentemente ristampata da DC come Roots of the Swamp Thing), facendo scontrare il loro eroe vegetale contro Patchwork Man, streghe, fantasmi, demoni lovecraftiani ed addirittura Batman. Sfortunatamente, la creatività del fumetto ha iniziato a scarseggiare.

«Siamo entrati nella modalità “mostro del mese”», confessa il co-creatore. «Ogni storia prevedeva altri mostri, un po’ più grandi e un po’ più brutti, e Swamp Thing li batteva. Per quel che mi riguarda, ho cominciato un po’ ad annoiarmi, e credo anche Len, perché in seguito non ha lavorato molto come scrittore.»

La serie è andata avanti senza di loro per un po’, e si è parlato eventualmente di cancellazione. Sebbene il personaggio di tanto in tanto sia sbucato fuori in altre pubblicazioni DC, sembrava difficile che sarebbe stato protagonista di altre storie. Poi è uscito il film [in Italia, Il mostro della palude] e Wrightson è corso al cinema per vedere come fosse stata trattata la sua creatura da parte del suo più grande nemico: Hollywood.

«Per i primi 15 o 20 minuti circa c’è davvero roba buona», specifica Wrightson. «Fino al momento in cui vedi il mostro è un buon film. Tutta la parte con gli scienziati e gangster era davvero intrigante: ero lì, nel drive-in, guardando il film e dicendo “Yeah! Yeah!”»

«E poi è arrivato il mostro, e tutto ha cominciato ad andare davvero male. Appena appare Swamp Thing, Wes Craven decide che è il momento di fare un campy movie, un film kitsch: e tutto si è fatto molto imbarazzante per me.»

Nonostante il flop al botteghino, si è lo stesso deciso di resuscitare il fumetto di “Swamp Thing”. Len Wein è tornato come editor nei primi numeri, con Marty Pasko ad occuparsi delle storie, e decidendo che la serie aveva bisogno di un po’ di sprint, ha chiamato lo scrittore britannico Alan Moore per rinvigorire il personaggio. Wrightson approva il lavoro di riscrittura del personaggio adottato da Moore.

«Lo amo!», applaude. «È una differenza come dal giorno alla notte, rispetto a quello che abbiamo fatto noi. In così pochi anni hanno cambiato così completamente il personaggio che è incredibile. Mi piace davvero il lavoro di Moore: è uno dei migliori scrittori in circolazione.»

Quando Wrightson ha lasciato “Swamp Thing” all’inizio degli anni Settanta, si è preso una pausa dai fumetti a colori. Avendo già lavorato ad un clone di breve vita delle riviste “Creepy” ed “Eerie”, decise di accettare un’offerta di lavoro dall’editore Jim Warren, una situazione che si dimostrò subito ideale.

«Avevo libertà assoluta e totale! Avrei potuto fare tutto ciò che avessi voluto», ricorda Wrightson. «Warren era un micione con me [was just a complete pussycat with me]. Era in gamba, divertente e piacevole. Non mi ha mai dato un solo problema. Ma quando dico questo alle persone che hanno lavorato con lui, queste si mettono le mani fra i capelli e dicono: “Non stiamo parlando dello stesso uomo”.»

Il veterano di “Creepy” Wrightson recentemente è tornato nel mondo dei fumetti a colori. L’anno scorso [agosto 1986], avendo bisogno di soldi e superando la sua antipatia per i supereroi, ha disegnato un fumetto per la Marvel Comics che ha portato l’Uomo-Ragno in una dimensione mitica popolata di creature mostruose. [Hooky, Marvel Graphic Novel 22: in Italia, All American Comics # 9, All American Comics # 10, All American Comics # 11, All American Comics # 12, Best Comics # 3, Spider-Man Collection # 10. Nota etrusca] Quest’anno [settembre 1987] ha completato un altro fumetto con l’incredibile Hulk e la Cosa dei Fantastici Quattro [The Big Change, Marvel Graphic Novel 29: in Italia, Play Special # 2], un progetto che lui non ha voluto accettare finché la Marvel non ha acconsentito alla sua unica richiesta.

(© 1987 Marvel Comics Group)

«La mia condizione per fare quest’ultima storia di supereroi era di non dover disegnare un solo singolo umano», spiega. «Ho detto: “Ok, farò questa cosa con Hulk e la Cosa”. Di sicurono sono supereroi ma sono anche mostri. Quindi insieme allo scrittore Jim Starlin li abbiamo messi su un pianeta alieno o in un’altra dimensione perché non volevo disegnare alcun essere umano: solo mostri, dall’inizio alla fine [from cover to cover].»

Ora Wrightson sta passando del tempo con la sua famiglia, dedicandosi alla scultura e alla pittura mentre cerca di riesaminare la propria carriera nei fumetti. Al di là della sua scelta, se deciderà o meno di tornare ai fumetti, di certo Wrightson vuole continuare a creare nuovi orrori cinematografici.

«Mi piacerebbe lavorare di più nel cinema. Se potessi farlo e continuare a vivere a New York, sarebbe grandioso. Non esiste che io vada ad Hollywood!», dice Berni Wrightson. «So che se io vivessi sulla West Coast lavorerei di più nei film, ma mio Dio, chi vuole vivere in California?»


Appendice 1

Ecco le dodici tavole di Berni Wrightson per Unico indizio: la Luna piena (Cycle of the Werewolf, 1983), apparse in Italia nel marzo 1986 grazie a Longanesi e, dopo una ristampa del 1988, scomparse nel nulla: con la TEADue la Longanesi ripresenta il testo senza immagini. Per rivedere in Italia i disegni di Wrightson bisogna aspettare la ristampa Salani 1991 e una CDE (Club Degli Editori) forse datata 1995 ma non sono sicuro.
Visto che tutte le citate edizioni sono vendute a prezzi inavvicinabili su eBay e Amazon, spero apprezziate questo regalo.
Cliccate sulla foto per ingrandire.



Appendice 2

Tavole di Berni Wrightson estratte da Uomo Ragno: Hooky (The Amazing Spider-Man: Hooky) scritto da Susan K. Putney, Marvel Graphic Novel n. 22 (agosto 1986): in Italia, “All American Comics” dal n. 9 (maggio 1990) al n. 12 (agosto 1990).
Cliccate sulla foto per ingrandire.



Appendice 3

Tavole di Berni Wrightson estratte da L’incredibile Hulk e la Cosa in: Il grande cambiamento (Thing and Hulk: The Big Change) scritto da Jim Starlin, Marvel Graphic Novel n. 29 (settembre 1987): in Italia, Play Special n. 2 (PlayPress, aprile 1990), traduzione di Wainer Fini.
Cliccate sulla foto per ingrandire.



Appendice 4

Ecco i link per approfondire il maestro del fumetto mediante il ricco speciale di Ivano Landi:

Section Three – Berni Wrightson /1: L’infanzia fuori dagli schemi del futuro “Maestro del macabro” (1948-55)
Section Three – Berni Wrightson /2: Gli anni giovanili della formazione artistica e dell’apprendistato (1967-70)
Section Three – Berni Wrightson /3: Dalla DC alla Marvel e ritorno (1970-71)
Section Three – Berni Wrightson /4: L’esperienza di Swank e la collaborazione con Vaughn Bodé (1971-72)
Section Three – Berni Wrightson /5Badtime Stories e l’avvento di Swamp Thing (1972)
Primo intermezzo – Man-Thing: Le due “cose della palude” Marvel e DC (1971-72)
Section Three – Berni Wrightson /6Swamp Thing #2-10 (1973-74)
Section Three – Berni Wrightson /7The Monsters – Color the Creature Book (1974)
Section Three – Berni Wrightson /8: Gli anni della Warren Publishing (1974-75)
Section Three – Berni Wrightson /9: Gli anni della Warren Publishing /2 (1974-75)
Section Three – Berni Wrightson /10: Gli anni della Christopher Enterprises (1975-76)

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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25 risposte a Berni Wrightson e il cinema (1987)

  1. Conte Gracula ha detto:

    Bravo, molti disegni sono davvero belli!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Un ragazzo in gamba, ‘sto Berni 😀

      Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        Confermo, confermo… avendo avuto la fortuna, tra le altre belle cose, di leggere pure gli anni d’oro pre-Alan Moore del suo Swamp Thing 😉
        Il film me lo ricordo, e non posso che condividere le impressioni di Wrightson: forse era semplicemente ancora troppo presto per rendere in maniera decente la sua creatura su grande schermo. Chissà che ne pensava della serie tv primi anni ’90 (comunque migliore dei due film)…

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Hanno fatto anche un remake in tempi recenti, non so però quanto “ufficiale”, di qualità pari ai film recenti. Cioè bassissima…

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  2. Ivano Landi ha detto:

    Un grande Maestro in azione! Devo comunque constatare che hai anticipato un’intera mia puntata della serie The Studio (colpa della mia lentezza) e che dovrò così inventarmi qualcosa di nuovo, non so ancora cosa, quando sarà il momento ;D
    Ti ringrazio poi moltissimo per i link, ma a questo punto voglio anche segnalarti che prima dei post da te citati ho dedicato tutti e dieci i post della Section Three a Berni Wrightson e in più, in tempi recentissimi, ho dedicato un post della Section Six tutto al suo Frankenstein.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, mi spiace per lo “spoiler”, ma magari le immagini possono servirti 😉
      Corro ad integrare tutte tue primizie che mi ero perso! ^_^

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      • Ivano Landi ha detto:

        Grazie mille per l’aggiunta, Lucius! Che stranezza però… se parto dall’etichetta “Bernie Wrightson” del mio blog, al primo posto appare il post su Frankenstein, se entro attraverso il tuo link, mi sembra che quel post neppure sia compreso in lista. Insondabili misteri di Blogger!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti quando la settimana scorsa ho consultato il tuo blog per trovare i riferimenti a Berni, mi ha dato pochissimi risultati, e tutti disordinati!
        Se poi da WordPress linko Blogger temo che le due case rivali si facciano dispetti 😛

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      • Ivano Landi ha detto:

        Vero! Ho fatto una nuova prova e mi dà solo quattro risultati. Assurdo!
        Temo così che l’unico modo per arrivare all’elenco completo dei mie post su Bernie sia passare dalla Pagina Statica “Tutti i post divisi per serie”.
        A proposito di Bernie… sai che ci ha lasciato poco più di un anno fa, vero?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non sapevo della recente dipartita e ho aggiunto anche questo: in pratica è un post work in progress 😀
        Ho aggiunto una Appendice 4 dove ho riportato i link della sua Section Three: l’unico modo per uno sguardo omogeneo sull’autore nel tuo blog.
        Se un giorno ti andrà e avrai tempo a disposizione, potresti aggiungere il tag “Bernie Wrightson” a tutti i post dove ne parli, così che si possa avere un link unico che rimandi a tanti post contemporaneamente 😉

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      • Ivano Landi ha detto:

        In realtà, per quel che ne so io, il tag “Bernie Wrightson” figura in tutti i post in cui ne parlo. Quindi devo solo capire cos’è che non funziona a dovere…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non so come funziona Blogger, non so aiutarti…

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      • Ivano Landi ha detto:

        Appena ho tempo farò un’indagine più approfondita e cercherò di risolvere. Intanto grazie per avermi omaggiato addirittura di un’intera appendice.
        Più tardi poi spammo un po’ giro…

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Magari chi leggerà questa intervista vorrà approfondire l’autore e tu hai già tanto materiale pronto: situazione perfetta! ^_^

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  3. Fausto Vernazzani ha detto:

    Perché non si parla tutti i giorni di Bernie Wrightson? Dovrebbe imporlo una legge. Grazie per questa bellezza ❤

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  4. pirkaf76 ha detto:

    La storia di Spidey mi manca, ma per fortuna sono possessore di una copia dell’introvabile oltre che costoso Unico Indizio La Luna Piena.
    Dove per inciso le illustrazioni di Berni sono l’unica cosa valida.

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  5. Cassidy ha detto:

    Fantastico post su un artista incredibile, grazie per averlo tradotto! Per altro, quella storia di Spider-Man disegnata da Berni Wrightson è nella mia collezione, un racconto unico ma molto efficace e divertente, sul disegnato benissimo, non credo serva nemmeno sottolinearlo 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

  6. Zio Portillo ha detto:

    Bellissimo post e grandiosa traduzione. Roba che sarebbe passata inosservata per il 99% di noi. Grande Lucius! Se non ci fossi tu…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Troppo buono, si fa quel che si può. Spero di trovare altre chicche, soprattutto di quel mondo sommerso e sconosciuto dei creatori grafici per il cinema, che non so neanche come si chiamino precisamente.
      In questo pezzo purtro viene solo accennato all’impegno di Berni per “Ghostbusters” e mi sarebbe piaciuto approfondire, invece non ho trovato nulla. Eppure chi concepisce le creature che segnano il successo di un film dovrebbe essere piu noto…

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      • Ivano Landi ha detto:

        Non so se hai già visitato anche questa pagina:
        https://www.imdb.com/name/nm0942951/?ref_=nv_sr_1
        Trovi elencati tutti i film con il contributo grafico di Bernie Wrightson. Può essere un punto di partenza.

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ah, ma allora è riuscito a lavorare a “The Mist”! Credevo che alla fine l’avessero affidato ad altri: ci ha messo vent’anni, ma è riuscito a realizzare il sogno espresso nel 1987 😛
        Mi piacerebbe trovare interviste come questa di “Fangoria” dove Wrightson parla in prima persona del suo lavoro al cinema, perché su questa materia giornalisti o terze persone troppo spesso sparano informazioni molto poco attendibili. (Ne è l’esempio qualche giorno fa, quando le più autorevoli fonti di informazioni hanno dato l’addio a Bill Gold, autore del manifesto cinematografico di “Alien”… peccato che lui non ci avesse mai lavorato!)

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      • Ivano Landi ha detto:

        Ne so ben qualcosa, quando mi sono trovato a lavorare sui miei post sul film “Argo” e mi sono trovato davanti ad articoli di giornali e riviste punteggiati, a quarant’anni di distanza dai fatti, di errori e lacune.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ terrificante fare lo slalom in mezzo ad una spiazzante mancanza di affidabilità. Essendo poi “roba da film” pare che nessuno si senta in dovere di accertare le notizie…

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