CIA II: Target Alexa (1993) Nome in codice: Alexa 2

Continua il viaggio negli “anni maschi” di un attore oggi noto esclusivamente per una dimenticabile serie TV.

La PM Entertainment Group è lanciatissima su tutti i fronti e talmente soddisfatta di Lorenzo Lamas da giungere fino… a fargli dirigere un film! Sarà il suo primo ed ultimo lavoro registico – ad esclusione di qualche episodio di “Renegade” – ma premetto che il nostro eroe se la cava benissimo: se non ha più diretto forse non gli andava.
La storia di Nome in codice: Alexa (1992) meritava un seguito – anche perché nel marzo del 1993 esce in patria il “nikitoso” Point of No Return (1993), che arriva in Italia già dal mese successivo come Nome in codice: Nina – è dunque il momento di CIA II: Target Alexa.

Temo che questa grafica sia una rielaborazione per il DVD

IMDb ci parla di un’uscita in anteprima in Germania nel dicembre del 1993 e poi uno sbarco nelle videoteche americane addirittura nel luglio del 1994: non sa che noi italiani arriviamo sempre prima, quando si parla di serie Z.
Ignoto a qualsiasi tipo di home video, il film sbarca nella TV italiana venerdì 4 marzo 1993 – in tempo per bruciare il film con Bridget Fonda! – in prima serata su Italia1 e con il titolo Nome in codice: Alexa 2.

L’unico film che può vantare tale scritta!

La collaudata coppia d’azione, dentro e fuori dal set (ancora per poco!), si smazza i compiti: Lamas fa il regista e si ritaglia un piccolo ruolo da maschio latino coi capelli al vento, mentre sua moglie (ancora per poco) Kathleen Kinmont scrive il soggetto, trasformando il suo personaggio da inutile bambolina in una melensa storia d’ammmore a splendida action woman. Mi sembra ovvio che l’Effetto Nikita ha scosso le fondamenta anche del più infimo cinema di genere, e dai primi anni Novanta le donne spaccano!

E basta con ’sti capelli al vento!

Ovviamente i due sono semplici attorini di serie Z che giocano a fare i cineasti grazie alla connivenza dei due fedeli produttori – Joseph Merhi e Richard Pepin, eredi del cinema Cannon ma più interessati alla marzialità – ma sono comunque due professionisti che conoscono il loro pubblico e sanno cosa dargli. Paradossalmente riescono molto meglio qui che nel successivo noiosissimo Final Round.

Alexa: la vendicatrice del supermarket

Recuperata sua figlia, l’ex agente super-addestrata ed ex terrorista Alexa (Kinmont) vive tranquillamente in un ranch a far trottare i cavalli. Quando però va a fare la spesa ed entrano due criminali mascherati, esagera uno zinzinino nella legittima difesa salviniana e li smonta pezzo per pezzo.

Bronson aveva la Legge di Murphy: io ho la Legge di Salvini!

Arrestata e con la minaccia di vedersi tolta la figlia, Alexa si ritrova a dover accettare la proposta del suo ex capo/addestratore/amante Mark Graver (Lamas): è il momento di tornare in azione.

Ah, la moda degli anni Novanta…

Un terrorista ha rubato una specie di telecomando per guidare missili nucleari, o qualche baggianata simile, ma a fare paura è il fatto che il perfido Franz Kluge ha la faccia di John Savage. Quando penso di aver visto il peggio che il povero attore possa interpretare, devo ricredermi.

Quando meno te lo aspetti, sbuca Savage…

Kluge e il suo esercito di buffoni vuole conquistare il mondo ma ha un punto debole: ama ancora Alexa, la sua donna che tempo prima l’ha abbandonato. Quando se la vede ritornare, dicendo che ha mollato la CIA e vuole rientrare nella sua vita, rimane indeciso sul da farsi.

La splendida Lori Fetrick, negli American Gladiators col nome di Ice

Quello che né Kluge né la CIA sanno è che c’è un nemico nell’ombra, un perfido criminale che ha uomini infiltrati sia nelle fila del terrorista che in quelle della CIA, e si sta preparando a fregarsi lui il telecomandone nucleare. Un criminale chiamato Ralph Straker e con il baffetto d’acciaio di John Ryan, fresco del costume da robot del coetaneo Il guerriero d’acciaio (1993) e ancora abbronzato da Delta Force 3 (1991).

Quando il baffetto d’acciaio si unisce al sopracciglio che uccide!

Tutti dicono e fanno le cose stupide che si dicevano e si facevano nei filmacci di cassetta del periodo: quello che conta non è certo la trama e i vari “colpi di scena” ben poco appassionanti.

Questo campo terrorista è troppo piccolo per due donne!

Lamas guida tutta l’operazione con mano sicura, tirando fuori un prodotto indistinguibile da un classico action di basso profilo dell’epoca: registi ben più blasonati hanno fatto decisamente meno. Sa che i suoi spettatori vogliono calcioni marziali e chiama il mitico Art Camacho a fare da coreografo dei combattimenti, lezione che tanti registoni non hanno voluto capire: anche se tiri due calci in croce, tirali bene e sembreranno dieci!

Un educato scambio di vedute fra signore

Le scene di lotta sono poche ma tutte ottime, nel loro piccolo e per essere un film non marziale con attori non marziali, e in un paio di punti addirittura la filiforme ed efebica Kinmont potrebbe alla lontana sembrare una donna d’azione!

Una comparsata di Branscombe Richmond

Gente che vola dalle finestre, elicotteri che mitragliano campi nel deserto, eserciti che sparano ovunque e via dicendo: è la parata delle grandi occasioni come solo in un’epoca d’oro della Z si poteva sperare di vedere.

Action a go-go!

La noia totale del primo film è dimenticata, lasciando il posto ad un prodotto che se fossimo negli anni Ottanta porterebbe il marchio Cannon, dando però spazio e importanza ad una donna d’azione come solo i Novanta possono fare.

L.

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10 risposte a CIA II: Target Alexa (1993) Nome in codice: Alexa 2

  1. Zio Portillo ha detto:

    Credo di averlo beccato in tv in qualche afosa serata estiva. Ricordo nitidamente alcune scene mentre per altre (tipo la legittima difesa salviniana al supermarket) è buio totale.

    Piace a 1 persona

  2. Cassidy ha detto:

    Lamas inizia a sfoggiare la versione di sé stesso modalità “Belli capelli” che lo ha reso celebre, ma mi fa più impressione nella foto con didascalia sulla moda anni ’90. Ma perché è vestito come Linda Hamilton in “Terminator 2” quando Sarah Connor fa irruzione a casa di Dyson?

    Lori Fetrick non la ricordavo così caruccia, eppure lo guardavo sempre “American Gladiators” ma si vede che da questo film a quella trasmissione, nel frattempo ha fatto altre mille ore di palestra 😉 Cheers

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Uno scontro tra i coniugi-attori in periodo di divorzio ci sarebbe stato bene. Una Guerra dei Roses in salsa di menare 😛

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  4. Anonimo ha detto:

    A me comunque, quando vedo queste recensioni e queste facce, verrebbe voglia di recuperarli tutti, i più putridi e i salvabili…insomma, Lucius, ti invidio il ciclo di post! 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Sì, devo ammettere anch’io che con Lorenzo al timone registico si è visto qualcosa di decisamente migliore rispetto al primo film… sarebbe stato interessante vederlo dirigere qualcos’altro (al di là di episodi sparsi di Renegade: non pessimi, certo che no, ma rimaniamo su di un piano del tutto differente).
    Riguardo alla grafica dei titoli non vorrei sbagliarmi, ma non sembra essere la stessa che in tv…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, sono abbastanza convinto che quella grafica sia stata sovrapposta al momento di portare in digitale il film. Ovviamente in ogni Paese del mondo tranne in Italia, che finiti gli anni Novanta non ne vuol più sapere di Lamas a parte Renegade…

      "Mi piace"

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