Misfire (2014) Bersaglio mancato

Posso resistere a tutto, tranne alle tentazioni. Così quando CineSony, canale che con Cielo si divide l’onore di doppiare in italiano il peggio che la Z inedita abbia da offrire, presenta in palinsesto un film con Gary Daniels addirittura protagonista… mi dite come dovrei fare io a resistere?
Lo so già che sarà una mazzata da antologia, ma DEVO vederlo… Anche perché è inedito in home video italiano, quindi lo si può vedere solo su CineSony.

Il film è disponibile su Infinity.

Come si fa a non voler bene a Gary Daniels?

I nostalgici del grande cinema marziale americano anni Novanta ricorderanno i biondi boccoli di Gary Daniels in pietre miliari come Quadrato di sangue (1991) e Impatto finale (1992), ma quando il campione di kickboxing passato al cinema ha cominciato a figurare come protagonista… be’, non sono state tutte pesche e crema (come dice Cassidy): a parte Natale di fuoco (1996), a cui sono molto affezionato, non è che Gary abbia brillato come eroe d’azione protagonista.
Figuriamoci quando il cinema è morto e ha cominciato a fare da tappezzeria in filmacci inguardabili, tipo Submerged (2005) con Seagal, Hunt to Kill (2010) con Austin o Game of Death (2011) con Snipes: il ruolo è sempre lo stesso, lo svogliato figurante che rimane sempre sullo sfondo. Eppure è l’unico del cast di Tekken (2010) che abbia vere conoscenze marziali…

Il nome della Z anglo-messicana

Gary Daniels è un mito e vederlo in locandina è sempre un balsamo per il cuore, ma anche lui deve pagare il fruttivendolo sotto casa e quindi cade nella “trappola messicana”.
La Badhouse Studios Mexico infatti ha trovato una formula perfetta: girare infimi e infinitesimali filmucoli locali che però possono contare sulla vendita all’estero grazie alla presenza di una sbiadita star del passato. La casa l’ho conosciuta per la prima volta con Larceny (2017), filmucolo che si regge esclusivamente sulle ampie spalle di Dolph Lundgren.

Pronto? Come? Un filmaccio in Messico? E va be’, dài, che ho il conto del salumiere

La casa adora gli Eroi della Z quindi ecco Dead Drop (2013) con Luke Goss e Cops and Robbers (2017) con Michael Jai White, Rumble (2016) di nuovo con Daniels e Dead Trigger (2017) di nuovo con Lundgren. (Quest’ultimo m’era sfuggito, dovrò recuperarlo.)
Oltre agli attori chiama anche tecnici, così abbiamo Benjamin Budd a sceneggiare questi film e R. Ellis Frazier a dirigerli e co-produrli: c’è da aspettarsi grande Z di pessima fattura da questa Trappola Messicana…

Un altro inedito doppiato da CineSony

La caratteristica principale di Misfire – cioè la noia sbadigliona – è immediatamente palesata. La scena iniziale dura venticinque ore e non succede una mazza di niente. Gary fa il peggiore appostamento della storia perché si mette davanti al criminale che deve spiare e lo guarda fisso fisso con la faccia dura dura. Stranamente il criminale capisce di essere spiato e se la dà a gambe: Daniels riceve l’ordine di NON inseguirlo, quindi lo insegue, e poi lo uccide. Fine, quella scena non avrà ripercussioni e non sapremo mai chi era quel criminale.
Venticinque ore buttate nel cesso e ancora deve apparire il titolo del film!

Gary fa il Big in Juárez

Cole (Daniels) riceve una richiesta d’aiuto dal fratello Johnny (Michael Greco). Curiosamente i due attori sono entrambi britannici, con soli sei anni di differenza ed entrambi dal posssente fisico palestrato: eppure la credibilità della scelta richiede lo stesso grado di sforzo di fantasia che ci voleva, negli anni Ottanta, per credere Bud Spencer davvero fratello di Terence Hill. (È una vita che non rivedo un loro film ma ricordo che spesso interpretavano fratelli.)

Due gocce d’acqua…

Johnny ha fregato la moglie al fratello ma ora gli chiede di scordarsi ’o passato e aiutarlo: la donna in questione è stata rapita dal crimine messicano perché con la sua inchiesta giornalistica si era avvicinata troppo ad un boss locale.
Se per errore credete che questa sia una trama normale, specifico che sono servite 120 ore di film perché si capisse quale cazzo fosse la trama…

Luis Gatica fa il boss più noioso del Messico

Al di là del soggetto del film – un classicone del tipo “eroe torna in azione per aiutare ex moglie e fratello contro il boss del crimine” – la particolarità del film è che si sviluppa unicamente tramite lunghissime e noiosissime scene in cui non succede una stra-mazza di niente, e tu pensi “Ma forse CineSony ha dei problemi di connessione e si è incantato il segnale… sono venti cazzo di minuti che il film è iniziato e nessuno ha detto ancora una fottuta parola! Ma cos’è, Ingmar Bergman in Action?”.

E dàccelo, un calcio!

Lo stile è perfettamente identico a quello riscontrato con Larceny (2017), e temo sarà così anche per gli altri film citati: lunghe scene vuote che incedono sul volto inespressivo degli attori, che oltre ad uno sguardo rapito dal nulla non mostrano altro.

Calcio in panza, calcio de sostanza

Daniels è in splendida forma come è sempre stato, e oltre ai soliti due calcetti da minimo sindacale addirittura si lancia nella sua celebre “alzata da terra”, cioè quella tecnica per cui da sdraiati con un colpo di gambe ci si rialza al volo. (Potete non credermi, ma quando avevo vent’anni ci riuscivo anch’io: un istruttore d’atletica in palestra svelò che era molto più facile di quel che sembra, una volta che si sa cosa fare.)

Lunghe e inconcludenti scene al tramonto: noia totale!

Purtroppo il nostro Gary non fa altro se non far sbadigliare fino a slogare la mascella… che sia questa la sua tecnica marziale segreta?

L.

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19 risposte a Misfire (2014) Bersaglio mancato

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ora pretendo che qualcuno riesumi Bergman, prenda Daniels e gli faccia fare il cavaliere de “Il Settimo Sigillo” che al posto di giocare a scacchi con la morte la prende a calci in bocca! E poi voglio vedere i critici seri ad arrampicarsi sugli specchi per provare a spiegare il metaforone che si cela dietro ai calci volanti!
    Scherzi a parte, ma mandare il buon Daniels fino in Messico a tirare due pedate e due pistolettate in croce vuol dire veramente ravanare il fondo del barile! A sto punto ben vengano i bulgari con Seagal almeno il body count esagerato mi tiene sveglio.

    P.S.: nei film in cui Bud&Terence sono fratelli, di solito hanno la stessa mamma ma papà differenti (tipo nei due Trinità in cui la mamma faceva il mestiere più antico del mondo). Altre volte invece sono cugini come in “Io sto con gli ippopotami” e in “Non c’è due senza quattro”. Ma fratelli veri, di sangue, non lo sono mai stati. Può essere che in “Altrimenti ci arrabbiamo” siano “fratelli”, ma lo sono in quanto entrambi trovatelli cresciuti dal meccanico Geremia come il resto dei bambini.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Penso che anche in questo film i due siano fratelli di un genitore differente, anche se non viene detto. Non rivedo da svariati decenni i film di Bud&Terence, ma ricordo che da ragazzino al cinema per me erano sempre fratelli 😀

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  2. Austin Dove ha detto:

    ciao^^
    come mai giovedì nn hai pubblicato il commento del film apocalittico su cielo? “2012: qualcosa coi ghiacci”?

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  3. Kukuviza ha detto:

    Haha la nuova frontiera del z movie: l’introspezione! Così si risparmia ulteriormente.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non sarebbe neanche male, ma il problema è che dovrebbero dirci qualcosa, non limitare a mostrare un eroe immobile che ponsa! 😛
      Agli inizi del Duemila Soderbergh ha detto che ha rifatto “Solaris” perché l’originale è troppo lento, tirando fuori un film mille volte più lento. L’inizio dei due film è paradigmatico: l’originale prima ti spiega la situazione e poi ti fa vedere il personaggio pensoso, quindi tu immagini cosa stia pensando; il remake americano non ti spiega nulla prima di averti mostrato per un tempo vergognoso il protagonista che pensa. Ma che pensa? Boh, non si sa…
      Curiosamente molti pensano che basti mostrare un personaggio che pensare per fare “cinema impegnato”: dubito che sia il caso di questo filmetto messicano, ma di sicuro è uno stile sempre più in voga…

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      • Kukuviza ha detto:

        Mi ricordo di aver letto che a Carl Barks non piaceva l’arte moderna perché diceva qualcosa come che si può fare qualsiasi cacchiata e dargli qualsiasi significato. Ecco, magari era un po’ estremo però magari non aveva proprio tutti i torti. Viene preso l’aspetto estetico (o uno degli) di un capolavoro e lo si piazza dove non c’è contenuto pensando che era quell’aspetto il senso di tutto.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Verissimo. E’ come se io usassi gli stessi pennelli di Da Vinci: dubito che il risultato gli assomiglierebbe 😛

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  4. cumbrugliume ha detto:

    PRaticamente il titolo “bersaglio sbagliato” si riferisce alla godibilità del film! Beh, quantomeno sono onesti…

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Tornato da weekend fuori porta e cosa mi ritrovo? Daniels? Gnam gnam 😋
    E ho fatto in tempo a notare un altro spoiler su una mia prossima rece…ma non mi sbottono!!! 😂😂😂

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  6. Giuseppe ha detto:

    Ingmar Bergman in Action? 😀
    E allora come non vedere sotto una luce differente il calcio di Gary lassù, nella penultima immagine? “Questo (il punto d’impatto) è il posto delle fragole, coglione!” 😀
    Quanto al tipo che all’inizio non doveva inseguire, credo abbia deciso di farlo perché l’aveva finalmente riconosciuto (da qui l’espressione dura): era il salumiere arrivato fin lì per fargli saldare il conto e, quando ha visto a quanto ammontavano gli arretrati, non ha avuto altra scelta che ucciderlo. 😛

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