Back in Action (1993) Una spietata coppia di vendicatori

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Questione: esiste la Z buona? Quella che, pur assestandosi nelle zone recondite dell’alfabeto, è in grado di soddisfarti senza alcun rischio di sincope e senza che tu debba allacciare i neuroni per scongiurare il rischio di perderli?
Tesi: sì, esiste, seppur in rari esemplari da ricercare col lumicino e da custodire gelosamente per salvarli dall’ignominia riservata alla lettera “scarlatta”.
Antitesi: no, non esiste, perché il concetto stesso di Z esclude qualsivoglia emozione positiva che non sia condizionata da una discesa, fisica ed intellettuale, negli inferi cinematografici.

Sul banco degli imputati, per dirimere l’aggrovigliata faccenda, poniamo Una spietata coppia di vendicatori, rozzo film d’azione anni ’90 che fa decisamente al caso nostro. Diciamo che già il discutibile titolo italico (in originale Back in Action) e una sua variante ancora più ridicola ed acchiappacitrulli (Un Sotto i colpi dell’Aquila II che non ha nulla a che vedere col capostipite), farebbero propendere per l’antitesi. Tuttavia, dedichiamoci alla visione prima di saltare a conclusioni forse affrettate.

La pellicola inizia con una compravendita di droga in un cimitero: all’improvviso compare il faccino del poliziotto sotto copertura Frank Rossi, cioè Roddy Piper; subito dopo giunge Billy Blanks (che, per non sprecare troppa fantasia, interpreta… Billy) e il cast si configura come Z di origine controllata. Ma è un po’ tutto il contesto che si colora della lettera menzionata: il fustacchione d’ebano arriva in loco col taxi (!) e comincia a far sgranocchiare le teste dei nemici come noccioline, si segnalano i primi dialoghi opinabili («Faccio questo da prima che tu imparassi a masturbarti» «Mai imparato») e, quando la situazione precipita con inevitabile sparatoria, le donne presenti principiano a urlare come furetti in calore.

Entrambi i protagonisti hanno i loro bei problemi (un collega ucciso e una sorella che se la fa con uno dei criminali) ma i loro volti affranti sono fastidiosi quanto lo stridio delle unghie sulla lavagna. Per fortuna, e qui la tesi inizia a riprendere quota, il regista ha la brillante intuizione di farli parlare poco, recitare il meno possibile e combattere molto. In quello se la cavano egregiamente e il primo incontro-scontro Piper-Blanks è una piccola chicca per chi è cresciuto a pane, wrestling, action e rock and roll. Il secondo in particolare è impressionante: praticamente mena qualsiasi essere vivente con cui entra in contatto. In compenso le alte sfere che hanno partorito la pellicola non si sforzano troppo per dettagliare la trama: sempre Blanks, timoroso che il boss dei malviventi voglia fare del male alla congiunta, se ne va in giro nottetempo, rigorosamente in taxi, fermando la gente per strada e lasciandosi andare a frasi tipo «Sai dove posso trovare Kasajian? Vuole uccidere mia sorella», «Lo conosci Kasajian? Digli di non uccidere mia sorella». Alla faccia.

Vista la sua gestione dei rapporti interpersonali a parole capisco l’abuso di calci: se un giorno dovesse convolare a nozze, invece di un “Sì, lo voglio”, ecco una bella pedata in bocca alla sposa. Mi pare ovvio. Comunque, anche il wrestler scozzese ha le sue gatte da pelare con familiare giornalista talmente ficcanaso e sensibile che dopo un conflitto a fuoco, facendo la conta dei cadaveri, titola “Polizia 6, criminali 1”. Davvero fine. Intanto la coppia di protagonisti, nel mentre diventati amici, è sempre più fuori controllo con Roddy scatenato tra sparatorie e mosse da ring e Billy che oramai prende a calci persino le porte.

Che sia un lungometraggio dove si bada al sodo è sintetizzato anche dal fatto che, sovente, i personaggi sono smisuratamente sudati, come se se le suonassero, all’insegna del divertimento smargiasso, pure tra un ciak e l’altro: l’ipotesi non mi pare campata in aria. Ed è forse l’ipotesi che, ancor prima dell’ovvio finale rissaiolo, risolve il dilemma iniziale: a questo film si possono attribuire tutti i difetti del mondo ma i medesimi difetti, la coppia Piper-Blanks, li spazza via a suon di botte da orbi. Si divertono e ci si diverte, in fondo cosa volere da una pellicola di siffatta specie? Quindi, dopo attenta riflessione, la mia sentenza è la seguente: la Z buona esiste, alleluia, alleluia.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

– Altri post di Willy l’Orbo:

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15 risposte a Back in Action (1993) Una spietata coppia di vendicatori

  1. Zio Portillo ha detto:

    Vado a memoria ma mi pare che questo sia il primo film in assoluto recensito da Willy che mi sia venuta voglia di vedere!
    Bel lavoro Mr. l’Orbo.

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  2. Cassidy ha detto:

    Mi piacciono le locandine, guardandole in sequenza, sembra una gara a chi sgomita di più per apparire tra Roddy Piper e Billy Blanks 😉 Willy, la prova che la “Z” buona esiste! Cheers

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Lucius non hai messo immagini perché il film è troppo buono! Habemus Z da leccarsi i baffi! 😁

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non ce ne sono in giro, o almeno non è sicuro che appartengano a questo film, essendo una chicca per pochi eletti.
      La mia copia in DVD acquisito da TV ha una qualità scarsina, e sammai la userò quando tratterò della Trilogia dei Colpi dell’Aquila, idea che accarezzo da molto tempo 😉

      "Mi piace"

  4. Giuseppe ha detto:

    Ma quanto avrà speso di taxi Billy Blanks, qua? E comunque hai ragione, Willy, siamo in presenza di uno dei rari casi di Z di livello superiore, con due protagonisti talmente azzeccati da farti perdonare tutto (dialoghi compresi). Ragion per cui anche questa volta mi esimerò da un esercizio di dileggio che questo film non merita… quello che merita è un cinque alto a Blanks e Piper per la spensierata oretta e mezza passata a farci compagnia! 😉

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    …e la rispetto ossequiosamente, anzi, è un ulteriore bollino di qualità per il film suddetto! 🙂

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  6. Pingback: Snakehead Terror (2004) Creature del terrore | Il Zinefilo

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