Nightmare 1 (1984) Dal profondo della notte

Abbiamo seguito la vita e le opere di Jason fino ad arrivare al punto in cui finalmente, dopo anni di tentativi infruttuosi, è arrivato a scontrarsi con il suo collega più giovane. Ma prima… è proprio quest’ultimo “collega” che merita di essere raccontato.

Dovendo parlare della nascita di un mito cinematografico il pezzo mi è venuto un po’ lungo, ed anzi sin troppi particolari ho dovuto lasciare fuori, magari per riprenderli più avanti. Spero leggerete fino in fondo: ne varrà la pena.

Freddy Krueger è protagonista di nove film (sei “classici”, una reinterpretazione, un versus e un remake): c’era così tanto da dire su di lui? Ovviamente no: il vero motivo è che si doveva avverare una profezia del 1600, data in cui William Shakespeare inserisce nel suo Re Lear una filastrocca che usa una parola a lui ignota. Una parola antica ma storpiata da secoli di uso popolano, e che entra nella lingua inglese solo molto tardi.

«He met the Night-Mare / and her nine foals [o folds]»

Né Shakespeare né i suoi successori sanno cosa significhi questa filastrocca, perché affonda le radici in una cultura antica e popolana che non ha lasciato tracce scritte, solo “immagini”: come quella dell’Incubo e dei suoi nove… cosa?
Già ho raccontato gli sforzi italiani per tradurre una filastrocca ignota addirittura a chi l’ha riportata nel 1600, quindi cito giusto Borges che ha voluto tradurre con “La Cavalla della Notte e i suoi nove puledri”. In realtà questa filastrocca non ha traduzione, è il risultato di secoli di sbiascicamenti terrorizzati di popolani che cercavano di tenere lontano il demone notturno sassone nachtmårt, la cui versione femminile nachtmarë ha dato vita ad una storpiatura secolare che solo in tempi recenti la lingua inglese ha accettato come nightmare.

Nel Re Lear Edgard affronta la sua paura dei demoni della notte snocciolando un night-spell, una delle tante filastrocche che ogni cultura ha sviluppato per esorcizzare la cavalcata notturna dei demoni. Perché l’Incubo non viene mai da solo: ha nove compagni… come nove film…
Visto che Wes Craven all’inizio del viaggio fa recitare un night-spell a tre bambine, come tre sono le streghe in un altro dramma di Shakespeare (Macbeth), il piano dell’opera è spiegato: questo sarà solo il primo dei nove compagni che seguiranno l’Incubo. La cui somma totale è quel dieci che scandisce la filastrocca in lingua originale.


«One… two… Freddy’s coming for you.
Three… four… Better lock your door.
Five… six… Grab your crucifix.
Seven… eight… Gonna stay up late.
Nine… ten… Never sleep again…»

«L’uomo nero non è morto,
ha gli artigli come un corvo,
fa paura la sua voce:
prendi subito la croce.
Apri gli occhi, resta sveglia:
non dormire questa notte»
(per saperne di più sulla resa italiana, Doppiaggi Italioti)


Un sottile richiamo alle tre streghe ammonitrici del Macbeth?

«Da bambino avevo spesso incubi, e dopo una notte particolarmente spaventosa chiesi a mia madre se avesse potuto venire con me nei sogni, per tenere lontano l’Uomo Nero [boogey man]. Mi rispose nel modo più gentile possibile che il sonno era un posto in cui tutti noi dobbiamo andare soli. Rimasi inorridito. Quello posò la prima pietra del futuro Nightmare

Così scrive Wes Craven nell’introduzione all’edizione limitata di un saggio (Never Sleep Again, 2016) che verrà stampato solo dopo la sua morte, avvenuta il 30 agosto 2015: possiamo dire che sono fra le ultime parole scritte dell’autore.
Nightmare è leggenda, e le sue origini sono mitologiche: Wes stesso le racconterà in mille modi diversi, perché è così che un buon mitografo si assicura l’immortalità.

Wes Craven sul posto di lavoro

Wes Craven è un uomo gentile e posato, «sembra più un insegnante di scuola del New England», lo descrive Dennis Fischer in Nightmares on Elm Street (1988), «il che in effetti è proprio ciò che lui è stato finché il virus del cinema gli è entrato nel corpo, dopo aver aiutato degli studenti a realizzare un loro film.»
Mollato l’insegnamento, per un anno Craven tira a campare a New York in cerca di entrare nel grande mondo del cinema, ottenendo solo lavoretti di basso profilo. Il massimo che riesce ad ottenere è la bassa manovalanza cinematografica: syncing rushes, cioè la sincronizzazione dell’audio, dopo averlo trasferito su supporto magnetico, perché combaci con il video. Un lavoro tecnico umile ma che Craven esegue con passione, e soprattutto lo fa per un produttore di nome Sean. S. Cunningham.

Cunningham sta lavorando ad uno dei suoi piccoli film di scarso successo che in seguito lo spingeranno ad optare per qualcosa di più grande richiamo (tipo Venerdì 13), e nel 1971 sta dirigendo e scrivendo Together, alla cui lavorazione Wes Craven partecipa come assistente in ogni singolo momento tecnico. Il rapporto fra i due funziona e quando arriva la proposta di fare un film horror Cunningham non ha dubbi: perché non lo facciamo fare a Wes? Nasce così L’ultima casa a sinistra (1972), il film epocale da cui tutto è nato: è nato lo slasher, è nato lo splatter, è nata la violenza mostrata senza veli, è nato il terrore che il male ti insegua fino a casa, è nato il vengeance movie moderno, è nato tutto… e Wes Craven è lì, a sporcarsi le mani nello scrivere una pagina della storia del cinema americano.
Noi italiani eravamo arrivati prima, Reazione a catena (1971) di Mario Bava aveva già inventato tutto ma, come sempre accade a chi inventa ma non sa sfruttare, nessuno se ne è accorto.

L’ombra di Freddy sta arrivando

Come dicevo, di miti delle orgini ne girano varie versioni. Brian J. Robb, nel suo Screams & Nightmares (1998), racconta che un giorno in un caffè di Santa Monica si incontrano Craven con Steve Miner, produttore che poi sarebbe diventato anche regista per i film di Cunningham. Per motivi misteriosi, i due cominciano a notare che nella cronaca nera sui giornali dell’anno precedente c’erano diversi casi di gente che, spaventata da terribili incubi, non voleva più dormire. Dopo infruttuosi tentativi di rimanere svegli, alla fine questa gente per forza tornava a dormire… e moriva.
Ma i caffè di Santa Monica sono anche emeroteche, con addirittura intere annate di quotidiani lì a disposizione? Diciamo che questa è la più deluente delle infinite versioni delle origini del film.

Seguendo il citato saggio il nostro Craven, ispirato da tutti questi fantomatici casi di gente che muore se va a dormire, scrive un copione che tutte le case cinematografiche fanno a gara per rifiutare. Altre fonti parleranno di ben sette anni di tentativi per trovare finanziamenti, anni in cui il regista dà fondo ad ogni risparmio e perde la casa: «Ho dovuto chiedere soldi in prestito a Sean Cunningham per pagare le tasse.» Temo che questo racconto delle origini sia un po’ troppo intriso di tragedia greca…

Alla fine solo Robert Shaye, fondatore della New Line Cinema, accetta la sfida. C’è chi dice che la casa stesse andando in bancarotta, altri dicono che era appena nata e altri ancora che invece era una storica casa in cerca di “sangue fresco”: scegliete la versione che vi piace di più. L’unica cosa sicura è che mediante un minimo investimento – e infiniti sforzi per rimanere nel budget – la casa ha vinto mille volte il jackpot e dopo il Duemila ha potuto inondare di dollaroni sonanti le tasche di Peter Jackson: la lunga, costosa e redditizia saga de Il Signore degli Anelli in fondo è nata grazie a Freddy Krueger e al suo ricco merchandise!

La casa giusta che ha visto giusto

«Ad Elm Street una buona notte di sonno può uccidervi»: così esordisce il giornalista Lee Goldberg sul numero di dicembre 1984 della rivista specializzata “Fangoria”, raccontando di quando è andato a visitare il set del film all’epoca della sua lavorazione.

«Prendete per esempio il sedicenne Glen. Se ne sta sdraiato a letto con le cuffie nelle orecchie e la televisione accesa al suo fianco, quando gli capita di addormentarsi. All’improvviso due artigli sbucano dal materasso e lo afferrano, trascinandolo dentro il letto. Tutto rimane immobile per qualche istante poi un fiume di sangue esplode dal materasso, raggiungendo il soffitto.»

Dopo aver assistito ammirato a questa scena, il giornalista viene raggiunto dal giovane attore appena “risucchiato”, che gli dice: «Roba forte, eh?». Questa è probabilmente la prima dichiarazione alla stampa dell’attore esordiente Johnny Depp!
Presentato come aspirante musicista, a Goldberg Depp dimostra di essere molto fomentato per il film (il giornalista lo definisce “entusiasmo dell’esordiente”) e racconta una storia incredibile, che merita di essere citata.

«Ho sempre pensato che sarebbe stato figo recitare e mi ha sempre stuzzicato. Il mio amico Nicolas Cage ha cercato di convincermi a diventare attore ma alla fine dicevo sempre “Nah”. Finché un giorno insieme ad un altro amico camminavamo per Melrose in cerca di un qualche impiego e alla fine siamo andati da Nick e il suo agente. Tre giorni dopo ho incontrato Wes e ho avuto la parte.»

Per me il pezzo può finire qui: se Nicolas Cage dà consigli di vita a Johnny Depp, allora… vale tutto!

Fotobusta italiana dell’epoca col giovane Depp

Robb cita nel 1998 una dichiarazione d’annata in cui Depp specifica che era totalmente diverso dal personaggio che Wes aveva in mente, eppure l’audizione andò benissimo. Perché? Sempicemente perché lì c’erano anche la figlia di Craven e le sue amiche, che impazzirono quando entrò Depp e convinsero Wes ad ingaggiarlo, venendoci “qualcosa di James Dean”.

Ma allora anche Johnny Depp è stato umano, un tempo…

Completato a luglio e lavorato a spron battuto per l’uscita di ottobre 1984 («è stato montato letteralmente nell’ordine in cui è stato girato», dichiara il produttore Bob Shaye), Wes Craven si affretta a non confondere i generi. «Non è un film horror», dichiara al citato giornalista, «è più un fantasy, un thriller impressionistico: è davvero qualcosa di straordinario, un film che sarà il punto di riferimento della mia carriera. Sarà davvero un gran bel prodotto.»
Insomma, Craven è gasato e non gli manca l’ottimismo, mentre invece il giornalista è un po’ meno impressionato. «È un film a basso costo che in pratica è un incrocio tra Dreamscape e Poltergeist».
Quando nel 1998 Craven racconterà le origini del film a Brian J. Robb, chissà se ricorda questo giudizio del giornalista:

«Tutti nel mondo dell’industria cinematografica sapevano di Nightmare tre anni prima che il film fosse girato, perché ne ho parlato a chiunque. Il copione stesso è stato sottoposto in pratica ad ogni studio di Hollywood. In Dreamscape c’è un tizio con artigli nelle dita, un ragazzo che ha paura di addormentarsi e la premessa è in pratica identica. Il film mi ha molto ferito, mentalmente e finanziariamente. La Paramount stava quasi per comprare Nightmare ma poi ha rinunciato, perché diceva che era troppo uguale a Dreamscape

Come vedremo, Wes non rimarrà mai a corto di veleno contro i suoi colleghi.


Tina: Dio, ti prego…
Freddy:
Questo è Dio…


Goldberg continua ad aggirarsi sul set finché trova un tizio seduto su una sedia, con il volto al buio: quando però la luce lo colpisce, si vede che ha il viso tumefatto: è un attore quasi quarantenne di nome Robert Englund, noto in TV per essere l’unico “buono” dei Visitors. «È difficile riconoscermi in questo film, sotto tre chili di makeup

Robert Englund

«Questa non è la solita roba slash-and-splatter, è qualcosa di più psicologico»: niente, non ce la fa nessuno a definirlo un film horror!

«L’attore che è in me vuole parlare in modo più intellettuale della parte [di Freddy Krueger] ma la realtà è che volevo fare un mostro. Ho fatto un western, un film di fantascienza, un film giovanile, un film di guerra sul Vietnam ed ora è il turno di un monster movie

Ecco, a questo calcolo ci possiamo credere, più che alle chiacchiere da “thriller psicologico” che ogni attore/autore ha pronunciato per qualsiasi film.
Il budget ridotto all’osso – IMDb parla di 1,8 milioni di dollari, mentre all’epoca Goldberg cita tre milioni: forse tre milioni nel 1984 corrispondono a 1,8 di oggi? – costringe a richiedere un miracolo negli effetti speciali, che in realtà sarebbero costosi: al miracolo ci pensa David Miller, che per una incredibile beffa del destino è stato scelto per il suo lavoro su Dreamscape, che se lo dite a Wes gli viene l’orticaria!

Quando Freddy era ancora Fred

Miller si mette a lavoro e crea un calco dell’attore David Warner, creando il volto di Freddy Krueger di sua fantasia, visto che nel copione non c’era alcun riferimento al suo aspetto. Dopo otto settimane tutto è pronto per le riprese, al che arriva il produttore e dice “Ehm, David Warner dice che non vuole più fare ruoli da cattivo, al suo posto abbiamo preso un certo Robert Englund”…
L’urlo di Miller si è sentito anche in sogno: otto settimane buttate nel cesso. Ha preso il calco e l’ha adattato sulla capoccia di Englund: “E mo’ ve lo pijate così!

Altri due ritocchini e il trucco è pronto

Adattata la maschera su Englund, il risultato è perfetto, soprattutto visto che è applicato ad un attore che ha capito il personaggio più del suo autore. Così nel 2009 scriverà Wes Craven nell’introduzione ad Hollywood Monster, la biografia di Englund.

«Una volta inquadrato, Robert Englund scompariva, e da quest’uomo strano, potente, assurdamente divertente, pericoloso e terrificante emergeva Freddy Krueger. E fino a quando non gli veniva tolto il trucco, a fine giornata, Freddy comandava sul set.»

«Jason è morto: viva Freddie Krueger!» Così esordisce il giornalista Tim Ferrante su “Fangoria” n. 47 (agosto 1985) e raccoglie l’entusiasmo di tutti i lettori della rivista, che salutano nell’apparizione del nuovo mostro non il solito invincibile ammazza-ragazzini psicopatico [«unkillable teen-stalking psycho»] bensì… un invincibile ammazza-ragazzini psicopatico soprannaturale!
Ferrante in quel 1985 si fa una lunga chiacchierata con Robert Englund ed ecco come l’attore ricostruisce il suo arrivo sotto la maschera di Freddy.

«Come sai, la miniserie a cui ho lavorato, “V”, è andata malissimo. Fra il secondo film e l’inizio della serie televisiva i produttori stavano decidendo del futuro del prodotto. Intanto stavo rinunciando a vari lavori perché continuavo a ricevere lettere da fan estasiati dal mio personaggio in “V”, e così aspettavo che la serie iniziasse. Ma i produttori rimandavano e rimandavano, e quando si affacciò l’occasione di Nightmare la presi al volo.»

Come è andato il provino?

«Non sapevo bene come fosse il personaggio di Krueger quindi mi presentai vestito come un punk fuori di testa, con la barba di quattro giorni, e mi aspettavo di trovare un regista che assomigliasse a Charlie Manson. E invece trovai Wes Craven, seduto composto, un distinto professore e un vero gentiluomo. Lasciai che mi parlasse mentre io mi limitavo a fissarlo con il mio sguardo alla Lee Harvey Oswarld… e ho ottenuto la parte!»

Come è andata la prima proiezione?

«La prima volta che ho visto il film ero andato al cinema con il mio agente e ricordo che il pubblico era composto in gran parte da ragazzi di colore di buona famiglia. Tutti mi fermavano e mi riconoscevano per il mio ruolo in “V”. Ci sedemmo in fondo e il pubblico fu incredibile: per tutto il tempo gridavano alla protagonista cosa fare! Grida, risa, erano completamente presi.»

«Ora sono io il tuo ragazzo, Nancy»

Nel 2015, intervistato per “FHM”, Englund racconta di un giorno della seconda settimana di riprese, quando nel caldo estivo si aggira miseramente per il set con indosso tutto il trucco e un dannato maglione… a luglio! Entra nella stanza del trucco, si siede sulla sua sedia sgangherata, alza gli occhi… e vede Johnny Depp ed Heather Langenkamp, giovani, belli, baciati da luce divina, sulle loro belle sedie da protagonisti, con la truccatrice che accarezza loro la pelle – mentre il povero Robert è ricoperto di mastice.

«Guardavo quei fottuti ragazzini, sapendo che avrebbero avuto un incredibile futuro: ero invidioso della loro gioventù, magari anche un po’ geloso e ricordo di aver pensato: “devo usare tutto questo, posso usare questo sentimento sul set”.»

La tecnica ha funzionato: nessuno fa fuori ragazzi belli e giovani come lo fa Freddy Krueger!

La prima grafica del titolo

«L’idea di Nightmare mi è venuta ripensando a una scena di un altro mio film, L’ultima casa a sinistra, era una scena che rendeva bene l’impressione della forza e della pregnanza che alcune immagini oniriche riescono talvolta ad avere.»

Questa ennesima versione del mito delle origini Craven la viene a dire proprio a noi, italiani, quando nel 1985 sbarca nel nostro Paese per un giro di lanci e festival, presiedendo addirittura la giuria del Mystfest di Cattolica. L’Italia conosce benissimo il suo lavoro, dieci anni prima gli ha plagiato L’ultima casa a sinistra per fare L’ultimo treno della notte ma curiosamente non se lo ricorda, né Wes dà segno di averlo notato.
Sono tempi strani, in cui i giornalisti che attorniano il regista pensano che «Con Craven, cioè con l’avvento dell’antropologia e della psicanalisi, dobbiamo dare addio a Dracula, Frankenstein, Jekyll, King Kong, ai vampiri e agli Zombi?» Di lì a poco i giornalisti italiani saranno molto meno analitici nell’affrontare il cinema horror.

Si nota molto l’antropologia e la psicanalisi…

«Diciamo che nell’orrore vecchia maniera, i mostri aggredivano realisticamente l’uomo, mentre nel nuovo horror i mostri provengono non dall’esterno, ma dall’interno dell’uomo, dal suo subconscio. Infatti con Nightmare ho esplorato l’immaginario facendo appello al mondo psichico più che a quello fisico.»

Siamo sicuri che questa risposta, data da Craven il 2 agosto 1985 quando i giornalisti italiani lo assaltano mentre sta andandosene da Cattolica, si riferisca ai “vecchi” mostri? «L’orrore che mi interessa non è quello che spande soprattutto litri di sangue»: oltre che la solita stupida dichiarazione di qualsiasi autore horror della storia del cinema, a me questa sembra una frecciatina al suo fratellastro Jason, che sebbene la totale implausibilità delle trame rimane comunque un mostro “concreto”, che teoricamente ha raccolto proprio quello stile lanciato da Craven nel 1972 (sebbene totalmente stravolto).
«Una delle novità di Nightmare rispetto alla marea di film dell’orrore che è stata prodotta in questi anni in America», dichiara Craven nella sua conferenza del giugno precedente a Roma, «è quella di aver messo gli effetti speciali al servizio della storia, di averli usati solo come mezzi per raccontare le emozioni del protagonista.» Che delusione: sentir dire a Wes le stesse identiche buffonate che dicono tutti è un colpo al cuore…

Si vede proprio che è un film che non usa litri di sangue

Nella sua “calata in Italia”, durante l’estate del 1985, c’è veleno per tutti. La giornalista de “La Stampa” Fulvia Caprara ci informa che Craven «non ama John Carpenter e non è intimidito all’ombra hitchcockiana», ma per fortuna «cita tra i film preferiti Alien e Terminator e tra i registi Joe Dante e David Cronenberg»: va be’, si è salvato all’ultimo!
Curiosamente in quella conferenza romana del giugno 1985 Wes annuncia due sue imminente realizzazioni: «un film su Frankenstein ambientato nel ventunesimo secolo e incentrato sulla figura dell’inventore vittima della propria creazione e poi Fiori in soffitta, tratto da un romanzo di Andrews.»
Nessuno dei due progetti vedrà la luce. Il film tratto dal romanzo omonimo di Virginia Andrews del 1979 (uscito in Italia per Sonzogno solo nel 1986) lo dirigerà Jeffrey Bloom nel 1987 e sarà distribuito dalla New World Pictures di Roger Corman; quest’ultimo nel 1990 presenterà il suo Frankenstein Unbound: per caso era un passato progetto pensato per Craven?

Fotobusta italiana dell’epoca

Il 19 luglio 1985 si riunisce la commissione di censura presieduta dall’85enne ministro democristiano Giuseppe Brusasca e il 1° agosto successivo si rilascia «il nulla osta di proiezione in pubblico con il divieto della visione per i minori degli anni 18 date le continue scene di raccapriccio e di orrore tali da suggestionare anche un pubblico psicologicamente maturo» (fonte: ItaliaTaglia).
Dopo un’anteprima dell’8 agosto, esce nelle sale italiane venerdì 16 agosto 1985, con ben poco clamore e destinato a starci pochino, per gli standard dell’epoca: è noto che i distributori italiani scelgono agosto per i film in cui non credono, così da assicurarsi un disastro al botteghino. È la nota creatività italiana.

Le cose infatti non sembrano andare bene per il film: il divieto ai minori evidentemente non gli permette di avere il successo che meriterebbe. Una statistica del 14 settembre su “La Stampa” lo posizione al sesto posto, con 3.967 spettatori, battuto da Porky’s III (4° posto), Perfet con Travolta (3° posto) e, offesa delle offese, da quell’immane porcata di Tex con Giuliano Gemma (1° posto, con 7.262 spettatori).
Si riunisce di nuovo la commissione e il 28 gennaio 1986 il divieto scende ai minori di 14 anni, pena tre tagli:

  1. la scena sanguinolenta di Tina a letto va smorzata pesantemente
  2. la scena in cui Freddy si lacera il petto mostrando che al suo interno ci sono vermi e liquame: via tutta!
  3. «Scena nella quale la ragazza vomita e si vedono budella», boh, non l’ho vista neanche nell’edizione restaurata….

Quindi dopo cinque mesi in sala con il divieto ai 18 anni il film ritorna, censurato, con il divieto ai 14 anni.

Un censore italiano all’opera
(Photo by Zade Rosenthal © 1984 New Line Cinema)

La CBS-Fox lo porta in una VHS che non sono riuscito a datare (la trovate su MissingVideo) e nel 1991 il film viene annoverato nella splendida (almeno ai miei occhi) collana economica “Silver & Gold” della Fox. Non devo essere il solo ad adorare questa collana, visto che la citata MissingVideo chiede 5 euro per la prima edizione in VHS e ben 9 euro per la ristampa!
Poi però succede ancora qualcosa di strano. Il 4 marzo 1992 inizia a riunirsi una commissione di censura presieduta dalla socialista Margherita Boniver che alla fine, il 10 settembre successivo, toglie qualsiasi divieto al film: perché ora il film non ha più divieti? Cos’è successo nel 1992 per richiedere tale “liberazione”? Lo ignoro…

Nel mondo digitale la saga finisce in mano alla Eagle Pictures e questo primo film viene ristampato in VHS e DVD il 23 giugno 2004, mentre nell’ottobre 2007 esce in Edizione Speciale 2 DVD.
Subentra la Warner per portare i film in Blu-ray, ma solo a coppie di due! Chiude la parata il cofanetto della Collezione completa in Blu-ray, del 2010.

Il primo passaggio televisivo noto risale a martedì 3 marzo 1987 su Italia1 alle 21,30, subito dopo “I ragazzi della 3ª C“.

«La giovane Tina sogna sempre un mostruoso individuo che la insegue e cerca di ucciderla con un guanto ditato di artigli d’acciaio. Anche la sua amica Nancy ha un incubo simile. Ed ecco che arriva l’assassino, con tanto di guanto d’acciaio.»

Possibile che il film dai toni molto forti sia proiettato in prima serata? Il lancio fa immaginare una stima decisamente alta:

«La rassegna horror di Italia1 tocca forse uno dei suoi vertici spettacolari ed artistici. Certo la parola è grossa per il film di Wes Craven, solo da poco assurto agli onori della cinefilia, ma è incontestabile l’esistenza di un partito critico sempre più importante che attribuisce particolari meriti al giovane cineasta, nonostante le sue più recenti prove (Dovevi essere morta) che hanno rinnovato antiche perplessità.»


«Tina, tesoro: o ti tagli le unghie
o la smetti di fare quei sogni»


Dormi tranquilla, che c’è chi veglia su di te

Come ogni grande film, anche questo ha una trama molto semplice. Un gruppo di ragazzi comincia ad avere degli incubi ricorrenti, e il semplice sgomento lascia spazio all’orrore quando Tina (Amanda Wyss) muore proprio a causa dell’uomo che infesta tutti questi incubi. E muore male.
In una scena da antologia – stagliuzzata dalla censura italiana – sembra quasi che Wes Craven abbia preso la celebre scena di Linda Blair sbatacchiata sul letto ne L’Esorcista (1973) e l’abbia “potenziata” a suon di splatter. L’idea di trasformare la camera di Tina in un set “mobile” e “rotabile” non sarà certo nuova ma è certo geniale, così che vediamo la povera ragazza grondare sangue mentre rotola sulle pareti e sul soffitto, fino a cadere senza vita in un letto diventato una pozzanghera sanguinolenta. L’incubo è iniziato.

Lo dico sempre: copia dai migliori!

Mentre la polizia guidata dal tenente Thompson (un inutile John Saxon in poco più che una comparsata) brancola nel buio nel seguire la pista di un maniaco omicida, Nancy (Heather Langenkamp) ha capito che ad uccidere è quell’orribile uomo che sembra apparire negli incubi dei ragazzi, e che inizia ad ucciderli uno ad uno. Quando si risveglia da un incubo stringendo in mano il cappello del mostro, può leggere sull’etichetta il suo nome: Fred Krueger.

John Saxon in poco più che una comparsata

Marge (Ronee Blakley), la madre di Nancy, rivela alla figlia che molti anni prima alcuni genitori del quartiere avevano preso seri provvedimenti per impedire a Fred Krueger di continuare a massacrare bambini, com’era suo solito: seri provvedimenti che hanno previsto l’uso di benzina e fuoco.
Per ora non sappiamo altro del passato del mostro, e possiamo solo ipotizzare che il suo spirito maligno stia colpendo gli eredi dei suoi carnefici: questo però non viene specificato.

Anche Bruce Campbell trema davanti a Freddy!

Nancy è una protagonista horror del 1984, non è più tempo di fare la donnina isterica ed urlante come si usava un tempo: Halloween (1978), Alien (1979) e qualche Venerdì 13 hanno mostrato che una donna può affrontare un mostro, quindi anticipando di tre anni lo Schwarzenegger di Predator (1987) Nancy decide di affrontare Krueger… seminando la propria casa di trappole.
Craven lo specifica nelle interviste, erano anni in cui tirava parecchio l’idea del “survivalismo”, del saper organizzarsi in una situazione eccezionale con oggetti normali: non a caso il successivo 1985 nasce il grande successo televisivo di McGyver.

Una scena a dir poco mitica

Lo scontro fra Nancy e Fred Krueger è calibrato al millesimo. Non è ancora il momento del Freddy commediante, è ancora un mostro terribile che mette dannatamente paura, e non sta giocando con Nancy: vuole davvero prenderla. Ma la situazione lo stesso sfida i criteri di serietà, perché assistiamo ad uno scontro fra mostro e vittima… a due metri dalla polizia schierata, troppo stupida per capire cosa stia succedendo.
Non svelo il finale perché se qualcuno non avesse ancora visto il film merita di assistere davvero ad una bella trovata. Divertente e perfettamente in tono con il film.

Sangue a garganella!

Il film ha una veneranda età di 34 anni eppure non ne dimostra nessuno. A parte una scena di cattivo gusto – Freddy che cammina con le braccia lunghe lunghe: ma perché? – è un film perfettamente calibrato e assolutamente non datato: se si esclude il pigiama di Johnny Depp, non c’è alcuna mostruosità tipica degli anni Ottanta, come invece capita nei film di Venerdì 13.

Che ha detto sul mio pigiama?

Il maglione e il cappello di Krueger sono elementi così tanto passati di moda che rischierebbero di risultare assurdi: come si può oggi pensare ad un mostro con il cappello? E addirittura un rozzo maglione come nessuno ne porta più da trent’anni! Eppure è fatto talmente bene, è talmente iconico che non ha più età.
Riusciranno i film successivi ad essere parimenti senza età? Lo scopriremo le prossime settimane…


«È solo un sogno»
(Nancy Thompson)


Ogni film è una leggenda e ogni leggenda è un sogno. Un giorno Wes Craven ricevette una lettera di uno psichiatra, il quale gli raccontava che un suo giovanissimo paziente aveva incubi terribili con protagonista un tizio che aveva visto in una rivista: un certo Freddy Krueger. Il regista contattò Robert Englund e gli chiese di aiutare il ragazzo. L’attore si fece riprendere mentre veniva truccato e struccato, parlando in video proprio al ragazzo in questione e spiegandogli che era tutto finto, che Freddy Krueger non esisteva.
Tempo dopo Craven ricevette un’altra lettera dallo psichiatra: il ragazzo non solo era completamente guarito, ma ora voleva vedere i film di Nightmare.

Tranquilla, è tutto finto… forse…

Non importa che questa storia – raccontata da Wes nel 2009 nella biografia di Englund – sia vera o meno, è bella e alimenta la leggenda di Freddy Krueger. Che è vero, esattamente come è vero ogni incubo: sta a noi fingere che sia solo un attore truccato.

«Durante la lavorazione del primo Nightmare, un giorno fui svegliato di soprassalto all’alba da qualcuno che bussava forte alla porta della mia roulotte: era il secondo assistente regista che mi chiamava per andare sul set. Mi alzai, disorientato, e con la vista annebbiata mi sembrò di scorgere qualcosa dall’altra parte della stanza. In stato confusionale, mi gelò il sangue vedere un uomo calvo e sfigurato che mi fissava. Il mio cuore saltò un battito, finché non mi resi conto di essere fissato da Freddy Krueger. Mi ero dimenticato di essere ancora truccato.» [dalla biografia di Robert Englund]

Può fingere quanto vuole, Englund, dicendo che Freddy è solo un trucco, una maschera. In quel territorio oscuro fra la veglia e il sonno, l’incubo è sempre reale.

L.


Bibliografia

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61 risposte a Nightmare 1 (1984) Dal profondo della notte

  1. Austin Dove ha detto:

    bello bello bello^^
    alla fine è più lunga la intro della recensione XD

    Piace a 1 persona

  2. Cassidy ha detto:

    Super iniziativa! Sono anni che dico che vorrei rivedermi tutti i Nigthmare, ma ho già troppe robe in testa e ogni tanto devo anche dormire, ci manca solo Freddy! Ti leggerò di gusto, ok lo faccio sempre, ma se l’inizio della rubrica è così, ci sarà da divertirsi, gran post! Mi piace il tuo dedicarti alle fonti e ai retroscena, quelli sulle origini di “Nightmare” si perdono nella leggenda come hai ben sottolineato.

    Craven ha raccontato mille storie sulle genesi (la mia preferita? Il bullo che lo perseguitava a scuola di nome… Fred Kruger!) Englud penso racconti storia sul film tipo cento volte al giorno ancora oggi, ma ci sta, la leggenda di Freddy deve essere sfumata come gli incubi al risveglio.

    Che buffo leggere di Craven che non apprezza Carpenter, mentre sono sul bus e in cuffia sto ascoltando le musiche di Carpenter (storia vera). Non mi stupisce la notizia però, è coerente con quello che sapevo del maestro di Cleveland, il loro approccio al cinema Horror è differente, e va anche bene così, considerando cosa hanno sfornato.

    Per altro Sam Raimi aveva inserito il poster di “Le colline hanno gli occhi” nello chalet di “Evil Dead” come strizzata d’occhio a Craven, la risposta di Craven è stata inserire una scena di “La Casa” qui (storia vera).

    Sul film cosa vogliamo dire? Hai detto tu alla perfezione, è invecchiato alla grande, è una pietra miliare del horror e poi in senso più ampio, cosa vogliamo criticare ad un film che tra le sue scene madri, ne ha uno dove Johnny Depp viene sbudellato e trasformato in un geyser di sangue? Dai è perfetto! 😀 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anch’io era da tanto tempo che volevo affrontare il mito, soprattutto da quando ho scoperto splendidi archivi di libri e riviste d’annata, che grondano materiale, interviste e retroscena. Visto che Jason era arrivato a incontrare Freddy… meglio raccontare il mito dall’inizio ^_^

      Non invidio per niente né Craven né Englund, che per trent’anni ogni singolo giorno hanno dovuto parlare di Nightmare a qualcuno: ci credo che poi gli aneddoti perdono ogni contatto con la realtà! 😀
      Ancora oggi nessuno intervista Englund per i dieci milioni di miliardi di film che ha fatto, lo intervistano per Nightmare: il successo è peggio dell’Uomo Nero…

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  3. Ivano Landi ha detto:

    Pezzo lungo ma che si fa leggere senza fatica. Ti anticipo subito che il Capitolo a cui sono più interessato è il terzo. Tra l’altro ho anche avuto occasione, più di venti anni fa a Santa Monica, di cenare allo stesso tavolo con uno degli sceneggiatori.

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Il pezzo è bello denso e mi interessa pure molto. Ma stamattina non riesco. Prometto però che prima di sera leggo tutto per intero!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Altrimenti stanotte sai già chi verrà a visitarti in sogno! 😀
      Scherzi a parte, vai tranquillo che ti aspetto ^_^ il pezzo è venuto lungo ma è niente in confronto al materiale che c’era!

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      • Zio Portillo ha detto:

        Letto. Articolo bellissimo, ricco di chicche e spunti interessanti per un film mitico! Ottima idea quella di analizzare i film di Freddy prima di arrivare a quel dannato crossover. Applausi per Lucius!

        Io il primo “Nightmare” lo vidi nei primi anni 90 (forse nel frattempo erano usciti un altro paio…) ma mi mise una paura fottuta addosso! Tante scene le “vidi” con le mani davanti agli occhi. Per quelli nati a fine anni 70, primi 80 l’icona horror per eccellenza è proprio Freddy Krueger!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Forse sarà stata la sua carica umoristica e il suo essere un mattatore, ma sta di fatto che anche chi non seguiva l’horror come me, nei primi Ottanta, conosceva quel tizio col cappello e il maglione. E anche dopo era sempre protagonisat di qualsiasi cosa horror girasse, mentre quel musone di Jason non lo ricordo mai citato 😛

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  5. Il Moro ha detto:

    Grande articolo! La storia dell’origine del termine “Nightmare” già di suo varrebbe un articolo a sè, e tutti questi retroscena che hai raccontato sono gustosissimi. Tra tutte le saghe horror di cui hai già parlato quella di Nightmare è di sicuro la mia preferita, forse per il suo aspetto più surreale, onirico e visionario, diverso dai soliti ammazzamenti. Aspetto con ansia i prossimi articoli, e complimenti per la chiusura: “Freddy Krueger. Che è vero, esattamente come è vero ogni incubo: sta a noi fingere che sia solo un attore truccato.”

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio e ci sarà un motivo se per secoli e secoli sassoni ed anglofoni hanno recitato nightspell a mezza bocca: già solo la paura dell’incubo è un incubo “reale”.
      Ti anticipo che la settimana prossima sul mio blog NonQuelMarlowe presenterò a puntate il testo dell’eBook linkato più sopra, con gli sforzi italiani di tradurre quella misteriosa parola da incubo che è “nightmare” 😉

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  6. nik96 ha detto:

    ebbene ecco qui dopo le recensioni dei venerdi 13 con Jason adesso tocca a Freddy Krueger bene bene mi continua cosi Lucius Etruscus stai facendo un buon lavoro bravo

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  7. Conte Gracula ha detto:

    Devo ancora finire di leggere articolo e commenti, comunque non volevo dimenticarmene… l’incubo, in francese, è cauchemar – e quel “mar” ricorda il “marel del nighmare inglese.
    Il sito Treccani lo fa derivare dal medio olandese (se ho capito bene) “mare”, che significherebbe fantasma.

    http://www.treccani.it/vocabolario/cauchemar/

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti quando il figlio di Victor Hugo tradurre il Re Lear usò “incube”, che è sì attestato dal francese ma davvero mai usato, visto che è più comune appunto cauchemar. Cercava di usare utermine desueto esattamente come facevano gli italiani, finché nella nostra lingua sono scomparse tutte le varianti ed è rimasto solo “incubo” per tradurre nightmare.
      Anche noi italiani fino almeno all’Ottocento abbiamo avuto parole regionali molto più ghiotte, che si rifacevano al termine del fantasma – perché sin da Dante l’incubo è un’immagine, e “fantasma” appunto viene da “fàino”, mostrare.
      Sulle origini del termine nightmare ci sono parecchie versioni, perché è difficile ricostruire la vita di una parola che non ha lasciato prove scritte, essendo smozzicata dai popolani per secoli. Nel mio saggio – che presenterò a puntate da lunedì su NonQuelMarlowe – faccio notare come ancora al Settecento le uniche fonti storiche della parola erano… Shakespeare, che ne ignorava il significato!
      Risulta quindi difficile capire da dove arrivi una parola che è “nata” da chi non sapeva cosa volesse dire.

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  8. Conte Gracula ha detto:

    Molto gustosi i dietro le quinte sul primo “Nightmare”, molto bello. Mi ha inquietato assai, nonostante qualche anno prima avessi imparato empiricamente due trucchetti scemi per il sogno lucido (fino a poco tempo prima facevo palate di incubi).

    Comunque, Freddy l’ho sognato due volte, in due diversi sogni ridicoli, di cui ti racconterò il meno peggio: mi voleva uccidere perché l’avevo battuto a Monopoli!
    Nella realtà, mai vinto a Monopoli. Un incubo di gioco 😛

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  9. Willy l'Orbo ha detto:

    Appena avrò tempo leggerò con mucho gusto! Per ora mi limito a dire che nonostante il mio affetto per Jason la saga in oggetto ha indubbiamente più qualità/varietà con cadute sonore nei seguiti ma anche chicche come il 3! 😎

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  10. pirkaf76 ha detto:

    Che dire: articolo da applausi.
    Nightmare e Freddy sono saga e film a cui sono più affezionato in assoluto e non perdono ancora alla maschera del teatro comunale della mia città di avermi impedito di assistere alla proiezione cinematografica di Nightmare 4 perché avevo solo 13 anni.
    Ti auguro di essere ancora viva, ma ti odio ancora.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ammazza quant’è stata fiscale! Molti non erano così attenti alle età, ma magari quella ci teneva particolarmente a non “traviarti” la giovane mente 😛
      Grazie dei complimenti e anch’io adoro il buon vecchio Freddy 😉

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  11. nik96 ha detto:

    per ultimo fai la recensione di Freddy Vs. Jason ok.

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  12. Giuseppe ha detto:

    Post eccellente, ragazzo, a partire dall’introduzione storica sull’origine dell’incubo 🙂
    A dir la verità, quando hai annunciato che c’era qualcos’altro da affrontare prima di occuparsi dello scontro fra titani, avevo già immaginato CHI potesse essere quel qualcos’altro… e ci ho azzeccato. Un lavoro aneddotico e “retroscenico” davvero certosino, come da prassi: deliziosa poi la chicca finale sull’incubo del risveglio al make-up, che conoscevo e speravo proprio di trovare all’interno del tuo pezzo 😉
    Riguardo a Warner sapevo anche di una versione alternativa -e più “diplomatica”- circa l’accavallarsi di impegni lavorativi tali da impedirgli di prendere parte attiva al progetto, il che comunque non avrebbe certo diminuito l’incazzatura di Miller a proposito… incazzatura non molto distante dalla mia, se penso che Robert Englund era ospite ad una comiconvention qui a Milano il dicembre scorso e io NON ho potuto essere presente!!
    P.S. Sì, il terzo Nightmare (visto pure al cinema, ai tempi) ti piacerà… 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Essendo un film epico ed essendo i protagonisti intervistati ogni cinque minuto nella loro intera vita, temo che gli aneddoti tendano ad essere molto diversi nel tempo, ma quello di Warner che non voleva fare il cattivo è stato detto nel 1984 quindi c’è speranza fosse una storia “fresca”.
      Per me sei stato fortunato, a non incontrare Englund. Che gli avresti detto? Una battuta su Freddy come gliene fanno da trent’anni? Forse l’unico modo per fargli piacere era chiedergli del suo recente film (mi pare da regista), dimenticato il giorno stesso della sua uscita 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      P.S.
      O se no potevi dirgli “Qui galleggiano tutti” con occhi spiritati. Chissà come reagirebbe Englund ad una citazione sbagliata 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        E’ che, sai, il rispetto che ho per lui mi avrebbe automaticamente impedito di citare sbagliato 😀
        Oltre al suo film recente, penso gli avrebbe fatto piacere sentire di un fan che si ricorda dei suoi lontani esordi horror con Tobe Hooper, Gary Sherman e fanta-horror con Bruce Clark (prima ancora del tenero Willie di V-Visitors)… e poi, ovvio, tutti insieme a fare la foto col guanto di Freddy! 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non l’ho citato per dilungarmi ulteriormente, ma Tobe ha scritto splendide parole di intro nella biografia di Englund, una grande dichiarazione di amicizia e stima che non è assolutamente scontata né ovvia, nella Babilonia del cinema. Testimonia la comune passione per il cinema e racconta di ore passate a parlare di miti greci e Fellini (testuali parole!). Per questo è un peccato quando un grande professionista ed appassionato di cinema viene solo riconosciuto per un ruolo azzeccato: sono sicuro che se vi foste incontrati avrebbe apprezzato il tuo intervento 😉

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  14. The Butcher ha detto:

    Questo è un signor film! Purtroppo ha avuto dei sequel tremendi ma almeno il terzo un po’ si salvava, il sesto per quanto brutto mi ha sempre divertito (e ha una delle uccisione più geniali e cattive della serie) e il settimo è una piccola perla di metacinema.

    Questo primo capitolo mi ha sempre affascinato e tutt’oggi rimane uno dei caposaldi dell’horror slasher. E soprattutto Craven ha cambiato le carte in tavola. A morire non sono persone che se lo meritano perché cattivi o perché fuori dalle regole della società, ma ragazzi normali di cui ti affezzioni pure. Ed è anche uno dei mostri del cinema horror più originali che esistano.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ passato tanto tempo dall’ultima volta che ho visto la saga per intero e la ricordo davvero poco, quindi mi sto gustando episodio dopo episodio, cercando chicche da raccontare sulla lavorazione 😉

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      • The Butcher ha detto:

        L’ultima volta che l’ho vista per intero è stato tipo 6 mesi fa con Shiki (la mia compagna). Tralascinado l’enorme amore che proviamo per il lavoro svolto da Englund (perché è anche grazie alle sue abilità attoriali se Freddy è riuscito) adoriamo le due pellicole dirette da Craven. Del terzo film mi dispiace solo che sì, la sceneggiatura l’ha scritta lo stesso Craven, però è stata parecchio modificata per renderla più “appetibile” al pubblico. Gli altri invece sono abbastanza dimenticabili anche se alcuni di loro hanno scene abbastanza memorabili. Forse i sequel di Nightmare sono quelli meno peggiori rispetto ad altre icone horror degli anni ’80 (insieme a Chucky la bambola assassina).

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  27. Russell1981 ha detto:

    Ma che gran bella recensione dettagliata, lunga ma scorrevole! Quante curiosità 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, trattandosi appunto di un film molto famoso e già ampiamente recensito negli anni ho cercato di scrivere qualcosa di diverso, attingendo soprattutto a fonti inedite in Italia 😉
      Ho fatto lo stesso per tutti i film del ciclo e in realtà di tutti i cicli horror del 2018 (Hellraiser, Friday the 13th, Halloween) così da riportare un po’ di chicche in una serie di pellicole molto citate ma poco “studiate”, in Italia.

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      • Russell1981 ha detto:

        Il che, per gli amanti dei film anni 80, è una vera manna dal cielo 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Anche perché in questi anni sono state digitalizzate riviste a quintali, risalenti all’epoca, con splendido materiale che l’Italia non ha mai neanche spiluccato. Da noi si studiava solo il cinema “alto” (o presunto tale) e le saghe horror non lo sono mai state. Oggi invece, se da una parte lo studio del cinema è estinto, la Rete ci dà accesso ad oceani sconfinati di informazioni: saggi, riviste, biografie, testimonianze di ogni tipo. C’è solo da andare a cercare, armati di pazienza: e il Zinefilo è sempre là, in prima linea! ^_^

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