Dylan Dog vs Freddy Krueger (1)

Illustrazione del mitico Claudio Villa

Ero un giovane 15enne ignaro del cinema horror quel 14 luglio 1989, quando uscì in edicola “Dylan Dog” n. 34, Il buio, scritto da Claudio Chiaverotti e disegnato da Pietro Dall’Agnol.
Da quasi un anno ero ormai perso nella passione per l’indagatore dell’incubo, da quel novembre 1988 in cui ho comprato il numero 26. D’un tratto mi ero riscoperto fan di una cinematografia che conoscevo solo per speciali visti in TV e foto viste su giornali e riviste, quindi paradossalmente non ero il lettore-tipo di DyD, che invece faceva chiaro riferimento all’immaginario collettivo horror. O forse ero il lettore perfetto, perché non capivo gli omaggi e gli “scopiazzi”, quindi per me era tutto nuovo e sfolgorante.

Ogni riferimento a filastrocche e maglioni a righe è puramente voluto

Chiaverotti ha avuto il palese mandato di prendere Freddy Frueger, il cui quinto film all’epoca stava per uscire in America e sarebbe arrivato sugli schermi italiani solamente l’anno successivo, e trasformarlo in qualcosa che non potesse essere accusato di plagio. Mi sento di dire che l’operazione è venuta bene, e non mancano più che palesi citazioni per i più duri di comprendonio: io stesso, che all’epoca credo di non aver mai visto Nightmare se non in foto, avevo ben chiaro il riferimento della storia.

Nel 1979 la piccola Kelly, di 9 anni, ha così paura del padre e del buio che proprio dal buio nasce la creatura che massacrerà il genitore: Mana Cerace. Più che il signore del buio, è il buio stesso.
Per i successivi dieci anni Kelly evita accuratamente di stare al buio, finché un giorno una lampadina fulminata all’improvviso – strano non le sia successo mai, nei dieci anni precedenti! – la fa rimanere per qualche istante nell’oscurità… dove ritrova Mana Cerace, che ha atteso pazientemente di poterla incontrare di nuovo.

Sparare ai fantasmi, tipico dei film horror…

La ragazza si rivolge a Dylan Dog perché ora l’uomo del buio è tornato ad uccidere, e subito il nostro indagatore dell’incubo si lancia nell’attività in cui eccelle: portarsi a letto le clienti. Non so come appaia oggi, ma ricordo che all’epoca si veniva da decenni e decenni di castità totale, con i personaggi Bonelli totalmente asessuati: Dylan Dog prima e Nick Raider poi portarono una rivoluzione sessuale nella casa che non credo conosca eguali. Perché la Bonelli non conosce vie di mezzo: o eunuchi o satiri…

Ricolorazione del 2013

Va be’, Dylan fa le sue cose col muso lungo di Rupert Everett, Groucho fa le sue battute – che ormai sono troppo vecchio per apprezzare – e la storia procede per colpi di scena carpiati.
Riletta oggi ho ritrovato un carissimo ricordo, un affetto profondo verso vignette che ho profondamente amato e riletto non so più quante volte, ma onestamente se dovessi giudicare oggi non so quanto apprezzerei la storia. Eppure ricordo perfettamente che nel 1989 ho venerato Mana Cerace e non ho avuto problemi a considerare questo come uno dei migliori albi del personaggio.

Parte importante della mia passione dell’epoca proviene dal fatto che era tutto nuovo, per me, tutte quelle atmosfere, quei riferimenti alla narrativa horror, era un universo che sentivo palpitare e bramavo di conoscere. Oggi sembrano furbate per acchiappare lettori, ma è ingiusto giudicare quest’albo nato in una cultura popolare di trent’anni fa.
Inoltre va apprezzato l’estremo coraggio della Bonelli, che da un serial mostruosamente classico e statico come Tex e i suoi fratelli (Zagor, Mister No, ecc.) ha tentato una via “giovane” assolutamente innovativa: come ho raccontato nel mio blog a fumetti, altri autori e case hanno provato a ricopiare Dylan Dog, fallendo miseramente all’istante, segno che la formula Bonelli aveva quel qualcosa in più che funzionava.

Giusto per ricordare uno dei Dylan-cloni: il protagonista di Demon Story (1994)

Nel 2013 l’albo è stato colorato, con effetti che non esito a definire imbarazzanti: so però che questi colori pastello, da quaderno di scuola elementare, piacciono e vendono, quindi evito di giudicarli.

Mi sembra che perda parecchio del suo fascino, con il colore…

Per finire, una curiosità. Alcune vignette di questo albo sono finite in un filmino amatoriale dedicato ad un pupazzetto Lego senza testa, che girava mietendo vittime finché non è stato fermato da Dylan Dog in persona. Chissà se il mondo vedrà mai Il decapitato senza pace (1989), opera giovanile etrusca che fondeva riprese dal vivo, stop motion e vignette di fumetti…

L.

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23 risposte a Dylan Dog vs Freddy Krueger (1)

  1. Conte Gracula ha detto:

    Mi pare che Mana Cerace torni in un’altra storia di Dylan… e che si comporti come se i due non si fossero mai visti! Ma potrei sbagliarmi, sono passati tanti anni…
    A ogni modo, com Dylan era spesso così: ne leggevi un numero e ti veniva in mente un altro film che avevi già visto. 😛

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  2. redbavon ha detto:

    Nightmare è uno di quelle serie che non amo proprio e confesso essere un mio pregiudizio perché non ho mai visto un film né mai lo vedrò. Non mi attira minimamente, fa parte dell’horror slasher e truculento che non apprezzo.
    Dylan Dog è un altra serie che non mi ha mai preso. Consumatore seriale degli albi Bonelli (sia i “tradizionali” che hai citato sia i più nuovi Martin Mystere e Nathan Never), ho provato a leggere Dylan Dog acquistandone alcuni albi. Sarà sfiga, sarà una limitata predisposizione verso l’horror, non mi ha mai coinvolto. Non sono riuscito a trovarvi ciò che ha decretato uno dei più grandi successi della Bonelli.
    Non ho rimpianti, non ho “rimorsi”, niente Dylan Dog non mi ha lasciato nulla, nemmeno la curiosità.
    E allora perché commenti? Perché il tuo articolo, caro Lucius, l’ho letto con piacere e curiosità. Te ne rendo merito visto che univa due temi a me distanti.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contento di averti aperto una finestra su Dylan Dog, e in effetti se non ami l’horror e lo splatter davvero è una serie che non ha altro da offrirti. Quando la leggevo, fino ai primi anni dei Novanta, qualche bella storia la si poteva trovare, anche al di là dello splatter, poi non so…
      Però se ci pensi, proprio confrontandolo con le serie storiche Bonelli, davvero è da lodare un tentativo completamente diverso rispetto agli standard soliti.

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      • redbavon ha detto:

        A sentire i lettori entusiasti Dylan Dog contiene un’anima nera di horror psicologico, che io non ho mai trovato. Groucho, poi, non l’ho mai sopportato (voglio farmi lapidare dai fan: mi è simpatico quanto Jar Jar Binks).
        Bonelli è sicuramente da plaudire, anche se ritengo che sia requisito essenziale per un’azienda che vuole sopravvivere (sopratutto nel difficile settore dell’editoria) intraprendere “strade nuove” dal suo tradizionale modus operandi.
        Una scelta quasi obbligata se pensi che i lettori di Tex e Zagor oggi hanno almeno 50 anni ed è vprobabile che non acquistino gli albi con la stessa frequenza.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mistero misterioso è quello per cui gli albi di Tex e Zagor vendano a scatafascio, con le relative mille ristampe al mese: sono storie ferme immobili agli anni Sessanta, come fanno ancora a piacere? Per carità, gli sceneggiatori sono scrittori di punta e sono bravissimi, ma davvero è un serial ripetitivo fino alla pazzia.
        Guarda, onestamente al Bonelli ha fatto un tentativo grosso, ma grosso grosso, con Dylan, come non ha mai più tentato. Tutti i nuovi personaggi sono semplici fotocopie di format vecchi applicati ad argomenti nuovi, perché storicamente la casa ha quella via e quello stile e non lo cambia mai. Tipo l’esclamazione come biglietto da visita, la spalla comica sempre e comunque (a cui va tutto il mio sempiterno odio), zero sesso – ad esclusione di Dylan Dog – e via dicendo. Per questo trovo imbarazzante l’uscita in questi giorni di “Deadwood Dick”, cioè una serie Boneli ispirata ad un personaggio di Joe R. Lansdale. Un autore noto perché volgare, politicamente scorretto e tutto ciò che la Bonelli NON può essere: che senso ha, a parte la trappola per i lettori? E’ come varare una saga per bambini dal titolo “Le puffolose avventure di Moana Pozzi”…
        Sul perché oggi ancora ampie schiere di lettori di ogni età acquistino fumetti con un messicano cicciottello che zompetta esclamando “Caramba y carambita” nessuno sa darsi una risposta: nemmeno la Bonelli…

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      • redbavon ha detto:

        Ahahah non immaginavo che Tex è Zagor vendessero ancora così tanto. Errore mio di applicare l’esperienza personale a tutto l’universo. Una scheggia pazza di megalomania.
        Concordo con te su tutto.
        Questo è un caso per Martin Mystere! 😂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sembra strano, e condivido la tua esperienza – sono un texiano di lungo corso ma che ormai non riesce a leggere più una vignetta del Satanasso nazionale! – eppure il numero di ristampe, speciali, colorizzazioni e quant’altro sta lì a dimostrare che parliamo di campioni di incasso. Mi mangio le mani per non essermi conservato un vecchio editoriale di Bonelli buon’anima, in cui confessava onestamente di essere il primo a non sapersi spiegare il numero impressionante di lettori affezionati, ma che preso atto della situazione non può far altro che continuare a dare quello che evidentemente vogliono quelli che rendono Tex ancora oggi se non il primo comunque fra i primi fumetti d’Italia. (E’ anche vero che la concorrenza non è proprio imbattibile…)
        Parliamo di un personaggio che ripete ancora storie ispirate a film western anni Sessanta e fa parte di un genere che tutti danno per morto da cinquant’anni. Eppure è lì, ogni mese, a vendere a profusione in ogni edicola d’Italia…
        Chi lo sa, magari un giorno uscirà fuori che è stato tutto un “comblotto”, che Tex e Zagor non vendono più da cinquant’anni e ci hanno preso in giro fino ad oggi 😀

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      • redbavon ha detto:

        In ogni caso, lunga vita ai fumetti!

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      • Il Moro ha detto:

        Dylan dog non mi è mai piaciuto neanche dalle prime uscite. E per Zagor non posso permetterti di parlane male! E’ il fumetto con cui sono cresciuto! 😉
        Scherzi a parte, Zagor è sì un personaggio fisso e immutabile, ma almeno le minacce che affronta sono sempre diverse e cambia spesso anche ambientazione. TEx, invece, è davvero sempre uguale. Non so quanti paesi abbia già liberato dal prepotente padrone del saloon o quanti mandriani abbia salvato dal prepotente padrone del ranch più grande che voleva fagocitare le loro terre. In questo, comunque, dobbiamo dare la colpa anche ai lettori: sono iscritto ai vai gruppi facebook dedicati a Tex e Zagor e appena esce una storia che si discosta di un’unghia dallo standard c’è una mezza sollevazione popolare (standard oltretutto stabilito da autori ormai in gran parte deceduti, come si fa a pretendere che gli autori odierni scrivano le stesse cose di quelli vecchi?).
        Solo TEx ultimamente sta facendo dei mezzi esperimenti, giustamente limitati ai numeri speciali: volumi cartonati alla francese, a colori e privi della classica gabbia bonelliana, storie affidate nei testi o nei disegni ad autori esterni alla serie regolare, storie ambientate al tempo della giovinezza di Tex, nel periodo in cui era ancora un fuorilegge. Sono in pratica le ultime storie che leggo ancora.
        Zagor continuo a leggerlo lo stesso, l’affezione è troppo grande, ma mi dispiace davvero che gli autori sentano il bisogno di dare troppa retta agli urlatori da social.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ricordo anni fa, quando ancora leggevo regolarmente Tex, una nota di Bonelli che poneva l’attenzione proprio sul fenomeno che descrivi. Entrando in un locale, Tex si era permesso di fare un complimento alle ballerine, sorridendo: ma scherziamo? E’ diventato un fumetto porno? La redazione è stata inondata di proteste perché l’eunuco Tex per un attimo, in 70 anni di onorata asessualità, si era permesso un complimento ad una donna: cos’è questa testata, la nuova Sodoma?
        Come possono i poveri autori moderni combattere contro una base di lettori duri e puri che vogliono un personaggio fermo al 1948? Con un eroe capo-bandiera il cui unico rapporto con una donna è quello con Lilith da cui è nato il figlio Kit – e parliamo degli anni Cinquanta! – ti credo che poi con Dylan Dog e Nick Raider si sono “sfogati” e ne hanno fatto due sciupafemmine! 😀
        E pensare che Tex ha a disposizione disegnatori da capogiro, che potrebbero tirar fuori cose eccezionali: meno male che almeno negli speciali si sgranchiscono un po’… Se non sbaglio era il primo di questi cartonati alla francese che citi in cui Tex appare con un Tomahawk, in cui ho voluto vedere un riferimento a Jonah Hex: già il fatto di averlo e non usarlo è un chiaro riferimento all’eroe del weird western, ma certo poi il buonismo texiano ammazza qualsiasi altro riferimento…
        Per finire, Dylan Dog l’ho amato tantissimo perché l’ho conosciuto nell’esplosione della fase splatter che imperversava anche al cinema, anche se sono arrivato in pratica per ultimo. Erano gli anni in cui in libreria si scriveva “King” su qualsiasi libro, soprattutto su quelli dove non c’era l’autore, in edicola si trovavano riviste horror tipo “Nosferatu” e la versione italiana di “Fangoria”, piene di effettacci e arti moncati, in cui uscivano i fumetti di “Splatter” e la bassa macelleria tirava come non mai: in questo Dylan Dog si alzava di un palmo perché univa allo splatter anche ottime storie – o almeno così le consideravo all’epoca – con riferimenti alla letteratura horror della migliore qualità.
        Quando poi lo splatter è scomparso e l’horror è diventato la parodia di se stesso non so come si sia trasformato Dylan, che ho smesso di leggere vent’anni fa, ma di certo è rimasto solo, mentre alla sua nascita era parte di un coro.

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  3. Cassidy ha detto:

    Uno dei pochi albi di Dylan Dog nella mia collezione, di solito lo leggevo dal barbiere (storia vera) ma questo è stato l’albo che mi ha fatto conoscere il personaggio, ho avuto un periodo in cui leggevo tutto quello che mi capitava per le mani, per fortuna tra barbiere a amici conoscevo un sacco di lettori di Dylan Dog. Siccome già mi piacevano gli horror, mi sentivo a casa mia, sembrava di aver trovato un fumetto che facesse da faro per tutti gli appassionati del genere, in un era pre-internet non era cosa da poco. Del secondo albo con Mana Cerace ricordo ancora a memoria la filastrocca, ma solo quello 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Rileggendo dopo trent’anni questo fumetto è stato bello ricordare le sensazioni dell’epoca: sembra quasi che ad ogni vignetta io all’epoca abbia legato un ricordo… Temo il giudizio del secondo albo, che invece non ho mai letto…

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  4. Massimiliano ha detto:

    Ero al mare con i miei e forse era il 1989 e ricordo che mio padre comprava il quotidiano e c’era una striscia a fumetti ogni giorno dedicata a DYD.
    Hanno ripubblicato per tutta l’estate con questa cadenza MEMORIE DALL’INVISIBILE iscritto da Tiziano Sclavi e disegnato da Giampiero Casertano nell ‘Aprile dell 1988.
    Da quel momento capii che Dylan Dog stava “spaccando”!
    Ho seguito l’indagatore dell’incubo per quasi 340 numeri fino al 2014 ,originali dal quintoin poi e ristampadei primi quattro.
    Le storie migliori sono quelli di cui parli te fino a metà anni novanta poi li ho trovati abbastanza noiosi gli albi di DYd avevano perso la componente tipicamente splatter e avventurosa che mi piaceva tanto a favore di storie dove era prevalente la componente psicologica introspettiva più che l’azione…forse quasi più dell’horror.
    Mana cerace lo ricordo ma se devo pensare a una storia di DYd che omaggia spudoratamente il cinema mi viene in mente Killer ( n .12) con tantissime citazioni da Golem del 1915 fino a Blade runner e Terminator.
    Mi piacerebbe sapere da te se Dylan Dog vende ancora tanto a tutt’oggi o se comunque in passato ha venduto veramente tanto.
    Di Tex sapevo , di Zagor è una sorpresa (piacevole).
    Ciao
    Massimiliano

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio di essere passato e soprattutto del bel ricordo: l’estate è un momento magico per i fumetti, e le estati della mia adolescenza erano scandite da storie e strisce a fumetti 😉
      Temevo infatti che il crollo dello splatter fra gli spettatori degli anni Novanta avesse per forza di cose influito sulle storie di Dylan, personaggio nato in pratica dal cinema splatter: forse hanno cercato di rifarsi a tutta quella narrativa e cinematografia horror non splatter, ma certo è un miracolo che sia durato così tanto: uno dei capisaldi come Mister No ha ceduto, finita la passione per l’avventura esotica che l’aveva generato, e Martin Mystère sta in vita per miracolo, arreggendosi per un filo: con la fine degli Ottanta l’esplosione titanica dei “misteri misteriosi” che ha invaso l’Italia nei Settanta – e che ci ha regalato autori prima inediti ed ora considerati “classici” – un personaggio che vive di misteri probabilmente fatica a mantenere l’alto numero di lettori che aveva.
      Non ho dati di vendite, né ho “aggangi” con la Bonelli, ma ci sono forum di fumetti dove si raccontano dei guai di DyD, che si è tentato di rilanciare cambiando un po’ i personaggi ma non sembra essere riuscito. Di sicuro più volte è stato dato per spacciato eppure è ancora lì, con tanto di ristampona a colori, quindi a meno che la casa non vada in perdita i lettori ce li ha. Ma siamo ben lontani dall’esplosione dei primi Novanta, quando una fascetta indicava 200 mila copie vendute! Oggi, con la continua emorragia di lettori, temo che ben poche pubblicazioni possano raggiungere quelle vette.
      I ragazzi oggi d’estate leggono ancora fumetti con la nostra gioia e famelicità d’un tempo? Se lo fanno, lo nascondono bene, e la continua chiusura delle edicole non mi sembra un segno promettente. E non parlo di un paesino di montagna, parlo di Roma centro!

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      • Massimiliano ha detto:

        Ti confesso che uno dei miei sogni da ragazzo era quello di aprire un’ edicola..per potermi leggere più fumetti possibili senza pagare.
        Soprattutto i porno 😉
        Anche se già da allora mi chiedevo come si potesse guadagnare vendendo giornali…!
        Mi spiace che a Roma chiudano.
        Qua da me continuano a lavorare (son della provincia di Venezia) sia nei paesetti (magari associate ad altre forme di commercio) che nelle citta’ come singoli chioschi o negozi.
        Nelle città invece ci sono anche diverse fumetterie e quindi non saprei dirti se lavorano tanto o poco minacciati oramai dalla più comoda vendita on-line.
        Ciao

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Le fumetterie sono stupende, peccato che a Roma siano sempre state pochissime e subito scomparse. Spero di cuore che nel resto d’Italia continuino imperterrite ^_^
        Di sicuro edicole e liberrie non possono più vendere giornali e libri, devono per forza passare a valanghe di gadget per integrare, tanto da sembrare empori…

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  5. Giuseppe ha detto:

    Ah, che ricordi… io lo lessi successivamente alla sua prima uscita comprando l’albo “riprezzato”: nonostante il grande successo dell’epoca, la prima e la seconda ristampa erano ancora di là da venire (non ci sarebbe stato molto da aspettare, comunque. Anzi) 😉

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