Nightmare 5 (1989) Il mito

Abbiamo seguito la vita e le opere di Jason fino ad arrivare al punto in cui finalmente, dopo anni di tentativi infruttuosi, è arrivato a scontrarsi con il suo collega più giovane. Ma prima… è proprio quest’ultimo “collega” che merita di essere raccontato.

Primavera del 1988, Robert Englund è seduto nella sua roulotte a subire il trucco che lo trasformerà in Freddy Krueger per la quarta volta. Al suo fianco c’è il cosueto giornalista Marc Shapiro che sta scrivendo il suo reportage sul set per “Fangoria” n. 77 (settembre 1988), e a lui l’attore confida:

«Credo che la serie di film continuerà, ma decisamente non penso che dovrebbero avere il ritmo di uno l’anno, come ora. Personalmente, credo che Nightmare 4 potrebbe essere l’occasione di mettere in stand by la serie per qualche anno.»

In realtà Englund vorrebbe più tempo per gli altri suoi progetti, sia autoriali – siamo in quel 1988 in cui prova a sfondare (senza riuscirci) come regista – sia attoriali, visto che è coinvolto in prima persona nella serie TV Freddy’s Nightmare, anche come regista di due episodi nonché “consulente”.
Il tempo passa e l’attore temporeggia, perché comprensibilmente non ha voglia di rimettersi seduto al trucco. Ci sono tante idee in ballo: e se facessimo…? Arriva la New Line Cinema e gli dà uno schiaffo: non facciamo proprio niente, vatti a sedere al trucco e piantala di perdere tempo. C’è una clausola che incastra Englund e quindi le chiacchiere stanno a zero, come vedremo più avanti.

Ad aprile 1989 iniziano tre settimane di riprese in esterni, poi si va tutti in studio: consuetudine della saga è che appena iniziato le riprese piomba sul set il giornalista Marc Shapiro, in esclusiva per “Fangoria” (n. 85, agosto 1989).

«Un tecnico corpulento attraversa il set portando in mano il mitico guantone di Freddy, e lo porge ad Englund. L’attore allunga un braccio ed infila le dita nel guanto. Nove mesi non hanno fatto molta differenza: il guantone aderisce alla perfezione.»

Ormai siamo alla venerazione delle icone dissacrate!
Shapiro si chiede come mai non veda in giro copioni del film, gli viene risposto che dopo nove revisioni di sceneggiatura ormai si gira in presa diretta: ogni giorno arriva sul set un foglio direttamente dalla macchina da scrivere dello sceneggiatore David Schow. E chi è questo Schow?
Il giornalista si fa spiegare per sommi capi la trama da Englund, che tanto per cambiare è seduto sulla poltrona del trucco, fra una bestemmia e l’altra. Così esce fuori che lo sceneggiatore è Jack Barstow… aspetta… ma non era David Schow?
Esce fuori che Jack Barstow è uno pseduonimo collettivo usato dai cinque sceneggiatori che hanno messo un dito nella torta: ma insomma, chi ha scritto ‘sto film?

Povera Alice, finita nel Paese delle Sceneggiature Oscure

Ci viene in soccorso il giornalista Philip Nutman, che racconta la sceneggiatura corale di Nightmare 5 in “Fangoria” n. 87 (ottobre 1989):

«Un detto dell’industria del cinema è che i film non sono scritti: sono riscritti. […] “Credo che sia una filosofia della produzione, quella di impiegare più scrittori possibile nei film di Nightmare”, racconta il romanziere Craig Spector che, insieme al partner John Skipp, è uno dei cinque sceneggiatori del quinto film. “Sebbene la New Line sia molto protettiva nei confronti di Freddy e dell’intera mitologia di Elm Street, capiscono chiaramente che hanno bisogno di più input possibili se vogliono che il nuovo film superi il precedente”.»

Quindi i cinque autori che si nascondono dietro il nome Jack Barstow sono Craig Spector, John Skipp – che dichiarano di essere stati contattati già dal luglio precedente – poi c’è Leslie Bohem, quello del geniale La Casa 7 (1987), e infine Bill Wisher e il citato David J. Schow, che avrà il suo momento di gloria con Il Corvo (1994).
Ecco com’è nato questo “dream child”:

«Nel dicembre 1988 due prime stesure sono state scritte simultaneamente: una da Skipp e Spector e un’altra da Les Bohem. Consegnate ad inizio gennaio 1989, i dirigenti della New Line hanno optato per quella di Bohem chiedendone però altre due stesure aggiuntive. Bohem non fa in tempo a completarle perché ha altri impegni e a marzo molla la produzione: gli succede Bill Wisher, che fa parte dell’entourage del regista Hopkins. Vecchio amico di James Cameron, Wisher è uno script doctor con ottime referenze. Sistema tutto per aprile ma al regista e ai dirigenti non piace molto, e quindi chiedono una completa riscrittura dei dialoghi a David Schow.
Quello che scrive Schow piace moltissimo ma non c’è tempo di farlo e in pratica il 95% del suo lavoro finisce nel cestino. Intanto però da due settimane si sta girando, quindi Hopkins e i dirigenti della New Line fanno un mix delle sceneggiature, vecchie e nuove. Dopo cinque mesi, cinque scrittori e varie centinaia di pagine, Freddy alla fine torna di nuovo davanti alla cinepresa».

Come si fa a considerare il risultato di tutto questo una mythology?

Alla fine, niente pseudonimo

Intanto Englund è disperato, e si sfoga con Shapiro:

«Non ho avuto scelta. Quando ho accettato di fare Nightmare 4 ho firmato un contratto in cui garantivo che avrei fatto anche il quinto film. Sfortunatamente non sembra possibile fare le cose con calma, bisogna sempre correre: abbiamo finito il precedente a luglio, ora siamo ad aprile e rieccoci qui. Un po’ troppo vicino.»

L’attore sta facendo su e giù dal set ungherese de Il fantasma dell’Opera (1989) e quindi ha la faccia a trucco alterno: che meraviglia sarebbe stata se il truccatore si fosse sbagliato… e sul set di Nightmare 5 si fosse presentato il fantasma Erik!
Comincia il solito bla bla per cui Englund titubava ma poi ha parlato con il regista Stephen Hopkins che l’ha galvanizzato: ma non si rendono conto che dicono le stesse baggianate ad ogni intervista, ogni volta?

Una bella grafica, che inizia con lo stile de La Cosa (1982)

Dal canto suo il regista Hopkins fa quello che fanno tutti i registi della saga: ai microfoni dei giornalisti spara buffonate come non ci fosse un domani.
Dopo che Shapiro ha premesso che l’incasso di Nightmare 4 ha stracciato ogni aspettativa e l’ha reso fra i film indipendenti più di successo dell’anno, arriva Hopkins a dire che vuole cambiare stile, che in quel film si vede troppo Freddy e invece lui ha pensato di metterlo un po’ più nell’ombra, che lo stile MTV è carino ma lui ha tutt’altro stile, che l’umorismo va bene ma lui lo vuole togliere. Insomma, avete presente il film che ha fatto il botto e guadagnato tantissimo? Ecco, io voglio cambiare ogni singolo aspetto di quel successo. Bravo, Hopkins, si vede che sei un regista che farà tanta strada… soprattutto verso casa.
Prima di scomparire nel nulla, Hopkins fa in tempo a dire che ha ridotto lo splatter perché ha voluto puntare più sui personaggi: ciao, Stephen, ci mancherai. Mandaci una cartolina…

Hanno studiato a lungo la garfica: si legge ancora o dobbiamo rovinarla di più?

Il povero Hopkins – peraltro un talento che avrebbe meritato più spazio – cerca di darsi un tono nelle interviste ma naturalmente conta quanto il due di picche. La mia idea è che per le saghe filmiche le case produttrici scelgano volutamente giovani registi più o meno esordienti semplicemente perché così non alzano la testa e a comandare rimangono le case.
Quello che invece Hopkins sembra aver detto giusto è che la saga di Nightmare sembra basarsi su un continuo ricambio di stile, e in pratica ogni film ha un suo personalissimo stampo visivo: al regista quindi non è richiesto di “fare un film come quello prima”, ma addirittura di cambiare volutamente prospettiva.
Se questo sia vero o sia un effetto del tutto casuale non saprei dirlo.

L’11 agosto 1989 esordisce in patria americana A Nightmare on Elm Street: The Dream Child e qualcosa si inceppa nella distribuzione: proprio nel momento di massimo apice dell’horror in Italia, proprio quando noi – eh sì, ormai anch’io ero diventato un malato di splatter! – eravamo pronti a nuovo sangue sullo schermo… l’arrivo del film nel nostro Paese rallenta più che in passato, e Nightmare 5. Il mito arriverà addirittura a maggio del 1990, con un visto di censura del 5 maggio che ne impone il divieto ai minori di 14 anni.

Non sembra fare molto scalpore al cinema, ed esce in VHS Pentavideo e Medusa plausibilmente nello stesso 1990, o al massimo nel 1991, finché poi la Eagle Pictures il 22 settembre 2004 ristampa sia la VHS che il DVD.

«One… two… Freddy’s coming for you.
Three… four… Better lock your door.
Five… six… Grab your crucifix.
Seven… eight… better stay up late.
Nine… ten… he’s back again.»

«Uno, due e tre… Freddy stanotte viene da te.
Due, tre e quattro… chiuditi dentro che quello è matto.
Quattro, cinque e sei… di’ le preghiere già che ci sei.
Sette e otto… non guardare di sotto.
Nove e dieci… viene a prendere te» (Doppiaggio italiano)

E vai così: cinque film con una filastrocca identica (a parte l’ultima strofa di questo film) doppiata cinque volte in cinque maniere diverse dal più grande doppiaggio del mondo. E non stiamo parlando di un arco temporale di decenni, ma di una media di un titolo l’anno.
Mi immagino la sala di doppiaggio:

«Ueh, ma è già passato un anno? Che ci inventiamo stavolta per quella filastrocca?»
«Coi ragazzi abbiamo pensato di completarla con: “Nove e dieci, pasta e ceci”»
«Dài, che ci facciamo un disco: “Freddy il passerotto“, zeppo di felicità…»

Capisco che rispettare la rima sia impresa quasi impossibile per la grande creatività italiana – e infatti la canzone italiana è libera da rime al contrario di quella in lingua inglese – ma in Italia il night-spell macbethiano di Nightmare è più una barzelletta che un elemento inquietante.

Ad ogni film si aggiunge un ragazzino…

Gli americani vanno pazzi per le suore, le adorano e le infilano ovunque, soprattutto dove non c’entrano nulla. Siamo tutti in attesa (va be’, si fa per dire) del prossimo settembre in cui il Conjuverse partorirà The Nun (2018), finalmente (va be’, si fa per dire) il film dedicato a ’sta suora de paura che ogni tanto appare nel dittico The Conjuring.
In attesa di questa suora satanica – o quello che sarà – va ricordato che nel terzo film abbiamo scoperto che Freddy è un gran figlio de ’na suora: vogliamo lasciare questo elemento così, solo soletto citato a fine film? No, parliamone.

Ah, una suora fra gli uccelli: sento già uno stornello nell’aria…

Alice (di nuovo Lisa Wilcox) torna ad avere incubi e stavolta assiste niente di meno che al Mito delle Origini, momento narrativo che purtroppo non può mancare in qualsiasi campo: ovviamente sempre e rigorosamente a posteriori, quindi falso per definizione. Che sia la fondazione di una città, un fumetto di successo o una saga di film horror, arriva immancabile il momento in cui tocca inventarsi come tutto è iniziato.
Così mentre festeggia il diploma e ritrova il padre ex alcolizzato – all’insegna dell’approfondimento psicologico svolto in cinque secondi – Alice guarda le bambine e le bambine guardano Alice, mentre recitano la loro solita filastrocca sempre diversa. E poi assistiamo alla Nascita.

Ogni Freddy è bello a’ mamma soja

Vediamo così il manicomio con mille matti nello stesso salone (gran bella idea) pronti a stuprare mamma Krueger, poi vediamo la nascita del bambino deforme che poi, in chiesa, esplode in Freddy. Dopo la nascita di Atena, mediante fratturazione della testa di Zeus, questo è il parto più schizzato della storia.
Per motivi misteriosi ora Freddy appare anche da svegli, perché proprio si sentiva l’esigenza di cambiare le regole del personaggio…

Una scena bella… se non fosse per quel braccio immotivatamente lungo

Inizia una storia straordinariamente più noiosa rispetto alla media della saga, e più gli autori millantano nelle interviste di voler ridurre gli effetti speciali in favore di un maggiore studio dei personaggi, più avviene l’esatto contrario al quadrato. Qui abbiamo dai dieci ai quindici secondi di studio dei personaggi per poi lanciarci in lunghe e molto poco ispirate scene di effetti speciali: lo splatter, cioè l’elemento forte del genere, è ridotto al lumicino ma in compenso il cattivo gusto regna. Accompagnato da effetti in stop motion inguardabili e sovrapposizioni malriuscite che ci si aspetterebbe da un filmaccio Z invece che da un prodotto di punta della New Line dell’epoca.

Gli effetti speciali delle grandi occasioni

Le uniche sequenze che mi sembrano degne di essere salvate sono le uniche che ricordo dall’epoca, quindi temo che il mio giudizio sia falsato dall’effetto nostalgia: la scena in cui Freddy “nutre a morte” Greta (Erika Anderson)…

«Bon appétit, bitch!»

… e quella in cui rincorre il fumettaro con lo skateboard “artigliato”. Un totale di venti secondi da salvare di un film invece da dimenticare immediatamente.

Nel 1990 volevo assolutamente anch’io lo skateboard artigliato!

Teoricamente è molto buona l’idea dello scontro finale tra Alice, Jacob e Freddy – una famiglia davvero alternativa – in un contorto ambiente fatto di scale alla Escher, peccato che l’esecuzione risulti al di sotto della sufficienza, soprattutto girata a soli tre anni dalla stessa scena, infinitamente migliore, vista in Labyrinth (1986): i personaggi sono gli stessi – Jennifer Connelly, il suo fratellino infante e il cattivo David Bowie – ma l’asticella viene alzata così tanto che il povero Nightmare può solo andare sotto di brutto.

Sulla carta una buona idea, ma eseguita malissimo

A sorpresa la sceneggiatura tenta di rimediare a quello che considero il difetto peggiore del terzo film: avere la possibilità di ricrearsi più potenti in sogno e scegliere di non farlo. Stavolta l’uomo-fumetto Mark (Joe Seely) – il finto giovane con lo skateboard, personaggio vistosamente inventato per cercare di parlare ai gggiovani – per affrontare Freddy si trasforma nella propria creazione a fumetti, il Giustiziere Fantasma (Phantom Prowler), dando vita ad una scena che il doppiaggio italiano ha totalmente inventato.

Faster than a bastard maniac.
More powerful than a loco madman.
It’s Super Freddy.

Devastante come la bomba atomica.
Indistruttibile come l’acciaio.
Io sono… Super Freddy!

Non è tanto la “presentazione” di Super Freddy il problema, è il commento del cattivo quando fa fuori il ragazzo-fumetto:

Told you comic books was bad for you.

Non li ho mai sopportati, i fumetti: tutte stronzate!

Perché andarci così duro coi fumetti, peraltro rovinando la gag? Non è che i doppiatori avevano un sassolino da togliersi e ne hanno approfittato per sputare veleno sui fumetti?

Quanti ne riconoscete?

Questo invece mi sa che è “finto”

Disegni belli ma un po’ essenziali

Già purtroppo si parla di Elm Street mythology, e a farlo è proprio Marc Shapiro: non un fan qualunque, ma proprio l’autorevole giornalista che ha tenuto a battesimo la saga, che ha assistito alle riprese di tutti i film e che quindi proprio per questo dovrebbe essere l’ultimo a parlare di una qualsiasi idea di uniformità tra i titoli. Ma si sa, bastano due film con lo stesso personaggio a fare una mythology

Figlio mio, ora ti svelerò la mitologia di Elm Street:
uno può bere quello che vuole, l’importante è non mischiare

Mentre i fan sognano la loro mitologia totalmente immaginaria – visto che Freddy cambia ad ogni film e non esiste alcuna regola ricorrente – a noi tocca assistere ad un quinto film davvero sotto tono, noioso e male eseguito: dal regista di futuri ottimi film d’azione come Predator 2 (1990), Cuba Libre (1993) e quei capolavori registici di Blown Away (1994) e Spiriti nelle tenebre (1996) mi aspettavo molto di più. Diciamo che Hopkins si è fatto le ossa con Freddy prima di risplendere con prodotti di molto superiori. (Per poi scomparire…)

Un film da linguaccia!

Già dal secondo film gli autori premono per raccontare le origini di Freddy, e quindi la Elm Street mythology che in questo film ci ha mostrato la nascita di Freddy preme per raccontarci anche infanzia ed adolescenza, che vedremo nel prossimo titolo. Speriamo con una regia migliore…

L.

P.S.
Vi regalo, direttamente dall’Archivio Etrusco, la Scheda di CIAK del film!


Bibliografia

  • Philip Nutman, Fathering the Dream Child, da “Fangoria” n. 87 (ottobre 1989)
  • Brian J. Robb, Screams & Nightmares. The Films of Wes Craven (1998)
  • Marc Shapiro, On Set: A Nightmare on Elm Street 4, da “Fangoria” n. 77 (settembre 1988)
  • Marc Shapiro, On Location!, da “Fangoria” n. 85 (agosto 1989)
  • Marc Shapiro, Freddy’s Fright Fatigue, da “Fangoria” n. 86 (settembre 1989)
  • Marc Shapiro, Stephen Hopkins: An Englishman on Elm Street, da “Gorezone” n. 10 (novembre 1989

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29 risposte a Nightmare 5 (1989) Il mito

  1. Austin Dove ha detto:

    aspetta, nn ho letto tutto il commento, ma il riassunto delle immagini varie xD
    il 5 è quello con alice incinta, vero? secondo me quello è abbastanza carino come tematiche

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Sai che sono abbastanza sicuro di averlo visto al cinema in barba (di qualche anno) al divieto? Non ci metto la mano sul fuoco ma un 1€ potrei puntarcelo…

    Capitolo che amo poco e del quale salvo la famosissima scena dello skate e un po’ le origini con la suora che da gggiovane mi turbò non poco. Rivista qualche anno fa è all’acqua di rose!

    Immancabili i gustosi dietro le quinte e le interviste fatte a ciclostile. Uguali identiche indipendentemente dal prodotto, dagli attori, dal cast tecnico e dal numero di capitolo.

    Forse ti ho già fatto sta domanda ma co ‘sto caldo non me lo ricordo più. Ma essere identificato PER SEMPRE come il personaggio che interpreti (Englund/Freddy in questo caso), secondo te è motivo di vanto o una gran rottura di cogli@ni?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ una domanda spinosa a cui gli stessi interessati non sanno rispondere. Nel film precedente citavo l’aneddoto che Englund inserisce nella propria autobiografia, di Mel Books che dice a Mark Hamill di godersi la fama dovuta a Luke Skywalker, sebbene sia chiaro che gli ha fottuto la carriera. Il testo non lo dice, ma il sottotesto è quello che sta dietro a tutta la questione: siamo sicuri che ci fosse una carriera sotto?
      Harrison Ford ha interpretato diversi “ruoli della vita” e non si è mai fermato, altri come Hamill ne hanno azzeccato subito uno e non sono più andati avanti: Englund stesso ha provato più strade senza mai riuscire in nessuna. Forse sono semplici caratteristi, non attori, quindi dovrebbero ringraziare di avere soldi a vita grazie ad un solo ruolo azzeccato. (Non dimentichiamo che in America è pieno di convention dove sei invitato se hai un ruolo riconoscibile, e il giro di gadget ed autografi è bello ricco.)
      Sono più che sicuro che sia uno sfondamento di zebedei passare ogni istante della tua vita a combattere con gente che ti chiede di Freddy Krueger, ma è così che funziona il gioco e l’intelligenza sta nel saper giocare, non nel rifiutarsi di farlo. Ce l’ha insegnato Christopher Lee, che per otto anni si è rifiutato di fare Dracula per paura che lo identificassero con Dracula, e il risultato è che ha fatto mille miliardi di film che NESSUNO ricorda, perché lui sarà sempre il personaggio che più ha odiato nella vita: Dracula. Inutile ribellarsi ai fan, il segreto è sfruttarli e spillar loro soldi a più non posso 😛

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      • Zio Portillo ha detto:

        Conoscendomi, io non sarei per nulla contento. Anzi, mi girerebbero parecchio le scatole. Ma io non sono nessuno, quindi il problema non si pone minimamente.

        Comunque sei stato un signore a non citare Dolph/Drago… Forse perché se glielo ricordi ti tira una cartella in faccia mica da ridere?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quello è un caso estremo, ma Dolph è abbastanza scaltro da cavalcare il Drago. (ahaha capito? Drago! 😛 ) Certo che dopo tanti anni odia essere ancora citato per quel ruolo di quand’era ragazzino, soprattutto gli scoccia l’indifferenza generale di quando ha esordito come regista – facendo secondo me un ottimo lavoro – ma non può farci niente e sa che ogni volta che si fa vedere con un guantone milioni di fan esultano e gli vanno a portare soldi con le orecchie. Inutile opporsi: lascia che i soldi dei fan vengano a te 😀
        A tutti noi darebbe fastidio se ogni giorno ci chiedessero di roba fatta trent’anni fa, dimostrando che siamo dei falliti perché in trent’anni non siamo stati in grado di fare altro, ma per tirarti su basta che ti colleghi con la tua banca e vedi il tuo conto corrente che cresce grazie all’afflusso di entusiasmo dei fan: sarà venale, ma è un buon metodo per resistere 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Ultimamente, gli attori che hanno azzeccato un ruolo, specie se da ragazzini, cercano come minimo di interpretare un personaggio totalmente opposto, proprio per evitare di farsi incastrare dentro una maschera.
        Io non ho mai avuto un’ambizione da attore, ma in generale non ho mai amato fare due volte la stessa cosa, persino le rare volte che mi è venuta molto bene…
        Credo che il problema sia l’avere o meno ambizioni artistiche o creative elevate: se sei bloccato dentro un personaggio, meglio non averne e godersi il sudato bottino!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Essendo i teenager lo zoccolo duro del pubblico, probabilmente l’ultima fascia pagante della popolazione, ormai la produzione cine-televisiva è un continuo gettare ragazzini in video, che a 18 anni si ritrovano bruciati, drogati e reietti della società, e cercano di inventarsi qualcosa. Almeno quelli che sopravvivono. Il problema è che non sempre dietro c’è vero talento, quindi anche avere tanto entusiasmo non significa poi diventare un attore vero, che di solito ha una carriera contraria: inizia una lunga gavetta da reietto finché diventa noto ed amato.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Solita, gustosa recensione, interessante e ricca di chicche compreso…il Ciak finale!
    Condivido la delusione registica (ma, come detto, si riabiliterà) e quella sul film in generale salvo due-tre scene che, tra l’altro, a rivederle ora temo che non siano invecchiate benissimo…
    Se non ricordo male anche il prossimo non darà grandi soddisfazioni….fine spoiler! 🙂

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  4. Cassidy ha detto:

    Questo è proprio il capitolo della saga che non ricordo mai, nel senso, mi ricordo giusto la scena della scala alla Escher e poco altro, forse solo la nascita di Freddy, inoltre sono d’accordo, le origini, perché devono sempre raccontare le origini? Bah, se hai qualcosa da aggiungere magari sì, ma così serve a pochino.

    Penso sia andata proprio come hai descritto, Stephen Hopkins era un signor nessuno nelle mani dei produttori, peccato perché fino agli anni ’90 ci ha regalato titoli a cui si vuole molto bene. Su “Nove e dieci, pasta e ceci” sono morto dal ridere! 😀 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha ormai il livello della filastrocca è quello, e pensare che dovrebbe mettere paura 😀
      Pensa alla Fox, che dopo aver dovuto combattere con Cameron ha detto: ok, dal prossimo film chiamiamo un ragazzetto che abbassa la testa! Ok, gli ha detto malino perché Fincher non è certo sottomesso, però è tangibile la voglia della case di fare il filmone però diretto dal ragazzino di bottega che non discute gli ordini: non sempre va così…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Il compito di una casa dovrebbe essere quello di cacciare e intascare soldi, non quello di mettere becco sulle storie: quest’ultimo è compito di soggettisti, sceneggiatori, registi, montatori e, in casi limite, attori.
        Se va bene, una casa invadente può riuscire a usare un regista di paglia per produrre un grande successo commerciale, ma un’opera immortale, che verrà ricordata tra mezzo secolo, è fuori dalla portata di un simile metodo produttivo, imho.
        Ogni riferimento ai cinecomic è puramente coincidenziale 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        D’accordissimo, ma temo che ormai nessuna casa miri all’immortalità, anzi: mirano a prodottini veloci, di rapido consumo che vengano immediatamente dimenticati così da lasciar spazio subito al nuovo prodottino successivo. È una catena di montaggio, e un regista con un carattere e con velleità artistiche è un forte impedimento.
        Così i registi bravi e visionari sono sempre meno, perché le grandi case in proporzione si affidano di più a registini manovrabili. Il risultato non conta: chi ricorda la stagione cinematografica dell’anno scorso? Quello che conta è quella dell’anno prossimo…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Non voglio tirarmela da alternativo radical chic, ma a me piacciono le cose che durino, non il prêt-à-oublier 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Dovrebbe piacere a tutti, sento in continuazione gente dire che vuole acquistare cose buone che durino, poi però fanno esattamente il contrario… Per il cinema temo che la situazione sia di equilibrio perfetto: i ragazzini che ancora pagano il biglietto – cioè gli unici che hanno potere di “votare” i film – vogliono il vuoto totale, perché ciò che importa è solo parlarne nei social, e le case danno loro il vuoto totale, riempiendo i social. Vincono tutti…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Tranne me, ma mi sono abituato a sopportarlo da bambino 😦

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  5. pirkaf76 ha detto:

    L’ho visto al cinema, e ricordo che in sala tutti facevano un tifo spudorato per Freddy tanto che interruppero il film per il troppo casino.
    Lo ricordo con affetto.
    Probabilmente non lo rivedo da allora, ma ancora alcune scene ce le ho stampate nella memoria.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di sicuro vederlo in sala, e all’epoca i grandi schermi erano davvero grandi, è certo tutt’altro spettacolo: vederlo in TV di sicuro rende i difetti più evidenti…

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      • Giuseppe ha detto:

        E infatti vederlo in sala E’ stato tutt’altro spettacolo 😉
        Fra le scene salvabili te ne sei dimenticata una: quella del ragazzo che si fonde con la propria moto… tornando al nostro buon Robert, la sua “maledizione” -se così la possiamo chiamare- è stata quella di essere un Freddy tanto azzeccato da diventare praticamente insostituibile (“Nuovo incubo”, nel suo gioco meta-cinematografico, non fa eccezione) e radicarsi nell’immaginario collettivo a tal punto che un fan difficilmente riuscirà mai a scinderlo totalmente dal personaggio, anche qualora conoscesse (come noi) tutti gli altri suoi ruoli. Non solo, il non richiesto e assai tristo remake deve aver ottenuto come unico effetto quello di rendere l’originale ancora più iconico, mi sa, e quindi non se ne esce: se ad una convention fossero presenti sia Bob Englund che Jackie Earle Haley, a chi chiederemmo di Freddy? Domanda retorica, ovviamente…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il povero Englund l’ho sempre visto come “quello di Freddy”, un caratterista con o senza trucco: mi sembra che anche quando reciti “normale” abbia dei modi esagerati tipici del caratterista, per questo non riesco a considerarlo attore a tutto tondo. Che non è un’offesa, visto che in ogni film gli si vuole bene: e quando ha accettato il ruolo di bieco cacciatore di coccodrilli nella saga Lake Placid dubito che pensasse di star recitando Shakespeare 😀

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  7. Sam ha detto:

    Vorrei dire qualcosa sui doppiaggi italiaoti: non so come è andata con Freddy, ma di solito si mandano i copioni con le battute da tradurre gli aventi diritti esteri.
    Il problema però è che i copioni in questione sono queli originali fatti prima delle riprese :cioè se durante esse qualche attore cambia la battuta ( cosa che accade spesso ) , il traduttore, italiano nel nostro caso, si mette a tradurre frasi che nel film non ci sono . Sarà poi l’adattatore che , film alla mano, adatterà le battute perché queste combacino cool labiale video.
    Si può anche fare la traduzione guardando direttamente il film , ma è un metodo più leno e stancante, e per motivi di tempo , si preferisce tradurre i copioni.
    Questo modo di lavorare penso sia stato usato con i film di Freddy, e la prova la da il terzo capitolo. La famosa scena con Freddy che uccide la ragazza ficcandogli la testa nel televisore, recita in italiano la stessa battuta del copione originale ( “ora anche tu sei in tv “), invece di quella improvvisata da Englud e diventata un tormentone in USA ( ” benenuta in prima serata, pu++ana ” ).
    Quindi chissà, forse molti errori dati ai traduttori nostrani in realtà non sono colpa loro, ma di cause di forza maggiore .

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