Nightmare 6 (1991) La fine

Abbiamo seguito la vita e le opere di Jason fino ad arrivare al punto in cui finalmente, dopo anni di tentativi infruttuosi, è arrivato a scontrarsi con il suo collega più giovane. Ma prima… è proprio quest’ultimo “collega” che merita di essere raccontato.

«Ho parlato con Robert Englund riguardo un terzo film, e abbiamo stabilito che dovrà essere assolutamente un prequel, per mostrare l’adolescenza di Freddy, quanto sia stata terribile e con una madre invadente. Magari viene picchiato dalla madre perché scoperto a mangiarsi le unghie.»
Questa dichiarazione rilasciata da David Chaskin, sceneggiatore di Nightmare 2 (1985) al giornalista John A. Gallagher, da “Fangoria” n. 50 (gennaio 1986), dimostra come sin dall’inizio della saga la New Line Cinema soffrisse di un serio problema di infestazione: era piena di sceneggiatori che morivano dalla voglia di raccontare le origini di Freddy, quindi è curioso che ci abbiamo messo ben quattro film totali per completare la Elm Street Mytholgy.

Facciamo un salto al 1990 e il produttore Michael DeLuca della New Line Cinema si fa due calcoli: il quinto film ha guadagnato 22 milioni di dollari su suolo americano, in pratica quanto ha guadagnato il primo Nightmare, e questo è il segno che la parabola di Freddy è arrivata al suo apice. Può solo iniziare a cadere, quindi propongono al decano Robert Shaye di uscire di scena mentre ancora il pubblico applaude.
Vengono stanziati ben 11 milioni di bigliettoni per scrivere la parola fine alla saga, affidandola alla produttrice Rachel Talalay, che per l’occasione esordisce alla regia. (Dopo Killer Machine e Tank Girl rimarrà una regista esclusivamente televisiva: recentemente ha firmato roba grossa… tipo Doctor Who!)

Chi è il dottore a cui sta parlando Rachel Talalay? Il dottor Chi…

Era dal quinto episodio che Rachel voleva fare il suo esordio, dopo anni passati alla produzione della saga – anche se i fan di Who non ne parlano! – ma la New Line non le aveva dato questa possibilità. Dopo aver prodotto Cry Baby (1990), il musical pseudo-Grease in cui Johnny Depp fa il bello e dannato, la New Line capisce che è pericoloso lasciare la Talalay alla produzione, meglio tenerla occupata con la regia…

«Non credo di avere un particolare approccio a questo film solo perché sono una donna: posso invece offrire tanto per via della mia esperienza con i precedenti titoli. So davvero ciò che funziona con Freddy.»

Così racconta la regista al consueto Marc Shapiro, che presenta in anteprima il film su “Fangoria” n. 102 (maggio 1991). Alla fine però finisce l’argomento “donna” e si lancia nella solita congerie di baggianate che ben conosciamo:

«Credo che una donna in un film horror possa prestare più attenzione agli attori e ai personaggi rispetto agli effetti speciali.»

E vai! Sentivo proprio il bisogno della solita stupida frase che tutti i registi horror dicono dagli anni Settanta ad oggi…

Aspetta… ma la Talalay non era la regista? Ora è pure soggettista?

«Quanto scrittori ci vogliono per creare un film di Nightmare? In passato ne servivano diversi e i risultati, stando alla regista Rachel Talalay, non sono sempre stati ciò che i creatori e gli spettatori speravano.»

Così sempre Shapiro, stavolta su “Fangoria” n. 109 (gennaio 1992), ci racconta la storia di questa sesta sceneggiatura “da incubo”.

«Avevo alcune idee su cosa fare e cosa non fare, e su cosa cambiare. La New Line ha fatto alcune ricerche di mercato per scoprire cosa la gente voleva da Freddy e dove voleva che la saga andasse: fra queste ricerche e gli elementi che non volevo ripetere dai precedenti film, sono uscita con una storia che sembra essere piaciuta a tutti.»

Talalay ci regala questa primizia: un’indagine di mercato! Ve l’immaginate la scena?

«Pronto, signora? Stiamo facendo un sondaggio: secondo lei Freddy Krueger deve continuare a sbudellare ragazzi decerebrati che sognano di fare capriole oppure deve cambiare stile? Che so, buttarsi sulle case stregate o le bambole sataniche. Come dice? No, signora, Johnny Depp l’abbiamo già ammazzato nel primo film… Ah, lo vuole rivedere? Va be’, una inutile comparsata gliela possiamo far fare. Come dice? Freddy contro Jason? Stia bòna, signo’, che qui alla New Line non si parla d’altro…»

All’inizio la casa ha affidato a Jay Cappe la sceneggiatura solo per poi buttare nel secchio il risultato: tempo ben speso. Poi arriva Michael Almereyda, che ha appena partecipato a Fino alla fine del mondo (1991) di Wim Wenders, scrive una sceneggiatura più vicina alle idee della Talalay ma anche questa finisce nel cestino. Oh, tenete d’occhio il cestino della New Line che è pieno di buone sceneggiature!
Sarebbe bello dire che la storia giusta arrivò inaspettatamente “dall’interno”, ma temo che sia stata una scelta di economia quella di affidare al produttore De Luca la sceneggiatura: guarda caso i produttori della saga che d’un tratto diventano la scelta migliore come regista e sceneggiatore… A me puzza tanto di “tiriamo al risparmio e facciamo tutto da soli”.

Aspetta… ma De Luca non era il produttore? Ora è sceneggiatore?

Freddy’s Dead: The Final Nightmare esce in patria americana il 13 settembre 1991, che non è proprio un giorno “normale”…

«Era venerdì 13 ed ero seduto in sala con i miei occhialetti 3D in mano, in ansiosa attesa dell’inizio di Nightmare 6. Dai titoli di testa già sapevo che non sarebbe stato il solito film di Elm Street. La regista ha preso i migliori elementi degli altri film e li ha fusi insieme, creando una storia che sembra separata dalle altre.»

Questa entusiastica recensione del lettore Matt Grant, pubblicata su “Fangoria” n. 110 (1992), è solo una delle tante voci che osannano il sesto Nightmare, e tutti sono concordi: hanno lasciato il meglio per ultimo. E il sottotesto è anche un altro: Freddy ha battuto Jason a casa sua!

Intorno al 1990 lo special make up artist David Miller riceve una sceneggiatura davvero incredibile: ci sono Frankenstein, l’Uomo Lupo, Freddy, Jason, Michael Myers… tutti! A Marc Shapiro di “Gorezone” n. 20 (inverno 1992) Miller racconta:

«Quando gli autori mi hanno chiamato ho detto loro che sarebbero stati ricoperti di cause legali fino agli occhi. Il film non ha mai visto la luce ed è un peccato, perché sarebbe stato dannatamente divertente.»

Questo è il clima dell’epoca: gli Ottanta sono finiti e bisogna sfruttare ogni mostro possibile prima che gli spettatori cambino gusti.
Intanto Miller sceglie volutamente di limitare il proprio operato al solo trucco di Freddy, perché avendolo già fatto per il primo e il quinto film ha già tutto il materiale pronto: la produzione gli aveva proposto tutto il trucco del film, ma Miller deve lavorare anche a La famiglia Addams e Una pallottola spuntata 2 e 1/2 e non ha tempo. Così lo aiuta John Buechler.

Oddio, ma che è? Nonno Freddy?

La produzione dice a Miller: “hai presente il tuo lavoro per il quinto film? Bene, cancellalo e dacci un Freddy uguale ai pupazzetti che stiamo vendendo”.

«Volevano il design che era stato associato al personaggio nei film precedenti a Nightmare 5, così ammorbidii i toni, lo feci meno dark e gli diedi un’aria meno “invecchiata”. In pratica, diedi loro il Freddy commerciale al contrario del Freddy artistico.»

Miller racconta che nel primo film l’aspetto di Freddy era un po’ la sorpresa della storia e quindi non era stato molto pubblicizzato: quando Kevin Yagher nel secondo film dovette replicare il lavoro di Miller nel primo, non c’erano molte foto su cui basarsi. Dopo l’uscita di Nightmare 2 invece c’era un surplus di foto, e sebbene quel Freddy non fosse uguale al precedente film divenne lo stesso l’immagine canonica del personaggio. Così al suo “ritorno all’ovile”, Miller si è ritrovato a non poter ricreare il suo Freddy originale, ma a doversi basare sulla versione di altri della sua opera.

Ecco, abbassa la testa che è meglio…

La commissione di censura italiana il 13 gennaio 1992 dà il via libera alla proiezione di Nightmare 6. La fine, stavolta senza alcuna restrizione o divieto. Non so se sia voluto o sia un caso, ma strizzando l’occhio alla data di uscita originale il film viene presentato in anteprima venerdì 17 gennaio 1992, per poi uscire ufficialmente dal 23 gennaio successivo.
La Penta Film fa un eccezionale lavoro di promozione e i risultati si vedono: il 2 febbraio “La Stampa” ci informa che Nightmare 6 è al primo posto fra i film più visti in Italia, seguito dal Robin Hood di Costner e Hot Shots!.
Nel marzo 1993 esce in VHS Penta Video, poi anche questo film viene ristampato dalla Eagle Pictures in VHS e DVD nel settembre del 2004, ristampato in DVD nel 2011.

«Conoscete lo spavento di chi si addormenta? Fin in fondo alle dita dei piedi egli si spaventa,
perché il terreno gli sfugge di sotto e incomincia il sogno.»
(Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

Onestamente non riesco a ricordare se ho mai visto per intero questo film, sia per via della totale nullità e inutilità che lo permea sia per via del trailer. Come dicevo, la Penta Film ha messo in atto un’operazione di marketing coi fiocchi, e in pratica all’epoca per mesi ogni giorno, su qualunque canale televisivo capitassi, più e più volte potevi vedere il lungo trailer del film – riportato a fine post – che mostrava tutto il meglio che la pellicola offriva: rivedendo oggi il film, a distanza di più di 25 anni, ricordavo perfettamente tutte le sequenze che all’epoca avevo imparato a memoria dal trailer. Ed erano tutte assolutamente inutili nel film, mentre nel trailer erano spettacolari.

Questa scena la segno subito fra quelle da dimenticare

Malgrado le loro dichiarazioni alla stampa, la regista e soggettista Rachel Talalay e il produttore-sceneggiatore Michael De Luca abbandonano la realtà e creano un film che è un unico, lungo e noiosissimo incubo, dove non esistendo alcuna delle regole del reale si tende a non capire cosa stia succedendo, e cosa succederà. Per fortuna subentra il menefreghismo e ogni domanda cessa di porsi.

L’ultimo incubo è quello dello spettatore!

Freddy aveva un figlio nel precedente film ma ora ha una figlia, anzi l’ha avuta e ora la figlia è cresciuta, perché siamo nel futuro, tutti i bambini della città sono morti e la gente vive tutta come in Twin Peaks.

«Ma dove siamo, a Twin Peaks?»

Il successo deflagrante dello schizzato serial televisivo del 1990 di David Lynch ha fatto scuola, e gli autori di Nightmare 6 hanno capito che è il momento giusto per essere onirici e senza senso, che alla gente piace tanto. Purtroppo a me non piaceva all’epoca, questo stile, e non mi piace oggi: infatti sono fra i pochi in Italia che schifava Twin Peaks all’epoca e lo schifo oggi, come allora. Temo sia questo che mi impedisce di considerare questo sesto Nightmare un film: è solo una lynchata.

Se hai lamentele da fare, vai da David Lynch!

Nessun personaggio agisce in modo logico perché in fondo siamo nella Casa delle Libertà di guzzantiana memoria, e quindi facciamo tutti un po’ come cazzo ci pare. Senza trama, senza sceneggiatura, inventandosi le regole scena per scena.

Ecco la vera Casa delle Libertà!

Ora esce fuori che prima di morire bruciato a Freddy Krueger si sono presentati dei demonietti svolazzanti che gli hanno proposto l’immortalità a patto che facesse film sempre truccato in modo pesante: Freddy accetta e da allora questi diavoletti svolazzano dentro di lui. Solamente alla sua sesta morte i diavoletti abbandonano il suo corpo per andare… già, per andare dove?
Ce lo racconta lo stesso sceneggiatore De Luca su “Fangoria” n. 109:

«La sceneggiatura originariamente finiva con una sequenza in cui i dream demons andavano in un’altra cittadina, pronti a reclutare un nuovo Freddy. La scena serviva ad esprimere l’idea che la violenza domestica porta ad altra violenza, ma quel finale poteva dare l’impressione che non stavano davvero chiudendo la saga, quindi venne tolto.»

Perciò questi diavoletti hanno un’unica funzione: giustificare le scene in 3D, che costituivano il grande richiamo. Com’è noto, a cadenza regolare il cinema riscopre il 3D e fa di tutto per inventarsi trame che ne giustifichino l’utilizzo, di solito fallendo miseramente. Qui il 3D serve a fare un viaggio acido nella mente di Freddy, che si risolve in una carnevalata che non allaccia neanche le scarpe alla scena simile del quarto film.

Quanto male ha fatto il 3D al cinema…

Tolte le inutili sequenze 3D acchiappa-spettatori – molte delle quali dichiaratamente aggiunte in fretta all’ultimo secondo, per allungare un po’ le sequenze oniriche che tutti aspettavano – l’unica altra particolarità del film è che per qualche decina di secondi vediamo il passato di Freddy, purtroppo all’interno di una pessima sceneggiatura: era molto più comprensivo il trailer dell’epoca, che mostrava TUTTE le scene del passato di Freddy ma in modo più omogeneo e comprensibile.
Qui invece Maggie (Lisa Zane) va in giro e ogni tanto fede flash dell’infanzia dell’eroe della saga, buttate alla rinfusa: in fondo sin dal primo film i fan chiedevano il Mito delle Origini del personaggio e i vari autori che si sono succeduti si sono sempre limitati a piccoli assaggi insoddisfacenti.

Rachel Talalay alle prese con il Mito delle Origini

Dal terzo film sappiamo che Freddy è figlio di una suora stuprata da cento matti, quindi la sua violenza è genetica: che sollievo, perciò i violenti non sono cattivi, è colpa dei loro geni… A scuola viene scherzato per non si sa quale motivo – io almeno portavo gli occhiali, qual è la sua colpa? – poi da adolescente viene preso a cinghiate e infine si sposa, ha una bella bambina ma ha hobby un po’ violenti, che tiene chiusi in cantina. Come abbia fatto a sposarsi, vivendo costantemente con gli occhi sgranati e il volto deturpato da un’espressione omicida rimarrà per sempre un mistero.
Dal primo film è noto che è stato ucciso col fuoco dai genitori del quartiere, per fermare i suoi infanticidi, ma come dicevo qui scopriamo che prima di morire ha stretto un patto coi diavoletti del sogno, diventando così l’Uomo dei Sogni. Dopo svariati anni – intervallo non meglio spiegato – comincia a imperversare nei sogni dei figli di chi l’ha bruciato.
Ecco la sfarlocca Elm Street mythology alla fine della saga, tutta roba inventata al volo sul set, film dopo film, senza alcuna parvenza di omogeneità: come la mamma di Freddy, questa mythology è stata stuprata da tutti i tanti sceneggiatori matti che si sono alternati nell’esalogia.

E pensare che io ero un attore serio, ora appaio a casaccio in un film di Freddy

Essendo teoricamente un capitolo finale abbiamo l’idea simpatica di richiamare Johnny Depp, che in pochi anni ha già totalmente perso l’uso dei muscoli facciali: ormai è una star internazionale e non sente più il bisogno di recitare.

Non è un’immagine sfocata: è Depp che è già una star opaca

Dopo Jason vive (1986) abbiamo di nuovo Alice Cooper ad interagire con un mostro del cinema, ma stavolta sul serio: invece del videoclip ufficiale del film, ora recita senza trucco e mena il giovane Freddy.

Sei tu che mi hai rubato il trucco dalla faccia?

L’ultima nota da citare è quella “marziale”. È appena esplosa potente la mania marziale degli anni Novanta così dopo il quarto film tornano i combattimenti nella saga. Certo, Lezlie Deane è davvero quanto di più lontano si possa pensare da una lottatrice, ma le scene in cui affronta a calcioni Freddy sono stuzzicanti: era la parte del trailer che adoravo!

Sono gli anni Novanta, baby!

Ovviamente a Krueger quei calcioni fanno il solletico, e se ne esce con una frase che temo il nostro doppiaggio abbia frainteso, nel tentativo di ammorbidire.

«Kung fu this, bitch

Che in italiano diventa:

«Solo il mio è il vero kung fu, puttana!»

Una frase che non ha alcun senso, visto che Freddy non pratica alcun kung fu…

E diamoci un altro calcio, va’!

Cos’altro c’è da dire su un film il cui sceneggiatore ha dichiarato di aver dovuto riscrivere al volo parti del copione perché gli attori non erano capaci di recitarle? Vogliamo davvero ancora parlare di mythology? Semplicemente è un film nato da una giusta idea: abbiamo raggiunto il massimo che potevamo sperare, invece di fare come gli altri e iniziare un umiliante lento declino nel fastidio andiamocene con il botto. Niente sceneggiatura, niente logica, solo caciara da ultimo dell’anno. Nessuno si chiede perché si lancino i fuochi d’artificio, quindi lanciali e basta.

Divevtiamoci, bellezza mia!

Tutte belle intenzioni, ma in realtà i gargarozzoni della New Line hanno fatto entrambe le scelte: dopo il botto, arriva il declino… ma lo vedremo la settimana prossima.

È così che mi immagino redbavon!

L.

P.S.
Vi regalo, direttamente dall’Archivio Etrusco, la Scheda di CIAK del film!


Bibliografia

  • “Fangoria” n. 110 (marzo 1992)
  • Brian J. Robb, Screams & Nightmares. The Films of Wes Craven (1998)
  • Marc Shapiro, Freddy’s Final Facelift, da “Gorezone” n. 20 (inverno 1992)
  • Marc Shapiro, Nightmare’s Solo Scripter, da “Fangoria” n. 109 (gennaio 1992)
  • Marco Shapiro, One Woman’s Nightmare, da “Fangoria” n. 102 (maggio 1991)

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56 risposte a Nightmare 6 (1991) La fine

  1. Zio Portillo ha detto:

    Intanto una curiosità: ma Marc Shapiro vive in una roulotte davanti alla New Line? Secondo me quelli al timone continuano a sfornare pellicole di Nightmare altrimenti sto povero Cristo rimane disoccupato!

    Comunque, caro Lucius, mi duole informarti che Nightmare 6 non l’ho mai visto. Ho visto il 5 al cinema (mi pare…) e pure il 7 in un cinema all’aperto. Il 6, non so perché, l’ho saltato. E da quanto leggo non dovrei neanche disperarmene.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      So di essere una mosca bianca nell’universo di Freddy, visto che proprio non riesco a subirne il fascino, ma mi sento di dire che non ti sei perso niente 😛
      Io stesso l’ho quasi sicuramente visto – ricordavo benissimo il cameo di Depp che però è assente nel trailer, quindi per forza devo aver visto il film – eppure l’ho dimenticato e ho formattato la parte del cervello in cui si annidava il ricordo.
      Marc Shapiro è un grande, che è vissuto in un momento d’oro dell’editoria cinematografica: mentre le rivistone patinate si occupavano solo del cinema “alto”, con “Fangoria” (e relativa “Gorezone”) Shapiro ha saputo cogliere il momento giusto e raggiungere il cuore di milioni di fan. La rivista era sul set di tutti i film horror in lavorazione, poi ovviamente Shapiro si prenotava per i big, tipo Venerdì 13 e Nightmare. (Ancora non so se seguiva pure Halloween).
      Mentre le riviste generiche intervistano il regista o l’attore di grido, Shapiro e i suoi andavano ad intervistare i tecnici, quello che che riempiva di sangue finto le budella del manichino, gli attori secondari, le comparse, regalandoci grandi servizi di cinema come mai più ne sono esistiti.
      Da ragazzo ho avuto l’onore di comprare in edicola qualche numero della “Fangoria” in versione italiana, nei primissimi Novanta, con grande dispiacere di mia madre, orripilata da quelle mostruosità in copertina 😀
      Nel mio blog alieno ho tradotto diversi articoli di riviste americane note – non il giornaletto parrocchiale – che sono andati a fare interviste sul set di “Alien: Covenant”. Oggi puoi raggiungere tutti, è un mondo mille volte diverso da quello in cui si muoveva Shapiro, eppure giornalisti totalmente ignari di tutto hanno intervistato Scott, Fassbender e l’inutile Whinterton (o come si chiama). Fine. Ormai non frega a nessuno intervistare il cast – né ai lettori né ai giornalisti – non frega a nessuno capire come un film nasca dietro le quinte, né tanto meno oggi sceneggiatori, registi e produttori rilascerebbero dichiarazioni incredibili come negli Ottanta o Novanta, quando cioè con il film in uscita si lamentavano per i problemi avuti e raccontavano degli aspetti deturpati delle sceneggiature. Oggi il regista o l’attore di punta si scrivono quattro frescacce su un foglietto e le vanno a leggere a tutti i talk-show del Paese: prima erano i giornalisti che andavano sul set a decidere quale aspetto raccontare.
      Leggere “Fangoria”, “Gorezone” e “Starlog” è una gioia infinita, perché torni in un mondo estinto in cui c’era gente che aveva voglia di raccontare e gente che aveva voglia di ascoltare quei racconti. Oggi non esiste più nulla del genere…

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      • Zio Portillo ha detto:

        Mi hai fatto venire i brividi. Sai che non l’avevo mai vista sotto questo punto di vista? Effettivamente i film adesso vengono pubblicizzati tramite social o con il cast che va in radio o in qualche talk-show. Ed è diventato così normale che non ci ho manco fatto caso che l’intervista non è più contemplata.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per farti un esempio, oggi nel mio blog alieno presento la conferenza stampa di Shane Black al Comic-Con di San Diego. Hai presente? La più grande convention del mondo, milioni di spettatori in diretta, 45 minuti in cui devi conquistare i cuori dei nerd più nerd della storia, gente che su Predator sa mille cose più di te… Shane e l’intero cast, ripeto l’INTERO cast del film non fa altro che cazzeggiare per 45 minuti, come stessero ad ubriacarsi al bar, mentre il pubblico chiede: “Ma chi vincerebbe in uno scontro fra Predator e Deadpool?” Il film non viene mai neanche citato…
        Allora sono andato a seguire su YouTube le successive presentazioni del film, in talk-show come quello di Conan – anche qui, roba che è seguita da un numero di persone pari alla popolazione italiana! – e cosa dice Shane Blacke e il cast? Ripete IDENTICHE le frescacce dette a San Diego. Identiche. Questa sarebbe una conferenza stampa?
        Seguo Shane Black su twitter e non dice una mazza di niente, gli attori non sanno neanche in quale film abbiano recitato: ciò che trovi sui social sono i soliti nerd che ti raccontano la storia del Predator, cioè quattro frescacce ritenute “canone” da loro…
        Shapiro e gli altri giornalisti non si sono mai permessi di raccontarmi la “storia di Freddy”, a loro interessava andare ad intervistare lo sceneggiatore per farsela raccontare da lui, e farsi spiegare i buchi di sceneggiatura. Qualcuno è andato a chiedere a Fred Dekker perché all’ultimo secondo è salito al posto di sceneggiatore di “The Predator”? No, perché non era nei talk-show a sparare minchiate.
        Non esiste più il giornalismo cinematografico, e sarebbe bello dire che è colpa dei giornalisti: purtroppo è colpa anche dei lettori a cui non interessa più nulla dell’argomento.

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      • Giuseppe ha detto:

        L’inutile Waterston (me la sono ri-ricordata or ora… nientemeno che la figlia di Sam Waterston) 😉

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Confermo, da “appassionato leggermente più appassionato” di Lucius, non ti sei perso proprio niente. Tanto che quel “La fine” è più una speranza che il sottotitolo! 🙂

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  2. Cassidy ha detto:

    Rachel Talalay sa il fatto suo, ma al pari di Stephen Hopkins qui si stava facendo le ossa, oppure meglio, hanno cercato internamente personale per tenere bassi i costi. Penso che questo sia il film della saga che ho visto meno (insieme al secondo), quando uscì ricordo un cero fermento legato proprio alla mitologia, anche se poi, come hai molto ben descritto, alla mitologia del film non aggiunge quasi niente. Ma poi perché sempre il solito discorso sulle registe donne nei film horror? Perché la stessa banalità da una vita, basta!

    Ed ora metto su la pentola con i pop corn e aspetto di vederti contro il prossimo capitolo, penso che voleranno più calci che quelli che hai raccolto nel post 😉 Cheers

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  3. Conte Gracula ha detto:

    L’ho visto, ma ricordo meno di questo film che delle lezioni di latino!
    Totalmente cancellato dalla memoria, ricordo solo che mi sembrava un brutto videogioco. In compenso mi chiedevo cosa avrei visto, non avendo gli occhialini 3D: ero un po’ ingenuo XD

    Vabbè, lo scoprirò tra due settimane, se non uscirò di sabato: Paramount Channel li sta trasmettendo a due a due, e voglio credere che sia per merito tuo ^^

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  4. The Butcher ha detto:

    Sarò sincero, mi rendo conto degli errori grossolani di questo film sia di sceneggiatura che di regia, eppure a me diverte da matti. Tra l’altro a una delle uccisioni più belle della serie. Mi intrattiene, mi diverte e non annoia come ad esempio avevano fatto il 2, il 4 e il 5 (o molti dei seguiti di Venerdì 13). L’unica cosa che non riesco a sopportare sono gli ultimi 10 minuti creati apposta per il 3D.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se anche a me avesse divertito gli avrei perdonato la voglia di “twinpeakseggiare”, così come ho perdonato il 4° perché girato benissimo, invece mi ha infastidito parecchio, quando non proprio annoiato, peciò non riesco a rivalutarlo.

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      • The Butcher ha detto:

        Nessun problema. Io invece lo trovo divertente. Il quarto un po’ mi dispiace che sì, era diretto bene, ma c’erano molti personaggi che erano solo carne da macello.

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  5. pirkaf76 ha detto:

    La cosa migliore del film erano gli occhialetti cartacei tridimensionali che poi potevi portarti a casa approfittando della confusione all’uscita.
    Lo vidi al cinema, ed oggettivamente non ricordo quasi nulla, se non proprio le scene in 3D finali, segno che comunque fece prese su noi ragazzini dell’epoca ( ci andammo in gruppo e tutti restammo affascinati dal 3D).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Confermi un andazzo ormai generale: tutti quelli che hanno visto il film, in pratica… non lo ricordano! 😀 Che sia un effetto voluto della sceneggiatura onirica? 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Non proprio tutti, perché io me lo ricordo tanto che mi sembra di essere ancora seduto là, in sala 😉 Io, personalmente, lo trovai spassoso come un cartone alla Tex Avery! Sì, perché a me queste atmosfere venivano in mente molto più di quelle Lynchane (erano gli anni di Twin Peaks quindi lo si DOVEVA citare in ogni circostanza, che la cosa fosse o meno pertinente: con tutto che io sono un fan della serie, eh): Freddy la strega, la casa in caduta libera, sempre il nostro Freddy che mette in posizione il materasso “mortale” o che fa il buffone alle spalle del ragazzo sordo o ancora che si mette alla lavagna, o l’uso della dinamite nel finale… trovate cartoonesche in senso per me NON negativo -tendo a precisare- appunto, che sorpassano di misura gli echi alla David Lynch quali potrebbero essere ad esempio gli adulti “schizzati” di Springwood: emblematica in tal senso la maestra in classe con l’albero “genealogico” dei defunti giovani della cittadina, se vogliamo, ma l’anima onirica e nonsense rimane principalmente quella di un cartoon splatter (non quanto avrebbe potuto, forse, ma è un altro discorso) a briglia sciolta. Quanto al 3D da mal di testa, è ovvio che avesse come scopo principale -se non unico- quello di far fare un giro di giostra finale agli spettatori con quei fottuti occhialini che, tra l’altro, ancora conservo: gli occhiali della protagonista che si smaterializzano? Cartoon, ancora cartoon… ormai si voleva chiudere con Freddy, chiaro, e quindi perché prendere qualsiasi cosa sul serio? Si, perché il Krueger “ufficiale” ci lascia qui, almeno per il momento: nel prossimo lui NON ci sarà, perlomeno non certo come l’abbiamo conosciuto nella saga…
        P.S. Almeno un fan del Dottore che parla di Rachel Talalay anche a proposito di Nightmare 6 c’è 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sì, sicuramente era un gioco paradossale, che però proprio non sono riuscito ad apprezzare: magari all’epoca invece l’avrei apprezzato, come dicevo quel trailer l’ho imparato a memoria e ogni immagine mi sembrava sensazionale. Però la pesantissima assenza di una struttura “reale” da cui partire mi ha parecchio spiazzato: un cartone di Avery, appunto, ma non è un cartone di Avery, è un film: magari potevano tenere quello stile per le scene da sogno, fare TUTTO il film come un’unica scena da sogno mi è sembrato un po’ esagerato. E mi ha davvero impedito di apprezzarne anche solo una scena.

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      • Giuseppe ha detto:

        Il problema è che, man mano che si procedeva nella saga, diventava sempre meno facile per ogni capitolo successivo proporre in maniera convincente un modello nuovo rispetto al predecessore: qui, poi, credo sussistesse l’ulteriore ostacolo costituito dal tentare di fare delle scelte che davvero togliessero al pubblico ogni aspettativa nei confronti di un seguito ufficiale (cosa che infatti “Nuovo incubo” NON sarà), dove invece la presenza di una più classica struttura “reale” ad interruzione dell’andamento cartoonesco avrebbe probabilmente potuto ottenere l’effetto contrario, costringendo così a riportare su schermo per l’ennesima volta (e con ancora meno idee e convinzione) un grande personaggio ormai spremuto come un limone…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Possibile però che esistesse anche un solo fan che credesse ai “finali” dei film? Tutti gli horror seriali hanno un finale teoricamente definitivo, che cioè si può sia sfruttare per un seguito o lasciare fermo lì. Freddy stesso muore ad ogni film, davvero c’era il pericolo che qualche fan “temesse” un finale aperto? Anche Pinhead muore ad ogni film, per non parlare di Jason: sono tutti finali chiusi riaperti regolarmente l’anno successivo: di cosa aveva paura De Luca? Temo che quella sua affermazione alla stampa sia stata una furbata di grana grossa, sento che le interviste successive riveleranno ben altro…

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      • Giuseppe ha detto:

        Forse è proprio perché nessun fan ha mai creduto a un finale definitivo che in questo capitolo lo si doveva spiazzare molto di più rispetto ai precedenti: dopo tutto, rendere Freddy alla fine di nuovo “umano” dopo avercelo presentato per anni come invincibile signore degli incubi equivaleva a metterci una pietra sopra (diversamente da quel cristone di Jason, condannato a un’immortalità dalla quale di fatto non si sarebbe liberato nemmeno nell’ultimo capitolo ufficiale della saga)…

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  6. Cerchidifumo ha detto:

    madò…adesso vado a cercarlo a noleggio e me lo guardo. L’ho rimosso. son ancora rimasta sconvolta in negativo da quel filmaccio “pseudohorror” chiamato “the bride” che ho visto ieri sera con grande giramento di pelotas….sceneggiatura scontatissima.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Intendi quello russo, “Nevesta”, portato dalla Midnight Factory? A parte una fotografia gradevole in effetti non ha molto da offrire, e ti svelo un arcano: quando la locandina è super-fighettosa… allora il film è scarsissimo 😛
      Scherzi a parte, un tema ben più che inflazionato è stato trattato in modo palesemente uguale a mille altri, e mai per un secondo si è cercato qualcosa che non fosse ovvio e scontato. Rispetto alla spiattellata serie Z americana almeno il regista russo ha curato un po’ l’aspetto visivo, ma ormai è questo il livello medio dell’horror: roba banale raccontata in modi banalissimi…
      Ciao e benvenuta nel Zinefilo ^_^

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  7. Paolo D'Alessandro ha detto:

    La scheda di CIAK ce l’ho anch’io, come anche quella del primo e del quinto… e come anche gli occhialini 3D perchè sì, io questo film lo vidi al cinema… secondo film della saga dopo il 5° ed unico film in 3D. Se pensi che stia divagando hai perfettamente ragione perchè, a parte lo sfizio del 3D e della conclusione di una saga comunque importante, non c’é nulla di buono da dire… un’occasione sprecata per un degno epitaffio, ed é un vero peccato!

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  9. Il Moro ha detto:

    Per quel quasi nulla che mi ricordo, lo definirei un’allegra minchiata!
    E mi trovi perfettamente d’accordo con il tuo giudizio su twin peaks e tutte quelle robe oniriche incomprensibili….

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  13. Conte Gracula ha detto:

    Non ricordavo nulla, finché l’ho rivisto la settimana scorsa.
    Che dire? Non mi succede spesso, ma vedendolo, ho provato imbarazzo: mi sono immaginato a essere tra i “colpevoli” di questo film e mi sono vergognato tantissimo!
    A modo suo, è pure educativo, da questo punto di vista: pensaci sempre due volte o tre, prima di mettere la tua vera firma su qualcosa…

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  14. Sam ha detto:

    Mancava il mio commento sul 6, no ?
    E’ la tstimonianza di come il politicamente corretto e il biogttismo avrebbero invaso gli anni 90 ( che tanto bene Sclavi ha commentato in un episodio di DD, “caccia alle streghe” ) rovinando il cinema di paura; già Nightmare 5 cominciava a latitare dello splatter e della paura vera, ma col 6 la saga diventa quasi un film per ragazzi ( ma forse proprio per quello fece il botto d incassi, in quanto più “digeribile” da tuti )
    Tanto che la Fininvest lo trasmise in prima serata, cosa che diffiicilmente faceva con gli horror.
    Stessa sorte toccherà al 7 ,dove il sangue che scorre a gocce ( e con scene comiche tipo quando accoltellano la linguona di Freddy )
    Il finale di queasto capitolo è scialbissimo , si vede che hanno tagliato di netto l’epilogo con la nascita di un nuovo Freddy .
    Ma ci hai fatto caso che i bimbi della filastrocca con tano sempre fino a 9 ?
    Non è che si riferiscono profeticamente ai film della saga ?
    Si ok, ne manca uno per arrivare a 9, ma dai tempo al tempo e…..

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come ho raccontato in tutti questi post, la traduzione italiana della filastrocca fino a 10 è sempre stata assurda e sballata.
      Stando ai produttori, nessun elemento che facesse pensare ad un sequel è stato lasciato: sicuro che abbiano girato una scena con la nascita del nuovo Freddy?

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      • Sam ha detto:

        Non credo sia stato girato qualcosa in più, ma si vede che dopo che la figlia di Freddy dice “è davvero finita” doveva continuare invece di bloccarsi di colpo ( il regista avrà seguito fedelmente e svogliatamente lo storyboard originale )

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