Tuono di proiettile (1995) Il cinema italiano che fa male

Questa è la triste storia di Stelvio Massi (1929-2004), il cineasta di Civitanova Marche che fra i tanti lavori svolti nel cinema ha fatto anche il regista, dal genere poliziottesco – come il ciclo dedicato a Mark il poliziotto nella metà degli anni Settanta e Il commissario di ferro (1978) con Maurizio Merli – al dramma più dramma con il Mario Merola di Guapparia (1984): da 5 donne per l’assassino (1974) a La banda del trucido (1977) con Luc Merenda e Tomas Milian potrei citare tanti film di Massi entrati nel culto del cinema italiano. Ma gli anni Ottanta arrivano per tutti e ogni mito crolla davanti al decennio più terrificante della storia: ecco dunque che arriva Cobra Nero (1987), fantasma del poliziottesco che fu con Fred Williamson che finge di rifarsi alla blackspoitation. Che comunque è un capolavoro in confronto ad Arabella, l’angelo nero (1989) con la diva sexy del momento Tinì Cansino (turbamento della mia infanzia), e con il povero Stelvio Massi che si nasconde dietro lo pseudonimo Max Steel.
Il lavoro è lavoro e il cinema è il cinema: nessuno resta pulito dopo gli anni Ottanta. Così arrivano i Novanta e l’uso di pseudonimo è ormai costante. Se con il 1994 arriva il momento in cui dire basta al cinema, c’è ancora qualcosa da fare. C’è ancora un film in cui apparire come direttore della fotografia, storica mansione di Massi. C’è ancora un gradino da scendere nel cinema di genere.
Quando Massi lascia il cinema, lo fa con il tuono. Lo fa… con il Tuono di proiettile!

Involontariamente comico a livelli geniali

Ottiene il visto censura il 4 febbraio 1995 ma non ho trovato tracce di una sua qualsiasi distribuzione se non un DVD del settembre 2004, targato Prism Italy: mi piace pensare che nessun distributore sia sceso mai così in basso da prenstare questa roba, fino a dopo il Duemila, quando ogni schifezza fa bellezza.

L’ultima apparizione di questo nome

Un giorno alla PAC (Produzioni Atlas Consorziate), che negli anni Settanta era specializzata in filmetti con le monache prima di conoscere il poliziottesco di Massi, bussa l’attore britannico Vincent Riotta e dice: «Io voglio fare il reggiere
La casa gli fa notare che si dice “regista” e lui annuisce: «Sì, quello che reggie il film!»
Con queste premesse, perché non affidargli l’unica regia della sua vita? Però certo, quel cognome che sa di italiano non va bene: agli italiani non si possono presentare cognomi italiani. Vincent, facciamo che ti chiami James Lloyd. Sei pure di Londra, no? Ecco, sei il Lloyd di Londra…

Per fare un film italiano che puzzi di anni Settanta serve un attore totalmente incapace come protagonista, tanto poi è doppiato: basta che muova la bocca, recitando numeri o masticando come fanno le scimmie nel cinema di qualità. Solo che Rob Freeman non sa fare nessuna delle due cose: va be’, Rob, sta’ lì fermo che fa tutto il doppiatore.

L’attore che spara al cinema

Il passo successivo per fare la classica poveracciata provinciale che sembri internazionale è avere una star nel cast. Mica una star vera, che quelle vogliono i soldi, no no, il solito attore fallito che un tempo lontano lontano, in una galassia lontana lontana, è stato noto, che tanto gli italiani sono campioni olimpici di memoria selettiva, basta che uno è stato noto trent’anni fa e per loro è ancora noto.
La scelta è obbligata: John Savage. 230 film all’attivo, solo uno fatto bene e dove recitava così e così. L’attore più amato dalla serie Z: non sporca, non sputa sulla gente, non si ravana nelle mutande in pubblico e vien via con due spicci. Il protagonista perfetto del grande cinema italiano.

John Savage, il Tuono di proiettile è tuo!

Il problema è che neanche Savage sa recitare i numeri o masticare: va be’, sta’ zitto e fermo pure tu, tanto c’è la voce fuori campo che fa tutto da sola.

Pose immobili di grandi attori di cinema

Dopo essersi assicurati l’ottima fotografia di Messi – l’unico che in questo film abbia dimostrato di conoscere il proprio mestiere – c’è l’ultima questione, quello meno importante e se vogliamo addirittura inutile. La sceneggiatura. Dài, scherzo, quando mai in un film italiano ci si è preoccupati della sceneggiatura?
Quindi la PAC non ha problemi quando torna a bussare Riotta e grida: «Voglio fare pure lo sceneggiere

La fotografia è bella, peccato che tutto il resto sia da denuncia

L’agente della CIA Roy (Rob Freeman) ha inventato una nuova pistola e nuovi proiettili potenti, ma così potenti da essere in grado di uccidere uno spettatore sparando 24 fotogrammi al secondo.
Che studi balistici ed oplologici ha fatto Roy? (Inutile che fate quella faccia, l’oplologia esiste, non me la sono inventata: è lo studio delle armi.) Come può un semplice agente della CIA aver inventato addirittura un’arma nuova? La risposta è semplice: è un film italiano degli anni Novanta, ci ha già detto culo che Roy non abbia inventato un robot nel suo garage.

Arrivano dei momenti in cui un uomo vuole rimanere solo col suo pistolone

Non vuole consegnare l’arma alla CIA e se la porta a casa, ma poi trova un ladro assassino e stupratore – nient’altro? Magari ha pure sputato in chiesa – e lo spara, facendolo saltare in aria con il suo tuono di proiettile. Non sto scherzando, salta letteralmente in aria!
La CIA non è contenta e Roy scappa in Sud America, che è l’unico modo per far sparire di scena John Savage, che limita il suo contributo a una decina di fotogrammi in cui guarda il vuoto e si muove male. Ma come fa a muoversi male? Non lo so, è la scuola attoriale Savage: dominare la scena muovendosi poco e male.

Il resto della vicenda non ha nulla di umano

Come procede la storia in Sud America, coi tizi dai capelli impomatati e gli occhiali scuri, con la “seducente” Florinda (Verónica Cortez) non posso raccontarlo, perché davvero mica posso buttar giù tutta la merda che gira, soprattutto se italiana.
È tutto di una bruttezza disarmante e fa male agli occhi, al cuore, alla testa, al fegato e parte del pancreas.

Visto che questa roba gira in DVD siete avvertiti: se lo trovate su bancarella, come è capitato a me, scappate: se no l’uomo dal pistolone esplosivo vi colpirà!

L.

– Ultimi capolavori con John Savage:

Informazioni su Lucius Etruscus

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14 risposte a Tuono di proiettile (1995) Il cinema italiano che fa male

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ho gli occhi che lacrimano sangue stile Madonnina. La bancarella che ti ha venduto questo dvd andrebbe denunciata. Anzi, riformulo: pensandoci bene andrebbe premiata con una medaglia al valore per divulgare cotanta monnezza ai posteri. Non è da tutti avere così coraggio!

    Tinì Cansino era tanta tanta roba. Mi ricordo che ai tempi del “Drive In” giravano voci tra noi ragazzini che fosse un’attrice porno o robe simili (non ne capivamo molto all’epoca!). Ho scoperto un paio di anni fa che era sparita per stare con la famiglia e recentemente si è riciclata a “Uomini e Donne”. Col senno di poi forse i filmacci di Massi non erano poi così male…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per un decenne degli anni Ottanta, una trasmissione come “Drive-In” con Tinì Cansino e Carmen Russo era una botta di ormoni che ti serviva tutta la settimana successiva per riprenderti 😀
      Ricordo che da ragazzo mi cascò l’occhio su qualche pubblicità del film “Arabella” in VHS, dov’era chiaro che Tinì non era sempre coperta come in Drive-In, ma soltanto in tempi recenti sono riuscito a vederlo. Massi ci prova a tirar fuori un thrilling all’italiana con l’attrice, con addirittura una trama non disprezzabile su uno scrittore che mette in pericolo la moglie per trarne spunti per i suoi romanzi, ma il risultato ovviamente è quello immaginabile. Le scene migliori sono dove Tinì si mostra “come mamma l’ha fatta”, e quello non è merito di Massi 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        Come fai a spiegare a chi non l’ha mai visto cos’era il “Drive In”? Comicità che “Zelig” levati proprio che non sei nessuno unita a stacchetti sexy con ragazze bellissime come Tinì Cansino, Carmen Russo e Nadia Cassini che aveva “il fondoschiena più bello del mondo” e cantava canzoni dal titolo inequivocabile tipo “A chi la do stasera” (scritta dagli Squallor). C’erano le generosissime ragazze “Fast Food” con seni giganti strizzati dentro costumini microscopici e Lory del Santo che adesso farà solo sorridere ma a quei tempi inquadrata maliziosamente sempre dal lato B era tantissima roba! Eva Grimaldi giovanissima… Sono passati più di trent’anni ma alcune cose ce le ho impresse a fuoco nella mente.

        Il “Drive In” ha contribuito in maniera fondamentale alle crescita di noi ragazzini. E se qualcuno adesso porta gli occhiali sa chi deve ringraziare! La botta finale però ce l’ho avuto col video “Boys” di Sabrina Salerno. Con quello capii tutto.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ stato un periodo d’oro per la crescita dei maschietti 😀
        Io andavo alle elementari e a scuola era un obbligo il lunedì raccontarsi gli sketch migliori del Drive-In della sera prima. Credo di averlo visto dalla prima edizione del 1983, anche perché Carmen Russo purtroppo c’è stata solo nelle primissime edizioni. Che mito quando arrivò Francesco Salvi, mio mito assoluto: “Ritrovata l’enciclopedia del sesso di Cicciolina: il proprietario è pregato di venirla a ritirare ma prima mi dia il tempo di fare le fotocopie!” 😀
        Sabrina Salerno mi fa impazzire da adulta, all’epoca invece ero più per Samantha Fox 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Io crepavo dal ridere, da bambino, com gli sketch di Gianfranco D’Angelo: mi pare che facesse Baudo e/o la Ricciarelli, intenti ad allevare parrucchini, oppure la Carrà che piangeva lacrime di taumaturgica virtù che convertivano tutti i peccatori (tranne Cicciolina, ospite di un episodio, che sembrava davvero infastidita dagli zampilli).
        E poi l’insegnante innamorata di Galloni (noi insegnanti siamo tutte spose di Galloni XD ) oppure Sandokan Goria e la dea DC (un idolo con la faccia di Andreotti, mi pare, e un sacco di mani che reggevano tangenti, prove per ricattare etc.).
        Ero molto piccolo e non riuscivo a capire tutto, ma certe boiate le ricordo ancora ^^

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah che sei andato a ricordarmi! Pippo Baudo che di tutti diceva “L’ho scoperto io!”
        D’Angelo era un comico graffiantissimo e oggi sarebbe vietatissimo in TV, e infatti non c’è più. Drive-In faceva una satira contro la politica oggi impensabile: la maggior parte degli sketch però l’ho capita rivedendo repliche negli anni successivi 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Uh, vero, Pippo scopriva tutto e inventava tutto lui ^^
        Credo che D’Angelo lavori solo in teatro, ormai: l’ultima cosa in tv a cui si è dedicato, mi pare fosse una sitcom sulla sua famiglia, negli anni ’90.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Faletti che faceva il poliziotto col figlio gay, Enzo Braschi paninaro “troppo giusto!”, Beruschi con ‘orologiao-ao-ao, Zuzzurro e Gaspare “ce l’ho qui la brioche!”,… Perfino Ezio Greggio (che oggi non sopporto!) faceva ridere con l’asta tosta e il quadro di Teomondo Scrofalo. Erano uno meglio dell’altro!

        E sapete cosa? Al di là della malizia e dell’erotismo con le ragazze procaci, non c’erano parolacce e turpiloquio! I comici facevano ridere senza mezza parolaccia.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti è stato vittima di critiche ingiuste: malgrado fossero i libertini anni Ottanta e fosse la TV del Berlusca, era tutto castigatissimo e assolutamente innocuo, oltre che grande palestra per i comici della TV e del cinema successivi.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ok, recensione bella ma titolo che già da solo è da “orgasmo” zinefilo 😂
    Sempre più orgoglioso di averti ceduto il giovedì 🙂🙂🙂😅

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  3. Giuseppe ha detto:

    E allora io propongo come “reggiere/sceneggiere” con lo pseudonimo di Joe Piccadilly (da Piccadilly Circus, ovvio, che a Londra i Lloyd se li è già presi Riotta) inventando un’arma ancora più micidiale di quella di Roy: la PAL machine gun, che spara ben 25 fotogrammi al secondo 😉
    Povero Stelvio, che triste chiosa conclusiva di carriera “fotografare” questa merda al cui confronto anche Black Cobra brilla quasi di luce propria…
    P.S. Pochi lo ricordano, ma nel primissimo Drive-in annata 1983 erano inclusi pure gli sketch comici dell’ancora sconosciuto (da noi) Paul Hogan 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il povero Hogan da noi venne sepolto da Benny Hill, che ha avuto una distribuzione capillare e martellante, mentre a parte le prime stagioni di Drive-In poi quelle comiche sono scomparse. Da violento estimatore di Drive-In le ricordo bene e mi piacevano anche, ma onestamente solo dopo anni da Crocodile Dundee ho fatto il collegamento con quell’Hogan!

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