Shark (1969) 4 bastardi per un posto all’inferno

Il 6 settembre 2018 ci ha lasciati Burt Reynolds, divo che è stato tanto amato quanto disprezzato: infatti, come sempre succede, nelle commemorazioni hanno mostrato suoi film di trent’anni fa, essendo la sua carriera ferma ad allora.

Leggenda vuole che il suo pubblico gli abbia voltato le spalle dopo che ha posato nudo per non so più quale rivista, ma al di là del gossip balzano è palese che la sua carriera da protagonista sia durata un breve lasso di tempo, malgrado la replica costante dei suoi film – soprattutto in Italia – lo abbia fatto sembrare un divo eterno.

Può sembrare strano, parlando di un nome così importante, ma in realtà Burt è stato parecchio sfortunato: per esempio sei anni prima di Spielberg aveva fatto un film sugli squali con un titolo roboante, Shark, che avendo alle spalle solo infime casupole non ha avuto alcuna possibilità di farsi conoscere. E infatti tutti quelli che ora considerano Burt il loro idolo probabilmente non l’hanno neanche mai visto, questo film. Come la maggior parte di quelli di Burt non replicati fino allo sfinimento. E sono tanti.
In omaggio ad un divo sfortunato, che ha fatto grandi cose nel cinema ma sempre nel momento sbagliato, ripesco un DVD comprato su bancarella questa estate, con un film storico che mi deluse parecchio la prima volta che l’ho visto, ma rimane un punto fondamentale nell’evoluzione del “cinema squalesco“.

Prima delle “mascelle”, c’è stato lo “squalo” intero

Le case produttrici ci provano, all’uscita negli Stati Uniti l’8 ottobre 1969, a montare un po’ di propaganda: è un film in cui gli stuntmen hanno rischiato la vita affrontando gli squali per davvero! No, non funziona: è una minuscola produzione col Messico che invece della pellicola usa il formaggino, la propaganda non sembra servire.

Bel tentativo, ma fallito…

Ci metterà quattro anni ad arrivare in Italia, e quel febbraio del 1973 la commissione di censura rimane sbigottita: per gli squali assassini? Ma per favore! Non le piace che il protagonista insegni al bambino a rubare: che esempio danno, così, ai giovani italiani che in quanto a rubare non li frega nessuno? Uscita originariamente a marzo con il divieto ai minori di 14 anni, Il 14 maggio successivo la pellicola ottiene la cancellazione del divieto pena il taglio di 31 metri di pellicola.

Locandina dell’11 luglio 1973

Gli italiani che che il 14 marzo 1973 hanno visto in sala 4 bastardi per un posto all’inferno non sanno che hanno visto la pellicola nel suo formato originale, rispetto a quelli che ci andranno il 21 maggio successivo, quando il film riesce scorciato di 31 metri.
Presentato in VHS da Mitel (mai sentita!), arriva in DVD almeno nel giugno 2007, data a cui risale l’edizione Noshamefilms (MHE) che ho trovato su bancarella a due spicci. Scopro che nel novembre 2013 la Pulp Video ha rilasciato un’edizione DVD e Blu-ray, ma ignoro se siano edizioni con un video migliore, anche se è facile supporlo.

Due tipici loschi americani all’estero

Due loschi americani cercano a Suabar, nel Mar Rosso, un subbaquo per rimpiazzare il locale che è appena finito nella pancia di uno squalo: servirebbe il primo stronzo che passa… ed ecco Burt Reynolds!

«Io conosco un tale che potrà degnamente sostituire Mohamed, e stavolta non si tratta di un arabo, ma di un fetente yankee purosangue.»

Così entra in scena Caine, «un uomo che per cento dollari venderebbe sua madre e sua sorella»: quando c’è la stima, c’è tutto…

Accendendosi il sigaro con la dinamite, entra in scena Burt Reynolds

Il professore di ittiologia Dan Mallare (Barry Sullivan) e la allieva-figlioccia-amante-fatalona Anna (Silvia Pinal) hanno bisogno di un subbaquo per raccogliere campioni marini per… andiamo, l’avete capito tutti che c’è il solito relitto pieno dei soliti banalissimi lingotti d’oro che i furbastri vogliono recuperare di nascosto, ma hanno bisogno di un estraneo che porterà guai.
Come dite? È la trama di qualsiasi altro film sottomarino? Ma qui siamo nel 1969 quindi ci sta pure, il problema non è la “freschezza” della trama: è che è davvero un film agghiacciante…

Oggi la censura italiana darebbe fuoco alla pellicola!

Il regista Samuel Fuller è un maestro indiscusso del warmovie, ma siamo lontani dagli anni Cinquanta. Qui si ritrova con mezzi di fortuna e con attori messicani nel ruolo di arabi, con fondali marini totalmente vuoti che dovrebbero farci credere siano il Mar Rosso, fra i più ricchi ecosistemi marini del mondo. Si ritrova insieme ad altri due sceneggiatori a smanacciare un romanzo – The Shark Run (1968) di Victor Canning, inedito in Italia – che magari è anche bello ma non sembra avere molto da dire. Me lo vedo Fuller sul set dare indicazioni alla troupe: «Fate primi piani su Burt Reynolds e basta: il resto non conta».
Va ricordato che Burt all’epoca è solo un prolifico attore di apparizioni televisive: è esattamente in questo 1969 che esordisce al cinema con questo film, preceduto a stretto giro dai western El Verdugo e Sam Whiskey. Eppure per essere un esordiente, Burt se la tira da consumato professionista e Fuller lo segue: perché hanno capito quale sarà l’arma del successo dell’attore. Un sorriso da mascalzone irresistibile.

L’arma più pericolosa è il sorriso mascalzone di Burt

Caine qui è il classico americano all’estero, perfettamente a casa propria quando è casa di altri. Ruba per vivere, vende armi, prende in giro i locali e fa battutine col sorriso da mascalzone irresistibile. Cioè le stesse cose che tutti gli americani fanno in tutti i film ambientati all’estero, ma senza i sorrisi da mascalzoni irresistibili, anzi la fastidiosa e tronfia sicumera di chi sta salvando quei sottosviluppati dei non americani.
Caine è simpatico quanto uno squalo in piscina, ma per il 1969 è un lancio niente male. Soprattutto per quegli italiani di buona memoria che riconobbero nell’attore il protagonista di Navajo Joe (1966) di Sergio Corbucci, il primo film all’estero di Burt.

Tipica scena da tipico finto “estero” americano

Io tradisco te che tradisci me mentre egli tradisce noi che tradite voi mentre essi tradiscono loro. La trama è stantia e banale come un qualsiasi film americano del Duemila, quindi possiamo dire che Shark è invecchiato bene: è stupido e scontato esattamente come un qualsiasi film americano di oggi!
Ma tanto non è certo la trama né la prova degli attori né i paesaggi né altro il motivo per la nascita del film: è tutto girato intorno al sorriso da mascalzone irresistibile di Burt Reynolds, ed è quello che conta.

Oh, ma il film non parlava di squali?

Ah, dimenticavo. In un paio di momenti si vede uno squalo, un povero squaletto trovato chissà dove, con il sub che ci gioca e fa finta di essere mangiato da lui. Gli appoggia pure un coltello per fingere una specie di lotta sottomarina, ma tranquilli: è tutta una mascherata.

Tranquilli, animalisti, è tutto finto

Questo non è un film di squali, sebbene si ponga esattamente come gradino evolutivo fra il titolo che per primo ha reso protagonisti gli squali su schermo americano – Cacciatori di squali (The Sharkfighters, 1956) – e quello che per primo ha dato loro eterna fama – Lo Squalo (Jaws, 1975) di Spielberg. Siamo ancora ai tempi in cui gli squali sono mere minacce per i protagonisti, non ancora fieri avversari, ma il fatto che il loro nome sia il titolo del film e la loro immagine campeggi nelle locandine significa un sostanziale passo avanti verso il glorioso “cinema squalesco”.

Che il pubblico dell’Aldilà ti sia più benevolo, Burt…

L.

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25 risposte a Shark (1969) 4 bastardi per un posto all’inferno

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ovviamente non l’ho mai manco sentito nominare sto “Shark”. E ovviamente solo il Zinefilo poteva pescare un film dimenticato del ’69 per celebrare la morte di un attore famoso. Grande Lucius!

    La mia conoscenza della filmografia di Reynolds nasce coi film replicati alla nausea dai canali Mediaset (“Gator” su tutti), si approfondisce con “Un Tranquillo Weekend di Paura” e muore con “Boogie Nights”. Anche se il mio primo incontro in assoluto con Reynolds è stato il suo cameo sotto la doccia in “L’ultima follia di Mel Brooks”.

    P.S.: stasera vado alla lezione prova. Ti scrivo in privato nei prossimi giorni per farti sapere com’è andata.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Burt è molto più noto che visto, anche perché i canali televisivi tendono a replicare sempre gli stessi suoi film di trent’anni fa: nel commemorarlo, il TG La7 ha usato gli stessi tuoi titoli, segno che sono quelli più noti di una lunga filmografia dimenticata dalla TV nostrana.
      P.S.
      Aspetto tue nuove ^_^

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  2. Cassidy ha detto:

    Tra Burt Reynolds e Samuel Fuller è una bella gara a chi viene ricordato per il numero minore di titoli in carriera. Ho visto questo film una volta sola mentre cercavo con gran fatica film di Fuller, regista di cui ancora oggi conosco, penso meno della metà della filmografia. Questo film poi mi pare sia stato abbandonato a metà da Fuller per i soliti dissidi creativi, ma non so altro, lo avevo rimosso dalla mente fino a stamattina, per fortuna abbiamo il Zinefilo! 😉 Ottima scelta per mettere i puntini sulle “I” riguardo alla carriera di Reynolds, menzione speciale per il titolo italiano, tutte queste nostrane invenzioni che trasformano un titolo brevissimo in uno lunghissimo mi fanno morire 😉 Cheers!

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  3. theobsidianmirror ha detto:

    Titolo italiano tradotto con grande lungimiranza ! Ecco perché parlando nessuno lo ha mai sentito nominare. C’è comunque da dire che titoli con dentro parole come “bastardo” e inferno” andavano piuttosto di moda nei western….. (ah già, ma questo non è un western… o si?)

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  4. Denis ha detto:

    Me l’ho ricordo in un film in coppia con Clint Eastwood, e c’è l’ho pure in un film in dvd che non mi sembra mai passato in tv, Pups dove fa il negoziatore della polizia perchè una banca è stata presa da due ragazzini di 12 anni (una è Misha Barton).
    Licenziò l’agente che gli trovò la parte per Boogie Nights che lo risollevò,me lo ricordo anche come Boss Hog nel remake di Hazzard con Johnny Knoxville (la parte che fa del vecchio ottantenne in Jackass Bad Grandpa fa morire dal ridere il film è giraro tipo Borat).
    E Parker con Statham non è un remake di un film di Reynolds?

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  5. Kukuviza ha detto:

    Ciao a tutti!
    Non sapevo della morte di Burt. Mi sembra di averlo visto in un sacco di film, ma poi, guardando la sua lunga filmografia, mi accorgo di averlo visto soltanto nel primo film di Mr. Bean!
    E non lo avevo neanche mai visto senza i mitici baffi. A guardare dalle foto, non stava mica male senza! Però nella locandina non sembra neanche lui, a me pare Marlon Brando!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo non è più un divo da TV, ma se ti capita qualche suo vecchio cavallo di battaglia ti consiglio di recuperarlo. Tipo “Quella sporca ultima meta”, che un tempo era un filmone mitico ma poi è stato dimenticato: ma quando Adam Sadler ne ha fatto il remake ha chiamato Burt nel suo vecchio ruolo.
      Ovviamente “Un tranquillo weekend di paura” ma anche l’irresistibile “Cambio marito”, remake del “Prima pagina” di Billy Wilder con Burt al posto di Walter Matthau e Kathleen Turner al posto di Jack Lemmon!!! (E Christopher Reeve al posto di Susan Sarandon: spero che questo ti spinga a ripescare quel film!)

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      • Kukuviza ha detto:

        Ecco, devo finire di vedere anche “Prima pagina” che avevo iniziato, divertendomi assai, ma poi avevo dovuto interrompere la visione. Dovrò vederli tutti e due.
        IN effetti, i titoli che citi sono tutti famosi, li ho già sentiti, ma per qualche motivo mai visti.
        Ci devo fare un post, sui film famosi e stra famosi che non ho mai visto.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il difetto di “Prima pagina” è che dura dieci ore 😛 Molto più stringato (e divertente) “Cambio marito”, con Burt che fa lo spietato direttore di un TG e la Turner che fa l’anchorwoman di grido, che dovrebbe sposare il tenerone e cucciolone Reeve ma in realtà vuole fare lo scoop dell’anno! Quando uscì, negli anni Ottanta, fu molto pompato, poi l’oblio totale.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Solo lo zinefilo poteva (super degnamente) commemorare la memoria di Burt ripescando (è proprio il caso di dirlo) un titolo sugli squali a me sconosciuto…Lucius “rules” alla stragrande!

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  7. Conte Gracula ha detto:

    Mi sa che anche in USA finirebbe in seconda serata: non puoi far fumare gli adulti, figurati i bambini!

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  8. Giuseppe ha detto:

    E notare come sulla locandina si giocava a rifare Agente 007 – Thunderball (Operazione tuono): il combattimento subacqueo sospettosamente identico a quello con gli sgherri di Largo, Claudine “Domino” Auger (di certo NON è Silvia Pinal) in costume… 😉 Del resto, in Italia Burt Reynolds non era evidentemente ancora famoso a sufficienza (con “Un tranquillo weekend di paura” eravamo poco più che agli inizi, qui) perché si potesse contare solo su di lui come richiamo garantito. Ecco, un buon “aggancio” per il pubblico italiano poteva essere proprio la serie tv “Hawk l’Indiano”, appunto…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      DI sicuro il film è stato ripescato dagli italiani grazie a Burt, noto anche grazie al film di Corbucci, e malgrado quella sua foto sia orribile purtroppo nel film è l’unica inquadratura disponibile! La cinepresa è sempre puntata sulla sua faccia…

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