Quando Stephen King recensì Evil Dead (1982)

Claude Scasso e Caroline Vie, corrispondenti per la rivista francese “Cine-Zine-Zine” dedicata al cinema horror, nell’estate del 1982 si trovano a visitare l’America e vanno a trovare i loro corrispettivi d’oltre-oceano, cioè la redazione di “Fangoria”. Parlando con l’editor Bob Martin – che abbiamo più volte incontrato nei viaggi di questo blog nel cinema horror d’annata – i due se ne escono con una bomba come se niente fosse: sai che al Festival di Cannes eravamo seduti al fianco di Stephen King mentre vedevamo un film horror incredibile? Si chiama Evil Dead e nessun distributore americano lo vuole. Voi lo conoscete?

A Bob Martin comprensibilmente casca la mascella per terra: cos’è ’sto Evil Dead che a quanto pare è piaciuto da morire al Re del terrore? Vanno a chiamare King e leggono la recensione che lui ha scritto per una rivista che, per un gioco editoriale, esce esattamente nello stesso novembre 1982 della rivista “Fangoria” (n. 23) in cui Bob Martin racconta tutto questo.

L’editor della rivista legge che King considera il film di questo tizio, un certo Sam Raimi, «il più ferocemente originale film horror del 1982»: ma siamo matti? È uscito Basket Case, Poltergeist di Hooper/Spielberg, The Thing di Carpenter e Creepshow dello stesso King insieme a Romero… ed Evil Dead sarebbe addirittura meglio di tutto questo?

Avendola trovata per caso, con malcelata emozione traduco la recensione di King apparsa nel novembre 1982 sulla rivista di racconti “The Twilight Zone”.

Non esiste alcuna traccia che il film di Raimi sia mai stato proiettato a Cannes, ma a quanto pare è quello che è successo…


The Evil Dead:
perché non l’avete ancora visto…
e perché dovreste vederlo

di Stephen King

da “The Twilight Zone”
volume 2 n. 8 (novembre 1982)

Traduzione esclusiva
di Lucius Etruscus

Mentre si trovava a Cannes, l’autore si è imbattuto in…
be’, non è proprio oro, ma un bel po’ di sangue

Quando ho incontrato Sam Raimi al Festival di Cannes nel maggio del 1982, il mio primo pensiero è stato che questo tizio era: un cameriere, uno studente liceale in fuga o un genio. Non era un cameriere, e Raimi ha finito le scuole qualche tempo fa, sebbene abbia un aspetto senza età che ha spinto i baristi a chiedergli un documento di identità per servirgli da bere fino a che non ha compiuto 35 anni. Che sia un genio non è ancora provato, ma che abbia fatto il più ferocemente originale film horror del 1982 mi sembra fuori d’alcun dubbio. L’unico problema è che potreste non vederlo mai.

Il leggendario editore di “Weird Tales” negli anni Trenta, Farnsworth Wright, ammise con una certa riluttanza che aveva rigettato una sola storia, una sola singola storia, perché la giudicava troppo violenta per i gusti dei suoi lettori. Il racconto, firmato da William Hope Hodgson, trattava di un maniaco che ammazzava gente trasformandola in zuppa (questa stessa idea è alla base del debutto di Stanley Ellin, The Speciality of the House, circa 15 anni dopo). «Quando è troppo», disse Wright, «la classe non conta».

Questo potrebbe essere il caso del film di Raimi The Evil Dead. Dài un’occhiata alle immagini che seguono, caro lettore, perché alcune delle più grandi reti di distribuzione cinematografica americana hanno appena rifiutato il film auto-finanziato di Raimi. (L’ultima a rinunciare è stata la Paramount, che ha distribuito il film di successo, sebbene senza cervello, Venerdì 13: il loro verdetto, come quello di Wright, è che il troppo era troppo.)

Raimi, nativo del Michigan ed ora di base a Detroit, aveva vent’anni quando ha diretto e scritto Evil Dead. (Era anche uno dei cameramen, assistito nella prima metà da Tim Philo.) Il suo produttore, Rob Tapert, ne aveva 26. I macabri effetti speciali sono stati curati da Tom Sullivan, 24 anni, e Bart Pierce, sui 30. I cinque attori erano ragazzi. Il film è stato girato in 16 millimetri e trasformato in 35 per la distribuzione in sala. Il risultato è granuloso, ma terribilmente adatto; il film a un aspetto da documentario che nessuno ha mai visto dai tempi de La notte dei morti viventi di George Romero, un film che Raimi ammette aver avuto grande influenza su di lui.

The Evil Dead ha il potere semplice del racconto intorno al fuoco, ma la sua semplicità non è un effetto secondario. È qualcosa di costruito con cura da Raimi, che è tutto tranne che stupido. Cinque studenti di college in vacanza, due ragazzi e due ragazze, trovano uno chalet deserto e un libro antico – un lovecraftiano Libro dei Morti – che li trasforma in zombie invincibili, uno per uno, finché rimane solo la star del film, Bruce Campbell. L’unico modo per neutralizzare questi zombie è smembrarli. Per fortuna c’è una motosega a disposizione, e…

Il suono che segue non è piacevole.

Quello che Raimi crea in Evil Dead è un oscuro arcobaleno di orrore. L’aspetto degli zombie deriva dal lavoro di Dick Smith per L’Esorcista, il suo soggetto deriva dai film dei morti viventi di Romero (anche lo smembramento come antidoto nasce da questi: ricordate lo sceriffo idiota ne La notte che ricorda che «le salme devono essere date alle fiamme, bisogna tralasciare ogni senso di pietà e di rispetto e attenersi solo ai consigli della ragione. Questa è la mia opinione»? [Trascrizione del doppiaggio italiano del film, che però inventa totalmente il discorso. Nota etrusca.]), e la sua piccola troupe di attori a malapena sfiora la sufficienza (Ellen Sandweiss e Betsy Baker) o è dannatamente buona (Bruce Campbell e, in particolare, Hal Delrich). Quindi, che succede?

Principalmente quello che succede è Sam Raimi, così pieno di talento da far mangiare le unghie a qualche incapace.

In Evil Dead la cinepresa ha quel tipo di fluidità da incubo che associamo con il primo John Carpenter; si tuffa e scivola e zooma così velocemente che viene voglia di coprirsi gli occhi. Il film inizia e finisce con riprese follemente esilaranti che ti fanno venir voglia di applaudire. (A Cannes, è proprio quello che hanno fatto i patiti di cinema francesi.) All’inizio, ci inoltriamo vertiginosamente in una palude; alla fine scendiamo follemente giù da una collina in un dannato chalet deserto dove accade ogni pazzia, smembramento e follie varie. Non c’è stata alcuna steadycam importata a cinque mila dollari al giorno (come in The Shining); invece, è quello che Raimi e compagni ingenuamente chiamano una “shaky-cam”. Lui la descrive in modo decisamente disinvolto.

«Non potevamo permetterci una steadicam», dice, «quindi abbiamo improvvisato. Abbiamo montato una cinepresa al centro di una tavola di quattro metri circa. Un paio di tizi l’hanno afferrata, uno per lato, e semplicemente hanno corso a perdifiato». In alcune delle altre incredibili scene, Raimi o Philo hanno portato la cinepresa – che pesava circa quattro chili – legata ad una mano. Qualcuno dovrebbe dire a Kubrick, Spielberg e gli altri che è davvero facile: basta una cinepresa su una tavola e correre a perdifiato.

The Evil Dead praticamente è una produzione casalinga, come La notte dei morti viventi, che ha fatto la sua apparizione in tempi meno difficoltosi (leggi: prima della MPAA [Motion Picture Association of America, la censura statunitense. Nota etrusca]). Raimi e i suoi due soci hanno messo i soldi che hanno potuto; lui e il produttore Rob Tapert sono andati alla ricerca del resto. Tapert e Bruce Campbell, protagonista del film, hanno abbandonato la Michigan State University e racimolato molto del budget del film (ben sotto il milione di dollari) da investitori privati; avvocati, dice Raimi, dottori, costruttori – «gente del genere». Per convincerli, hanno fatto una specie di “anteprima” in super-8. «Abbiamo fatto tutto», dice Raimi ridendo, dal suo ufficio alla Renaissance Pictures a Detroit. «Facevamo i camerieri, guidavano taxi e tutto il resto». Ma non si trattava solo di trovare soldi per la produzione, dice lui con enfasi, volevano ingaggiare un gruppo di avvocati perché l’investimento fosse sicuro, e così è stato, visto che gli investitori sono contenti. Evil Dead potrà non apparire mai sugli schermi americani, ma sono stati stipulati contratti in diversi Paesi, compreso il ricco mercato di Hong Kong. Gli investitori probabilmente ci guadagneranno lo stesso, grazie alla cura della compagnia di produzione di Raimi.

Il film ora è in mano ad Irvin Shapiro, che potrebbe essere il più vecchio e scaltro gestore di film indipendenti del mondo libero – l’equivalente reale di Burgess Meredith nei film di Rocky. Shapiro è oggi ha sui settanta, ottanta o forse centoventi anni: nessuno lo sa per certo. [Essendo del 1906, all’epoca in cui King scrive aveva 76 anni: morirà nel gennaio 1989. Nota etrusca.] Ma la sua carriera è stata lunga e favolosa. Anche negli anni Trenta potevi trovarlo al Festival di Cannes. In quello stesso decennio Shapiro comprò un certo numero di schizzi di Picasso dall’artista in persona, che li scambiò per caffè e brioche. Raimi stesso racconta una storia di quando una volta chiese a Shapiro quando avesse iniziato la sua carriera: «Con Einstein», rispose Shapiro, o qualcosa del genere. Non essendo sicuro che si trattasse della stessa persona della faccenda dell’E=mc², Raimi gli chiese chiarificazioni, al che Shapiro gli disse che aveva iniziato facendo pubblicità per La corazzata Potëmkin di Sergej Eisenstein.

«La prima volta che ho visto il nome di Shapiro è stata su “Variety”», dice Raimi, «legato a George Romero». In effetti, Shapiro ha venduto un certo numero di film di Romero, da Martin a L’alba dei morti viventi fino a Creepshow. «Rispetto l’uomo per la sua esperienza, e perché lui sa capire il film che meriti», dice Sam Raimi.

Ma da allora, niente si è mosso nel Paese natale di Raimi, malgrado le ovazioni ricevute a Cannes. La furba Hollywood è convinta che sia passato il tempo dell’horror crudo. Raimi non è contento dell’idea ma nel frattempo ha spostato la sua attenzione verso un altro film. Il titolo di lavorazione è Relentless [“implacabile”] e la parola potrebbe essere applicata allo stesso Raimi. [Shapiro cambierà titolo al film, che uscirà come Crimewave (1985): in Italia, I due criminali più pazzi del mondo.]

Alla domanda su cosa voglia dal business, lui risponde: «Ora come ora voglio fare abbastanza soldi per aggiustare la mia auto: sta lì davanti casa sin da quando abbiamo finito Evil Dead e i miei vicini premono perché la tolga di mezzo. Io non voglio farlo, voglio piuttosto aggiustarla». L’auto di Raimi, esce fuori, è quella guidata dai ragazzi di Evil Dead. Ad un certo punto quasi cade da un ponte interrotto. La troupe l’ha salvata appena finita la ripresa, ma riportata a casa il suo motore è andato a fuoco, ed ora se ne sta lì. A Detroit.

Quindi il film è in attesa di un distributore americano.

Qualcuno si propone?


Chiudo sottolineando come il Re evidentemente non conosceva il film Equinox (1970), troppo identico ad Evil Dead perché sia solo un caso…

L.

– Ultimi post su Stephen King:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Saggi e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

16 risposte a Quando Stephen King recensì Evil Dead (1982)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Post bellissimo! Non ho idea di come cavolo fai a trovare certe chicche ma non importa. Ti ringrazio perché tra dietro le quinte inediti, interviste e testimonianze varie, ogni giorno sul Zinefilo è una festa!

    E se poi dovesse ritornare pure il venerdì Zinnefilo…

    Piace a 1 persona

  2. Cassidy ha detto:

    King per una vola ha fatto seguire i fatti alle parole, quando sul set di “Brivido” teneva in pugno Dino De Laurentiis, lo ha costretto a produrre “Evil Dead 2” (storia vera), contribuendo a seminare i diritti del film tra ancora più case di produzione, una mossa degna di Ash 😉 Grande chicca che hai scovato grazie per averla condivisa! Cheers

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tu pensa a ritrovarti in sala, a Cannes, a vedere “Evil Dead” per la prima volta con King seduto vicino a te… Visto che non esiste alcuna testimonianza di quella proiezione, dovevo per forza lasciarne traccia 😛

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        E noi tutti ti siamo grati per questa chicca leggendaria (come ormai, del resto, è diventata leggendaria l’esistenza di un’epoca in cui l’informazione cinematografica -quella che permetteva di scoprire simili perle- era ancora una cosa seria)! 😉

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio, ravanando in vecchie riviste esce fuori oro puro. Ogni volta mi chiedo perché mai sia scomparso quel tpo di informazione, e poi penso al pubblico di oggi… ed è subito chiaro!
        Che l’informazione cinematografica in Italia sia estinta non è certo una novità, ma fino a poco tempo fa avevo il sogno che continuasse in America, visto che in fondo è una loro industria di fama internazionale. Poi con “Alien: Covenant” ho cominciato a tradurre articoli da riviste straniere… ed è il vuoto pneumatico. Peggio, sono articoli di stampo italiano… Il giornalista non sa una mazza di niente e fa domande vuote a un tizio che ne sa meno di lui, che però è il regista del film! Si parla di titoli di trent’anni prima perché è l’ultima volta che entrambi sono andati al cniema e da un pezzo di quattro pagine non esce fuori una sola parola che meritasse di essere letta. E purtroppo dall’anno scorso ogni rivista americana contemporanea che spulcio ripete identico il modello.
        Siamo lontani anni luce dal modello “Fangoria”, giusto per citare la testata più famosa, che sebbene finisca in mano ad un’attrice di “Venerdì 13”, con un marchettone epico, lo stesso non ha alcun problema a criticare la saga quando c’è da criticarla. Il giornalista non va sul set a leccare i piedi a regista e attori, ma a sentire quello che dicono, a spiare la scena e a farsi spiegare quel che succede. Quando nel 2017 una pseudo-giornalista è andata sul set di “Alien: Covenant” neanche sapeva cosa fosse Alien…

        "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        La cosa non mi stupisce affatto, ahimè… e mi ricorda abbastanza da vicino quegli altri pseudo-giornalisti presenti anni fa ad una conferenza stampa con Tim Burton che, poveraccio, citando Mario Bava dava per scontato che quei beoti ignoranti lo conoscessero, essendo compatrioti del grande regista oltre che giornalisti del settore (ovviamente, con grande e disagiata sorpresa di Tim, non ne sapevano un beneamato cazzo) 😦

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaha mi immagino la faccia di Tim: “Ma siete itailani e non conoscete Bava?” 😀
        Vaglielo a spiegare che la distribuzione italiana è assente ingiustificata da trent’anni, e che a parte A-Team e Supercar non trasmette altro?
        Però dobbiamo tenere alta la bandiera italiana e da questa estate è stato inaugurato un canale televisivo dedicato interamente ai miliardi di film di Franco e Ciccio, replicati a loop: si chiama IRIS…

        "Mi piace"

  3. Ivano Landi ha detto:

    Avevo preso atto già ieri dell’uscita del post, ma non avevo tempo di leggerlo… oggi sì e ne è valsa la pena. Sapevo dell’ammirazione di King per “Evil Dead”, ma non avevo letto la sua recensione su TZ e neanche ricordavo o sapevo dell’apparizione a Cannes. Al prossimo di questi articoli! 😉

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Curiosamente non esiste traccia di quella proiezione: non è citata negli elenchi dei film di Cannes 1982, forse era qualche eccezione.
      Di chicche del genere ne trovo a pacchi, sfogliando riviste degli anni Ottanta per i miei cicli sulle saghe horror, tutto sta ad avere tempo ed energia per tradurre tutto ^_^

      "Mi piace"

  4. Pingback: Children of the Corn 0. I discepoli del Corvo | Il Zinefilo

  5. Pingback: La Llorona (2019) Le lacrime del Conju-verse | Il Zinefilo

  6. Pingback: [Comics] The Conjuring – The Lover 2 (2021) | Il Zinefilo

  7. Pingback: The Conjuring (2021) – The Lover (2) – Fumetti Etruschi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.