Taxi 5 (2018) Nostalgico addio

Luc Besson è sia un produttore ispirato quanto un paraculo da competizione: appena ne azzecca una, la sfrutta il più possibile. Anche perché da tempo non ne azzecca una, e quella robaccia di Renegades (2017) o quella caciarata bambinesca di Valerian (2017) dimostrano che come produttore sta un po’ perdendo il tocco, oltre a grandi pacchi di soldi.
Meglio sfruttare glorie del passato, vai con quindi con Brick Mansions (2014) – immonda versione americana del suo capolavoro Banlieu 13 (2004) – Taken 3 (2014), The Transporter Legacy (2015), “Taken” e “Transporter” Serie TV e… ma sì, buttiamoci un Taxxi in mezzo.
Affida così al giovane attore Franck Gastambide la regia e co-sceneggiatura di Taxi 5, uscito in patria francese l’11 aprile 2018 e ancora inedito in Italia. (Tranquilli, che arriverà… purtroppo.)

Dopo undici anni, rispolveriamo la grafica

Sylvain Marot (Franck Gastambide, che quindi oltre che regista e sceneggiatore è pure attore protagonista) è il classico poliziotto d’azione di Parigi, che per far confessare i criminali si limita a trasportarli in auto fino al commissariato: a forza di guidare a duecento all’ora senza mani di solito il malfattore vuota tutto il sacco.
I suoi superiori passerebbero anche sopra questi metodi non convenzionali, ma Sylvain compie un passo falso imperdonabile: senza saperlo va a letto con la moglie del prefetto, e di solito questo non aiuta la carriera. Da poliziotto da copertina il nostro eroe si ritrova retrocesso alla polizia municipale… di Marsiglia!
Può esistere un destino peggiore per un poliziotto parigino?

Ricordi di quando eravamo flics à Paris!

Dalla grigia e piovigginosa Parigi all’assolata Marsiglia sul mare: che brutto destino per Sylvain… Comunque nel piccolo distretto potrà fare amicizia con qualche caratterista superstite della saga di Taxxi.

Tranquillo, Sylvain, sono rimasto solo io della vecchia banda

La noia della routine è spezzata quando si avvicina un’esposizione internazionale di gioielli e Marsiglia è intanto presa di mira da una banda di ladri di gioielli, criminali italiani che svaligiano negozi di lusso a bordo di auto di lusso.
Per l’occasione il sindaco di Marsiglia Gibert… ebbene sì, il commissario pasticcione della saga (un Bernard Farcy più alto che mai) è stato promosso, e per mettere le mani su questi italiani ha lanciato l’Operazione Vaffanculo… Il fedele Alain (Edouard Montoute) gli chiede se parli italiano, visto che la parola non è proprio elegante, così Gibert cambia: ora è Operazione Mafia!

Invecchiando l’attore s’è alzato!

Sylvain vuole assolutamente acciuffare i ladri italiani perché è l’unico modo per farsi notare e poter tornare a Parigi, ma non può contare sui beoti che infestano la Polizia Municipale di Marsiglia. Alain gli ha raccontato di un mitico taxi che ai bei tempi imperversava per la città, guidato da un essere mitologico chiamato Daniel. Sylvain è un provetto guidatore e sa che con quel taxi potrebbe stare dietro alle rombanti auto italiane.
Avrebbe però bisogno dell’aiuto di Daniel per recuperarlo e per muoversi nella criminalità cittadina… ma magari si può accontentare di Eddy Maklouf (Malik Bentalha), nipote di Daniel.

Alla voce “sbagliare il casting”…

Eddy è un perdigiorno pieno di guai e deve accettare per forza, per non finire in galera. Come primo gesto… recupera il mitico taxi di Daniel, che era stato mandato in pensione in Nord Africa.

Undici anni da pulir via dalla carrozzeria

La genetica ha saltato una generazione, visto che Eddy non ha la guida nelle vene come lo zio, ma tanto ci pensa Sylvain a mettersi alle calcagna dei rapinatori italiani, che hanno appena messo a segno un colpo. Inizia il rutilante inseguimento per le vie di Marsiglia come ai vecchi tempi, con la colonna sonora di Pump It dei Black Eyed Peas – che è la loro reinterpretazione di Misirlou (1960) di Dick Dale, tema sonoro storico di Taxxi anche se è più famoso per Pulp Fiction – e il perfido criminale italiano… interpretato da Salvatore Esposito. Ormai è un “gomorroso” a vita!

Ho la Gomorra nelle mani!

Mentre Gibert fa quello che fa sempre, cioè casini, Sylvain fa tutto da solo e corre e corre finché non acciuffa sia i cattivi italiani che i poliziotti corrotti che li hanno spalleggiati.

Povero Salvatore, Gomorroide a vita…

Gli equilibri sono tutti sballati, si punta tutto su una comicità di grana grossa quando non proprio bambinesca – il nipote di Daniel è veramente insopportabile – si fanno un paio di incidenti tanto per far finta di essere ancora ai bei vecchi tempi e un paio di inseguimenti carini, ma niente di più.
I personaggi sono tutte macchiette caricaturali, e il regista-sceneggiatore-protagonista Gastambide non ha una sola goccia di carisma quindi prendersi sulle proprie spalle l’intero film non è proprio una trovata ispirata.

Chiamare nel cast Sabrina Ouazani è cosa buona e giusta

Quello che invece è tangibile è la nostalgia, potente e pesante. Nostalgia di quando era tutto più semplice, di quando una buona sceneggiatura e bravi attori sapevano tirar fuori un piccolo gioiello che scaldava il cuore. Ora invece c’è il vecchio attore nero che ricorda i tempi in cui Daniel sfrecciava con Émilien a bordo, con un taxi che a raccontarne le imprese non ci crede più nessuno. È una scena involontariamente toccante, appesantita dal vecchio Gibert che prova a rifare i vecchi sketch, facendo la figura del vecchio comico che mette tristezza.
Sono lontani i tempi del mito, e quindi un film comico come questo vorrebbe essere (e non è) mette solo tanta nostalgia e tristezza.

È stato un bel viaggio, ragazzi…

Besson ha perso palesemente il tocco, come produttore e sceneggiatore, due mansioni con cui tutti noi salvavamo il suo totale fallimento come regista, troppo ripetitivo nel suo stile non più fresco. Ora che dimostra di essere troppo ripetitivo anche come produttore e sceneggiatore, mi sento di dire che possiamo dirgli addio.
Invece non è ancora il momento di dire addio alla saga del taxi rombante: c’è ancora qualche piccola cosa da dire…

L.

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14 risposte a Taxi 5 (2018) Nostalgico addio

  1. Cassidy ha detto:

    Hanno annaffiato Bernard Farcy come una pianta per farlo crescere così? Tristezza questo cambio quasi totale di attori, inoltre è bello che l’Italia riesca ad esportare qualcosa nel mondo, prima ci identificavano solo come mafiosi, ora anche come camorristi, abbiamo diversificato 😉 Cheers

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Quindi: ‘sto furbone non poteva farsi truccare un’auto moderna con performance migliori, no, doveva recuperare una vecchia auto truccata per risolvere la sua “cerca”… credibile!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un film triste e nostalgico, fatto da gente triste e nostalgica. Capisci che se uno sceneggiatore considerato di alto livello come Besson non trova un sistema per recuperare un taxi vecchio di 11 anni, vuol dire che ha perso parecchio del suo “tocco”…

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Nonostante tutto, nonostante la perdita del tocco, con questo ciclo non mi hai fatto venire solo voglia di rivedere i primi due ma anche di provare a guardare i più o meno vituperati restanti…e lo farò! 🙂 (anche se non so se era il tuo intento)

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  4. Il Moro ha detto:

    Sì, cinque è un numero eccessivo per qualsiasi saga.
    Comunque a me la caciaronata bambinesca è piaciuta. 😉

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Ah, ma quindi il 5° capitolo è fresco fresco! Non lo sapevo, credevo fosse roba di qualche anno fa e pure con lo stesso cast (da ingenuo pensavo pure in un cameo finale della Cotillard). Che peccato però… Che chiusura indegna. L’effetto nostalgia non sarebbe stato male se usato con intelligenza. Magari si poteva mettere Daniel che col suo vecchio taxi non sta al passo con le nuove auto e i nuovi stili di guida più aggressivi, che le idee di Gibert sono così strampalate che vengono zittite da un nuovo commissario giovane, aitante e più diretto proveniente dalla grande Parigi (Parigi e Marsiglia si odiano da sempre. Poteva essere fonte di gag e “satira”). Alla fine però saranno i “vecchi” che mettono in sacco i rapinatori magari sacrificando il taxi di Daniel che cade a pezzi davanti alla centrale di polizia. E la saga poteva finire così con i nostri che fanno il funerale alla Peugeot bianca, magari con tanto di medaglia al valore per “meriti di servizio”.

    Che peccato!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ecco, questa sì che sarebbe stata una storia degna per finire in bellezza, ma ormai Luc è solo l’ombra di se stesso e ancora sta lì a sognare quinti elementi e fantascienza da mercato rionale, non assomiglia neanche più al genio che è stato in un lontano passato…

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  6. Giuseppe ha detto:

    Non so se mi verrà mai voglia di vederlo, a questo punto, ma pure se dovessi cambiare idea ho comunque la certezza che a un così tardivo e triste recupero d’addio del mitico taxi continuerò imperterrito a preferire un milione di volte il Besson cinefumettistico di Valerian (come del resto, rimanendo negli anni ’10 del Duemila, avevo già apprezzato pure “Adèle e l’enigma del faraone” anche se, a quanto pare, tranne me e pochi altri del buon Luc fumettomane sembrano essersene sempre fottuti tutti alla stragrande)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Adèle l’ho bellamente ignorato, lo ammetto, e da un paio d’anni lo sto cercando solo perché in TV passa con i titoli italiani che vorrei catturare 😛
      Se per Besson cinefumettistico intendi quello del Quinto elemento, allora sono fra quelli che lo odiano dal profondo del cuore. Quando uscì quella roba era il mio regista preferito e Oldman era il mio mito. Citavo e imitavo l’Oldman di Léon, sono corso al cinema a vedere il suo Beethoven, insomma lo veneravo. Quella orribile sera, dopo aver visto in TV “Il quinto elemento” e aver pianto calde lacrime, ho bruciato sul rogo sia Besson che Oldman. E nessuno dei due ha più fatto nulla che mi convincesse a ritrattare il mio odio profondo…

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      • Giuseppe ha detto:

        Per quanto io invece non sia fra quelli che hanno odiato (anzi, tutt’altro) mi riferisco proprio al Besson cinefumettistico e, in senso più ampio, cinefantastico (comprendendo quindi l’anti-supereroina Lucy) recente, cioè quello da Adèle in poi. Opere a budget medio alto o MOLTO alto come l’ultimissimo Valerian, appunto, forse troppo personali per rientrare ancora nei gusti del grande pubblico: vedi, nel caso specifico dei fumetti, la rischiosa scelta di prendere e rifare su schermo delle bandes dessinées anni ’70 cercando di mantenerne quello spirito d’avventura che oggi viene sbrigativamente giudicato ingenuo, quando va bene (più o meno come succederebbe, temo, se qualcuno tentasse di portare su grande schermo le magnifiche strisce di Jeff Hawke anni ’60, con l’analogo accorgimento bessoniano di aggiornarne lo stile visuale e pochissimo altro)… ovviamente, e a scanso di equivoci, in questo discorso NON sono compresi in nessun modo gli stucchevoli e insopportabili Minimei, forse il punto più basso in assoluto del suo periodo di infelici regie iniziato immediatamente dopo “Il Quinto Elemento”.

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  7. Pietro Sabatelli ha detto:

    Anche se arriverà in Italia, spero il più tardi possibile, non credo vedrò mai 😉

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