Halloween 7 (1998) H20 venti anni dopo

Dopo Hellraiser, Venerdì 13 e Nightmare era quasi obbligatorio pensare ad Halloween. Forza, mettetevi comodi che il viaggio verso Halloween 2018 con il nuovo film di Jason Blum è partito…

Mettendo da parte il mio profondo disprezzo per questo franchise, bastano gli oggettivi retroscena che ho raccontato finora per capire che Halloween è una saga i cui deliranti seguiti sono solo sbagli di varia entità, cinquanta sfumature di errori. A riprova che non è un mio pregiudizio sta di fatto che lo pensa anche Moustapha Akkad, il principale artefice della saga e produttore di tutti i titoli.
Come abbiamo visto, dopo il disastroso disastro disastrato del sesto episodio, in cui l’arrivo in scena dei terribili fratelli Weinstein ha distrutto tutto ciò che poteva essere distrutto, Akkad provava a chetare l’ira degli spettatori promettendo che dal settimo episodio sarebbe stato tutto diverso, che lui avrebbe avuto in mano la situazione – come se non fosse stato co-produttore lui stesso di quel disastro – e che si sarebbe tornati a raccontare una storia con qualcosa di nuovo: un senso.
Come sempre, sono solo chiacchiere vuote che si dicono nelle interviste: produttori e politici sono uguali, dicono solo un mare di vuote chiacchiere.

Bravo, Moustapha, le spari grosse: perché non entri in politica?

Mentre Halloween muore male male male, nasce un nuovo franchise che coglie tutti di sorpresa: un certo Scream (1996), dove al contrario di ogni film di Halloween ci sono coltellate e la gente muore emettendo un fluido corporale totalmente ignoto a Michael Myers: c’è chi lo chiama sangue…
L’estremo insulto e cocente beffa è che questo prodotto di alta qualità… è firmato Dimension Films… la stessa casa di Bob Weinstein che ha defecato sulla sceneggiatura di Halloween 6. Allora lo vedete che ho ragione? Che le case volutamente fanno in modo che certi film falliscano al botteghino per non pagare troppe tasse? Se fosse solo ciarlataneria, come potrebbe la Dimension – l’infernale casa di quelle bojate di Hellraiser – azzeccare un prodotto come Scream? La risposta è semplice, ed esce da questo schemetto:

  • gennaio 1996 – Dal tramonto all’alba
  • marzo 1996 – Hellraiser 4: Bloodline
  • agosto 1996 – The Crow 2: City of Angels
  • settembre 1996 – The Shooter. Attentato a Praga con Dolph Lundgren
  • dicembre 1996: Scream

Cinque film di successo in un anno ti fanno pagare un botto di tasse, invece un successo ad inizio anno ed uno alla fine, e al centro un po’ di minchiatine economiche da far girare in home video, che guadagnano grazie ai fan specializzati, è una gestione decisamente più utile.

Il logo dell’orrore

Come ci organizziamo per il 1998? A gennaio puntiamo su Phantoms tratto da Dean Koontz (che produce in persona insieme ai Weinstein), con Peter O’Toole e il giovane promettente Ben Affleck, e a dicembre c’è The Faculty diretto dal tarantiniano Robert Rodriguez, che è amico degli Weinstein e tocca trattarlo bene. Questi due film avranno spot in TV, trailer ovunque e grande lancio. Per il resto dell’anno… giù di minchiatine per tenere basse le aliquote.
Vai perciò coi “numerali”: The Prophecy 2, Children of the Corn 5, Halloween 7… ma sì, butta tutto dentro, che ci frega?

Il budget è sicuramente buono, dato il tipo di film: 15 milioni non sono disprezzabili, ma è come un normale film di Jason. Si tratta dello stesso budget di Scream, è vero, ma anche di The Crow 2: diciamo che non contano tanto i soldi ma come li si usa.

Il giornalista Douglas Eby intervista Jamie Lee Curtis per la rivista “Femme Fatales” (novembre 1998) e non può fare a meno di sottolineare che l’attrice è stata pagata 8 mila dollari per la sua partecipazione ad Halloween (1978) mentre per il successivo film, dove la Curtis non fa nulla limitandosi a guardare nel vuoto, e su cui ci sputa pure («Che film terribile!») di dollari ne ha guadagnati 100 mila. Ma ci sta: il primo film aveva incassato quasi 50 milioni di dollari negli USA, alzare sensibilmente il proprio compenso credo sia stato quasi obbligatorio.
Ma ora? Ora che il franchise ha fallito tutto ciò che poteva fallire e sono rimasti solo i fan duri e puri a spendere la paghetta per comprare il pupazzetto di Michael? Ora come si pone l’attrice che ha sempre detto di non amare l’horror? Non ci dice quanto ha guadagnato…

La Curtis invece ci racconta che i fratelli Weinstein sono venuti da lei con la proposta per il suo ritorno nel franchise, e addirittura il titolo di lavorazione era Halloween 7: The Revenge of Laurie Strode. Non ci sono né John Carpenter né Debra Hill, malgrado sia stato proposto loro di tornare e anzi la Curtis afferma che John era quasi quasi sul punto di accettare. In realtà il Maestro ha per le mani quella bombetta di Vampires (aprile 1998) e Debra Hill dopo Fuga da Los Angeles (1996) ha in pratica tirato i remi in barca: temo che all’epoca abbia iniziato la sua lotta contro la malattia.
Mentre a Marc Shapiro il produttore Akkad dirà che Carpenter ha chiesto troppi soldi per tornare nella saga, Jamie Lee continua nel suo sogno fatato:

«Sono andata da John [Carpenter], Debra [Hill] e Miramax e ho detto: “Facciamo un ventesimo Halloween”. Insomma, hanno appena riproposto Grease ed è lo stesso fottuto film di vent’anni fa. Ho detto: “Facciamo un film vent’anni dopo e chiamiamolo H20, facciamolo completamente nuovo per celebrare il primo, ma allo stesso tempo, che sia qualcosa di nuovo.»

Sì, Jamie Lee, e del cioccolato? E magari la sorpresina dentro? Non è che ti stai eccitando troppo e poi non mi dormi questa notte?

Jamie Lee Curtis di ritorno dall’incontro con John Carpenter

Gli Weinstein organizzano un’operazione nostalgia e chiamano Nancy Stephens, l’attrice che faceva l’infermiera Marion nei primi due film della saga e che nel frattempo ha pure sposato Rick Rosenthal, regista di Halloween 2: dal 1981 il loro matrimonio è ancora in piedi, un record per Hollywood, quindi questo franchise qualcosa di buono almeno l’ha ottenuto.

Com’è che ho le stesse apparizioni di Jamie Lee ma nessuno mi cita mai?

Altro colpo di genio, chiamare Janet Leigh, la mamma di Jamie Lee e vera scream queen: le sue grida nella doccia di Psycho (1960) hanno fatto la storia del cinema, con buona pace della figlia che pare abbia inventato lei gli strilli negli horror…
Le due comunque hanno già altre volte lavorato insieme, come per esempio in The Fog (1980) di Carpenter.

Generazione di fenomeni

La Curtis dice di aver accettato la proposta dei fratelloni Weinstein ad una sola condizione: che chiamassero lo sceneggiatore di Scream, Kevin Williamson.

«Perché, capisci, lui è l’uomo del momento e lo volevo a bordo.»

Sì, sì, Jamie Lee: con i Weinstein devi solo stare tranquilla. Arriva subito, Williamson, eccolo eh? Spostati che se no ti intruppa mentre arriva di corsa ad infognarsi con il settimo episodio di una saga morta, lui che è lo sceneggiatore del momento e per la Columbia ha già firmato So cosa hai fatto (1997). Tranquilla che arriva subito…

Fermi tutti, arriva Miner…

Leggenda vuole che l’attrice fosse nel North Carolina a girare Virus quando ha ricevuto la proposta ed è saltata da un set all’altro, piombando in quello dell’episodio pilota di Dawson’s Creek (una serie TV di cui potreste aver sentito parlare), dove il regista Steve Miner le presenta il creatore della serie, Williamson appunto. I tre cominciano a chiacchierare e a sognare un grande Halloween del ventennale, dove tornino tutti, Carpenter, Hill e pure Donald Pleasance dalla tomba. Ci penserà la Dimension Films a piallare questi bei sogni.

Come dicevo all’inizio, i Weinstein se li sanno fare bene i calcoli, ed ecco un’altra prova della loro organizzazione. Kevin Williamson, che in quel momento vale oro, non lo buttano mica via nel cesso di Halloween: dopo avergli fatto fare il successo del 1997 (Scream 2) lo prenotano per il successo del ’98 (The Faculty), anche se poi le cose sono andate male. Il “successo” del ’99, Killing Mrs. Tingle, è un clamoroso flop e ovviamente danno la colpa a Williamson, che rimarrà in panchina fino al 2005, quando la Dimension gli permetterà di scrivere quel gioiellino sottostimato di Cursed, altro sonoro flop che gli costerà ulteriori sei anni di panchina, prima di Scream 4 (2011). Insomma, non sempre i Weinstein ci azzeccano…

Janet Leigh, Steve Miner, Moustapha Akkad e Jamie Lee Curtis

Jamie Lee intanto non spreca molte parole sul regista Steve Miner, se non per dirci che è un tipo tranquillo. Forse lo sa che è l’anti-Carpenter per eccellenza…
Sono finiti gli anni Ottanta in cui faceva scalpore, con Venerdì 13 parte 2 (1981), Venerdì 13 Parte 3 (1982), l’horror demenziale Chi è sepolto in quella casa? (1985) e il simpaticissimo Soul Man (1986): il decennio per lui si chiude con l’onesto Warlock (1989) e si apre con Amore per sempre (1992), un’orripilante storiellina insopportabile con Mel Gibson che al cinema volevo strappare il telone per la rabbia!
Miner si perde ed è pronto al canto del cigno con l’ottimo Lake Placid (1999) dell’autorevole Fox, dopo di che abbandona il cinema: un Halloween in più o in meno non cambia molto.

«Il primo Halloween è uno dei miei film preferiti, ed uno di quelli che mi hanno spinto a diventare regista. Quello che ho cercato di fare con H20 è stato ricreare ciò che ha fatto John Carpenter la prima volta. E ho cercato di tirar via dalla serie la spazzatura che si era accumulata, e riportarla alle atmosfere originali.»

Così si pavoneggia il regista dalle pagine di “Fangoria”” n. 185 (agosto 1999): bravo, Steve, ora però mandaci una cartolina dal nulla dove sei finito, a forza di tirar via spazzatura…

Intanto Jamie ci saluta dalle pagine di “Femme Fatales”:

«La prima volta che l’ho letto [il copione] sono scoppiata in lacrime e ho detto: “Oh, sarà molto triste”. E Steve [Miner] ha risposto: “No, no, lo faremo proprio all’opposto, è come un gioco sessuale: cercheremo di portarlo avanti il più a lungo possibile”.»

Oh, Jamie Lee, sei adulta e vaccinata e sai come va il cinema, ma vorrei farti notare che mi sa che il regista ci sta provando: la storia del “gioco sessuale” non mi pare un discorso professionale!

Ha detto davvero “come un gioco sessuale”???

Quando il consueto Marc Shapiro arriva sul set per “Fangoria” (n. 176, settembre 1998), trova una Curtis eccitatissima.

«Serge, il pittore di scena del primo Halloween, è il pittore scenico anche di questo film. Vedi laggiù quella sacca di foglie? È la stessa sacca di foglie che avevamo nel primo film.»

Sì, Jamie Lee, qualcuno ha conservato per vent’anni le foglie del primo film, sì, stai calma però: hai preso le goccine? Ci crediamo tutti che gli attrezzisti si conservino le foglie perché poi valle a trovare, di foglie nuove, però magari abbassa un po’ l’entusiasmo: stai facendo il settimo filmaccio di una saga orripilante, non mi sembra ci sia nulla da essere così emozionata.
E non lo dico io, che la saga è penosa, lo dice ormai apertamente anche Shapiro, che ha calcato tutti i set dei principali horror dal 1980 in poi!

«Halloween è stata una saga disomogenea. Un grande film seguito da rari buoni momenti spalmati in una serie di sequel fastidiosi. Il quinto e il sesto film sono i punti più bassi e hanno subìto pessime recensioni e pessimi risultati al botteghino e, insieme alla morte di Donald Pleasance, è sembrato a molti il segnale che il franchise era finito. Ma appena si è affacciata all’orizzonte l’occasione del ventesimo anniversario è risultata troppo appetitosa per non riportare in vita la saga.»

Ma la Curtis sta a mille e invita il giornalista nella propria roulotte. Lo fa sedere e gli fa vedere su videocassetta i primi venti minuti del film, probabilmente contravvenendo a parecchie regole contrattuali. Shapiro ringrazia e fa i complimenti, anche perché capisce che altrimenti non uscirebbe vivo (come racconta nel n. 177 della rivista), e l’attrice parte con dichiarazioni in contrasto con tutto quanto detto dagli altri.

«È stata tutta una mia idea, questo ritorno. Sono andata da tutti, da John Carpenter, da Debra Hill, dalla Miramax, e ho detto “Ripartiamo da qui!” Torniamo a vent’anni fa e chiamiamolo H20, facendone un film completamente nuovo che spacchi.»

Ha fatto tutto lei, e magari c’era pure lei sotto la maschera di Michael, e dietro la telecamera. E questa giacca? È sua. E questa penna? È sua. E questa camicia di forza? Ecco, è tua, infilala e vai dove devi andare…
Shapiro è un signore e non sta a sbugiardare l’attrice, ma nello stesso numero della rivista, la pagina dopo la lunga (inutile) intervista alla Curtis c’è il pezzo su Vampires di Carpenter, con il giornalista Craig W. Chrissinger che alla fine chiede al regista come mai abbia accannato H20:

«Hanno contattato Jamie Lee Curtis, Debra Hill e me in pratica per fare un altro film in vista del ventesimo anniversario. Jamie era molto entusiasta dell’idea e voleva farlo, ma il problema era che c’erano troppi pochi soldi in ballo, un gran bel disincentivo. Kevin Williamson di Scream se ne uscì con un soggetto molto buono ma proprio non mi ci vedevo a farlo. Ho iniziato a pensare “Che sto facendo qui? Perché sto tornando indietro?” Magari ho preso la decisione sbagliata, ma non c’erano abbastanza soldi perché valesse la pena lavorare così duramente. Semplicemente non mi sembrava giusto. [It just didn’t feel right] Che dessero a Jamie anche i soldi che avrebbero dato a me e Debra: li merita. Chissà, magari andrà bene, davvero non si può dire.»

I baffi più letali del cinema hanno colpito: è riuscito a far fuori tutti con un discorso solo. Io non me le sporco le mani con ’sta poveracciata, e la mancia andatela a dare a Jamie, che se la “merita”…
Never fuck with John Carpenter…

Scusa, John, non ti metterò più in difficoltà con Halloween

Il film ottiene il visto censura italiana il 27 luglio 1999 con il divieto ai minori di 14 anni ed esce in sala con il titolo Halloween. Vent’anni dopo: IMDb dice che esce il 3 settembre 1999 ma la data più sicura che ho trovato è il 18 ottobre.
La Cecchi Gori lo porta in VHS e DVD dal novembre 2000. La sempre attenta al peggio Eagle Pictures nell’ottobre 2013 lo ristampa in DVD e Blu-ray.

Vent’anni di filmacci uno peggio dell’altro

Il miglior doppiaggio del mondo ha sempre pensato di cambiare studio ad ogni film, ma per puro errore o distrazione Myers si è sempre pronunciato Màiers. Arriva la SEFIT-CDC (fonte: AntonioGenna.it) e dice: «E ’sti gran cazzi: mo’ è Mèiers.» Ma sì, dopo vent’anni cambiare la pronuncia del nome del protagonista serve a rinverdire un po’ il rapporto del pubblico con il franchise. In fondo non dimentichiamo che Jamie Lee Càrtis è la figlia di Tony Cùrtis

Ti sembra carino preparare la zucca davanti a Laurie Strode?

Avete presente la Myers Mythology? Avete presente tutto quello che è successo negli ultimi vent’anni della saga? Be’, buttate tutto via: riazzeriamo l’intera mitologia, con buona pace dei talebani del Canone.
Laurie Strode ha cambiato città e cambiato cognome per scappare dal fratello pazzerello, insegna in una squallidissima scuola privata ed ha avuto un figlio, John (il divo del momento Josh Hartnett).

Non è facile avere sangue Mayers nelle vene

Il ragazzo è un decerebrato esattamente come i suoi compagni di scuola e come ogni altro ragazzo dei film horror. L’ambizione sua e dei suoi inutili amici è rimanere da soli nella scuola a salire le scale e scendere le scale, per andare in cantine buie così da morire uno alla volta.
Alla fine del film mamma Laurie decide che non vuole più scappare e affronta Michael, sebbene sia notoriamente inutile visto che è invincibile. Lo ammazza sei o sette volte poi gli taglia la testa: ma bastano due punti e un cerotto e Myers torna come nuovo.

80 scarsi minuti passati a mostrare il nulla più assoluto, dove l’unico elemento da notare è il “nero nei film horror”, che essendo interpretato da LL Cool J già sappiamo che non morirà – tipo nel succesivo Blu profondo (1999). Anche se in effetti all’epoca era ancora qualcosa di fresco. Tolto questo ruolo, il resto è solo ragazzi stupidi che dicono cose stupide e muoiono stupidamente in due secondi, che non si capisce neanche che ruoli stiano interpretando. Sono solo vestiti male e truccati peggio: ah, gli anni Novanta, in cui ogni ragazza ha dieci chili di fondo tinta in faccia..

Sarebbe questo il grande ritorno del ventennale che eccitava tanto Jamie Lee? Sarebbe questa la grande trama di Williamson che infatti lo sceneggiatore col piffero che ha firmato? Laurie sola nella scuola nel bosco che tira roba a Michael: questo sarebbe il grande scontro che i fan aspettavano da vent’anni? Quattro attori per puzza in una location abbandonata: per questo si sono spesi 15 milioni di dollari? E Janet Leigh, la madre della Curtis? Cinque secondi in scena… tutto qua? E l’hai pure fatta stancare a venire sul set?

Ormai il Metodo Weinstein l’abbiamo capito e non stupisce più, H20 è robaccia studiata a tavolino per fallire e pagare poche tasse incassando per vie parallele, rimane da capire quanto in basso è caduta la carriera di Jamie Lee Curtis per emozionarsi con immondizia come questa, tanto da tornare nell’ottavo film… come vedremo la settimana prossima.
E se quella furbacchiona avesse fatto tutto semplicemente per tornare alle ricchissime convention a firmare autografi e farsi fare foto a peso d’oro? Insomma, dall’inutile porcata di Halloween ci guadagnano tutti… tranne gli spettatori.

L.

P.S.
E ora, fate un salto anche allo Speciale Halloween del blog “Non c’è paragone“, senza dimenticare lo Speciale Halloween de “La Bara Volante“.


Bibliografia

  • Craig W. Chrissinger, Nailing Vampires, da “Fangoria” n. 177 (ottobre 1998)
  • Douglas Eby, Halloween 20: Screamer Jamie Lee Curtis, da “Femme Fatale” volume 7 numero 6 (novembre 1998)
  • Marc Shapiro, Halloween H20: Back in Shape, da “Fangoria” n. 176 (settembre 1998)
  • Marc Shapiro, Halloween Heroine, da “Fangoria” n. 177 (ottobre 1998)
  • Marc Shapiro, Lake Placid: What a Croc, da “Fangoria” n. 185 (agosto 1999)

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26 risposte a Halloween 7 (1998) H20 venti anni dopo

  1. Evit ha detto:

    Ma quando parte la musica di Psycho mentre la Leigh si avvia alla macchina? Che c’entra!? 😂
    Io sono buono e caro ma appena mi citano Psycho a caso mi incazzo! Non so spiegarmi il perché.

    Comunque mi hai fatto notare che io tra il 1997 e il 1999 ho quasi solo visto schifezze, all’epoca si andava al cinema con i compagni di scuola a vedere quello che c’era al momento, oltre all’edizione speciale di Guerre Stellari nel 1997 non credo di aver mai progettato molto ciò che sarei andato a vedere. E così noto che in quella lista dei film prodotti per pagare meno tasse, io ho visto solo i peggiori, perdendomi quelli di punta. Troppo giovane per vedere Scream al cinema mi rifeci col secondo, poi i bambini nei campi di grano, una delle più grandi incazzature cinematografiche dell’epoca (e all’epoca costava tipo 4.5000 lire nel pomeriggio quindi era proprio duro arrabbiarsi).

    Riguardo la data di uscita di H20, se puoi fidarti della memoria di questo scemo che lo andò a vedere senza aver mai visto i precedenti (all’epoca), io la ricordo come una visione estiva o tardo-estiva, luglio o inizi settembre è probabile perché dei miei compagni di scuola con cui solitamente andavamo al cinema solo uno non era in vacanza e venne con me. Lì ci trovammo delle compagne che, molto simpaticamente, uscendo dallo spettacolo precedente ci fecero subito uno spoilerone sul finale.
    Ovviamente aspetta prima conferme stampate, però l’uscita estiva ci sta tutta.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Le anteprime estive sono un’usanza consolidata e non sempre lasciano tracce. Il problema è che ancora sul finire dei Novanta le grandi città avevano date di uscita diverse, quindi semplicemente chi ha aggiornato IMDb magari ha messo la data romana, “La Stampa” di Torino ne riporta un’altra e altre grandi città avranno la loro. Alla fin fine ci accontentiamo di un generico settembre 😉

      Per fortuna il mio periodo del cinema dei sogni è stato negli anni Ottanta, quindi ho visto in proporzione quasi solo grandi film. E, mi piace ricordartelo per farti rosicare, ho visto “in diretta” E.T. e il Ritorno dello Jedi 😛 Sono andato regolarmente al cinema fino alla metà dei Novanta, ma solo per grandi film (T2, Sol Levante, Allarme rosso, ecc.) o Van Damme (tutto!), quindi era rarissimo beccare la fregatura. Però capitava, come nel citato orripilante “Amore per sempre” con Mel Gibson e nell’insopportabilmente romanticoso “Vento di passioni” con Brad Pitt e Hopkins, ‘na cazzatona per ragazzine che infatti faceva svenire le ragazzine in sala.

      Sono pochi i film che gli amici mi hanno trascinato a vedere, anche perché la mia naturale asocialità mi ha sempre dato il super-potere di dire “no” alle proposte oscene. Ricordo giusto un “Vacanze di Natale” del 1989, credo, che ho accettato di essere trascinato a vedere solo perché nel gruppo c’era una ragazza che mi piaceva.
      Lo stesso periodo andai con un compagno di scuola a vedere il Batman di Burton ma tanto era gratis, quindi mi limitai a gustarmi i pernacchi in sala. 😀

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      • Evit ha detto:

        Su E.T. non rosico per niente, Ritorno dello Jedi me lo sono visto al cinema molto tempo dopo però rosico vedendo il palinsesto annuale di anni tipo il 1984.

        Comunque più che essere trascinato ricordo quando a scuola (alle medie) arrivava la fatidica decisione: andiamo al cinema tutti insieme!!! (eravamo una classe abbastanza unita)
        La domanda successiva era inevitabilmente “hosa si va a vedere???”. Tipicamente queste idee malate venivano verso l’estate quando al distribuzione italiana già aveva gettato la spugna. Lì ci rendevamo conto che la scelta non era proprio eccitante, il più delle volte. Altre occasioni erano il mio compleanno (a luglio, altro periodo tragico), in tale occasione vedemmo quello dei ragazzini che uccidono nei campi di grano. La più detestabile selle esperienze, penso fosse proprio nel luglio 1999 o al massimo 2000.

        Quella di Gibson mi ha fatto morire. L’ho visto una volta in TV, non ne ho memorie tragiche 😂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per fortuna negli Ottanta i film rimanevano anni al cinema quindi non esisteva il problema dell’estate: potevi vederti il super-filmone uscito a Natale senza problemi! Coi Novanta invece la durata si è drasticamente ridotta e ti conveniva sbrigarti, perché dopo un paio di mesi rischiavi di perdere il film. A fine Novanta ormai si parlava di settimane. Col Duemila ti conviene andare al primo spettacolo perché non è detto che il film arrivi a quello serale 😀

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      • Evit ha detto:

        Ora spesso siamo a una settimana o due massime, se il film è molto fallimentare lo tolgono dopo una.

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  2. Cassidy ha detto:

    Una cosa è chiara, la tua stima per la Curtis è andata a picco, quasi come la qualità dei seguiti di “Halloween” 😉 Carpenter poi riesce sempre ad essere lapidario, ha una capacità di riportare tutti con i piedi per terra micidiale, voglio la maglietta con su scritto “Never fuck with John Carpenter” 😀 In ogni caso “Tana” per la strategia dei Weinstein e della Dimension, hai beccato in pieno il loro schemino, questo è qualcosa che solo chi non ha paura di affrontare i filmacci può fare, roba da veri Zinefili! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ormai il loro comportamento è palese, non fanno più nulla per nascondersi!
      Mi immagino Carpenter che sta presentando “Vampires”, con un James Woods cazzutissimo che mena Thomas Ian Griffith, cazzuto pure lui. E gli Weinstein vengono a chiedergli di tornare nella fogna di Halloween… O ti presenti a John con tanti soldi in bocca, o certe proposte non le fai per niente 😀

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  3. Evit ha detto:

    (ho messo uno zero di troppo a quattromila cinquecento lire)

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Ormai trovo molto più interessanti i retroscena piuttosto che i film della saga. Saga che da un bel po’ ha il fiato cortissimo. Anzi, non ne ha proprio e viaggia in apnea col naso turato per non sentire la puzza di m@rda.
    Male, tutto malissimo a partire dalla Curtis a Mike Myers passando per quei gran dritti dei Weinstein. E se ci hai azzeccato con la teoria de “meno tasse per tutti” dei produttori, mi sa che ci hai azzeccato pure sulle motivazione del ritorno della Curtis: convention, autografi e merchandising. Brava Jamie Lee, ti sei appena pagata il mutuo per la villetta ai Caraibi.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per carità, non è una critica: tutti fanno così, è la regola da quando esiste la fantascienza. Solo che i fan troppo spesso lo dimenticano, impegnati come sono nel tifo da stadio. Come ogni tifoso pensa che il suo calciatore del cuore “pensi alla maglia” (espressione imbarazzante che nessun adulto dovrebbe mai pronunciare) credendo davvero con candidiana idiozia che un professionista impegnato in una carriera redditizia e che quindi cerchi il massimo guadagno ottimizzando gli sforzi si lasci guidare dal “cuore”, così i fan dell’horror pensano davvero che gli attori o i registi abbiano qualcosa da dire sull’argomento o scelgano i copioni in base alla loro qualità artistica. So’ soldi, e quando so’ soldi non esiste cuore e non esiste arte, esistono solo soldi. Appena un attore ha un ristagno di carriera torna immediatamente al franchise che l’ha lanciato, appena un regista sente che non sta andando come dovrebbe, ritorna sui suoi passi e cerca un guadagno facile. Non c’è nulla di male, è la normalità: solo che i fan non ci pensano mai.
      In Italia il fenomeno in pratica non esiste, o comunque in misura minima, ma nel mondo anglofono le convention tirano su somme inimmaginabili e gli ospiti chiamati non sono mica solo i protagonisti. Nelle riviste dell’epoca che sfoglio per questi pezzi ci sono fiumi di inviti a convention più o meno grandi, dove come ospite d’onore c’è la terza comparsa da destra di un noto filmone! Sembra una poveracciata, ma so’ soldi! Figuriamoci se la Curtis torna ad Halloween: del film non frega niente a nessuno, ma si è assicurata un giro di ospitate che so’ fiumi di soldi. Chiamala scema….

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      • Zio Portillo ha detto:

        Vedi, purtroppo (o per fortuna, vedila come vuoi…) sono un ingenuotto sotto certi aspetti. Mentre avevo sgamato qualcosa sul discorso tasse delle major (e in qualche commento ne avevamo pure parlato), sul fronte attori o registi voglio ancora credere che scelgano i prodotti in base alle proprie aspirazioni o ai propri gusti. E solo in pochi casi fanno pellicole per meri vincoli contrattuali o per “vil denaro”. Penso sempre al povero Robin Williams caduto in depressione e suicidatosi perché non gli arrivano copioni soddisfacenti o quantomeno vari. Gli proponevano di fare sempre le stesse cose da 30 anni e sta cosa non gli andava giù. (L’ho fatta volutamente più semplice di quanto è stata in realtà…)

        Poi se uno ci ragiona su, è ovvio che le cose non stanno come spero. È palese. Eppure sotto sotto ci credo sempre…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quello di Robin è stato sicuramente un problema personale, perché i suoi problemi sono gli stessi identici di tutti gli attori. Matthew McConaughey riceveva solo proposte per commedie romantiche e Meryl Streep appena compiuti 40 anni ha ricevuto solo proposte per parti da strega: sta all’attore sapersi imporre e saper giocare le proprie carte. Il pubblico poi è crudele e spietato, e una volta che lo conquisti come comico zuzzurellone non è che puoi presentarti in ruoli drammatici: devi essere molto bravo per fare più ruoli, e mi spiace ma Robin non lo era. Non era un attore, era Robin Williams e ha sempre fatto solo Robin Williams. E lo sapeva bene, ci ha costruito una ricca e lunga carriera, dove le eccezioni (sebbene ottime) sono un’infima parte, quindi forse i motivi del suo gesto sono più personali e di diversa natura.
        Per fortuna ci sono casi di attori che credono nel progetto e magari abbassano le richieste contrattuali – o non credono nel progetto ma partecipano per fare un favore ad un amico – ma non è la regola. Così come quando vai a lavorare non è che dici: “Oh, questa giornata è stata ottima: non me la faccio pagare dal principale”. No, ti fai pagare indipendentemente se ti piaccia o meno quello che fai. E se ti chiama un altro a fare un lavoro che ti piace di più, ma ti paga la metà, dubito che accetteresti solo spinto dal cuore, perché poi le bollette non le paga il cuore. Il cinema è una fabbrica e gli operai lavorano per una paga, quindi a parte felici eccezioni si pensa solo ai soldi, altrimenti la fabbrica chiude 😛

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Io me lo ricordo come un divertissement da cervello spento ma che in fondo fece il suo lavoro intrattenendomi. Tuttavia visto il periodo può darsi fossi sotto effetto alcolico e dunque poco attendibile 😂😂😂

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  6. Sam ha detto:

    Povero Robin che era depresso perché costretto a fare film che non gli piacevano per qualche milione di dollari !
    Alla faccia di quegli milioni di sfigati che fanno lavori sgradevoli per, chessò, 1500 euro al mese.
    Ma tornado ad H20, almeno Carpenter è onesto nel dire che non è tornato perché non lo pagavano abbastanza.
    Che un altro motivo fosse che il film avesse un budget ridicolo poteva invece stare zitto, visto che lui , i suoi film migliori, li ha sempre fatti con budget miseri ( e Vampires non è che sia costato molto di più )
    Il bello è che H20 guadagna pure tanto ( 55 milioni solo in patria ), al contrario di Vampires che ne incassa appena 20 ( ed era costato 20 milioni. Quindi , togliendo il 50% circa degli incassi da da dividere con sale e distribuzione, il film floppa di brutto )
    Forse a John gli sarebbe convenuto essere un pò più umile e dirigere H20 , che magari poi cavalcando l’onda del suo successo, avrebbe potuto realizzare ben altri progetti.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Che “Vampires” sia andato male è chiaro, sebbene sia un film cazzuto di tutto rispetto, come sono andati male molti film di John dei Novanta, forse perché a parte i suoi fan il Maestro non è più riuscito a cogliere i gusti del pubblico. (La questione è spinosa.)
      Come dice il Tom Waits citato proprio oggi da Cassidy, meglio fallire alle proprie condizioni che vincere alle condizioni di altre. Halloween non è più di Carpenter da vent’anni, lui è andato oltre mentre il franchise è sceso nella fogna. Tornarci avrebbe significato fare lo stesso errore di Wes Craven, che ha dato spettacolo imbarazzante di sé tornando a fare Nightmare (sbagliando tutto ciò che poteva sbagliare), e che il fallimento fosse solo all’inizio lo dice lui stesso, che in quell’occasione disse che mai e poi mai avrebbe diretto un quarto Scream… che regolarmente ha poi diretto.
      Tornare nel franchise è un grande fallimento per qualsiasi artista: o non vai mai via, e allora è tuo e comandi tu, o vai via senza guardarti indietro, e allora puoi fare il superiore. (Anche se in realtà se gli avessero dato soldi sarebbe tornato, quindi tanto “superiore” non è 😀 )
      Secondo me Carpenter ha già sbagliato a rimanere in quella robaccia del secondo film: produrre il terzo lo considero l’errore più grande della sua carriera. Doveva fare come Wes Craven prima del crollo: drop mic, molli il microfono e te ne vai mentre tutti applaudono. Tornare indietro ad inchinarsi per raccogliere il microfono e dire altre due battute che non fanno ridere è sempre una scelta sbagliata. E infatti tutti quelli che l’hanno fatta – tipo appunto Craven – hanno toppato di brutto.
      In questi anni ne ho parlato per Ridley Scott, che per trent’anni ha detto che non avrebbe MAI diretto un altro film alieno e poi l’ha fatto; Christopher Lee che non avrebbe MAI rifatto Dracula e poi l’ha fatto; Adkins che non voleva rifare Boyka finché l’ha rifatto. Tutti clamorosi errori fatti per soldi quando la carriera era ormai fottuta: i soldi sono arrivati, ma ciò non toglie che sono errori.
      Per questo sono con Carpenter e ha fatto benissimo a stare lontano da quella cloaca di Halloween, sia perché non avrebbe MAI avuto voce in capitolo – i Weinstein non consentono altra voce sul campo – sia perché sarebbe stata la sua totale tumulazione. Alla fine la tumulazione è arrivata, John si è in pratica ritirato, ma l’ha fatto secondo le sue regole. (Ok, se i soldi ci fossero stati si sarebbe infognato, ma gli ha detto bene ed è rimasto “pulito” 😛 )

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      • Sam ha detto:

        Magari sarebbe andata come dici tu, magari no. Di certo Carpenter peggio dei suoi predecessori/successori non avrebbe fatto (sai che ci vuole… ) . Non so neppure se i Weinstein gli averebbero messo i bastoni nelle ruote: primo, perché John vuole sempre il final cut quando realizza un film , e questo è uno dei motivi per cui è sempre stato ai margini del cinema “grosso”. Secondo, perché mi pare che i Weinstein mettano sempre mano nei film diretti da incapaci o anonimi mestieranti, , raramente in quelli fatti da gente che sa il fatto suo ( come Tarantino, Rodriguez o Craven ).
        Insomma, mi sarebbe piaciuto vedere cosa sarebbe venuto fuori.
        Ma la storia ( e Carpenter) hanno deciso altro….

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      • Giuseppe ha detto:

        Chissà… se avesse accettato di tornare al timone, viste le condizioni in cui era ormai ridotta la saga avrebbe potuto provare a proporre ai Weinstein qualsiasi cosa, magari anche un “H20: Grosso guaio ad Haddonfield” con Michael Myers e Jack Burton a confrontarsi maschera a faccia 😛
        Comunque, tornando al film, più vengo a conoscenza dei retroscena e meno mi stupisco del poco entusiasmante -malgrado tutti quegli effimeri “entusiasmi” pregressi da parte di Jamie Lee- risultato finale… e non è certo una consolazione sapere che il prossimo sequel riuscirà a far sembrare quello di Miner (che, al di là di Halloween, il mestiere lo conosce senz’altro) un film ben riuscito al confronto, a partire dal banale e fastidioso espediente adottato per giustificare la presenza di un Michael ancora vivo e vegeto dopo il trattamento definitivo riservatogli dalla sorella in H20 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Già tremo al pensiero degli abissi di ignominia che mi aspettano le prossime settimane…

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  7. Conte Gracula ha detto:

    Bel gioco di prestigio: prima ancora di arrivare sul set, Jamie Lee Curtis aveva già girato tutto il film XD
    Io ‘sta cosa dello sparare boiate e fare l’esatto opposto mica la capi… ah già, lo fanno pure i parlamentari -_-
    Meno male che la regina Jamie pensa ai propri sudditi 😕

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  8. Il Moro ha detto:

    Ormai leggere tutte queste pompose dichiarazioni è molto meglio che guardare i film!

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