Taxi Brooklyn (2014) Lasciate morire quel taxi

Dopo cinque film francesi e uno pseudo-remake americano era auspicabile che la saga del Taxi di Luc Besson potesse considerarsi un caso chiuso, visto che dopo il capolavoro del secondo episodio è tutta in caduta verticale.
E invece no, c’è ancora da parlarne, perché Besson e la sua squadra di amiconi hanno deciso di giocare ancora la carta americana, ma stavolta pensandoci loro in prima persona.

Una scritta che mente sapendo di mentire

Dimostrando una volta di più che Besson è morto e sepolto anche come sceneggiatore e produttore, ecco la serie TV “Taxi Brooklyn“, la più imbarazzante buffonata francese mai vista su suolo americano.

L’imbarazzo ha un nuovo nome

Portarsi dietro il regista Gérard Krawczyk (autore dei migliori episodi della saga) ed utilizzando sceneggiatori francesi ed americani sembra quasi un’idea giusta, però poi prendi il taxi che dà il nome alla saga e lo butti via, prendi le scene di corsa in auto per la città e le usi nello 0,5% della storia e butti su schermo la più incredibile compilation dei più stantii e fetenti stereotipi e luoghi comuni da poliziesco americano come non se ne vedevano dagli anni Settanta: questo significa essere morti, Luc, cioè parlare solo per frasi fatte smerdandosi da soli.
Dovresti parlare con Ridley Scott, Luc, siete entrambi due vecchie glorie senza speranza che si stanno fottendo con le proprie mani quel poco di buono fatto in carriera.

Non fatevi ingannare dalle foto: il taxi non c’entra una mazza di niente

Se non fosse per una scritta ad inizio puntata, nessuno sarebbe così pazzo da vedere in questa serie da due soldi un qualsiasi seppur vago riferimento al Taxi di Besson.
Abbiamo la super-detective Sullivan (Chyler Leigh, finalmente lontano dal ruolo di Grey minore in “Grey’s Anatomy”) che malgrado abbia 30 anni è già un’investigatrice di lunga data, soprattutto tosta e pronta a menar le mani, così come capace di guida acrobatica per le strade più trafficate di Brooklyn.
Cioè… questa sarebbe la controparte americana del timido, imbranato, scemotto Émilien di Marsiglia? Che ogni volta che indaga finisce in un cassonetto? Ma siamo seri?

Dopo 5 anni a fare la sorella di Meredith Grey ora voglio sgranchirmi

Siccome le hanno ritirato la patente perché guidava troppo bene, Sullivan si fa scarrozzare durante le indagini da Leo Romba, francese appena giunto dalla Francia dopo un burrascoso passato. In realtà quando l’attore Jacky Ido è nato, il suo paese natale – l’africano Burkina Faso – da quasi vent’anni non era più francese, ma facciamo finta che sia un francese ruspante a New York.
È un padre sensibile che capisce la gente e sa guidare un taxi. Proprio come Daniel, che solo alla fine diventa un padre (distratto) e sa guidare il taxi mille volte meglio.

Un super-papone tenerone e cucciolone nel ruolo di Daniel

Nell’episodio pilota più lungo della storia ci viene rivelato ogni più minuscolo particolare dei due inutili personaggi, un fiume di dettagli che ci si aspetterebbe da qualche ragazzino che nella sua cameretta sogni di scrivere una sceneggiatura, mettendoci troppo ardore: da un testo firmato da Besson – che è Luc Besson, non un suo omonimo – la cosa fa parecchio male al cuore.

Inutile ripetere la lunga e dettagliata biografia che ci viene data dei personaggi, dei loro parenti fino alla terza generazione, dei loro sogni, dei loro timori, di ciò che sognano per il futuro e altre buffonate simili: mi basta dire che la protagonista sta cercando gli assassini del padre. Ahhhhhhhh che roba fresca! Avete mai visto un telefilm in cui il protagonista cerchi il padre? Roba nuova nuova! Si vede che da vecchio decrepito Besson crede di essere tornato negli anni Settanta…

Ogni singolo fotogramma dell’episodio pilota è un chiodo sulla bara della carriera di Besson e sulla saga di Taxi: era davvero da tanti anni che non assistevo a dosi così massicce di qualsiasi qualunquismo racchiuso in un involucro di luoghi comuni tenuti insieme da sputi di sceneggiatura. Pensate ad un qualsiasi stereotipo che abbiate incontrato in una serie TV di New York: c’è. Ma fatto peggio.
Ovviamente non ho preso minimamente in considerazione l’idea di vedere gli altri episodi. Per me Taxi finisce qui. Vorrei poter dire che anche Besson finisce qui, ma in realtà è da molti anni che Luc è finito.

L.

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11 risposte a Taxi Brooklyn (2014) Lasciate morire quel taxi

  1. Cassidy ha detto:

    Questo è accanimento terapeutico della peggio specie, sarà per quello che Besson ha preso un’attrice proveniente da una serie “medica”? Voleva dirci qualcosa? 😉 Il paragone con Scott(o) ci sta tutto, fanno a gara a chi è più rincoglionito. Cheers!

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Guarda, già a me le sere tv, per il loro concetto di eccessivo “continuum” non mi stanno simpatiche.
    Questa poi.
    Dopo letta la recensione poi.
    Salvo solo…il Burkina Faso! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ormai il grado di “serialità” e di luoghi comuni ha raggiunto vette stratosferiche, nelle seri americane: dopo esattamente 30 secondi è come se già avessi visto l’intera serie, già sai per filo e per segno quello che avverrà…

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Peccato. Non amo quando si allunghi esageratamente qualcosa di buono. Capisco aver bisogno di soldi, ma già che ci siamo, fai qualcosa di bello!

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  4. Il Moro ha detto:

    Eviterò questa roba di cui non conoscevo l’esistenza come la peste!

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  5. Giuseppe ha detto:

    Dove si dimostra ancora una volta che non tutto quello che funzionaVA (anni e anni fa) al cinema può essere poi adattato con successo per la televisione, anzi… 😦

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  6. Pietro ha detto:

    Cioè l’hanno fatta davvero una serie tv?! Per fortuna non ne ho saputo niente, probabilmente ci sarei cascato..

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo sì, in Italia arriva di tutto 😛
      Magari sono io che, saturo di luoghi comuni seriali americani, la trovo insopportabilmente banale, non basarti solo sul mio giudizio: se ti capita di vederla, anzi, torna a dirmi che ne pensi 😉

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