Halloween 9 (2007) The Beginning

Dopo Hellraiser, Venerdì 13 e Nightmare era quasi obbligatorio pensare ad Halloween. Forza, mettetevi comodi che il viaggio verso Halloween 2018 con il nuovo film di Jason Blum è partito…

Quando la Asylum si muove, vuol dire che l’orrore sta arrivando in città. Il 24 ottobre 2006 la famigerata casa di filmacci presenta Halloween Night, con protagonista la versione Z di Michael Myers: se riesco a beccarlo magari lo recensisco.

Ciao, Moustapha…

Intanto l’orrore vero non ha la stessa eco di quello finto. Nel novembre 2005 il siriano Moustapha Akkad (il padrino della saga) e sua figlia Rima muoiono durante gli attentati terroristici di Amman (Giordania) per mano di al-Qaida, lasciando il solo figlio Malek alla guida dell’azienda paterna. Intervistato meno di due anni dopo, Malek Akkad ha parole solo per Michael Myers, che ha conosciuto quando da bambino camminava per il set di Halloween 2 (1981): non una parola per il padre, perché a quanto pare l’unico modo per ricordarlo a dovere è portare avanti la saga di famiglia.

«Lui amava la serie, e l’unica ragione per cui siamo ancora qui, trent’anni dopo, a fare un altro film è per lui.»
(Malek Akkad su “Rue Morgue”, agosto 2007)

Qualche mese dopo l’attentato in cui è morto il padre, Malek riceve una telefonata da Bob Weinstein che gli propone come regista Rob Zombie: non vi sembra indelicato proporre uno zombie a chi ha appena sofferto un lutto?


«La gente diceva che non avrei dovuto farlo:
è per questo che l’ho fatto.»
Rob Zombie


Rob Zombie ottiene la benedizione di John Carpenter ma non è certo con il Maestro che deve vedersela: ci sono i produttori che sono pronti a fare di tutto perché il film sia uno schifo più totale.

«Ciò che è successo è difficile da spiegare, fare un film è un processo davvero intenso.»

Così il regista inizia il suo racconto all’intervistatore Trevor Parker per un numero speciale del 2014 di “Fangoria”. Parla del tentativo di un cineasta di rimanere focalizzato sui mille aspetti di un film e di produttori troppo ingerenti. E per spiegare questa ingerenza fa un esempio al giornalista:

«Se tu ora provassi a farmi una domanda e subito qualcuno accanto a te dicesse “No, no, no! Non chiederglielo! Chiedigli questo”, “Non dire quello, di’ questo!”, tu penseresti: “Non capisco più di cosa sto parlando, perché mi sono arrivate 47 domande differenti in dieci secondi”. Ecco, è stato quel tipo di ingerenza, per cui io avrei dovuto girare mentre mi chiamava gente e diceva “Vogliamo che tu faccia quella cosa così“, e io dicevo “Questo non ha senso, quella cosa l’ho già girata cosà, come posso girarla così?”»

Ormai il copione lo conosciamo, il Metodo Weinstein è noto: distruggere tutto ciò che è distruggibile per mantenere gli incassi a zero, pagare due spicci di tasse e guadagnare un botto con i fan esaltati che si ammazzano per regalare soldi ai franchise nei prodotti derivati.
Rob racconta che riceveva note dalla produzione che non solo non avevano alcun senso, ma che addirittura sembravano riferite a tutt’altro film, e più di una volta ha detto ai produttori che se davvero volevano fare un film in quel modo, avrebbero dovuto dirlo sei mesi prima, in pre-produzione.

Rob Zombie

Ciò che subito ha reso chiaro al regista che il progetto era totalmente fuori controllo è stato il casting. Ingenuo ingenuo, Rob pensava di vedersi con gli attori, leggere il copione, parlare un po’, chiarirsi le idee sui personaggi e su come caratterizzarli… Ehh, ma dove vivi, Zombie? Al cimitero delle meraviglie?
Il giorno di inizio riprese, con la troupe pronta a dare il ciak, Rob Zombie ha visto per la prima volta gli attori del suo film…

«Il problema grosso fu Laurie Strode. Avevamo visto così tante attrici e i produttori le avevano letteralmente odiate tutte. Dopo un po’ iniziai a dire: “Be’, una la dobbiamo ingaggiare per forza”.»

Si finisce nella commedia dell’assurdo con questa telefonata ai produttori, che Rob Zombie racconta con – mi immagino – le lacrime agli occhi:

«Sentite, iniziamo a girare domani e non ho ancora un’attrice per Laurie Strode, quindi immagino che gli altri attori dovranno recitare rivolgendosi ad una sedia vuota!»

Alla faccia della verginella!

Il giorno dopo si presenta sul set Scout Taylor-Compton, che piace al regista ma non ai produttori. Bene, abbiamo la protagonista, ma… il suo guardaroba? Nessun costumista l’ha mai vista e quindi non c’è un solo abito pronto da farle indossare. Rob Zombie si passa una mano sulla faccia: non sono ancora iniziate le riprese e ha già capito che questa roba farà male… Molto male…

«Descriverei la situazione come costruire un castello di sabbia per tutto il giorno, poi arriva un’onda e distrugge tutto. Lo ricostruisci e l’onda te lo distrugge di nuovo, così che hai la netta sensazione di non stare andando da nessuna parte. Era una cosa che mi faceva impazzire.»

Il casting è stato un massacro sanguinario, con non si sa quante centinaia di attori provinati e ogni volta che Rob li segnalava ai produttori, i produttori dicevano “no”. Solo un attore ha ricevuto subito l’approvazione: Brad Dourif. Rob non si spiega il perché, ma noi lo sappiamo: perché è Brad Dourif, e lui da solo ti vende il film ad eserciti di fan, che poi vanno alle convention frequentate dall’attore a dare altri soldi.

Brad Dourif in divisa vale già la visione del film

Quando arriva sul set, Kristina Klebe è una giovane attrice newyorkese al suo primo lavoro di alto livello. È un po’ intimorita perché il suo regista è un metallaro e lei teme che non andranno mai d’accordo, invece la situazione si rilassa subito. Quel primo giorno di riprese deve girare due sole scene: quella di sesso e quella della sua morte. Con l’implicito assunto che se andrà male verrà subito sostituita, non avendo girato ancora le altre scene.

«È stata la cosa più bella che avevo fatto nel cinema ma anche la peggiore. Quella sera guidavo verso casa e iniziai a gridare in auto, perché erano state riprese davvero intense, ma ero anche grata di essere coinvolta nel progetto.»

Una pazza giornata di riprese

Nell’estate del 2007 all’intervistatrice Jovanka Vuckovic, per “Rue Morgue” n. 70, Rob Zombie racconta che ha partecipato ad una proiezione di prova che è andata bene, ma ha notato che la gente non sta bene: per usare un’espressione della giornalista, è la “IMDb-age”, è l’età in cui i fan dell’horror sono mostruosamente informati… e scassano la uàllera per ogni cosa.

«Sedevo in mezzo al focus group ed era bizzarro il modo in cui analizzavano qualsiasi cosa, a livelli da follia. Dimenticando che se guardi il primo film c’è roba che non ha senso: perché Michael guida? Come cazzo ha imparato a guidare? E il dottor Loomis che si ferma a fare una telefonata nell’esatto posto in cui Michael è evaso dall’ospedale? [segue una sfilza di scene illogiche del primo film] Andiamo, ragazzi: per favore!»

Il momento più alto dell’intervista merita di essere citato, cioè quando la giornalista getta la maschera e si rivela una Adepta del Canone: ecco la sua incredibile domanda:

«In otto seguiti la mitologia di Michael Myers si è estesa, includendo cose come culti segreti dei Celti. Qualcosa di questa mitologia verrà incorporata nel nuovo film?»

Che capolavoro sarebbe stato se Rob Zombie avesse indossato la maschera di Myers e avesse rincorso la giornalista con un coltellaccio, invece ha risposto posato e gentile:

«I don’t care about any of that stuff.»

Bravo, Rob, così dovrebbero rispondere tutti i registi alle convention, quando il fan schizzato va da loro a chiedere se è vero che nella settima scena del quarto film Michael mostra chiaramente di avere ben tre peli in più sul culo rispetto a quanto specifica la mitologia. Purtroppo è facile rispondere ad una giornalista che ce ne freghiamo della Myers Mythology, ben più difficile è essere circondati da orde di fan fuori di testa che ti urlano contro perché le unghie di Michael le hai fatte di due millimetri più corte…

Non mi sembra la maschera canonica…

Mentre rimane al sicuro sulla sedia del regista, davanti al giornalista di “Fangoria” Ryan Turek – il solito Shapiro dev’essersi stufato! – Rob Zombie è spavaldo e osa quello che nessun fan potrebbe perdonargli.

«Chi cazzo è ancora spaventato da Michael Myers? Andiamo! Era terrificante nel primo film, ma ora è solo un pupazzo [action figure]: non è assolutamente spaventoso.»

In realtà sta dicendo che non era convinto il personaggio potesse ancora funzionare ma appena viste le prime scene si è dovuto ricredere, grazie alle doti fisiche dell’ex wrestler Tyler Mane, che aveva esordito in un ruolo di spicco come Sabretooth di X-Men (2000).

«Ero a Vancouver a parlare con un produttore riguardo a un altro progetto quando mi arriva una telefonata del mio agente: “Vogliono che tu faccia Michael Myers”. Insomma, un tizio con una maschera… […] Dopo un po’ mi chiama Rob Zombie e mi dice: “Andiamo, amico, voglio davvero te per Michael, perché voglio un attore, e l’ho scritto con te in mente”. È una bella sensazione sentire cose del genere.»

Al giornalista di “Fangoria” Mane si pavoneggia, dice che il regista vuole dare profondità emotiva al personaggio (e altre menate simili) e l’attore si è messo sotto, rivedendosi tutti i film della saga. Tranne ovviamente il terzo, “quello senza Michael”.
Scopre così che il personaggio è bidimensionale e decide che vuole dargli spessore, e via di stupide dichiarazioni che gli attori danno sempre ai giornalisti: spero che dentro di sé non credesse davvero alle robe che diceva.

Non valeva la pena neanche sprecare risorse nella grafica

Nel luglio 2007 una minuscola casupola presenta Mr. Halloween con un attore che si chiama Bill Loomis, come il dottor Loomis del compianto Donald Pleasance, ed è il segno che è arrivato il tempo: il 31 agosto 2007 esordisce in patria americana Halloween. The Beginning.

Il film arriva in Italia il 4 gennaio 2008 (fonte: ComingSoon.it) con il titolo inalterato.
Medusa Video e Lucky Red (!) lo portano in DVD dal maggio 2008, in vendita dal mese successivo, promettendo una “versione integrale mai vista al cinema”. Le stesse case nell’ottobre 2011 presentano il film in Blu-ray.

Gli occhi assassini del giovane Michael

La storia inizia quando Michael era un bambino e aveva gli occhi assassini di Daeg Faerch, e che diventerà uno psicopatico assassino risulta immediatamente chiaro quando conosciamo il suo patrigno: William Forsythe. Chi potrebbe mantenersi sano di mente avendo come padre adottivo uno dei Signori della Z?

Tutti diventano assassini, con un patrigno così!

Mamma Myers ha avuto due figli ma per lavoro fa la spogliarellista, senza neanche una smagliatura, e ovviamente si chiama Deborah con l’“h”: è interpretata da Sheri Moon Zombie, moglie di Rob dal 2002 nonché sua attrice fissa. Chiude la famigliola felice quella zoccoletta di sorella Myers (Hanna Hall), e il quadro d’un tratto ci appare chiaro: il patrigno infame e la sorella di facili costumi sono personaggi ritratti così per giustificare la loro inevitabile morte. E meno male che da uno che si chiama Zombie mi aspettavo una morale meno bacchettona…

Prove tecniche di serial killer

Dall’ammazzare uccelli e gatti un bel giorno Michael fa il salto di qualità, e senza motivo comincia ad ammazzare gente. E sa farlo, perché il male non ha bisogno di esercizio: un ragazzino di dieci anni che in un solo giorno maciulla tre persone lo trovo davvero plausibile. Scusa, Rob, so che non ti piace chi fa le pulci al tuo film, ma non sto parlando di mythology, è che la tua storia è iniziata da dieci minuti e già sta sparando più cazzate di un discorso elettorale!

Anch’io avrei voluto Richard Lynch come preside

Mentre sullo schermo passano in rapidissima (ed inutile) sequenza caratteristi di varia natura in minuscoli ruoli – dal preside Richard Lynch al custode Danny Trejo – il tempo vola e scopriamo che il dottor Loomis (Malcolm McDowell) ha studiato per 15 anni Michael, che chiuso in un istituto non ha detto una sola parola né fatto un solo gesto. La domanda sorge spontanea: ma che caspita ha studiato il dottor Loomis? E ci ha scritto pure un libro: probabilmente un volume fatto di pagine vuote, visto che su Michael non c’è assolutamente nulla da dire. Avrebbe potuto fissare la parete e sarebbe venuto fuori un saggio migliore.

Tranquillo, abbiamo 15 anni davanti per non dire nulla

Comunque – di nuovo – un giorno Michael ammazza tutti e scappa. E ovviamente 15 anni di totale inattività non gli hanno rallentato i riflessi, anzi: ha sviluppato una massa muscolare superumana, è diventato alto tre metri e mezzo, è diventato impermeabile alle pallottole e sa muoversi in città senza problemi.
E meno male, Rob, che criticavi il Michael del primo film…

Da eminente psichiatra dico: il vero matto è Rob Zombie!

Comincia il remake del film di Carpenter e Hill, con tanto di televisione che trasmette La “cosa” da un altro mondo (1951), e ora sì che la noia si fa potente. Rob ha puntato tutto sulla “macchina di morte” ed è davvero una gran bella idea: non puoi mostrare né sangue né violenza e punti tutto su sangue e violenza. Oh, Rob, che te mangi la mattina, pane e Zombie?

’Sta maschera mi è familiare…

Essendo tutte scene già viste, ci si appisola ma si dorme male per via della parata di strilli che non cessa mai. Rob pensa che agitare la cinepresa e fare primi piani renda più spaventose le scene, e magari è anche vero, ma visto che siamo di fronte al nulla è difficile creare un’emozione più forte della noia. Probabilmente la stessa tecnica registica avrebbe funzionato meglio con una storia di cui non sappiamo già tutto, non so dirlo: ho sempre evitato accuratamente di seguire il lavoro di Rob e l’unico suo film che ho visto per sbaglio, Le streghe di Salem (2012), mi ha fatto dormire per una settimana.
Diciamo che Rob Zombie tende ad instillare la narcolessia e questo inutile Halloween è stata un’ottima palestra.

Oh, uccidimi piano, senza svegliarmi

Per tutto il film si è citato a manetta il boogey man che agli americani piace tanto, e il doppiaggio italiano ha giustamente sforbiciato perché l’uomo nero per noi è roba da bambini. (E in fondo gli americani sono dei bambinoni, che preferiscono credere al Male Assoluto così da deresponsabilizzarsi.)
Arriva però immancabile il momento in cui bisogna ripetere la frasettina del primo film, che onestamente trovo indegna di Carpenter ma capisco che in quella cultura bisogna dire le frasi che piacciono a quel pubblico.

— Was that the Boogey Man?
— As a matter of fact, I do believe it was.

Paura, eh?

Ricordate? Laurie Strode piangente chiede e il dottor Loomis, che ha appena ucciso il ragazzo che ha “curato” per 15 anni, risponde. Ricordate il vecchio doppiaggio italiano? Ve lo rinfresco:

— Era l’Ombra della Strega?
— Credo proprio di sì: era lui.

“Lui”? “Ombra della Strega” è femminile… Va be’, il miglior doppiaggio del mondo stava cercando di dare forma al boogey man cinematografico e allo Shape, termine con cui da sempre si indica Michael Myers.
Cosa facciamo in questo 2007? Aggiorniamo il doppiaggio? Ma sì, dài:

— Era quello l’uomo nero?
— Credo proprio di sì, cara: era veramente l’uomo nero.

Probabilmente è una traduzione migliore, semplicemente perché “uomo nero” mi sembra un po’ meno stupido di “Ombra della Strega”, fermo restando che è difficile dare dignità alla stupidità del bambinesco testo originale. E intendo anche quello di Carpenter, che almeno salvava la situazione con un’ottima regia.

Questa operazione paracula di fare un remake mascherandolo con un prologo-prequel a quanto pare ha funzionato, e stando ad IMDb nel primo weekend di programmazione il film ha incassato 30 milioni di bigliettoni su 15 spesi, quindi è un successo. Per me inspiegabile, ma oggettivamente un successo. E la Dimension Films piange perché ora le tocca pagare le tasse…
Quindi ora Rob Zombie ha mano libera dagli Weinstein e può fare un secondo film completamente suo? Lo scopriremo nella prossima puntata…

L.

P.S.
E ora, fate un salto anche allo Speciale Halloween del blog “Non c’è paragone“, senza dimenticare lo Speciale Halloween de “La Bara Volante“.


Bibliografia

  • Chris Alexander e Jovanka Vuckovic, The New Boogeyman of Haddonfield, da “Rue Morgue” n. 70 (agosto 2007)
  • Michael Gingold, Kristina Klebe: Halloween’s Badder Girl, da “Fangoria Legends presents Rob Zombie” (2014)
  • James Grainger, At Home with a Masked Killer, da “Rue Morgue” n. 70 (agosto 2007)
  • Ken Hanley, Haddonfield’s Finest, da “Fangoria Legends presents Rob Zombie” (2014)
  • Trevor Parker, Rob Zombie: the Interview, da “Fangoria Legends presents Rob Zombie” (2014)
  • Ryan Turek, It’s Halloween Again, da “Fangoria” n. 265 (agosto 2007)
  • Ryan Turek, A Zombie for Halloween, da “Fangoria” n. 266 (settembre 2007)

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Informazioni su Lucius Etruscus

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28 risposte a Halloween 9 (2007) The Beginning

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Film ipocrita, noioso, bacchettone. Unico merito: mette lucius e willy incredibilmente d’accordo sul giudizio di un film di tale saga 😂😂😂😂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, perché quindi non eri d’accordo con me sugli altri titoli? Sai che qui vige la dittatura morale? 😀
      Scherzi a parte, la tecnica registica di Rob è anche gradevole, il problema è che si ostina a fare lo sceneggiatore e non è proprio capace. Mi ricorda in questo Paul W.S. Anderson, un regista geniale incastrato nel corpo di un pessimo sceneggiatore.

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  2. Austin Dove ha detto:

    Con l’implicito assunto che se andrà male verrà subito sostituita, non avendo grato ancora le altre scene

    Hai fatto un errore di battitura su girato

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  3. Zio Portillo ha detto:

    A me Rob Zombie piace molto (mi piace di più sua moglie Sheri, ma questo è un altro discorso…) ma qua gioca su un terreno minato. Sarebbe stato bello avergli dato carta bianca e avergli fatto fare un remake a modo suo. Giusto, sbagliato, bello o brutto, ma sarebbe stato farina del suo sacco. E invece tra intromissioni della produzione e direzione sbagliata, è uscito un film di “Venerdì 13” e non di “Halloween” mancando completamente il bersaglio.

    Certo che anche tu Lucius, hai visto il suo peggior film! “Le streghe di Salem” è merd@ fumante.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando uscirono le streghette nessuno diceva così: era il più grande capolavoro dal Medioevo ad oggi, l’opera definitiva sulla stregoneria, puro cinema delle meraviglie. Poi il film l’hanno visto e giù tutti a vomitare 😀

      Sulla questione Halloween-Venerdì 13 purtroppo non concordo: solo John Carpenter ha creato qualcosa che non fosse identico, fotogramma per fotogramma, a “Venerdì 13”: Michael è una fotocopia sbiadita di Jason sin dal secondo episodio, quando ormai Cunningham aveva creato il suo canone (molto più potente di quello di John) e la saga si era immediatamente piazzata sui binari stesi da Camp Crystal Lake.
      Rob Zombie semmai ha tentato (malamente) di riportare Michael sui binari originali. Dal secondo film infatti il Male Assoluto ha perso immediatamente la valenza di Male Assoluto: è diventato Jason tornato a fare i conti con beghe familiari. Sorelle, nipoti, figli, vicini di casa, ogni grado di parentela è stato usato nella saga di Halloween nel tentativo di copiare Jason. Rob invece ha usato sì questo elemento ma ha ripetuto per l’intero film quello che Carpenter ha tentato di fare: ritrarre un assassino senza motivo, che mette paura proprio perché uccide senza senso.
      Ovviamente l’operazione è fallita nel momento esatto in cui Rob – che si dice impermeabile alla mythology – ha buttato dentro le cazzatine familiare, ribadendo che Michael e Laurie sono fratelli, così da cadere con tutte le scarpe nel buco umidiccio in cui vive la Saga.
      Nell’Halloween originale non esistono parenti, esiste uno psicopatico assassino che riesce ad evadere e va ad uccidere gente a caso: questa è stata l’ispirata intuizione di Carpenter, che mette molta più paura delle beghe familiari e dei riti Celti (ma noi siamo Sicùli!) dei pessimi sequel. Nel momento esatto in cui basi la trama su Michael che non si sa perché aspetta 15 anni per raggiungere la sorella, che non si sa come faccia a ritrovare, allora caro Rob sei un quaquaraquà come tutti i tristi figuri che ti hanno preceduto.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Mhmmm… Interessante analisi. Non mi dilungo ma mi limito a chiederti: secondo te quanta colpa di Zombie e quanto della produzione?
        Come ho scritto di là da Cassidy (e come hai riportato tu nel pezzo), vedo molto la mano di chi caccia la grana che suggerisce (leggi ordina) al regista cosa fare e chi far fuori. La prova decisiva è che tutto il secondo atto e copia&incolla del film di Carpenter.

        (sto andando a memoria perché il film lo vidi al cinema… E poi credo mai più!)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Rob lo dice chiaramente che è stato un inferno fare un film dove i produttori mettessero bocca su tutto e in modi assurdi e deliranti, però non ha fatto parola della sceneggiatura, quindi temo anche lui abbia parecchia colpa.
        Intendiamoci, il film è stato un successo quindi “colpa” va inteso solo dal mio punto di vista, che incolpo di Rob di aver preso la mitologia che ufficialmente dice di disprezzare ed averla usata per distruggere quel poco di buono che c’era nel primo film. Il resto è ovviamente paccottiglia a cui gli Weinstein ci hanno abituato: anzi, è andata pure di lusso, se pensiamo al liquame di Hellraiser!

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  4. Austin Dove ha detto:

    A me il film aveva dato spavento, ma lo vidi anni fa a 13 anni. Dovrei rivederlo

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  5. Cassidy ha detto:

    Bellissimo post che segue l’andamento del film di Roberto Non-Morto, prima metà che mostra quasi della pietà per Robertino, seconda parte, calano le coltellate 😉 Non potrei essere più d’accordo, per essere un film su Halloween il personaggio sembra Jason e “Le streghe di Salem” era una schifezza inguardabile. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contento di non essere il solo ad aver disprezzato quella roba con le streghe 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Un ottimo lassativo (a totale differenza de “La casa dei 1000 corpi” o, ancora, de “La casa del diavolo”), senz’altro 😛
        Riguardo al “Chi cazzo è ancora spaventato da Michael Myers?”, ecco, se il cambiamento di gusto e aspettative da parte del pubblico lo aveva reso talmente tanto “pupazzo” (ma MOLTA più colpa a proposito l’hanno avuta le scelte sbagliate fatte nei sempre più tristi sequel/reboot) da non spaventare più nessuno, perché non affidare a Zombie un personaggio NUOVO? Che se i fan talebani son messi male a prescindere, lui qui non sembrava uscirsene poi tanto meglio, pur standosene all’estremo opposto: la scena di Myers che guida, e senza averlo mai imparato, da inquietante e misteriosa (come primo indizio di qualcosa di ben poco umano) diventava “illogica”? Cosa dovevano fare, un antefatto dove lo si vedeva sostenere gli esami di teoria e di pratica? E se Loomis si fosse fermato qualche metro più in là (annullando l’atmosfera creata da quella “strana” coincidenza), allora la cosa sarebbe risultata più accettabile? Che cazzo, Rob, ti hanno già messo i bastoni tra le ruote dall’inizio, è vero, ma se poi ci aggiungi pure del tuo… salvandoti comunque in corner, quando dimostri di fottertene bellamente dell’incoerente e forzata mythology da fandom.
        Certo che la logica l’avrebbe poi fatta da padrone in questo film,con un Michael diventato misteriosamente colossale (perché qui è un mistero, eh? Non mancanza di logica, nooo) e sempre più impegnato a imitare Jason (appunto), scarsa vulnerabilità compresa: come si giustificasse quest’ultima proprio non lo so, vista la rivisitazione in chiave NON soprannaturale del personaggio. E, per la cronaca, già mi sarebbe bastato questo per cassarne il remake ancor prima di vederlo…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti lo scarto che passa fra le dichiarazioni ai giornalisti e il lavoro effettivo è drammatico: sembra che quello intervistato non è lo stesso Rob Zombie che ha fatto il film, visto che tiene in piedi tutti i difetti evidenziati e ricrea pare pare tutte le scelte che lui stesso critica.
        A questo punto devo credere nella maledizione di Michael Myers, che rende vano ogni buon proposito e trasforma in spazzatura ogni tentativo di fare qualcosa di buono. E non credo sia un caso che se giro la M di Myers… ottengo la W di Weinstein 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, sì, dev’essere proprio questo il vero segreto della maledizione di Michael Myers 😀

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  6. Conte Gracula ha detto:

    Il cimitero delle meraviglie è un capolavoro di uscita XD
    Comunque, tanto per cambiare non l’ho visto… per essere uno a cui piacciono i film horror, mi sono perso molta roba, ma forse è un bene 😛

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  7. Il Moro ha detto:

    Queste vicissitudini produttive ormai fanno storie a sé. O barzelletta, a sé.

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  8. Sam ha detto:

    Io invece pur trovando discreto il film di Zombie, sono d’accordo con lui nel dire che anche il primo Halloween di Carpenter era pieno di illogicità a livello sceneggiatura. E aggiungo, pure un film un pò lento e pallosetto (d’altronde fu girato con 2 spicci ) che basa il suo successo su un idea potente e innovativa ( per l’ epoca ).Poi vorrei vedere se davvero è tutta colpa dei Wenstein o se Rob gioca allo scarica barlie per giustificare lo scarso apprezzamento della critica ( chissà perché Tarantino o Rodriguez con i Weinstein fanno sempre grandi film, mah )

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di sicuro lo sfogo di Rob è furbetto, come a dire “Io sono bravo ma mi hanno legato le mani”, ma poi dalla sceneggiatura si sente che lui ha parecchia colpa nel risultato finale.
      I Weinstein usano la Miramax per i prodotti di serie A e per i pezzi grossi come Tarantino, e la Dimension Films per la spazzatura, e fanno di tutto perché la spazzatura resti tale. Questo Halloween è un incidente, visto che è un grande successo al botteghino malgrado faccia di tutto per sbagliare ogni singola scena. Invece la Miramax tende a cercare più successo e investe molto più in pubblicità (che è il 70% del successo di ogni film!)
      L’ipotesi nata con i lettori del blog, e che viene confermata film dopo film, è che gli Weinstein in particolare – ma probabilmente lo fanno tutti – alternano sapientemente successi e insuccessi per ottenere sgravi fiscali, e i franchise sono perfetti per questo: ogni singolo episodio di un franchise fa schifo a priori, però poi genera una titanica sequenza di incassi secondari (pupazzetti, convention, ecc.) che consentono guadagni sicuri anche con le peggiori puttanate possibili.
      Le case si tengono sempre da parte un franchise fetente con cui tenere bassi i ricavi di ogni annata, creando volutamente filmacci mostruosi che devono andare male ma tenere vivo il merchandising. (Ecco perché ogni franchise inventa qualcosa di nuovo, così da poter fare nuove action figure e ampliare il panorama degli attori da invitare alle ricchissime convention).
      Come dicevo, l’Halloween di Zombie è un grave errore perché, malgrado sia fatto malissimo, guadagna un botto e gli Weinstein si saranno incazzati, perché quel 2007 avranno pagato molte più tasse del solito.
      A grandi linee, dunque, la Miramax gestisce i film destinati al successo, la Dimension le porcate destinate a tenere basse le entrate. E’ un gioco che fanno tutti, ma analizzando i due principali franchise della Dimension (Hellraiser ed Halloween) è risultato più chiaro che in altri casi.

      Che il primo Halloween abbia dei difetti l’ho scritto anch’io nel primo post, ma non serve a nulla dirlo se poi si ripetono identici gli stessi difetti, aggiungendone di altri. Invece Rob ha pensato che siccome il primo film aveva degli inciampi lui era autorizzato a farne il doppio!

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      • Sam ha detto:

        Mmh , l’idea dei passivi da scaricare dalle tasse non è male, ma per me sbagliata: penso che, più semplicemente, Miramax sia votata ai titoli di prestigio, d’autore, mentr ela Dimension, i prodotti “popolari” ( leggi ” per la suburra ” ) nel senso dispregiativo del termine, e tr questi ci mettiamo l’horror, specie se basate su saghe infinite succhiasoldi.
        Se I Wernstein li producessere per ottenere premeditati flop, non si capirebbe perché chiamare gente di richiamo come la Curtis o Carpenter, (col rischio di attirare gente ) o ancora , fare soldi col merchandising ( anche lì, se guadagnano poi non devono pagare le tasse ?).
        Per me la risposta più ovvia appare la più credibile : ovvero che i film spazzatura della Dimension sono tali perché affidati di solito a incapaci o mediocre mestieranti: se dati a Un Craven (Scream ) , del Toro (Mimic) o Rodriguez (dal tramonto all’ alba ) abbiamo prodotti tutt’ altro che mediocri.
        Insomma i Weinstein forse non sono così temibili come sembrano ( a meno che tu non sia donna, e particolarmente attraente ),e magari sono l ‘alibi per autori uincapaci.
        Mi sarebbe piaciuto vederlo, l’Halloween di Zombie come sarebbe venuto se gli avessero lasicato fare di testa sua (magari una boiata come le streghe di Salem , con la sua dolce mogliettina che agita i tnetacoli di gomma di messer Satanasso )

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non è questione di essere temibili, quello che fanno non è assolutamente illegale: ognuno gestisce la propria azienda come crede 😛
        Tarantino non è cinema d’autore, non sa neanche come si scriva, è un prodotto di larghissimo consumo e popolare più popolare che popolare, infatti tutti lo amano mentre ben pochi sappiano cosa sia il cinema d’autore. Per questo la Miramax gli ha dato soldi, perché un qualsiasi film di Tarantino (che non è cinema d’autore) attira folle di gente e i loro soldi. Un qualsiasi franchise attira solo i fan talebani, quindi per definizione è un prodotto destinato ad un pubblico più ristretto, perché il grande pubblico non pagherebbe mai per vedere la Curtis o qualche altra star appannata che vent’anni prima è stata famosa.
        Se hai seguito il mio ciclo su Hellraiser, vedrai che dal 2005 la Dimension ha fatto di tutto per cacciare Doug Bradley dalla saga: perché vuoi cacciare un attore adorato a livello internazionale ed unico elemento che fa vendere i film, se non perché NON vuoi vendere i film?
        Le convention e il merchandising è una diversa voce di bilancio, e lì si guadagna molto più che coi film. I film servono solo a mantenere i diritti sul copyright di un franchise, come ci hanno confermato tutti gli intervistati di Hellraiser, quindi non importa la qualità, anzi più fa schifo più è meglio, importa che quando ogni anno sfornano acrion figures, magliette, fumetti, romanzi, videogiochi, poster, e via dicendo, il copyright sia nostro e ci entrino fiumi di soldi che non vanno nella stessa voce dei film.
        Con gli Weinstein si è visto più chiaramente ma sia chiaro: lo fanno tutti, mica solo loro. Amityville ha sfornato dieci film minchioni che fanno schifo come pochi, idem per qualsiasi altro franchise, compreso quel pazzo furioso di Ridley Scott che ha defecato su Alien. Sono film che è impossibile sbagliare, com’è che quindi sbagliano SEMPRE? E’ come per la politica: o sei coglione o sei colluso. E ad Hollywood non sono coglioni…

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