John Carpenter su “SFX” (2018)

Traduco l’intervista a John Carpenter apparsa sulla rivista di cinema “SFX” n. 306 (novembre 2018).

Ricordo lo speciale carpenteriano de La Bara Volante.


«Just an Unstoppable Force»

di Nick Setchfield

da “SFX” n. 306
(novembre 2018)

John Carpenter torna ad Haddonfield

Cosa ti ha persuaso a tornare in questa saga?

Malek Akkad [figlio del compianto Moustapha Akkad, produttore storico della saga. Nota etrusca] e Jason Blum mi hanno chiesto di fare da guida al nuovo film, in qualità di regista dell’originale e di creatore del franchise. Semplicemente di stare lì ed offrire la mia opinione quando richiesta. E ho detto di sì, che l’avrei fatto e avrei fatto anche la musica.

Questo è dunque stato il mio ruolo: stare fuori dai piedi e non interferire con nessuno. È il film di David Gordon Green: dove potevo aiutarlo, l’ho fatto.

È dura non fare la parte del padrone?

Dio, no, per niente.

Cosa ne pensi della decisione di eliminare tutta la mitologia?

Perché no? Va bene: siate spavaldi! [Be bold!]

Hai altre storie in testa che non sono state portate su schermo?

No. Non scrivo nulla che non possa andare su schermo: è lavoro in più e non voglio lavorare così duramente. (ride)

Michael Myers riflette l’epoca in cui l’hai creato? O è semplicemente una paura primordiale?

È primordiale. Nel primo film non era neanche un essere umano, era quasi soprannaturale. Una forza della natura, una forza inarrestabile. Quindi era astratto. Non ci importava dargli una storia alle spalle: l’abbiamo mostrata nella scena di apertura, ma a chi importa?

Qual è il tuo approccio alla colonna sonora? Rispolvererai vecchi temi?

Già, ma anche temi nuovi. Mi aiutano mio figlio e il mio figlioccio: siamo andati recentemente in tour per il nostro nuovo album. [Cassidy ci ha raccontato la tappa di Torino 2016. Nota etrusca] Ho fatto fare a loro la maggior parte del lavoro e io mi prendo la maggior parte dei crediti. È grandioso.

Cosa guida l’attuale rinascita dell’horror?

Ne sento parlare anno dopo anno, continuo a sentire gente dire che c’è una rinascita dell’horror. Ricordi quando qui si è cominciato a rifare i film giapponesi? “C’è una rinascita dell’horror!” Ed ora c’è un’altra rinascita. I film horror ci sono sempre, sono con noi sin dalla nascita del cinema, perché il pubblico ama essere spaventato. Registi e scrittori reinventano l’horror ad ogni generazione. Lo rimaneggiano, lo rinnovano e tirano fuori nuovo materiale a tema, ma è sempre la stessa cosa.

Molti film horror sono brutti, molto pochi sono belli e giusto qualcuno è grandioso. Questa è la storia dell’horror. Non finirà mai, amiamo troppo essere spaventati, noi umani.


L.

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8 risposte a John Carpenter su “SFX” (2018)

  1. Vincenzo ha detto:

    Grazie per questo servizio di traduzione puntuale e preciso, nonché corredato di preziose “note etrusche”😀😀. Sempre il n. 1 John, anche quando confessa la sua pigrizia😀

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  2. Cassidy ha detto:

    Ti ricordi l’ultima rinascita dell’Horror? E quella prima? Come sempre Giovanni rimette a sedere tutti, pragmatismo che va di passo con la pigrizia, ammirabile per entrambi 😉 Grazie mille per le tante citazione e per l’ottimo lavoro di traduzione, bella questa chicca di “SFX”! Cheers

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  3. Giuseppe ha detto:

    E’ vero, amiamo troppo essere spaventati, noi umani. Specialmente da un Maestro del suo livello, aggiungo io 😉

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  4. Conte Gracula ha detto:

    La cosa della “rinascita dell’horror” ha davvero poco senso, sembra più una manovra pubblicitaria, tipo: rinascita dell’horror, da ora solo film belli.
    #credici

    Fa bene Carpenter a dire che il genere horror ci sarà sempre; certo, sarebbe bello che uscissero film più curati, specialmente i seguiti: quando sarebbe bella una serie di film con una mitologia funzionale e coerente da un capitolo all’altro…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sarebbe bello, ma temo che il grado di frammentazione del cinema ormai lo renda impossibile. Credo che l’unica “mitologia” nata in tempi recenti sia il Conju-verse, ma solo perché “The Conjuring” ha avuto così tanto successo (del tutto inaspettato) e soprattutto perché aveva una base già solida e profondamente radicata nell’immaginario americano sin dagli anni Settanta. (Cioè i casi dei coniugi Warren, stranamente ignoti in Italia prima del film in questione.)
      “Insidious” nel suo piccolo, con tanto cuore anche se spesso con poca testa, ha provato a fare lo stesso senza però potersi basare su un substrato preesistente e il risultato non è chiaro: quattro film sono tanti, per gli anni Duemila, ma non mi sembra abbia lasciato un segno profondo.
      Prima di “Insidious” Leigh Whannell ha creato “Saw” che forse è la saga più prolifica del Duemila, ma al di là del protagonista in pratica non ha mitologia, visto che ripete sempre la stessa formula.
      Il problema è che appena si azzecca un’ideuzza che sembra piacere, nascono dieci film identici che la sopprimono nella culla: il mercato si satura in un paio d’anni e quell’idea non fa in tempo a generare eredi. Non c’è tempo per creare mitologie perché già ormai è tutto inflazionato e si cerca altro.
      Invece ho notato che nei fumetti c’è molta più voglia di gettare le basi di una “mitologia di fondo” su cui far ruotare le varie storie, forse perché c’è più controllo del prodotto e ben poche voci a decidere.

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