Blindman (1971) Il pistolero cieco

Il West non è abbastanza grande per contenere l’antica (e dimenticata) arte italiana del prendere il meglio dalle altre cinematografie, compresi gli eroi “sciancati”.

Un uomo a cavallo arriva dal nulla: è Tony Anthony, oggi dimenticato ma nei primi anni Settanta interprete di western molto apprezzato in Italia. E di solito scriveva e produceva ciò che interpretava, regalandoci prodotti unici purtroppo dispersi nel deserto della distribuzione nostrana.

Arriva dall’America per essere dimenticato in Italia

Agli inizi del 1970 si scioglie una boyband abbastanza famosa, nota come The Beatles (potreste averne sentito parlare), e mentre i vari componenti pensano a crearsi una propria carriera musicale solista invece il batterista ha una bella pensata: oh, io mi butto nel cinema. Solo che il cinema si sposta, e Ringo Starr nel suo slancio casca così in basso da finire in un film western italiano…

Il primo danno dello scioglimento dei Beatles

Prodotto dalla Primex Italian insieme alla ABK Co. di New York e distribuito nel mondo incredibilmente dalla 20th Century Fox (fonte: ANICA Archivio del Cinema Italiano) ecco Blindman, scritto, prodotto e interpretato da Tony Anthony.

Quando gli italiani avevano il loro Zatôichi…

Presentato alla commissione del visto censura il 28 ottobre 1971, due giorni dopo ottiene il permesso per una proiezione con divieto ai minori di 14 anni. I produttori ricorrono ma il 15 dicembre il divieto viene confermato. Intanto già almeno dal 13 novembre il film inizia a girare per le sale.

Il 27 novembre “La Stampa” si mostra dubbiosa, considerando il film «bieco, sgradevole, con certi colori incolti e polverosi, che si vogliono richiamare al picaresco», e considerandolo «diseducativo e per ragazzocci grandi». Da notare che è ben noto all’epoca – come invece sarà dimenticato in seguito – che il western all’italiana copia dai maestri giapponesi.

«Non è che il western non conosca il personaggio del cieco, ma per solito gli assegna funzione marginale di mendico e più raramente di strimpellatore o diciamo di aedo. Qui invece egli è uomo d’azione e protagonista assoluto; e questa è la trovata su cui ruota e pavoneggiasi, con reminiscenze figurative alla Kurosawa, il film di Baldi.»

Un linguaggio forse esageratamente ricercato per recensire un filmucolo western, ma è chiaro che Kurosawa è un nome ben noto ai nostri connazionali dell’epoca. Invece non lo è di sicuro Zatôichi, a cui il film palesemente si rifà.

Il pistolero cieco è appena arrivato in città

Mentre “l’Unità” del 28 giugno 1972 si chiede chi gliel’abbia fatto fare al povero Ringo Starr di partecipare al film, la pellicola gira per le sale italiane almeno fino al settembre 1974.
Riappare il 16 dicembre 1990 in prima serata sulla mitica Odeon TV, ma dopo un solo altro passaggio nel 1991 sembra finire qui la sua vita televisiva.
Più vispa la vita in VHS, in cui risulta uscito sia per marche minuscole come Gala ed Empire sia per “colossi” come Cecchi Gori, sempre in data ignota. MHE (Mondo Home Entertainment) lo porta in DVD dal gennaio 1005 mentre di nuovo la Cecchi Gori lo ristampa nel marzo 2009.

A volte, vede più il cieco che il vedente… o qualcosa del genere

Un cieco noto come Blindman (Tony Anthony) arriva in paese, si fa indicare la chiesa locale e chiede se ci sia una campana. Sì, la campana c’è. Mira alla cieca e già al secondo tentativo la colpisce con il suo fucile. Ripete l’operazione, ottenendo così l’attenzione di tutti in paese.
Che si sappia, il pistolero cieco è arrivata in città. E già il personaggio merita un applauso!

Un fucile come bastone per ciechi

Blindman ha un contratto da 50 mila dollari che potrà incassare se porterà 50 donne nel Texas, come “conforto” per dei minatori, solo che vari amici poco leali gliele hanno fregate e ora lui sta bazzicando il West per cercare di radunare la sua “mandria umana”.
L’ultima informazione ricevuta è che i suoi ex compari hanno venduto le donne al potente messicano Domingo (Lloyd Battista) e quindi Blindman parte per il Messico. Come fa un cieco a trovarlo? Semplice, chiede a qualcuno lungo il cammino. E quando il passante si interroga su come fare a spiegare a gesti la direzione ad un cieco, Blindman risponde sicuro: «Indicala al cavallo».

E ti pareva che non finivamo tutti in Messico?

Giunto in Messico inizia la solita menata a cui il cinema italo-americano proprio non ha mai resistito: la messicanata col generale corrotto (Raf Baldassarre), il potente locale e intrighi politico-criminali vari. Una noia mortale che ammazza il ritmo di ogni film, che sia di Sergio Leone o di Sam Peckinpah: figuriamoci questo diretto da Ferdinando Baldi.
Gran parte della noiosa trama che segue – accompagnata comunque dall’ottima musica del compianto Stelvio Cipriani, che ci ha lasciati il 1° ottobre scorso – vede il protagonista contro Ringo Starr, che interpreta il violento fratello di Domingo, che ha l’incomprensibile nome di Candy. Possibile non ci fosse disponibile un nome un po’ dignitoso per il grande esordio nel cinema della pop star?

Ciao, sono un duro duro duro: mi chiamo Candy…

Blindman un po’ vince e un po’ perde, fa fuori tutti e nella noia più totale il film vola via così. Quello che conta non è la trama, davvero deludente, bensì lo stile della pellicola. Malgrado sia concepito dall’americano Tony Anthony, co-sceneggiato da italiani (fra cui Vincenzo Cerami: sì, quello de La vita è bella) e malgrado ancora sia diretto da un professionista italiano specializzato in spaghetti western, questo Blindman è in tutto e per tutto un film di Zatôichi.

Non dimenticherò una faccia come la tua

Il protagonista non si separa mai dal suo fucile con tanto di baionetta, che usa anche per tastare il terreno esattamente come la spada-bastone di Ichi; è ovviamente buono ma non disdegna il vizio (è un assiduo frequentatore di prostitute mentre Ichi del gioco d’azzardo) e soprattutto come il suo emulo giapponese non disdegna l’inganno e le azioni di moralità discutibile. E poi è saldamente attaccato ai soldi:

«Se non hai gli occhi sei un mezzo uomo. Se non hai gli occhi e neanche i soldi… allora sei nella merda».

Blindman per l’intera vicenda è disposto a tutto pur di ritrovare 50 donne votate ad una misera vita di semi-schiavitù, senza mai porsi alcun dilemma etico: tutto ciò che importa è onorare il contratto stipulato e incassare i 50 mila dollari, tutto il resto non ha importanza. Questo aspetto è meno forte in Zatôichi ma spesso l’abbiamo visto attaccato ai soldi più di quanto ci si aspetterebbe da un “onorevole guerriero”.

Tu indica, io sparo!

Inoltre la fotografia del film – curata da Riccardo Pallottini – è ruvida e livida, spesso buia, esattamente come i film coevi dello spadaccino giapponese. Stesso discorso per una violenza esagerata e crudelmente compiaciuta che non appartiene allo stile dello spaghetti western bensì ai film di Zatôichi, che molto spesso incedono in scene forti che stridono con la levità spiritosa che avvolge lo spadaccino.
Insomma, Tony Anthony ha perfettamente ricreato in Italia un personaggio totalmente ignoto sperando così di poter sdoganare questa novità in un ambiente molto prolifico e ben disposto alle contaminazioni. Purtroppo non c’è riuscito, semplicemente perché ha continuato a copiare dal Giappone come facevano tutti: la vera novità era copiare da Hong Kong, come succederà un paio d’anni dopo, quando gli italiani inventeranno il kung fu western. Ma questa è un’altra storia…

Il primo “maestro sciancato” italo-americano-giapponese

Lo Zatôichi italiano nel West, creato da un americano rubandolo ad un giapponese, è un esperimento che non può considerarsi riuscito ma è un testimone perfetto sia di quanto il western sia un genere “contenitore” aperto a tutto sia come i “maestri sciancati” non conoscano limite geografico.

Ma soprattutto a pochi anni di distanza da Il buono, il brutto, il cattivo (1966) dimostra quanto fosse cambiato il gusto italiano per le parolacce.
Vi ricordate l’ultima battuta del film di Leone?

«Ehi, biondo, lo sai di chi sei figlio, tu? Sei figlio di una grandissima putt…» (e il coro fa ana!)

La geniale trovata permetteva al film di non incorrere nella censura, perché tecnicamente il termine “puttana” non veniva pronunciato (sebbene ampiamente comprensibile), e allo stesso tempo dimostrava come il non detto era decisamente più divertente del detto, quando era ritratto con creatività.

«Ehi, voi, figli di…», da Indio Black (1970)

Seguito a ruota dai vari film minori, che cominciarono ad inventarsi mille sistemi per far capire “puttana” senza mai dirlo, nel 1971 di Blindman il gusto è decisamente cambiato, e il film si chiude con questa frase:

«Pilar, sai che ti dico? Il generale è un gran figlio di puttana.»

Una frase drammaticamente poco efficace, che esprimendo l’ovvio – da diversi minuti si era capito l’inganno del generale – rende fiacchissimo il finale di un film già piatto.
Eppure nell’ottobre 1970 Gianfranco Parolini giocava ancora con il “detto-non-detto”, addirittura intitolando il suo film “sabatiforme” Indio Black, sai che ti dico: sei un gran figlio di…: fra il 1970 e il 1971 “puttana” è evidentemente entrato nel dizionario delle parole accettate su grande schermo…

Salutiamo dunque questo “maestro sciancato” del West, che tornerà in veste decisamente migliore con Blind Justice (1994).

L.

amazon

– Ultimi post simili:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Western e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

9 risposte a Blindman (1971) Il pistolero cieco

  1. Cassidy ha detto:

    Certo che in un mondo pieno di Sartana, Django e Ringo, farsi chiamare proprio Candy non è il massimo 😉 In ogni caso hai scovato una gustosissima chicca, non credo di averlo mai visto, sentito parlare si, forse più per via della presenza di Ringo Starr che altro, considerando che il film preferito di John Lennon era a sua detta “El Topo” di Jodorowsky, strano che i quattro di Liverpool non abbiano mai girato un western, una roba tipo “Li chiamavano gli Scarafaggi… e suonavano note di morte” una roba così 😉 In ogni caso tra oriente e spaghetti western la comunicazione è sempre stata molto diretta, questo Zatoichi nostrano è un’ottima prova. Cheers!

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah ora voglio assolutamente un western con quel titolo scarafaggioso 😀
      In giro è pieno di foto di Ringo Starr in questo film ma davvero è un personaggio del tutto dimenticabile, e non è che stia molto in video. E’ il classico personaggio inutile studiato per far lavorare la star di turno…

      "Mi piace"

  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ma quante ne sai? Quanta capacità/volontà di documentarti hai? 😮
    Davvero tanta stima, alla fine anche a me, non appassionato né di oriente né di western, trasmetti sensazioni lontane dalle mie abitudini! 😄

    Piace a 1 persona

  3. Conte Gracula ha detto:

    Lo spunto della scorta di compagnia per minatori solitari è stato usato negli anni ’90 in un episodio di Lucky Luke, con Terence Hill, ma lì non era a scopo di schiavitù sessuale, piuttosto matrimoniale. Matrimoniale alla cieca 😛

    Comunque, tanto di cappello per Candy Candy, l’uomo dolce, ma duro XD

    Piace a 1 persona

  4. Giuseppe ha detto:

    Interessante questo Zatôichi in salsa (non riuscitissima) spaghetti western con una piccola spruzzata Candyda di ex-Beatles 😉 Però non sono così certo di averlo visto, per quanto conosca abbastanza bene i titoli di Baldi… forse, all’epoca, non doveva avermi colpito tanto quanto quell’altro suo successivo e “indimenticabile” lavoro in team sempre con Tony Anthony, e cioè il trashone alla Indiana Jones in 3D “Il Tesoro delle quattro corone” (che in tv passò forse un paio di volte più di Blindman, prima di sparire dalla circolazione) 😀

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Visto come spaghetti western temo non si lasci ricordare molto, sebbene un cieco protagonista sia una chicca abbastanza fuori dal comune. Se visto invece come Zatôichi italiano allora è un piccolo gioiello, perché si possono riconoscere i dettami del genere virati in salsa spaghetti 😉

      "Mi piace"

  5. Pingback: Ten Zan – Missione finale (1988) guest post | Il Zinefilo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.