Lance Henriksen, re del genere (1993)

Libero (almeno per il momento) dalle mostruosità del genere slasher decido di festeggiare i trent’anni di una saga credo fra le meno note in Italia, dove misteriosi problemi di distribuzione l’hanno subito fatta inciampare.
Prima di parlarne, da domani, mi piace far capire l’ambiente in cui è nata. Un ambiente ricco e spumeggiante, dove il cinema di genere sforna ottimi piccoli prodotti spesso accomunati da un elemento: avere il Re in ruoli chiave. Ed esiste solo un Re del cinema di genere americano: Lance Henriksen.

Traduco un’intervista apparsa sulla rivista specializzata “Shivers. The Global Magazine of Horror” numero 9 (ottobre 1993).


Lance a Lot

di Simon Bacal e Alan Jones

da Shivers”
numero 9 (ottobre 1993)

Terminator, Il buio si avvicina, Aliens e Pumpkinhead sono solo quattro delle ragioni per cui Lance Henriksen è diventato un volto amato del fantastico. Semplicemente aggiunge un tocco di classe a qualsiasi film in cui partecipi.

Il “Boris Karloff dell’action” parla della sua carriera in occasione dell’uscita del suo nuovo film, Il miglior amico dell’uomo, e del Senza tregua di John Woo, e anticipa il suo futuro progetto Penal Colony.

«La versione originale de La Cosa mi ha spinto a diventare attore di film horror e fantascientifici», rivela l’attore dalla voce tombale. «I personaggi e i loro dialoghi concitati davano davvero l’impressione che gli eventi stessero accadendo sul serio. Ero assolutamente scioccato e intrigato allo stesso tempo. Così ho sempre cercato di focalizzarmi su quelle due emozioni ogni volta che giro un film di genere».

Lance Henriksen posa per la rivista “Shivers”

Molto prima che quelle due emozioni gli valessero il successo con Bishop, il suo eroico androide di Aliens, Henriksen ha fatto il suo debutto attoriale off Broadway con lo spettacolo teatrale Three Plays of the Sea. Scoprendo che la recitazione gli forniva una specie di identità segreta, il rude newyorkese proseguì con la carriera ed è apparso tre film di Sidney Lumet, prima di arrivare al ruolo di agente dell’FBI che aiuta a risolvere la situazione di Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975), Quinto potere (1976), Il principe della città (1981), Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), Piraña 2 (1981), Uomini veri (1983) e La maledizione di Damien (1978) sono seguiti, fornendo ad Henriksen un impressionante curriculum di cattivi, poliziotti impegnati e cyborg di cuore.

Ricordando Aliens (1986), Henriksen ha detto: «Avevo questi occhi speciali fatti apposta per il ruolo. Ma dopo che li ho indossati per le prove, James Cameron ha detto “Lance, non puoi usarli. Sembri più alieno tu che l’Alien!” Cameron è un grande stilista. Quel film è perfetto e a prova di proiettile [bulletproof and flawless]. Diversamente da Alien 3 in cui Henriksen riprende il suo ruolo di Bishop. Ha detto, «Originariamente ho letto sette copioni, scritti da alcuni ottimi talenti: avrei voluto girarli tutti. Ma il copione finale escludeva alcuni dei miei personaggi preferiti, impoverendo la storia.»

Bishop II in Alien 3 (1993)

Al di là dei confronti alieni, Henriksen ha affrontato creature di ogni tipo. Nel Pumpkinhead / Vengeance: The Demon di Stan Winston interpreta un padre affranto dal dolore che invoca un antico spirito per avere una vendetta orribile contro i criminali responsabili della morte del figlio. Ha detto: «Solo perché i personaggi che interpreto di solito sono misteriosi e in qualche modo pericolosi, non necessariamente li percepisco come maligni. Un regista una volta mi ha convinto che non ci sono buoni e cattivi, la distinzione non è mai così chiara. Invece ci sono solo quelle brutte persone che a volte sono brave mentre i buoni hanno anche dei momenti cattivi. L’assassino che ho interpretato in Johnny il Bello era un maledetto figlio di puttana che meritava di essere fatto fuori. Ma invece di interpretarlo semplicemente come “il cattivo”, l’ho immaginato come qualcuno che pensa che gli altri non sappiano come vivere nel modo giusto.»

Continua. «Malgrado io sia morto in Pumpkinhead, i produttori di Pumpkinhead II mi hanno detto che avrei potuto scegliere qualsiasi parte avrei voluto nel sequel, avrei addirittura potuto scrivere il mio ruolo, se non ce n’era uno che reputassi adatto. Il copione però non era molto interessante: se avessi avuto il tempo e l’energia di dedicarmi a Pumpkinhead II, facendone qualcosa di più di un semplice sequel, avrei accettato un’apparizione». Probabilmente il Pumpkinhead II di Jeff Burr proseguirà senza il coinvolgimento di Henriksen.

L’eccezione alla filosofia di Henriksen sui “cattivi” è Torquemada, l’inquisitore spagnolo che ha interpretato ne Il pozzo e il pendolo di Stuart Gordon. Ha sottolineato: «Ha perseguitato milioni di persone nel nome della religione ed era l’essenza del male. Ero molto seccato nell’interpretarlo perché mi sentivo troppo viscido. Mentre ero a Roma ho avvicinato un monaco domenicano e gli ho chiesto perché mai un personaggio del genere non sia stato scomunicato. Quando mi disse che Torquemada era considerato un teologo molto importante, a momenti vomitavo».

Il vampiro pistolero ne Il buio si avvicina di Kathryn Bigelow è un altro ruolo con cui Henriksen dimostra la sua vasta gamma attoriale. Si è molto parlato di un seguito del controverso capolavoro in cui fossero esplorate le origini di quei vampiri. Henriksen racconta: «Il giorno che abbiamo finito il film ci siamo guardati in faccia, sia il cast che la troupe, e abbiamo detto. “Dovremmo iniziare subito a girare il prequel“. Tutti lo volevano. Non so se si farà mai ma tutti sentiamo che sarebbe davvero un progetto creativo. Negli ultimi tre anni non abbiamo fatto che parlare della trama, quindi alla fine probabilmente saremmo in grado di scriverlo in una settimana. C’è un vasto pubblico, là fuori, che lo sta aspettando». [E purtroppo lo aspetterà per sempre… Nota etrusca.]

Il mitico Bishop in Aliens (1986)

Sul fronte televisivo, Henriksen è apparso in due episodi nella serie antologica HBO “I racconti della cripta”. In Cutting Cards, un episodio scritto appositamente per lui dal produttore esecutivo Walter Hill [in realtà scopiazzato da Roald Dahl. Nota etrusca], si lancia in un genere particolarmente sanguinario di poker. In Yellow appare come soldato della Prima guerra mondiale al fianco di Dan Aykroyd e Kirk Douglas per il regista Robert Zemeckis. Puntualizza l’attore: «Adoro Kirk sin da bambino. Quando l’ho incontrato è stato meraviglioso, una grande leggenda dello schermo. È stato pazzesco perché d’improvviso mi resi conto che ciò che stavo interpretando nell’episodio era il suo ruolo originale di Orizzonti di gloria (1957). Il destino può essere davvero strano!»

Tornando al cinema, Henriksen ha un totale di cinque film in attesa di essere distribuiti, e dopo un anno di grande attività è riuscito anche ad infilare un ruolo cameo in Super Mario Bros., come Re di Dinohattan. Il primo di questi cinque film in arrivo è Knights. I cavalieri del futuro [già presentato il 31 maggio precedente al milanese “Dylan Dog Horror Fest”. Nota etrusca.], un film d’azione fantascientifica dell’ubiquo Albert Pyun, già regista di Cyborg (1989) e Cyborg. La vendetta (Nemesis, 1992). Henriksen riveste il ruolo dell’androide Job che per un errore biomeccanico scopre di adorare il sapore del sangue umano e comincia a cacciare persone come scorta alimentare. Ha commentato l’attore: «Interpreto Job come fosse un Riccardo III alieno: con un braccio meccanico riesco ad entrare meglio nella disabilità del personaggio shakespeariano. Considero il film una parodia dei vampiri in salsa fantascientifica. Mentirei se dicessi che Knights è il miglior film del mondo. Non sono stato pagato molto, ma è stato divertente da fare quindi per me va bene.»

L’aspetto più emozionante di Knights è stata l’opportunità per Henriksen di passare dalla seminfermità mentale alla totale pazzia. «Non rivelo niente dicendo che muoio nel film, ma che emozione dovrebbe provare in questo caso un androide? Non ho mai provato il dolore della nascita ma proverò il dolore della morte. È grandioso. Job era un tipo differente di androide rispetto a Bishop. Non considero limitativo interpretarli.» Malgrado questo, Henriksen ha rifiutato l’offerta di sostituire Peter Weller nell’uniforme di metallo per Robocop 3, lasciando spazio a Robert Burke.

Il vampiro “futuristico” di Knights (1993)

Il film successivo di Henriksen è probabilmente uno dei più anticipati. Senza tregua (Hard Target, agosto 1993) lo vede contro Jean-Claude Van Damme nel debutto americano del regista John Woo, esponente del nuovo cinema di Hong Kong e l’uomo dietro il successo di drammi violenti come The Killer (1989) e Hard Boiled (1992). Henriksen ricopre il ruolo del soldato di ventura Fouchon, un ex appartenente alla Legione Straniera nonché organizzatore di una caccia all’uomo in New Orleans solo per ricchi. L’aggiornamento de La pericolosa partita (The Most Dangerous Game, 1932) fornisce ad Henriksen un bel personaggio da interpretare, come spiega. «Ho creato la caccia all’uomo per alzare i limiti di velocità della mia vita e sentirmi normale. Se sei stato in battaglia, l’unica cosa che ti fa sentire normale è trovarti in altre battaglie: solo i più intensi conflitti sono in grado di intrigarti. Fouchon è un sud-africano che ama la caccia, che sia ad un animale o a Van Damme. È sofisticato, un personaggio dall’umorismo nero e ci ho messo dentro anche un po’ di Napoleone. È un uomo del destino perché avrebbe dovuto morire cento volte e invece è ancora lì: è ben visto dal Fato ed è per questo che ho amato interpretarlo.»

Lavorando con Woo è stata una splendida esperienza, stando ad Henriksen. «È uno dei più raffinati registi di sempre: gentile, comunicativo e supportivo [lo so, è una brutta parola ma non ne ho trovata una migliore! Nota etrusca]. Ha saputo cogliere tutto ciò che nella storia era importante per me e l’ha usato alla perfezione. Non so più quante volte ho rivisto il mio lavoro e ho gridato: “Gesù, hanno tagliato via tutto ciò per cui ho accettato di fare il film”. Non John: tutte le mie scene madre sono intatte.» Qual è l’opinione di Henriksen sulla violenza nei film di Woo? «È un balletto al rallentatore, è arte visiva, una violenza coreografata come una danza: è il linguaggio filmico di Woo, la sua narrativa. Viviamo tempi violenti e uno dei modi per gestirli è esprimerne l’assurdità, è ritrarre la violenza in modo estremo. Woo lo fa per mostrare l’umanità e ci riesce molto bene.»

Hard Target (che in linguaggio militare indica un bersaglio umano) è stato scritto da Chuck Pfaffer, già co-sceneggiatore del Darkman di Sam Raimi. Raimi è co-produttore del controverso assalto di Woo ad Hollywood che in questi giorni è sotto la lente della MPAA [la censura americana. Nota etrusca] per la quarta volta. L’Europa ne vedrà una versione più estesa [harder] rispetto all’America. Henriksen aggiunge: «Sam ha provato che riesce a vedere al di là di cosa chiede il mercato. Prego gli americani di dare a John una possibilità di volare perché è davvero un autore unico. Sam ha visto il talento in lui e ha visto che Woo è un magnifico cineasta che potrebbe essere un nuovo grande nome. Sam è interamente responsabile del progetto di Woo e questo è un merito alla sua visione. Spero che i tagli imposti non rovinino troppo il montaggio finale del film.»

Fouchon in Senza tregua (Hard Target, 1993)

Dopo Senza tregua viene Il colore della notte, un thriller nella tradizione di Doppio taglio (Jagged Edge, 1985) con Bruce Willis. Va menzionato il fatto che torna alla regia Richard Rush (Una strana coppia di sbirri, Professione pericolo). Henriksen dice: «Interpreto un poliziotto della omicidi di Beverly Hills che non riesce a superare il trauma di aver visto moglie e figlia massacrati davanti ai propri occhi. Sono uno dei cinque pazienti in cura dal terapista Willis, e potrei essere l’assassino del suo migliore amico. O potrebbe esserlo uno degli altri quattro. È un thriller molto intenso, pieno di colpi di scena, dove niente è come sembra. Sarà molto divertente da vedere. Mi sono divertito parecchio a girarlo perché era un profondo studio del personaggio. Quando ho interpretato un poliziotto nel thriller Gli occhi del delitto (Jennifer 8, 1992) di Bruce Robinson ho incontrato persone provenienti da vari settori delle forze dell’ordine. Quella ricerca mi ha aiutato anche con questo ruolo.»

Il film più recente di Henriksen è l’horror Il miglior amico dell’uomo (Man’s Best Friend) di John Lafia, regista de La bambola assassina 2 (1990), in cui interpreta il dottor Jarrett, fondatore del laboratorio EMAX di bioingegneria. Dopo che la sua famiglia è stata brutalmente uccisa, Jarrett ha sviluppato Max, un cane da guardia geneticamente modificato con intelligenza umana e l’abilità camaleontica di adattarsi a ciò che lo circonda. Uno speciale farmaco neurologico tiene Max tranquillo, ma quando si “attiva” il cane diventa un predatore letale capace di generare il panico nella piccola città di San Remo. Ally Sheedy interpreta la giornalista della TV locale Lori Tanner, che cerca di fermare gli esperimenti di Jarrett dopo aver ricevuto una soffiata anonima sulle crudeltà sugli animali condotte all’EMAX.

«Una delle cose grandiose dell’horror è che ci sono sempre nuovi sottogeneri», dice Henriksen. «Il miglior amico dell’uomo è una storia morale [morality play] pieno di colpi di scena. Lori e Jarrett si confrontano in continuazione sulla tematica dei diritti degli animali contro la vivisezione. Il conflitto deriva dal fatto che lei dice che io sto abusando degli animali mentre in realtà il mio punto di vista è che sto portando avanti degli esperimenti che permettano di comprendere di più la natura umana, mica testare eyeliner o shampoo. Per Jarrett la posizione di lei è totalmente irrazionale.»

Proprio come in Senza tregua, Henriksen ha interpretato le proprie scene stunt ne Il migliore amico dell’uomo. «Il mio allenamento mi permette di combattere finché non sia collassata l’ultima cellula del mio corpo. Ho affrontato Van Damme utilizzando la mia volontà ferrea contro la sua forza d’acciaio. Ho resistito bene, sebbene lui non mi piaccia, finché siamo finiti a rigirare il finale per dargli un’energia maggiore. In quasi tutti i film che faccio arriva il momento in cui penso che le scene stunt possano essere migliori per il mio personaggio. Ne Il migliore amico dell’uomo il cane geneticamente modificato deve spingermi attraverso una lastra di vetro. Invece di spezzare la ripresa ed utilizzare uno stuntman, ho fatto l’intera scena in due riprese. Prepararmi per uno stunt del genere richiede che mi ricordi della volta in cui sono stato maggiormente spaventato: è un picco di adrenalina, è come stare sull’orlo di una montagna prima di fare un passo in avanti. All’inizio può servire un po’ perché tu faccia la tua mossa, ma poi devi farlo.»

Una settimana dopo aver completato Il miglior amico dell’uomo, Henriksen è “finito dentro” cominciando i quattro mesi di riprese di Fuga da Absolom [No Escape, ma nel servizio viene utilizzato il titolo di lavorazione Penal Colony. Nota etrusca] di Martin Campbell. Prodotto da Gale Ann Hurd, responsabile di entrambi i film di Terminator, The Abyss, Vivere nel terrore e Doppia personalità, è una rivisitazione in chiave fantascientifica di Papillon, con Ray Liotta e Kevin Dillon. Henriksen ne è entusiasta: «Il copione è eccellente e io interpreto un personaggio che è una specie di dottore/prete/sciamano per gli altri detenuti: è una buona scelta, a livello karmico, girare un film chiamato Colonia penale sulla costa australiana, sito della vera colonia penale. Gli effetti speciali sono di Bob McCarron, che ha fatto anche i film di Mad Max. Non ci sono protesi, McCarron è responsabile di accentuare la visione futuristica degli ambienti.»

Un mito senza tempo…

Sarà impossibile ignorare Henriksen per i prossimi dodici mesi, ma per lui va bene. «Voglio tenermi occupato. Quello che è grandioso è che ora riesco ad interpretare un 50% di personaggi “buoni”. Ogni film che faccio mi cambia, mi fa diventare una persona migliore e mi costringe a crescere e a pensare. Spero che modifichino anche la percezione del pubblico.»

Mentre i film horror e di fantascienza riscuotono un interesse particolare in Henriksen, lui pensa che «le imitazioni di Alien e Terminator prima o poi si estingueranno. Ci sarà però sempre spazio per nuove fobie. E saranno spazzati via per mancanza di originalità i film di poliziotti fatti con lo stampino, dove qualcuno con una sigaretta che gli penzola dalla bocca tira fuori un distintivo. È proprio l’originalità del cinema horror che gli garantirà di vivere per sempre. [Quanti sogni destinati ad infrangersi! Nota etrusca.]»

Aggiunge poi: «Sebbene la mia carriera ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, e il mio nome è più familiare che mai, farò sempre ritorno ai film di genere. Di solito sono il trampolino di lancio di nuovi registi che mettono tutta la loro energia nel primo film, nel caso che sia anche l’ultimo. Non si fanno soldi aiutando un giovane regista ad emergere. Ma, onestamente, questo non è mai stato un problema per me.»


L.

– Ultimi post simili:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Interviste e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

9 risposte a Lance Henriksen, re del genere (1993)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Mi sto già leccando i baffi per conosce i retroscena di PUMPKINHEAD. Film (il primo) che ho sempre sentito nominare ma non ho mai visto. Grande Lucius!

    Piace a 1 persona

  2. Cassidy ha detto:

    Hai fatto benissimo a tradurre questa gran intervista, grazie per averlo fatto, bisogna ribadire, ogni volta che è possibile farlo, la grandezza di Lance Henriksen! Che figo leggere il suo parere su tutti i suoi personaggi più famosi, o comunque su buona parte di essi 😉 Uno di questi giorni finisco di vedermi “Pumpkinhead” ho visto solo il primo tempo del primo film, in modo da essere almeno preparato per il tuo post di domani, mi chiedo come mai io non abbia mai visto “Knights”, cavolo sembra una roba che potrei gradire molto, devo dedicarmi a qualche titolo con il mitico Lance, grazie per avermi fatto scoprire questa mia mancanza 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Guarda, con “Knights” metti il dito nella piaga: ce l’ho avuto in VHS all’epoca della sua uscita nelle nostre videoteche e non l’ho conservato. E oggi è introvabile in italiano.
      Certo, è un filmaccio davvero pezzente, meritevole solo per Kathy Long che prende a calci gli androidi e per il piccolissimo ruolo di Lance cattivo succhia-sangue, ma è sempre un prodotto Pyun, quindi tamarro al punto giusto 😛

      "Mi piace"

  3. Anonimo ha detto:

    In primis, passare da Seagal a Henriksen nel giro di 24 ore…è tanta roba! 🙂
    In secondo luogo, un post dove vengono citati Pyun e “Il migliore amico dell’uomo” regala brividi di intenso piacere zintage (e visto che siamo nel giovedì della defunta rubrica ciò è amplificato)! 🙂

    Piace a 1 persona

  4. Il Moro ha detto:

    Quanto adoro quell’uomo!

    "Mi piace"

  5. Giuseppe ha detto:

    Grande intervista per un grande attore (la sua reazione alla mancata scomunica di Torquemada mi trova concorde 😉 ), in una fase della sua carriera particolarmente sfavillante e memorabile: a proposito di Pumpkinhead, pur avendo visto l’intera saga, ammetto che l’unico film fra tutti ad essermi rimasto impresso fin nei dettagli è il primo…

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.