Pumpkinhead 1 (1988) 30 anni da inedito in Italia

Trent’anni fa nasceva il più fiacco dei cicli horror degli anni Ottanta, una saga che ha rovinato la carriera di molti di quelli che vi hanno partecipato e che l’Italia non ha mai voluto importare… malgrado sia nata da mani italiane!

Nella biografia Not Bad for a Human (2011) si racconta che Lance Henriksen nei primi anni Novanta, al massimo fulgore della sua carriera, incontra per caso la romanziera Ann Rice. L’attore è un grande amante dei libri “vampireschi” dell’autrice e i due si mettono a parlare, così Rice gli racconta che Intervista col vampiro (1976), il suo primo romanzo, l’ha scritto per elaborare il dolore del lutto: la sua bambina di 5 anni era morta di leucemia nel 1971. Lance è sconvolto, per lui la perdita di un figlio è il dolore più grande che si possa immaginare, e fa la proposta indecente: perché non portare al cinema quel romanzo?

Ann Rice, entusiasta, è pronta a scriverne la sceneggiatura, e si immagina anche il cast principale: i due vampiri saranno interpretati da Lance e Rutger Hauer. Tutto a posto? Tutto a posto… ma quando il romanzo viene davvero portato su schermo dalla Warner Bros, sceneggiato dalla Rice, i due vampiri sono Brad Pitt e Tom Cruise. L’idea era giusta, ma Lance ne è stato tenuto fuori.
In fondo però lui aveva già interpretato una storia simile, con la perdita di un figlio e forze maligne in ballo, ma per questo dobbiamo fare un passo indietro.

Aprile 1987. Sistemata sullo scaffale in casa la statuetta del Premio Oscar, vinta meritatamente per gli strabilianti effetti speciali di Aliens, Stan Winston raggiunge i suoi “figli”: cioè il gruppo affiatato di tecnici che si è formato ai tempi di Terminator (1984) e che ormai si è più che affiatato.
Entrato nel suo studio, quindi, Stan si siede davanti ai suoi fedeli Tom Woodruff jr., Alec Gillis (i due maghi della saga aliena!), John Rosengrant, Richard Landon e Shane Mahan. Li guarda come solo un padre può fare e dice loro: gli effetti speciali di Pumpkinhead ve li fate da soli, perché io stavolta faccio il regista. E se ne va.
Stan è l’uomo del momento ed è pronto al suo lancio da regista: il lancio c’è… ma dall’altra parte non c’è niente su cui atterrare.

I cinque maghi degli effetti speciali sono interdetti ma non si lasciano prendere dal panico, come racconteranno a Marc Shapiro per “Fangoria” n. 70 (gennaio 1988). Rosengrant racconta che si mettono tutti a lavoro e buttano giù qualcosa come cinquanta schizzi della creatura, e non hanno ancora idea di cosa parlerà il film!

«Nei nostri primi schizzi abbiamo preso sul serio il titolo del film e abbiamo tirato fuori tuttie queste creature alla Jack-o’-Lantern, poi Stan avrebbe suggerito quella che preferiva e saremmo tornati al tavolo da disegno.»

Alla fine la creatura viene costruita con una meccanica gestita da Richard Landon adattata su un costume di lattice fatto indossare per tutte le riprese a Woodruff – il nostro xenomorfo preferito! – il quale nell’intervista citata testimonia quanto fosse scomoda la sua posizione. Lo stesso è rimasto in quel costume per i 36 giorni di riprese nei dintorni di Los Angeles, quell’aprile.
A giugno del 1987 Stan Winston prende tutto il girato e si va a chiudere in sala di montaggio, rimanendoci notte e giorno perché il suo lancio da regista sia pronto per l’uscita di ottobre, che però slitterà parecchie volte. Il copione originale firmato da Mark Carducci e Gary Gerani l’ha letto nel novembre 1986 e ha subito deciso di farne un film, ma alla fine solo nel giugno 1988 la pellicola comincerà a girare per il mondo.

Il film purtroppo ha un gravissimo problema: è prodotto da Dino De Laurentiis o quel che poco che rimane del suo impero. Il che vuol dire che non c’è una lira – il budget è uno scherzo che si aggira sui 3,5 milioni di dollari – e che la simpatia regna sovrana, quella innata eleganza e cortesia che spinse Dino a cacciare la ragazza bionda che nel 1976 fece un provino per King Kong perché non era bella abbastanza. Una ragazza di nome Meryl Streep, che ha raccontato l’episodio in tempi recenti mostrando che se l’è segnata al dito.
Per capire la simpatia con cui Dino si pone nel mondo dell’horror dell’epoca, basti dire che compie il più ingenuo e pericoloso degli errori: fa il duro con “Fangoria”…

Nata in quel 1980 in cui lo splatter domina le sale e specializzata nel dar voce ai tecnici, per spiegare i trucchi più sanguinolenti ma anche per mostrare i loro “mostri”, nel 1987 “Fangoria” è imprescindibile: ha un seguito enorme ed è molto rischioso trattarla male.
La particolarità della rivista è che in ogni numero mette il mostro in copertina, nel vero senso della parola: ogni film che lancia ha in copertina la foto del relativo mostro (umano o creatura che sia) ed è un lancio molto potente per i tantissimi lettori. Le case cinematografiche forniscono ben volentieri foto di scena per il lancio, ma Dino no: lui fa il “misterioso”.
Così la DEG (De Laurentiis Entertainment Group) riceve una richiesta di materiale fotografico da parte di Anthony Timpone, che non è un impiegato qualunque: è il direttore di “Fangoria”, il quale si vede rispondere che la casa non rilascerà alcun tipo di materiale fotografico prima dell’uscita del film:

«Questo non è uno slasher movie, è più un film alla Alien

Già chi ha scritto una risposta del genere meriterebbe di pessere picchiato con un giornale arrotolato, ma Timpone è un signore e nel dicembre 1987 racconta tutto nel suo editoriale del numero 69, dove oltre a far capire che razza di gente lavori alla DEG riassume il succo della situazione: abbiamo le foto di un mostro che però non possiamo pubblicare, perché altrimenti voi potreste capire che è un film che parla di un mostro. E così Dino è cornuto e mazziato.
“Fangoria” mantiene il suo impegno coi lettori e manda addirittura Marc Shapiro sul set, ma è chiaro che il film parte male, molto male. Grazie, Dino, per l’ulteriore figura di merda che ci hai fatto fare…

Quando un film inizia male, di solito finisce peggio

Il nome Pumpkinhead deriva dal secondo dei tanti libri dedicati da L. Frank Baum al suo universo di Oz, Oz paese incantato (The Marvelous Land of Oz, 1904), giunto in Italia nel 1944 per SAIE e ristampato da Boopen nel 2007 come Il meraviglioso paese di Oz. Il romanzo racconta del giovane Tip che, per sfuggire dalla schiavitù della strega Mombi, costruisce con dei bastoni di legno una figura umana e gli mette come testa Jack-o’-Lantern, cioè una testa di zucca con incisa una faccia umana stilizzata. Da qui il nome Testadizucca (Pumpkinhead).

Gli sceneggiatori Gary Gerani e Mark Patrick Carducci – credo si possa ipotizzare una discendenza italiana – al giornalista di “Fangoria” John A. Gallagher rivelano di avere bene in mente Un tranquillo weekend di paura (1972) – non si sa perché – al momento di trasformare una “normale” storia di demoni in pura magia di montagna, quasi come se le colline della Pennsylvania fossero un universo a sé stante dove non vigesse alcuna legge newtoniana: esiste solo la magia. E la vendetta.

«Il folklore e gli aspetti mitologici di Pumpkinhead ci affascinavano, così come la possibilità di creare alcune scene d’atmosfera, specialmente il prologo. Questa forza maligna che attraversa le colline senza che nessuno possa interferire. Devono stare tutti serrati in casa: è un modo molto evocativo di iniziare il film.»

Gerani continua raccontandoci che i produttori Billy Blake, Howard Smith e Richard Weinman possedevano il titolo Pumpkinhead e un poema inquietante di Ed Justin: hanno dato tutto agli sceneggiatori e hanno chiesto loro di tirarci fuori qualcosa. Non è che si siano sforzati troppo…
Carducci invece ci rivela che al progetto erano interessati tanto la New World quanto la Cannon, ma alla fine ha vinto Dino… be’, “vinto” non è la parola esatta: gli unici ad aver vinto sono Corman e Golan, che hanno evitato un bel proiettile.

Da neonato sembra un buon film, poi però cresce…

Lo dimostra il fatto che in quel 1987 i due sceneggiatori si vantano di avere produttori alla porta che smaniano per offrir loro pacchi di soldi in cambio di sceneggiature, la New World vuole assolutamente che i due adattino per il cinema il romanzo In fondo al tunnel (1986) di Skipp e Spector e che scrivano una sceneggiatura originale dal titolo Comic and the Con. Poi Pumpkinhead esce al cinema… e la New World scompare: nessuno dei progetti citati vedrà mai la luce.
Destino diverso per un copyright che i due sceneggiatori hanno acquistato: «i diritti cinematografici di una classica serie di carte allegate alle gomme da masticare, Mars Attacks». Ci vorranno quasi dieci anni perché il progetto arrivi al cinema, grazie a Tim Burton, e nessuno dei due sceneggiatori risulta coinvolto. Il demone dalla testa di zucca li ha spazzati via…

AHAHHA mangerò le vostre carriere! AHAHAH

Nella citata biografia Henriksen racconta di aver adorato subito la sceneggiatura.

«Mentre [il protagonista] torna verso casa ha delle terribili visioni del figlio morto che gli siede accanto, in auto. Il ragazzo si volta e dice: “Papà, che cosa hai fatto?” Quando l’ho letto ho avuto i brividi: quella frase mi ha venduto l’intero film.»

Henriksen adora il rapporto padre-figlio mostrato nella pellicola, e specifica chiaramente: «Non amo Pumpkinhead per il mostro, lo amo per mio figlio». Peccato però che non sia un film sul rapporto padre-figlio bensì esclusivamente un film su un mostro, cioè un film basato unicamente sul mostrare l’alto livello raggiunto dagli effetti speciali “fisici” dell’epoca.
All’attore questo non interessa, mentre si immedesima fin troppo nel ruolo di padre che non ha saputo tenere insieme la famiglia. I problemi con sua moglie Mary Jane Evans peggiorano e il successivo 1988 arriverà il divorzio – ed un aumento sensibile nel numero di ruoli al cinema e in TV, quasi unicamente per pagare gli alimenti – quindi in quella primavera del 1987 vediamo un giovane Lance che sta portando su schermo la propria vita, come padre che cerca di non perdere totalmente la propria famiglia.

Un Lance che ci ha messo cuore e anima

IMDb ci dice che il film viene presentato a Parigi (?) nel giugno 1988, poi esce in Germania il 1° settembre e finalmente negli USA – ma solo in edizione limitata – il 14 ottobre 1988. Pare che un’uscita “normale” nella sua patria l’abbia solamente il 13 gennaio 1989. Non che nel resto del mondo vada meglio.

Dal 30 maggio al 5 giugno del 1993 al Palatrussardi di Milano si svolge la quarta edizione del “Dylan Dog Horror Fest“, evento che in brevissimo tempo ha raggiunto clamore internazionale, prima di svanire nel nulla. Nella rivista “Computer+Videogiochi” (luglio-agosto 1993) Claudio Fuiano ci illustra il programma dell’evento, e già al primo giorno leggiamo:

«Il mostruoso demone risvegliato da Lance Henriksen in Pumkinhead è piaciuto molto al pubblico. Il longilineo umanoide infernale ha terrorizzato le platee americane nel 1988 e dopo cinque anni il Fest ci presenta questa chicca in anteprima. Winston, il regista, e Henriksen, l’interprete principale, hanno contribuito alla riuscita della pellicola che avrà forse un seguito per la regia di Tony Randel.»

Malgrado l’interesse del celebre festival, e malgrado la produzione del Dino nazionale, il film muore lì: in trent’anni non è mai riuscito ad arrivare nel nostro Paese, in alcuna forma. Che faccia anche questo parte della maledizione di Testadizucca?

Michele Tetro può dire: io c’ero!

Una parentesi merita la foto qui in alto, che finalmente dopo tanti anni riesco ad utilizzare. Me l’ha mandata Michele Tetro, mio amico digitale che ai bei tempi di facebook mi ha aperto un mondo di film e contagiato in millemodi possibili.
Romanziere, saggista e profondamente appassionato di cinema, permettetemi di ricordarvi una sua recentissima pubblicazione: Robert E. Howard e gli eroi dalla Valle oscura (Odoya 2018), con il mondo dell’heroic fantasy del celebre autore sviscerato da chi lo ama profondamente. Ma c’è anche Guida al cinema bellico (Odoya 2017), e se infine volete farvi davvero un regalo, un saggio breve che racchiuda due miti titanici, allora dovete assolutamente leggervi il suo Conan il barbaro. L’epica di John Milius (Falsopiano 2004).

Torniamo al vero protagonista!

Ed Harley (Lance Henriksen) vive con il figlioletto in una landa desolata fra le colline, e la pace viene interrotta quando arrivano dei rumorosi motociclisti di motocross, sport molto in voga all’epoca.
Malgrado le raccomandazioni paterne, il bambino incuriosito si avvicina troppo ai motociclisti poco accorti e viene preso di striscio da una moto. Così di striscio da morire sul colpo, in una scena fatta onestamente malino.

Un elemento così anni Ottanta che più Ottanta non si può

Ed arriva, raccoglie il cadaverino e non dice una parola, dedicando ai rei confessi solo un’occhiataccia. Ma brutta brutta, eh?
Porta il figlio all’ospedale? Chiama l’ambulanza? Chiama la polizia? No, col cadaverino in braccio corre subito dalla strega locale per evocare demoni maligni. Manco prova a fare come in Pet Sematary (1983) di Stephen King e seppellire il figlio nel “bosco magico” no, lui pensa solo ad evocare uno spirito che lo vendichi aggredendo i giovinastri motociclisti.

Occhio che se mi ammazzate un altro figlio mi incazzo, eh?

Questi ultimi fanno e dicono cose stupide, lasciati vistosamente senza sceneggiatura, e muoiono uno alla volta man mano che il demone Testadizucca li fa fuori. Poi però a Ed dispiace, in fondo che hanno fatto mai ’sti ragazzi? Gli hanno solo ammazzato l’amato figlio, che vuoi che sia?
Ed ci ripensa e cerca di fermare il demone, scoprendo di avere con lui un legame terribile: tutto ciò che fanno a Pumpkinhead… lo soffre Ed! È come il giovane che una sera si presentò a casa della ragazza con cui aveva il primo appuntamento, scoprendo che era figlia dell’attore Sean Penn, il quale disse al ragazzo: «Quello che farai a mia figlia… io poi lo farò a te!»
L’unica è sacrificarsi per fermare il demone zuccone.

Who you gonna call? Pumpkinbusters!

La fotografia di Bojan Bazelli è spettacolare ed ogni scena sembra un quadro, che merita da solo di essere gustato. Lance è bravissimo e la regia è ottima per essere un’opera prima. Quindi è un bel film? No, fa schifo…
Il primo e principale difetto di Pumpkinhead è l’avere una sceneggiatura imbarazzante e stupida, piena di assurdità non spiegate e quando sono spiegate è pure peggio. Tutto è buttato via a casaccio e i personaggi sembrano non avere alcun copione: vanno di qua, vanno di là, dicono cose, ma tutto in modo confusionario, come se non sapessero neanche in che film stanno recitando.

Tutto il film punta sul mostro, com’è normale negli anni Ottanta, ma il problema è che Testadizucca è un pupazzone ridicolo: è palesemente una fotocopia fatta male dello xenomorfo di Aliens (così come è innegabile che il Newborn di Alien Resurrection è “figlio” di Pumpkinhead) ma Winston commette l’errore da principiante che gli vale la carriera: riprende continuamente in primo piano la creatura, perché lui non è un regista né un cineasta, lui si occupa di mostri. E fa vedere i mostri.
Ad un solo anno di distanza da Aliens vediamo chiaramente il genio di Cameron dalla sua assenza: Winston non sarebbe mai stato nulla, se non avesse avuto un regista come Cameron a dare il giusto risalto ai fantastici mostri che ha creato. Perché lasciato da solo Stan è autoelogiativo e fa filmini ridicoli.

Non c’è da salvare una sola scena del film, troppo datato e immobile in un periodo di filastrocche horror e di mostri gobbi che si aggirano nel bosco: non prova nemmeno a raccontare una storia, Pumpkinhead è solo una raccolta di temi tipici dell’epoca messi insieme a casaccio e molto male.
Comunque dev’essere piaciuto, se subito si è parlato di un secondo episodio, come vedremo la settimana prossima.

Una curiosità. Dopo il film di Stan Winston, Neil Gaiman fa apparire nei suoi fumetti di “The Sandman” un personaggio chiamato Merv Pumpkinhead, graficamente ispirato però alla descrizione data dall’Oz di Baum.

L.


Bibliografia

  • Claudio Fuiano, Dylan Dog Horror Fest & Fantafestival: due modi per festeggiare il cinema dell’irrealtà, da “Computer+Videogiochi” n. 28 (luglio-agosto 1993)
  • John A. Gallagher, Who’s Afraid of Pumpkinhead?, da “Fangoria” n. 68 (novembre 1987)
  • Lance Henriksen e Joseph Maddrey, Not Bad for a Human. The Life and Films of Lance Henriksen (Alexander Henriksen Press in conjunction with Bloody Pulp Books 2011)
  • Marc Shapiro, Stan Winston: Director!, da “Fangoria” n. 69 (dicembre 1987)
  • Marc Shapiro, The Winston Gang, da “Fangoria” n. 70 (gennaio 1988)
  • Anthony Timpone, To Show or Not to Show?, da “Fangoria” n. 69 (dicembre 1987)

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22 risposte a Pumpkinhead 1 (1988) 30 anni da inedito in Italia

  1. Zio Portillo ha detto:

    Mammamia che pezzone! Film che come dicevo ieri ho sempre sentito ma non ho mai visto e adesso ho pure capito il perché. Peccato… Lance come protagonista, Winston e il suo team agli effetti. Con una sceneggiatura ridicola ma con un regista capace a tenere le redini sarebbe potuta uscire un’altra saga iconica.

    De Laurentiis come produttore è da brividi. Capace di intuizioni geniali ma pure così egocentrico da essere capace di affossare qualsiasi cosa. Mi ricordo quando scrissi il pezzo su “Dune” di cosa fu capace… David Lynch credo abbia ancora gli incubi!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il fatto curioso è che Dino viene visto come gloria nazionale, quando dell’Italia a lui in primis non fregava una mazza, tanto che i suoi film minori arrivavano male o affatto da noi. Era un grande imbonitore, vendeva fumo e tutti compravano, ma in realtà diradata la nebbia rimane solo il vuoto. Quando ha avuto la fortuna di ingaggiare – probabilmente per caso – bravi autori sono usciti fuori buoni film, ma nella maggior parte dei casi è robaccia inguardabile che è giustamente dimenticata, e citata solo per titolo, visto che nessuno ha il coraggio di rivederla 😛

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ok, dopo aver letto solo le prime 5 righe ho già elaborato il fioretto: devo vederlo! (Almeno il primo)
    Non sarà facile…ma ce la farò! Giurin Giurello 😂😂😂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se però continui vedrai che NON devi vederlo, o almeno non vale assolutamente la pena. Sono rimasto delusissimo dalla totale nullità che permea questo film, ed è chiaro come Winston lasciato senza Cameron non sia proprio in grado di fare il regista di film di mostri. Pumpkinhead ha una fotografia meravigliosa e intuizioni visive spettacolari, ma è palesemente un filmino amatoriale di chi non ha capito bene la lezione dei maestri, e sì che Winston era allievo di uno dei più grandi (all’epoca).

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  3. Cassidy ha detto:

    Ti ho letto fino al gustoso cameo di Michele Tetro 😉 Sono fermo al primo tempo di questo film, finora mi sono goduto una prova davvero intensa del nostro Lance, mi aspetta la seconda parte, quella con il mostro che Dinone non voleva mostrare (scusa il gioco di parole), per altro senza smentirsi davvero mai, mettersi contro Fangoria? “Madornale errore” (Cit.). Appena ho un’oretta mi finisco il film e passo a leggere anche il resto, questa nuova rubrica parte già alla grande! 😉 Cheers

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Il mostro è carino, ma non per un horror. Forse per uno urban fantasy…
    Comunque, ho apprezzato molto il demone mangia-carriere XD

    Riguardo a Intervista col vampiro, non so: sarà che nel film poi uscito erano tutti delle fighette poser, ma il signor Eriksen e Hauer non ce li vedo, come Lestat e l’altro…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti Henriksen parlava con in mente il cinema di genere dei primi Novanta, dove i vampiri erano brutti e cattivi, in fondo lui stesso era stato un terribile vampiro ne “Il buio si avvicina” (1987) ed era tutto tranne che fighetta. Invece nella metà dei ’90 scoppiò la moda delle fighette, con l’algido Pitt, il giovane Di Caprio, i capelli di Banderas e quella faccia da ragazzone di Cruise. Imbattibili, strappamutande e dominatori dei botteghini: il povero Lance e il suo volto scavato nel legno stagionato non aveva speranze…

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  5. Giuseppe ha detto:

    Retroscena e aneddoti interessanti oltre che dolorosamente umani… ogni volta, poi, è bello (sono ironico) scoprire quanto Dino De Laurentiis capisse sempre le cose al volo (forse, da perfetto provinciale, era l’unico a non essere al corrente della reputazione di Fangoria) e sapesse sempre fare le giuste scelte (sono ANCORA ironico) per portare un film al successo 😦
    Riguardo a Pumpkinhead, posso certamente dire di averlo amato nonostante le sue imperfezioni… tra queste però non ci metterei la creatura di Winston che, anzi, mi è sembrata capace di fare assai bene il suo porco lavoro (oltre che “recitare” meglio di molti dei protagonisti, Lance e strega esclusi) rimanendo in bella vista. Creatura che rimarrà il motivo principale, assieme ai tardivi spettrali ritorni di Henriksen/Harley, per sorbirsi la visione dei non così indimenticabili capitoli successivi…
    P.S. Un Michele Tetro d’annata, sempre gradito 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Proprio l’ostentazione ripetuta e soddisfatta del mostrone gommoso in tutta la sua interezza – piedi compresi – me l’ha reso moscissimo. Eppure Stan veniva da anni di lavoro Cameron doveva avrebbe dovuto imparare che il “vedo/non-vedo” fa molta più paura: se avesse mostrato per intero gli alieni gommosi su Acheron non avremmo avuto un filmone ma un filmino. Così Pumpkinhead è un mostro simpatico a guardarsi in foto ma nella pellicola mi fa molta più paura un Lance teso, nevrotico, con la pelle attaccata direttamente alle ossa e gli occhi folli. Una splendida fotografia che però è sprecata per una trametta che mi sembra troppo buttata via…

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      • Giuseppe ha detto:

        C’è da dire che, comunque, difficilmente dei tecnici degli effetti speciali -siano questi prostetici o meno- prestati alla regia hanno mai raggiunto un controllo della situazione tale da produrre opere non dico memorabili, ma almeno di buon livello: penso al recente Harbinger Down di Alec Gillis (sempre con Lance Henriksen), dove lo sforzo profuso nel realizzare senza CGI quel “figlio di una Cosa minore” che è il terribile tardigrado mutato ha finito per porre in secondo piano TUTTO il resto (storia, personaggi, ecc.)… sempre parlando di Stan, in questo caso non si può dire che l’allievo Alec abbia superato il maestro, anzi.

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  6. Cerchidifumo ha detto:

    no vabbè…ma io lo voglio vedere!

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