[Comics] Terminator [1995-11] T2: Cybernetic Dawn

Cover di Cover di Rob Prior

L’interesse per Terminator sembra passare di moda, finiti gli affollati anni a cavallo del 1990. La Dark Horse Comics ha sfruttato ogni singolo mese riversando in fumetteria storie su storie, non sempre ispirate.
L’eco del secondo film si affievolisce ma non scompare, tanto che nel novembre del 1995 la Malibu Comics ottiene in concessione il logo T2 dalla Carolco e presenta quello che la Dark Horse non ha mai voluto fare: una storia di Terminator con protagonista Sarah Connor!

Dan Abnett (futuro cantore dell’universo alieno), Mark Paniccia e Gerry Kline scrivono il soggetto e poi Abnett si occupa della sceneggiatura, con i disegni di Rod Whigham: ecco dunque Terminator 2. Judgment Day: Cybernetic Dawn.

Sarah Connor

Sarah Connor secondo Rod Whigham

Si sono appena concluse le vicende del secondo film e Sarah Connor sta guidando nella notte, con al fianco il figlio John addormentato, verso quel Messico dove le saghe a fumetti della Dark Horse l’hanno sempre immaginata. Chiede aiuto ad un vecchio alleato, Enrique Salceda, solo per scoprire che è stato ucciso dal T1000: ora dovrà chiedere aiuto al di lui figlio, Franco.

Il clima è tetro: sebbene abbiano cambiato il futuro e fermato l’imminente Skynet, lo stesso né Sarah né il figlio si sentono vincitori. Inoltre John si sente incastrato nel classico paradosso del viaggio temporale: è stato concepito da Kyle Reese che è tornato indietro solo perché il mondo era sotto il potere di Skynet… se la macchina non nascerà mai, cosa porterà Reese a tornare nel passato? Perché John Connor non sta scomparendo, visto che ha appena impedito la nascita di Skynet?

Intanto il detective di Los Angeles Weatherby, ficcando il naso in un’indagine dell’FBI, scopre i pezzi di Terminator rimasti nella fonderia a fine film. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, perché un intrigante guizzo di sceneggiatura ci svela che il Governo degli Stati Uniti è dalla metà degli anni Settanta che trova pezzi di Terminator in giro per il mondo: finora ne ha “collezionati” 27! La Cina probabilmente ne ha altri tre e forse la Francia ne ha uno: nessun robot è però mai stato rinvenuto funzionante…

Dopo aver sottratto all’FBI Tarissa Dyson – la vedova dell’inventore di Skynet, che nel film è interpretata da S. Epatha Merkerson – Sarah e John fuggono inseguiti da Terminator e agenti del Governo che vogliono saperne di più sulla questione: lo showdown finale sarà alla NewtWork Envelopmetns, l’azienda californiana che custodisce i 27 Terminator trovati in America e il cui capo, la signorina Stern… è sicuramente servita da modello per la Catherine Weaver del telefilm Sarah Connor’s Chronicles (interpretata da Shirley Manson): è una donna in carriera dal carattere forte… e dal corpo di metallo liquido!

Sarah contro la T1000

Sarah Connor contro la T1000 modello “donna in carriera”

Malgrado i disegni di Rod Whigham inciampino più di una volta sul volto di Linda Hamilton (che proprio non sa ritrarre!), la storia è forse troppo corta per una saga in quattro parti e spesso si ha la sensazione che lo sceneggiatore stia semplicemente “allungando il brodo”.
Fa però piacere ritrovare Sarah Connor in una storia e stupisce che non ci abbia mai pensato la Dark Horse ad utilizzarla: possibile non avesse i diritti di sfruttamento del persoanggio?

L.

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15 risposte a [Comics] Terminator [1995-11] T2: Cybernetic Dawn

  1. Zio Portillo ha detto:

    E’ bello perché sul tema “paradossi temporali” ognuno può buttarla giù come vuole senza il rischio di inciampare in altre storie. Sempre se si crede a ciò che ha brillantemente spiegato in due mosse alla lavagna il Doc Emmett Brown.
    Se invece si crede in un unico, singolo, universo allora ne usciamo tutti col mal di testa come quando vidi “Primer”. Alla seconda visione ho dovuto farmi uno schemino…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sei stato molto più paziente di me: non ricordo neanche se sono arrivato alla fine della prima visione di Primer, e lo schemino semmai l’avrei fatto in faccia all’autore 😀

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    • Conte Gracula ha detto:

      Con un singolo tempo, una volta impedita la creazione di Skynet, manco si troverebbero i resti dei Termy, altroché!
      Ma tra film e serie non hanno ancora deciso da cosa nasca Skynet – pezzi di governatori della California! Programmi di scacchi! Google! Tamagotchi! Modellini del TARDIS! Facebook! Siti zozzi! – figuriamoci se hanno deciso la natura del tempo nelle loro storie…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Dici bene, non si fidano a fissare troppe regole se no poi come te le inventi nuove saghe? 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Si potrebbero inventarle attorno alle regole… troppo ardito? 😛
        Il motivo per cui la narrativa popolare non viene presa troppo sul serio è che a volte (sempre?) non c’è sufficiente impegno… o memoria per ricordare ciò che è stato inventato in passato.
        A inventare fatti collegati a caso non ci vuole molto impegno, far quadrare i dettagli, invece…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Proprio in questi giorni ho iniziato a leggere un romanzo inedito di Alien in cui l’autore, un affermato e prolifico romanziere di tutto rispetto, scrive un’introduzione in cui dice che nel primo film del 1979 c’è un aspetto della trama che gli sembra non sia stata sviluppata in seguito e quindi lo fa lui, ammettendo però di non sapere se in altre storie di Alien questo aspetto fosse stato già studiato. Quindi l’autore ammette di essere così pigro e svogliato da non aver avuto voglia neanche di chiedere al detentore del copyright se già erano state affrontati certi aspetti di sceneggiatura: si è limitato a rivedersi il film di Ridley Scott e a scrivere una storiella su quel genere.
        Figuriamoci se avesse dovuto studiare tutti i salti avanti e indietro nel tempo di Terminator! Usciva pazzo 😀
        Il franchise è quella strana “zona oscura” dove da una parte abbiamo il fan che sa “troppo” e l’autore che sa “troppo poco”: è difficile che i due vadano d’accordo…

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      • Conte Gracula ha detto:

        In una situazione del genere, dovrebbero esserci dei dossieroni per i vari autori, con tutti i cavolacci dell’ambientazione e dei suoi protagonisti…
        Io non credo che chi debba scrivere una storia su un mondo transmediale fatto di film, fumetti, videogiochi e Dio solo sa cos’altro si debba per forza spupazzare tutte le storie (che magari oggi sono canone, domani chissà): una progettazione assennata richiede schede dettagliate, cronologie di eventi fissate etc. tutto aggiornato all’ultima storia uscita – o il più possibile vicino a questo.orizzonte, almeno.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti! Di solito la casa madre ha una “bibbia” su ogni franchise, ma evidentemente non tiene traccia di ogni singola idea “aggiunta”, a dimostrare una volta di più che il Canone esiste solo per i fan 😛
        Pensa ad universi sterminati come Star Wars o Star Trek: sarebbe impossibile per qualsiasi autore conoscere tutte le trovate apocrife di altri autori, ma magari se vuole fare una storia con Kirk gay sono sicuro che nella “bibbia” sarà specificato che Kirk è etero 😀
        Mettiamo però che un fumetto del libertino ’68 mostri un Kirk gay, nel 2018 come fa a saperlo un romanziere? A occhio io chiederei al detentore del copyright, ma se lui non tiene traccia allora… vale tutto!

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      • Conte Gracula ha detto:

        Finché piace ai fan… io però passo 😛

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  2. Giuseppe ha detto:

    In effetti, mi sembra alquanto strano che non avessero i diritti di sfruttamento: che senso avrebbe avuto realizzare storie “obbligate” a non includere mai direttamente un personaggio centrale nella saga di Terminator come, appunto, Sarah Connor? Sta di fatto che nella produzione DHC lei è sempre rimasta un’illustre assente, e senza motivazioni plausibili…
    P.S. Il bello di Star Trek è che, con i suoi universi paralleli e paradossi temporali, può permettersi di aggiungere e sottrarre mantenendo comunque un’invidiabile coerenza interna senza mai scadere davvero nell’apocrifo totale: quand’anche qualcuno volesse rifarsi a una “bibbia”, mi dovrebbe prima specificare a quale universo si riferisce 😉 … e non è nemmeno una grande pretesa, la mia, visto che i concetti fondamentali sono già sviluppati a partire dalla serie classica (Universo dello Specchio, l’interfase spaziale della USS Defiant, l’universo anti-materia di Lazarus, il Guardiano dell’Eternità, ecc). E se l’hanno capita Kurtzman e Orci con il loro “Kelvinverse” cinematografico, allora pure i fan potrebbero fare un piccolo sforzo nel non gridare sempre alla lesa maestà: vogliono UN dannato Canone? Ma se Star Trek permette (e sono le regole interne al suo stesso universo narrativo a farlo, NON le fisime di un fan) di averne più di uno, dov’è il problema? Puoi avere contemporaneamente Kirk gay, etero, Jane T. Kirk faccia a faccia con Jim Kirk (un giorno ne leggerai 😉 )… Star Wars da questo punto di vista rosica parecchio, visto che ha un solo universo su cui mettere le mani (e quando aggiungi o togli qualcosa, qui, non intervengono dimensioni alternative a salvarti il culo. Non ancora, almeno) 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      nooooooooooo voglio Jane T. Kirk subito!!!!! 😀
      So di molti romanzi e fumetti d’annata di Star Wars che d’un tratto sono stati considerati apocrifi e non canonici, con un’operazione terribile che ricorda quando milioni di fedeli cristiani dal giorno alla notte sono stati considerati eretici da bruciare perché “ariani”: la religione era la stessa, il dio pure, era tutto identico ma per un paio di paroline diverse all’improvviso una parte di loro erano cani infedeli…
      Ecco perché disprezzo profondamente chi stabilisce cosa sia canonico e cosa no, perché è la stessa spinta che nella storia umana ha portato ad olocausti di varia natura solo perché un giorno si è alzato a dire che quello che si era sempre fatto non era più giusto.
      I fan purtroppo sembrano impermeabili alla creatività. Nessun critico d’arte si è mai lamentato se un pittore ritraeva un dio greco in modo diverso da come questo veniva descritto da un testo omerico: un artista crea seguendo propri parametri, uno stile che lo distingue e che usa per comunicare qualcosa al lettore. Allo stesso modo un romanziere, uno sceneggiatore, un fumettista o quant’altro usano il proprio stile per ricreare: può essere bello o brutto, funzionare bene o male, ma è ridicolo giudicarlo dal rispetto di regole: Caravaggio è famoso proprio perché disprezzava le regole dei soggetti che ritraeva, e non stiamo parlando di fandom ma di Santa Madre Chiesa, leggermente più pericolosa se si incacchia 😀
      P.S.
      Può darsi che la DHC per risparmiare abbia comprato i diritti solo del nome “Terminator” e dell’immagine dell’endoscheletro? Ah, e anche del nome Skynet. Nei suoi fumetti non appare altro legato ai film.
      Mentre per esempio Robocop si è portato dietro tutti i suoi personaggi accessori, il Terminator DHC è particolarmente spoglio, almeno in questa sua prima fase: tutto il pantheon di nomi arriverà quando la casa ricomprerà il marchio in anni più recenti.
      Può dari che nei primi Novanta abbia voluto risparmiare e non comprare i diritti di immagine di Sarah Connor o di Kyle Reese? Chissà quanto le hanno fatto pagare l’immagine dell’endoscheletro…

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  3. Cristian Maritano ha detto:

    Però mica male come storia ed anche i disegni hanno il loro fascino!

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