Trip with the Teacher (1975) Stupro selvaggio

La moda è una livella che snatura tutto ciò che ripete, e appena una qualsiasi cosa colpisce l’attenzione e diventa “di moda”, subito viene totalmente stravolta e ripetuta in modo che sembri ciò che non è.
Così quando Wes Craven (futuro autore di Nightmare) e Sean S. Cunningham (futuro autore di Venerdì 13) hanno sconvolto il mondo con L’ultima casa a sinistra (1972) e cambiato il cinema per sempre, mostrando un livello di violenza cieca e volgare impossibile da dimenticare, subito gli anni Settanta hanno lanciato la moda del “film violento”. Che ovviamente violento non è mai.

La moda che attraversa questo decennio è la stessa riscontrabile nei fumetti dei supereroi: la vuota minaccia di violenza. «Ora ti faccio male», «Ecco che arrivo e ti faccio male», «Mado’, tenetemi che ora gli faccio male», «Adesso vengo lì e ti farò un male che mai nessun essere umano ha concepito, nella storia dell’universo dalla prima scintilla del Big Bang all’ultima supernova esplosa». Infinite e stupide chiacchiere che riempiono la storia e non mostrano mai una stra-mazza di niente.
Prima di essere la caratteristica di ogni fumetto di supereroi, è stato il leitmotiv del “cinema violento” anni Settanta. In attesa di John Carpenter, che avrà parecchio da insegnare ai giovani in fatto di violenza “seria”.

Non va poi dimenticato che dalla seconda metà degli anni Sessanta era nato il genere dei “motociclisti violenti”, a cui il genere “violenta finta” si appiccica alla perfezione.

Oggi il nome UFO (Unified Film Organization) ci fa vibrare dal ridere, essendo una orgogliosa casa bulgara di filmacci di serie Z, ma negli anni Settanta c’era un’altra UFO: la United Filmmakers Organization. Per questa casa Earl Barton scrive e dirige Trip with the Teacher.
Il film arriva davanti alla commissione di censura italiana il 19 novembre 1976, che non impone tagli ma solo il divieto ai minori di 18 anni.

«Tale parere è motivato dalle numerosissime sequenze di efferata violenza contenute nel film, nonchè dalle scene di violenza carnale anche se trattate senza compiacimento, tali comunque da far ritenere l’intero film controindicato per le esigenze di tutela dei predetti minori.»

Addirittura “efferata violenza”? Ma dove l’hanno vista? Non si parla di tagli quindi quella giunta in Italia dovrebbe essere una versione completa: forse bisognerebbe metterci d’accordo. Minacciare violenza è violenza già di per sé? Allora sì, sono chiacchiere proprio efferate…

La faccia divertita della spettatrice media

Arriva nelle sale sottotono dal 26 febbraio 1977 con il titolo leggermente ammiccante Stupro selvaggio.
Dal 3 novembre 1981 inizia la sua vita televisiva su piccoli canali locali, uscendo poi in VHS Playtime in data ignota.
Dal 1990 non si hanno più notizie del film in Italia.

Titolo italiano da copia in VHS

La signorina Tenny (Brenda Fogarty) accetta l’idea di alcune ragazze sue allieve di fare una bella gita sole solette nel deserto: ma sai le risate? Su uno sgangherato pullman guidato da un tizio che avrà vent’anni di galera alle spalle, sai che divertimento a girare in mezzo al nulla dove, se rimani bloccato per qualsiasi piccolo problema, nessuno ti potrà aiutare?
Questa sì che è un’ideona vacanze: su, partiamo.

Su ragazze, tutte in vacanza da sole nel deserto!

Durante il viaggio le ragazze civettano con dei motociclisti, che negli anni Settanta è noto sono tutti bravi ragazzi: casa, chiesa, scuola e moto, questa è la loro vita.
Le ragazze magari pensano a Il selvaggio (1953) con Marlon Brando, ma dalla fine degli anni Sessanta i motociclisti sono il Male incarnato per lo spettatore medio, quindi dopo decine e decine di film e filmetti con i motociclisti assassini e stupratori – tipo Satan’s Sadists (1969) – mi sembra davvero curioso che la sceneggiatura preveda che le protagoniste lascino avvicinare e anzi civettino con dei motociclisti palesemente fuori di testa.

I tipici bravi ragazzi degli anni Settanta

In realtà uno dei motociclisti è davvero un bravo ragazzo, invece gli altri due fratelli sono criminali persi. Il più cattivo di tutti è Al, interpretato da un nome che viene strillato su ogni locandina e citato in ogni filmografia: Zalman King. Ma chi è?

La domanda non è solo “ma chi è?”, è anche “ma che occhiali porta?”

Va bene, negli anni Ottanta è il re del cinema finto-erotico, avendo scritto e prodotto 9 settimane e 1/2 (1986), la trilogia dell’orripilante Orchidea selvaggia e via di filmacci pseudo-erotici fino ad oggi. Ma nel 1975 chi era per meritarsi il nome in prima vista? L’unica sua notorietà all’epoca era l’aver ricoperto un ruolo fisso nella serie TV “Avvocati alla prova del fuoco” fino al 1971: magari era un successone dell’epoca.

Si vede proprio che un bravo ragazzo…

Com’è facile immaginare, in mezzo al deserto i due fratelli cattivi cominciano a spadroneggiare, fanno fuori l’autista del pullman e così hanno tutte le donne per sé. Visto che sono tutte testimoni del delitto, nessuna di loro dovrà sopravvivere per parlare con la polizia, ma prima di farle fuori i due criminali vogliono spassarsela.

Posso ribadire? Davvero un’idea vacanze coi fiocchi!

Detta così sembra una terribile trama da tipico film violento anni Settanta, e infatti è un tipico film violento anni Settanta… cioè totalmente privo di violenza. I criminali “dicono” tutte queste cose, ma non fanno assolutamente nulla; “dicono” di voler uccidere ma a parte l’autista che muore di raffreddore e il bravo ragazzo che muore perché casca con la moto nessuno soffre alcunché. È un film dove quell’ebete di Zalman King sghignazza per l’intera durata e dove si parla e basta.

Ecco l’apice della “violenza efferata”

L’unica morte vera avviene alla fine dell’unica scena violenta, in cui il cattivo deve uccidere una ragazza ma stando attento a toccarla il meno possibile: oh, mica vorrai fare una scena violenta, eh? Sei un motociclista degli anni Settanta, è come se fossi Don Matteo in bici!
Così il cattivissimo spinge la testa della povera ragazza nella sabbia del deserto e lei muore soffocata. Dopo quello mostrato da Craven solo tre anni prima, siamo davvero in zona Don Matteo…

L’unica scena un po’ violenta del film

Spesso uno stile lo si identifica proprio da come viene gestito dai vari imitatori. Magari ancora oggi non è chiaro l’impatto che ha avuto L’ultima casa a sinistra nella cultura cinematografica, ma basta guardare film come Stupro selvaggio o anche Autostop rosso sangue (1977), italiano ma totalmente scomparso dall’Italia, con anche protagonista lo stesso attore del film di Craven: sono film “chiacchieroni”, dove la violenza è sempre e solo minacciata e si cerca di lavorare sull’atmosfera. Niente di male in questo, ma è l’esatto opposto di come Craven ha spaventato il mondo: niente atmosfera, solo violenza pura e cieca. Spaventosa perché gratuita e quotidiana: è una storia che può capitare a chiunque, e per questo fa dannatamente paura.

Ah, dimenticavo: si vede pure una mutanda…

Così paura che immediatamente quello stile è stato “mascherato” e stravolto da prodotti come questo e tanti altri. Solamente con Non violentate Jennifer (1978) si torna ad una violenza craveniana, ma ormai John Carpenter sta dirottando tutto altrove e la violenza sta assumendo altre forme.

L’anno prossimo me ne vado in vacanza a Falluja

Lasciamo dunque nel deserto quelle ragazze che hanno avuto un’idea ben curiosa di vacanza estiva…

L.

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15 risposte a Trip with the Teacher (1975) Stupro selvaggio

  1. Cassidy ha detto:

    Dal titolo del post, ero pronto a friggere sulla sedia dalla sofferenza, le scene di stupro mi annodano le budella, ma questo film è “Praticamente innocuo” per dirla alla Douglas Adams, un maestro del cinema come Craven indica la via, ma ovviamente nessuno la segue, perché vuol dire doversi guardare dentro. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti l’intento furbetto di questo film – e del titolo italiano – è evocare scene di terribile violenza senza poi metterle davvero in atto. E la totale “innocuità” del film è testimoniata dalla censura italiana, sempre prodiga con le forbici, non ha imposto alcun taglio, proprio nello stesso periodo in cui ben altri film subivano trattamenti pesanti.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Peccato, titolo e tipologia mi avevano già indotto il pensiero “procuriamocelo”, ma è un pensiero che si è progressivamente sgonfiato 😦 🙂

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Mah… Da quanto leggo sembra una bella paracul@ta. Chissà cosa è passato per la testa ai nostri distributori. Forse intitolarlo semplicemente “In viaggio con l’insegnante” lo si poteva scambiare per una commediola sexy nostrana con Banfi, d’Angelo, Vitali e Bombolo.

    P.S.: ieri ho visto il primo film tv di BSG. Per ora mi piaciucchia ma non mi sta prendendo così tanto. Rimando il giudizio dopo il secondo film che dovrei vedere venerdì. (per ora sto tirando un sospiro di sollievo che non hai idea!)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Da una parte spero non ti piaccia, perché se no entrerai nella tunnel della droga BSG che non ti lascerà fiato: ho davvero sofferto fisicamente arrivato alla quarta stagione, che ho vissuto intimamente. Sappi però che ti perdi personaggi mitici: Kara “Starbuck/Scorpion” Thrace è da applauso in ogni episodio ^_^

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    • Conte Gracula ha detto:

      Stavo giusto pensando che il titolo originale del film poteva far compagnia alle soldatesse/infermiere/vigilesse etc. degli anni ’70, mentre il titolo italiano è in qualche modo volgare…
      Non il mio genere comunque… e se il livello di violenza mostrata o suggerita è così basso, mi sa che in certi manga e anime fanno ben di peggio 😦

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  4. Giuseppe ha detto:

    Cercare di imitare lo stile del giovane Craven senza averne lo stesso coraggio non era così facile, e questo film ne è una prova (il lavoro d’atmosfera non dev’essere mai passato manco per un secondo nella testa di Barton, che si limita a minacciare senza mantenere)…
    P.S. Zalman King lo ricordo altrettanto ebete ne “Il pianeta del terrore”…

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