Pumpkinhead 3 (2006) Ceneri alle ceneri

Trent’anni fa nasceva il più fiacco dei cicli horror degli anni Ottanta, una saga che ha rovinato la carriera di molti di quelli che vi hanno partecipato, e che dopo dieci anni si tenta di riportare (inutilmente) in vita.

Perché una serie di brutti film merita di essere continuata ed arricchita con altri brutti film? La domanda è mal posta, perché il vero interrogativo è: cos’altro, se non una serie di brutti film, merita di essere arricchito di ulteriori brutti film? Quando fanno un brutto seguito di un buon film dispiace a tutti, ma quando fanno un pessimo seguito di una serie già pessima, è “normale”…
E poi siamo onesti, a cosa servono i canali via cavo se non a trasmettere spazzatura? Lo Sci-Fi Channel dell’epoca (oggi Syfy) non ha molto da insegnare ai canalacci italiani che trasmettono Meteo Apocalypse e squali volanti: un terzo evitabile episodio di una saga nata morta non peggiorerà certo la situazione.

Mmmm qualcuno sta parlando di me…

Quale che sia il motivo, la Sony Pictures è più che contenta di distribuire in video un inutile filmucolo girato dalle solite casupole romene – tra cui la Castel Film Romania – che raccoglie dal giusto dimenticatoio un franchise pessimo ma ci regala due grandi caratteristi a confronto.
L’unico motivo infatti per vedere l’orribile Pumpkinhead: Ashes to Ashes è gustarsi insieme sullo schermo Lance Henriksen e Doug Bradley, il celebre Pinhead della saga Hellraiser.

Uscito in patria americana il 28 ottobre 2006, la Universal lo porta in DVD italiano dal 22 agosto 2007 con il titolo Ceneri alle ceneri. Pumpkinhead 3, destinato ad essere dimenticato con giustificata velocità.

Questo titolo ci autorizza a ridurre in cenere il DVD del film…

La regia è affidata al britannico Jake West, che bazzicava da tempo il cinema in varie mansioni ma mai di grande importanza: è lui stesso che rivela di aver provato un’emozione quando si è reso conto che stavolta non doveva scaricare la roba dal furgone ma era addirittura il regista. Tanto per capire il livello di esperienza del cast tecnico…
In occasione della visita sul set del giornalista M.J. Simpson della rivista “Fangoria” (ottobre 2006), scopriamo la storia della nascita del progetto.

«Quando i primi due Pumpkinhead hanno riscosso un eccellente riscontro da parte degli spettatori del canale via cavo, Sci-Fi Channel ha contattato Brad Krevoy della [MPCA] Motion Picture Corporation of America, detentrice dei diritti del franchise, e ha fatto sapere che voleva riprendere la saga. In quel periodo Karen O’hara di Sci-Fi incontrò West al Toronto Film Festival e lei rimase impressionata dal suo Evil Aliens: così gli offrì la possibilità di entrare nella lista stilata dal canale dei registi approvati per progetti interni.»

Da quel poco che ricordo, Evil Aliens (2005) mi è piaciuto parecchio e l’ho trovato molto sorprendente, per essere comunque una robbetta di serie Z. Saprà però West mantenere il suo stile frizzante anche con i mostri degli altri?
Intanto il suo film viene distribuito in patria britannica proprio mentre il regista è in Romania a girare il terzo Pumpkinhead, convinto di avere mandato di lavorare a ben due sequel: in realtà la sua sceneggiatura per il quarto titolo viene considerata «troppo distante dai miti della saga». Perché questa ha saga ha i miti… «Sentivo che la mitologia creata nel primo film era la via da seguire», dice West. Perché questa saga ha una mitologia…

Su, dài, parlami di “mitologia”…

Doug Bradley non è l’unico di Hellraiser ad essere stato travasato in questa saga, arriva pure Gary J. Tunnicliffe, il mago degli effetti speciali – nonché folle e fatale regista dell’ultimo diarroico episodio – che si ritrova qui a costruire il pupazzone di Testadizucca, nato dalla scuderia di Stan Winston. Di cui ha dovuto ricreare le fattezze a occhio…

«C’erano tanti splendidi modellini di Pumpkinhead, ne ho trovato uno che pensai avesse un’ottima posa, lo passai in Photoshop, ci aggiunsi qualcosa e mostrai tutto a Jake West. Disse di sì ma solo perché avevamo forti ristrettezze di tempo, e mentre mostravo i disegni a West già il mio team stava scolpendo la figura.»

Che senso ha mostrare una bozza se già stai preparando il pupazzo? E perché insieme ai diritti la casa non ha ricevuto pure le bozze “ufficiali” del mostro? Chissà che disegni ha trovato Tunnicliffe, ma il ragazzo ha imparato da Alien 3: quando modifichi il mostro a casaccio, ai talebani del Canone di’ qualche stupidata, per esempio che la creatura cambia a seconda del corpo da cui nasce.

«Questo mostro è differente da quello del primo film: mi piace l’idea che la persona condannata a diventare il prossimo Pumpkinhead fornisca le proprie particolarità fisiche.»

Bravo, Gary: impara sempre dai peggiori. Non ci credete che avesse in mente la creatura del terzo Alien?

«Ho voluto prendere il modello brillantemente eseguito nel 1988 e aggiungere del certo… “tunnicliffismo”, se volete. […] Abbiamo tolto le grandi ossa sulle spalle tolto i denti all’esterno della bocca. [Jake West] ha personalmente creato un disegno molto simile ad Alien ma pensavo che così venisse fuori troppo spigoloso: il mio disegno prevedeva maggiore muscolatura.»

Insomma, già la creatura è palesemente nata sull’influsso degli xenomorfi, se poi la facciamo assomigliare troppo ad Alien che figura ci facciamo?

Ma se c’è una “mitologia”, perché cambiare la creatura?

Il citato giornalista Simpson è sbarcato in Romania per il suo servizio di “Fangoria” proprio insieme ad una delle due star del film, Lance Henriksen. Il nostro Lance si è divertito in quel Paese est-europeo a girare Alien vs Predator (2004) ed è contento di tornarci per un progetto che – scopriamo – aveva sempre sperato si materializzasse.

«Il pathos che esprime il personaggio, ora che è passato del tempo, riesco a comprenderlo molto bene. Ci sono state grandi perdite: ha perso il figlio, ha perso la propria vita, il proprio mondo. Non stai recitando nel ruolo di un fantasma, ma stai esprimendo un immenso dolore. Ricordo molto bene cosa ho usato per quel ruolo [nel film del 1987]: non è mai svanito. È divertente, ogni ruolo che ricopro mi lascia un segno dentro, lascia una sua traccia. Così non è stato difficile riesumarlo – ah, “riesumarlo”! – per interpretare di nuovo il ruolo.»

L’attore è d’accordo con la scelta consensuale di tutti i produttori e sceneggiatori: Pumpkinhead II è stato solo un grande errore e va totalmente ignorato, tanto che la trama del terzo film non lo prende in considerazione. E pensare che per evitare l’oblio totale avevano proposto a Lance di partecipare a quel secondo film.

«Lessi il copione e non trovai nulla che io potessi fare nel film. Non mi sembrò che la sceneggiatura avesse abbastanza spessore da giustificare la lavorazione del film, così rifiutai.»

Il giornalista commenta divertito: «è difficile credere che Henriksen possa aver mai rifiutato qualcosa!» Lance è prolifico e raramente rifiuta una partecipazione a qualsiasi cosa, sebbene sia subissato di offerte dei tipi più disparati.

Lance e il regista Jake West

«Mi è successo parecchie volte, perché Il buio si avvicina è un film di culto e faccio parte del mondo di Aliens. Non è per me una sorpresa l’essere chiamato nel bel mezzo della notte da qualcuno che mi dica “Ehi, Lance, ho un’idea”: è così che funziona. Ora alla gente piace rivisitare cose.»

Infine il giornalista va da Doug Bradley, che con Lance ha già lavorato insieme – sempre in Romania – per Hellraiser: Hellworld (2005). Va be’, “lavorato insieme” è un parolone: Lance era l’ottimo cattivo della storia mentre Doug si è limitato ai suoi canonici due minuti col trucco di Pinhead…

«Quando mi è stato proposto questo film non sapevo di lui [Lance], quindi non è un favore di ritorno o roba simile: è una delizia lavorare di nuovo con lui, perché è stato per tanto tempo un mio eroe, come attore. Quando oggi pomeriggio ci siamo incontrati di nuovo era per la prima volta, senza contare le veloci strette di mano alle convention di fantascienza dove abbiamo presentato Hellworld, tempo fa: è stato bello incontrarlo di nuovo. Però in questo film a malapena ci incrociamo, ovviamente perché lui è un fantasma e io non posso vederlo.»

Doug comunque ormai si è abituato a fare film nell’Est Europa. «Questo è il quarto film che giro in Romania e non esiterei un istante a tornarci. Mi sono sempre trovato bene a girare qui». Ecco, Doug, abituatici perché mi sa che finché non si troveranno città ancora più economiche, il cinema americano rimarrà lì a lungo.

Ahhh Doug Bradley si sente proprio a casa sua…

La “mitologia” della saga prevede che ci sia estrema confusione di personaggi buttati a secchiate in video, forniti di spiegazione talmente eterea da perdersi subito già nei primi minuti. Non vale la pena però impegnarsi, visto che parliamo di uno dei tanti attributi del nulla.
L’elemento intrigante è dato dal personaggio di Doc Fraser (Doug Bradley che senza il trucco di Pinhead sembra un bambacione qualsiasi), il vostro amichevole medico di paese che vi cura gratis perché campa vendendo gli organi prelevati illegalmente ai cadaveri, che erano persone prima che lui o i suoi sgherri li trasformassero in cadaveri.

Aspetta… perché non ho la faccia bianca di Pinhead?

Malgrado sia buttato via come uno straccio sporco, il personaggio di Doc Fraser è l’unico di questa saga che meriterebbe un po’ di spazio. Aiuta davvero i suoi compaesani ma non ha problemi davanti al traffico d’organi. Peccato che questo aspetto del personaggio sia totalmente inutile ai fini della trama.

Se Clive Barker potesse vedermi…

Personaggi stupidi dicono e fanno cose stupide, finché qualcuno dice che è necessaria la vendetta per qualcosa che non ho capito, né la prima volta che ho visto il film (nel 2012) né questa seconda. La secchiata di attori romeni che riempie d’un tratto il video non fa nulla per spiegarsi né alla fine mi frega qualcosa di capire chi siano.
L’unica cosa certa è che ora… c’è una filastrocca! «Sai che succede ai bimbi cattivi? Pumpkinhead!»

Eh no, cazzo, la filastrocca no!

Manco fossimo tornati negli anni Ottanta, Jake West e Barbara Werner hanno un rigurgito di filastrocchismo d’annata e quindi dal nulla esce fuori una immotivata ed inspiegabile cantilena:

«Da Pumpkinhead è meglio scappare
se la morte vuoi evitare.
I suoi nemici son morti, lo sai
tu sei in pericolo e non vivrai»

«Keep away from Pumpkinhead
Unless you’re tired of living.
His enemies are mostly dead
He’s mean and unforgiving»

Da dove esce fuori? E soprattutto che senso ha ai fini della trama? Niente, buio totale: è una stupidata buttata lì per far piacere ai fan dei filastroccosi anni Ottanta.

È arrivata pure la vecchia barbona: chiude, che siamo tutti!

La recensione di “Fangoria” (n. 263, maggio 2007) è impietosa.

«Malgrado le buone intenzioni, la sceneggiatura è un casino sconnesso [disjointed mess], le ambizioni dei produttori sono molto basse e non c’è alcuna connessione emotiva con personaggi opachi. Bradley ed Henriksen sono sempre divertenti da vedere, ma l’effettivo contributo di quest’ultimo è minimo e del primo è deludente. […] La creatura assomiglia più ad un Alien di gomma, rispetto ai precedenti film, accompagnato da pessimi momenti in CGI. Come molti seguiti non richiesti, è un film tollerabile ma dimenticabile.»

Il recensore – il mitico Dr. Cyclops che recensiva le uscite in home video per la rivista – è stato un signore: io ci avrei infilato un po’ di parolacce, ma in fondo io scrivo gratis e quindi ho una maggiore libertà espressiva…

A me ’sto film… me pare ’na strunzata…

Scherzi a parte, una qualche maledizione indiana delle colline mi impedisce di capire le trame di questi film: è dal primo Pumpkinhead che non riesco a capire la “mitologia” di questa secchiata di cocce marce, e titolo dopo titolo non mi sembra che gli sceneggiatori facciano alcunché per spiegarsi. Anzi, sembra che il delirio e la confusione siano elementi fondamentali del Mito di Pumpkinhead.

La Testadizucca sul Tetto che Scotta… anzi, che Scucca!

Il periodo 2005-2006, che corrisponde alla data di morte del cinema, è perfetto per riesumare una saga nata defunta e puzzolente di putrefazione, e che – va ricordato – ha distrutto la carriera di Stan Winston come regista e ha spazzato via i due sceneggiatori, che invece all’epoca dicevano di avere le case di produzione alla porta piene di contratti da firmare. Questa è l’unica “mitologia” di Pumpkinhead: è una saga talmente fetente che mette a serio rischio la carriera di chi vi partecipa…

L.


Bibliografia

  • Gary Gerani, The Pumpkinhead Chronicles, da “Fangoria” n. 257 (ottobre 2006)
  • Lance Henriksen e Joseph Maddrey, Not Bad for a Human. The Life and Films of Lance Henriksen (Alexander Henriksen Press in conjunction with Bloody Pulp Books 2011)
  • M.J. Simpson, Pumpkinhead Resurrected, da “Fangoria” n. 257 (ottobre 2006)

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10 risposte a Pumpkinhead 3 (2006) Ceneri alle ceneri

  1. Cassidy ha detto:

    Leggendo il nome di Doug Bradley sulla locandina, ho già capito l’andazzo del film 😉 L’idea che Zuccotto prende le sembianze delle persone è davvero presa da “Alien3”, trovo abbia una certa logica, ma eliminare i caratteristici dentoni fuori dalla bocca non è stata una buona idea, ancora peggio il fatto che il Pumpkinhead non somiglia a nessuno! Almeno nel primo film in una scena somigliava a Lance. Insomma, poche idee ma confuse 😉 Cheers!

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  2. Conte Gracula ha detto:

    I tizi con la gente piena di contratti avrebbero dovuto trovare il tempo di firmarne qualcuno, alla peggio, si sarebbero fatti i soldi con la rescissione forzata del contratto…

    Comunque, la cosa che mi stupisce è che Fangoria paghi il viaggio in Romania ai suoi giornalisti!

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Avendolo visto di recente per “merito” tuo ( 🙂 )concordo con il tono della recensione, ti ringrazio per i particolari in più e confermo che il personaggio del Doc sarebbe l’unico spunto interessante: palesandosi dall’inizio ti farebbe anche sperare bene ma poi svacca di brutto com’era preventivabile. O forse no, nel senso che a volte mi chiedo come si possa far precipitare un prodottino senza pretese che, in virtù dello spunto, potrebbe mantenersi a galla con trame/personaggi semplici/dignitosi…

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  4. Giuseppe ha detto:

    “Bradley ed Henriksen sono sempre divertenti da vedere”: sì, è vero, sempre che si dia loro qualcosa da fare sul serio e non mi sembra proprio questo il caso… ricordavo così poco di Pumpkinhead 3 che dalla “trama” (diciamo così) ero convinto fosse il 4, pensa te. E, purtroppo, quel mostro in fetente CGI fa parte di quei miei pochissimi ricordi 😦

    Piace a 1 persona

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