2036 Origin Unknown (2018) Il vecchio che avanza

Ieri, 26 novembre 2018, alle 20.45 circa, la sonda Insight è sbarcata su Marte: facciamo finta ci sia rimasto un po’ di orgoglio nazionale e pensiamo che al suo interno c’è il dispositivo italiano LaRRI (Laser RetroReflector for InSight), sviluppato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Partita dalla Terra il 5 maggio scorso (fonte: ASI.it), la sonda ha fatto tornare l’attenzione sul Pianeta Rosso, che in realtà non ha mai cessato di affascinare la narrativa sin dagli inizi del Novecento.
Il Zinefilo è pronto ad andare spavaldamente là dove la narrativa umana non ha mai provato vergogna!

Vi giuro che è un termine che esiste, non me lo sono inventato:

«Ammartaggio s. m. Atterraggio di un veicolo o una sonda spaziale sulla superficie del pianeta Marte.» (Treccani.it)

Capite che un romano come me, che per antica cultura storica ogni due frasi pronunciate una è “Mortacci”, è stato un dono del Cielo!

In omaggio alla sonda appena atterrata su Marte vi invito ad un viaggio su un mondo molto più pericoloso: quello del cinema non di serie A con protagonista il Pianeta Rosso!

Cubi su Marte!

«Il problema e la sfida con la fantascienza è che ci sono solamente un numero limitato di idee nuove con cui si può uscire.» L’attrice Katee Sackhoff – la mia adorata Kara “Starbuck/Scorpion” Thrace di Battlestar Galactica – dice bene a Red Stewart di Flickering Myth, che la intervista il 10 agosto scorso in merito al film indipendente 2036 Origin Unknown, uscito negli USA l’8 giugno precedente. (Ed ancora inedito in Italia.)
Il problema è che la sceneggiatura non è opera di Katee, bensì del giovane regista Hasraf Dulull, appassionato di fantascienza e creatore di ottimi effetti speciali per professione.

Dulull, passato da poco al lungometraggio, crea in video un circo titanico di effetti speciali da applauso, una parata di immagini di altissima qualità con cui presentare l’intero mondo che vediamo: a parte Katee e un paio di comparse, non esiste nulla di “reale” in questo film.
In mezzo a questo scintillante universo immaginario di irrealtà, una trama era davvero l’ultimo dei requisiti…

Il regista e sceneggiatore Hasraf Dulull che presenta il suo film con rigore istituzionale

«Credo che nella fantascienza ci si focalizzi sulle paure umane, e credo che la principale di queste paure sia che le macchine intelligenti possano prendere il sopravvento. Perché, in fondo, è già così.» Tutto giusto, Katee, ma da qui a ridire le stesse cose già dette negli anni Sessanta ce ne vuole…

La nostra Sackhoff interpreta Mackenzie, ma non chiamatela così che si secca: è solo Mac. Perché nel 1968 faceva figo rifarsi all’IBM, oggi tira di più Apple e quindi strizziamo l’occhio al Macintosh. Cito il 1968 perché Mac lavora su una stazione orbitante intorno a Marte completamente gestita da ARTI, un’intelligenza artificiale con cui interagisce esattamente come Bowman faceva in 2001: Odissea nello spazio (1968), con tanto di telecamera che spia il labiale.

La grintosa Katee in ruolo molto più fragile del suo solito

Inutile tirarla per le lunghe: 2036 Origin Unknown inizia come la versione piccola e più “effettata” del film di Kubrick, anche se poi se ne discosta sensibilmente nella seconda parte. ARTI non si comporta in modi molto diversi da HAL e Mac addirittura si infila in un tunnel andando ad armeggiare con le schede: una scena totalmente priva di senso che dubito abbia altra ragione se non lisciare i fan di 2001.
Katee però ce la vende come un omaggio a Die Hard (1988) che esaudisce un suo sogno di bambina, come rivela a Mary Anne Butler di Bleeding Cool il 12 giugno 2018.

«Da ragazzina mettevo insieme delle scatole per fingere di star strisciando in un condotto d’areazione e salvare qualcuno dal grattacielo Nakatomi. Ecco, [la scena nel film] è quanto di più vicino io abbia mai girato in onore del mio film di Natale preferito.»

In fondo ci sta: siamo nel 2018, quindi omaggiamo sia un film del 1968 che del 1988!

Mmmm… ora dovremmo omaggiare qualche film del 1978

Il film di Kubrick era l’allungamento furbetto e pseudo-intellettuale di un semplice racconto di Arthur C. Clarke, Sentinel of Eternity, apparso nella primavera del 1951 su “10 Story Fantasy”. Qui gli uomini vanno sulla Luna e trovano una struttura incomprensibile: nel tentativo di studiarla, la attivano. (Ricordate in 2001 il sibilo che emette il monolito sulla Luna?) Uno di loro ha una teoria: quella struttura era un semplice segnale per una cultura aliena lontana, ed ora che è attivato l’avrebbe avvisata che l’umanità ha raggiunto il giusto livello tecnologico per un incontro.
In Origin Unknown si tiene molto più conto del film di Kubrick che del racconto originale di Clarke, ma il concetto è basilarmente ancora quello. Su Marte c’è qualcosa, di “origine ignota”, e potrebbe essere un segnale per una cultura aliena. Ma un segnale buono o cattivo? E quando è arrivato, precisamente, questo segnale?

Qualcosa qualcoseggia su Marte

A Flickering Myth l’attrice racconta che le riprese si sono svolte in circa undici giorni (ma in altre interviste dirà anche nove e addirittura sette), essendo una piccola produzione indipendente.

«Ogni volta che partecipo ad un film con grande budget sono stupita di quanto si vada lenti, e si lavori in media una pagina di copione al giorno: con Origin Unknown ne abbiamo lavorate 26 al giorno! Comunque gli anni in cui ho lavorato in TV mi hanno preparata a muovermi velocemente.»

Inoltre, rivela Katee, i film come questo non possono permettersi grandi star del cinema (cita ridendo Julia Roberts) e così ripiegano su nomi televisivi sia perché sono abituati a lavorare in fretta sia perché spesso attirano una base già esistente di fan.

Assomiglia… è come… hai presente un cubo? Eh, è un cubo…

«[Per tutto il film] ci sono io che fisso cose inesistenti sulla parete, fingendo che ci sia qualcuno lì con me. Molto interessante»: così Katee riassume la sua esperienza attoriale in Origin Unknown all’intervistatore Lance Carter di Daily Actore, il 6 giugno 2018.

«Ne abbiamo parlato [con il regista] mentre a Dublino aspettavo per il permesso di lavoro, ne discutevamo un’ora ogni giorno. Lui mi chiedeva: “Quanto a lungo pensi di poter andare avanti ogni giorno?” Ed io: “Posso tirare al massimo per 15-20 pagine senza bisogno di tirare il fiato”. E lui. “Va bene, andremo avanti il più possibile ogni giorno e cercheremo dei punti per far terminare in modo naturale le scene”. Così alcuni giorni giravamo 12 pagine ed altri 15: ma il primo giorno ne abbiamo girate 26.»

La prova attoriale della Sackhoff è assolutamente l’unico motivo per vedere questo film, oltre ovviamente agli spettacolari effetti speciali, del tutto fini a se stessi.

Katee è l’unico elemento reale sul set…

L’attrice è intensa in ogni singolo fotogramma ed avendo l’intera storia sulle proprie spalle è costretta a tirar fuori il meglio da ogni centimetro del suo corpo. Ha raccontato che più di un mese prima dell’inizio delle riprese ha ingaggiato un assistente che, per circa tre ore ogni giorno, la aiutasse con il copione, così non solo da impararlo praticamente a memoria come fosse un testo teatrale, ma da sentirlo dentro per riuscire ad instaurare con un co-protagonista assente un rapporto più intimo. Direi che il risultato è più che eccellente.

Gli effetti speciali: veri co-protagonisti del film

Sia l’interno della stanza dove si svolge l’intera vicenda sia la superficie del pianeta rosso sono spettacolari: se Dulull avesse messo pari energia anche nella trama avremmo un piccolo capolavoro.

L’astronave è fichissima: la voglio!!!

Invece il film compie un grave passo falso: non ruba dai migliori, malgrado sia la regola ferrea. Quindi abbiamo un prodotto che dice esattamente le stesse cose di un qualsiasi film degli anni Sessanta, senza “rubare”, quindi non sta omaggiando: sta semplicemente ripetendo cose già ripetute mille volte.
Da quando esiste la fantascienza ci ripetono che l’eccessivo utilizzo di tecnologia e di intelligenza artificiale è pericoloso: secondo voi di cosa parla questo film, con protagonisti tecnologia e intelligenza artificiale?
L’unica differenza è che per metterci in guardia dalla tecnologia… viene usata molta più tecnologia!

Per andare spavaldamente là dove gli effetti speciali ci permettono

Siamo ancora qui a sopportare pipponi su quanto siano pericolose le macchine che vogliono sostituirsi agli umani?

«We create A.I. to help us, not to lead us»

Sì, siamo ancora qui a ripetere cose che già nel 1954 diceva il protagonista di Abissi d’acciaio di Isaac Asimov…

2036 Origin Unknown è uno splendido film che parla di nulla, interpretato magnificamente ma con un testo che punta tutto su un colpo di scena che si poteva benissimo evitare.
L’unico momento in cui la trama dà piacere è quando il piccolo rover marziano rimane a corto di energia: perché non andiamo a prendere la batteria di un altro rover mandato lì in una qualche precedente missione? Gran bella idea, che dimostra quanto rubare da Red Planet (2000) sia sport nazionale, visto in quanti lo fanno!

Chiudo con la domanda che Red Stewart non poteva non fare a Katee: questo film è il segno che l’attrice sta tornando alla fantascienza? Lei ride, e spiega che non è mai stata sua intenzione stare lontana dal genere, ma semplicemente è stata fortunata da finire nella serie TV poliziesca Longmire che è durata sette anni (ed è bellissima!) e quindi è sembrato che avesse detto addio alla fantascienza.
Certo, Katee afferma che non è facile confrontarsi con Battlestar Galactica e i suoi fan: qualsiasi fantascienza lei interpreterà mai nella sua carriera, sarà sempre confrontata con quella serie e sarà dura non deludere i fan. «Credo che quella serie abbia molto più successo ora di quando è andata in onda: ho più fan adesso che all’epoca», racconta l’attrice a Melissa Parker di Smashing Magazine, il 6 giugno 2018.

Ecco perché Katee è molto in ansia per la risposta del pubblico ad Another Life, la serie fantascientifica targata Netflix che uscirà nel 2019 e in cui Katee, a quanto pare, guida un’astronave. Il suo vero posto nell’universo!

L.

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24 risposte a 2036 Origin Unknown (2018) Il vecchio che avanza

  1. Zio Portillo ha detto:

    E come al solito mi vedo citare il mio amato Mass Effect… Nel gioco si scopre che gli umani esplorando Marte nel 2183 hanno trovato una tecnologia aliena abbandonata appositamente da una razza aliena ormai estinata (i Prothean). Tale tecnologia ha dato il via ad uno sviluppo tecnologico enorme tanto da permettere all’umanità di viaggiare nello spazio profondo e ad entrare in contatto con altre forme di vita (Asari, Turian, Salarian, Quarian, Krogan,…) che si sono organizzate in una specie di governo intergalattico, interrazziale e democratico. Tra le altre cose e ci sono pure una razza tecnologica senziente chiamata Geth che si sono ribellati ai propri creatori.

    Ah, giusto per omaggiare o citare (rubare fa brutto!) in toto le opere precedenti, pure in Mass Effect c’è un segnale (dei Razziatori), un’onda radio, che entra nella testa delle persone. Direi che il cerchio è completo. Bisogna solo capire chi ha omaggiato chi.

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    • Zio Portillo ha detto:

      Ah, devo ancora riuscire a guardarmi il secondo film tv di BSG… Ho avuto delle giornate di fuoco!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Usare un’idea di Clarke come spunto per costruire un universo narrativo è cosa buona e giusta: ripeterlo identico senza avere molto altro da dire è un po’ deludente. Così come fare ancora pistolotti sul pericolo della tecnologia è ridicolo, in un film costruito interamente da spettacolare tecnologia…
      Ripeto, la recitazione di Katee è eccellente e già solo per lei va visto il film, ma come tarma siamo proprio al di sotto della sufficienza.
      Invece ora mi hai rovinato! E’ un periodo che mi sento particolarmente sensibile agli universi narrativi fantastici che mi sono perso fino ad oggi – ho iniziato a leggere il quintale di fumetti di BSG, ho sulla scrivania un pupazzetto pseudo-Lego di Halo e mentre ti scrivo sto ascolando la colonna sonora di God of War! – quindi la tua menzione mi ricorda che c’è un universo bello fresco in cui tuffarmi.
      E visto che sto viaggiando da uno all’altro, ormai sono un turista dei multiversi 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        Beh, con Mass Effect hai di che sbizzarriti. La trilogia di giochi originale (il 4°, “Andromeda” è slegato dalle trame originali e puoi pure tralasciarlo) ha dato il via a fumetti, cartoni animati, fan fiction,… E chissà cos’altro mi sto dimenticando. E la colonna sonora dei “Two Steps From Hell” è qualcosa di strepitoso che sentita al momento giusto ti gasa a bestia. Il trailer di lancio del terzo capitolo ogni tanto me lo riguardo e mi mette ancora i brividi:

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se non sbaglio proprio la mia amata Dark Horse ha curato i fumetti del franchise: sento sempre più vicino la lettura di massa degli universi fantastici 😛
        E stavolta darò la colpa a te, che ti sei approfittato della mia debolezza 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        Se fosse siamo 1-1… 😉

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  2. Conte Gracula ha detto:

    La visione della fantascienza della Sackhoff mi sembra quantomeno riduttiva, mi sa che ha ballato coi Cylon per troppo tempo 😛
    Comunque, non capisco perché quando si fa un film, non si contempli l’ipotesi di tirare in ballo un bravo sceneggiatore! Anche un nome piccolo, ignoto, purché sia qualcuno che sappia cosa fare…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Qui il regista voleva fare una parata di effetti speciali, che poi è il suo vero mestiere, e gli serviva una qualsiasi trama: purtroppo sembra questa la prassi. Meglio degli effetti speciali senza motivo che una buona sceneggiatura senza effetti speciali.
      Eppure ci sono ottimi piccoli film ben scritti che non hanno bisogno di alcun effetto speciale, ma a quanto pare non “tirano”…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Se hai una buona sceneggiatura ma ti servono buoni effetti speciali che non puoi permetterti, forse hai la sceneggiatura sbagliata per il film che puoi fare 😛

        Quando vedo ottimi effetti speciali su una storia debole, mi saltano i nervi, è più forte di me.
        Non amo gli sprechi 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ehhh come ti capisco. Da questo punto di vista, “2036” è un immane spreco: effetti speciali spettacolari, perfetti e splendenti, ma una trama che sembra un copione scartato dagli anni Sessanta…

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  3. Cassidy ha detto:

    Mi rendo contro che con Katee Sackhoff la lista dei volontari per il ruolo di spasimante numero uno sia piuttosto lunga, ma dopo una tale dichiarazione d’amore al suo film di Natale preferito, quasi quasi mi iscrivo anche io 😉 Detto questo, mi è quasi venuta voglia di vederlo per la prova della protagonista e per gli effetti speciali, è bello che Raj di “The big bang theory” abbia trovato una carriera da regista oltre alla serie… Perché è Raj il regista vero? 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha occhio che rischiamo l’incidente diplomatico con gli indiani 😀
      Visto che va di moda la reinterpretazione con il genere invertito, perché non fare un bel ramake di “Die Hard” con Katee Sackhoff protagonista? Jane McClane fa pure rima! 😀
      A piedi nudi e con la canotta, Katee dovrà affrontare le cattive svedesi guidate da Numero Sei di BSG! Si scrive da solo…

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      • Cassidy ha detto:

        Ah sì, dopo che hanno cancellato Apu dai Simpson meglio fare attenzione, smentisco tutto! Mi rimangio la battutaccia 😛 Ora ho più voglia di vedere “Jane McClane” del prossimo “McClane” purtroppo giù annunciato, sarebbe sicuramente meglio e Katee Sackhoff accetterebbe il ruolo a mani basse, o piedi bassi per stare in tema 😉 Cheers!

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      • Conte Gracula ha detto:

        Mi pare che Apu sia salvo, nonostante il rischio, ma chissà se ho letto il vero…

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      • Zio Portillo ha detto:

        Ha ragione il Conte. Era girata l’ipotesi di cancellazione di Apu ma alla fine lo manterranno limando qualcosa nella caratterizzazione giudicata un po’ troppo estrema da qualcuno..

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  4. Giuseppe ha detto:

    Quello che mi aspettavo, più o meno: molta forma (effetti di gran classe) ma poca sostanza (riguardo a idee non esattamente nuove e trama, con il bonus di almeno parziale riferimento a 2001 per far vedere che qualcosa si è studiato)… ma, considerando chi è la protagonista principale, lo guarderò sicuramente 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ uno strano paradosso, quello della fantascienza. Per far vedere ai fan che si è “studiato” si citano le cose più banali e plateali, che dimostrano invece quanto NON si conosca la fantascienza. Per ogni “2001” o “Blade Runne” ci sono milioni di opere di fantascienza ignorate: intuitivamente bisognerebbe citare quelle, per dimostrare d’aver studiato, invece no…
      E’ come per i film americani dove ad un certo punto il protagonista deve dimostrare di essere un intellettuale, e cita Shakespeare, cioè la banalità con la B maiuscola: se citasse Turgenev poi chi lo va a spiegare agli spettatori? 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Il problema (amaro) è che io posso pure averla studiata davvero a fondo, la fantascienza, e conoscerla quindi a menadito, ma sono così sicuro che i fan destinatari del mio prodotto siano tutti altrettanto preparati? Citassi Pavel Klushantsev -lo DOVREBBERO comunque conoscere, chiaro- al posto di Stanley Kubrick avrei la stessa risposta di pubblico? Nel dubbio, ho paura che in non pochi casi si preferisca ripiegare su titoli famosi (fama meritata, ma non è questo il punto) piuttosto che rischiare di sovrastimare la competenza effettiva dei fan…
        P.S. Turgenev? Penserebbero a una marca di vodka, come minimo 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quello è infatti per me il problema: anche il più informato, anche il più appassionato, dovrà per forza di cose citare titoli banalissimi se vorrà essere capito da tutti gli spettatori. Ma così sarà sempre destinato a fare la figura del qualunquista che si sente un esperto…
        L’alternativa è quando rubano direttamente dai grandi sconosciuti: invece di citare qualche autore che probabilmente gli spettatori ignorano, lo ricopio e via 😀

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