Kung Fu Killer (2014) Kung Fu Jungle

Il 18 novembre 2018 il canale Cielo, all’interno del ciclo “Le furie d’Oriente”, ha mandato in onda uno dei tanti ottimi action marziali che Donnie Yen sforna a getto continuo.
Molti hanno conosciuto l’attore negli anni Dieci del Duemila, con l’arrivo in Italia dei suoi film dedicati ad Ip Man, ma è necessario ricordare che dal 1984 Donnie Yen è fra i più titanici attori marziali dell’Asia, malgrado nessun distributore italiano se ne sia mai accorto. Macina film come se piovesse e l’aver superato i 50 anni di età non offusca minimamente la sua gagliardìa.

Da più di trent’anni, un nome che conta in Asia

Presentato in anteprima il 12 ottobre 2014 al London Film Festival, 風衣扣 (Yi ge ren de wu lin) esce ad Hong Kong – ma è un film della Repubblica cinese – il 30 ottobre successivo e arriva negli USA dall’aprile 2015 con il titolo Kung Fu Killer.
La Cecchi Gori lo porta in DVD italiano solo dal 24 gennaio 2017, con il titolo Kung Fu Jungle.

Perché “Killer” diventa “Jungle”?

L’apprezzato e stimato maestro Hahou Mo (Donnie Yen) aveva scuole, allievi e addirittura collaborava con la polizia addestrando le forze dell’ordine. Tutto spazzato via da un combattimento finito male, molto male: si consegna alla giustizia sgrommato di sangue… ma il suo avversario sta peggio.

Dovreste vedere come sta l’altro…

Dopo tre anni di carcere in cui è un detenuto modello, rispettato da tutti, sente al telegiornale un brutto fatto di cronaca che lo sconvolge: un uomo è stato ucciso di botte per strada. Deve parlare immediatamente con la signora Luk Yuen-Sum (Charlie Yeung), responsabile delle indagini, e quando si rende conto che non è così facile telefonare dal carcere, decide di attirare l’attenzione in altro modo… tipo pestando 17 detenuti. Bastano per una telefonata?

Era tanto che non rivedevo Charlie Yeung

Non so perché quella che si presenta al carcere non venga chiamata con il suo grado nella polizia ma solamente “signora”, comunque Charlie Yeung l’ho conosciuta quando agli inizi del Duemila sono arrivati in Italia Meltdown (1995) e Dr. Wai (1996), divertite rivisitazioni di Hong Kong di film americani (rispettivamente, Die Hard e Indiana Jones) con Jet Li protagonista, filmoni del periodo che lanciato la carriera dell’attrice: avere recitato in Bangkok Dangerous (2008) al fianco di Nicolas Cage secondo voi è segno di successo?
Comunque Luk si presenta all’esagitato Mo e gli chiede perché vuole vederla. La risposta è semplice: Mo conosce bene chi si nasconde dietro l’ultimo omicidio avvenuto, e sa come fermarlo. Così come sa che non sarà affatto l’ultimo omicidio.

A me Boyka porta il caffè in cella!

Nessuno gli crede, ma quando una delle persone che ha indicato come possibile prossima vittima viene trovata uccisa, a suon di mazzate, Mo ottiene tutta l’attenzione della polizia.
Comincia coi fuochi d’artificio la curiosa versione asiatica di un classico del cinema americano: “la strana coppia di sbirri”.

Allora, tu fai il nero vicino alla pensione e io il bianco schizzato

Ci siete cascati, eh? Sarebbe stato divertente ma sono lontani gli anni Ottanta, quando Jackie Chan anticipava il genere poliziesco che poi avrebbe conquistato gli States: dal Duemila ad Hong Kong vige il noir poliziesco o come altro lo vogliamo chiamare. Basta coi procedural, basta con le indagini: i poliziotti sono solo lì a far da tappezzeria alla storia di due magneti. Il buono e il cattivo. Entrambi ossessionati l’uno dall’altro. Che il buono sia un poliziotto non ha importanza: la violenza e l’ossessione non lo rendono molto diverso dal cattivo.

Il buono e il cattivo, due facce della stessa ossessione

Qui il cattivo è Fung Yu-Sau (Baoqiang Wang), nato zoppo ma purtroppo ascrivibile solo di sfuggita alla scuola dei Maestri Sciancati: la sua disabilità è a malapena citata e non avrà alcuna importanza ai fini della trama.

Un “maestro zoppo” mancato

Quando la sua amata moglie muore di cancro – trovata di sceneggiatura non certo nuova in queste storie – Fung comincia a sfidare i campioni marziali andando in ordine: mani, prese, piedi, armi ecc. Proprio da quell’ordine Mo potrà risalire a lui.

C’è bisogno di dire che l’azione è spettacolare?

Proprio come la Yeung, anche il regista e soggettista Teddy Chan è “nato” al cinema nel 1993, scrivendo quel Crime Story di Jackie Chan che è stato fra gli ultimi polizieschi dell’attore ad arrivare in Italia: già lì c’era in embrione questa storia.

Il caro vecchio colpo della ginocchiata in faccia

Sceneggiatore de La vendetta della maschera nera (1996) con Jet Li (omaggio al pulp classico) e già regista di Bodyguards and Assassins (2009) con Donnie Yen, Teddy va spedito con mano sicura e confeziona un prodotto che riesce a sembrare fresco malgrado tocchi ogni possibile canone moderno del genere.

Ma non avevate proprio altro posto dove combattere?

Assolutamente imperdibile il combattimento finale, il classico big fight che dura il triplo di tutti gli altri, con i due protagonisti che si affrontano per strada, fra le auto che sfrecciano e i tir che li investono: un’intera parte dello scontro avviene proprio sdraiati a terra sotto un tir sfrecciante!

Ecco lo Scania Kung Fu!

Splendide scene d’azione, dirette dallo stesso Yen e con i combattimenti coreografati da John Paul Salvitti, stuntman e coreografo di film americani anni Novanta che ha svoltato la sua carriera nel 2002 quando ha conosciuto proprio Yen, facendogli da assistente in Blade II e Hero, ed ora si occupa di ottimi film asiatici. Tranne quella minchiata di Pound of Flesh (2015) con Van Damme: dev’essere un errore…

La mano di Donnie Yen fa più male di un tir

Uno splendido film di azione marziale come Hong Kong ne sforna a secchiate da decenni, con la sola differenza che ora la maggior parte dei soldi ce li mette la Cina. I tempi cambiano, la gagliardiaggine di Donnie Yen è per sempre!

L.

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16 risposte a Kung Fu Killer (2014) Kung Fu Jungle

  1. Cassidy ha detto:

    Bello bello questo, ogni tanto su Cielo imbroccano anche un bel titolo allora 😉 Lo avevo visto ai tempi e mi era piaciuto, Donnie Yen ha sempre questo rigore nell’interpretare personaggi che sono sempre dei Santi, eppure resta una garanzia, il finale è una bomba, mi ha un po’ confuso il cambio di titolo, ma leggendoti ho riconosciuto il film. Cheers!

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  2. Francesco Aiello ha detto:

    Questo film mi manca, lo devo subito recuperare! Grandissimo Donnie Yen, un vero maestro sia per il recente Ipman che per il famoso combattimento contro Jet Li in Once upon a time in China 2 del ’92

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Mi pare assai buono, forse devo superare la ingiustificata ritrosia caucasocentrica per cui prediligo film perlomeno con quota occidentale, che dici? 🙂

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Cos’è successo a Cielo? Beccare un film decente per loro è come fare 6 al Superenalotto per noi! Adesso devo per forza seguire i palinsesti e vedere quando lo rifanno perché con questa splendida recensione me lo hai appena venduto.

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  5. Giuseppe ha detto:

    Ed ecco che quando Cielo trasmette qualcosa di buono, io me lo perdo… vorrà dire che starò attentissimo alla prossima replica, perché lo Scania Kung Fu è uno stile parecchio interessante 😉

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  6. Conte Gracula ha detto:

    Fossi stato al posto della poliziotta, avrei pensato che il personaggio di Donnie fosse il mandante dei pestaggi ^^
    Ma non avrebbe potuto dire di voler parlare con l’avvocato e intanto dare la sua dritta? Perché pestare gente non mi ha mai ispirato fiducia 😛

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