Blind Fury (1989) Furia cieca

Nell’anno esatto della sua ultima apparizione in patria giapponese, Zatôichi attraversa l’Oceano Pacifico e sbarca in America: il suo viaggio finisce lì, ma è incredibile già solo il fatto che sia stato tentato.

Nascere nei momenti più drammatici della Seconda guerra mondiale, in un paesino schiacciato fra due grandi nazioni dominate dal nazismo… ed essere alto, biondo e con gli occhi azzurri significa una cosa sola: se da grande vorrai fare l’attore, per te ci saranno ruoli da nazista o da psicopatico. O entrambi.
Per fortuna Rutger Hauer incontra Paul Verhoeven e può iniziare una promettente carriera, destinata purtroppo a durare poco. Finiti gli Ottanta Hauer sarà solo un caratterista che nei trent’anni successivi ogni volta che lo si vede, da uno dei sei milioni di film che gira ogni anno, si dice “Guarda, è l’attore di Blade Runner“.
Per fortuna negli anni Ottanta il film di Ridley Scott era bellamente ignorato da tutti, e Hauer era qualcosa che non sarebbe mai più stato: un attore. Un attore di punta.

Per sapere tutto su Rutger Hauer quand’era attore in patria

Dopo i film con Verhoeven – che trovate nel ciclo di Cassidy “Sollevare un Paul Verhoeven” – il ruolo dello psicopatico Wulfgar ne I falchi della notte (1981) è un bel trampolino per l’action, così come Blade Runner (1982) è un lancio per la fantascienza fighetta. Per fortuna Hauer non si lascia imbrigliare e sforna prodotti assolutamente non catalogabili (ed anti-divici) come Il nido dell’aquila (1984) ma anche il favolistico Ladyhawke (1985). Ormai è chiaro: è un attore richiesto e funziona dannatamente bene in ogni ruolo gli venga affidato, sebbene ad essere onesti non è che le sue espressioni facciali mostrino chissà che gamma. Però ha carisma da vendere e si butta con tutto se stesso nei ruoli.
Malgrado in seguito sia stato ampiamente dimenticato e forse addirittura ignorato dai gggiovani d’oggi, la potenza di The Hitcher (1986), che terrorizzò un’intera generazione, lancia Hauer molto più lontano che quella mosceria di Blade Runner. Anche se il futuro ribalterà questa situazione.

«My mama said / Leave those bad hitchers alone» (quasi Lenny Kravitz)

«I was on a roll», così spiega Hauer nella sua biografia All Those Moments (2007), di cui ignoravo l’esistenza e che già adoro! Come tradurre questa frase? “Ero sulla cresta dell’onda”? Probabilmente sì, ma io preferisco “stavo a ròta”!

«Ero in un periodo a cui ripenso come la mia “età dell’oro”. Facevo film ed erano tutti ruoli molto diversi. Facevo soldi, ero il primo della lista, e alla fine del decennio finalmente mi trasferii in pianta stabile a Los Angeles. Naturalmente ero sempre lo stesso attore, ma è come per un macellaio: più lavora più affina la propria tecnica nel tagliare la carne. E nel mio film successivo taglio la carne con una spada da samurai.»

Applausi a scena aperta per la modestia di Hauer, che invece di tirarsela da maestro addirittura si paragona ad un macellaio! Negli anni Ottanta è molto più di questo, è un vero attore che può sembrare un caratterista, ma “dietro gli occhi azzurri” (come cantavano i The Who) c’è un cuore che batte, il cuore di un attore che accetta La leggenda del santo bevitore (1988) scritto e diretto da Ermanno Olmi e tratto da Joseph Roth: molti caratteristi avrebbero dato un braccio per avere quel ruolo, molto pochi l’avrebbero saputo fare.
Sono cresciuto con un Hauer intenso che sapeva farti lo psicopatico e l’androide, il naturalista e il cavaliere medievale. Quando dagli anni Novanta in poi rimarrà solo il Blatty di Blade Runner il mio rapporto con i suoi “fan” si è parecchio incrinato. (Anche se non puoi dirti fan di un attore di cui conosci o apprezzi un solo film!)

Un nome che ha “tagliato” tutti gli anni Ottanta!

IMDb ci racconta che il produttore Daniel Grodnik ha incontrato l’aspirante produttore Tim Matheson grazie ad un amico comune, lo sceneggiatore Charles Robert Carner. Matheson è un attore noto, dalla filmografia sterminata, ma negli anni Ottanta smania per diventare produttore, così Grodnik gli dice che se si presenta con un progetto valido, potrà produrlo insieme a lui. E cosa ti va a pensare Matheson? Facciamo un remake americano di Zatôichi! Prendiamo un suo titolo del 1967 e lo rifacciamo: vi sembra un progetto valido? A Grodnik sembra di sì, e dopo vari anni di lavorazione tutti e tre i citati – Grodnik, l’aspirante Matheson e lo scrittore Carner – producono per la TriStar Blind Fury.

Tranquilli, Matheson non produrrà più niente…

Non so se questa storia sia vera, è citata solo su IMDb dove addirittura alla sceneggiatura originale qualche fan ha aggiunto il nome di Ryôzô Kasahara, cioè lo sceneggiatore di Zatôichi Challenged (Zatôichi chikemuri kaidô, 1967) di cui questo film sarebbe il remake. Di sicuro c’è che nel giugno 1989 viene depositato il copyright del soggetto e sceneggiatura al solo nome di Carner, e la original screenplay è di proprietà della TriStar: è una versione che combacia – la casa produttrice avrebbe i diritti americani della storia originale giapponese del 1967 che poi Carner ha riscritto – ma non avendola trovata da nessun’altra parte rimane l’interrogativo su quale sia la fonte di IMDb per affermare tutto questo.

Come al solito, nessun credito agli originali stranieri

Per l’occasione mi sono visto il film giapponese del 1967 (che trovate su YouTube), e posso anticipare che si tratta di una reinterpretazione più che di un remake. I film di Zatôichi sono seriali al massimo livello – il protagonista arriva dal nulla, aiuta un innocente, uccide qualche cattivo, risolve il problema di turno e poi va via verso il nulla – quindi il 90% di Blind Fury può essere sovrapposto su uno qualsiasi delle varie decine di film giapponesi con lo spadaccino cieco. Rimane un 10% troppo “fotocopia” per essere un caso.
Da una parte va biasimato il fatto che l’originale giapponese non sia accreditato nei titoli di testa, quindi siamo ancora nell’America scopiazzona, ma dall’altra va lodato il fatto di aver saputo creare una trama migliore rispetto al noiosetto originale giapponese, limitandosi ad almeno tre scene fotocopiate: il bambino che cade nel fango e si lamenta, il protagonista che con una spadata taglia le sopracciglia al cattivo e il bambino che dona allo spadaccino cieco un sasso spacciandolo per caramella.

Oh, almeno il sasso potevate cambiarlo…

Nella sua biografia Hauer dimostra di sapere che si tratta di un remake (anche se rimane sul vago), ma come attore poco gli importa, lui pensa solo all’impegno di impersonare uno spadaccino cieco.

«Blind Fury è stata una delle mie sfide più impegnative ed eccitanti, per via dell’addestramento necessario. Una cosa è imparare ad usare la spada, un’altra è imparare a recitare come un cieco, e un’altra ancora è fare entrambe le cose contemporaneamente.»

Per addestrare un combattente cieco, serve un bravo maestro? No: serve un maestro cieco! Con una trovata geniale viene ingaggiato Lynn Manning, membro dello United States Judo Team: 34 anni, cieco dall’età di 22 per via di un litigio finito in sparatoria.
La storica rivista “Black Belt” (settembre 1990) ci racconta che Rutger Hauer si era presentato all’Istituto Braille per studiare da cieco e lì ha “visto” – probabilmente è stato l’unico! – Manning che sul dojo buttava giù avversari vedenti, lui che vedente non era.
Racconta Hauer nella sua biografia:

«Subito dopo essere stati presentati, lui mi ha chiesto se avessi mai studiato arti marziali, risposi di sì, giusto un po’, e lui gesticolò sorridendo: mi sfidò in modo amichevole. Perché no? Ci provai: mi sbatté a terra in circa venti secondi. Non ci fu alcuna sfida.»

La stima di Hauer per Lynn è tale che l’attore decide di sponsorizzare la partecipazione dell’atleta ai campionati mondiali di judo che si stavano per svolgere nella Corea del Sud: Lynn non ha vinto ma è stata una grande esperienza.
Inizia la collaborazione e fra i primi esercizi ce n’è uno curioso: Hauer viene bendato e insieme a Lynn va a fare una passeggiata per strada. L’attore viene preso dal panico: non vede niente… e un cieco lo sta guidando nel traffico cittadino! Poi volano sul set, dove trovano la neve, e il cieco chiede all’attore di insegnargli a sciare. La risposta di Hauer è testuale: «Mi prendi per il culo?» Invece Lynn è serissimo, e Hauer… lo porta a sciare.

Qui tutti ridono e giocano: tocca a me fare il duro

Un altro “tipo tosto” è Randall “Tex” Cobb, ex pugile professionista e ruspa umana a tempo pieno. Un tipo perfetto con cui passare il tempo fra una ripresa e l’altra.

«Tex Cobb e Lynn avevano la stessa ruvidezza. Erano due uomini brillanti con cui discutere per ore al bar dell’albergo, di filosofia e del senso della vita, finché l’alcol non usciva fuori dalle orecchie. Non erano d’accordo su nulla, eppure adoravano la compagnia l’uno dell’altro: probabilmente dipendeva dal fatto che erano entrambi lottatori.»

Hauer ricorda con piacere sette settimane di riprese andate via lisce e piene di divertimento. Si allenava ogni giorno perché il suo ruolo prevedeva molta fisicità, e l’ultima scena è ovviamente quella più impegnativa, ma la vedremo più avanti.

Quando comincia questo film?

Presentato in anteprima tedesca il 17 agosto 1989 ed uscito in patria americana solamente il 16 marzo 1990, intanto è uscito nei cinema italiani il 19 ottobre 1989 con il titolo Furia cieca: l’Italia sarà stata un “Paese campione” per vedere come reagivano gli spettatori?
Rimane all’incirca due mesi al cinema – una miseria, per l’epoca – e nel luglio 1990 arriva in videoteca per Columbia-TriStar, in seguito ristampato per RCS: venerdì 8 maggio 1992 viene trasmesso in prima serata da Italia1.

Titolo con ricostruzione della fonte da Canale5, in un passaggio ignoto ma di sicuro prima del 2000

Esiste una rarissima edizione DVD di marca non chiara, e qui c’è una nota dolente. Molti anni fa ho visto su bancarella quell’edizione DVD e avrei scommesso un milione di euro di averla comprata. Non trovando il disco nel mio elencone marziale, mi sono passato in rassegna tutti i DVD di casa: niente, non esiste traccia di quel film.
Possibile che io abbia visto un’edizione DVD di questo film a prezzo da bancarella… e NON l’abbia comprata? Oggi se la vendono usata a prezzi inverosimili: certe volte mi stupisco di me stesso…
Per fortuna oltre alla splendida VHS TriStar ho anche due edizioni in DVD acquisiti da altrettanti passaggi TV: le foto di questo post sono prese dal passaggio su CineSony del 14 giugno 2018.

CineSony ci regala sempre grandi emozioni

Incontriamo dunque Nick Parker (Rutger Hauer), che arriva dal nulla e attraversa l’America a piedi per andare a trovare il suo vecchio commilitone Frank (Terry O’Quinn, il mitico Locke di Lost nonché attore di un miliardo di film e telefilm).

Un attore da un milione di ruoli ma noto solo per un paio

Parker è un veterano dato per disperso in Vietnam, dove è rimasto anni: una ferita di guerra l’ha reso cieco ma dei locali – per motivi del tutto ignoti e non spiegati – lo curano, lo adottano e gli insegnano l’arte della spada. Che i vietnamiti sono famosi nel mondo per l’arte della spada…

Non ci vedo! Per favore, qualche vietnamita può prendersi cura di me?

Sono ormai passati vent’anni e Parker non vede l’ora di riabbracciare Frank. (Capito? Non vede l’ora… Va be’…) Trova però solo la moglie, che muore subito – un’inutile comparsata di dieci secondi della troppo spesso sottovalutata Meg Foster – e in un lampo si ritrova a dover portare il piccolo Billy (Brandon Call) da suo padre Frank. Ma cos’è successo?

No, non è Vanilla Ice: è Nick Parker

Questo è l’unico momento in cui la trama dei due film si sovrappone. Zatôichi assiste alla morte di una donna che, con l’ultimo fiato, gli chiede di badare al figlioletto e riportarlo al padre, costretto a lavorare in un’altra città agli ordini di un boss locale. Nel film americano il padre è costretto a sintetizzare droga per il boss MacCready (Noble Willingham).

Cieco che cammina con katana: vi conviene spostarvi…

Finito questo parallelo, la trama dei due film va per strade diverse. L’unico altro omaggio a Zatôichi è il fatto che il perfido MacCready gestisce un casinò e lo spadaccino cieco giapponese è noto per adorare il vizio del gioco: ogni suo film ha almeno una scena di gioco d’azzardo. Qui tocca a Carter giocare alla roulette e passare a fil di spada i bari del posto.

Mettete dei fiori nei vostri cannoni

L’australiano Philip Noyce era fresco di quel capolavoro di Ore 10: calma piatta (1989) – quando Nicole Kidman era riccia! – e qui dirige con mano sicura un prodotto che non sarà certo ricordato per scene particolarmente frizzanti ma fa il suo dovere e lo fa bene fino in fondo. Certo, se pensiamo al Noyce dell’ottimo Salt (2010) c’è da stupirsi, ma come dicevo era ancora in fase di rodaggio.

Io NON ho visto cose che voi umani…

Il vero grande momento topico del film è nel finale, che fece esplodere il mio giovane cuoricino quando vidi per la prima volta il film in VHS.

«Per me la scena più speciale del film è quella finale, girata subito dopo la fine delle riprese. Solo allora infatti, in sala di montaggio, si sono resi conto che attraversavo tutto il film con questa spada nascosta del bastone senza in realtà farci gran che. Ma intanto io ero volato in Australia per girare Giochi di morte, e ci sarei rimasto due mesi. Al mio ritorno mi chiamarono.»

Dicono all’attore che il finale del film è debole e che dovrebbe fare qualcosa con quella spada che si porta dietro, e Hauer è d’accordo. Io invece no, onestamente mi sembra una ricostruzione improponibile. Primo perché la scena finale è talmente legata a filo doppio con le scene che la precedono e la seguono da rendere impossibile considerarla come “girata dopo”; secondo perché malgrado queste incredibili affermazioni il protagonista usa abbondantemente la spada nascosta nel bastone; terzo ed ultimo perché è il momento in cui di nuovo l’originale e la copia si incontrano.

Siete pregati di alzarvi: il Maestro è entrato in sala

Nel finale originale, quando ormai la trama è conclusa, Zatôichi scopre d’improvviso un big boss finale da affrontare, che non aveva calcolato nel resto del film: Akazuka (interpretato dal mostro sacro Jûshirô Konoe). Parallelamente, anche per Parker giunge il momento di affrontare un big boss a sorpresa. E quale boss può essere più big del titanico Shô Kosugi?

«Ho incontrato Kosugi e ci siamo allenati insieme. Era deliziato di fare quel ruolo, di combattere finalmente senza essere vestito da samurai o da ninja. Mi disse: “Ho fatto cinquanta film ma nessuno ha mai visto la mia faccia, prima. Ho sempre dovuto indossare una maschera”.»

Temo che Hauer ricordi male, o forse Kosugi stava un po’ tirandosela: ma quali cinquanta film? E Kosugi in America ha sempre recitato senza maschera, essendo già nel 1981 uno degli attori marziali più riconoscibili, con il suo ruolo da cattivo ne L’invincibile ninja, il film che ha fatto nascere da solo il genere come noi oggi lo conosciamo.

Oggi può sembrare pochino, ma all’epoca fu un capolavoro

Dopo una settimana di addestramento, Hauer non si sente affatto sicuro ma Kosugi lo supporta e lo aiuta: la scena va giù liscia che è un piacere. (Va be’, finisce in modo parecchio stupido, ma erano gli anni Ottanta, era il massimo che si potesse ottenere da un film occidentale.)

Un rimedio perfetto contro la cecìa!

Per anni ho considerato Furia cieca il tentativo americano di fare un film “alla Zatôichi”, invece era proprio la reinterpretazione di un preciso film dello spadaccino cieco.
Rivisto oggi temo che faccia sentire un po’ i suoi anni, per esempio la pressante colonna sonora di J. Peter Robinson grida “anni ’80” da ogni nota, ma essendo la musica della mia infanzia alla fin fine non mi dà fastidio. Chi invece è cresciuto negli anni Novanta, con un cinema marziale americano molto più sviluppato e una concezione ben diversa delle scene d’azione, saprebbe apprezzare questo piccolo ma onesto prodotto? Chissà.
Nel frattempo non ci resta che salutare lo spadaccino cieco Nick Parker, che come vuole la regola se ne va via nel nulla. Hauer confessa che gli dispiace nessuno gli abbia mai proposto almeno una seconda avventura del personaggio: eh, Rutger, sai che questo non è un Paese per spadaccini ciechi…

L.


Bibliografia

Blind Judoka trains Movie Star, da “Black Belt”, vol. 28 n. 9 (settembre 1990)

Rutger Hauer e Patrick Quinlan, All Those Moments. Stories of Heroes, Villains, Replicants and Blade Runners, Harper Entertainment 2007

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21 risposte a Blind Fury (1989) Furia cieca

  1. Cassidy ha detto:

    Ammettilo che hai iniziato questo ciclo sui Maestri sciancati solo per poter scrivere di questo film? 😉 Scherzi a parte, sul bus, stamattina momento di esultanza personale alla comparsa di questo titolo sulle pagine del Zinefilo, ormai chi viaggia con me lo sa che sono pazzo (storia vera). Introduzione che io farei non leggere, ma imparare a memoria a tutti quelli che, come hai ben scritto, vanno pazzi per Rutger Hauer ma hanno visto un solo suo film, ma anche a tutti quelli che sottostimano questo attore perché anche loro, hanno visto un solo suo film. Applausi!

    Anche io penavo fosse uno Zatoichi U.S.A. in realtà è si riferisce proprio ad un film, la scena del sasso parla chiaro. Purtroppo me lo sono perso alla sua uscita, ma ho abbondantemente recuperato guardandolo in tv per tutti gli anni ’90, questo film è stato replicato da “Italia 1” un numero esagerato di volte. La storia di Lynn Manning è da film, mentre non sarebbe stato male essere al bar solo per sentire i suoi discorsi con Randall “Tex” Cobb 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quelle serate al bar dell’albergo devono aver lasciato il segno 😀
      Rimane un mistero come mai questo film sia stato abbondantemente replicato ma non mi sembra abbia lasciato un segno evidente nei cosiddetti fan dell’attore, che citano solo Blade Runner…

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      • Cassidy ha detto:

        Che poi Rutger parla di quei due, come se lui fosse uno che va a letto alle otto dopo un bicchierone di latte caldo, anche lui secondo me ha chiuso più di un bar in vita sua 😉
        Mi è capitato di chiacchierare di cinema con parecchie Uber-Fan di Rutger Hauer, che davanti a titoli come “Furia Cieca” o “The Hitcher” già storcevano il naso, oppure non li conoscevano proprio (storia purtroppo vera) penso che venga considerato il solito “Blade Runner” e forse “Ladyhawke”, assurdo perché comunque parliamo di un attore con una filmografia sconfinata. Cheers!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Negli Ottanta e Novanta ha sfornato filmoni a getto continuo, che possono piacere o meno ma di certo sono memorabili. Per questo fa rabbia sentire che è tutta roba dimenticata…

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Stesso pensiero, stesse sensazioni e stessa esultanza di Cassidy! 🙂
      Anche io aspettavo a gloria una recensione….che non tradisce!
      Film del cuore, per me un mito e che…dovrei rivedere. Insieme però a Giochi di morte, un altro must di cui consumai la vhs! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sai che “Giochi di morte” da tempo immemore voglio rivederlo? Sia per arricchire il tag “Giochi di morte“, appunto, sia perché l’ho visto che ero così giovane che onestamente lo ricordo a malapena. Chissà che se non si avvicini il momento di rivederlo…

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Di Furia cieca, ricordo solo che lui era uno spadaccino cieco: non lo vedo da lustri!
    Mi pare che mi fosse piaciuto… oggi chissà!

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  3. Evit ha detto:

    Anche io lo posseggo in VHS ma l’ho visto per la prima volta in TV chissà quanti decenni fa (ma per bene solo nel passaggio del 2018). Non conoscevo tutti questi retroscena, hai tirato fuori storie interessanti come sempre. In questa mia formazione marziale derivante dalle letture zinefiliane riesco anche ad emozionarmi quando spunta fuori il nome di Kosugi, inattesa presenza.
    Io sono tra i ragazzi cresciuti negli anni ’90 (anche se all’epoca gran parte dei film in TV erano anni ’80) e devo ammettere che il film è rimasto più impresso a mio padre che a me, ciononostante dubito che troverai qualcuno che lo ha visto e ne parli male, Hauer è sempre piacevole quindi gli si perdona anche il Vietnam (?) che insegna l’arte della spada a un soldato americano e le scene buffe che secondo me hanno sempre un po’ stonato però col tempo sono entrate a far parte del “charme” del film.

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  4. Emanuele ha detto:

    Adoravo questo film, che considero IL film di Rutger Hauer, altro che quella rottura di palle di Blade Runner!

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Gran bel pezzo ricchissimo di anedotti succulenti. Bravo Lucius!
    Come tutti ho visto “Furia Cieca” in uno degli innumerevoli passaggi televisivi. Film che quando lo becco non cambio canale. Come dici bene tu, forse è perché fa parte nella nostra adolescenza, ma sta di fatto che lo riguardo sempre con piacere.

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  6. Giuseppe ha detto:

    Beh, qui ce n’è un altro che, pur avendolo adorato in Blade Runner, non si è certo dimenticato di altri suoi ruoli di quegli anni d’oro post-Blade Runner in film come Osterman Weekend, LadyHawke (appunto), L’amore e il sangue, The Hitcher, Giochi di morte, il qui presente Furia cieca e Detective Stone (senza tralasciare Olmi, ovviamente) 😉
    Ottimo post come sempre ricco di testimonianze, aneddoti e curiosità su di un Rutger Hauer marziale -con tanto di Lynn e Kosugi come illustri partners d’addestramento- che molti sedicenti suoi fan persistono ad ignorare (alla faccia dei numerosi passaggi televisivi) come non fosse mai esistito…

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