Stranded (2001) Naufraghi su Marte

Mica solo gli americani sognano il Pianeta Rosso: pure gli spagnoli pensano agli ammartaggi loro!

Nella corsa a Marte di inizio Duemila partecipa anche una concorrente minuscola, quasi invisibile ai radar: l’esordiente María Lidón, autrice spagnola che usa lo pseudonimo Luna. E dove vai con questo pseudonimo? Ovvio: su Marte!
Dopo un paio di altri film la regista scompare dal cinema, ed è un peccato: non conosco gli altri suoi titoli ma a giudicare dal suo esordio aveva i numeri per regalarci altri bei prodotti.

Film spagnolo, titolo inglese

La Universal Pictures vuole partecipare alla gara delle sue colleghe, Disney e Warner, e così si compra il prodotto spagnolo, che è presentato al San Sebastián Film Festival il 24 settembre 2001. Grazie alla casa americana il film può girare il mondo in home video, arrivando in VHS e DVD italiani dal marzo 2004.

Vai dritto su Marte, che guida Luna!

Prima missione su Marte. Il curioso di tutti i viaggi spaziali è che ognuno è sempre il primo: mai una volta che ci raccontino il secondo viaggio su Marte…
Un equipaggio multietnico – ma a forte componente spagnola – si stacca dalla nave madre Ares (capito? L’originale nome greco del dio Marte) e si dirige sulla superficie. Manco a farlo apposta, un guasto fa crollare la navetta sul pianeta rosso. Oh, mai una volta che si atterrei morbidamente su Marte.

Il primo uomo su Marte trascina il primo cadavere su Marte…

Come li recuperi i primi uomini su Marte? Non li recuperi. I nostri protagonisti iniziano la loro avventura vedendo la propria possibilità di sopravvivenza crollare precipitosamente verso lo zero. L’unica salvezza è aspettare la prossima missione su Marte, che non è che sia proprio lì, dietro l’angolo. Anche ammettendo che subito dalla Terra mandino dei soccorsi, ci vorranno almeno due anni e mezzo perché qualcuno torni a passare da quelle parti. E cinque astronauti in una minuscola navetta non dureranno due anni e mezzo.

Due anni e mezzo? Io già devo fare pipì…

Però c’è un però. L’astronauta Luca Baglioni (la quota italiana affidata a Vincent Gallo: ve lo ricordate? All’epoca ancora si vedeva in giro) fa i calcoli e il responso è anche peggiore delle premesse: cinque astronauti moriranno di sicuro… ma due astronauti potrebbero farcela, se gli altri tre accettassero di suicidarsi così da non sprecare ossigeno e risorse.

Io ho un’idea: voi schiattate e io sopravvivo. Che ne dite?

Quello che salta subito all’occhio con Stranded è che lo sceneggiatore Juan Miguel Aguilera (mai più apparso nel cinema) ha forse voluto omaggiare Dark Star (1974) di Carpenter, o comunque ha voluto scrivere una storia simile. Cinque personaggi senza alcuna speranza chiusi in uno spazio angusto, a discutere per trovare una soluzione e a dover affrontare una “scelta di Sophie” terribile: chi saranno i tre a sacrificarsi perché gli altri due possano tentare di sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi? “Tentare”, perché non è assolutamente sicuro che ci riusciranno.
Purtroppo in una manciata di secondi si risolve tutto: i tre si auto-scelgono e se ne vanno a fare una passeggiatina per Marte, così da morire con negli occhi un paesaggio mozzafiato. E tutta l’atmosfera del film crolla.

Oh, certo che almeno una votazione potevamo farla…

Va bene, era importante mandare subito fuori questi tre tizi perché così la sceneggiatura poteva continuare ed arrivare là dove non posso raccontarvi – perché questo esile piccolo film si basa su un paio di momenti simpatici sul finale che non mi va di rovinare – ma perdere magari un paio di secondi in più a far discutere i protagonisti sarebbe stato meglio. Magari uno di loro poteva comportarsi come un essere umano e almeno lamentarsi della scelta, dire magari che non voleva morire e provare a proporre una soluzione alternativa. No, si dà per scontato che i calcoli di Baglioni siano tutti giusti e si va tutti a morire…

L’allegria che regna fra i due che dovranno sopravvivere

Come dicevo, la sceneggiatura regala un paio di momenti forse non sufficienti ma comunque carini, e una trovata che è palesemente copiata da Red Planet (2000), che a sua volta la copiava da “Star Trek: Voyager”, e chissà quanti altri l’hanno fatta uguale. La voglia di andare “oltre” ha spinto lo sceneggiatore a non focalizzarsi invece su quanto aveva di buono: a parte un Baglioni particolarmente “voglioso” – tanto gli italiani si sa che pensano solo al sesso, no? – nessun personaggio riceve una minima descrizione, tutti sono solo comparse in attesa della “sorpresa finale”, che non rivelo ma che comunque è molto al di sotto di una qualsiasi sufficienza.

Tizi di passaggio, senza la minima importanza

Il cinema europeo si distingue dall’americano per una maggiore introspezione, o almeno così recita il luogo comune: se si sfornano film addirittura più superficiali degli americani, la situazione si fa tragica.
Gli spagnoli qui non si sono impegnati per niente, sfornando uno dei mejo ammartaggi loro!

L.

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13 risposte a Stranded (2001) Naufraghi su Marte

  1. Zio Portillo ha detto:

    Sai che credo di averlo visto a spezzoni qualche anno fa? Ho dei ricordi un po’ sbiaditi ma sono sicuro che mi ha annoiato a morte! E pure il finale con quel xxxxxxxxxxxxxxx che avrebbe dovuto stupire, mi è parsa una gran cavolata buttata là per provare a dare una svolta o a fare una specie di twist.
    Peccato perché l’idea del sacrificio e dell’attesa avrebbe potuto essere interessante se se la fossero giocata meglio (tipo “The Martian” con Damon giusto per buttare un nome famoso a caso).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Lo sceneggiatore aveva oro per le mani: cinque personaggi chiusi in una stanza. Gli sarebbe bastato pochissimo per tirare fuori una bombetta. Odi personali, rancori, sospetti, e più passano i giorni più la convivenza risulta terribile, e magari si intravedono manomissioni volontarie della navicella. Qui si accenna vagamente al fatto che Gallo vorrebbe spupazzarsi la bella dottoressa, e questa tensione sessuale poteva essere ottimo materiale per una sceneggiatura più curata.
      Invece niente, era tanta la voglia di andare “oltre” che si è ucciso il film prima di iniziare.
      Lo stesso non mi sento di definirlo un brutto film, è un piccolo prodotto fatto bene, molto curato anche nella sua limitatezza, che se non sbagliasse mira potrebbe essere ricordato con più affetto.

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Gli italiani avranno il chiodo fisso, ma nella percezione altrui, pure gli spagnoli! E al di là degli stereotipi, il chiodo fisso lo hanno tutti 😛

    Comunque, il tipo ha proposto che morissero in tre aolo per corteggiare la donna rimasta – e se fosse rimasto solo con un altro uomo, pur non avendo quei gusti? 😛

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Mai sentito
    Ma mi ha incuriosito
    Forse per quel finale
    Che da come dite vale
    Chissà se anche nei film su Marte
    Alberga un po’ di arte
    😁

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaah pure la poesia di Natale! 😀

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    • Giuseppe ha detto:

      Quella sua atmosfera finaaa (di Marte, ovvio)
      così rarefatta che, sai, respirare è brutto
      Manca l’aria in ‘sta lattinaaa
      quando siam venuti giù poi s’è sfasciato tutto

      E tutti qua non ci state
      con quel che consumate
      E allora sale la voglia di essere rudi
      Un pasto a testa saltate
      adesso basta sbafate
      E vi scordate l’amaro!
      Rischiamo davvero, Rischiamo lo giuro
      Rischiamo, Rischiamo davvero

      E tre
      tre era il numero perfetto
      li si mandava a crepare sul ghiaietto
      In due
      il tempo passa come niente
      Da italiano son mandrillo veramente!
      Ehh, l’astronauta Luca BAGLIONI 😀

      Vero che comunque, nonostante tutto, alla fine non sia un brutto film pure se all’inizio promette ciò che poi non manterrà… la stessa “sorpresa” nemmeno sarebbe stata poi così male di per sé, anzi, se solo si fossero poste da subito delle premesse tali da indirizzarci in quella direzione: non essendo questo il caso, però, sembra più che altro un tentativo in extremis per rimediare alla bell’e meglio -con una poco ispirata trovata ad effetto – all’occasione ormai perduta di sviluppare quella che poteva essere una storia basata sulla convivenza forzata di TUTTO l’equipaggio.

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  4. Kuku ha detto:

    Ahaha, questi post sugli ammartaggi mi schiantano!
    Comunque se la regista non si è più vista, è colpa che ha sbagliato il nome d’arte.

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  5. Cassidy ha detto:

    “Due anni e mezzo? Io già devo fare pipì…” quest mi ha fatto scoppiare a ridere 😉 Vincent Gallo è sinonimo di piccolo film poco conosciuto, in effetti due minuti a discutere l’alternativa non sarebbero guastati, in ogni caso con questa rubrica mi stai facendo scoprire dei titoli niente male, mille grazie! 😉 Cheers

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