Stan Winston su Fangoria (2)

Visto che quest’anno abbiamo festeggiato i trent’anni di Pumpkinhead, mi piace continuare ad omaggiare il suo regista.

Traduco questo articolo apparso sul numero 57 (settembre 1986) della rivista “Fangoria“: si tratta della seconda (ed ultima) parte di un profilo dedicato al mago degli effetti speciali Stan Winston.

La prima parte la trovate qui.


Stan Winston: creatore di “alieni”

di Adam Pirani

da “Fangoria” n. 57 (settembre 1986)

Dopo aver creato gli “invasori” per Tobe Hooper,
il noto artista degli effetti speciali sguinzaglia un’armata di mostri galattci
per il grande sequel di “Alien”

Per il professionista degli effetti speciali Stan Winston portare Aliens su schermo non sembra il più semplice dei lavori.

Per prima cosa c’era il rispetto per Alien, il predecessore del 1979. «Il film originale era brillante: tutto ciò che mostra è memorabile», osserva Winston. «Per me è stato il film horror del decennio. Sono un suo grande fan e ho grande rispetto per tutto ciò che lo riguarda, quindi è stato molto più difficile questo lavoro.»

Poi c’era la grande quantità di lavoro che richiedeva mostrare un certo numero di alieni in differenti stati del loro ciclo vitale – un bel salto rispetto alla singola creatura biomeccanica del primo film. «È stato il film con più alto numero di effetti speciali a cui io abbia mai lavorato», rivela Winston. «Non riesco a pensare ad altri titoli che possano mostrare mostri alti quattro metri, articolati, urlanti e letali e dozzine di piccoli mostriciattoli urlanti – e in più molti umani uccisi da queste terribili creature!»

Winston aveva già lavorato con il regista James Cameron e la produttrice Gale Anne Hurd quando ha fatto il robot di Terminator. Il team Cameron-Hurd in seguito l’ha ingaggiato per il film spaziale. Una volta giunti in produzione, gran parte del lavoro di Winston è stata la costruzione della nuova creatura, la Regina Aliena.

«Il concept, l’idea e il design sono tutti di Jim Cameron», specifica Winston. «Jim voleva mettere due uomini all’interno del corpo per realizzare l’aspetto a quattro braccia, estendere il corpo tenuto su da una gru e rendere manovrabili dall’esterno le gambe. Due delle braccia degli uomini muoveva le piccole braccia della Regina, le altre le braccia lunghe.

«C’erano due operatori che stavano schiena a schiena nella Regina: la sua testa era controllata con cavi idraulici. La maggior parte dei movimenti del collo e della testa erano idraulici, quelli della faccia, delle labbra e delle fauci usavano cavi: perché non solo la sua testa si muoveva, ma anche la sua faccia e le sue fauci, oltre alla lingua estensibile.»

«Muovevamo le sue gambe dall’esterno», continua, «la coda era parzialmente meccanica, il resto mossa coi cavi. Abbiamo anche usato un’altra coda meccanica e altre braccia per i primi piani. Erano completamente mossi da cavi per fare tutti i movimenti delle dita necessari.»

L’équipe di Winston ha utilizzato un corpo della Regina per quasi tutto il film, sebbene un corpo aggiuntivo – con una diversa struttura tecnica – è stato usato per riprese da altre angolazioni. Il processo di creazione della Regina è stato supervisionato da vicino dal regista Cameron in pre-produzione. Dopo che Cameron e Winston hanno accettato il design finale, sette scultori si sono messi a lavoro sulla miniatura. Gli stampi sono stati consegnati a Doug Beswick, che ha costruito i meccanismi della miniatura, che è servita da modello per la Regina a dimensione naturale che l’impresa di effetti speciali di Winston ha realizzato una volta che la produzione si è spostata a Londra.

Come detto, la Regina è stata costruita su due scale: dimensione reale e un quarto, per i primi piani. «Quella in scala costruita da Beswick è azionata da cavi ed ha movimenti completi», nota Winston. «Ed è stato costruito un meccanismo per muoverla come un burattino.»

Un altro grande effetto speciale della Regina è stata la mutilazione dell’androide Bishop, interpretato da Lance Henriksen. «L’abbiamo realizzato con una estremità flessibile della coda attaccata ad un tubo: era letteralmente spinta fuori dal suo corpo», spiega Winston. «Il davanti del corpo di Lance era costruito con una finta superficie da cui fuoriesce la coda, messa in modo che sembra lo perfori dal petto, quando in realtà fa una curva.»

«La coda della Regina era attaccata al retro del suo corpo e poi un duplicato rigido era attaccato sul davanti, in modo che sembrasse un’unica coda. L’imbracatura per quella specifica ripresa è stata costruita dal gruppo di lavoro di John Richardson, che ha gestito tutti gli effetti della scena. Lance stava in piedi tenuto da un’impalcatura in modo che sembrasse come se la coda lo stesse sollevando da terra.»

«Poi abbiamo costruito un duplicato di gomma di Lance, che Richardson ha tagliato al centro. Le mani della Regina erano attaccati a quel modello. Poi, fuori dall’inquadratura due cavi attaccati alle due estremità del pupazzo, e una volta tirati sembra che la Regina abbia letteralmente spezzato in due il corpo. Poi facciamo un primo piano di Lance con un finto corpo tagliato in due all’altezza del petto.»

Con l’eccezione della Regina, le altre creature di Aliens sono basate sul popolare film di Ridley Scott, incluso il memorabile facehugger, il chestburster e l’alieno adulto disegnato originariamente da H.R. Giger. «Abbiamo cercato di essere fedeli il più possibile al film originale, senza privarci di un po’ di libertà artistica nel fare cose che consideravamo – se non miglioramenti – qualcosa che ci permettesse di dire che non stavamo facendo semplicemente qualcosa di già fatto», aggiunge Winston in confidenza.

I guerrieri alieni rientrano in quell’eccezione di cui parlava Winston. «La debolezza del primo film è che tu hai questo mostro meraviglioso che a malapena si riesce ad intravedere. E quando finalmente viene fuori hai in realtà un uomo in tuta. Il che personalmente è una gran delusione. Abbiamo però rispettato lo stesso il design originale: letteralmente, un uomo in tuta.»

«Quindi, per le scene con i nostri uomini in tuta aliena abbiamo fatto sì che si muovessero come un uomo in tuta non può muoversi. Abbiamo usato vari trucchi: abbiamo usato dei cavi per farli saltare da parete a parete, in più riprenendoli con la cinepresa rallentata, così che sembrino muoversi più velocemente, come degli insetti.»

«Abbiamo creato all’incirca 15 tute di Spandex, più quasi 10 pupazzi articolati che sono più grandi delle tute. Sono alti più di due metri e mezzo. Abbiamo messo i pupazzi in posizioni particolari, impossibili per una uomo, così da dar loro un effetto più alieno. Erano mossi esternamente da corde e cavi, e radiocontrollati per i movimenti delle teste. Abbiamo anche ridisegnato le mani e le dita perché risultassero più lunghe dell’originale.»

Lo scontro di Ripley e Newt con il facehugger nel laboratorio è un altro esempio dell’impegno e della complessità nel creare forme di vita aliene. Sono stati fabbricati all’incirca 15 facehugger perché sembrasse una forma di vita credibile.

«Quella che corre attraverso il pavimento», spiega Winston, «è in pratica un giocattolo che può essere spinto dovunque: letteralmente “vola” attraverso un cavo sospeso, e più va veloce più le sue zampe si agitano.»

«Un altro facehugger, completamente articolato nelle zampe e nella coda, si agita e si arriccia: ogni dito ha le articolazioni necessarie per andare in entrambe le direzioni, per afferrare e rilasciare. Un’estensione tubulare fuoriesce dal corpo di un altro facehugger così da fargli impiantare uova nel corpo umano.»

«Abbiamo sviluppato anche facehugger per scalare pareti, con zampe articolate magnetizzate che si attaccano ovunque. Usati in scene che durano solo qualche secondo», conclude Winston, «tutti questi facehugger finiscono per sembrare sempre lo stesso: una piccola creatura molto attiva.»

Lo stadio più “parassitico” dello sviluppo alieno è l’incubo ricorrente di Ripley. «Il chestburster che abbiamo costruito è fedele all’originale», spiega Winston, «le modifiche sono così minuscole che sono a malapena avvertibili: abbiamo aggiunto piccole braccia mobili. Sebbene l’effetto sia lo stesso, è più drammatico perché non abbiamo dato agli spettatori semplicemente un altro chestburster, abbiamo dato loro uno vivo: animato in un modo che l’originale non era.»

La scena del chestburster nel primo Alien è uno dei suoi momenti più indimenticabili e scioccanti. Winston osserva che cercando di far combaciare i design delle creature sul primo film è entrato in una specie di competizione. «Dire il contrario sarebbe mentire», ammette. «C’è sempre un po’ di competizione con le persone che hanno fatto qualcosa prima di te, ma anche della rivalità nel suo stesso gruppo di lavoro. Chi dei vari tecnici sta facendo la creatura migliore? È la natura umana.»

Descrivere Aliens come uno dei progetti più impegnativi di Winston sarebbe riduttivo, specialmente visto che non era coinvolto solamente nella supervisione degli effetti speciali. «Ero anche il regista della seconda unità», rivela, «il che era davvero impegnativo, un’esperienza che mi ha messo a dura prova per via di ciò che stavamo girando e dei limiti di tempo. Ogni scena girata sembrava aver bisogno di un’organizzazione titanica, per via degli effetti speciali o degli stunt. E quando lavori alla seconda unità per Jim Cameron, augurati di girare la scena esattamente come lui la vuole. È stato molto appagante e sono molto felice dell’esperienza, ma è terribile dirigere e occuparsi di un enorme apparato di effetti speciali.»

L’intensità dell’impegno di Winston in Aliens è una prova della forza del rapporto lavorativo fra lui e Cameron. «C’è un grande rapporto di mutuo rispetto con Jim», spiega Winston, «in molti sensi noi pensiamo all’unisono.»

Inoltre Winston ringrazia di cuore tutta la troupe, dando loro gran parte del merito del successo del film. «Sono fortunato ad essere circondato dagli artisti e dai tecnici migliori del mondo, guidati dal mio gruppo chiave negli Stati Uniti, formato da Shane Mahan, John Rosengrant, Tom Woodruff, Richard Landon, Alec Gillis e Rick Lazzarini. Poi devo citare alcuni splendidi artisti e tecnici britannici alla lista: Ray Lovell, Steve Norrington, Grahan High, Ian Rolph. Ho avuto un’équipe enorme e sotto questo aspetto sono stato molto fortunato.»

Sebbene molti makeup artist descrivano di solito il loro ultimo film come “il lavoro più impegnativo di sempre”, quando Winston parla di Aliens è difficile non credergli.

«Senza dubbio», osserva Winston, «Aliens è stato il film più difficile a cui ho mai lavorato, e il più difficile a cui parteciperò mai. Per fortuna, tutto questo si vede su schermo. Spero che il pubblico sia eccitato da Aliens quanto io ne sono fiero.»


L.

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7 risposte a Stan Winston su Fangoria (2)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Altro giro, altro bel post letto tutto d’un fiato. Già pensare di realizzare certe cose per il mio cervello è troppo. Che poi riescano pure a realizzarle veramente… Per me la vera fantascienza è questa!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ecco perché mi fa infuriare il cinema di fantascienza moderno, perché la capacità di creare tutto “per finta” ha fatto totalmente perdere la meraviglia, che invece il cinema che doveva creare tutto “per davvero” sapeva donare. Vedere oggi quei vecchi film ci fa sorridere, con quei pupazzoni, ma sono opere d’arte create da artigiani che sfidavano la realtà: quei bellissimi e sfolgoranti film che rimangono mezz’ora al cinema e poi vengono dimenticati sono semplici screensaver fatti al PC, privi di cuore e di meraviglia. A che serve ricordarli?

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      • Giuseppe ha detto:

        Va da sé che di quei (magnifici) pupazzoni si sorride SEMPRE con affetto e rispetto, com’è giusto che sia 😉
        P.S. L’articolo di Adam Pirani su Stan Winston all’opera in Aliens… eh, sì, credo sia arrivata l’ora di farsi il regalo di Natale. QUEL regalo così… Speciale (Starlog) 😉

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahhhh mi sono dimenticato pure questa volta! Sarà che a forza di tradurne involontariamente pezzi, in pratica me lo sto riscrivendo a mano quello speciale 😀

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  2. Cassidy ha detto:

    Tempi in cui la creatività non mancava, sono d’accordo con voi, non mi piace fare il malinconico ma il panorama attuale fa rimpiangere questo tipo di artisti. Cheers!

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  3. Sam ha detto:

    Ma Carlo Rambaldi che ruolo aveva avuto in Aliens ?
    Zero ?
    O mi confondo col primo ?
    Perché mi ricordo che negli anni 80 ne parlavano come se la Creatura l’avesse inventata lui e non Giger…

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, ricordo anch’io quando in Italia Alien veniva spacciato come sua creatura, insieme ad E.T. Per il primo film Rambaldi ha di sicuro ideato lo strumento che faceva uscire fuori la seconda lingua dell’alieno, un impegno minimo e prettamente tecnico che altri poi hanno realizzato. Nel secondo credo non sia stato proprio chiamato…

      "Mi piace"

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